APPENDICE (LAGO NEGRO)
Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Strada per Eita-Passo di Dosdè
4 h
1220
E
SINTESI. Salendo in automobile in Val Grosina (acquisto del pass giornaliero a Fusino), procediamo in direzione di Eita e passiamo dal lato destro (per noi) a quello sinistro della valle. Superato il ponte di Guer (cartello), troviamo una sequenza di tornanti sx-dx-sx-dx, poi un ampio spiazzo per il parcheggio sulla destra della strada (m. 1620 circa). Lasciamo qui l'automobile e proseguiamo a piedi sulla strada, fino a trovare una pista che se ne stacca sulla sinistra qualche centinaio di metri prima del nucleo di Eita. Passiamo a monte dell'alpe Avedo e, superata la località Stabini (m. 1821), entriamo nella piana di Vermoléra (m. 1927); la pista si è fatta sentiero e si avvicina al torrente, il Roasco (o Rio) di Avedo, che, per un tratto ancora, rimane alla nostra sinistra. Attraversiamo un ponticello e passiamo sul lato opposto della valle, iniziando a salire un gradino di soglia che ci fa approdare alla piana dei laghetti di Tres (m. 2186). Ignorata la deviazione a sinistra del Sentiero Italia, pieghiamo leggermente a destra (nord-ovest), tagliando in diagonale l'ampio versante settentrionale a monte della piana e guadagnando quota con molta gradualità. Al termine della salita, aggiriamo un dosso e si apre di fronte a noi il lungo pianoro che precede un nuovo e modesto gradino, superato il quale, sempre verso ovest-nord-ovest, siamo alla conca che ospita il bellissimo lago Negro (m. 2560). Passiamo alla sua sinistra seguendo la riva meridionale e quella occidentale. Seguiamo ora con attenzione i segnavia e procediamo verso nord-nord-ovest: superato il primo breve gradino, pieghiamo a destra (nord-est), raggiungiamo alcuni modesti specchi d'acqua, e ci accingiamo agli ultimi sforzi, portandoci sul versante sinistro del canalone. Passiamo così proprio ai piedi del terrazzo roccioso al di sopra del quale si mostra il rifugio Dosdè. La salita diretta non è possibile, per cui dobbiamo aggirare l'ostacolo proseguendo verso la sella del passo e lasciando il rifugio alla nostra sinistra, per poi piegare a sinistra e raggiungerlo con un ultimo traverso. In breve raggiungiamo, così, la croce posta sui 2824 metri del passo di Dosdè ("Pas Dosdé") che ospita il rifugio o capanna di Dosdè.

La val d'Avédo, o di Vermolera, rappresenta il cuore nascosto e selvaggio della Val Grosina, ed insieme la meta di una delle più classiche escursioni fra queste montagne, quella al rifugio Dosdè (m. 2824), al passo omonimo.
Per raggiungere l'imbocco della valle dobbiamo percorrere la strada che da Grosio risale la Val Grosina, superando Ravoledo e Fusino (dove bisogna acquistare un ticket per il transito; tariffa 24 h 2015: 3 Euro). La strada più avanti passa dal lato destro (per noi) a quello sinistro della valle e raggiunge il ponte di Guer (cartello). Oltre il ponte ci attende una sequenza di tornanti sx-dx-sx-dx, poi un ampio spiazzo per il parcheggio sulla destra della strada (m. 1620 circa). Lasciamo qui l'automobile e proseguiamo a piedi sulla strada, fino a trovare una pista che se ne stacca sulla sinistra qualche centinaio di metri prima del nucleo di Eita. I cartelli segnalano che stiamo percorrendo un tratto del Sentiero Italia, che però si separa dal sentiero per il rifugio alla piana dei laghetti di Tres. Si tratta della strada che sale ai prati di Avedo (o Avè, dalla voce dialettale “avéd”, abete, m. 1670). stretta e ripida.
La pista, sulla quale all'asfalto si sostituisce ben presto la terra battuta, passa a monte dei prati dell'alpe, e regala diversi scorci panoramici su Eita, riconoscibile per il caratteristico campanile. Stiamo risalendo il primo dei gradini che la valle, nel suo sviluppo, propone: lo scenario, qui, è ancora quello gentile dei pascoli verdeggianti che hanno permesso, in Val Grosina, quel largo sviluppo della zootecnia per il quale essa è famosa. Superato un piccolo spiazzo che viene utilizzato da qualche audace automezzo come parcheggio, ci avviciniamo alla porta che introduce al secondo gradino.
Superata la località Stabini (localmente "i Stabimi", m. 1821, nucleo citato in un documento del 1787: "monte alle stabine in Vermolera"), infatti, entriamo nella piana di Vermoléra; la pista si è fatta sentiero e, qui, si avvicina al torrente, il Roasco (o Rio) di Avedo, che, per un tratto ancora, rimane alla nostra sinistra.

L'alpe di "Vérmulèra" è citata in un documento del 1543. L'aspetto solitario della piana è mitigato dalle due baite (m. 1927), mentre sul fondo è già ben visibile il successivo gradino che ci impegnerà nella salita. Ora, però, attraversiamo un ponticello e passiamo sul lato opposto della valle (c'è anche un sentiero che resta sul medesimo lato, ma è meno agevole), lasciando il torrente alla nostra destra. Il sentiero, ben marcato, si allontana, poi, dal torrente, che scende, alla nostra destra, da una breve gola.
La salita è, in questo tratto, abbastanza ripida, per cui si rende probabilmente necessaria qualche sosta, che ci consente di abbracciare con un colpo d'occhio il percorso effettuato dalla piana di Vermolera. Passiamo anche vicino ad una singolare struttura in pietra, a forma di ogiva o di igloo. Se ne trovano di simili sul versante retico mediovaltellinese (per esempio appena sotto il nucleo di Campione a monte di Bianzone o all'alpe Lughina sopra Villa di Tirano). Molto probabilmente fungevano da ricovero per i pastori.
Alla fine, ecco la piana dei laghetti di Tres ("lach di Trés", m. 2186, chiamati in passato anche "Laghi di Avedo"), posti poco a sud delle baite omonime: al suo ingresso, ci riportiamo a destra del torrente, che qui defluisce dal più grande dei laghetti.

Lo scenario comincia a mutare, ma la piana è ancora connotata da un aspetto gentile e raccolto. Nei pressi della baita più grande, un cartello segnala che il Sentiero Italia si stacca ora da quello che sale al passo di Dosdè. Quest'ultimo piega leggermente a destra (nord-ovest), tagliando in diagonale l'ampio versante settentrionale a monte della piana e guadagnando quota con molta gradualità.
Alla nostra destra, intuiamo, oltre il gradino roccioso dal quale scende un ramo del torrente, la presenza di un laghetto alpino, quello di Spalmo, a 2515 metri. Noi, però, lasciamo alle spalle il versante settentrionale e ci accingiamo ad aggirare il dosso che nasconde alla vista il segmento più alto della valle; ci accompagna qualche segnavia bianco-rosso. C'è ancora parecchia strada da fare: al termine della salita, infatti, si apre di fronte a noi il lungo pianoro che precede un nuovo e modesto gradino. Siamo ormai nel regno della solitudine: il pian del Fréc' presenta tutte le caratteristiche degli scenari di alta quota, dove i pascoli sempre più magri cedono il passo ai massi ed agli sfasciumi. La piana ha un andamento assai tranquillo, che ci permette di ammirare, sulla nostra destra, l'aspro versante sud-occidentale della più alta cima di questo gruppo montuoso, la cima Viola (m. 3374), che da qui appare come un modesto corno che chiude a sinistra il fianco del massiccio.
Ancora un gradino, per quanto modesto, prima di accedere alla conca che ospita il bellissimo lago Negro (lac Négru, m. 2560, chiamato in passato anche "Lago Scuro"), che, unito allo scenario dei corrugati contrafforti della cima Viola, regala uno dei più affascinanti scorci di alta montagna del versante retico valtellinese. Il sentiero percorre buona parte del perimetro del lago, di origine morenica. Ci portiamo, così, passando alla sua sinistra, sul lato suo occidentale, dal quale esso si mostra in tutta la sua ampiezza e bellezza.
Ci sono ancora un paio di gradini da risalire, prima di guadagnare il passo. Il sentiero si fa sempre più labile, per cui dobbiamo prestare molta attenzione ai segnavia, per evitare fatiche inutili nel caotico dedalo dei massi di ogni dimensione che occupano il versante che ci separa dal passo. Superato il primo breve gradino, pieghiamo a destra (nord-est), raggiungiamo alcuni modesti specchi d'acqua, raggiungiamo alcuni modesti specchi d'acqua e ci accingiamo agli ultimi sforzi: portandoci sul versante sinistro del canalone, passiamo proprio ai piedi del terrazzo roccioso al di sopra del quale si mostra il rifugio. La salita diretta non è possibile, per cui dobbiamo aggirare l'ostacolo proseguendo verso la sella del passo e lasciando il rifugio alla nostra sinistra, per poi piegare a sinistra e raggiungerlo con un ultimo traverso.
In breve raggiungiamo, così, la croce posta sui 2824 metri del passo di Dosdè ("Pas Dosdé"). Il rifugio, o capanna di Dosdè ("Capàna Dosdé"), del CAI di Bormio, non è sempre aperto: se si desidera fruirne, bisogna chiedere le chiavi a Fusino. Per raggiungerlo, sono necessarie circa 4 ore di cammino, che permette di superare un dislivello di quasi 1200 metri.
Dal passo si può scendere facilmente in val Cantone di Dosdè, seguendo gli abbondanti segnavia. Nella prima parte della discesa dal passo ci muoviamo fra blocchi e sfaciumi, poi raggiungiamo una più tranquilla traccia che scende gradualmente fra magri pascoli e pietrame. Siamo sul lato di sinistra (per noi) della valle e ne assecondiamo l'andamento volgendo gradualmente a destra.


Discesa dal passo di Dosdè

Discesa dal passo di Dosdè

Discesa dal passo di Dosdè

Discesa dal passo di Dosdè

Discesa in Val Cantone di Dosdè

Val Cantone di Dosdè

Raggiunto il punto mediano della passiamo da sinistra a destra del torrente che corre al suo centro, raggiungendo la malandata Baita del Pastori (m. 2361). Qui ignoriamo la deviaizone a destra per il bivacco Caldarini e seguendo le indicazioni di un cartello proseguiamo sul largo sentiero che scende gradualmente a destra del torrente, verso nord. A quota 225 un ponte ci riporta sul lato sinistro della valle e procediamo in direzione dell'alpe Dosdè. Alla nostra destra, leggermente rialzato, il rifugio Federico in Dosdè, al quale possiamo portarci per pernottare.


Il rifugio Federico in Dosdè (clicca qui per ingrandire)

Se preferiamo il rifugio Val Viola, proseguiamo verso le baite dell'alpe Dosdé (m. 2129). Seguiamo poi la stradella che supera il torrente di Val Viola e sale ad intercettare la pista principale che risale l'intera Val Viola Bormina. Seguendola verso sinistra, saliamo gradualmente al ripiano terminale, poco sotto il passo di Val Viola, che ospita i laghi di Val Viola ed il rifugio Val Viola (m. 2315).


Apri qui una panoramica della Val Cantone di Dosdé

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - elaborata su un particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

GALLERIA DI IMMAGINI

   

ALTRE ESCURSIONI IN VAL GROSINA

APPENDICE: Viene qui di seguito riportata la relazione di Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo “G. Piazzi” di Sondrio, sul lago Nero e sul lago di Tres (nella raccolta “I laghi alpini valtellinesi”, Padova , 1894)




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