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Nel territorio del comune di Forcola si può effettuare anche una facile ascensione, quella alla cima della Zocca (o cima di Dàssola), nella quale culmina l’ampio versante orobico che si pone a monte della Sirta e di Selvetta. Si tratta di una cima non molto alta (2166 metri), ma la sua posizione estremamente panoramica ne fa un’ottima meta per un’escursione alla portata di tutti, che, in una giornata limpida, regala scenari difficilmente dimenticabili.
Per effettuarla imbocchiamo la strada che sale in Val di Tartano, staccandoci dalla ss. 38, sulla destra (se veniamo da Milano) subito dopo il viadotto sul Tartano ed appena prima di quello sull’Adda. Imbocchiamo così la pedemontana orobica, che però lasciamo ben presto, staccandocene sulla destra, per salire lungo l’aspro fianco occidentale del Crap del Mezzodì, sfruttando la strada tracciata alla fine degli anni ’50 del secolo scorso. Dopo 12 tornanti, siamo a Campo Tartano; poco oltre il cimitero, troviamo, sulla sinistra, la deviazione per il vicino nucleo di Somvalle, in territorio del comune di Forcola.

SOMVALLE-ALPE D'ASSOLA-CIMA DELLA ZOCCA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Somvalle-Alpe d'Assola-Cima della Zocca
3 h
1080
E
SINTESI. Lasciamo la ss. 38 dello Stelvio subito dopo (se proveniamo da Milano) il ponte del Tartano per prendere a destra, e poi poco oltre di nuovo a destra, salendo sulla carozzabile che dopo 12 tornanti porta a Campo Tartano, sulla soglia della Val Tartano. Procediamo oltre la chiesa ed il cimitero, per lasciare quasi subito la strada per Tartano prendendo a sinistra e parcheggiando nel nucleo di Somvalle (m. 1082), appena ad est di Campo Tartano. Attraversiamo le poche case e sul limite meridionale del paese imbocchiamo la ripida mulattiera che sale verso sud, tagliando una fascia di prati, per poi entrare nel bosco, superare un casello dell’acqua e proseguire diritta per un buon tratto, fino a quota 1260: qui piega a sinistra e sale con serrati tornanti, piegando ancora a sinistra a quota 1450 ed effettuando un lungo traverso in pineta. Alla fine usciamo dal bosco, presso il rudere di una baita posta a 1639 metri di quota, ed attraversiamo, pochi metri oltre, il Rio d’Assola. Ci ritroviamo, così, sul limite inferiore dell’alpe d'Assola (o Dassola), alla quota approssimativa di 1700 metri. Prendiamo a sinistra, passando per un larice monumentale, raggiungiamo la prima baita e saliamo verso destra, su ripidi prati, alla cappelletta che protegge l’alpe, ed è collocata presso un gruppo di baite, a quota 1761. Il gruppo di baite principale, con la casera dell’alpe, è alla nostra destra, a quota 1737. Non ci portiamo ad esso, ma proseguiamo nella salita verso nord est, cioè alle spalle delle baite seguendo un sentierino che porta ad un'ampia radura con una baita solitaria (m. 1870). Qui non prendiamo a destra su sentiero pianeggiante, ma saliamo ancora, raggiungiamo una pianetta panoramica per poi piegare leggermente a destra e sbucare in vista della baita più alta, presso il crinale (m. 1930). Lasciati alle spalle la baita e l’albero rinsecchito che la veglia, risaliamo gli ultimi prati, raggiungendo un sentiero che taglia sulla destra uno sperone roccioso (passaggio esposto) e segue il crinale che separa la valle dal versante della Valtellina sopra Selvetta, Alfaedo. Il sentiero passa a destra di due ometti, vicino al crinale, e conduce ad un dosso, che risaliamo in direzione di un primo grande ometto, per poi scendere a destra ad un ripiano e salire ad una successiva conca di sfasciumi. Il sentiero la attreversa, serpeggia fra qualche roccetta e raggiunge il crinale che si affaccia sull'alpe di Zocca; un breve tratto verso destra ci porta alla croce della Cima della Zocca (m. 2166).


Apri qui una panoramica sul gruppo del Masino dall'alpe D'assola

Lasciata l’automobile nella frazione di Somvalle (m. 1082), a circa 11 km e mezzo dalla ss. 38, cerchiamo, alle spalle della graziosa piazzetta del borgo (dove una fresca fontana ci può aiutare a rifornirci di un’adeguata scorta d’acqua), il sentiero che sale all’alpe di Àssola. La prima parte del sentiero si lascia alle spalle i prati che sovrastano le case, supera un casello dell’acqua e prosegue diritta per un buon tratto, disegnando una lunga diagonale verso sud est e raggiungendo il crinale di un largo dosso. La salita è piuttosto faticosa, e qualche pausa permette non solo di riprendere fiato, ma anche di godere di buoni scorci panoramici sul Culmine di Campo, su Campo Tàrtano e sulla bassa Valtellina. Improvvisamente, il sentiero volge quindi ad est, e troviamo una serie di nervosi tornanti, che ci fanno guadagnare rapidamente quota, sempre rimanendo nel bosco.
Dopo un ultimo tornante sinistrorso, percorriamo un tratto verso nord-est, che ci porta proprio sullo spigolo del dosso. Uno squarcio nella vegetazione ci regala un suggestivo colpo d’occhio su Campo Tàrtano, che appare sotto di noi. Poi abbandoniamo la luce per addentrarci nella penombra di una fresca e fitta pineta, ed effettuare un lungo traverso in direzione est, con un percorso semipianeggiante lungo il fianco meridionale della valle d’Assola. Alla fine usciamo dal bosco, passiamo nei pressi di un rudere di baita ed attraversiamo il corso d’acqua che scorre nel solco dell'alta Valle d'Assola (per poi precipitare con una suggestiva cascata nell’alta val Fabiòlo: si tratta del Rio d'Assola), e ci ritroviamo sul limite inferiore dell’alpe d'Assola (o Dassola), alla quota approssimativa di 1700 metri.
Seguiamo un sentiero che volge a sinistra e passa accanto ad un larice monumentale, segnalato da un cartello (la sua altezza è di 25 metri e la circonferenza massima del tronco di 5 metri e mezzo).
Salendo verso le prime baite (e rimanendo nei pressi del limite di sinistra dei prati dell’alpe), possiamo osservare, verso sud est (alla nostra destra), la cima della Zocca, che, con la sua breve ma pronunciata cima rocciosa, domina l’alpe. Oltrepassata la prima baita, saliamo alla cappelletta che protegge l’alpe (m. 1761).
Il dipinto al suo interno raffigura una Madonna con bambino, alla cui destra si trova S. Antonio. Il gruppo di baite principale, con la casera dell’alpe, è però alla nostra destra, a quota 1737. Il corpo centrale dell'alpe si trova invece più a destra, ad una quota di 1730 metri.
Non proseguiamo però in quella direzione ma, appena sopra le baite, seguiamo per brevissimo tratto ils entiero che va in quella direzione e lo lasciamo imboccando il sentierino che se ne stacca sulla sinistra. Salendo ancora, incontriamo, appena sopra una porta (zapèl) fra due muretti a secco, una nuova baita solitaria, a quota 1870 metri, Alle
nostre spalle si fa più ampia la visuale sulle montagne della Val Masino e sulla bassa Valtellina. Oltre gli abeti ed i larici dell’alpe, infatti, campeggia la testata della Val Masino (che mostra, da sinistra, il pizzo Porcellizzo (sciöma dò porsceléc'), la punta Torelli, pizzi Badile e Cengalo, i pizzi Gemelli, i pizzi del Ferro, la cima di Zocca, le cime di Arcano, degli Alli e dell’Averta, dietro le quali si affacciano a malapena la più nota cima di Castello e la punta Rasica, i pizzi Torrone, il monte Sissone ed il monte Disgrazia), mentre verso ovest lo sguardo incontra innanzitutto il Culmine di Campo, poi la bassa Valtellina, infine l’alto Lario, incoronato dalle cime delle alpi Lepontine.
A sinistra, cioè verso sud-ovest, possiamo anche scorgere un bello scorcio delle Orobie occidentali, con l’inconfondibile corno del monte Legnone, che ne segna il confine, e le cime del fianco occidentale della Val Gerola, vale a dire, da sinistra, il pizzo dei Galli, il pizzo di Olano, il monte Combana, il monte Stavello, il monte Rotondo ed il pizzo Mellasc. A destra, invece, cioè verso nord-est, si mostra la testata della Costiera dei Cech, che propone, da sinistra, il monte Sciesa, la cima di Malvedello e la cima del Desenigo. Proseguendo verso destra, si distinguono i passi di Primalpia e Talamucca, fra valle di Spluga e Valle dei Ratti, la cima del Calvo (sciöma del munt Splüga) o monte Spluga e le cime della Merdarola.

Alla baita di quota 1870 dobbiamo stare attenti a non seguire il sentiero che procede in piano verso sud, portando alle baite di quota 1884, ma dobbiamo proseguire nella salita, volgendo leggermente a sinistra e raggiungendo una splendida pianetta panoramica sul crinale. Poco sopra, la baita più alta dell'alpe, presso il crinale (m. 1930).


Alpe d'Assola

Lasciati alle spalle la baita e l’albero rinsecchito che la veglia, risaliamo gli ultimi prati, raggiungendo un sentiero che segue il crinale entra in una macchia presso il crinale che separa la valle dal versante della Valtellina sopra Selvetta, Alfaedo (termine che significa “al faggeto”) e Rodolo, mentre appare, improvviso, il panorama della media Valtellina, fino al gruppo dell’Adamello. Il sentiero taglia il fianco di destra di uno sperone di roccia (tratto esposto, attenzione; è anche l'unico nel quale si trovano segnavia, segmenti blu) e concude su terreno aperto all'ultimo versante, che saliamo leggermente verso sinistra, passando appena a destra di due ometti presso il crinale.


Pianetta panoramica

La salita termina sulla cima di un largo dosso erboso, dove troviamo un grande ometto (ben visibile dal basso), oltre il quale il sentierino scende ad un ripiano e sale ad una conca di sfasciumi. Il sentierino serpeggia fra i massi, mentre la croce di cima resta alla nostra destra. Poi con qualche tornante guadagna il crinale, ad una sella: procedendo verso destra con ultima breve salita ci troviamo all'erbosa cima della Zocca (m. 2166). Siamo in cammino da circa 3 ore ed abbiamo superato approssimativamente 1080 metri in altezza.


Panorama dalla cima di Zocca

CAMPO TARTANO-VAL VICIMA-ALPE DELLA ZOCCA-CIMA DELLA ZOCCA - ANELLO DELLA CIMA DELLA ZOCCA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campo Tartano-Mulattiera Val Vicima-Bivio presso le baite di quota 1619-Alpe della Zocca-Cima della Zocca
4 h
1020
EE
Campo Tartano-Mulattiera Val Vicima-Bivio presso le baite di quota 1619-Alpe della Zocca-Cima della Zocca-Alpe d'Assola-Somvalle-Campo Tartano
6 h e 30 min.
1040
EE
SINTESI. Saliti a Campo Tartano sulla strada per la Val Tartano, parcheggiamo qui e proseguiamo lungo la carozzabile per Tartano, trovando ben presto, segnalata, la partenza, sul suo lato sinistro, della mulattiera per la Val Vicima, che passa a monte della frazione Ronco e, raggiunto un poggiolo, comincia a inoltrarsi sul fianco meridionale della valle, passando per una cappelletta. Oltrepassate le baite di Vicima (m. 1505), guadiamo un piccolo coso d'acqua da sinistra a destra e passiamo a sinistra dei prati delle baite di quota 1619. Ignorata la deviazione a destra per il Barghèt, proseguiamo a sinistra e passiamo accanto ad un terzo gruppo di baite ai margini di una pecceta. Il sentiero si stacca sulla sinistra da quello che prosegue nella salita della Val Vicima, nel primo tratto, sale, con diversi tornanti, nella bella pineta posta a monte delle baite, per poi uscire sul limite inferiore del dosso di prati che costituisce l'alpe della Zocca. Risalito il dosso in direzione delle due baite più basse, con diagonale verso sinistra saliamo alla baita più a sinistra, salendo poi leggermente a sinistra ed imboccando un ripido canalino erboso. Intercettiamo un sentiero che va a sinistra poi torna a destra al canalino. Salendo ancora, usciamo all'aperto fra scheletri di larici bruciati. Andiamo appena a sinistra ed appena possibile saliamo diritti su terreno molto ripido (attenzione!), puntando a delle roccette chiare, poco sopra le quali guadagniamo il crinale che, percorso verso sinistra, ci porta alla cima della Zocca (m. 2166). Se vogliamo scendere per la Val d'Assola, procediamo così: dalla sella appena sotto la cima di Zocca scendiamo verso sinistra (nord) ad una conca di sfasciumi e ad un ripiano, andiamo a sinistra salendo ad un grande ometto, scendiamo verso sinistra presso il crinale, passiamo tagliando il fianco sinistro di una formazione rocciosa (tratto esposto), scendiamo alla baita più alta di quota 1930 (tronco di larice), andiamo leggermente a sinistra e ci portiamo alla successiva baita di quota 1870 e scendiamo al nucleo di baite di quota 1761 (cappelletta). Di qui proseguiamo scendendo sul limite destro dei ripidi prati, ci portiamo verso sinistra ad una baita solitaria e percorriamo il sentierino che va a sinistra (larice monumentale) portandosi verso il centro della valle. Prima che lo raggiunga lo lasciamo scendendo per un sentierino che se ne stacca sulla destra e più in basso, volgendo a sinistra, attraversa il torrentello al centro della valle, passa presso un rudere di baita ed entra in pineta. La successiva discesa avviene su sentiero marcato che, in pecceta, fino ad un poggio panoramico poco oltre il quale il sentiero inizia una serie di tornanti dx-sx, fino a quota 1260 circa. Qui volge definitivamente a destra e dopo lungo traverso esce dal bosco ai prati sopra Somvalle, che raggiungiamo con ultima discesa, tornando poi sulla carozzabile all'automobile presso il cimitero di Campo Tartano.


Apri qui una panoramica sul gruppo del Masino dall'alpe D'assola

La salita alla cima di Zocca può avvenire anche dall'alpe di Zocca, e questo itinerario si può combinare ad anello con il primo, ma richiede grande esperienza escursionistica ed ottime condizioni di visibilità e terreno (il versante sotto il crinale presso la cima è molto ripido).
Saliamo sulla strada per la Val di Tartano e dopo il dodicesimo tornante raggiungiamo Campo Tartano, dove parcheggiamo presso il cimitero a sinistra della strada. Proseguiamo sulla carozzabile per Tartano.
Lasciate alle spalle Campo Tartano e Somvalle, alla prima semicurva a sinistra della carozzabile notiamo sulla sinistra un cartello che segnala l'alpe D'Assola e gli alberi monumentali. In corrispondenza del cartello parte un marcato sentiero che supera subito su un ponticello una valletta, procede quasi in piano per buon tratto a monte della carozzabile, supera una seconda valle e passa a destra di un masso con una croce in ferro. Usciamo all'aperto e ci raggiunge da destra un sentiero e superiamo una nuova valletta, passando poi a lato di una cappelletta sulla sinistra della mulattiera.


Campo Tartano dal sentiero per la Val Vicima

Rientriamo nel bosco proseguendo la salita verso sud-est, con pendenza media. Ci raggiunge un secondo sentiero che sale da destra e su un masso troviamo un segnavia con numerazione “127”. Poco più avanti siamo all' “zapèl de la val”, cioè la porta, un poggio panoramico che introduce alla Val Vicima, sorvegliato da una cappelletta. Di qui si gode di un ottimo colpo d'occhio, verso sud, sulla Val Tartano, che si biforca nella Val Lunga e nella Val Corta.
Piegando ad est ci addentriamo sul fianco settentrionale della valle, salendo gradualmente. Siamo all'aperto e procediamo fra lisci roccioni alla nostra sinistra e l'impressionante salto che precipita sul fondo della Val Vicima alla nostra destra. Dopo aver superato una terza cappelletta, rientriamo nella selva, attraversiamo due vallette ed una valle più pronunciata, con un modesto corso d'acqua, attraversato il quale andiamo a destra e troviamo una sequenza di tornantini sx-dx-sx-dx. Al successivo tornante sx ignoriamo sulla destra un sentierino che si stacca e porta alle baite sul limite di una fascia panoramica di prati. Torniamo quindi in direzione del torrentello, ma non ci portiamo fino ad esso, perché segue una sequenza di tornanti dx-sx-dx-sx-dx.


Terza cappelletta sulla mulattiera della Val Vicima

Dopo il successivo tornante sx ignoriamo una nuova deviazione a destra per le baite di Val Vicima (m. 1505) e proseguiamo diritti, entrando in una pecceta. Ci portiamo quindi ad un bivio segnalato: a destra ci lascia il sentiero per il Barghèt, mentre noi proseguiamo su quello per Vicima, rientrando in una maccia di abeti e noccioli. Dopo un accenno di tornantini a destra e sinistra, siamo ad un bivio: mentre il sentiero che prosegue diritto si avvicina ad un gruppo di baite (m. 1619), alla sua sinistra se ne stacca uno secondario; pochi metri oltre la partenza sul tronco di un abete si trova un cartello con la scritta “Zocca”. E' questo il sentiero che ci interessa e che sale all'alpe Zocca, a monte della pecceta nella quale stiamo salendo.


Panorama dall'alpe della Zocca

Quasi subito troviamo un bivio, al quale prendiamo a destra, salendo e trovando un primo segnavia rosso-bianco-rosso; un secondo si trova poco più avanti, in corrispondenza di un cumulo di massi. Pochi metri più avanti siamo ad un trivio e stiamo sul sentiero di mezzo, che infatti ci conforta dopo breve tratto con un nuovo segnavia rosso-bianco-rosso. Dopo un tratto scalinato ne segue uno con traccia meno marcata. Saliamo verso ovest-nord-ovest prestando attenzione al ripido versante boscoso alla nostra sinistra, giungendo sulla soglia del fianco della valle di Zocca: qui per la prima volta prendiamo a destra, allontanandoci da tale soglia. Segue una sequenza di 10 tornanti dx-sx, che ci porta ad fettuccia oltre la quale intercettiamo un sentiero che corre da sinistra a destra. Non seguiamo né l'una né l'altra direzione, ma seguiamo un sentierino che prosegue diritto nella salita, propnendo una sequenza di tornantini sx-dx-sx-dx-sx, che ci porta ad uscire dal bosco sul limite di un prato ripido.


Panorama dall'alpe della Zocca

Siamo ormai sul limite inferiore dell'ampia alpe della Zocca, uno degli alpeggi meno conosciuti e più panoramici dell'intera catena orobica: da qui il colpo d'occhio sulla bassa Valtellina, l'alto Lario, il Legnone e le alpi Lepontine è davvero sorprendente. Alta sopra la nostra testa, a monte dei prati, sul lato di sinistra, scorgiamo già la croce sulla cima di Zocca, nostra meta. Prima di proseguire nella salita memorizziamo il punto nel quale siamo usciti dal bosco (un moncherino di tronco bruciato e tagliato può essere un buon punto di riferimento).
Saliamo ad una baita affiancata ad un baitello, poi ci portiamo verso sinistra. Un sentiero più basso porta ad una fontana, mentre uno più alto, che seguiamo, passa fra muretti a secco e, superata una brevissima fascia di larici, si dirige verso il solco dell'alta Valle di Zocca, che si frappone fra noi e la cima di Zocca. Saliamo gradualmente verso sinistra, stando nella parte medio-bassa dei prati, in direzione di una seconda baita che scompare e riappare. Alla nostra destra e ad una certa distanza, sul lato opposto dell'alpe, vediamo delle baite ed una croce in legno.


Le due baite più basse dell'alpe della Zocca

Raggiungiamo la piccola baita di quota 1909, alla cui destra c'è una fontanella, e procediamo per breve tratto, fino a trovarci sotto un corridoio erboso che sale ripido fra due macchie di larici. Saliamo diritti sul corridoio, fino a giungere alla base di alcune roccette, e qui troviamo una traccia di sentiero che seguiamo verso sinistra. Il sentiero piega a destra e sempra tornare al corridoio che abbiamo lasciato, ma poi volge a sinistra, esce dalla macchia di larici e passa per due ometti, avvicinandosi all'avallamento che costituisce il limite alto della Valle di Zocca.
Non siamo molto distanti dal crinale, ma il versante è molto ripido. Pochi metri più avanti ci sorprende un muretto a secco, manufatto che testimonia come questo sentiero fosse un tempo importante. Diritta davanti a noi vediamo in alto la croce della cima. La traccia si fa più debole: pieghiamo a destra e saliamo verso il crinale cercando la linea di minore pendenza. Poco più in alto, in corrispondenza di un ometto, intercettiamo un sentierino che sale da destra: lo seguiamo verso sinistra (la traccia è debole), passando sotto un gruppo di rocce scure.


L'alpe della Zocca

La croce sta sempre davanti a noi, ma, seguendo il sentierino, le volgiamo le spalle e procediamo tornando verso il largo dosso disseminato degli scheletri di larici che non sono sopravvissuti ad un rovinoso incendio. Siamo quasi subito sotto un gruppo di roccette chiare: qui ci conviene puntare direttamente al crinale salendo diritti. Dopo il primo tratto di salita andiamo a sinistra, portandoci ad un dossetto, e riprendiamo a salire diritti. Superato un breve tratto interessato da smottamento, eccoci al tanto sospirato crinale: un sentierino lo percorre e noi, anando a sinistra, superiamo una sella che si affaccia sul versante della Valle d'Assola e, dopo breve salita, siamo infine alla cima della Zocca (m. 2166). Qui troviamo la croce deposta dai volenterosi di Campo in occasione dell'anno santo del 1983.


La baita di quota 1909 all'alpe della Zocca

Il panorama è eccezionale, soprattutto a nord, sul gruppo del Masino, che appare in tutto il suo splendore; alla sua destra si vede la sezione centro-orientale della testata della Valmalenco, seguita dalle cime del gruppo Scalinoi-Painale. Ad ovest lo sguardo raggiunge il gruppo del monte Rosa, ed all sua destra le cime dell'Oberland bernese. Procedendo verso sinistra, invece, si distingue il corno del monte Legnone. A sud si apre un ampio spaccato della Val Tartano, mentre ad est si disegna il bel crinale che porta fino al pizzo di Presio. Lontano, il gruppo dell'Adamello.


Panorama dal sentiero appena sotto la sella della cima della Zocca (clicca qui per aprire)

Se vogliamo tornare a Campo per la medesima via di salita studiamo bene l'itinerario di discesa: dalla cima ci riportiamo alle roccette chiare, scendiamo dal versante con leggero smottamento alla pianetta, scendiamo ancora a sinistra portandoci presso il lungo dosso disseminato di scheletri di larici e di qui procediamo con cauta discesa seguendo la direttrice meno ripida e tornando alla baita di quota 1909, per poi scendere in diagonale a sinistra alla baita poco sopra il limite del bosco.


Cima della Zocca

Se invece vogliamo scendere su sentiero più tranquillo passando per il versante della valle d'Assola torniamo alla sella alla cui sinistra un marcato sentiero scende verso nord fra roccette ad una conca di fasciumi e ad un successivo ripiano. Procediamo poi verso sinistra, in direzione di un dosso sormontato da un grande ometto e qui troviamo una traccia di sentiero che scende in diagonale verso sinistra.
Passiamo appena a sinistra di un secondo ometto, poi di un terzo, seguendo una traccia debole. Scendiamo così ad una conca erbosa, passando sul suo lato destro: davanti a noi una bella corona di larici scherma appena lo studendo scenario del gruppo del Masino. Il sentierino di porta ad un crinale che va restringendosi e procediamo fra rododendri e roccette, mentre alle nostra spalle la croce della cima di Zocca svetta elegante in cima ad una cupola di roccia. Il sentiero si fa più marcato e taglia il fianco sinistro di uno sperone di roccia (tratto un po' esposto: troviamo gli unici segnavia, segmenti blu), per poi affacciarsi all'ampio corridoio dei pascoli della parte alta dell'alpe d'Assola, che il sentierino attraversa stando più o meno al centro.


Panorama dal sentiero per l'alpe d'Assola (clicca qui per aprire)

Ci affacciamo così alla baita più alta dell'alpe (m. 1930), vicino a due tronconi di larice. Scendiamo andando leggermente a destra e raggiungendo una pianetta panoramica, poi pieghiamo a sinistra e ritroviamo la traccia di sentiero che procede diritta nell'ulteriore discesa che ci porta ad una seconda baita solitaria (m. 1870), appena sotto la quale si vede uno zapèl, cioè una porta in un muretto a secco, per la quale passa la traccia di sentiero. Seguendola scendiamo ancora, portandoci in vista di nuove baite che vediamo più in basso alla nostra destra. Ci portiamo a queste baite (m. 1761), accanto alle quali c'è una cappelletta. Una di esse offre un interessante esempio della tecnica costruttiva del carden, che utilizza trochi sovrapposti che si incastrano negli angoli. Alla loro sinistra, ad una certa distanza, ci sono le baite centrali dell'alpe.


Pianetta panoramica

Scendiamo ora diritti, su versante ripido, restando vicini al suo limite destro, fino a vedere, sulla nostra sinistra, in basso, una baita con tetto in lamiera arrugginita. Ci portiamo alla baita e proseguiamo sul sentiero che va a sinistra, quasi pianeggiante, passando vicino ad un larice monumentale segnalato da un cartello (la sua altezza è di 25 metri e la circonferenza massima del tronco di 5 metri e mezzo). Il sentiero sale poi leggermente e si porta verso il centro di un avvallamento (si tratta della parte alta della valle d'Assola) che, visto da qui, sembra scendere direttamente dalla cima di Zocca (la quale occhieggia sorniola al di sopra della line adegli abeti che stanno sul limite superiore dell'alpe). Non ci portiamo al centro dell'avvallamento (c'è un sentiero con segnavia che procede in questa direzione, ma lo ignoriamo), ma scendiamo sul suo versante destro, seguendo il sentierino che entra serpeggiando in una fascia di bassa vegetazione, raggiungendo poi una fascia di radi larici.
Il sentiero piega a sinistra, attraversa il torrentello al centro dell'avvallamento (Rio d'Assola) e procede in leggera discesa. Non ci sono segnavia, ma lo distingue abbastanza bene. Raggiungiamo quindi una pianetta con un grande masso e qui la traccia si perde: la ritroviamo poco sotto, a destra, e la seguiamo passando a sinistra di un rudere di baita e procedendo in direzione del limite del bosco. Dopo un primo tratto nel bosco, superiamo all'aperto una valletta con un corrimano che ci fa passare in sicurezza. Torniamo nel bosco e procediamo con qualche saliscendi, all'ombra di una suggestiva pecceta. Dopo una seconda valletta il sentiero, ora molto largo, comincia a scendere con pendenza moderata, fino a raggiungere un poggio dal quale si apre uno scorcio suggestivo su Campo Tartano. Siamo sul ciglio di un salto roccioso ed il sentiero è protetto su questo versante.
Pieghiamo poi leggermente a sinistra e lo scenario cambia: la scura pecceta lascia il posto ad un bosco misto, nel quale compaiono i primi faggi e le prime betulle. Troviamo ben presto un tornante dx, il primo di una lunga serie. Il sentiero è sempre molto largo e tranquillo, anche se in un breve passaggio è un po' esposto. Dopo due falsi bivi passiamo a sinistra di un casello dell'acqua ed ignoriamo una deviazione a sinistra.

 


Alpe d'Assola

Dopo un lungo traverso in direzione nord-ovest, usciamo dal bosco e passiamo appena sotto una grande baita solitaria, alle cui spalle si vede l'impressionante salto di roccia sotto il sentiero che abbiamo percorso. Davanti a noi il suggestivo scenario della bocchetta alla quale termina la Val Fabiolo, e sul fondo un bello scorcio del gruppo del Masino, con i pizzi Badile, Cengalo e del Ferro, il monte Arcanzo, la cima Vicima e la cima di Zocca. Vediamo già le case della frazione Ca' di Campo Tartano.
Tagliando una fascia di prati il sentiero scende diritto alle case di Somvalle, dalle quali ci portiamo, seguendo la carozzabile, al parcheggio presso il cimitero di Campo Tartano, dove abbiamo lasciato l'automobile.


Scendendo a Somvalle

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