Dazio

DAZIO-CADELSASSO-BEDOGLIO-CASPANO-CADELPICCO-DAZIO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Dazio-Cadelsasso-Bedoglio-Caspano-Cadelpicco-Dazio
2 h e 30 min.
340
T
SINTESI. Alla prima rotonda in ingresso a Morbegno (per chi proviene da Milano) lasciamo la ss 38 dello Stelvio prendendo a sinistra. Dopo un cavalcavia ed una rotonda proseguiamo diritti fino al ponte sul fiume Adda, al quale prendiamo a destra, salendo fino al vicino bivio, al quale lasciamo a destra la strada provinciale Pedemontana e pieghiamo a sinistra, proseguendo nella salita sulla strada provinciale 10 che porta a Dazio (m. 562). Percorriamo il tratto rettilineo che passa a destra della chiesa di San Provino e parcheggiamo al primo parcheggio sulla sinistra, ad est della chiesa. Lasciato il parcheggio, attraversiamo la strada provinciale che sale verso Poira ed imbocchiamo la stradina che procede verso est, attraversando la parte orientale della lunga piana di Dazio. Passiamo così a lato di una cappelletta nella quale viene raffigurata l’Annunciazione alla Beata Vergine Maria. Poco più avanti, su una baita, vediamo raffigurata una Madonna con il cuore trafitto dalle spade del dolore. Lasciamo alla nostra destra la pista che si dirige verso il bosco e restando sulla strada asfaltata che porta alle case ed alle baite del piccolo nucleo di Regolido, sul limite orientale della piana di Dazio. Superato un ampio lavatoio, giungiamo così di fronte alla facciata della settecentesca chiesetta dedicata alla Beata Vergine di Loreto (m. 536). A sinistra della facciata della chiesetta vediamo un cartello che segnala la direzione del sentiero per Ca’ di Giann e Camaron. Si tratta di una larga mulattiera che si lascia alle spalle le case e sale verso nord-ovest, in una selva di castagni, protetto a monte (destra) da un alto muro a secco. Sul lato destro troviamo anche una cappelletta con la raffigurazione della Beata Vergine Incoronata. La mulattiera piega poi a destra e passa accanto ad un rudere di baita. Poi la mulattiera volge a sinistra e dopo un ultimo tratto con fondo in cemento passa davanti all’edificio di un Antico Torchio. Superiamo una seconda cappelletta e ci immettiamo su una stradina che volge a destra e sale verso le case di Cadelsasso. Passando attraverso le case troviamo anche due lavatoi, prima di sbucare alla piazzetta centrale del paese, di fronte alla chiesa settecentesca di San Pietro Martire  (m. 747). Lasciamo la strada asfatata che sale verso Cadelpicco ed imbocchiamo la stradina che passa a sinistra della chiesetta di Cadelsasso, proseguendo diritti fino ad una cappelletta dove viene raffigurata una Madonna con Bambino. Poco più avanti troviamo una piazzola e, sul suo lato sinistro, una pista che si inoltra nel bosco. Imbocchiamo questa pista, trovando sul muretto a secco alla nostra sinistra una freccia ed una scritta rossa che segnala la direzione per Bedoglio. Proseguiamo seguendo i bolli rossi, su un largo sentiero protetto a sinistra da un muretto a secco. Più avanti il sentiero si fa più stretto e procede in leggera salita. Poco più avanti due cartelli gialli segnalano, nell’opposta direzione, Cadelsasso e Bedoglio. Il sentierino termina alla strada asfaltata di Val Portola, che sale da Cevo, in Val Masino, a Bedoglio ed a Caspano, sul limite orientale della Costiera dei Cech. Seguiamo la strada verso sinistra, cioè verso sud-sud-ovest (indicazione per Bedoglio sul muraglione di cemento sul suo lato opposto), in leggera salita. Dopo una semicurva a destra passiamo a destra di una pista sterrata e di una cappelletta con l’immagine della Mater Divinae Gratiae. Noi però proseguiamo sulla strada, verso ovest. Attraversata un valletta, giungiamo in vista delle case di Bedoglio e si riapre davanti a noi lo scenario della Costiera dei Cech. La strada si innesta sulla carrozzabile che da Dazio sale a Caspano. Imbocchiamo quindi la strada che lascia subito sulla destra la strada principale e saliamo passando a sinistra di un parcheggio. Superiamo poi un sottopasso e sbuchiamo alla piazzetta nel centro di Caspano, a lato del sagrato dell’imponente chiesa di S. Bartolomeo (m. 875). Torniamo sui nostri passi, ridiscendendo a Bedoglio. Qui lasciamo la strada e per una viuzza scendiamo alla vicina chiesa di San Pietro Apostolo (m. 796), eretta nel 1697 e restaurata nel 1903. Sempre seguendo la stradina scendiamo alle vicine case di Cadelpicco. Ci riportiamo alla strada asfaltata che scende verso Cadelsasso. Invece di scendere, però, saliamo per breve tratto fino al vicino Bar. Qui parte una stradina che lascia la strada principale e scende verso sinistra. La seguiamo, passando a monte di un ampio prato e procedendo in direzione di una cappelletta, presso la quale vediamo la partenza di una larga mulattiera che scende verso sud-ovest, passando a sinistra di un traliccio ed entrando in una selva di castagni. Nella discesa passiamo a sinistra di un masso errante di forma tondeggiante. Più in basso la mulattiera procede diritta protetta a destra da un muretto a secco. Al termine della discesa passiamo a destra della chiesetta di S. Anna, uscendo al suo sagrato. Qui siamo ad un bivio: il sentiero Anna, alla nostra destra, procede verso ovest, in direzione di Naguarido, mentre un largo sentiero alla nostra sinistra scende sud-est, passando accanto ad alcune baite e confluendo nella strada provinciale che da Dazio sale a Poira. Scendiamo verso sinistra lungo questa strada, portandoci dopo un breve tratto sulla sinistra la partenza della strada che sale a Caspano. La ignoriamo a procediamo diritti. Dopo un’ampia curva verso destra ci riportiamo così al parcheggio di Dazio al quale abbiamo lasciato l’automobile.


Dazio

La più semplice passeggiata che ha come base Dazio è la salita a Vallate per la pista di Ca Dunai con successivo ritorno a Dazio per la mulattiera Vallate-Cerido ed il sentiero che riporta a Ca Dunai.
Alla prima rotonda in ingresso a Morbegno (per chi proviene da Milano) lasciamo la ss 38 dello Stelvio prendendo a sinistra. Dopo un cavalcavia ed una rotonda proseguiamo diritti fino al ponte sul fiume Adda, al quale prendiamo a destra, salendo fino al vicino bivio, al quale lasciamo a destra la strada provinciale Pedemontana e pieghiamo a sinistra, proseguendo nella salita sulla strada che porta a Dazio (m. 562).

Percorriamo il tratto rettilineo che passa a destra della chiesa di San Provino e parcheggiamo al primo parcheggio sulla sinistra, ad est della chiesa.
Nascosta dietro la caratteristica formazione montuosa del Culmine di Dazio, che fa da spartiacque fra bassa e media Valtellina,
Dazio riposa su una piana a 568 metri sul livello del male. Qui possiamo trovare piante da frutta, oleandri, allori e palme, grazie al clima particolarmente mite che si gode anche nella stagione invernale.


Dazio

La bellezza del luogo era apprezzata anche nei secoli passati. Ecco come il Güler von Weineck, governatore della Valtellina per le Tre Leghe dal 1587 al 1588, nell’opera “Raetia”, del 1616, lo presenta: “Venne così chiamato dalla parola dazio, perché un tempo il bestiame che si recava ad alpeggiare nella Valmasino doveva, passando di qui, pagare una tassa al feudatario. Questo villaggio sorge in amena posizione in una fertile pianura montana, elevata circa mille passi sull’Adda. All’estremo di questa pianura, verso mezzodì, sorge un piccolo monte detto la Colma di Dazio… A ponente di Dazio scorre il torrente montano chiamato Tovate e si stende la foresta di Roncaglia, la quale ripara il paese dai venti impetuosi del lago. I venti settentrionali vengono invece trattenuti dal monte di Caspano; e tutte queste condizioni favorevoli rendono il luogo salubre e fertile.”
Similmente l'Orsini, nella Storia di Morbegno (Sondrio, 1959), scrive, con riferimento al secolo XIII: "Dazio, così chiamato perché quivi gli armenti di passaggio da e per la Valmasino pagavano la centena ai Vicedomini, ossia un capo di bestiame ogni cento, comprese anche Regolido e Cerido, che poi passarono al comune di Civo".

Lasciato il parcheggio, attraversiamo la strada provinciale che sale verso Poira ed imbocchiamo la stradina che procede verso est, attraversando la parte orientale della lunga piana di Dazio. Passiamo così a lato di una cappelletta nella quale viene raffigurata l’Annunciazione alla Beata Vergine Maria. Poco più avanti, su una baita, vediamo raffigurata una Madonna con il cuore trafitto dalle spade del dolore. Lasciamo alla nostra destra la pista che si dirige verso il bosco e restando sulla strada asfaltata che porta alle case ed alle baite del piccolo nucleo di Regolido, sul limite orientale della piana di Dazio. Superato un ampio lavatoio, giungiamo così di fronte alla facciata della settecentesca chiesetta dedicata alla Beata Vergine di Loreto (m. 536), sul cui campanile sono collocate tre campane. La maggiore è una delle più antiche della Valtellina, un sol 3 fuso nel 1704 dalla ditta Comolli.


La chiesetta della Beata Vergine di Loreto a Regolido

A sinistra della facciata della chiesetta vediamo un cartello che segnala la direzione del sentiero per Ca’ di Giann e Camaron. Si tratta di una larga mulattiera che si lascia alle spalle le case e sale verso nord-ovest, in una selva di castagni, protetto a monte (destra) da un alto muro a secco. Sul lato destro troviamo anche una cappelletta con la raffigurazione della Beata Vergine Incoronata. La mulattiera piega poi a destra e passa accanto ad un rudere di baita. Poco più avanti un nuovo rudere rivela su quel che resta di una parete traccia di un dipinto. Alle nostre spalle si apre un ampio spaccato della Piana di Dazio, sul cui fondo vediamo il versante occidentale della Val Gerola e, sul lato destro, l’inconfondibile corno del monte Legnone. Poi la mulattiera volge a sinistra e dopo un ultimo tratto con fondo in cemento passa davanti all’edificio di un Antico Torchio.


Mulattiera Regolido-Cadelsasso

Superiamo una seconda cappelletta e ci immettiamo su una stradina che volge a destra e sale verso le case di Cadelsasso. Passando attraverso le case troviamo anche due lavatoi, prima di sbucare alla piazzetta centrale del paese, di fronte alla chiesa settecentesca di San Pietro Martire  (m. 747), già citata nel 1481 e ristrutturata nell’attuale forma in età secentesca. Il nome del nucleo deve la sua origine probabilmente alle cave di marmo verde attive nei secoli passati.
Nel libro X dei Commentari di G. Albuzio (Morbegnese che visse a Milano fra la seconda metà del Cinquecento e gli inizi del Seicento) leggiamo infatti: “Nel monte di Caspano v’è la pietra marina, detta così per essere del colore del mare… Si cava in molti luoghi d’esso monte et la più vaga si trova sotto di Bedoglio alla Casa del Sasso. Questa pietra è la più nobile del distretto Volturreno… Ornate ne sono alchune porte et finestre de nobili stanze de Caspano et serve per fare gli ligamenti et fregi della Magn. Chiesa di S. Bartolomeo… Nella valle del Tovate vi è la pietra biggia, molto simile alla meiarola con gli segni neri: alquanto dura che con qualche difficoltà si rende allo scarpello, et lavorata ela riesce nondimeno vaghissima.” Da qui, nel secolo XV, Ludovico il Moro fece estrarre il marmo delle grosse colonne della Certosa di Pavia.


Chiesetta di S. Pietro Maertire a Cadelsasso

Lasciamo la strada asfatata che sale verso Cadelpicco ed imbocchiamo la stradina che passa a sinistra della chiesetta di Cadelsasso, proseguendo diritti fino ad una cappelletta dove viene raffigurata una Madonna con Bambino.
Poco più avanti troviamo una piazzola e, sul suo lato sinistro, una pista che si inoltra nel bosco. Imbocchiamo questa pista, trovando sul muretto a secco alla nostra sinistra una freccia ed una scritta rossa che segnala la direzione per Bedoglio. Proseguiamo seguendo i bolli rossi, su un largo sentiero protetto a sinistra da un muretto a secco. Più avanti il sentiero si fa più stretto e procede in leggera salita. Un bollo rosso su una betulla ci rassicura sulla correttezza della nostra scelta. Procediamo in leggera salita verso nord, nella selva a monte della paurosa frana che solca il fianco occidentale della bassa Val Masino ed è ben visibile dalla strada provinciale che sale in valle. Dal sentiero sul quale procediamo non ne abbiamo alcun sentore. Poco più avanti due cartelli gialli segnalano, nell’opposta direzione, Cadelsasso e Bedoglio. Il sentierino termina alla strada asfaltata di Val Portola, che sale da Cevo, in Val Masino, a Bedoglio ed a Caspano, sul limite orientale della Costiera dei Cech.


Cadelpicco

Seguiamo la strada verso sinistra, cioè verso sud-sud-ovest (indicazione per Bedoglio sul muraglione di cemento sul suo lato opposto), in leggera salita. Dopo una semicurva a destra passiamo a destra di una pista sterrata e di una cappelletta con l’immagine della Mater Divinae Gratiae, sul lato opposto della strada parte il sentiero per Rigorso. Noi però proseguiamo sulla strada, verso ovest. Attraversata un valletta, giungiamo in vista delle case di Bedoglio e si riapre davanti a noi lo scenario della Costiera dei Cech. La strada si innesta sulla carrozzabile che da Dazio sale a Caspano. Alla nostra sinistra la chiesetta di S. Pietro Apostolo a Cadelpicco, alla nostra destra, più avanti e più in alto, la monumentale chiesa di S. Bartolomeo a Caspano. Non possiamo mancare di visitarla.
Imbocchiamo quindi la strada che lascia subito sulla destra la strada principale e saliamo passando a sinistra di un parcheggio. Superiamo poi un sottopasso e sbuchiamo alla piazzetta nel centro di Caspano, a lato del sagrato dell’imponente chiesa (m. 875).


Chiesa di San Bartolomeo a Caspano

Siamo nel cuore della storia, di una storia illustre. Fra le tante fonti che ci parlano di questo, ecco quella del già citato Giovanni Guler von Weineck, che ne scrive nell'opera "Raetia," pubblicata a Zurigo nel 1616: Il grande e rinomato borgo di Caspano… situato com’è a mezzaaltezza fra Dazio e la parte superiore della montagna, gode di una larga vista, così verso la Valtellina inferiore come verso la Valtellina di mezzo; di fronte ha sotto i suoi occhi la ridente piana di Dazio. Questo luogo era in origine abitato da pastori; ma verso il 1250, quando infierivano tremende le lotte fra i Guelfi e i Ghibellini, Domenico Paravicini figlio di Straccia, sopraffatto dal prevalere dei nemici, si rifugiò nella Valtellina con un servo e con tutto il denaro e i tesori che poteva trasportare, arrivando su questi monti che a lui non dispiacquero. E poiché la torre dei Paravicini, sua ordinaria residenza che sorgeva non lungi da Lecco, durante la sua assenza era stata abbattuta dai Ghibellini milanesi e tutti i suoi beni erano stati distrutti, si decise a passare la sua vita quassù, dove, edificandovi un palazzo, diede origine al borgo di Caspano. Dal suo matrimonio egli ebbe nel 1259 un figliuolo che egli chiamò Montanaro… Da Domenico e Montanaro discendono adunque i Paravicini di Caspano, i quali per la benedizione avuta da Dio crebbero a dismisura di numero, propagandosi quassù ed in altri luoghi, così in Valtellina che fuori…
In Caspano risiede parecchia nobiltà: alcuni hanno conseguito il dottorato in entrambe le facoltà, altri sono valenti nella carriera delle armi e nella politica. Durante la stagione estiva, quando avvampa la canicola, così per questo motivo come per l’aria corrotta che esala dalle paludi e dagli altri miasmatici pantani, ipaesi giacenti al basso nella pianura ed in altri luoghi soleggiati cominciano a diventare insalubri. Ma allora la nobiltà e le persone facoltose si trasferiscono quassù in questi luoghi freschi, particolarmente a Caspano, dove l’aria è pura e temperata: ivi poi gentiluomini e gentildonne trascorrono l’estate in svariati onesti passatempi, divertendosi con concerti musicali e con esercizi sportivi sino all’autunno: in cui tornano al piano alle loro ordinarie dimore
”.


Panorama da Caspano

Lo storico Enrico Besta aggiunge: “A Caspano, intorno al 1530 presso i Parravicini, Matteo Bandello trova cibi delicati e vini preziosissimi, tratti dai solatii vigneti di Traona e le grasse sue novelle allietavano la nobiltà locale e i mercanti grigioni e svizzeri, nonché i gentiluomini milanesi e comaschi che giovavan per la loro salute dei Bagni del Masino” (citato dalla “Guida Turistica della Provincia di Sondrio”, edita dalla Banca Popolare di Sondrio nel 2000).
Ma il borgo è legato anche ad una storia assai meno luminosa. Qui, dalla seconda metà del cinquecento la comunità di protestanti assunse dimensioni non insignificanti. Lo storico Cesare Cantù, che scrisse una monografia sul "Sacro Macello di Valtellina" (la sanguinosa insurrezione di alcuni nobili cattolici nel luglio del 1620 che si trasformò in una tragica caccia al protestante), annota, parlando dei seguaci della Riforma protestante e delle loro vicende in Valtellina: "Per le persecuzioni, com è il solito, nessuno si convertì, alcuni dissimulavano le loro opinioni, i più fuggivano là dove potessero trovar pace, negli Svizzeri, fra i Grigioni. E per continuare in luoghi ove il cielo, i costumi, la favella gli avvertisse d'essere ancora in Italia, si ricoveravano nei baliati svizzeri italiani, che oggi sono il Canton Ticino, in Valtellina e massimamente a Chiavenna...


Cadelpicco

Un Parravicini valtellinese fondò una chiesa privata a Caspano nel 1546: ma essendosi trovato un crocifisso fatto a pezzi, il popolo in furore arrestò lui, che al tormento si confessò reo di tal sacrilegio: ma a Coira protestò aver confessato solo per lo spasimo, e se ne accertò autore uno studente... Caspano, il semenzajo della nobiltà valtellinese, abbondava più che altri di evangelici, come essi si intitolavano o di eretici come gl'intitolavano i nostri, ai quali predicava Angelo cappuccino piemontese; Lorenzo Gajo di Soncino minor osservante predicava a Mello, e un cappuccino a Traona... Francesco Calabrese e Girolamo da Mantova predicavano apertamente contro il battesimo dei bambini in Engadina, onde furono espulsi dall'inquisizione protestante, che non era meno intollerante della romana. Camillo Renato spacciò uguali dottrine a Caspano, poi a Chiavenna; e vi costituì una chiesa separata ove s'insegnava che l'anima finisce col corpo, che soli i giusti risorgeranno ma con corpo diverso, che niuna legge naturale impone cosa fare od ommettere, che il decalogo è inutile a coloro che credono, lor legge essendo lo spirito, che il battesimo e la cena son semplici segni di avvenimenti passati, e non portano alcuna grazia particolare o promessa."


Panorama da Cadelpicco

E, sulle tragiche vicende successive al 19 luglio 1629: "Andrea Paravicini da Caspano, preso dopo molti giorni, fu messo fra due cataste di legna e minacciato del fuoco se non abjurasse: durando costante, fu arso vivo. E si videro spiriti celesti aleggiargli intorno a raccoglierne lo spirito. Né fu questo il solo prodigio, onde le due parti pretesero che il Cielo ad evidenti segni mostrasse a ciascuna il suo favore. Ignobili affetti presero il velo della religione, e coll'eterna iracondia del povero contro il ricco, contadini e servi piombarono sui loro padroni, i debitori su cui dovevano, i drudi sui cauti mariti."


Mulattiera Cadelpicco-Sant'Anna

Torniamo sui nostri passi, ridiscendendo a Bedoglio. Qui lasciamo la strada e per una viuzza scendiamo alla vicina chiesa di San Pietro Apostolo (m. 796), eretta nel 1697 e restaurata nel 1903. Sempre seguendo la stradina scendiamo alle vicine case di Cadelpicco. Ci riportiamo alla strada asfaltata che scende verso Cadelsasso.
Invece di scendere, però, saliamo per breve tratto fino al vicino Bar. Qui parte una stradina che lascia la strada principale e scende verso sinistra. La seguiamo, passando a monte di un ampio prato e procedendo in direzione di una cappelletta, presso la quale vediamo la partenza di una larga mulattiera che scende verso sud-ovest, passando a sinistra di un traliccio ed entrando in una selva di castagni. Nella discesa passiamo a sinistra di un masso errante di forma tondeggiante. Più in basso la mulattiera procede diritta protetta a destra da un muretto a secco.


Chiesetta di Sant'Anna

Al termine della discesa passiamo a destra della chiesetta di S. Anna, uscendo al suo sagrato. Qui siamo ad un bivio: il sentiero Anna, alla nostra destra, procede verso ovest, in direzione di Naguarido, mentre un largo sentiero alla nostra sinistra scende sud-est, passando accanto ad alcune baite e confluendo nella strada provinciale che da Dazio sale a Poira. Scendiamo verso sinistra lungo questa strada, portandoci dopo un breve tratto sulla sinistra la partenza della strada che sale a Caspano. La ignoriamo a procediamo diritti. Dopo un’ampia curva verso destra ci riportiamo così al parcheggio di Dazio al quale abbiamo lasciato l’automobile.


Dazio

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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