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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Serterio-Scalubi-Dondone
2 h
560
E
SINTESI. Lasciamo la ss. 38 dello Stelvio prendendo a sinistra (se proveniamo da Sondrio) al primo svincolo utile per Talamona, salendo poi verso sinistra, fino alla chiesetta di San Gerolamo al Serterio (m. 345). Parcheggiata l’automobile, procediamo sulla strada che sale, oltre la chiesa, superando un lavatoio coperto, una fontana ed una casa che mostra sulla facciata un dipinto sacro. La strada volge leggermente a destra, poi a sinistra. Ad un bivio, lasciamo la strada che prosegue sulla destra e percorriamo una stradina asfaltata che va a sinistra. Ben presto vediamo un tratturo in cemento che se ne stacca sulla destra, e lo imbocchiamo, salendo diritti. Alla nostra sinistra vediamo il grande capanno di un’azienda agricola, e fra esso e la strada una larga fascia di prati. Più o meno a metà fra il capanno ed l’ultima abitazione che si trova alla fin del tratturo, guardando alla boscaglia che delimita il prato sul lato opposto rispetto a quello su cui ci troviamo, noteremo un piccolo varco. Lo raggiungiamo e scopriamo un sentierino che scende alla riva occidentale (di destra, per noi) del torrente Malasca. Un ponticello in legno ci permette di passare sul lato opposto (da destra a sinistra, per noi) del torrente, dove troviamo la partenza della larga mulattiera. Notiamo qualche bollo rosso ed un cartello di divieto di transito con mezzi motorizzati. La mulattiera, dopo un breve tratto a sinistra, comincia a salire, decisa, il fianco della valle verso sud, con rapidi tornantini. Ad un bivio prendiamo a destra e ci portiamo a Scalubi (m. 687). Alla parte alta dei prati giunge una pista sterrata: la raggiungiamo e, dopo un breve tratto a destra ed uno a sinistra, saliamo ad intercettare la carrozzabile che dal Serterio sale al Dondone. Seguendola, ragigungiamo dopo qualche tornante i prati del Dondone (m. 906).


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Il Dondone è il più orientale dei maggenghi di Talamona. È posto a 906 metri, su un terrazzo molto panoramico, in quel marcato sperone che si origina sotto il pizzo della Pruna (m. 1801) e scende ai conoidi del torrente Tartano e Malasca, sul fondovalle della bassa Valtellina. Dal fondovalle, peraltro, non si vede il maggengo, nonostante non sia di dimensioni modeste. Fin qui, nulla di particolare. La sua singolarità sta nel fatto che è una sorta di piccolo mondo isolato, poiché non vi sono sentieri che proseguano nella salita del versante a monte dello stesso o traversino ai maggenghi posti ad occidente. Ve n’è, in verità, uno che si addentra sul versante meridionale della Val di Tartano. Un tempo rivestiva una certa importanza, perché consentiva una lunga traversata fino agli alpeggi all’imbocco della Val Corta (Postareccio, Piscino), o anche direttamente a Tartano per il ponte della Corna, evitando il passaggio del difficile sbocco della Val Vicima. Oggi il sentiero si è in buona parte perso (molto difficile trovarne anche solo l’imbocco), ed il Dondone ha acquisito quella singolare situazione di nucleo isolato che ne fa una meta perfetta di escursione: arrivati lì, si può ben dire che il cammino sia terminato. Singolare anche l’etimo, probabilmente da un cognome (Dondoni è cognome di origine veneta).
Di recente è stata tracciata una pista sterrata che consente l’accesso agli autoveicoli: la troviamo raggiungendo la frazione del Serterio di Talamona, la più orientale e prossima al torrente Tartano, e proseguendo lungo la strada che lambisce il piede del monte, cioè del largo sperone di cui abbiamo detto. La strada risale con diversi tornanti il fianco orientale dello sperone, traversa sul lato opposto e termina al maggengo.
Esiste però la storica mulattiera che sale per il versante opposto, quello occidentale, scavalcando nel suo tratto iniziale il roccioso sbocco della Val Malasca. La salita per questa via, non lunga né difficile, costituisce una bella passeggiata di un’ora e mezza o poco più, godibilissima soprattutto in autunno ed a primavera inoltrata. Unico problema, individuare il punto di partenza della mulattiera, cosa non del tutto agevole. Vediamo come fare. Per raggiungere il Serterio (m. 345) dobbiamo lasciare la ss. 38 dello Stelvio prendendo a sinistra (se proveniamo da Sondrio) al primo svincolo utile per Talamona, salendo poi verso sinistra, fino alla chiesetta di San Gerolamo.
Parcheggiata l’automobile, procediamo sulla strada che sale, oltre la chiesa, superando un lavatoio coperto, una fontana ed una casa che mostra sulla facciata un dipinto sacro. La strada volge leggermente a destra, poi a sinistra. Ad un bivio, lasciamo la strada che prosegue sulla destra e percorriamo una stradina asfaltata che va a sinistra. Ben presto vediamo un tratturo in cemento che se ne stacca sulla destra, e lo imbocchiamo, salendo diritti. Alla nostra sinistra vediamo il grande capanno di un’azienda agricola, e fra esso e la strada una larga fascia di prati. Più o meno a metà fra il capanno ed l’ultima abitazione che si trova alla fin del tratturo, guardando alla boscaglia che delimita il prato sul lato opposto rispetto a quello su cui ci troviamo, noteremo un piccolo varco. Lo raggiungiamo e scopriamo un sentierino che scende alla riva occidentale (di destra, per noi) del torrente Malasca. Più a valle possiamo notare gli imponenti lavori di arginatura effettuati dopo la disastrosa esondazione del luglio del 2008. A monte possiamo vedere il selvaggio imbocco della valle.
Un ponticello in legno ci permette di passare sul lato opposto (da destra a sinistra, per noi) del torrente, dove troviamo la partenza della larga mulattiera. Notiamo qualche bollo rosso ed un cartello di divieto di transito con mezzi motorizzati. La mulattiera, dopo un breve tratto a sinistra, comincia a salire, decisa, il fianco della valle, con rapidi tornantini. All’inizio procediamo all’ombra di una fresca selva di castagni, poi questa si dirada e si aprono i primi interessanti scorci su Talamona e la bassa Valtellina, fino al lago di Como. Inizia, però, anche il tratto più impressionante, perché la mulattiera in alcuni punti è incisa nella viva roccia: la presenza di ghiaccio o il fondo bagnato possono quindi costituire un problema da non sottovalutare, perché qualche tratto è esposto. Non stupisce, quindi, l’edicola con un’immagine sacra che troviamo poco più avanti: sulla protezione dei santi contavano le genti di montagna di un tempo, anche a fronte delle insidie legate alle faticose salita con carichi sempre pesanti da portare sulle spalle. Incontriamo anche un crocifisso in legno sul tronco di un pino silvestre; poi la mulattiera rientra nella selva e piega a sinistra, allontanandosi dal ripido fianco della valle.
Qualche prato sulla nostra destra  preannuncia il nucleo di Scalubi, che si trova a 687 metri: lo raggiungiamo prendendo a destra ad un bivio (attenzione, perché la traccia principale sembra quella che prosegue diritta). Una breve salita fra muretti a secco ci porta questo graziosissimo balcone di prati, un autentico belvedere sull’intera bassa Valtellina e l’alto Lario. Bello anche il colpo d’occhio a nord, che mostra la Costiera dei Cech e qualche squarcio del gruppo del Masino (i pizzi del Ferro, la costiera Remoluzza-Arcanzo ed il monte Disgrazia). Appena prima dei prati e delle baite del maggengo troviamo, sulla sinistra della mulattiera, una cappelletta sulla quale si legge “Fam. Ciaponi Domenico p.s.d.f.l. (cioè: “per sua devozione fece costruire”) – 1895”. All’interno troviamo un dipinto di Madonna con bambino e San Giuseppe, contornato da santi (Santa Caterina, San Carlo e San Bernardo, a destra, San Domenico, Sant’Angela e Sant’Antonio Abate, a sinistra). Fra le baite, ben tenute, troviamo anche una fontanella.
Alla parte alta dei prati giunge una pista sterrata: la raggiungiamo e, dopo un breve tratto a destra ed uno a sinistra, saliamo ad intercettare la già citata carrozzabile che dal Serterio sale al Dondone. Proseguiamo a salire verso destra, sulla strada. Dopo tre sequenze di tornanti sx-dx, passiamo a monte di alcuni prati, alla nostra destra. Sempre più ampio il panorama sull’alto Lario. Un’ultima sequenza di tornanti sx-dx ci porta sul limite basso dei prati del Dondone. Seguendo la strada, ci portiamo alle prime baite; questa, poi, piega a sinistra e termina ad un’ultima baita, posta proprio su un poggio di prati, nella posizione massimamente panoramica.
Partendo da ovest (sinistra), vediamo il pizzo di Olano, all’imbocco della Val Gerola, e, procedendo verso sinistra, il caratteristico corno del monte Legnone, a presidio dell’angolo meridionale della bassa Valtellina. Poi un bello spaccato dell’alto Lario e della alpi Lepontine. Segue la Costiera dei Cech, che si mostra interamente, con il variegato intarsio dei suoi paesi. Infine, il gruppo del Masino, con il fianco settentrionale della Valle di Spluga, i pizzi del Ferro, la cima di Zocca, la costiera Remoluzza-Arcanzo ed il monte Disgrazia.
Come dicevo, qui termina l’escursione. In verità, procedendo dalla baita verso il limite del bosco, si nota, cercando con un po’ di attenzione, un sentiero che si addentra nella selva e sale ad una sorta di porta. Procede ancora, per un tratto, e finisce con il perdersi. Di solito sul crinale di ampi dossi come questo ci sono sentieri che li percorrono interamente. Ma questo è un dosso singolare: non riesce ad approdare al crinale principale che separa la Val di Tartano dalla bassa Valtellina, ma si infrange prima, sotto il dirupato e selvaggio versante che scende a nord del pizzo della Pruna.


Talamona

Prestiamo, inoltre, attenzione nel ritorno a non perdere il sentiero;  in particolare, è assolutamente da evitare una discesa a vista verso destra, dove sono in agguato alcuni ripidi salti rocciosi che è meglio non incontrare da vicino. Il ritorno, infine, può avvenire per la medesima via di salita, oppure seguendo interamente la carozzabile. In questo secondo caso, raggiunto il fondovalle percorriamo a sinistra la strada che ci porta alla frazione Serterio.


Panorama dal Dondone


Talamona

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