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Apri qui una panoramica verso nord dalla chiesetta di San Giuliano

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Monastero di Dubino-San Giuliano
1 h e 20 min.
410
E
Monastero di Dubino-San Giuliano-Pista Cino-Piazza-Mulattiera-Monastero di Dubino
2 h e 45 min.
410
E
SINTESI della via più lunga. Dalla casa in cui abitò Walter Bonatti in frazione Monastero di Dubino (presso la chiesa, m. 265) seguiamo le indicazioni del cartello che ci indirizza ad un sentiero che sale gradualmente nel bosco verso ovest-nord-ovest, fino al rudere della calchera di quota 538; qui (indicazioni) piega a destra e sale più ripido con serrati tornanti in direzione nord e nord-est, fino ad uscire dal bosco sui prati che ospitano le baite ed il rudere della chiesetta di San Giuliano (m. 768),
ANELLO DI SAN GIULIANO. Da San Giuliano saliamo seguendo una pista che va a destra alla carrozzabile, con fondo sterrato ed in cemento, che da Cino sale all'alpe Piazza. iniziamo a scendere (leggera discesa e tratti in piano) effettuando un lungo traverso in direzione ovest.
Imbocchiamo il primo tornante dx ed il successivo tornante sx, dopo il quale stiamo attenti sul lato destro a non perdere la partenza di una mulattiera segnalata che scende a Dubino. Scendiamo decisi e dopo alcuni tornanti ignoriamo il sentiero che si stacca sulla sinistra e proseguiamo sulla mulattiera, fino ad un nuovo bivio. Qui un cartello segnala la partenza del cosiddetto Sentiero dell'Acqua, che traversa quasi in piano il versante appena a monte di Dubino e ci riporta a Monastero, cioè al punto di inizio dell'escursione.


Apri qui una fotomappa della Costiera dei Cech

Sul lungo crinale che dai 2143 metri del monte Brusada, fra Costiera dei Cech e Valle dei Ratti, scende fino a Dubino, sul fondovalle, passando per il passo del Culmine (m. 1818), per i monti Bassetta (m. 1746) e Foffricio (m. 1258), per l’alpe Piazza (m. 980), sono posti, più in basso, anche i prati di San Giuliano (m. 760). Si tratta di una località sconosciuta ai più, che merita, però, di essere visitata, per il fascino profondo della sua mistica solitudine.
Del nucleo di S. Giuliano parla anche il vescovo di Como, di orogine morbegnese, Feliciano Ninguarda, nel resoconto della sua visita pastorale del 1589: "A due miglia sopra il monte vi è un'altra famiglia di coloni del predetto monastero (sc. di Dubino). Sono venti famiglie tutte cattoliche. La chiesa è dedicata a S. Giuliano, da cui prende il nome la frazione, ma raramente vi si celebra la messa". S. Giuliano, poi, è, secondo un'antichissima tradizione, uno dei sette eremiti legati alla leggenda dei Sette Fratelli e disseminati in altrettanti punti della bassa Valtellina.
Ecco quel che scrive don Domenico Songini, in “Storie di Traona – II” (Sondrio, 2004), inserendo il santo nell’alone dei santi sette fratelli di cui narra un’antichissima leggenda assai diffusa fra i Cech: “Sullo sperone di roccia calcarea che divide la valle del Mera dalla valle dell'Adda sorge la chiesetta dedicata a san Giuliano, che già anticamente era segnalato nella cerchia dei Santi Sette Fratelli. Chi era san Giuliano? Probabilmente era un militare della legione delle Gallie, all'epoca dell'imperatore Decio (248-251). Questi, per rafforzare la religione pagana, impose ai militari ed ai funzionari pubblici di munirsi di un attestato d'aver sacrificato agli dei. Il tribuno Fereolo e vari suoi militari, tra i quali Giuliano di Bienne, rifiutarono il sacrificio e vennero pertanto decapitati. Il culto di san Giuliano si diffuse in Alvernia ed in Italia Settentrionale, portatovi forse dai messi del convento di san Dionigi di Parigi, proprietario del territorio che va dal lago di Como al fiume Masino. La festa si celebra il 28 agosto: significativa l'analogia con la vicenda dei militari della Legione Tebea: sant'Alessandro (Traona), san Fedele (Buglio e Mello), san Carpoforo (Delebio).”
Punto di partenza dell'escursione (che coincide con il primo segmento del Sentiero Walter Bonatti, cioè della lunga traversata Dubino-Bagni di Masino) è la frazione Monastero di Dubino (ce ne sono due, di Monastero, in Valtellina: Monastero di Dubino e Monastero di Berbenno).
Per raggiungere Dubino possiamo seguire diverse vie. Se proveniamo dalla Valchiavenna, all’altezza di Nuova Olonio dobbiamo imboccare, prendendo a sinistra, la strada provinciale Valeriana, che tocca tutti i paesi del piano della Costiera dei Cech. Dubino è il primo che si incontra dopo aver attraversato Nuova Olonio, che è una sua frazione. Se proveniamo da Milano ci conviene, invece, lasciare la ss. 38, sulla sinistra, all’altezza di Delebio, seguendo, appunto, le indicazioni per Dubino. Se, infine, veniamo da Sondrio possiamo sfruttare il medesimo svincolo a Delebio, oppure lasciare prima la ss. 38, sulla destra, all’ultimo semaforo in uscita da Morbegno, seguendo le indicazioni per la Costiera dei Cech; in questo caso, raggiunto e superato il ponte sull’Adda, dovremo prendere a sinistra, imboccando la già citata provinciale Valeriana, per poi attraversare Traona, Piussogno e Mantello, prima di raggiungere Dubino.
Bene, a Dubino siamo arrivati: ora dobbiamo salire alla frazione di Monastero, posta leggermente più a monte e ad ovest rispetto al centro del paese: la possiamo riconoscere per la presenza della ben visibile chiesa dedicata alla Beata Vergine Immacolata, riedificata alla fine del 1600 su un nucleo che risale al secolo XIII. Se proveniamo da Mantello, possiamo svoltare a destra subito dopo l’incrocio fra la provinciale Valeriana e la strada che proviene da Delebio; salitiper un tratto verso il centro del paese, prendiamo poi a sinistra, proseguendo nella salita fino ad intercettare la via che, percorsa verso sinistra, porta al parcheggio che si trova immediatamente a valle della chiesa.
Lasciamo qui l’automobile, seguiamo le indicazioni del Sentiero Walter Bonatti (che parte dalla casa che il celeberrimo scalatore elesse a sua dimora nell'ultima parte della sua vita) ed incamminiamoci, da una quota di 265 metri, alla volta di San Giuliano, prima tappa della lunga salita. Ecco cosa riporta di questo itinerario la seconda edizione della “Guida della Valtellina” del C.A.I., edita nel 1886: “Da Monastero, per erto sentiero, si sale in un’ora e mezzo alla solitaria chiesuola di S. Giuliano. Sorge essa sopra un promontorio che si protende nella valle, e dal quale si gode una meravigliosa vista. Anzitutto lo sguardo si sofferma ad ammirare l’ampio bacino superiore del lago di Como colle sue borgate e colle sue ville, poi si eleva a considerare la pittoresca cerchia delle montagne che l’attornia; poi abbraccia tutto il tratto della Valtellina inferiore, la valle di Lesina e il Legnone, le valli del Bitto e di Tartano, il colmo di Dazio e più oltre i monti della Valtellina superiore; in fine volgendosi al nord s’interna in quel labirinto di monti, fra i quali stanno la valle Codera, la valle Pregallia e la valle di S. Giacomo”. Una presentazione che sottolinea i numerosi motivi di interesse legati all’escursione.
Guardiamo in alto: il versante montuoso appare segnato da aspre rocce, semicoperte da vegetazione selvaggia. Di là sicuramente non si passa. Intuiamo che per salire alla conca di S. Giuliano, che già da qui si indovina, dovremo prima guadagnare il crinale a sinistra della fascia dirupata. Mettiamoci, dunque, in cammino, per scoprire se l’oblio sia meritato o ingiusto.
Consideriamo che per salire a San Giuliano possiamo seguire due vie, una più ripida e diretta, l'altra più lunga e, nella prima parte, poco impegnativa. La seconda coincide con la prima parte del sentiero dedicato a Walter Bonatti.
Entrambe partono da qui. Saliamo alla parte alta di Monastero, dove troveremo una pista che piega a destra. Appena prima della svolta, stacchiamocene sulla sinistra, seguendo una pista più stretta, tracciata di recente.
Pochi passi oltre l’inizio di questa pista, però, troviamo un bivio al quale le due vie si separano.
Mentre il sentiero Bonatti va diritto, un sentiero se ne stacca sulla destra. Si tratta della via breve, che vediamo per prima. Il sentiero, in diversi punti sporco, sale nella selva. Cominciamo una lunga salita in diagonale: la traccia è sempre abbastanza visibile, anche se in diversi punti piuttosto sporca, per cui non possiamo perderla.
Ad un certo punto troviamo, su un masso a lato del sentiero, una grande freccia color arancio, contornata da piccoli bolli del medesimo colore: è il punto in cui nel nostro sentiero si innesta un sentierino secondario, ma segnalato, che proviene dal bosco alla nostra sinistra. Da qui in poi perdersi è impossibile, tanta è l’abbondanza di segni, color arancio o color rosso, che costellano il percorso, tanto da suscitare, in alcuni punti, la singolare impressione che i tronchi degli alberi, che li ospitano, siano vittime di una qualche forma di reazione allergica (non agli escursionisti, direi: di gente, per questo sentiero, ne passa ben poca). Il sentiero piega a destra ed attraversa una vallecola, prima di assumere un andamento decisamente ripido, risalendo l’ampio crinale del monte, all’ombra di un bel bosco di castagni.
Qualche pausa si impone: laddove la vegetazione apre qualche finestra, possiamo osservare, sulla destra, la centrale idroelettrica Vanoni e, più a sinistra, le anse dell’Adda nella piana di fronte a Monastero, frutto dell’opera di canalizzazione promossa, a metà dell’Ottocento, dal governo austriaco, opera che permise di recuperare alle colture agricole ampie porzioni di terreno. Nella salita incontriamo anche quattro tralicci, prima di approdare al poggio panoramico che ospita la chiesetta di S. Giuliano, posta a 772 metri.
Vediamo ora la via più lunga, che segue il sentiero Bonatti. Torniamo al bivio sulla pista appena sopra Monastero. Ignorato il sentiero che si stacca sulla destra, la seguiamo per un buon tratto, finché comincia decisamente a scendere. Lasciamola proprio in quel punto, seguendo il sentiero che se ne stacca sulla destra, proseguendo con andamento per lunghi tratti quasi pianeggiante. Ignorate diverse deviazioni a valle ed a monte, ci ritroviamo, ad una quota di 527 metri, di fronte ad un impressionante dirupo di rocce biancastre (ex-cava), a nord-ovest rispetto al punto che abbiamo raggiunto. Nei pressi del sentiero vediamo anche una casupola in mattoni e cemento, su cui è tracciata la scritta S.G., corredata di una freccia: è la segnalazione della partenza del sentiero che, piegando a destra rispetto alla direttrice che abbiamo finora tenuto, sale verso San Giuliano.
In questo tratto, la nostra mitica Terra di Mezzo sembra avere la connotazione assai comune della fascia di castagneti di mezza montagna di cui sono ricche Valtellina e Valchiavenna. Ma resta il fascino dell’indeterminatezza: consultando la carta, non sapremmo stabilire con sicurezza quando abbiamo lasciato la terra di Valtellina ed a quale dei due regni appartenga quel sentiero che si inerpica con tanta risolutezza nel cuore del bosco. Anche questo sentiero ha un andamento piuttosto ripido, ed attraversa un bel bosco di castagni, fino a sbucare al limite interiore dei prati di S. Giuliano, più ad ovest (a sinistra) rispetto al poggio raggiunto dal sentiero più diretto. Del panorama che si apre da qui ha già detto la Guida del C.A.I.
I due itinerari possono combinarsi ad anello, ma, nella discesa, dobbiamo prestare molta attenzione ai pur abbondanti bolli color arancione. Se, invece, vogliamo proseguire l'escursione, possiamo salire in breve alla pista carozzabile che da Cino sale all'alpe Piazza.
La chiesetta di San Giuliano, abbiamo detto: non ci si attenda una di quelle graziose chiesette alpine, più o meno ben curate, meta, almeno una volta all’anno, del concorso di gente che sale per partecipare alla celebrazione liturgica nella ricorrenza del santo cui sono dedicate. Niente di tutto ciò: la chiesetta è un rudere, attorniato da un coacervo caotico di rovi e boscaglia, nel quale la preziosa opera di qualche mano santa ha aperto giusto la via per poterci passare attraverso. Una piccola chiesetta di cui è andato in rovina il tetto, con mura che hanno tutta la parvenza di essere pericolanti. Eppure, anche nella decadenza estrema, essa sembra conservare un residuo, seppur piccolo, del suo antico orgoglio, almeno per la posizione che occupa, il poggio, appunto, che domina i prati e le baite di S. Giuliano (ruderi anch’esse), posti più a monte, ma qualche metro più in basso rispetto alla sua sommità.


L'alpe Piazza

Se vogliamo descrivere un più ampio anello (anello di San Giuliano) e tornare a Dubino compiendo un largo giro, possiamo procedere così. Da San Giuliano saliamo seguendo una pista che va a destra alla carrozzabile, con fondo sterrato ed in cemento, che da Cino sale all'alpe Piazza. Siamo pochi tornanti sotto l'alpe, e possiamo approfittarne per visitare uno dei più splendidi terrazzi panoramici sulla bassa Valtellina e l'alto Lario.
Tornati al punto di intersezione fra la pista di San Giuliano e la carrozzabile, iniziamo a scendere (leggera discesa e tratti in piano) effettuando un lungo traverso in direzione ovest. Appena prima del primo tornante dx, vediamo sulla destra la partenza di una mulattiera che per via più diretta sale all'alpe Piazza. La ignoriamo, imbocchiamo il tornante e scendiamo fino al successivo tornante sx, dopo il quale stiamo attenti sul lato destro a non perdere la partenza di una mulattiera segnalata che scende a Dubino.


La mulattiera che scende a Dubino

La mulattiera che scende a Dubino

Appena la raggiungiamo (la riconosciamo anche perché sul lato opposto della pista c'è una fontanella), lasciamo la carrozzabile ed iniziamo a scendere nella selva, con diversi tornanti, verso sud. La mulattiera è larga e ben lastricata. Venne costruita nel contesto dell'ampio ed articolato sistema difensivo noto come Linea Cadorna, un intreccio di larghe mulattiere e piste che dovevano assicurare la possibilità di portare su diverse postazioni di media ed alta montagna pezzi di artiglieria. La cornice storica è quella della prima guerra mondiale, con gli eserciti italiano ed austro-ungarico contrapposti sul fronte dello Stelvio e dell'Ortles-Cevedale. Il capo di Stato Maggiore, generale Cadorna, diffidava della neutralità elvetica e temeva che il governo svizzero potesse concedere agli Austro-Ungarici il passaggio attraverso la Valle di Poschiavo. Di qui il nemico avrebbe potuto irrompere nella media Valtellina e puntare a Milano, con conseguenze potenzialmente disastrose. Per questo si dovevano realizzare le condizioni per cui l'invasione della Valtellina potesse essere fermata da un potente e capillare fuoco di sbarramento. Questa la ragione della rete di mulettiera sui versanti retico ed orobico.
Dopo alcuni tornanti ignoriamo il sentiero che si stacca sulla sinistra e proseguiamo sulla mulattiera, fino ad un nuovo bivio. Qui un cartello segnala la partenza del cosiddetto Sentiero dell'Acqua, che traversa quasi in piano il versante appena a monte di Dubino e ci riporta a Monastero, cioè al punto di inizio dell'escursione. Possiamo ovviamente sfruttarlo per chiudere l'anello. Se vogliamo invece scendere al centro di Dubino, proseguiamo sulla mulattiera che termina alle case alte a monte della chiesa parrocchiale di S. Pietro. Seguendo una viuzza scendiamo alla chiesa, prendiamo a destra e percorriamo la via che confluisce in una strada asfaltata. La seguiamo in salita, procedendo sempre diritti, e dopo una lunga diagonale panoramica ci ritroviamo a Monastero, dove abbiamo parcheggiato l'automobile.


Apri qui una panoramica della strada che dal centro di Dubino sale a Monastero di Dubino


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CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la mappa on-line

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