SU YOUTUBE: PIZZO DI OLANO


Panorama sulla Val Lesina dal pizzo di Olano

Il pizzo di Olano, con i suoi 2267 metri, è il punto più alto del territorio comunale di Cosio Valtellino. È anche considerato dagli abitanti di Regoledo di Cosio come il “loro” monte, sul quale hanno posato una croce, per cui dicono “andà a la Crus” per dire “salire sulla cima del pizzo”. In effetti è, questa, una delle più classiche e belle escursioni nel territorio di Cosio. L'escursione alla Crus coincide quasi interamente (eccezion fatta per il tratto terminale) con quella del meno ambito ma non meno interessante pizzo dei Galli.


Apri qui una fotomappa del versante occidentale della bassa Val Gerola

La via di salita tradizionale parte dalla Corte (dove si trova il rifugio omonimo, a 1260 metri), cui giunge uno dei due rami della carozzabile che sale da Rasura. Per ridurre il dislivello in salita, però, conviene partire dall’agriturismo Bar Bianco (m. 1506), punto terminale del secondo ramo (quello principale) di tale carozzabile. Considerato che su tale strada vige il divieto di transito per i veicoli non autorizzati (per cui bisogna in ogni caso acquistare il permesso a Rasura), raccontiamo, per prima, questa seconda possibilità, che riduce di circa 250 metri il dislivello in salita, portandolo da 1000 a 750 metri circa.


Clicca qui per aprire una panoramica a 360 gradi dalla cima del pizzo di Olano

BAR BIANCO-PIZZO DI OLANO E PIZZO DEI GALLI

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bar Bianco-Alpe Olano-Pizzo di Olano
3 h
750
E
Bar Bianco-Alpe Olano-Pizzo dei Galli
3 h
740
EE
SINTESI. Muniti di pass (acquistato al bar nella piazza centrale di Rasura) ci portiamo alla parte alta di Rasura, andando a sinistra (indicazioni per il Bar Bianco) e saliamo sulla carozzabile chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati. Ad un bivio andiamo a sinistra. La salita termina al parcheggio appena sotto il rifugio Bar Bianco (m. 1506). Proseguiamo sul largo sentiero che sale all'alpe Culino e, superata una breve macchia di larici, sale ad intercettare un tratturo che corre quasi pianeggiante (nella salita, ignoriamo un sentiero secondario che si stacca sulla nostra sinistra). Prendiamo, ora, a destra, e raggiungiamo le baite quotate m. 1646, dove si trova una grande croce in legno. Sul prato dietro la baita con una targa, a monte, scorgiamo un masso sul quale è riportata l’indicazione “Cima Rosetta 124 B”, con un segnavia rosso-bianco-rosso. Lasciamo ora il tratturo, che volge qui a sinistra ed inizia la salita verso l’alpe Culino e rimontiamo il prato, su una traccia di sentiero molto debole, che ci porta ad un primo barìc sul quale è segnato un secondo segnavia. Poco più in alto, intercettiamo la Gran Via delle Orobie (GVO) segnalata da un cartello, che indica la partenza, sulla nostra destra, del sentiero che in un’ora porta all’alpe Tagliata. Imbocchiamo questo sentiero ed effettuiamo una traversata in un bosco di larici, verso ovest, guidati dai segnavia della GVO. Ignoriamo due deviazioni che scendono alla nostra destra e giungiamo ad una radura, con lo scheletro di un larice solitario bruciato da un fulmine ed una baita solitaria, sulla quale è scritto “GVO” e “1680”. Dalla baita non proseguiamo diritti, ma scendiamo, sulla verticale, al torrente “Rio Fiume”. Sul lato opposto troviamo un paletto con segnavia, che segnala la prosecuzione della G.V.O. (il sentiero, in questo tratto, praticamente non si vede). Invece di seguirla, verso destra, saliamo stando a sinistra, in direzione ovest, sul fianco erboso del dosso, fra radi larici; dopo breve salita, raggiungiamo il filo del dosso, e qui troviamo un sentiero che lo percorre, salendo fin qui dalla cima del monte Olano (m. 1702). Lo seguiamo salendo verso sinistra (sud) fino alle tre baite della casera di Olano (m. 1792). Superata una macchia di larici, usciamo all’ampia conca che ospita la baita del Pian di Sprizzo (m. 1853). Oltrepassata una seconda macchia di larici ci portiamo alla Baita della Cima (m. 1959, tetto bianco), posta nei pressi di una pozza (nascosta dietro un piccolo dosso). Stando attenti a non puntare all'invitante bocchetta che sta davanti a noi a sud, dalla baita pieghiamo a destra salendo su un sentiero verso ovest-nord-ovest, superando un dosso ed imboccando un largo canalone che sale verso il crinale, in corrispondenza di una larga sella chiamata “buchèta de la majona”. Dalla sella procediamo a sinistra (est) ed in breve siamo in cima al pizzo di Olano (m. 2267). Se invece dalla sella andiamo a destra (nord) saliamo su esile traccia di sentiero ad una cima minore, poi scendiamo ad una sella e risaliamo alla croce del pizzo dei Galli (m. 2217; attenzione a qualche passaggio esposto).


Apri qui una panoramica dal sentiero a monte del Bar Bianco

Acquistiamo il pass di accesso al bar nella piazza centrale di Rasura (appena sopra la chiesa) e portiamoci nella parte alta del paese, dove troviamo subito un primo bivio, al quale prendiamo a sinistra, seguendo le indicazioni per il rifugio Bar Bianco. Saliamo, così, lungo una strada asfaltata, che, dopo poche centinaia di metri, ci porta, oltrepassata l'edicola del Parco delle Orobie Valtellinesi (a 890 metri, in località Piazza), ad un primo tornante destrorso. Qui troviamo un cartello che indica la chiesetta di san Rocco: vale la pena di lasciare per una decina di minuti l'automobile e, seguendo un comodo sentiero in leggera salita, raggiungere la bella chiesetta, edificata nel 1613 e restaurata nel 1995. Alla chiesetta giunge anche una bella mulattiera che parte dal paese, e che è segnalata come percorso di mountain-bike. Torniamo, quindi, all'automobile.
Nella salita successiva troviamo il divieto di transito per i veicoli non autorizzati e dopo 2 km circa da San Rocco giungiamo ad un secondo bivio, al quale ignoriamo la stradina che, verso destra, supera il torrente Il Fiume e raggiunge i maggenghi di Ronchi, Corte e Tagliate, dai quali si può salire all'alpe Olano; proseguiamo, invece, verso sinistra, incontrando, in successione, i cartelli che segnalano i maggenghi di Ova, Larice e Ciani. In località Ciani termina la strada asfaltata, ed inizia un tratto in sterrato, che porta al parcheggio del rifugio (ora agriturismo) Bar Bianco (m. 1506): il percorso complessivo dalle case alte di Rasura al rifugio è di circa 6 km, e rappresenta anche un ottimo itinerario di mountain-bike. Possiamo, dunque, portarci fin qui con l’automobile, per poi cominciare l'escursione.
Ora inizia la salita, ripida, su un tratturo che parte dai prati a monte del rifugio, e, superata una breve macchia di larici, sale ad intercettare un tratturo che corre quasi pianeggiante (nella salita, ignoriamo un sentiero secondario che si stacca sulla nostra sinistra). Prendiamo, ora, a destra, e raggiungiamo le baite quotate m. 1646, dove si trova una grande croce in legno ed una targa in memoria di Silvano Piganzoli, scomparso prematuramente nel 2002. Sul prato dietro la baita con la targa, a monte, scorgiamo un masso sul quale è riportata l’indicazione “Cima Rosetta 124 B”, con un segnavia rosso-bianco-rosso. Lasciamo ora il tratturo, che volge qui a sinistra ed inizia la salita verso l’alpe Culino (“cülign”, toponimo che deriva da "aquilino"; si tratta della seconda possibile via di salita) e rimontiamo il prato, su una traccia di sentiero molto debole, che ci porta ad un primo barìc (edificio costituito dal solo abbozzo delle mura perimetrali: il tetto era costituito da un telo che i pastori portavano con sé) sul quale è segnato un secondo segnavia.


Casera di Olano

Poco più in alto, intercettiamo la Gran Via delle Orobie (meglio, la sua sezione occidentale, il Sentiero Andrea Paniga), segnalata da un cartello, che indica la partenza, sulla nostra destra, del sentiero che in un’ora porta all’alpe Tagliata, in 2 all’alpe Piazza ed in 5 ore e 30 minuti all’alpe Legnone. Nella medesima direzione, seguendo il sentiero segnato 140, possiamo, invece, scendere al rifugio della Corte. Prima di lasciare il sentiero per la cima della Rosetta, diamo un’ultima occhiata alla testata della Val Gerola, a sud-est e sud, che si propone, da qui, quasi integralmente: a destra del lungo dosso di Bema (alle cui spalle occhieggiano le cime del versante orientale della Valle del Bitto di Albaredo), vediamo il monte Verrobbio (“la scìma” o, dal versante della Val Brembana, “piz de véròbi”, m. 2139), il pizzo della Nebbia (“piz de la piana”, m. 2243), i pizzi di Ponteranica (“piz de li férèri” o “piz ponterànica”, orientale, m. 2378, meridionale, m. 2372, occidentale, m. 2372), l’agile spuntone del monte Valletto (“ul valèt” o “ul pizzàl”, m. 2371), la compatta compagine della Rocca di Pescegallo (o Denti della Vecchia, “ul filùn de la ròca” o “denc’ de la végia”, cinque torrioni il più alto dei quali è quotato m. 2125 e che vengono visti come un unico torrione da Gerola, chiamato anche “piz de la matìna” perché il sole vi sosta, appunto, la mattina), i pizzi di Mezzaluna (“li mezzalüni”, vale a dire il pizzo di Mezzaluna, m. 2333, la Cima di Mezzo ed il caratteristico ed inconfondibile uncino del torrione di Mezzaluna, m. 2247), il pizzo di Tronella (“pìich”, m. 2311), il regolare ed imponente cono del pizzo di Trona (“piz di vèspui”, cioè il pizzo del vespro, sul quale il sole indugia la sera, m. 2510) ed infine uno spicchio del più famoso ma non evidente, per il suo profilo tondeggiante e poco pronunciato, pizzo dei Tre Signori (“piz di tri ségnùr”, m. 2554, chiamato così perché punto d’incontro dei confini delle signorie delle Tre Leghe in Valtellina, degli Spagnoli nel milanese e dei Veneziani nella bergamasca).
Dopo questa bella carrellata di cime, prendiamo a destra (direzione nord-ovest), entrando in un bel bosco di larici. Il sentiero, non largo, ma ben marcato, con i segnavia rosso-bianco-rossi della G.V.O., procede tranquillo, assumendo gradualmente un andamento verso ovest. Ignoriamo due deviazioni che scendono alla nostra destra e giungiamo ad una radura, con lo scheletro di un larice solitario bruciato da un fulmine ed una baita solitaria, sulla quale è scritto “GVO” e “1680”. Dalla baita non proseguiamo diritti, ma scendiamo, sulla verticale, al torrente “Rio Fiume” (che, più in basso, scorre fra Sacco e Mellarolo): sul lato opposto troviamo un paletto con segnavia, che segnala la prosecuzione della G.V.O. (il sentiero, in questo tratto, praticamente non si vede). Invece di seguirla, verso destra, saliamo, in direzione ovest, il fianco erboso del dosso, fra radi larici; dopo breve salita, raggiungiamo il filo del dosso, e qui troviamo un sentiero che lo percorre, salendo fin qui dalla cima del monte Olano (m. 1702).


Pozza alla baita della Cima

Procedendo sul largo dosso, raggiungiamo quella che sulla carta IGM è segnata come casera di Olano (m. 1792), in realtà un gruppo di tre baite (la più alta, un po’ isolata rispetto alle altre due, con tetto rosso e segnavia rosso-bianco-rosso) in posizione splendidamente panoramica. Superata una macchia di larici, usciamo all’ampia conca che ospita la baita del Pian di Sprizzo (m. 1853). La denominazione è l’italianizzazione di “Sprìsüi”, piccoli spruzzi, ed ha una duplice possibile spiegazione: essi sarebbero gli ultimi modesti schizzi di latte che le mucche danno, giunge ai pascoli più alti e magri, o i ruscelletti che si formano in questa zona quando piove abbondantemente.
Salendo ancora, superiamo una seconda macchia di larici e ci portiamo alla Baita della Cima (m. 1959), posta nei pressi di un piccolo specchio d’acqua nel quale si riflettono, a nord, molte delle cime del gruppo del Masino, dalla cima di Castello al monte Disgrazia. Il microlaghetto è posto un po’ più in alto rispetto alla baita, che è alla sua destra ed è riconoscibile per il tetto bianco (se ci portiamo alla baita, non lo vediamo, perché resta nascosto dietro un dosso erboso). Ora bisogna prestare attenzione e non lasciarsi ingannare dall’illusoria impressione che il pizzo di Olano sia l’elegante e simmetrico tronco di cono che chiude l’orizzonte poco a sinistra della baita: si tratta, infatti, della cima del monte Combana (m. 2327), alla cui destra si vede una marcata depressione alla quale sale una traccia di sentiero. Il pizzo di Olano è la cima, che da qui sembra davvero poco appariscente, collocata a destra della depressione.
Dobbiamo, dunque, portarci alla baita e proseguire, alle sue spalle, su un sentiero che sale verso ovest-nord-ovest, superando un dosso ed imboccando un largo canalone che sale verso il crinale, in corrispondenza di una larga sella chiamata “buchèta de la majona”. Il versante non è ripido ed il sentiero (segnalato da alcuni segnavia bianco-rossi), che si fa largo e ben marcato, lo risale con qualche serpentina. Raggiunta la bocchetta, si apre davanti a noi un largo panorama verso ovest, che raggiunge la parte terminale del lago di Como. Ci troviamo esattamente in mezzo fra le due elevazioni del pizzo di Olano, a sud della bocchetta (cioè alla nostra sinistra), ed il pizzo dei Galli, a nord. Entrambe sono raggiungibili in un quarto d'ora.


Baita della cima (apri qui una panoramica)

Un sentierino abbastanza marcato, con qualche serpentina, porta, dunque, senza problemi alla cima del pizzo di Olano (m. 2267), dove ci accoglie una grande croce metallica ed un libro di vetta inaugurato nel 2007. Una targa ricorda Edoardo Rapella (1934-2002), mentre su una pietra alla base della croce si legge: “Svettante tra terra e cielo questa croce baluardo contro ogni male richiamo di fede – Anno di fede  16-8-1967 – La gioventù regoledese”.
Splendido il panorama. A nord si distingue buona parte della compagine delle cime del gruppo del Masino: a destra della testata della Valle dei Ratti (su cui si distinguono, a sinistra, l’affilata lama del Sasso Manduino – m. 2888 – e, a destra, il tondeggiante pizzo Ligoncio – m. 3038 -), ecco il pizzo Cengalo (cìngol, m. 3367), sulla testata della Val Porcellizzo, mentre i pizzi Gemelli (m. 3259 e 3221) sono nascosti dalla Cima del Desenigo. Seguono i pizzi del Ferro: il pizzo del Ferro occidentale o cima della Bondasca (m. 3267 il pizzo del Ferro centrale (m. 3287), il torrione del Ferro (m. 3070) ed il pizzo del Ferro orientale (m. 3200), che costituiscono la testata della Valle del Ferro (laterale della Val di Mello) e sono chiamati nel dialetto di Val Masino “sciöme do fèr”. Alla loro destra la poderosa cima di Zocca (m. 3175), sulla testata della valle omonima, seguita dalla punta Allievi (m. 3121), dalla cima di Castello (la più alta del gruppo del Masino, con i suoi 3392 metri), e dalla punta Rasica (rèsga, m. 3305). I tre poderosi pizzi Torrone (turùn, occidentale, m. 3351, centrale, m. 3290, ed orientale, m. 3333) chiudono la valle omonima, che precede l’ampia Val Cameraccio, sulla cui testata si pongono il monte Sissone (sisùn, m. 3330), la punta Baroni, o cima di Chiareggio settentrionale (m. 3203), le cime di Chiareggio centrale (m. 3107 e 3093), il passo di Mello (m. 2992), fra Val Cameraccio e Val Sissone, in Valmalenco, ed il monte Pioda (m. 3431), posto immediatamente a sinistra dell’imponente ed inconfondibile monte Disgrazia (m. 3678), che chiude la Valle di Preda Rossa. Le due cime, pur così vicine, sono geologicamente separate, in quanto appartengono a mondi diversi: dal grigio granito del monte Pioda si passa al rosseggiante serpentino del monte Disgrazia.
A destra di questa cime si distinguono i due maggiori Corni Bruciati (punta settentrionale, m. 3097, e punta centrale, m. 3114). Manca all’appello la testata della Valmalenco, di cui si vedono appena il pizzo Palù ed il pizzo Varuna; alla loro destra il gruppo Scalino-Painale, sul quale si individuano, da sinistra (nord) il pizzo Scalino (m. 3323), la punta Painale (m. 3248), la cima Vicima (m. 3122) e la vetta di Ron (m. 3136). Verso est il versante orientale della Val di Tartano e della Valle del Bitto di Albaredo nascondono la visuale delle cime dell’alta Valtellina. Alle loro spalle occhieggiano le più alte cime della sezione centrale delle Orobie, il pizzo di Coca, i pizzi di Scais e Redorta, il cono solitario ed altero del pizzo del Diavolo di Tenda. Resta in gran parte nascosta, invece, la testata della Val Gerola, nascosta dalla grande mole del monte Combana, in primo piano, a sud. A sud-ovest si ammirano i versanti selvaggi e solitari della Val Lesina, chiusi, ad ovest, dall’inconfondibile corno del monte Legnone (m. 2609). Proseguendo verso destra, ecco la parte più settentrionale del lago di Como, coronata dalle alpi Lepontine. Verso nord-ovest si vede la parte più bassa della Val Chiavenna e, alla sua destra, l’imbocco della Val Codera, presidiato dal pizzo di Prata. Tornati all’affilato profilo del Sasso Manduino, la carrellata ha termine.
Siamo in cammino da poco meno di tre ore (il dislivello in salita è di circa 750 metri), ma questi scenari ripagano ampiamente ogni sforzo. La discesa avviene per la medesima via di salita, ma vale la pena di allungarla per salire al gemello pizzo dei Galli: tornati alla bocchetta della Majona, riprendiamo a salire sul sentierino che corre sul crinale. Superata una prima elevazione pronunciata, procediamo sul crinale, esposto su entrambi i versanti (attenzione!), appoggiandoci in qualche tratto al versante di Val Lésina. Vediamo davanti a noi la croce della cima e, prima di raggiungerla, camminiamo un po' più tranquilli sul crinale che si fa più largo. In 15-20 minuti dalla bocchetta della Majona siamo, infine, ai 2217 metri della cima del pizzo dei Galli, anch’essa sormontata da una croce e molto panoramica. Dalla cima scende il ripido e lungo dosso dei Galli, che si spegne all’alpe Piazza. Mentre riposiamo possiamo anche chiederci il motivo della curiosa denominazione: nessun riferimento al re del pollaio, bensì al gallo cedrone, animale assurto a simbolo del Parco delle orobie Valtellinesi.

 

 

RIFUGIO LA CORTE-PIZZO DI OLANO E PIZZO DEI GALLI

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rifugio Corte del Dosso-Alpe Olano-Pizzo di Olano
3 h e 30 min.
1000
E
Rifugio Corte del Dosso-Alpe Olano-Pizzo dei Galli
3 h e 30 min.
960
EE
SINTESI. Muniti di pass (acquistato al bar nella piazza centrale di Rasura) ci portiamo alla parte alta di Rasura, andando a sinistra (indicazioni per il Bar Bianco) e saliamo sulla carozzabile chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati. Ad un bivio andiamo a destra e parcheggiamo nei pressi del rifugio Corte del Dosso (m. 1260). Ci incamminiamo sulla pista sterrata e, presso l’edicola del Parco delle Orobie Valtellinesi, iniziare a salire seguendo le indicazioni del cartello relativo al percorso 114 (Tagliate di Sopra 40 minuti, monte Olano 1 ora e 40 minuti). Dopo un primo tratto in pecceta, il sentiero, segnalato da segnavia bianco-rossi, esce ai prati delle Tagliate di Sopra (m. 1452), volgendo a destra passa a monte delle baite e rientra nel bosco. Il sentiero, sempre largo, esce poi alla fascia di prati della località Barico (Barìc, m. 1451). Dopo l’ultimo tratto di pecceta, usciamo alla parte bassa dell’alpe di Olano e saliamo su debole traccia alla croce di legno del monte Olano (m. 1702). Nei suoi pressi una pozza. Proseguiamo all'aperto seguendo i segnavia, verso sud, fino alle tre baite della casera di Olano (m. 1792). Superata una macchia di larici, usciamo all’ampia conca che ospita la baita del Pian di Sprizzo (m. 1853). Oltrepassata una seconda macchia di larici ci portiamo alla Baita della Cima (m. 1959, tetto bianco), posta nei pressi di una pozza (nascosta dietro un piccolo dosso). Stando attenti a non puntare all'invitante bocchetta che sta davanti a noi a sud, dalla baita pieghiamo a destra salendo su un sentiero verso ovest-nord-ovest, superando un dosso ed imboccando un largo canalone che sale verso il crinale, in corrispondenza di una larga sella chiamata “buchèta de la majona”. Dalla sella procediamo a sinistra (est) ed in breve siamo in cima al pizzo di Olano (m. 2267). Se invece dalla sella andiamo a destra (nord) saliamo su esile traccia di sentiero ad una cima minore, poi scendiamo ad una sella e risaliamo alla croce del pizzo dei Galli (m. 2217; attenzione a qualche passaggio esposto).


Apri qui una panoramica dalla Baita degli Sprissori

Più impegnativa, come già detto, intermini di dislivello (mentre il tempo è più o meno lo stesso) la salita al pizzo di Olano o al pizzo dei Galli dal Rifugio Corte del Dosso (m. 1260): se scegliamo questa seconda opzione, dobbiamo raggiungere il rifugio seguendo la medesima carozzabile per il Bar Bianco, andando però a destra al bivio di quota 1200 metri circa, per poi procedere poco oltre il rifugio, sulla pista sterrata e, presso l’edicola del Parco delle Orobie Valtellinesi, iniziare a salire seguendo le indicazioni del cartello relativo al percorso 114 (Tagliate di Sopra 40 minuti, monte Olano 1 ora e 40 minuti). Dopo un primo tratto in pecceta, il sentiero, segnalato da segnavia bianco-rossi, esce ai prati delle Tagliate di Sopra (m. 1452), volgendo a destra passa a monte delle baite e rientra nel bosco. Il sentiero, sempre largo, esce poi alla fascia di prati della località Barico (Barìc, m. 1451), chiamata così con riferimento alla caratteristica struttura alpestre costituita da quattro muretti a secco che costituiscono il perimetro di una rudimentale baita cui i pastori aggiungono un tetto mobile (di legno o in telo) quando, spostandosi nell’alpeggio, raggiungono la relativa zona. Dopo l’ultimo tratto di pecceta, usciamo alla parte bassa dell’alpe di Olano; il sentiero diventa meno evidente, ma, senza problemi, con qualche serpentina guadagniamo la soglia terminale di un grande panettone erboso, il monte Olano (m. 1702), dove ci accolgono una grande croce di legno ed un incantevole microlaghetto. Di qui parte il sentiero che corre lungo il serpentone erboso dell’alpe, passando per la già menzionata casera di Olano (m. 1792). Il prosieguo della salita verso la cima del pizzo avviene come sopra descritto.


Pozza al monte Olano

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