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OSICCIO DI SOPRA-BIVACCO ALPE DEL DOSSO-LAGHI DI DELEGUAGGIO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Osiccio di Sopra-Canargo-Bivacco Alpe del Dosso-Bocchetta di Deleguaggio-Laghi di Deleguaggio
6 h e 30 min.
1270
EE
Primo giorno: Osiccio di Sopra-Canargo-Bivacco Alpe del Dosso
2 ore e 45 min.
670
E
Secondo giorno: Bivacco Alpe del Dosso-Bocchetta di Deleguaggio-Laghi di Deleguaggio
4 ore
800
EE
SINTESI. Lasciamo la ss. 38 dello Stelvio alla prima rotonda all’ingresso di Delebio (per chi proviene da Colico): alla chiesa parrocchiale svoltiamo a destra, acquistiamo il pass di accesso alla pista per i maggenghi, saliamo in direzione del versante orobico fino alla località Tavani di Delebio e proseguiamo su una pista sterrata fino a Osiccio di Sopra (m. 922). Da qui a piedi traversiamo su pista verso sinistra a Canargo di Sopra. Procediamo da Canargo di Sopra salendo per breve tratto, fino al bivio segnalato al quale prendiamo il sentiero che se ne stacca sulla sinistra (indicazioni per il bivacco Alpe del Dosso). Scendiamo gradualmente al ponte sospeso (m. 847) e ci portiamo sul fianco occidentale del Dosso Lungo, risalendo sulla mulattiera protetta (attenzione!) che si porta al centro del dosso, ad un bivio, al quale prendiamo a destra (indicazioni per il bivacco Alpe del Dosso). Passiamo poco a monte della Baita del Dosso (aperta; m. 1023) e cominciamo a salire con diversi tornanti fino alla radura della Baita di Mezzo (m. 1231). A monte della baita la mulattiera riprende, tornando nella pecceta ed inanellando numerosi tornanti fino ad uscire al limite dell'Alpe del Dosso. Ci troviamo così di fronte alla casera dell'alpe, nella quale è stato ricavato il bivacco Alpe del Dosso (m. 1513). Qui possiamo pernottare per dividere in due giornate l'escursione. L'escursione prosegue salendo diritti nella macchia di larici, fino ad incrociare, a quota 1560 metri, la Gran Via delle Orobie (Sentiero Andrea Paniga), segnalata da cartelli escursionistici. Seguiamo il cartello della G.V.O. che ci manda a destra (sud), in direzione della Casera di Luserna. Il sentiero dopo una portina si immerge in un bel bosco di abeti bianchi e faggi, traversando verso sud un ripido versante, quasi in piano, fino ad uscire in vista dell'ampio bacino dell'alpe Luserna. Sempre seguendo la Gran Via delle Orobie pieghiamo leggermente a destra, scendiamo per breve tratto per poi risalire verso sud-ovest al baitone dell'alpe Luserna (m. 1557), al centro del bacino. Proseguiamo diritti in direzione del costone boscoso del Pizzo Valtorta, fino a trovare, prima del costone, alla nostra sinistra la deviazione segnalata del sentierino che sale alla bocchetta di Deleguaggio per poi scendere ai laghi di Deleguaggio. Iniziamo ora a salire verso sud-ovest, proseguendo diritti e passando a destra del severo corstone roccioso che scende verso sud dalla cime del Cortese. Dobbiamo ora stare attenti perché la traccia non è affatto chiara. Guardando al crinale, vediamo uno stretto intaglio, la bocchetta di Deleguaggio. Per un buon tratto saliamo su un versante abbastanza ripido di pascoli e pietrame, poi pieghiamo leggermente a sinistra avvicinandoci ai roccioni e puntando allo stretto canalino che adduce alla bocchetta, canalino che si apre a sinistra di ampi lastroni sotto il crinale. L'ultima parte della salita richiede molta attenzione, perché la pendenza si fa più ripida e passiamo fra roccette molto insidiose se bagnate. Procediamo quindi con calma e cautela, ed alla fine siamo all'intaglio della bocchetta di Deleguaggio (o Deleguaccio, m. 2192). Scendiamo per un centinaio di metri di dislivello, sul versante opposto, su marcato sentiero, verso sinistra, tagliando verso sud-ovest un ripido versante di prati. Vediamo già davanti a noi la meta, il più basso dei laghi di Deleguaggio, di cui raggiungiamo la riva occidentale al termine della discesa. Alla sua destra si trova anche una baita rammodernata, di proprietà privata. Al lago inferiore di Deleguaggio (m. 2096) seguiamo la direzione del cartello che dà il lago di Sopra a 30 minuti, la bocchetta del Cortese ad un'ora ed il pizzo Alto ad un'ora e mezza. Passiamo dunque a sinistra della baita e procediamo diritti verso nord-est, puntando ad un evidente e ripido canalino. Lo raggiungiamo dopo una breve salita fra magri pascoli e pietrame. Il canalino è assai esposto sul lato destro. Saliamo al suo centro fra roccette non difficili, ma esposte. L'intera salita è assistita da corde fisse, che nei passaggi più esposti risultano essenziali. Inutile dire che in presenza di neve, ghiacico o terreno bagnato la salita è del tutto sconsigliabile. Le fatiche non durano però troppo a lungo, perché alla fine ci affacciamo ad un ripiano superiore, proprio ai piedi del versante occidentale della cima del Cortese. Ci accoglie una pozza; pochi metri più avanti ecco il lago superiore di Deleguaccio (2230 metri). Il ritorno avviene per la medesima via di salita.


Apri qui una fotomappa deella salita dall'alpe Luserna alla bocchetta di Deleguaggio

Il laghi di Deleguaggio (o Deleguaccio) sono gli unici laghi della Val Varrone, e sono nascosti in splendidi ripiani glaciali ai piedi dei giganti del crinale che la separa dalla Val Lesina, cioè della cima del Cortese e del pizzo Alto. Il loro nome rimanda alla voce dialettale "deleguàs", cioè "sciogliersi", e si riferisce allo sciogliemento dei nevai che li circondano su tre lati e li alimentano. Entrambi, infatti, sono posti in ripiano che solo sul lato occidentale si aprono al versante a valle, quindi in conche isolate, chiuse, ma non tetre. Vi si respira un'aria di alta montagna che non è frequente ritrovare nella catena orobica occidentale.
La via normale di salita per visitarli parte da Premana e dai suoi alpeggi (Premaniga, Deleguaggio). Dal versante di Val Lesina la traversata è più complicata e richiede sicura esperienza escursionistica, oltre che condizioni ideali di terreno e di visibilità.


Salita dall'alpe Luserna alla bocchetta di Deleguaggio

Si tratta di un'escursione molto lunga (fra andata e ritorno circa 9-10 ore), che richiede dunque allenamento molto buono. Meglio dividerla in due giornate, sfruttando la struttura del bivacco Alpe del Dosso, sempre aperto.
Il bivacco è stato ricavato nella Casera dell'Alpe del Dosso ("Munt del dòs", già citato in documenti del Cinquecento come monte di Arzago), una splendida e luminosa fascia di prati nella parte alta di quel Dosso Lungo (localmente , il “Dos”) che, degradando a nord del pizzo Stavello ("Piz Stavèl", m. 2269, sulla cui vetta si congiungono i confini dei comuni di Delebio, Rogolo ed Andalo), divide la valle in due rami, occidentale ed orientale ("Lésna de Lüserna" e "Lèsna de Mezzana"). L'alpe è, dunque, punto mediano di un dosso mediano, una sorta di baricentro della valle.
In ogni caso, dobbiamo salire ad Osiccio di Sopra sfruttando la nuova pista sterrata, previo acquisto di pass d'accesso, a Delebio, presso il Bar Cioca (via Roma 57), il Bar Milvia (via Stelvio, 123), il bar Zero8 (piazza S. Domenica, 20), il Blu Bar (via Stelvio, 19) o il Ristorante Domingo (via Carcano, 3).


Canargo di Sopra

Lasciamo la ss. 38 dello Stelvio alla prima rotonda all’ingresso di Delebio (per chi proviene da Colico): alla chiesa parrocchiale svoltiamo a destra, acquistiamo il pass di accesso alla pista per i maggenghi, saliamo in direzione del versante orobico fino alla località Tavani di Delebio e proseguiamo su una pista sterrata fino a Osiccio di Sopra. Da qui a piedi, seguendo le indicazioni dei cartelli, traversiamo su pista verso sinistra (est) a Canargo di Sopra (m. 987, "Canàrch de sura", località citata in diversi documenti del Cinquecento nella forma "Canargum").


Mulattiera protetta

Lasciamo l'ultima baita di Canargo alle spalle e procediamo su una stradella, seguendola per un breve tratto, fino a trovare i cartelli che segnalano un sentiero che se ne stacca sulla sinistra e che conduce in un'ora e mezza al bivacco Alpe Dosso (mentre restando sulla stradella e poi per sentiero si sale all'alpe Luserna in un'ora e mezza). Lasciamo la pista ed imbocchiamo il sentiero sulla sinistra (dal nome curioso di "Sentée del grìis") , ben marcato (non ci sono segnavia, ma non possiamo perderlo), che scende alternando tratti in piano e tratti in moderata discesa, verso sud-sud-est, tagliando il boscoso fianco della valle.


Mulattiera protetta

Il rumore del torrente Lesina (ramo occidentale) comincia a farsi sentire, ed alla fine della traversata ci portiamo proprio al guadoper il quale è stato di recente costruito un nuovo ponte sospeso (sul modello dei ponti tibetani, alquanto oscillanti se li si percorre con troppo impeto, ma strutturalmente più sicuri su versanti insabili rispetto ai tradizionali a struttura rigida). Il nuovo ponte ha sostituito uno precedente (“Punt del Dòs”, m. 847), più fermo ma strutturalmente più debole, costituito da assi sostenute da putrelle che poggiavano su spalle in muratura. La trazione dei fianchi della valle aveva deformato "a esse" le putrelle. L'instabilità del versante è testimoniata dal materiale alluvionale depositato sulle rive del ramo occidentale del torrente Lesina (che a sua volta raccoglie i rami della Lésna de Lüserna e della Lésna de Capél).
Per disporci all'attraversamento con il giusto stato d'animo troviamo un cartello, il primo di una serie che accompagna la salita al bivacco. Leggiamo: “Il Consorzio Montagna Viva desidera accompagnarti durante il tragitto con allegria e qualche spunto per meditare, immerso in una splendida vegetazione”. Segue una barzelletta del proverbiale Pierino.


Il bivacco Baita del Dosso

Il consorzio delebiese non si è limitato ad apporre i cartelli, ma ha curato gli interventi preziosissimi di messa in sicurezza del sentiero che risale il Dosso Lungo, oltre che l'apertura del bivacco.
Poniamo piede dunque sul fianco occidentale del Dosso Lungo e gli scenari cambiano. Siamo nella parte bassa del dosso, caratterizzata da versanti ripidissimi ed impressionanti. Il sentiero (una mulattiera protetta, potremmo dire) è sempre largo, spesso ben scalinato ed in più punti protetto da corrimano in legno, ma ugualmente incute timore, complice anche l'ombrosità dei luoghi ed il fatto che, salendo, vediamo bene i salti sopra i quali dobbiamo passare. Concentrazione e calma, dunque. Non bastasse, ci accoglia subito una croce, dedicata alla memoria di Enrico Molatore (1949-2014), profondo conoscitore di questi luoghi ed appassionato cercatore di funghi, che ha pagato la sua passione con uno scivolone mortale. Osservano i nostri sforzi e le nostre titubanze, con tutto il distacco della loro sapienza secolare, bellissimi esemplari di faggi ed abeti, che di problemi del genere proprio non ne hanno.


Baita di Mezzo

Dopo una prima rampa protetta ed una passerella in legno, cominciamo ad aggirare il versante per portarci al centro del dosso. I corrimano accompagnano buona parte della traversata, ma un passaggio su roccette umide impone attenzione. Più avanti una sorprendente bellissima scalinata, che non stonerebbe in ambiente urbano, ci sorprende in una natura così selvaggia. Intanto la voce sempre corrucciata del torrente si è spenda, si leva il profondo silenzio della pecceta, che lascia spazio solo al canto degli uccelli. Altri tratti ben lastricati conducono ad un ponticello in legno. Dopo un'ultima salitella abbiamo l'impressione che lo scenario sia mutato. Alla nostra sinistra sembra che i dirupi impressionanti non ci siano Più. Un versante sempre ripido ed insidioso, ma ormai il dosso mostra un volto meno arcigno.


Il bivacco Alpe del Dosso

In breve siamo ad un bivio (che poi è un trivio), alla Posa (ce lo dice una panchina in legno: “posa” significa luogo in cui si posa il carico per riposare). Due cartelli escursionistici della Comunità Montagna di Morbegno segnalano che salendo a destra si sale in un'ora al bivacco Alpe Dosso, mentre proseguendo diritti si traversa in un'ora al Ponte di Stavello. Diciamo che nel primo caso l'indicazione è oltremodo ottimistica: ci sono ancora più di 500 metri di dislivello da superare, e dobbiamo mettere realisticamente in conto un'ora e mezza o anche qualcosina in più. Ma questo è solo un dettaglio. Come è un dettaglio la storia del trivio. Andando avanti diritti di pochi passi vediamo che il sentiero si biforca: quello di sinistra (freccia bianca e segnavia rosso-bianco-rosso con numerazione 125 sul tronco di un albero) scende leggermente e traversa al ponte di Stavello (sul ramo orientale del torrente Lesina), mentre un sentierino sale leggermente verso destra nella direzione che un cartello del Consorzio Montagna Viva segnala portare al Rifugio Baita del Dosso. Si tratta in realtà di un bivacco, cioè di una struttura sempre aperta ricavata dalla Baita del Dosso.


Alpe del Dosso

Noi però prendiamo a destra, per il bivacco Alpe Dosso e cominciamo a salire diritti. Passiamo in breve proprio a monte della radura della Baita del Dosso (ristrutturazione della stalla semidiroccata chiamata "Bàrach del Dos", m. 1023; fa parte del sistema degli alpeggi del Dosso chiamato nel suo insieme "Munt del Dòs"), e sul lato sinistro del sentiero vediamo l'imbocco del sentiero che se ne stacca per scendere alla struttura. Proseguiamo salendo ancora per un bel tratto diritti, verso sud-est. Qualche raro segnavia bianco-rosso si fa vedere, per onore di firma, ma non c'è problema: il sentiero è sempre molto marcato e salendo diventa una vera e propria mulattiera. Dopo un lungo traverso troviamo il primo tornante a destra, primo di una lunga serie. Ricompare anche il cartello che conforta l'escursionista, e qui sembra scritto a quattro mani, perché propone due testi, un estratto della famosa canzone di Fiorella Mannoia “Quello che le donne non dicono” (inno alla femminilità) ed una barzelletta velatamente maschilista: un tale comunica ad un amico che alla moglie hanno rubato la carta di credito, ed alla domanda “Hai denunciato il furto?” risponde che non ce n'è bisogno, perché il ladro spenderà sicuramente meno della moglie.


Alpe del Dosso

Dopo diversi tornanti la pecceta si illumina ed usciamo alla radura della Baita di Mezzo ("Baita de Mèz", m. 1231; fa parte del sistema degli alpeggi del Dosso chiamato nel suo insieme "Munt del Dòs"). Guardando a nord l'orizzonte comincia ad allargarsi: non più solo la Costiera dei Cech, ma cominciano a far capolino alcune cime della Val dei Ratti e della Val Codera, cioè, da sinistra, la punta di lancia del Sasso Manduino, il monte Gruf ed il pizzo di Prata. A monte della baita la mulattiera riprende, in molti tratti ben lastricata, e riprende anche l'inesorabile sequenza dei tornanti nella quiete della pecceta. Altri due cartelli che propongono un gioco di parole ed una serie di proverbi da culture diverse è un ottimo pretesto per tirare il fiato. Di nuovo più luce si fa strada nella pecceta, in alto si intravede la radura, il sentiero diventa un piccolo capolavoro di ordine e grazia ed alla fine siamo alla soglia dell'Alpe del Dosso (m. 1513; fa parte del sistema degli alpeggi del Dosso chiamato nel suo insieme "Munt del Dòs" già citato in documenti del Cinquecento come monte di Arzago), una splendida e luminosa fascia di prati nella parte alta di quel Dosso Lungo (localmente , il “Dos”) che, degradando a nord del pizzo Stavello ("Piz Stavèl", m. 2269, sulla cui vetta si congiungono i confini dei comuni di Delebio, Rogolo ed Andalo), divide la valle in due rami, occidentale ed orientale ("Lésna de Lüserna" e "Lésna de Mezzana"). L'alpe è, dunque, punto mediano di un dosso mediano, una sorta di baricentro della valle.


Alpe del Dosso

Ci salutano con un benvenuto il Consorzio Montagna Viva e l'Ersaf. Davanti a noi ecco subito l'edificio della casera dell'alpe (Casera o Caseri del Dos), nel quale è stato ricavato il bivacco Alpe del Dosso, che dispone di sei posti letto, oltre che di una cucina con due tavoli, stoviglie, stufa con piastra per cucinare e servizio igienico. La struttura dispone di energia elettrica da pannelli fotovoltaici. Una vicina fontana permette di rifornirsi d'acqua. Ma la cosa che più stupisce è l'accoglienza dei membri del consorzio, gentilissimi e disposti a condividere un bel momento di convivialità. Una targa all'esterno recita: “Alpe Dosso. Sempre uniti nell'amore della montagna a ricordo del caro amico Enrico Ceciliani”. Vicino al rifugio c'è anche una struttura coperta ed una rete elastica per il divertimento dei bambini. Insomma, soprattutto nei finesettimana estivi la gente qui sale, e non soffre di malinconia.
Ottimo il panorama soprattutto sulle Lepontine (pizzo Ledù, monte Berlinghera e, sul fondo della Valle Spluga, pizzo Tambò) e sulle Alpi Retiche della Valchiavenna (pizzo Groppera, pizzo di Prata e Sasso Manduino). A monte del bivacco, oltre il limite dei prati, una piccola macchia di radi larici aggiunge un tocco bucolico all'armonia dell'insieme.
Se abbiamo un eccellente allenamento possiamo proseguire in giornata, altrimenti pernottiamo presso il bivacco.
L'escursione prosegue salendo diritti nella macchia di larici, fino ad incrociare, a quota 1560 metri, la Gran Via delle Orobie (Sentiero Andrea Paniga), segnalata da cartelli escursionistici. Seguiamo il cartello della G.V.O. che ci manda a destra (sud), in direzione della Casera di Luserna. Il sentiero dopo una portina si immerge in un bel bosco di abeti bianchi e faggi, traversando verso sud un ripido versante, quasi in piano, fino ad uscire in vista dell'ampio bacino dell'alpe Luserna.


Sentiero Luserna-Dosso

Sempre seguendo la Gran Via delle Orobie pieghiamo leggermente a destra, scendiamo per breve tratto per poi risalire verso sud-ovest al baitone dell'alpe Luserna (m. 1557), al centro del bacino. Proseguiamo diritti in direzione del costone boscoso del Pizzo Valtorta, fino a trovare, prima del costone, alla nostra sinistra la deviazione segnalata del sentierino che sale alla bocchetta di Deleguaggio per poi scendere ai laghi di Deleguaggio.
Iniziamo ora a salire verso sud-ovest, proseguendo diritti e passando a destra del severo corstone roccioso che scende verso sud dalla cime del Cortese. Dobbiamo ora stare attenti perché la traccia non è affatto chiara. Guardando al crinale, vediamo uno stretto intaglio, la bocchetta di Deleguaggio, chiamata localmente Us'ciöl, cioè "piccola apertura" o "piccola porta" (nelle baite di un tempo era la piccola apertura, in basso, usata per il ricambio dell'aria).


La salita dal Dosso Lungo alla bocchetta di Deleguaggio

Per un buon tratto saliamo su un versante abbastanza ripido di pascoli e pietrame, poi pieghiamo leggermente a sinistra avvicinandoci ai roccioni e puntando allo stretto canalino che adduce alla bocchetta, canalino che si apre a sinistra di ampi lastroni sotto il crinale. L'ultima parte della salita richiede molta attenzione, perché la pendenza si fa più ripida e passiamo fra roccette molto insidiose se bagnate. Procediamo quindi con calma e cautela, ed alla fine siamo all'intaglio della bocchetta di Deleguaggio (o Deleguaccio, m. 2192).


Lago inferiore di Deleguaggio

Baita presso il lago inferiore di Deleguaggio

Siamo sul crinale fra Val lesina ed alta Val Varrone e si apre un panorama ampio e spettacolare: alle spalle dell'articolato profilo della Val Varrone si disegnano le Prealpi lecchesi, con uno spicchio del lago di Como. Incrociamo qui l'alta Via della Valsassina, che segue il crinale dal monte Legnone al monte Rotondo. Un crinale assai impegnativo, stretto e molto esposto.
Dalla bocchetta scendiamo subito, per un centinaio di metri di dislivello, sul versante opposto, su marcato sentiero, verso sinistra, tagliando verso sud-ovest un ripido versante di prati. Vediamo già davanti a noi la meta, il più basso dei laghi di Deleguaggio (o Deleguaccio), di cui raggiungiamo la riva occidentale al termine della discesa. Il lago viene di frequente raggiunto da escursionisti che salgono da Premana e dai suoi alpeggi, di Premaniga e Deleguaggio. Alla sua destra si trova anche una baita rammodernata, di proprietà privata. Le sue acque sono fredde e scure, perché si trova circondato da ripidi versanti e roccioni su tre lati. E' un lago abbastanza ampio, delle dimensioni approssimative di un campo di calcio.
Al lago inferiore di Deleguaggio (m. 2096) troviamo una statuetta di madonna con bambino in marmo rosa ed alcuni cartelli escursionistici. Un cartello dà, nella direzione dalla quale siamo scesi, il monte Legnone a 2 ore. Scendendo verso destra invece ci si porta in 40 minuti all'alpe Deleguaggio. Procedendo diritti, infine (ed è la direzione che ci interessa) si sale al lago di Sopra in 30 minuti, alla bocchetta del Cortese in un'ora ed al pizzo Alto in un'ora e mezza.


Il percorso al lago inferiore di Deleguaggio

Canalino di salita al lago superiore di Deleguaggio

Il lago superiore di Deleguaggio

Il lago superiore di Deleguaggio

Passiamo dunque a sinistra della baita e procediamo diritti verso nord-est, puntando ad un evidente e ripido canalino. Lo raggiungiamo dopo una breve salita fra magri pascoli e pietrame. Il canalino è assai esposto sul lato destro. Saliamo al suo centro fra roccette non difficili, ma esposte. L'intera salita è assistita da corde fisse, che nei passaggi più esposti risultano essenziali. Inutile dire che in presenza di neve, ghiacico o terreno bagnato la salita è del tutto sconsigliabile.
Le fatiche non durano però troppo a lungo, perché alla fine ci affacciamo ad un ripiano superiore, proprio ai piedi del versante occidentale della cima del Cortese. Ci accoglie una pozza; pochi metri più avanti ecco il lago superiore di Deleguaccio (sulla palina l'altitudine indicata, 2115 metri, è di molto inferiore alla realtà - probabilmente l'indicazione corretta voleva essere 2215 -, che è di circa 2230 metri). Un lago più piccolo, che curiosamente, grazie alla migliore esposizione, ha acque più calde. I luogo è davvero affascinante, raccolto, chiuso, ma con uno spiraglio panoramico che ad ovest raggiunge il gruppo del Monte Rosa.


Il lago superiore di Deleguaggio

Il lago superiore di Deleguaggio

Un cartello escursionistico indica il sentierino che prosegue al Cortese Alto, cioè al crinale fra Val Varrone e Val Lesina.
Per il ritorno ripercorriamo la medesima via di salita, con tutte le dovute attenzioni del caso nella discesa del canalino che riporta al lago inferiore di Deleguaggio. La stessa cautela, ed anche maggiore, va esercitata nella discesa del primo tratto del canalino che si apre dalla bocchetta di Deleguaggio sul versante di Val Lesina. Poi non ci sono più problemi, se non la disattenzione indotta dalla stanchezza, che talvolta è causa di incidenti anche non banali.


La conca del lago superiore di Deleguaccio

CARTA E MAPPA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Apri qui la carta on-line, e di Google-Map


Mappa del percorso dall'alpe Luserna al lago superiore di Deleguaggio, sulla base di Google Map

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