CARTE DEL PERCORSO - GALLERIA DI IMMAGINI


Traversata dei Monti da Genova a Gualdo (clicca qui per ingrandire)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pian Cantone -Era-Genova-Pian Cantone-Valle Aurosina-Bivacco Garzonedo
4 h
800
EE
SINTESI. Procedendo sulla ss 36 dello Spluga raggiungiamo con due automobili Chiavenna, e qui, alla prima rotonda in ingresso, prendiamo a destra per raggiungere i parcheggi dove lasciare la prima automobile. Con la seconda, invece, ci portiamo alla seconda rotonda a qui prendiamo a destra ed imbocchiamo la statale per il passo del Maloja. Superate Prosto, Borgonuovo e Santa Croce, raggiungiamo Villa di Chiavenna. Qui acquistiamo, presso l'albergo-locanda Rota (tel.: 0343 40530), in Via Roma 21, il pass di transito sulla carrozzabile dei maggenghi. Oltrepassato il paese, costeggiamo il lago di Villa e raggiunto il suo limite lasciamo la strada che prosegue per il confine italo-svizzero scendendo a destra e portandoci sul lato opposto della valle (sud). Ad un bivio andiamo a destra, passiamo davanti alla chiesetta di San Barnaba e raggiungiamo Canete. Se disponiamo del pass di transito, proseguiamo sulla carrozzabile fino al parcheggio nei pressi di Pian Cantone (m. 1301). In caso contrario parcheggiamo qui (m. 720). Saliamo per breve tratto seguendo la carozzabile e la lasciamo per imboccare una mulattiera ben scalinata che parte alla nostra destra. Oltrepassata una fontana, usciamo dalla pecceta e ci portiamo al torrente Valtura (valtüra), che oltrepassiamo da destra a sinistra (per noi) su un ponte in legno. Seguendo una pista intercettiamo la carozzabile, la seguiamo per un tratto e, in corrispondenza di un nucleo di tre baite, dopo un tornante sx la lasciamo di nuovo riprendendo la mulattiera, che, sul lato destro della strada, sale diretta verso sud, portando al limite inferiore dei prati di Tabiadascio (tabiadàsc’. m. 1190). Saliamo di qui ad un bivio e seguiamo le indicazioni del sentiero di destra (B12), che porta a Pian Cantone in 45 minuti e ad Uschione in 6 ore. Prendendo a destra saliamo lungo i prati verso sud-ovest, attraversando un avvallamento per poi entrare in una splendida pecceta. Saliamo sempre diritti su buon sentiero segnalato verso sud-ovest, attraversando l’alta Valtura. Sul versante opposto della Valtura dopo breve salita usciamo ai prati di Era (m. 1348), ai piedi del versante settentrionale del monte Congen (m. 2139). Qui il sentiero piega a destra e scende tagliando in diagonale i prati fino alle vicine baite di Guarné (m. 1281). Qui proseguiamo in piano verso ovest e, attraversata una valletta, proseguiamo in leggera discesa e poi in piano, uscendo al terrazzo panoramico dei prati di Genova (m. 1330). Sempre seguendo i segnavia bianco-rossi e le indicazioni del percorso B12, traversiamo in piano verso ovest e, attraversata una valle, usciamo all’ampio e luminoso maggengo di Pian Cantone (m. 1301). Dobbiamo ora stare attenti ai segnavia: il sentiero piega a sinistra e sale verso il limite alto dei prati, per poi infilarsi nell’ennesima fiabesca pecceta. Ci stiamo avvicinando al profondo solco della Valle Aurosina, della quale si mostra da Pian Cantone una parte della testata. Il sentiero prosegue verso sud, sul ripido fianco orientale della media valle e comincia a scendere verso il torrente Aurosina, con un tratto agevolato da scalette in legno. Stiamo attenti a non scivolare sui sassi quasi sempre umidi e, attraversato un valloncello laterale, ci portiamo al ponte sul torrente Aurosina. Raggiunto il versante occidentale della valle, entriamo nel territorio del comune di Piuro Saliamo diritti verso sud, guadando due torrentelli, per uscire ai prati del Monte Tabiadascio (m. 1245). Alla nostra sinistra troviamo un tavolo con panche ed una fontana. A destra ci sono una baita ed un tavolo con panche. Qui ci raggiunge il sentiero che sale da Aurogo, sul fondovalle (B 15: si tratta dello storico sentiero per la Val Aurosina). Infatti i cartellli segnalano il bivio, al quale stiamo a sinistra, seguendo le indicazioni per Alpe Crotto-Penz, Alpe Garzonedo/Bivacco, Bocchetta di Scilano e Pradella. Salendo ancora, raggiungiamo la baita più alta dei prati di Monte Tabiadascio, dove troviamo un secondo bivio.Dobbiamo ora lasciare la Traversata dei Monti, che prosegue a destra, ed andare diritti, iniziando la seconda parte dell'escursione, che ci fa accedere all'alta Valle Aurosina, restando sul suo versante di destra (per chi sale) e seguendo segnavia bianco-rossi ed ometti. Proseguiamo salendo diritti, verso sud-sud-est, passando a destra di alcuni baitelli e grandi massi. Raggiunta la sommità dei prati, ne usciamo da un'apertura in un muretto a secco (m. 1275), proseguendo tra radi alberi. Dopo qualche tratto in piano alternato a salitelle, scendiamo verso sinistra ad attraversare un torrentello quasi sempre in secca, riprendendo poi la salita, sempre a destra dell'Orgina, passando a sinistra di un enorme masso. Poco sopra passiamo fra un secondo masso con segnavia, alla nostra destra, ed una baita a sinistra (baita del Crotto, m. 1376). Il sentiero scende quasi al livello del torrente Orgina, alla nostra sinistra. Qui, ad un bivio, lasciamo a sinistra il sentiero che si porta sul lato opposto dell'Orgina e sale con ampio arco all'alpeggio centrale della valle, quello di Penz. Noi restiamo invece a destra del torrente e proseguiamo diritti. I segnavia ci fanno salire su alcune facili lastroni (attenzione a non scivolare). Il sentiero piega molto gradualmente a destra, salendo verso sud e ritrovando la traccia del sentiero. Passiamo quasi sotto un roccione alla nostra destra, mentre il torrente scorre sempre vicino a noi, a sinistra. Poco sopra i 1400 metri attraversiamo una pietraia alluvionale e, seguendo un ometto, attraversiamo una breve selva, prima di uscire di nuovo allo scoperto, procedendo fra erba, arbusti e felci intralciati da qualche tronco caduto. Gli ometti ci guidano quando il sentiero si perde di nuovo, e saliamo fra torrente, alla nostra sinistra, e bosco a destra. Alle soglie dei 1500 metri una freccia bianca bordata di rosso, su un masso con ometto, ci fa volgere decisamente a destra (m. 1523). La pendenza si impenna e saliamo ripidamente verso nord-ovest, sul lato occidentale del gradino di soglia glaciale della valle, allontanandoci dal torrente, fra fastidiosi macereti e radi alberi. Dopo un breve tratto scalinato in pietra, a 1550 metri il sentiero voge decisamente a sinistra e prosegue salendo verso sud. Un passaggio su cengia a ridosso di incombenti roccioni alla nostra destra viene superato con l'aiuto di catene corrimano. Intorno ai 1650 metri il sentiero piega ancora a destra e prosegue con diverse svolte verso ovest, fra rododendri, mirtilli e scivolose roccette, ai piedi dell'aspro versante orientale della Corona di Garzonedo (m. 2430). Poco sopra la soglia dei 1800 metri superiamo un torrentello ed una roccetta. Dopo poche svolte il sentiero, a quota 1880 metri circa, piega a sinistra, procedendo verso sud, e cominciamo a vedere davanti a noi, poco più in alto, il bivacco, che paraltro è costruito in pietra locale e quindi ben si mimetizza con i roccioni alle sue spalle (lo si riconosce per i quadrati bianco-rossi sulla porta e sulla finestrella). Superato un ometto, attraversiamo una pietraia e saliamo ad un prato con un grande ometto. Guadato con un salto un torrentello, attraversiamo una fascia di fastidioso pietrame e passiamo a destra di un roccione sul quale è posta la statua di una Madonnima. Appena oltre, siamo finalmente, dopo 3 ore e mezza/4 di cammino da Tabiadascio (il dislivello complessivo in salita è di circa 800 metri), al piccolo edificio del bivacco Garzonedo (m. 1943).


La Valle Aurosina e, alle spalle, l'alta Val Codera

Valle Aurosina (localmente "Orgina") da "aurum", "oro"? Lo si è creduto, e lo si è cercato, l'oro, in questa valle. Scienziati e mineralogisti ottocenteschi come Pietro Sigismud e Guglielmo Jervis ne hanno parlato, ed a loro si sono aggiunti Cesare Cantù, nel 1859, ed il grande storico del Contado di Chiavenna, G. B. Crollalanza, nel 1867, unanimi nel segnalare l'oro in Valle Aurosina. Nel 1868 una ditta tentò di aprire una vena, senza esiti.
Eppure sarebbe stato facile intuire che questa valle, l'unica di importanti dimensioni nel versante meridionale della Bregaglia italiana, deve il suo nome alla località di Aurogo, al suo sbocco, là dove si trova una delle più belle chiese medievali della provincia di Sondrio, S. Martino in Aurogo, dove "Aurogo" ("Avurogo", nel Medio Evo) deriva, probabilmente, da "or", "aur", che significa "bordo", "orlo".


La testata della Valle Aurosina occhieggia appena dal fondovalle della Bregaglia italiana

Niente oro, niente ricchezze, in valle, solo la dura vita di pastori: sul finire dell'Ottocento sono censiti in valle gli alpeggi di Penz Tabiadasmi - Penz e Tabadascio -, con 25 capi, e Pluga Gazzoneda - Garzonedo -, con 20 capi. Una vita in marcato contrasto con la realtà del fondovalle che invece veniva percorso da ricchi mercanti, sulla fondamentale via Regina (in onore della longobarda Teodolinda), che dal Milanese portava nei territorio di ingua tedesca passando per i passi del Septimer o del Maloja. Una via sulla quale Piuro, il più ricco borgo della contea di Chiavenna nell'età moderna, prima che la catasfrofica frana del 1618 lo seppellisse, era importantissimo nodo. Così vicina eppure estranea a tutto ciò, la Val Aurosina era invece sconosciuta ai più, nascosta allo sguardo dietro i poderosi bastioni della forra terminale scavata dall'abbondanza delle acque raccolte dal torrente Orgina.


La Valle Aurosina e, alle spalle, l'alta Val Codera

Una valle sobria, severa, schiva, si direbbe, coronata da cime non note né altisonanti nel nome, vale a dire, da est ad ovest il monte Conco (m. 2908), il monte Gruf (m. 2906), il Sas Becché (m. 2728) ed il monte Beleniga (m. 2629). Una valle con modesti valichi sulla testata, la bocchetta di Scilano, per i monti sopra Chiavenna ed Uschione, il passo di Rossaccio, che porta ai monti sopra Villa di Chiavenna, e la bocchetta di Val Piana, per la Val Piana, nell'ancor più solitaria e remota alta Val Codera. Il transito, sulle orme di pastori, dalla Valle Aurosina ad Uschione, passando per il laghetto del Grillo, non è difficile; più arduo il transito per il passo di Rossaccio, sul lato opposto della valle. Ma se si volesse imboccare la Val Piana per l'omonima e centrale bocchetta, confidando nel nome rassicurante, si scoprirebbe che si tratta di un ripidissimo canalone pressoché impraticabile. Forse anche qui funziona quella particolare etimologia di cui si parlava già nel Medio Evo, "lucus a non lucendo", perché se in genere nell'etimo sta l'essenza delle cose, qualche volta si esprime il suo contrario: niente oro in Valle Aurosina, dunque, né piane in Valle Piana.


Villa di Chiavenna

Niente oro ma più di un motivo d'interesse escursionistico, soprattutto da quando (30 giugno del 2013), su iniziativa dellla sezione di Chiavenna del CAI, vi è stato aperto un piccolo gioiello, il bivacco Garzonedo, a 1943 m., sul suo angolo sud-occidentale, ai piedi del versante settentrionale del monte Beleniga (m. 2639). La tradizionale salita in valle parte proprio dai prati al suo sbocco, cioè dai Crotti di Santa Croce. Ma si tratta di una fatica improba, perché da una quota di poco più di 400 metri ci si deve innalzare alle soglie dei 2000 metri, mettendo in conto 5 ore di cammino o poco meno. Se non si ha nelle gambe un dislivello così severo, si può sfruttare la carrozzabile che da Villa di Chiavenna sale ai maggenghi di Tabiadascio, dove si può sfruttare per un buon tratto la grande traversata dei Monti che taglia a mezza costa tutto il versante meridionale della Bregaglia italiana. Vediamo come.

Procedendo sulla ss 36 dello Spluga raggiungiamo Chiavenna, e qui, allaprima rotonda in ingresso, prendiamo a destra per raggiungere i parcheggi dove lasciare la prima automobile.
Con la seconda, invece, ci portiamo alla seconda rotonda a qui prendiamo a destra ed imbocchiamo la statale per il passo del Maloja. Superate Prosto, Borgonuovo e Santa Croce, raggiungiamo Villa di Chiavenna.
Qui ci fermiamo presso l'albergo-locanda Rota (tel.: 0343 40530), in Via Roma 21, ad acquistare il pass giornaliero (valido fino alle 14 del giorno successivo) per salire a Pian Cantone. Rimettiamoci poi in viaggioed oltrepassata Villa di Chiavenna proseguiamo in direzione del confine italo-svizzero, notando, alla nostra destra, l’invaso artificiale denominato Lago di Villa (il làach, realizzato a scopi idroelettrici dalla società Edison). In corrispondenza del limite orientale del lago (quello in direzione della dogana), lasciamo la statale e prendiamo a destra, imboccando una stradina che scende alla sua sponda orientale e, costeggiandola, si porta sul lato opposto della Val Bregaglia, quello meridionale. Qui comincia a salire, fino ad un bivio: lasciando a sinistra la strada che porta a Chete (chéet), svoltiamo a destra, toccando la bella chiesetta quattrocentesca (rifacimento di una più antica chiesetta del secolo XII) di San Barnaba, nella contrada omonima (un tempo chiamata “sciamartìn”). Proseguendo nella salita, siamo in breve al nucleo di Canete (canéet, caratterizzato da interessanti esempi di architettura rurale quattro-cinquecentesca), con la bella chiesetta localmente chiamata “la madòna de canéet”. Dopo una svolta a sinistra, troviamo un parcheggio con un pannello che illustra le bellezze della Bregaglia italiana ed offre una mappa dei percorsi sul versante montuoso.
Se abbiamo acquistato (come del tutto consigliabile) il pass di transito ai maggenghi a Villa di Chiavenna, proseguiamo sulla carrozzabile fino al suo termine, al parcheggio nei pressi di Pian Cantone (m. 1301).
In caso contrario, la lunga escursione parte da qui (m. 720) e nel primo tratto ha come meta i prati di Tabiadascio. La carrozzabile prosegue, e noi la seguiamo per un tratto, finché troviamo, sul suo versante a monte, in corrispondenza di un cartello di divieto di transito ai motoveicoli, la partenza di una larga mulattiera ben scalinata. Iniziamo, così, a salire nel silenzio del bosco, avvolti nella frescura di una bella pecceta, passando per una bella fontana la cui vasca è ricavata da un grande masso (un cartello ci invita ad avere rispetto dell’ambiente che ci accoglie). Sempre seguendo la mulattiera, che volge a sud est, usciamo dal bosco e ci portiamo al torrente Valtura (valtüra), che oltrepassiamo da destra a sinistra (per noi) su un ponte in legno.
Sul lato opposto possiamo scegliere se piegare a destra, su traccia un po’ incerta, che sale diritta in direzione sud fino al limite inferiore dei prati di Tabiadascio, oppure proseguire su una pista che si congiunge con la carrozzabile. In questo caso seguiamo per un tratto la strada asfaltata, finché, in corrispondenza di un nucleo di tre baite, dopo un tornante sx notiamo, sulla destra, la ripartenza della mulattiera, che sale diretta verso sud, portando anch’essa al limite inferiore dei prati di Tabiadascio (tabiadàsc’). Si tratta di un ampio e luminoso maggese, sul cui limite inferiore, a 1190 metri di quota, possiamo scovare, seminascosto dal bosco, l’edificio dell’ex caserma della Guardia di Finanzia, la cui collocazione testimonia che questa fascia montuosa, prossima al confine elvetico, molto facile da varcare in più punti, fosse interessata, fra Ottocento e Novecento, da un intenso traffico di contrabbando.
Proseguiamo salendo su un sentierino lungo il versante dei prati, abbastanza ripido, e piegando gradualmente a sinistra, fino ad un bivio, segnalato da alcuni cartelli della Comunità Montana di Valchiavenna. Nella direzione dalla quale siamo giunti Canete è data a 45 minuti (sentiero B18). Il medesimo sentiero prosegue per i Laghetti, la bocchetta della Teggiola ed il bivacco Pedroni-Del Pra, dato a 4 ore (si tratta dell’impegnativa traversata all’alta Val Codera, nella quale, appunto, il bivacco è collocato). Prendendo a destra, invece, si percorre l’itinerario B12, che traversa in 45 minuti a Pian Cantone, proseguendo per Pradella e Uschione (6 ore), sopra Chiavenna. Si tratta della Traversata dei Monti, dunque dell'itinerario che ci interessa.
Prendendo a destra saliamo lungo i prati verso sud-ovest, attraversando un avvallamento per poi entrare in una splendida pecceta. Saliamo sempre diritti su buon sentiero segnalato verso sud-ovest, attraversando l’alta Valtura. Sul versante opposto della Valtura dopo breve salita usciamo ai prati di Era (m. 1348), ai piedi del versante settentrionale del monte Congen (m. 2139). Qui il sentiero piega a destra e scende tagliando in diagonale i prati fino alle vicine baite di Guarné (m. 1281). Qui proseguiamo in piano verso ovest e, attraversata una valletta, proseguiamo in leggera discesa e poi in piano, uscendo al terrazzo panoramico dei prati di Genova (m. 1330). Sempre seguendo i segnavia bianco-rossi e le indicazioni del percorso B12, traversiamo in piano verso ovest e, attraversata una valle, usciamo all’ampio e luminoso maggengo di Pian Cantone (m. 1301).


Pian Cantone

Dobbiamo ora stare attenti ai segnavia: il sentiero (segnalato dal cartello B12 che dà Uschione a 5 ore) piega a sinistra e sale verso il limite alto dei prati. Passiamo a lato di un improvvisato campo di calcio con due porte, lasciamo alle spalle le ultime baite e, superato un masso con segnavia, rientriamo, scendendo leggermente, in una fiabesca pecceta. Ad un bivio, presso una fontana con vasca in legno, il cartello della Traversata dei Monti ci indirizza a sinistra, per Tabiadascio ed Uschione.
Ci stiamo avvicinando al profondo solco della Valle Aurosina, della quale si mostra da Pian Cantone una parte della testata. Il sentiero prosegue verso sud. Passiamo accanto ad un fienile e ad un bivio, seguendo i segnavia, prendiamo a destra. Il sentiero procede sul ripido fianco orientale della media valle e comincia a scendere verso il torrente Aurosina, alternando brevi discese a tratti in piano. In alcuni punti la traversata è agevolata da scalinature in pietra. In alcuni tratti è rinforzato da tronchi sul lato a valle.


Pian Cantone

Usciamo dal bosco, superiamo quattro baite e vi rientiramo. Procediamo fra pietre e massi, stando attenti a non scivolare sui sassi quasi sempre umidi. Superato un torrentello, scendiamo con andamento più ripido. Al termine della discesa un tratto esposto è posto in sicurezza con catene infisse nelle rocce alla nostra sinistra. Superiamo quasi in piano un corpo franoso ed un secondo torrente, poi cominciamo a salire con tratto scalinato in pietra, cui seguono, dopo un tratto con corrimano di protezione in legno sul lato destro, tre scalette metalliche. L'atmosfera un po' cupa ed opprimente di questo tratto della valle non manca di impressionarci. Il sentiero prosegue nella salita e passiamo accanto ad una panchina in legno. Dopo qualche saliscendi siamo finalmente al centro della valle, al nuovo ponte in legno (costruito vicino al vecchio, malridotto) sul torrente Orgina (m. 1215).


Verso la Valle Aurosina

Raggiunto il versante occidentale della valle, entriamo nel territorio del comune di Piuro Saliamo diritti verso sud, guadando due torrentelli, per uscire ai prati del Monte Tabiadascio (m. 1245). Alla nostra sinistra troviamo un tavolo con panche ed una fontana. A destra ci sono una baita ed un tavolo con panche. Qui ci raggiunge il sentiero che sale da Aurogo, sul fondovalle (B 15: si tratta dello storico sentiero per la Val Aurosina). Infatti i cartellli segnalano il bivio, al quale stiamo a sinistra, seguendo le indicazioni per Alpe Crotto-Penz, Alpe Garzonedo/Bivacco, Bocchetta di Scilano e Pradella. Salendo ancora, raggiungiamo la baita più alta dei prati di Monte Tabiadascio, dove troviamo un secondo bivio.
Dobbiamo ora lasciare la Traversata dei Monti, che prosegue a destra, ed andare diritti, seguendo le indicazioni del cartello che dà l'Alpe Garzonedo con il bivacco ad un'ora e 50 minuti e la bocchetta di Scilano a ore 2 ore e 20 minuti.


Tabiadascio

Ponticello sul sentiero

Iniziamo così la seconda parte dell'escursione, che ci fa accedere all'alta Valle Aurosina, restando sul suo versante di destra (per chi sale) e seguendo segnavia bianco-rossi ed ometti. Proseguiamo salendo diritti, verso sud-sud-est, passando a destra di alcuni baitelli e grandi massi. Raggiunta la sommità dei prati, ne usciamo da un'apertura in un muretto a secco (m. 1275), proseguendo tra radi alberi.
Dopo qualche tratto in piano alternato a salitelle, scendiamo verso sinistra ad attraversare un torrentello quasi sempre in secca, riprendendo poi la salita, sempre a destra dell'Orgina, passando a sinistra di un enorme masso. Poco sopra passiamo fra un secondo masso con segnavia, alla nostra destra, ed una baita a sinistra (baita del Crotto, m. 1376). Il sentiero scende quasi al livello del torrente Orgina, alla nostra sinistra. Davanti a noi si impone l'aspro versante glaciale che ci separa dall'alta valle e dal quale scendono i diversi rami del torrente Orgina.


Salendo a lato del torrente Orgina

La svolta a destra ai piedi del grandino di soglia terminale della valle

Qui lasciamo a sinistra il sentiero che si porta sul lato opposto dell'Orgina e sale con ampio arco all'alpeggio centrale della valle, quello di Penz. Noi restiamo invece a destra del torrente e proseguiamo diritti. I segnavia ci fanno salire su alcune facili lastroni (attenzione a non scivolare). Il sentiero piega molto gradualmente a destra, salendo verso sud e ritrovando la traccia del sentiero. Passiamo quasi sotto un roccione alla nostra destra, mentre il torrente scorre sempre vicino a noi, a sinistra.
Poco sopra i 1400 metri attraversiamo una pietraia alluvionale e, seguendo un ometto, attraversiamo una breve selva, prima di uscire di nuovo allo scoperto, procedendo fra erba, arbusti e felci intralciati da qualche tronco caduto. Gli ometti ci guidano quando il sentiero si perde di nuovo, e saliamo fra torrente, alla nostra sinistra, e bosco a destra. Alle soglie dei 1500 metri una freccia bianca bordata di rosso, su un masso con ometto, ci fa volgere decisamente a destra (m. 1523). La pendenza si impenna e saliamo ripidamente verso nord-ovest, sul lato occidentale del gradino di soglia glaciale della valle, allontanandoci dal torrente, fra fastidiosi macereti e radi alberi. Dopo un breve tratto scalinato in pietra, a 1550 metri il sentiero voge decisamente a sinistra e prosegue salendo verso sud. Un passaggio su cengia a ridosso di incombenti roccioni alla nostra destra viene superato con l'aiuto di catene corrimano.


Uno sguardo alla testata della valle...

... ed uno al pizzo Galleggione, sul lato opposto

Intorno ai 1650 metri il sentiero piega ancora a destra e prosegue con diverse svolte verso ovest, fra rododendri, mirtilli e scivolose roccette, ai piedi dell'aspro versante orientale della Corona di Garzonedo (m. 2430). Poco sopra la soglia dei 1800 metri superiamo un torrentello ed una roccetta. Dopo poche svolte il sentiero, a quota 1880 metri circa, piega a sinistra, procedendo verso sud, e cominciamo a vedere davanti a noi, poco più in alto, il bivacco, che paraltro è costruito in pietra locale e quindi ben si mimetizza con i roccioni alle sue spalle (lo si riconosce per i quadrati bianco-rossi sulla porta e sulla finestrella). Superato un ometto, attraversiamo una pietraia e saliamo ad un prato con un grande ometto. Guadato con un salto un torrentello, attraversiamo una fascia di fastidioso pietrame e passiamo a destra di un roccione sul quale è posta la statua di una Madonnima. Appena oltre, siamo finalmente, dopo 3 ore e mezza/4 di cammino da Tabiadascio (il dislivello complessivo in salita è di circa 800 metri), al piccolo edificio del bivacco Garzonedo (m. 1943), a ridosso di un baitello.
Il nome deriva, forse, dalla voce lombarda "garza", che significa "cardo selvatico". Dal bivacco vediamo la sezione centro-orientale della testata della Valle Aurosina, con ai piedi i prati di Penz, mentre sul lato opposto, oltre lo sbocco della valle, vediamo una sezione del versante settentrionale della Val Bregaglia, dominata dalla piramide regolare del pizzo Galleggione.


L'ultimo tratto del sentiero

La Madonnina sulla roccia ed il pizzo Galleggione

All'interno troviamo un solo locale con sei posti letto, corredati da materassi, cuscini e coperte. Il bivacco dispone anche di un tavolino, tre cassapanche, un fornello a gas, un mobiletto con alcune stoviglie. L'illuminazione è garantita da un pannello solare e si può attingere acqua ad un vicino torrentello. Chi volesse lasciare offerte per la manutenzione della struttura lo può fare nell'apposita cassetta. Una scheda detta le norme per un uso consapevole e rispettoso della struttura, invitando a segnalare disguidi o danni alla sezione di Chiavenna del CAI, telefonando allo 0343 32489 o scrivendo a info@caivalchiavenna.it . Una citazione in calce esprime la filosofia che deve ispirare ogni corretto escursionista: "Le Alpi e le montagne non appartengono a nessuno e nello stesso tempo a tutti in egual misura". Può essere il prezioso lasciato che questa splendida escursione ci consegna perché lo conserviamo gelosamente.


Il bivacco Garzonedo

Il bivacco Garzonedo

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CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri).

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