Apri qui una fotomappa del versante Lagunc'-Olcera-Crespallo

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Uggia-Dalò-Lagunc'-Gualdo-Crespallo-Olcera-Dalò-Uggia
6 h
1270
E
Pianazzola-Dalò-Lagunc'-Gualdo-Crespallo-Olcera-Dalò-Pianazzola
6 h e 30 min.
1320
E
SINTESI. Alla seconda rotonda di Chiavenna prendiamo a sinistra e rimaniamo sulla ss 36 dello Spluga, che comincia a salire in Valle Spluga ed in breve si porta in vista della chiesa di San Giacomo-Filippo. Passiamo appena a sinistra dell'edificio sacro, e subito dopo prendiamo a destra, lasciando la strada statale ed imboccando la stradina che sale al centro del paese, passando per il monumento ai caduti ed il municipio, presso il quale possiamo parcheggiare (m. 520). Seguendo le indicazioni della Via Spluga ci incamminiamo sulla carozzabile che sale a Dalò, procedendo nel primo tratto diritta verso destra (sud-est). Dopo una semicurva a destra, scarta bruscamente a sinistra, a 633 metri, in corrispondenza delle vetuste baite di Uggia. Fin qui possiamo salire anche in automobile (ma la strada è piuttosto stretta), poi la strada è interdetta al traffico dei veicoli non autorizzati. Saliamo ad ügia zura” (Uggia di Sopra, segnalata da un cartello), dove imbocchiamo la larga mulattiera (segnavia bianco-rossi) che sale verso est nei boschi fra Uggia e Dalò. È segnalata dal cartello del sentiero B33, che stima in 50 minuti il tempo necessario per raggiungere Dalò. La mulattiera sale fra i castagni ed è nel primo tratto (traverso a sinistra) delimitata da muretti a secco, poi inanella diversi tornantii, fino al bivio di quota 950 merri circa: andando a destra raggiungiamo direttamente il limite occidentale dei prati di Dalò (m. 1072). Saliamo alla vicina chiesa di S. Michele e proseguiamo passando alti a sinistra della croce e raggiungendo la parte alta orientale dei prati di Dalò (m. 1125). Fin qui possiamo anche giungere parcheggiando a Pianazzola, sopra Chiavenna, e salendo lungo la bella mulattiera scalinata per Dalò. Qui troviamo alcuni cartelli e seguiamo le indicazioni per Agoncio, proseguendo verso nord sulla mulattiera scalinata che sale diritta nel bosco, passando a sinistra di alcuni roccioni, poi piega a sinistra e si addentra in una bella pecceta, con abeti e pini silvestri. Un tratto quasi pianeggiante è seguito da uno strappetto e da un’elegante scala con cartello del kilometro verticale “K.V. – Scala Santa – 1268 s.l.m.". Poi la mulattiera piega a destra ed esce dal bosco, a sinistra di alcune baite; volge quindi, a destra, passando a monte delle baite, poi a sinistra ed ancora a destra; qualche ultimo tornantino fra eleganti e slanciati abeti rossi ci fa uscire dal bosco ai prati di Lagunc'. Salendo fra le baite, passiamo a destra della caratteristica pozza e ci portiamo alla parte alta sul lato destro, dove troviamo il sacrario dedicato alla Madonna della Neve, a 1352 metri. Seguendo il cartello con l'indicazione Crespallo proseguiamo sul sentiero, passiamo a sinistra di un grande pannello ripetitore e rientriamo nel bosco di larici e pini, salendo diretta verso nord. Dopo una decina di minuti il sentiero marcato esce ai prati del Gualdo (m. 1550), con poche baite ed una croce in legno. Il sentiero, sempre molto marcato, rientra quindi nel bosco e prosegue nella salita diretta, nel bosco, verso nord, seguendo il filo del crinale che si fa alquanto stretto e ripido. Una nuova radura, più piccola, ospita i ruderi delle baite di Bregheggio m. 1739. Per la terza volta rientriamo nel bosco e proseguiamo la salita verso nord, sul sentiero che serpeggia fra pini ed abeti, fino a raggiungere, a 1840 metri circa, i primi roccioni della cesta che scende a sud dalla quota 2091. Qui dobbiamo stare attenti perché il sentiero termina e dobbiamo lasciare il crinale prendendo a sinistra e procedendo sul ripido versante erboso (ci guidano alcune paline con segnavia bianco-rosso). Il traverso, quasi in piano, verso nord-ovest ci fa superare un avvallamento e ci porta sul filo di un dosso, oltre il quale giungiamo in vista del ripiano che ospita le baite di Crespallo (m. 1935). Qui ritroviamo un buon sentiero che procede in piano verso nord e raggiunge le baite, poste ai piedi di un ampio versante solcato da corpi franosi e da strisce di pascolo. Raggiunte le baita, seguiamo le indicazioni per il sentiero che scende verso sinistra (ovest) restando a destra del solco della Val Olcera. Con qualche serpentina il sentiero scende deciso in un bel bosco di pini e larici, dal quale esce alla parte alta dei prati dell’alpe di Olcera (m. 1513). Qui intercettiamo il sentiero che scende dalla Val d'Avero e dalla Val Zerta (ottava ed ultima tappa del Trekking della Valle Spluga) e lo seguiamo verso sinistra (sud-sud-est). Superato il nucleo di baite e la grande croce in legno presso un grande masso, salutiamo anche l’ultima coppia di baite rinserrate sotto un grande roccione aggettante, e riprendiamo la discesa in direzione sud-sud-est. Riattraversiamo così la Val Olcera, superandone il torrente grazie ad un ponte, presso una cascata. Risalendo sul versante opposto, passiamo per i ruderi del nucleo di Cassinaccia per poi scavalcare la terza e meno pronunciata delle valli, la Val dei Ciri. Proseguiamo, ora, nel cuore di una splendida pecceta, alternando tratti di dolce discesa ad altri nei quali il sentiero scende ben più ripido, con serrate serpentine, sempre in direzione sud, passando per le baite di Albareda (m. 1172) e sbucando, infine, nella parte mediana dei prati di Dalò (m. 1108). Da qui torniamo ad Uggia o a Pianazzola per la medesima via di salita. Nel primo caso, quindi, scendiamo dalla chiesa alle baite più basse e ritroviamo la mulattiera che scende nel bosco di castagni fino ad Uggia. Nel secondo saliamo verso sinistra, passando alti a sinistra della grande croce, fino al limite dei prati dove intercettiamo la mulattiera scalinata che sale da Pianazzola e che seguiamo scendendo appunto a Pianazzola.


Apri qui una fotomappa dell'itinerario dell'anello Lagunc'-Crespallo-Olcera

Sui ripidi versanti che scendono dal pizzo Alto al fondovalle, alle soglie della Valle Spluga (o valle di San Giacomo, o ancora, come localmente si preferisce, Val di Giüst) si disegnano, come isole in un mare turbolento, brevi pianori strappati dall'opera dell'uomo al bosco e destinati a maggengo ed alpeggio. Prati ormai abbandonati, visitati solo da escursionisti e da pochi villeggianti d'estate. Un percorso ad anello piuttosto lungo li tocca in sequenza, consentendo di visitare scenari scorubici ma non orridi, che regalano la suggestione di una montagna severe ed insieme fascinosa.
L'anello può avere come punto di partenza Uggia, a monte di San Giacomo Filippo (primo comune della Valle Spluga) oppure Pianazzola, il nucleo a monte di Chiavenna. In entrambi i casi si sale a piedi allo splendido terrazzo di Dalò, a monte del celebre Senc' che domina Chiavenna, si prosegue sulla dorsale che separa Valle Spluga da Val Bregaglia, passando per Lagunc', Gualdo e Bregheggio, si traversa alla splendida e soliaria conca del Crespallo, si scende alla panoramica alpe Olcera e passando da Albareda si torna a Dalò e da qui ad Uggia (o Pianazzola).


La baita più alta ad Uggia di Sopra

Nel primo caso punto di partenza è il parcheggio al termine della carrozzabile che da S. Giacomo-Filippo, primo comune della Valle Spluga, sale verso Dalò. Raggiunta Chiavenna, alla seconda rotonda prendiamo a sinistra, seguendo le indicazioni per il passo dello Spluga, e proseguiamo sulla ss 36 dello Spluga. Dopo pochi tornanti attraversiamo il primo paese, S. Giacomo-Filippo. Prima di lasciare alle spalle le ultime case lasciamo la ss 36 prendendo a destra (indicazioni per Dalò) ed imboccando una stradina che attraversa il paese, passando per il Municipio ed il Monumento ai Caduti, e prosegue con un lungo traverso verso sud-sud-est, fino alle baite della località Uggia (ügia, m. 700). Qui dobbiamo parcheggiare, perché il transito sulla pista che sale a Dalò è consentito solo ai veicoli autorizzati.
Dal tornante sx parte (segnalato come Via Spluga) il sentiero che prende a destra e traversa a Pianazzola. Lo ignoriamo e ci portiamo a ügia zura” (Uggia di Sopra), dove imbocchiamo la larga mulattiera (segnavia bianco-rossi) che sale verso est nei boschi fra Uggia e Dalò. È segnalata dal cartello del sentiero B33, che stima in 50 minuti il tempo necessario per raggiungere Dalò (in realtà ci vuole qualcosa di più). Guidati dai segnavia rosso-bianco-rossi passiamo fra le antiche baite (che mostrano anche un bel ballatoio in legno) e le lasciamo alle nostre spalle, salendo decisi in una selva di castagni.


Primo tratto della mulattiera per Dalò

La mulattiera è nel primo tratto (traverso a sinistra) delimitata da muretti a secco e sale con diversi tornanti, fino al bivio di quota 950 merri circa: andando a destra raggiungiamo direttamente il limite occidentale dei prati di Dalò (m. 1072).

Dalò (m. 1072) è una delle località di soggiorno estivo (ma anche abitata permanentemente) più note della Valchiavenna, un grumo di baite ben curate e distribuite in una gentile conca di prati a monte e quasi ritratta, verso nord, dall'impressionante salto di roccia (localmente chiamato scénc’) che sovrasta a nord Pianazzola e Chiavenna. Il nome stesso deriva probabilmente dalla suggestiva collocazione, da “Da l'ör”, cioè presso il bordo, presso il salto (ed in effetti la scrittura antica è “Daloo”).


Dalò

Come spesso accade in questi luoghi di vertigine, pericolo ma anche attrazione (il vuoto respinge, ma anche attrae), una croce in acciaio con inserti in legno presidia il punto oltre il quale non è prudente spingersi, ed insieme sembra salutare e vegliare su Chiavenna, da uno straordinario punto panoramico alla congiunzione di Valle Spluga e Val Bregaglia, che regala allo sguardo una bella corona di cime e valli. La croce, alta 10 metri, è stata posta il 2 settembre 2010 e benedetta il successivo 5 settembre da Don Rodolfo Sterlocchi di Chiavenna. Ma la storia delle croci di Dalò non è brevissima. L'attuale sostituisce quella posata nel 1981 in sostituzione di una precedente in legno di pino del 1954, a sua volta collocata in sostituzione della più antica in legno di castagno benedetta dall'Arciprete di Chiavenna Bartolomeo Pestalozzi nel 1704.


Dalò

A sud-ovest si impone un altro salto, anche più impressionante, quello della corrucciata e sinistra parete settentrionale del Pizzo di Prata, vinta probabilmente per la prima volta dalla singolarissima figura di sacerdote-alpinista chiavennasco don Giuseppe Buzzetti, scomparso e mai ritrovato, a 48 anni, nel luglio del 1934, sul crinale fra Val Masino e Val Codera. Alla sua sinistra, una serie di affilate vette minori, fra la Val Schiesone e la Val Codera: la prima è stata chiamata punta Buzzetti per onorare la memoria del solitario scalatore. Verso est la bassa Val Bregaglia, sul cui fondo si disegnano le granitiche vette del Pizzo Badile e delle Sciore. A sud, invece, Chiavenna e la sua piana; a monte della cittadina, la conca dove si nasconde, quasi, fra densi boschi e qualche prato, l’antico nucleo di Uschione. Ad ovest le cime della Mesolcina e a nord-ovest, a monte dei paesini di Olmo e S. Bernardo, sul fianco occidentale della Val San Giacomo, un ampio scorcio della Valle del Truzzo. Il nucleo risulta abitato permanentemente da un centinaio di persone nel secolo XVI (quando viene menzionato in documenti ufficiali come “Dalore”).


Chiesetta di San Michele e Filippo

Centro spirituale di Dalò è la suggestiva chiesetta dedicata a San Michele, simbolo di difesa guerriera, l’arcangelo che guidò la schiera degli angeli fedeli a Dio nella battaglia celeste contro gli angeli ribelli. Ma la chiesa ricorda anche San Filippo, in ideale unione con il centro di fondovalle. La sua edificazione cominciò nel 1656, grazie ai 50 ducatoni raccolti dalla gente di Dalò, insieme a "sassi, legnami et altri materiali". Fra questi il 3 settembre 1657 l'arciprete di Chiavenna benedisse la prima pietra nel prato, ceduto da Giovan Antonio Tognetti per 10 scudi. Lo stesso benedisse solennemente la chiesa ad edificazione compiuta. L'interno ricevette il prezioso dono di un dipinto di G. B. Macolino il vecchio lo raffigura nell’atto di cacciare Lucifero negli inferi. La chiesetta fu ampliata nel 1735-36 con l'aggiunta di una cappella laterale, mentre il campanile fu innalzato nel 1816, insieme al vicino cimitero.


Baite a Dalò

Alle spalle della chiesetta, guardando da ovest, si eleva il noto profilo della parete settentrionale del pizzo di Prata, che produce un singolarissimo effetto di contrasto cromatico con le candide mura dell’edificio sacro ed il verde brillante dei prati. Baite e dimore, ad ovest della chiesetta, non sembrano volersi arrendere facilmente ai segni del tempo e denunciano orgogliose i segni dell’influsso di popolazioni Walser che, nei loro spostamenti migratori, varcarono lo Spluga e si diffusero in Valchiavenna ma anche in alcune valli orobiche. Colpisce, fra le case, una dall’aspetto più signorile, con finestre dall’elegante disegno arrotondato nella parte alta. Su un’altra casa leggiamo “Dalò – Comune di S. Giacomo – Distretto IV di Chiavenna”.


Lagunc'

Prima di tornare al racconto della salita, ricordiamo che a Dalò possiamo anche salire da Pianazzola. In tal caso alla seconda rotonda di Chiavenna prendiamo a destra (indicazioni per St. Moritz) e prestiamo attenzione, a sinistra, alla partenza, segnalata, della strada per Pianazzola. Saliti a questa frazione alta di Chiavenna, parcheggiamo al termine della strada (m. 670). Presso il parcheggio parte la segnalata e splendidamente scalinata mulattiera per Dalò: seguendola approdiamo alla parte orientale dei prati di Dalò.
Portiamoci, ora, alla parte alta orientale dei prati, passando alti a sinistra della grande croce, raggiungiamo il valico cui approda la mulattiera da Pianazzola, e, seguendo il cartello che dà Agoncio a 30 minuti, proseguiamo per ai prati di Lagunc’.
Nella prima parte la mulattiera, scalinata, sale diritta nel bosco, passando a sinistra di alcuni roccioni; poi piega a sinistra e si addentra in una bella pecceta, con abeti e pini silvestri. Un tratto quasi pianeggiante è seguito da uno strappetto e da un’elegante scala; il sesto cartello del kilometro verticale recita “K.V. – Scala Santa – 1268 s.l.m.”; al termine della scala, in una piccola nicchia, si vede una statuetta della Madonna. Ho chiesto a Lagunc’ a cosa si dovesse la denominazione, senza ricevere risposta; mi è stato detto solo che si tratta della “scalòta". Poi la mulattiera piega a destra ed esce dal bosco, a sinistra di alcune baite; sul settimo cartello si legge “K.V. – Prati Lagoncio – 1284 s.l.m.” La mulattiera piega, quindi, a destra, passando a monte delle baite, poi a sinistra ed ancora a destra; qualche ultimo tornantino fra eleganti e slanciati abeti rossi ci fa uscire dal bosco ai prati di Lagunc'.
Passiamo fra alcune baite e vediamo, più in basso, a sinistra, la pozza di acque stagnanti che giustifica la denominazione della località: Lagunc’ da lag-unc’, cioè lago unto. Ma, invece di scendere, proseguiamo nella salita, passando proprio in mezzo ad alcune baite e puntando alla cappelletta che vediamo poco più in alto. Si tratta del sacrario dedicato alla Madonna della Neve. Qui un grande pannello segnala la conclusione, a 1352 metri, del chilometro verticale, che parte dalla località Loreto di Chiavenna, e ne raffigura anche fotograficamente lo sviluppo. 
Inizia ora la parte più selvaggia e suggestiva della salita.
Proseguendo sul sentiero, infatti, passiamo a sinistra di un grande pannello ripetitore e, seguendo le indicazioni del cartello per Crespallo, rientriamo nel bosco di larici ed abeti, salendo diretta verso nord. Dopo una decina di minuti il sentiero marcato esce ai prati del Gualdo (m. 1550), gentile terrazzo panoramico con una manciata di baite che hanno conservato un aspetto dignitoso. Una piccola croce in legno presidia il limite basso dei prati, dal quale il colpo d'occhio sulla Val Chiavenna è ampio e suggestivo.


Le baite del Gualdo

Il sentiero, sempre molto marcato, rientra quindi nel bosco e prosegue nella salita diretta, nel bosco, verso nord, seguendo il filo del crinale che si fa alquanto stretto e ripido. Una nuova radura, più piccola, ospita i ruderi delle baite di Bregheggio m. 1739. Guardando a destra il colpo d’occhio sugli scoscesi valloni che precipitano verso il fondovalle di Loreto e San Carlo è impressionante. Per la terza volta rientriamo nel bosco e proseguiamo la salita verso nord, sul sentiero che serpeggia fra pini ed abeti, fino a raggiungere, a 1840 metri circa, i primi roccioni della cesta che scende a sud dalla quota 2091.


Bregheggio

Qui dobbiamo stare attenti perché il sentiero termina e dobbiamo lasciare il crinale prendendo a sinistra e procedendo sul ripido versante erboso (ci guidano alcune paline con segnavia bianco-rosso). Il traverso, quasi in piano, verso nord-ovest ci fa superare un avvallamento e ci porta sul filo di un dosso, oltre il quale giungiamo in vista del ripiano che ospita le baite di Crespallo (m. 1935). Qui ritroviamo un buon sentiero che procede in piano verso nord e raggiunge le baite, poste ai piedi di un ampio versante solcato da corpi franosi e da strisce di pascolo.


Traverso in direzione di Crespallo

Baite di Crespallo

Raggiunte le baita, seguiamo le indicazioni per il sentiero che scende verso sinistra (ovest) restando a destra del solco della Val Olcera. Con qualche serpentina il sentiero scende deciso in un bel bosco di pini e larici, dal quale esce alla parte alta dei prati dell’alpe di Olcera (m. 1513).
Dagli ampi prati ottimo è il colpo d'occhio verso ovest, dove si apre un ampio spaccato della Valle del Drogo, a monte di Olmo e San Bernardo. Verso sud, invece, lo sguardo domina il largo corridoio della Val Chiavenna, presidiata, sulla sinistra, dalla prepotente mole del Pizzo di Prata, o Pizzasc'. Chiude lo scenario, a sud, l'ultimo lembo delle Orobie occidentale, con la Val Lesina e, a destra, il caratteristico corno del monte Legnone.


Olcera

Ad Olcera intercettiamo il sentiero che scende dalla Val d'Avero e dalla Val Zerta (ottava ed ultima tappa del Trekking della Valle Spluga) e lo seguiamo verso sinistra (sud-sud-est). Superato il nucleo di baite e la grande croce in legno presso un grande masso, salutiamo anche l’ultima coppia di baite rinserrate sotto un grande roccione aggettante, e riprendiamo la discesa in direzione sud-sud-est. Riattraversiamo così la Val Olcera, superandone il torrente grazie ad un ponte, presso una cascata. Risalendo sul versante opposto, passiamo per i ruderi del nucleo di Cassinaccia per poi scavalcare la terza e meno pronunciata delle valli, la Val dei Ciri.
Proseguiamo, ora, nel cuore di una splendida pecceta, alternando tratti di dolce discesa ad altri nei quali il sentiero scende ben più ripido, con serrate serpentine, sempre in direzione sud, passando per le baite di Albareda (m. 1172) e sbucando, infine, nella parte mediana dei prati di Dalò (m. 1108).


La croce di Olcera

Da qui torniamo ad Uggia o a Pianazzola per la medesima via di salita. Nel primo caso, quindi, scendiamo dalla chiesa alle baite più basse e ritroviamo la mulattiera che scende nel bosco di castagni fino ad Uggia. Nel secondo saliamo verso sinistra, passando alti a sinistra della grande croce, fino al limite dei prati dove intercettiamo la mulattiera scalinata che sale da Pianazzola e che seguiamo scendendo appunto a Pianazzola.


Dalò

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CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la mappa on-line

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