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Il sentiero attrezzato dal CAI di Como che unisce la Valle dell'Oro a Val Codera e Val dei Ratti | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Il ramo meridionale: dal rifugio Omio al rifugio Volta, per il passo della Vedretta meridionale Se non usi Internet Explorer, clicca qui |
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Dopo
poche decine di metri i due rami del sentiero attrezzato si dividono:
il primo sale con più decisione, mentre il secondo guadagna quota più
gradualmente, valicando un dosso erboso e fiancheggiando il piede di un
primo promontorio di granito, per poi tagliare gli ultimi magri pascoli
della val Ligoncio lasciando a distanza, sulla propria destra, un secondo
promontorio roccioso, che scende dalla Punta della Sfinge e dal quale
precipitano alcune cascatelle. |
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Fin qui possiamo ancora seguire una traccia di sentiero; nella rimanente
salita si tratterà invece di seguire gli abbondanti segnavia rosso-bianco-rossi,
che disegnano il tracciato su un terreno faticoso, per lo più costellato
di massi di tutte le dimensioni. Il passo è facilmente individuabile già dall'alpe dell'Oro. Se prendiamo, infatti, come punto di riferimento l'evidente depressione posta fra la punta della Sfinge ed il pizzo dell'Oro meridionale e spostiamo lo sguardo verso sinistra, possiamo facilmente riconoscere la tozza mole del pizzo Ligoncio, che con i suoi 3032 metri è la più alta cima della testata; ancora più a sinistra troviamo una cima poco pronunciata, sul cui crinale sinistro è ben visibile una piccola ma pronunciata spaccatura a forma di "u". Scendiamo ancora a sinistra e troviamo, nel punto più basso dell'ampia "V" posta fra questa cima ed il pizzo della Vedretta meridionale, il passo omonimo. |
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Il
tracciato si porta sul fianco di un terzo promontorio roccioso, risalendo
poi il vallone alla sua destra, senza allontanarsi troppo dallo sperone.
Nella salita abbiamo modo di osservare le diverse configurazioni che la punta della Sfinge assume, quasi a voler giustificare la denominazione che rimanda ad una dimensione di enigmatica. |
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Questa cima, che costituisce una delle mete classiche per gli alpinisti
che fanno tappa nella valle dell'Oro, impressiona anche per il suo poderoso
bastione granitico sul quale si eleva il torrione della cima.Chi scende in val Spassato dal passo Ligoncio ne può ammirare l'ancor più monolitico bastione nord-occidentale. |
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Superata
una grande placca, pieghiamo a sinistra e sormontiamo il promontorio,
con qualche semplice passo di arrampicata. Giungiamo così ad una sorta
di pianoro, disseminato di una quantità enorme di massi, ed ignoriamo
due indicazioni che segnalano la deviazione per salire al pizzo Ligoncio.
Ci avviciniamo poi ad un'enorme placca di granito, solcata da rivoli d'acqua, aggirandola a monte. Puntiamo quindi ad un quarto ed ultimo promontorio, che risaliamo sul fianco, con qualche ulteriore semplice passo di arrampicata, raggiungendone il piccolo pianoro sommitale. |
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La salita avviene in gran parte su un terreno disseminato di grandi massi,
per cui è di fondamentale importanza seguire la via tracciata dalle bandierine
rosso-bianco-rosse, che ci permettono di risparmiare energie e di evitare
problematiche arrampicate. |
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Ci troviamo ora davanti tre nevai più grandi, oltre a qualcun altro più
piccolo. Il primo lo lasciamo alla nostra destra, mentre gli altri due
li dobbiamo risalire (la pendenza è peraltro abbastanza modesta). L'attraversamento
del secondo avviene in linea retta, non lontano dal suo margine sinistro.
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La salita risulta piuttosto faticosa, ma qualche sosta ci consente non
solo di recuperare energie, ma anche di godere di un ottimo panorama sulla
val Porcellizzo e sull'intera teoria delle cime del gruppo Masino-Disgrazia. |
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Eccoci così finalmente al canalino terminale: i segnavia ci guidano nell'ultima
fatica in salita, e dobbiamo anche qui compiere qualche semplice arrampicata.
Un grosso masso che presidia il solco del passo ci costringe ad una leggera
diversione a sinistra, ma i 2840 metri del passo sono ben presto raggiunti.
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Possiamo
finalmente vedere il versante opposto, e si apre davanti ai nostri occhi
tutto il versante centro-occidentale dell'alta Val dei Ratti, ma anche
buona parte della media valle. Alla nostra sinistra possiamo godere di una visione ravvicinata del pizzo della Vedretta meridionale (m. 2907) e del pizzo Ratti (m. 2919, vedi foto sotto, a destra). Alle nostre spalle lasciamo un panorama superbo: abbiamo davanti agli occhi l'intero arco delle celeberrime vette del gruppo Masino-Disgrazia, dai Pizzi dell'Oro ai Corni Bruciati. |
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Sotto
di noi, infine, si dispiega il pianoro terminale dell'alta Val dei Ratti,
ed è uno spettacolo sorprendente: uno spazio enorme disseminato caoticamente
di massi grandi e piccoli. Basta scendere di poche decine di metri per raggiungerlo, ma, amara sorpresa, la discesa non è affatto semplice. Ci troviamo infatti subito di fronte ad un passaggio molto delicato, perché dobbiamo superare una roccia esposta, che ci offre come appiglio uno stretto corridoio, ed un saltino che ci permette di posare i piedi sulla roccia sottostante. |
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Ci
sono le corde fisse, che assistono l'intera discesa, ma questo breve passaggio
richiede assolutamente che ci assicuriamo alle corde con moschettoni
e cordino. Se non disponiamo di questo equipaggiamento o della necessaria
preparazione, rinunciamo alla discesa, e consideriamo la salita al passo
come un'occasione rara per godere di uno spettacolo panoramico superbo,
offerto da uno degli osservatori più suggestivi sul gruppo del Masino-Disgrazia.
Ma, già che ci siamo, le raccomandazioni non finiscono qui: anche la salita
può riservare insidie; il terreno erboso, per esempio, cela spesso buchi
inattesi, e finirci dentro ci può provocare infortuni anche seri; i sassi
non sempre sono immobili come pensiamo, per cui evitiamo di farci gravare
sopra l'intero peso del corpo senza previa verifica. |
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Poniamo
comunque di essere scesi al pianoro, dall'aspetto un po' lunare: a questo
punto non ci resta che seguire con attenzione i segnavia, che ci guidano
nel suo attraversamento e nella successiva discesa, con qualche cambio
di direzione, ma senza eccessive difficoltà, fino al rifugio Volta (m.
2212).La foto a destra ritrae il crinale che dobbiamo scendere dal passo, individuabile prendendo come punto di riferimento il pizzo Ligoncio, al centro dell'immagine, e spostandosi un po' a destra: è facilmente riconoscibile, infatti, la spaccatura ad "u" a sinistra del passo. |
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