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Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Sirta-Culmine di Campo |
3 h |
1010 |
E |
Il
Culmine di Campo è l’arrotondata formazione rocciosa che
sovrasta Campo Tartano, ed è posta, nella bassa Val di Tartano,
proprio in corrispondenza della sua biforcazione terminale, scendendo
al fondovalle nei due rami occidentale (quello percorso dal torrente
Tartano, che sfocia nell’Adda dopo aver attraversato il lungo
conoide di deiezione ad ovest di Talamona) ed orientale (la val Fabiolo,
dove in tempi remotissimi scorreva il Tartano, raggiungendo il fondovalle
in corrispondenza dell’attuale Sirta).
Alla sua cima (m. 1301) si può salire facilmente da Campo, per
un ripido sentiero. Vale però la pena, se si ha a disposizione
un’intera giornata, scegliere un itinerario più lungo ma
più suggestivo, che passa per la bassa e media Val Fabiolo, sale
a Sostila a da qui al crinale fra la valle e la bassa Valtellina, seguendolo,
infine, fino alla cima. Recentemente l'itinerario è stato segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi con numerazione 17. Bando alla scaramanzia, partiamo, dunque, dalla chiesa di San Giuseppe
alla Sirta (m. 289): proprio alle sue spalle si trova il cartello che
indica la Via alla Sostila, una bella mulattiera di origine ottocentesca. Purtroppo l'alluvione del 13 luglio 2008 ne ha distrutto buona parte, modificando anche la fisionomia della Val Fabiòlo, per cui la descrizione seguente ha un valore storico; per la descrizione dettagliata dello stato attuale, che rende possibile, ma più faticosa l'escursione, clicca qui.
Nel primo tratto la mulattiera
sale
sul fianco della montagna, verso destra, piegando poi a sinistra ed
avvicinandosi all’imbocco della valle.
Prima di entrare nella
valle ci si può soffermare al bàach (terrazzo panoramico), per godere di un bello scorcio panoramico
sulla Sirta, sul fiume Adda e sul paese di Ardenno.
La mulattiera scende per un breve tratto, per poi volgere a sud ed entrare
nella valle, che suscita, soprattutto in questo primo tratto, un senso
di chiusura quasi claustrofobica. Ecco come menziona quest’antica
e gloriosa mulattiera, storica porta di accesso alla Val di Tartano,
la Guida alla Valtellina del CAI, nell’edizione del 1884: “(Da
Sirta) si diparte una strada, che, frammezzo a cupa e fantastica gola,
svolgentesi a spirale, conduce a Campo in Val di Tartano”. Cupi
e fantastici, cioè tali da sollecitare la fantasia e l’immaginazione,
sono appunto i muraglioni tormentati ed incombenti che sembrano osservare,
con sguardo severo e quasi sprezzante, i nostri passi. Mentre il fondovalle
è avvolto dall’ombra, cominciano ad apparire, alle spalle,
le cime del versante retico, immerse nella luce.
Oltrepassati, sulla nostra sinistra, un enorme masso erratico, una cappelletta
ed un ponticello che conduce al sentiero per Lavisolo, incontriamo un
secondo ponticello, valicando il quale passiamo dal lato destro della
valle (per noi) a quello sinistro. Raggiungiamo, quindi, la località
Bores, o Bures (m 650).
Qui
troviamo un primo ponticello, che porta ai prati del maggengo, dove
si trova anche una cappelletta; proseguendo, troviamo un quarto ponte,
che ci fa tornare sul lato destro (per noi) della valle e, dopo un breve
tratto, la deviazione per Sostila, sulla nostra destra, segnalata da
un cartello in cattive condizioni.
Lasciamo, ora, la mulattiera che si accinge a descrivere una “S”,
proseguendo nella salita verso Somvalle, ed iniziamo, a nostra volta,
la salita a Sostila. Essa si svolge in parte nel bosco, in parte all’aperto,
offrendo la possibilità di osservare squarci sempre più
ampi dello scenario alpino. L’abitato di Sostila (m. 821), con
la sua incantevole chiesetta della Madonna della Neve, è ancora
abitato, per gran parte dell’anno, da pochissime persone, ma si
anima d’estate, per la presenza di diversi villeggianti, e soprattutto
in agosto, in occasione della celebrazione della festa della Madonna
della Neve. Dobbiamo ora puntare alla sella sul crinale che separa la
valle dalla bassa Valtellina. Per raggiungerla, possiamo sfruttare la
mulattiera, che prosegue oltrepassando il piccolo cimitero, raggiungendo
la frazione di Aret e volgendo a sinistra, oppure un ripido sentierino,
che si arrampica sui prati, dietro la chiesetta.
Giunti
finalmente alla sella, a quota 977, ci si trova di fronte al brullo
ma suggestivo profilo del Crap del Mezzodì (m 1031), che chiude
la visuale a nord. Alla sua sinistra, sullo sfondo, è ben visibile
la valle di Spluga, in Val Masino. La visuale, ad ovest, raggiunge la
sommità del Lario.
Alla nostra sinistra vediamo un sentierino, che volge a sud-ovest, porta
ad un crocifisso, posto su uno splendido poggio panoramico che guarda alla bassa Valtellina, e prosegue sul crinale (attenzione a seguire il segnavia rosso-bianco-rosso, e non quello bianco-rosso che segnala la partenza del sentierino che scende fino alla Madonnina, sulla strada provinciale n. 11 della Val di Tartano, dopo il decimo tornante). La traccia, che spesso si fa
labile, percorre, verso sud, il crinale che separa la val Fabiolo dalla
bassa Valtellina. La salita avviene, in buona parte, in un bosco che,
nelle belle giornate, appare pervaso di luce, in un’atmosfera
di fiabesca bellezza. Superato, sulla sinistra, un modesto gradino roccioso,
il sentiero raggiunge una pineta e prosegue quasi pianeggiante. Ignorata
una deviazione a destra, torniamo a salire, mentre a destra si apre
un primo scorcio della Val di Tartano. Nel fianco orientale della valle
si nota l’imbocco della laterale val Vicima. Appare anche l’abitato
di Campo Tartano e, sul sottostante fondovalle, lo sbarramento idroelettrico
sul torrente Tartano.
Non è facile individuale dove sia esattamente il punto sommitale:
di
certo si trova nella bella pineta che stiamo attraversando. Il bosco
regala senza dubbio suggestioni ed incantevoli giochi chiaroscurali,
ma toglie molto valore panoramico alla cima. Poi il sentiero si affaccia
al versante meridionale, che guarda su Campo. A qualche decina di metri
di distanza, sulla sinistra, si trova una grande croce del Culmine di Campo, ben visibile
da Campo, e collocata poco sotto la cima. Tornati sul sentiero, scendiamo,
infine, facilmente al paese. Il sentiero è, nel primo tratto,
assai ripido, ma si fa poi più dolce, fino a raggiungere le sue
case più alte (m 1062). Il tempo necessario per salire dalla
Sirta al Culmine è di circa tre ore, necessarie per superare
un dislivello approssimativo in salita di 1010 metri.
Come tornare? Ecco due possibilità. La più breve è
quella che sfrutta integralmente la mulattiera della val Fabiolo. Per
trovarne la partenza, basta prendere a sinistra e procedere, oltre il
cimitero di Campo, verso l’evidente sella erbosa posta ad est
del Culmine, presso la frazione di Ca’ (che appartiene al comune
di Forcola). Sul limite del prato si trova una cappelletta, presso la
quale parte la mulattiera che scende nella valle.
Prima
di scendere, però, non possiamo non gettare uno sguardo all’ottimo
panorama sul gruppo del Masino che si apre dalla sella, a quota 1080
metri: mancano all’appello diverse cime, ma, da sinistra, possiamo
riconoscere, in primo piano, le cime della Merdarola (sciöme da merdaröla) e la costiera Cavislone-Lobbia,
poi, in secondo piano, le più note cime del pizzo Porcellizzo (sciöma dò porsceléc'),
dei pizzi Badile, Cengalo e Gemelli, dei pizzi del Ferro (sciöma dò fèr) e della cima
di Zocca. I più famosi cima di Castello, punta Rasica e pizzi
Torrone sono nascosti dalla costiera Arcanzo-Remoluzza. Occhieggiano
appena, sulla destra, infine, il monte Disgrazia ed i Corni Bruciati.
La mulattiera, nel primo tratto, scende verso destra, avvicinandosi
alla bella cascata che il Rio d’Assola forma precipitando dalle
ultime scoscese rocce della valle omonima. Poi pieghiamo leggermente
a sinistra e scendiamo ai prati della Sponta (m. 909). La successiva
discesa ci fa entrare in una bella selva di faggi, abeti e pini silvestri.
Qui troviamo anche alcuni massi erratici, che conferiscono al luogo
un particolare fascino arcano. Usciti dalla selva, incontriamo, poi,
un ponticello, che ci fa passare sul lato occidentale della valle
(a
sinistra del torrente, per noi che scendiamo), prima di affrontare la
doppia curva ad “S” (a sinistra, prima, poi a destra), che
ci riporta al bivio per Sostila, dal quale proseguiamo nella discesa
alla Sirta per la medesima via di salita.
Il ritorno può avvenire anche, per via più lunga ma sicuramente
interessante, sfruttando una seconda mulattiera storica, quella che
dal conoide del Tartano sale alle frazioni basse di Campo: anch’essa
veniva sfruttata per accedere alla Val di Tartano, anche se era assai
meno frequentata. Per trovarla, portiamo da Campo Tartano, seguendo
la carrozzabile che scende verso il fondovalle, alla frazione di Dosso
di Sotto (m. 872), che si trova a valle della strada (cioè sulla
nostra sinistra), dopo i primi due tornanti (segnalati come dodicesimo
ed undicesimo, e tali sono, infatti, per chi sale) e prima della caratteristica
breve galleria scavata nella roccia.
Raggiunte le case, dopo la breve rampa di accesso alla carrozzabile,
prendiamo a destra, fino a trovare la partenza della mulattiera che,
con diversi tornanti, scende, con direttrice ovest-nord-ovest,
lungo
un ampio dosso boscoso, fino al fondovalle. In alcuni tratti la mulattiera
si restringe a sentiero assediato dalla debordante vegetazione (qui,
d’estate, è bene indossare i pantaloni lunghi, o almeno
una tuta), ma è sempre ben visibile. Il fondo è particolarmente
buono e gradevole nel bel bosco di castagni che riveste la parte media
del dosso: qui incontriamo anche, a quota 559, una cappelletta, l’immancabile
“posa”, nelle mulattiere di montagna, cioè il punto
di sosta per chi sale, e si trova nella periodica necessità di
ritemprare le forze ed elevare lo spirito.
Nell’ultimo tratto la mulattiera diviene un sentiero, che, dopo
qualche saliscendi, termina ad una pista sterrata, nei pressi di una
grande roccia. Si tratta di una pista che corre, su un argine, a nord-est
del torrente Tartano, non lontano dal suo alveo sassoso. La dobbiamo
percorrere per un breve tratto, fino a trovare una pista secondaria
che se ne stacca sulla destra e ci porta, in breve, ad una zona sassosa,
costellata di vegetazione disordinata. Qui dobbiamo, probabilmente,
intuire od indovinare,
più
che trovare, un sentierino che la vegetazione si è quasi interamente
mangiata, e che ci porta a ridosso del versante montuoso, dove un sentierino
un po’ più visibile, percorso verso sinistra, porta alla
piazzola di una centrale idroelettrica.
Ora il percorso è facile: seguiamo la stradina che dalla centrale
scende alla strada per la Val di Tartano, immettendosi in essa ad un
tornante destrorso (per chi scende). Ora percorriamo questa seconda
strada, fino al punto in cui, a sua volta, si immette nella pedemontana
orobica. Prendendo, qui, a destra ci troviamo in breve a San Gregorio,
e da qui torniamo alla Sirta, dove abbiamo lasciato l’automobile.
Questa mulattiera può anche essere sfruttata, percorrendola in
salita, per un interessante anello che la combina con la più
famosa mulattiera storia della val Fabiolo: possiamo, cioè, salire
per la prima a Campo e scendere lungo la seconda alla Sirta.
Segnaliamo, per completezza, un’ultima possibilità. Se,
per qualsiasi motivo, vogliamo toccare anche al ritorno Sostila, senza
però risalire al Culmine di Dazio, possiamo sfruttare il sentiero
che dalla frazione di
Dosso
di sopra porta alla bocchetta di quota 977. La strada che porta a questa
frazione si stacca anch’essa, ma sulla destra, alla carrozzabile
che scende da Campo Tartano, e si fa ben presto mulattiera. Raggiunta
la graziosa frazione, a quota 952, proseguiamo fino all’ultima
casa, oltre la quale parte, ben visibile, un sentiero che si snoda sull’aspro
e tormentato fianco occidentale del Culmine, nel cuore di una selva
che regala, aprendosi di tanto in tanto, ottimi scorci panoramici sulla
bassa Valtellina. Superato un aspro vallone, si scende un po’,
prima di ricominciare a salire, trovando anche alcuni punti esposti,
che richiedono, quindi, grande attenzione.
Poi il sentiero opera una svolta a destra e si immette nel cuore del
canalone che adduce alla bocchetta. Nell’ultimo tratto saliamo
proprio a ridosso dell’impressionante e strapiombante fianco occidentale
del Crap del Mezzodì. Alla fine, come se, dantescamente, uscissimo
a riveder le stelle, ci lasciamo alle spalle il terreno ombroso che
abbiamo attraversato e sbuchiamo all’apertura della sella.
Ci
sembra, ora, di respirare. Sotto di noi, Sostila, per la quale torniamo
al fondo della val Fabiolo e, alla fine, alla Sirta.