CARTA DEL PERCORSO - GALLERIA DI IMMAGINI - VAL FRAELE


Apri qui una panoramica sulle valli di Fraele, della Forcola di Rims e del Braulio

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio di San Giacomo-Valle del Gallo-Alpe del Gallo-Forcola del Gallo
3 h e 30 min.
420
EE
SINTESI. Oltrepassata Bormio, ci si stacca sulla sinistra dalla ss. 38 dello Stelvio per immettersi sulla strada che sale al passo del Foscagno per poi scendere a Livigno. Dopo aver superato il ponte allo sbocco della Valle del Braulio, si giunge alla località di Fior d'Alpe Turripiano, dove, appena dopo la chiesa ed una semicurva a destra, si trova, segnalato, sulla destra, lo svincolo per Pedenosso e Cancano. Si sale, quindi, lungo questa strada e ad un bivio si prende a destra (indicazioni per Cancano). Di qui in poi la strada, sempre abbastanza larga ed interamente asfaltata, taglia il bosco di Arsiccio, sopra Pedenosso, portandosi fino ai piedi della muraglia rocciosa sul cui ciglio si affacciano le torri di Fraele; con un'ultima serrata serie di tornanti affronta, quindi, il traverso finale, con tratto in galleria, che termina proprio alle celebri torri. Passiamo poi a sinistra del lago delle Scale e percorriamo la carozzabile (d'estate chiusa al traffico; in tal caso sfruttiamo il servizio di bus-navetta) che corre lungo il lato occidentale (di sinistra per noi) dei laghi di Fraele e di San Giacomo. Superato il ristoro S. Giacomo, proseguiamo per un ulteriore tratto, circondati da un bel bosco, fino al punto in cui la Val Alpisella confluisce nella Val Fraele. Qui troviamo, sulla destra, uno svincolo che scende ad un terrapieno sottostante, adibito a parcheggio, appena prima di un ponticello sull’Adda e di un doppio tornantino destrorso e sinistrorso. Dal parcheggio di San Giacomo di Fraele (m. 1952) ci incamminiamo sulla sterrata n. 182, verso nord, perdendo leggermente quota, fino alla piana dell'Acqua del Gallo (m. 1925), segnalata da un cartello. Altri cartelli indicano un bivio, segnalando che la pista di destra si porta al passo di Val Mora, scende in Val Mora (Svizzera) ed a Santa Maria di Monastero, mentre quella di sinistra si dirige alla Valle del Gallo, per la quale si può passare in Valle di Livigno. Andiamo a sinistra e proseguiamo in leggera salita, fino al ponticello di quota 1947, che scavalca il torrentello della Val Bruna, alla nostra sinistra. La pista scende poi verso nord, alle baite del Grasso di Pra Grata (m. 1888). Proseguiamo diritti verso nord, in leggera discesa, fino ad un secondo ponticello, che scavalca il piccolo corso d'acqua denominato Acqua del Gallo (m. 1862). Sul lato opposto della Valle del Gallo la pista, di origine militare, si restringe a sentierino scavato in diversi tratti sul ripido versante di terriccio e petrame, tagliandolo verso nord-nord-ovest. In questa traversata bisogna prestare particolare attenzione, sia perché si scavalcano valloni con tratti esposti, sia perché si tratta di un itinerario molto frequentato dai bikers, che percorrono l'anello Val Fraele-Forcola del Gallo-Val Mora-Passo di Val Mora-Val Fraele. Nel primo tratto procediamo in piano ed in leggera salita, passando sotto la verticale della Cima del Serraglio (m. 2684), sulla dorsale che separa l'italiana Valle del Gallo dall'elvetica Val Mora. Poi scendiamo gradualmente, tragliando in rapida successione sei valloni (attenzione ai tratti esposti; evitare il percorso con terreno bagnato). In corrispondenza dell'ultimo vallone ci troviamo poco sopra il lago di Livigno, alla nostra sinistra, e saliamo ad un poggio erboso (m. 1870), approdando ad una zona più tranquilla. Il sentiero, ben marcato, piega a destra ed inizia a salire, ripido, con una sequenza di nove coppie di tornanti dx-sx, in direzione est, a destra del selvaggio solco della Valle dell'Orsa, che ci ricorda come queste lande decisamente fuori mano fossero fino al secolo XIX terreno elettivo per i plantigradi. Procediamo fra pini mughi, ed usciamo finalmente all'aperto ai prati dell'alpe del Gallo (m. 2075), che ci accoglie con i suoi malinconici ruderi, nel regno della più profonda solitudine. Due cartelli del percorso 182 ci segnalano che nella direzione dalla quale siamo saliti si scende in due ore e mezza a San Giacomo di Fraele ed in 4 ore e 40 minuti a Cancano, mentre procedendo nella salita possiamo raggiungere in 45 minuti la Fuorcla del Gal, cioè la Forcola del Gallo. Proseguiamo salendo verso est e, superati due modesti avvallamenti, siamo infine all'ampia sella erbosa della Forcola del Gallo (m. 2260), dove troviamo il cippo di confine n. 11 fra Italia e Svizzera. Chi volesse procedere in territorio elvetico tenga però presente che bisogna essere muniti di documento di identità. Se siamo a piedi, torniamo sui nostri passi, ridiscendendo, sempre con attenzione, al parcheggio di San Giacomo di Fraele.

Fra le tante escursioni che hanno come base la Valle di Fraele la salita alla Forcola del Gallo, in Valle del Gallo, sul confine italo-elvetico, è assai nota e praticata dai bikers, molto meno daglie scursionisti. A torto, perché gli scenari, luminosi, solitari e selvaggi, meritano sicuramente di essere visitati. Punto di partenza è il parcheggio di San Giacomo di Fraele, in fondo alla Valle di Fraele, che si può raggiungere in automobile oppure, nella stagione estiva, con la chiusura della pista della Valle di Fraele, con il servizio di bus-navetta.
Si tratta di un percorso un tempo assai più frequentato. Riportiamo alcune belle righe tratte dal volume “Rifugi alpini, bivacchi ed itinerari scelti in alta Valtellina”, di Giovanni Peretti (Sondrio, 1987):
La Val del Gallo era l'antica via usata fino alla prima guerra mondiale dagli emigranti dell'alta Valtellina che andavano a cercar lavoro a Davos (Taò o Tavò come era, da loro, chiamata la cittadina svizzera). Il lungo tragitto che due volte all'anno, in andata ed in ritorno, li portava, in due giorni di duro cammino, in quelle terre straniere che offrivano lavoro a falegnami, cavallanti, stradini e scopini (pulizia delle strade), bambinaie, cameriere, eccetera, li vedeva passare per la Val del Gallo in gruppi anche di trenta o quaranta. Oltrepassato il Passo di Fraéle, che segna l'impercettibile spartiacque tra il bacino dell'Adda-Po e quello dell'Inn-Danubio, v'erano da varcare le acque del Rin del Gàl, che appunto si dirigevano a nord verso un altro bacino idrografico. Forse proprio per questo motivo, gli emigranti ritenevano che qui corresse il confine con la Svizzera che in realtà era, ed è, dato dall'asta della Val di Chaschabella (pr.Cias-ciabèla). Questo atto di oltrepassare il confine, figurativamente definito "al Pas del Gal", era ricorrente come un momento centrale nei racconti dei vecchi emigranti.”
Ma vediamo come procedere.


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Lasciata Bormio, ci si stacca sulla sinistra dalla ss. 38 dello Stelvio per immettersi sulla statale 301 per il passo del Foscagno. Dopo aver superato il ponte allo sbocco della Valle del Braulio, si giunge alla località di Fior d'Alpe Torripiano, dove, appena dopo la chiesa della Madonna della Pietà ed una semicurva a destra, si trova, segnalato, sulla destra lo svincolo (a 4,5 km da Bormio) per Pedenosso e Cancano. Si sale lungo la strada e ad un bivio si prende a destra (indicazioni per Cancano). Di qui in poi la strada, sempre abbastanza larga ed interamente asfaltata, attraversa la fascia di pini silvestri e mughi denominata Bosco di Arsiccio e sale ai bei prati del panoramico Piano di Prada (a 4 km dallo svincolo), chiamato così per la presenza di un grande masso che vi si è fermato dopo essersi staccato dalle pareti rocciose delle Scale. Qui si trova, notizia utile per chi sale in mountain-bike, un'area di sosta. La strada prosegue con pendenza regolare, e comincia ad inanellare una lunga serie di tornanti (in tutto, dal piano di Prada all'ingresso della Val Fraele, sono 19), che portano ai piedi della muraglia rocciosa sul cui ciglio si affacciano le torri di Fraele. Con un'ultima serrata serie di tornanti affronta il traverso finale, con tratto in galleria, che termina proprio alle celebri torri.


Le Torri di Fraele

Raggiunta la sommità della gola, non si può non sostare alle celeberrime torri di Fraéle, il primo segno di una valle densa di storia, per la sua posizione strategica nell'antica Contea di Bormio. Queste torri sorvegliavano infatti gran parte della Magnifica Terra e permettevano di segnalare tempestivamente eventuali eserciti invasori. Oltrepassate le torri, la strada si fa pressoché pianeggiante, e conduce, in breve, al bellissimo laghetto delle Scale, l'unico naturale nella valle, legato ad un’antica leggenda che vuole le sue acque rifugio del pauroso mostro Ravan.


Lago delle Scale

Più avanti la strada, superato il rifugio Monte Scale, raggiunge e costeggia a sinistra il grande lago artificiale di Cancano (m. 1884): quando le sue acque sono piuttosto basse, sono ancora ben visibili gli edifici che ospitarono i moltissimi operai impiegati nell'edificazione dell'enorme sbarramento (la cosiddetta "digòpoli"). Costeggiato l'intero bacino, ci ritroviamo di fronte al possente sbarramento del secondo invaso, quello di San Giacomo (m. 1949). La costruzione dei due giganteschi invasi (che hanno una capienza rispettivamente di 123 e 64 milioni di metri cubi d’acqua), fra il 1928 ed il 1956, ha cancellato l’alpe pianeggiante con le sue baite ed il villaggio di S. Giacomo.
Sotto le acque, è ancora vivo, però, quell’alone di mistero e leggenda che ha sempre circondato questi luoghi, legati non solo ad un’intensa attività di estrazione e lavorazione del ferro, ma anche a vicende storiche sanguinose, che, nei secoli successivi, sono sfumate nella leggenda. Ne parla già il von Weineck, riportando la notizia dei ripetuti ritrovamenti, nel terreno, di “meravigliose spade di ferro, pugnali di bronzo di varia forma e grossi e lunghi femori, quasi giganteschi; la leggenda narra che ai tempi di Sant’Ambrogio un gran numero di eretici Ariani venne lassù ucciso e che molti di questi venissero pure catturati sui monti Giufplan, Boffalora ed altrove.”


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Ma non fu, questa, l’ultima né la più tragica circostanza che macchiò di rosso le acque dell’Adda all’inizio del suo corso. Il fatto d’armi più sanguinoso avvenne qualche decennio dopo, rispetto al periodo nel quale il von Weineck scriveva, e fu la battaglia di S. Giacomo, combattuta il 31 ottobre del 1635, durante la guerra dei Trent’anni: i Francesi, comandati dall’abile duca di Rohan, irruppero in valle di Fraele dalle valli Alpisella e Pettini, e vi sorpresero gli Imperiali del generale Fernamont, giunto dalla val Mora lungo la cosiddetta via Imperiale (che collegava il Tirolo alla Valtellina), facendone strage (rimasero sul campo circa 2000 imperiali, ed il Rohan, per impedire che la valle potesse in futuro divenire base per nuove incursioni dei nemici, fece poi incendiare oltre 70 case, con i relativi fienili).


Val Fraele vista dal parcheggio di San Giacomo di Fraele

La Val Alpisella, dunque, insieme alla Val Pettini, fu calcata dalle truppe francesi, che si accingevano a sorprendere i nemici ed a farne strage. Noi ripercorreremo le loro orme, con ben diverso intento: la ricerca dei primi timidi segni del nobile fiume Adda, che certamente non ha dimenticato, nella sua memoria millenaria, l’affronto del sangue che ha dovuto accogliere.
Percorriamo, allora, la sterrata che fiancheggia il lago di S. Giacomo, raggiungendo, dapprima, nel quale la Val Pèttini confluisce nella Valle di Fraele, proprio di fronte all’imponente mole del monte Pettini (m. 2932), le cui pendici, si dice, sono uno dei luoghi preferiti dalle streghe nei loro sabba notturni. Superato il ristoro S. Giacomo, proseguiamo, quindi, sulla carrozzabile, per un ulteriore tratto, circondati da un bel bosco, fino al punto in cui la Val Alpisella confluisce nella Val Fraele. Qui troviamo, sulla destra, uno svincolo che scende ad un terrapieno sottostante, adibito a parcheggio, appena prima di un ponticello sull’Adda e di un doppio tornantino destrorso e sinistrorso.


Il Grasso di Pra Grata

Dal parcheggio di San Giacomo di Fraele (m. 1952), dove lasciamo l'automobile, ci incamminiamo sulla sterrata n. 182, verso nord, perdendo leggermente quota fra pini montani eretti, fino alla piana dell'Acqua del Gallo (m. 1925), segnalata da un cartello. Altri cartelli indicano un bivio, segnalando che la pista di destra si porta al passo di Val Mora, scende in Val Mora (Svizzera) ed a Santa Maria di Monastero, mentre quella di sinistra si dirige alla Valle del Gallo, per la quale si può passare in Valle di Livigno. Andiamo a sinistra e proseguiamo in leggera salita, fino al ponticello di quota 1947, che scavalca il torrentello della Val Bruna, alla nostra sinistra. La pista scende poi verso nord, uscendo ai prati delle baite del Grasso di Pra Grata (m. 1888), che deve il suo nome ad un suo antico proprietario, Vasino Gratta, velente argigiano del ferro a Livigno. Proseguiamo diritti verso nord, in leggera discesa, fino ad un secondo ponticello, che, sospeso su una pittoresca forra, scavalca il piccolo corso d'acqua denominato Acqua del Gallo (m. 1862). Qui un cartello segnala un bivio, al quale andiamo a destra, seguendo le indicazioni del sentiero 182: l'alpe del Gallo è data ad un'ora e 45 minuti e la Fuorcla del Gallo a 2 ore e mezza.
Sul lato opposto della Valle del Gallo proseguiamo sulla pista di origine militare, tracciata nel 1935 dal Battaglione Alpino "Intra", pista che si restringe a sentierino scavato in diversi tratti sul ripido versante di terriccio e petrame, tagliandolo verso nord-nord-ovest. In questa traversata bisogna prestare particolare attenzione, sia perché si scavalcano valloni con tratti esposti, sia perché si tratta di un itinerario molto frequentato dai bikers, che percorrono l'anello Val Fraele-Forcola del Gallo-Val Mora-Passo di Val Mora-Val Fraele. Nel primo tratto procediamo in piano ed in leggera salita, passando sotto la verticale della Cima del Serraglio (m. 2684), sulla dorsale che separa l'italiana Valle del Gallo dall'elvetica Val Mora. Poi scendiamo gradualmente, tragliando in rapida successione sei valloni (attenzione ai tratti esposti; evitare il percorso con terreno bagnato). Presso l'ultimo vallone vediamo anche una caratteristica grotta, detta "di formai", perché durante la Seconda Guerra Mondiale alcuni livignaschi vi nascondevano forme di formaggio del tipo grana, che venivano portate, per la Forcola del Gallo, in Svizzera, dove veniva acquistato il prezioso sale.


Il sentiero che taglia il fianco della Valle del Gallo e sale all'alpe del Gallo

In corrispondenza dell'ultimo vallone ci troviamo poco sopra il lago di Livigno, alla nostra sinistra, e saliamo ad un poggio erboso (m. 1870), chiamato, per la sua panoramicità, "Oservatòri" (ottimo da qui è il colpo d'occhio sul ramo più interno del lago di Livigno). Approdiamo così ad una zona più tranquilla, anche se d'inverno il poggio è assai battuto dalle slavine. Il sentiero, ben marcato, piega a destra ed inizia a salire, ripido, con una sequenza di nove coppie di tornanti dx-sx, in direzione est, a destra del selvaggio solco della Valle dell'Orsa, che ci ricorda come queste lande decisamente fuori mano fossero fino al secolo XIX terreno elettivo per i plantigradi. Procediamo fra pini mughi eretti, o pini montani arborei, ed usciamo finalmente all'aperto ai prati dell'alpe del Gallo (m. 2075), che ci accoglie con i suoi malinconici ruderi, nel regno della più profonda solitudine. Due cartelli del percorso 182 ci segnalano che nella direzione dalla quale siamo saliti si scende in due ore e mezza a San Giacomo di Fraele ed in 4 ore e 40 minuti a Cancano, mentre procedendo nella salita possiamo raggiungere in 45 minuti la Fuorcla del Gal, cioè la Forcola del Gallo. Proseguiamo salendo e tagliamo a mezza costa un versante verso est; superati due modesti avvallamenti, siamo infine all'ampia sella erbosa della Forcola del Gallo (m. 2260), dove troviamo il cippo di confine n. 11 fra Italia e Svizzera.


L'alpe del Gallo

Ampi scenari si aprono verso nord e nord-est, cioè verso il Parco Nazionale Svizzero, che qui confina con il Parco dello Stelvio: un luminoso terrazzo erboso che sale dolcemente al Dos Termel e che viene percorso dai bikers che poi scendono in Val Mora fino all'alpe Mora, dalla quale facilmente si può rientrare in Val Fraele su una pista che va a destra e diventa sentiero fino al passo di Val Mora. Chi volesse procedere in territorio elvetico tenga però presente che bisogna essere muniti di documento di identità. Se siamo a piedi, torniamo sui nostri passi, ridiscendendo, sempre con attenzione, al parcheggio di San Giacomo di Fraele.


Alta Val Mora vista dalla Forcola del Gallo

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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