ANELLO DEI LAGHI VAR. LUNGA e VAR. BREVE


Lago Rotondo e pizzo di Trona

L'ANELLO DEI LAGHI (VARIANTE LUNGA)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pescegallo-Rif. Salmurano-Rif. Benigni-Val Pianella-Lago Rotondo-bocchetta Paradiso-Valle e lago dell'Inferno-Laghi di Trona e Zancone-Pescegallo
7 h
1400
E
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendamo a destra ed alla successiva ancora a destra; dopo un ponte imbocchiamo la provinciale della Val Gerola, saliamo a Gerola Alta e proseguiamo fino al termine della strada, a Pescegallo (m. 1450). Parcheggiamo qui ed incamminiamoci sulla pista sterrata che sale verso sud e raggiunge il rifugio Salmurano (m. 1818). Seguendo un sentierino ci portiamo verso il centro della conca, poi verso sinistra (est) e saliamo al passo di Salmurano (m. 2017), per poi volgere a destra e seguire il sentiero che raggiunge il canalone dei Piazzotti ("canalìgn di piazzòc'") e lo risale serpegiando fra roccette bagnate (attenzione; qualche semplice passo di arrampicata). Seguendo i segnavia risaliamo un ripido versante verso ovest, ad un bivio andiamo a destra (segnalazione per il rif. Benigni), saliamo verso nord e dopo pochi tornanti siamo all'altipiano dei Piazzotti, dove si trovano il rifugio Benigni (m. 2222) ed il lago dei Piazzotti. Ridiscendiamo al bivio ed ora proseguiamo sul secondo ramo, verso sud, piegando a destra, tagliando il ripido versante roccioso della Cima di Val Pianella e percorrendo il vallone con la solitaria baita della Mezzaluna. Il sentiero porta, poi, ad una prima bocchetta, che ci immette in un piccolo pianoro, attraversato il quale giungiamo alla bocchetta di val Pianella (“buchéta de la val Pianèla”), o passo Bocca di Trona, a 2224 metri. Lasciano le indicazioni per il rifugio Grassi e scendiamo in Val Pianella. Disceso il primo tratto, restando al centro della valle giungiamo, intorno a quota 2000, ad un bivio segnalato con la deviazione per il lago Rotondo e prendiamo a sinistra, salendo verso a sud-ovest ad un primo pianoro, posto a circa 2100 metri, con grandi blocchi. A questo pianoro possiamo giungere per via più diretta lasciando appena sotto la bocchetta di Val Pianella il sentiero che scende lungo la valle e prendendo a sinistra (segnalazione per il lago Rotondo): seguiamo così un sentiero che traversa a mezza costa il versante di sfasciumi sotto la cresta di Gairolo, con qualche saliscendi ed un passaggio non difficile ma esposto, fino ad intercettare iil sentiero principale per il lago Rotondo appunto al pianoro di quota 2100. Da qui il sentierino affornta un secondo tratto di ripida salita fra roccette e magri pascoli, verso ovest, che ci porta al ripiano che ospita il lago Rotondo (m. 2256). Alla sua sinistra (per noi che lo raggiungiamo) prosegue la salita (occhio ai segnavia), non in direzione della prima bocchetta che vediamo in alto, ma più a sinistra, su un faticoso canalone detritico, verso sud-ovest (attenzione sempre ai segnavia). Superata una placca con elementare arrampicata siamo infine alla bocchetta Paradiso, appena a nord del panoramico pizzo omonimo, chiamata anche bocchetta degli Undici (m. 2450). Scendiamo ora sul versante opposto della Valle dell'Inferno, ripido ma non difficile, con una prima diagonale a destra ed una seconda a sinistra, raggiungendo la bocchetta dell'Inferno (m. 2306). Prendiamo poi a destra (nord-ovest) e cominciamo a discendere la valle. Più in basso il tracciato dal lato destro della valle piega a sinistra e, superato un piccolo e grazioso specchio d'acqua, corre lungo il versante sinistro della valle, tenendosi piuttosto alto rispetto al lago, ed attraversando alcuni punti un po' esposti. Incontrata una deviazione a sinistra per il rifugio F.A.L.C., la ignoriamo, seguendo invece il sentiero che conduce allo sbarramento del lago Inferno (m. 2085). Attraversato il camminamento da sinistra a destra, imbocchiamo, poi, il sentiero, segnalato, che scende deciso verso destra, in direzione del lago di Trona, passando, nel primo tratto, in un angusto corridoio roccioso e sul corpo di una grande frana, per intercettare, alla fine, un più tranquillo sentiero che, percorso verso destra, porta dalla diga di Trona. Oltrepassato il camminamento, affrontiamo un breve strappo, per sormontare un gradino roccioso, fino al comodo sentiero che, percorso verso sinistra, porta al terrazzo del Pich. Da qui, sempre volgendo a destra, procediamo per un tratto in piano, poi pieghiamo a sinistra e con ripidi tornantini scendiamo all’ampio e ridente pianoro che si stende ai piedi della bassa val Tronella. Superato il torrente Tronella (prestiamo sempre attenzione ai segnavia) attraversiamo verso est uno splendido bosco di conifere usciti dal quale ci ritroviamo a Pescegallo.

Uno dei più classici e begli itinerari nel territorio del comune di Gerola ha come meta lo splendido sistema di laghetti che comprende cinque specchi d’acqua, di diverse dimensioni, due dei quali chiusi da uno sbarramento artificiale (si tratta delle dighe di Trona e dell’Inferno), uno minore, poco a monte del lago di Trona (si tratta del laghetto Zancone) e due collocati in altrettanti piccoli altipiani, quello dei Piazzocchi, nei pressi del rifugio benigni, ed il nascosto e stupendo lago Rotondo ("làch Redont"), ai piedi del severo cono del pizzo di Trona. Possiamo toccare i cinque laghetti con un bell’itinerario ad anello. Se esso risultasse, nella versione integrale, troppo lungo, lo si può ridurre tagliando fuori il lago dei Piazzocchi.
Raggiungiamo dunque Gerola Alta (m. 1053), staccandoci dalla SS 38 dello Stelvio alla prima rotonda a destra all'ingresso (per chi viene da Lecco) di Morbegno. Dopo 15 chilometri, siamo a Gerola, e proseguiamo per il Villaggio Pescegallo (m. 1454), dove termina l'ex-statale 405 della Val Gerola. Parcheggiata qui l'automobile, dirigiamoci verso l'edificio da cui parte la seggiovia per il rifugio Salmurano.
Ora dobbiamo scegliere se percorrere l’anello nella versione più impegnativa o in quella ridotta (anch’essa, per la verità, abbastanza impegnativa). Nel primo caso, dobbiamo salire al rifugio Benigni. Ci conviene scegliere l’itinerario che passa per il passo di Salmurano, piuttosto che quello che risale la Val Tronella, per evitare un passaggino esposto che quest’ultimo impone. Percorriamo, dunque, la pista sterrata che sale al Pianone dell’alpe Salmurano, terminando nei pressi del rifugio Salmurano (m. 1848), collocato al termine della seggiovia che parte da Pescegallo. Ora dobbiamo risalire l'alpe, per raggiungere il passo di Salmurano (m. 2017), il cui incavo è già ben visibile sulla parte occidentale (destra) dell'ampia conca, denominata Pianone. Per farlo abbiamo due possibilità: seguire una traccia che sale nel centro della conca fino al punto di arrivo della sciovia, per poi piegare a destra e guadagnare il passo, oppure seguire un sentiero che corre lungo il fianco occidentale della conca, congiungendosi al primo in prossimità del valico. In ogni caso ci ritroveremo di fronte alla graziosa statua della Madonnina, sul cui sfondo si disegnano verso nord, se la giornata è limpida, le più famose cime del gruppo del Masino-Disgrazia.
Si apre di fronte ai nostri occhi la conca terminale dell'alta valle Salmurano, che, insieme alla valle dell'Inferno, confluisce nella valle di Ornica (val Brembana, provincia di Bergamo). La conca è chiusa, a sud-ovest (destra), dall’arrotondato pizzo di Giacomo. Dobbiamo ora dirigerci verso destra (ovest), seguendo il sentiero che, perdendo leggermente quota, punta al piede di un grande intaglio nella parete rocciosa, il canalone dei Piazzotti ("canalìgn di piazzoc'"), percorso da un ruscello e piuttosto ripido. La risalita del canalone è più semplice di quel che sembra guardando dal passo: richiede comunque qualche modesto passo di arrampicata e va fatta seguendo il percorso dettato dai segnavia rosso-bianco-rossi. Giunti alla sua sommità, ci ritroviamo in un piccolo pianoro e, seguendo il sentiero, affrontiamo un ulteriore strappo, prima di guadagnare un secondo e più ampio pianoro, sul quale sono collocati il rifugio Benigni (m. 2222), in territorio bergamasco, ma a poca distanza dal confine con la provincia di Sondrio, ed il lago dei Piazzotti.
Per illustrare meglio le caratteristiche di questo lago e dell'ambiente che lo ospita riportiamo le informazioni che ci vengono offerte dal bel volume "Laghi alpini di Valtellina e Valchiavenna", di Riccardo De Bernardi, Ivan Fassin, Rosario Mosello ed Enrico Pelucchi, edito dal CAI, sez. di Sondrio, nel 1993:
All'estremità orientale del comprensorio, su un piccolo altopiano, c'è un laghetto dalle limpide acque azzurre, che verso est sembrano sconfinare col cielo. L'impressione è accentuata dal breve dislivello tra il piano del lago e il modesto rilievo delle vette circostanti, una corona dentellata e aperta sul lato nord-est. Così le acque di questo la ghetto situato in terra bergamasca defluiscono in Val Tronella e di lì verso la Val Gerola: una particolarità già sottolineata da Nangeroni anni orsono, e che dà un tocco di singolarità – non dirò di mistero - a questo piccolo bacino. Altre sorprese riservano i dentellati spalti circostanti, sia che si salga ad affacciarsi verso la Val Trona, dalla cima occidentale di Piazzotti, sia che ci si voglia avventurare at traverso il Pizzo di Mezzaluna verso il Buco di Tronella, o infine gettare uno sguardo nella Val Tronella dal Dente di Mezzaluna. L'hortus conclusus del piccolo altopiano si rivela un punto di osservazione panoramico del tutto eccezionale.”

L'ampio pianoro è un piccolo gioiello nascosto nel cuore delle Orobie occidentali. Innanzitutto rappresenta un osservatorio suggestivo sul versante retico, soprattutto sulle cime del gruppo Masino-Disgrazia. Poi, accanto al bel lago dei Piazzotti (che spesso diventa, d'estate, una sorta di succursale di una spiaggia marina, dato l'affollamento delle persone intente a prendere il sole), ce ne sono altri due, più piccolo e posto più a monte: vale la pena di visitarli, sono due piccole perle. In terzo luogo, con un piccolo sforzo supplementare, possiamo facilmente salire dal pianoro alla Cima Occidentale di Piazzotti, dirigendoci, verso sud-ovest, alla volta della ben visibile croce della cima (m. 2349). Infine vale la pena di ricordare che a nord ed a poca distanza dal rifugio termina un canalino che immette nella bellissima val Tronella (è possibile scendervi, ma con molta cautela, perché, nel primo tratto di discesa, i deve superare un passaggino esposto, da evitare in presenza di neve o con rocce bagnate), dalla quale possiamo tornare a Pescegallo.
Vediamo, ora, come proseguire in questo anello dei laghi. Nei pressi del punto al quale giunge il sentiero che abbiamo percorso per salire al rifugio, ne parte un secondo verso sud-ovest (destra), che compie un ampio arco per aggirare il fianco sud-orientale della cima Occidentale dei Piazzotti. Tagliamo, così, il fianco nord-orientale di un ampio ed un po' desolato vallone, dove si trova anche una baita solitaria e malinconica. Si tratta della baita della Mezzaluna, ai piedi del fianco meridionale del complesso di cime della Mezzaluna o dei pizzi di Mezzaluna (“li mezzalüni”, vale a dire il pizzo di Mezzaluna, m. 2333, la Cima di Mezzo ed il caratteristico ed inconfondibile uncino del torrione di Mezzaluna, m. 2247). Il nome significa "spianata a forma di luna", e si riferisce alla forma arcuata del vallone. Il sentiero porta, quindi, ad una prima bocchetta, che ci immette in un piccolo pianoro, attraversato il quale giungiamo alla bocchetta di val Pianella (“buchéta de la val Pianèla”), o passo Bocca di Trona, a 2224 metri.
Ci affacciamo così nella selvaggia val Pianella, i cui fianchi sono chiusi a destra dal Torrione della Mezzaluna e dal Torrione di Tronella (m. 2311) ed a sinistra dall'inconfondibile profilo conico del Pizzo di Trona (m. 2510). Disceso il primo tratto, giungiamo, a quota 2000, alla deviazione a sinistra, segnalata, per il lago Rotondo. Potremmo proseguire nella discesa ignorandola e puntando ai laghi Zancone e Trona, che si trovano nella parte terminale della valle, ma davvero non possiamo tagliar fuori il più bello fra i laghi di Val Gerola, anche se ciò ci impone una nuova salita.
A questa deviazione dal sentiero che prosegue nella discesa della valle si stacca, appunto, a sinistra un sentierino che sale diretto verso ovest, sul ripido versante di magri pascoli e pietrarie, raggiungendo un primo pianoro a quota 2100. A questo pianoro possiamo giungere per via più diretta lasciando appena sotto la bocchetta di Val Pianella il sentiero che scende lungo la valle e prendendo a sinistra (segnalazione per il lago Rotondo): seguiamo così un sentiero che traversa a mezza costa il versante di sfasciumi sotto la cresta di Gairolo, con qualche saliscendi ed un passaggio non difficile ma esposto, fino ad intercettare iil sentiero principale per il lago Rotondo appunto al pianoro di quota 2100. Da qui il sentierino affornta un secondo tratto di ripida salita fra roccette e magri pascoli, verso ovest, che ci porta al ripiano che ospita il lago Rotondo (m. 2256).
Prima però di raccontare la prosecuzione dell'anello, vediamo come raggiungere il lago Rotondo per una via più breve, cioè dall'imbocco della Val Pianella, tagliando fuori il rifugio Benigni e laltipiano dei Piazzotti.
Chi volesse leggere durettamente il racconto della seconda parte dell'anello lungo, clicchi qui.

#inizio


Apri qui una panoramica sulla Val Pianella dal sentiero per il lago Rotondo

L'ANELLO DEI LAGHI (VARIANTE BREVE)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pescegallo-Val Tronella-Laghi di Trona e Zancone-Lago Rotondo-bocchetta Paradiso-Valle e lago dell'Inferno-Lago di Trona-Pescegallo
5 h
1100
E
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendamo a destra ed alla successiva ancora a destra; dopo un ponte imbocchiamo la provinciale della Val Gerola, saliamo a Gerola Alta e proseguiamo fino al termine della strada, a Pescegallo (m. 1450). Parcheggiamo qui ed incamminiamoci sul sentiero che si trova ad ovest degli impianti di risalita (indicazioni per l'anello dei laghi). Il sentiero entra subito in una pineta, sale e raggiunge presso una baita isolata la deviazione a sinistra per la Val Tronella. La ignoriamo e proseguiamo uscendo dal bosco. Superato il torrente Tronella cominciamo a salire con ripidi tornanti un ampio dosso che costituisce il fianco orientale del Pizzo del Mezzodì, per poi prendere a destra e raggiungere, con un tratto pianeggiante verso nord-ovest il dosso panoramico con una pozza e la baita di quota 1835 (il Pich). Il sentiero prosegue volgendo a sinistra e salendo gradualmente verso l'imbocco della Val Pianella, in direzione sud-ovest, fino ad incontrare, sulla sinistra, la deviazione a sinistra per il lago Zancone ed il lago Rotondo. Ci stacchiamo, quindi, dal sentiero principale, che scende al bacino artificiale utilizzato dall'ENEL (1805 m.), e percorriamo il sentiero segnalato che si inoltra nella Val Pianella, passando a sinistra dei laghi di Trona e Zancone e salendo fino al punto nel quale si incontra, ad una quota approssimativa di 2000 metri, la segnalata deviazione (a destra, per chi sale) per il lago Rotondo. Andiamo quindi a destra, verso sud-ovest, salendo ad un primo pianoro, posto a circa 2100 metri, con grandi blocchi. Un secondo tratto di ripida salita fra roccette e magri pascoli, verso ovest, ci porta al ripiano che ospita il lago Rotondo (m. 2256). Alla sua sinistra (per noi che lo raggiungiamo) prosegue la salita (occhio ai segnavia), non in direzione della prima bocchetta che vediamo in alto, ma più a sinistra, su un faticoso canalone detritico, verso sud-ovest (attenzione sempre ai segnavia). Superata una placca con elementare arrampicata siamo infine alla bocchetta Paradiso, appena a nord del panoramico pizzo omonimo, chiamata anche bocchetta degli Undici (m. 2450). Scendiamo ora sul versante opposto della Valle dell'Inferno, ripido ma non difficile, con una prima diagonale a destra ed una seconda a sinistra, raggiungendo la bocchetta dell'Inferno (m. 2306). Prendiamo poi a destra (nord-ovest) e cominciamo a discendere la valle. Più in basso il tracciato dal lato destro della valle piega a sinistra e, superato un piccolo e grazioso specchio d'acqua, corre lungo il versante sinistro della valle, tenendosi piuttosto alto rispetto al lago, ed attraversando alcuni punti un po' esposti. Incontrata una deviazione a sinistra per il rifugio F.A.L.C., la ignoriamo, seguendo invece il sentiero che conduce allo sbarramento del lago Inferno (m. 2085). Attraversato il camminamento da sinistra a destra, imbocchiamo, poi, il sentiero, segnalato, che scende deciso verso destra, in direzione del lago di Trona, passando, nel primo tratto, in un angusto corridoio roccioso e sul corpo di una grande frana, per intercettare, alla fine, un più tranquillo sentiero che, percorso verso destra, porta dalla diga di Trona. Oltrepassato il camminamento, affrontiamo un breve strappo, per sormontare un gradino roccioso, fino al comodo sentiero che, percorso verso sinistra, i riporta al sentiero percorso all'andata ed al terrazzo del Pich. Da qui, sempre volgendo a destra, procediamo per un tratto in piano, poi pieghiamo a sinistra e con ripidi tornantini scendiamo all’ampio e ridente pianoro che si stende ai piedi della bassa val Tronella. Superato il torrente Tronella (prestiamo sempre attenzione ai segnavia) attraversiamo verso est uno splendido bosco di conifere usciti dal quale ci ritroviamo a Pescegallo.

Saliamo lungo la strada provinciale l'intera Val Gerola, fino agli impianti di risalita di Pescegallo. Alle spalle dell’edificio da cui parte la seggiovia, verso ovest, inizia un sentiero, segnalato con segnavia rosso-bianco-rossi (percorso 8), che punta in direzione nord-ovest, entrando ben presto in un bel bosco. Incontriamo presso una baita isolata, dopo una prima salita, la deviazione a sinistra, segnalata, per la Val Tronella. Superato il torrente che scende da questa valle e cominciamo a salire con ripidi tornanti un ampio dosso che costituisce il fianco orientale del Pizzo del Mezzodì (è il tratto più faticoso dell'escursione, perché la pendenza è severa), per poi prendere a destra e raggiungere, con un tratto verso nord-ovest che permette di tirare il fiato, il dosso panoramico con la baita di quota 1835 (il Pich), un'alpe panoramica ingentilita da un piccolo specchio d'acqua. Fermiamoci un attimo e guardiamo verso sud: sfilano davanti al nostro sguardo tutte le vette del gruppo del Masino, i pizzi Badile e Cengalo, i pizzi del Ferro, la cima di Zocca, la punta Rasica, i pizzi Torrone, il monte Sissone, le cime di Chiareggio e, eminente per mole ed altezza, il monte Disgrazia.
Ora il sentiero cambia nettamente direzione, volgendo a sinistra: percorriamo, quindi, un lungo tratto sostanzialmente pianeggiante verso sud-ovest, fino ad incontrare, sulla sinistra, la deviazione a sinistra per il lago Zancone ("làch Sancùn") ed il lago Rotondo. Ci stacchiamo, quindi, dal sentiero principale, che scende al bacino artificiale utilizzato dall'ENEL (1805 m), e percorriamo il sentiero segnalato che si inoltra nella Val Pianella, passando a sinistra dei laghi di Trona e Zancone e salendo fino al punto nel quale si incontra, ad una quota approssimativa di 2000 metri, la già citata e segnalata deviazione (a destra, per chi sale) per il lago Rotondo.


Impronta fossile di un esemplare dei tetrapodi del Permiano nelle rocce del comprensorio Trona-Inferno

Percorriamo un comprensorio di grande interesse naturalistico, una sorta di pre-Jurassic Park, che ci proietta indietro nel tempo di parecchio, diciamo ad un'era compresa fra i 260 ed i 230 milioni di anni fa, il Permiano, quando lo scenario di questi luoghi non presentava montagne, ma laghi e paludi, fra i quali si aggiravano curiosi animali al confine fra anfibi e rettili, simili a lucertoloni a 4 zampe (tetrapodi), gli antenati dei futuri dinosauri del Giurassico. Alcune delle loro impronte nel fango, che mostrano con molta evidenza gli artigli delle zampe, si sono essiccate e per uno straordinario concorso di eventi geologici conservate come fossili nelle rocce violette che per primo ha notato Remo uffoni, guardiano delle dighe ENEL di Trona ed Inferno. Se abbiamo parecchio tempo per cercare fra roccette e gande e soprattutto molta fortuna, potremmo anche imbatterci nelle tracce remotissime di questi lucertoloni.
Qualunque esito abbia avuto la nostra ricerca, giunti al bivio nel cuore della Val Pianella per l'una o per l'altra via cominciamo la salita al lago Rotondo, in direzione ovest, raggiungendo un primo pianoro, posto a circa 2100 metri.


Apri qui una fotomappa della salita al lago Rotondo ed alla bocchetta del Paradiso dalla Val Pianella

Il paesaggio qui è veramente lunare: alcuni grandi massi contribuiscono a rendere lo scenario più selvaggio, quasi si trattasse di un luogo mai toccato da piede d'uomo. Ci attende ora un secondo tratto di salita, non meno aspro del primo, per sormontare il ripido declivio erboso che ci separa dal terrazzo che ospita la gemma più preziosa che l'itinerario ci riserva, il misterioso e nascosto lago Rotondo (m. 2256), di cui non è ancora chiara la dinamica che ne conserva l'equilibrio, dato che non ha immissari visibili. Il lago è dominato dalla poderosa mole del Pizzo di Trona, e vale la pena di perdere un po' di tempo per percorrerne le rive e gustare la severa bellezza di questo luogo remoto ed affascinante.
Ecco cosa ne scrive Ivan Fassin, nel volumetto "Il conglomerato del diavolo" (L'officina del libro, Sondrio, 1991): "Se la vetta è un vertex...il lago è sicuramente il complementare vortex, voragine e vertigine, spirale che trascina verso il basso. In pochi luoghi che io conosca questo è chiaro come qui, ai piedi del pur modesto pizzo di Trona ("piz di vèspui", cioè il pizzo del vespro, sul quale il sole indugia la sera, m. 2510), che si leva regolare riflettendo le sue rossastre bastionate di roccia in questo cupo laghetto, tondo e concluso, come un occhio della Terra o forse come imbocco di misteriose vie sotterranee..."
A questo punto potremmo tornare sui nostri passi, ai laghi Zancone e Trona, puntando poi a sinistra e seguendo il sentiero che porta al lago dell’Inferno, ultimo dei cinque laghi del sistema. Più interessante, anche se più faticoso, è però l’itinerario che sfrutta una bocchetta alta sul crinale fra la val Pianella e la valle dell’Inferno, per scendere poi nella parte alta di quest’ultima, alla bocchetta omonima. Vediamo come. Dobbiamo chiamare a raccolta le energie residue, dunque, perché c'è ancora da salire: per portarci alla valle dell'Inferno dobbiamo, infatti, salire alla bocchetta alta collocata a circa 2450 metri (il punto di massima elevazione dell’anello), sfruttando un canalone detritico, lungo il quale il tracciato di salita è dettato dai segnavia, da seguire con attenzione. La salita, data la natura del terreno e la quota, è abbastanza faticosa.
Passiamo così a destra di un caratteristico torrione denominato Torre Maria o Torre del Lago (m. 2359). Alla fine ci infiliamo in uno scorbutico canalino e ci sono da sormontare, con qualche passo di facile arrampicata, anche alcune roccette (che possono risultare molto insidiose se sono bagnate o in presenza di neve), prima di raggiungere la sella erbosa della bocchetta. C'è un senso di soddisfazione, dopo tanti sforzi, come di liberazione, che sembra echeggiare nella stessa denominazione della bocchetta, che infatti è chiamata la bocchetta Paradiso, appena a nord del panoramico pizzo omonimo, chiamata anche bocchetta degli Undici (m. 2450). A voler essere precisi, siccome una bocchetta del medesimo nome si trova poco più a sud sulla medesima dorsale, dovremmo specificare "Bocchetta Paradiso nord". La bocchetta si affaccia sulle ombre dell'inquietante valle dell'Inferno, ma è un luogo aperto, luminoso e panoramico.
Sul versante opposto ci attende un più riposante, ma sempre piuttosto ripido, declivio erboso: seguiamo, dunque, scrupolosamente i segnavia, che punteggiano un sentierino sempre visibile che scende diretto lungo il versante e, con un ultimo tratto verso sinistra, ci porta alla ben visibile bocchetta dell’Inferno (“buchéta de la val l Inferen”, m. 2306), per la quale passa il confine fra territorio della provincia di Sondrio e di Bergamo.


Apri qui una fotomappa della discesa dalla bocchetta del Paradiso alla Valle dell'Inferno

Ecco, dunque, la valle dell'Inferno, denominazione dettata dal colore rossastro delle rocce (colore dovuto alla presenza del conglomerato assai duro e pregiato, denominato Verrucano lombardo), ma, forse, anche da un clima un po' sinistro, quasi che nell'aria aleggiasse una minaccia indefinita o l'inespressa sofferenza di anime segregate qui da un verdetto di dannazione eterna. Suggestione dei nomi!
Sia come sia, incontriamo subito l'indicazione della via direttissima al Pizzo dei Tre Signori (“piz di tri ségnùr”, m. 2554, chiamato così, dopo il 1512 - prima era chiamato pizzo Varrone - perché punto d’incontro dei confini delle signorie delle Tre Leghe in Valtellina, degli Spagnoli nel milanese e dei Veneziani nella bergamasca): infatti è proprio la poderosa mole del celebre colosso orobico a chiudere la valle a sud-ovest. Noi, invece, seguiamo il sentiero che comincia a discendere la valle, in direzione della grande diga dell'Enel (m. 2085). Ci aspetteremmo di percorrerne il lato destro, ed invece il tracciato piega a sinistra e, superato un piccolo e grazioso specchio d'acqua, corre lungo il versante sinistro della valle, tenendosi piuttosto alto rispetto al lago, ed attraversando alcuni punti un po' esposti. Incontrata una deviazione a sinistra per il rifugio F.A.L.C., la ignoriamo, seguendo invece il sentiero che conduce allo sbarramento del lago Inferno.

Per illustrare meglio le caratteristiche di questo lago e dell'ambiente che lo ospita riportiamo le informazioni che ci vengono offerte dal già citato volume "Laghi alpini di Valtellina e Valchiavenna", di Riccardo De Bernardi, Ivan Fassin, Rosario Mosello ed Enrico Pelucchi, edito dal CAI, sez. di Sondrio, nel 1993:
All'estremità occidentale il comprensorio di Trona si chiude, sotto le vette del Pizzo Tre Signori e del Pizzo Varrone, con una sorta di corridoio costituito dai due valloni d'Inferno. bergamasco e valtellinese, posti in continuità e separati da una alta bocchetta (Bocchetta d'Inferno, appunto). Nel vallone che scende verso la Val Gerola c'era un laghetto, ingrandito ora dall'intervento umano che ha eretto una diga in una gola più a valle. Il livello del lago si è alzato di 30-35 m, la superficie è ora molto più estesa, ma permane il colore cupo delle acque, che va dall'azzurro intenso al viola, a seconda delle ore e della luce. Un lago lungo, affiancato da scogliere dirupate, come confitto e incastrato tra il Pizzo Varrone e il Pizzo di Trona, ai piedi di una gradonata ciclopica che scende dal passo e dal Pizzo Tre Signori, che campeggia sullo sfondo.”

Attraversato il camminamento da sinistra a destra, imbocchiamo, poi, il sentiero, segnalato, che scende deciso verso destra, in direzione del lago di Trona, passando, nel primo tratto, in un angusto corridoio roccioso e sul corpo di una grande frana, per intercettare, alla fine, un più tranquillo sentiero che proviene, da destra, proprio dalla diga di Trona. Seguendolo verso destra, raggiungiamo, infine, lo sbarramento della diga. Oltrepassato il camminamento, affrontiamo un breve strappo, per sormontare un gradino roccioso, fino al comodo sentiero che, percorso verso sinistra, porta al terrazzo erboso del Pich (si tratta dell’itinerario descritto per la versione breve dell’anello, che ora dobbiamo percorrere a rovescio). Se, però, abbiamo percorso la variante lunga dell’anello, manca ancora all’appello il lago Zancone, che dobbiamo, quindi, visitare, prima di chiuderlo: in tal caso, invece di prendere a sinistra, prendiamo a destra, imboccando la deviazione segnalata che si inoltra nella valle di Trona e raggiungendo, in breve, lo splendido specchio d’acqua, posto poco a monte del lago di Trona. Sostando sulle sue rive, potremo cercare se sia ancora vero quel che scrive la Guida alla Valtellina del CAI di Sondrio edita nel 1884: "Nei laghetti di Gerola...guizza una trota di piccola forma e di una carne rosso-sanguigna, che è squisitissima".
Può essere interessante leggere, a distanza di oltre un secolo, le note che sui laghi di Trona (allora naturale) e Zancone stese il dott. Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo “G. Piazzi” di Sondrio, nell’operetta “I laghi alpini valtellinesi”, edita a Padova nel 1894:
Questi due bei laghi sono posti a poca distanza fra loro nel ramodestro della Valle dell'Inferno, che si congiunge più sotto con quelladi Pescegallo, a formare la Val Ritto di Gerola. Sono separati da alcuni cocuzzoli di roccia in posto, formati di arenaria o conglomerati verdi, che si estendono, alternartisi fra loro, nelle sponde dei duo laghie di tutta la valletta che si apre fra il pizzo di Trona (2508 m.), che sorge a S. ed il pizzo Tronella (2514 m.) ad E. NellaCarla geologica della Lombardia del Prof. Taramelli i due laghi sono rappresentati nella generale formazione del gneis; ma più giustamente sono figurati dal Dott. Melzi nelle arenarie e conglomerali grossolani. I versanti che si staccano dai monti sopra accennati e che convergono fra loro a formare la valletta, che racchiude i laghi, sono assai scoscesi, ove balze e dirupi si succedono dai
vertici più elevati fin presso le acque, le quali occupano le cavità più inferiori della stretta spaccatura, che diede origine alla Valle. I due laghi sono dunque formati per dilacerazione prodotta nel sollevamento della catena orobica. Valgono pertanto qui le stesse osservazioni che feci a proposito dell'origine del lago Venina, poiché il Curioni li crede, come quello, ed il vicino lago dell'Inferno, formali in depressioni prodotte da movimento del suolo.
Il primo di questi laghi, che s'incontra risalendo la Valle, è quello di Trona, detto anche delle Trote dal Curioni, nel luogo sopra citato, come riportano pure le carte dell'Istituto militare di Firenze; forse per l'abbondante pesca che di tali pesci si faceva mia volta in questo lago; nome che ora è affatto in disuso.
Esso ha forma ellittica, disposto colla maggior lunghezza nel senso della Valle. Le sue sponde sono ripide assai, onde la regione litorale presenta nella porzione più esterna ben poca quantità di limo o di feltro organico visibile, il quale è piuttosto copioso alla profondità di 5 e 6 metri a poca distanza dalla sponda, dove ho calato l'apposito bidon Forel, per farne conveniente pesca. È posto all'altitudine di 1563 m. e presenta la superficie di 30000 m. q. Le sue acque hanno una bella colorazione verde azzurrognola,rappresentata dal num. V della scala Forel.
Lo visitai il giorno 8 Settembre 1892 ed alle ore 10 aut. trovai che la temperatura delle sue acque era di 8 gradi C. mentre l'esterna era di 12 gradi, essendo il cielo piovigginoso.
Ha per affluente l'emissario del lago Zancone, posto alquanto più sopra, verso S.E., e scarica le sue acque per una stretta gola che mette nel torrente della Valle dell'Inferno.
Questo lago era un tempo assai popolato di Trutta fario Lin. ma l’uso deplorevole della dinamite ne distrusse, alcuni anni or sono, una straordinaria quantità. I pochi individui sopravissuti si moltiplicarono rapidamente, sicché torna dì qualche profitto la pesca che vi fanno alcuni alpigiani di Gerola, nel mese di Maggio, aprendo nel ghiaccio ampi buchi pei quali lasciano calare le reti, essendo a quell'epoca, per la sua posizione topografica, tuttavia gelato. Sarebbe cosa più che mai utile pertanto il ripopolare anche questo lago dell'ottima trota, con artificiale immissione di avannotti, che vi prospererebbero certamente fino ad uguagliare, se non a superare, l'antica popolazione. Fu certamente cattivo consiglio quello di importarvi il Collus gobio Linn.. come si fece in parecchi laghi della Valtellina, il quale é necessario anzitutto di distruggere, poiché divora le uova della trota.
Il lago Zancone è posto alquanto più in alto del lago di Trona ed occupa l'ultima porzione della valletta sopra menzionata, chiusa a S.E. da nude e scoscese roccie che s'innalzano assai rapidamentesulle acque. Ha pur esso forma ellittica, che si dirige colla maggior lunghezza nel senso della Valle, alla quale pone termine verso S. E. Non ha vero affluente e le sue acque derivano dalla fusione delle nevi e dalla filtrazione attraverso gli abbondanti detriti che rivestono le scoscese pendici ed il piede dei monti circostanti.
Lo smagliante colore celeste–chiaro delle sue acque, paragonabile al num. II della scala Forel. produce assai gradito contrasto colla selvaggia nudità delle roccie che lo circondano. È posto all'altezza di 1778 m. sul mare, cioè 315 metri più alto del lago di Trona, ed ha una superficie di 24.000 m. q.


Lago Zancone

Feci le osservazioni termiche alle ore 2 pom. con cielo sempre piovoso ed osservai nelle acque una temperatura di 7 gradi e 30 C., mentre nell'aria erano 13 gradi C. In alcuni seni verso la punta N.O. rinvenni numerosi individui di Rana temporaria Lino, ed i girini si trovavano tuttavia nello stato di incipiente metamorfosi. Pare che in questo lago non viva la Trutta fario Linn., ma si potrebbe certo molto utilmente tentarvi una artificiale immissione di avannotti, trovandosi io condizioni non troppo differenti da quelle del lago di Trona. Il feltro organico infatti vi abbonda anche qui, ad una certa profondità, e dall'esame che ne feci risultò costituito di alghe non del tutto differenti da quello del lago di Trona; per la qual cosa ho creduto potere esporre insieme le Diatomee di questi due laghi.”
Riprendiamo il cammino sulla larga mulattiera, che ci conduce al Pich, piccolo alpeggio estremamente panoramico, ingentilito da un piccolo specchio d'acqua. Da qui, proseguendo verso destra, procediamo per un tratto in piano, poi pieghiamo a sinistra e con ripidi tornantini scendiamo all’ampio e ridente pianoro che si stende ai piedi della bassa val Tronella. Superato il torrente Tronella (prestiamo sempre attenzione ai segnavia) attraversiamo verso est uno splendido bosco di conifere usciti dal quale ci ritroviamo a Pescegallo.
Quante ore di cammino sono necessarie per chiudere questo indimenticabile anello? 7, circa, per la versione lunga, 5 per quella più breve. Nel primo caso il dislivello in altezza è di circa 1400 metri, nel secondo di circa 1100 metri.

CARTA DEL PERCORSO

#inizio

GALLERIA DI IMMAGINI

PASSI E PENSIERI DI IVAN FASSIN

Il 28 giugno del 2015 è scomparso Ivan Fassin, grande uomo di cultura che ha vissuto la passione per la montagna e quella per il pensiero e le scienze umane come dimensioni profondamente legate. Nel suo volumetto “Il conglomerato del diavolo – Fantasticherie alpine” (Sondrio, L'officina del Libro, 1991) così racconta una sua escursione in questi luoghi (salita da Pescegallo, per il passo di Salmurano, all'altipiano dei Piazzotti ed alla cime dei Piazzotti occidentale, discesa alla boccehtta di Val Pianella e traversata alla bocchetta d'Inferno per il sentiero 101, discesa alla bocchetta di Varrone e traversata alla bocchetta di Trona, discesa al lago di Trona ed all'imbocco della Val Pianella o Val di Trona):


Rifugio Benigni

Sbuchiamo sul dosso delle Foppe di Pescegallo… Traversata in fondo la valle risaliremo per per il più diretto sentiero… sotto il costone della cima orientale di Piazzotti, all'aereo passo di Salmurano. Intanto già da un po' andavamo guardando i primi contrafforti del regno del conglomerato, vale a dire la costiera turrita dei Denti della Vecchia, illuminata dai primi raggi del sole, rosa.violacea come piccole dolomiti locali. Al passo, come accade, si presenta una situazione geografica del tutto diversa da quella immaginata: una fossa profonda, rotondeggiante, ancora in ombra, costituisce la testata della Val Salmurano… Ora il sentiero si sviluppa per un tratto pianeggiante o in leggera discesa, tagliando in costa i ripidi pendii erbosi sotto gli erti colonnati di conglomerato rossiccio che fanno da sostegno, su questo lato, alla Cima Piazzotti (est). La via poi si inerpica entro un singolare canale sassoso, in cui prosperano certi fiori gialli.. A quanto pare l'incertezza dei crinali e dei deflussi va fatta risalire almeno all'era glaciale, quando il ghiacciaietto sospeso sull'altopiano Piazzotti, intanto che scavava la piccola fossa in cui oggi si annida il lago, riversava le sue lingue sia verso la Val Tronella che su questo lato.


Laghetto superiore dei Piazzotti

Ci avviamo sul pendio tutto solcato da vallette che, sviluppandosi per qualche centinaio di metri (e cento in altitudine) porta alla cima Piazzotti occidentale. Saliamo ancora verso la croce, preceduti da un silenzioso giovane che punta a quella meta come un pellegrino frettoloso; dall'altra parte della valle, tra nebbie dense e grigiastre, un gregge sta abbarbicato in posizione impossibile sul torrione di Giacomo: belano e invocano forse sale o acqua, che scarseggia. Da queste parti sembrano comunicare più gli animali che gli uomini… Dalla vetta gettiamo uno sguardo nel grigiore opaco della valle di Trona, e una occhiata nostalgica al torrione della Mezzaluna, che appare come un miraggio, ancora illuminato dal sole, in un solco della cresta; poi ci affrettiamo a scendere, nella convinzione che il tempo precipiti.


Il sentiero 101 sotto la cima dei Piazzotti occidentale

Non però per ritornare al rifugetto Benigni esposto a tutti i venti sul piccolo altopiano là in fondo, né divallando su Trona lungo una enorme ganda che riempie un vasto canale, bensì calando cauti sulla bocchetta di val Pianella, tra l'erba scivolosa, su una traccia sommaria, ma distinta… Proseguiamo… su un bel percorso che va verso il rifugio Grassi, correndo in quota sul versante meridionale del gruppo. Ma ovviamente vediamo poco più che il sentiero, intuiamo un “sopra” tetro e incombente, un “sotto” che fugge via: il cammino esige qualche attenzione, correndo alto su pendii erbosi ripidi, e più di rado traversando scogli e crestoni rocciosi… In questa tetraggine avanziamo molto rapidamente, apprezzando però l'intelligenza del tracciato, e la sua “esposizione” (ce ne aveva resi avvertiti la pallidezza di un ragazzo che col padre lo percorreva in senso opposto al nostro, e che avevamo incontrato all'inizio sul dosso di Giarolo), finché approdiamo a un piccolo circo invaso da enormi massi e, dopo lo scavalcamento di un ennesimo crestone, ci infiliamo nel rettilineo vallone d'Inferno (bergamasco). A sinistra la Sfinge è invisibile nella nebbia…


Lago Zancone e Val Pianella (o Val di Trona)

Così, dopo la bocchetta d'Inferno… andiamo di corsa su un sentierino che fa lievi saliscendi su canali e pascoli ripidi che scivolano verso il lago, alla bocchetta di Varrone, più un largo spiazzo che un passo, quasi uno svaso da cui l'antico ghiacciaio prendeva la via della Val Varrone. Anche noi ci affacciamo a guardare la testata di quella valle, il rifugetto FALK che sembra oggi deserto… Dall'altra parte di questa dorsale che fa da testata alla Val Varrone, sopra l'altro passo (Bocchetta di Trona) un piccolo bunker d'alta quota, resto forse di trinceramenti militari, poi chiesetta e poggi ridotto a rudere, porta ancora il nome, un po' incredibile, di Casa Pio XI. Nello squallore dell'interno (umido antro gelido), ancora una lapide ricorda la tragica vicenda di un giovane caduto sul Pizzo di Trona…


Bocchetta di Val Pianella (o di Val di Trona)

Dopo un altro tratto di costa, scendiamo cautamente alla diga e la traversiamo, un po' sorpresi di non trovare perentori divieti né arcigni custodi. Scivoliamo rapidamente giù per le pendici franose sotto i dentini di Trona, lungo una traccia non certo migliorata dalle discariche dei lavori, fino a una baita isolata su un dosso. Da lì, piegando verso la val Trona, aggiriamo verso monte il lago e andiamo a sostare… presso le casupole dell'alpe sotto il lago Zancone… Sul pianoro irregolare alcuni enormi massi erratici collocati in equilibrio precario sembrano minacciare la valle sottostante e il lago, verdeggiante in un raggio di sole. In fondo alla valle, grandi massi ora spaccati si devono essere scontrate scendendo da differenti postazioni, come fossero state fatte rovinare da un popolo di giganti in una contesa intestina…


Pizzo di Tronella

Mentre sosto trasognato e un po' incerto, un violento scampanio di rochi “zampugn” e urla scomposte di umani sull'altro versante della valle mi richiamano a una scena d'altri tempi. Una lunga fila di capre, seguire da un pastore vociante, si snoda controluce lungo un sentiero di mezzacosta, un sentiero apposito, una via di penetrazione in questo regno della pietra, diretta a chissà quale meta che non si indovina prossima. Questa immagine fa da contrappeso alla turba di turisti sparpagliati in cima al lago che, appostati da ore di attesa del sole che scarseggia, non la smettono di lanciare urla sguaiate.


Val Pianella (o Val di Trona)

Nello scarto fra i due suoni si insinua una riflessione su quale doveva essere la vita quassù un tempo, nella pur breve stagione del pascolo. Luoghi, temo, non troppo amati, per la loro asprezza, la solitudine, la distanza dal fondovalle. Impossibile attribuire ai coloni una disinteressata contemplazione della selvaggia natura, presi com'erano dalla cruda necessità. Alla base di storie e leggende, che vi saranno state di certo, come sembrano attestare anche i sinistri toponimi, non la gioia del fantasticare, ma solo forse i terrori infantili e la noia dell'adulto nelle ore della sorveglianza al pascolo, e poi il tenace ricordare delle donne e l'ironica verbosità degli anziani.


Val Pianella (o Val di Trona)

Non credo vi fosse né più felicità (che talora si associa all'incoscienza) né più costanza, memoria continuità. Forse si partiva per l'alpe come poi per il lavoro nella Bassa o diretti in Merica: per tornare cioè muti, più allucinati dalla fatica e dall'isolamento…. Mi semra che che non sappiamo quasi nulla di ciò che veramente fu, di ciò che passò per le teste dei nostri antenati. E così è come se ci mancasse una chiave per intendere il vero spirito dei luoghi.


Lago di Trona

Così Ivan Fassin racconta, nel medesimo volume, la salita da Pescegallo al lago Rotondo, in Val Pianella (o Valle di Trona):
Il sentiero sale ingannevole nel bosco di abeti e larici, solo a tratti erto, fino al pianoro della bassa val di Tronella, tutto piastre montonate, praticelli stentati, acque di risorgiva. Un calécc apparentemente ancora in uso testimonia forme di pastorizia quasi del tutto abbandonate. Ritroveremo più in alto altri ricoveri provvisori, segno di un tempo in cui non era un problema il disagio del pastore, e le mucche erano un tesoro da non abbandonare neanche un momento. Un'erta scarpata, solcata da un sentiero che vorrebbe essere a tornanti dolci, ma è solo un serpentello sassoso, porta all'alpe Trona vaga…


Il lago Zancone

Da qui innanzi c'è un tratto pianeggiante che si addentra nella valle di Trona, e dopo un passaggio in un bosco di larici soprattutto gradito nei ritorni assolati, sale in costa un po' irregolarmente, lasciando in basso i due laghi di Trona (artificializzato con diga) e Zancone (senz'altro più suggestivo, benchè ormai in un ambiente spoglio e rupestre). Si passa per i resti delle baracche e impianti già ricordati…


Il lago Zancone

Mentre udiamo una ingiustificata caduta di sassi dalle pendici del Pizzo Tronella che rotolano fin sul tratto di sentiero che abbiamo appena percorso, mi vien fatto di pensare che qui, in questa soglia malcerta tra “domestico” (si fa per dire) e selvatico, doveva essere situato il regno dell'uomo selvatico, tra pascoli magri abitati da qualche capra, grandi massi e ricoveri di fortuna… Forse anche poco fa era lui che, invisibile, difendeva il suo territorio, imitando la natura (poiché lui non sa, come noi, forzarla, ma solo ne sfrutta le tendenze e le potenzialità, tanto che si dice abbia insegnato agli umani con cui in passato venne in contatto alcune arti casearie e perfino minerarie, da bonaccione quale in fondo doveva essere).


Massi ciclopici in Valle di Trona

Raggiungiamo il fondo della vallata, la via riprende a salire forte, poi piega a destra verso il pianoro sospeso in cui s'annida il lago Rotondo, lasciando il più noto tracciato che porta alla Bocchetta di Val Pianella… In un deserto sassoso (altrove a questa quota su falcia l'erba) pascolano poche muccherelle, del tutto abbandonate, presso uno dei numerosi affioramenti d'acqua (che per il resto sembra scorrere in gran parte in profondità). Prima di affrontare due erte balze, solcate da un sentiero ripido e sassoso ci fermiamo ad esaminare una piccola stazione d'alpeggio (non so come altrimenti chiamare questa che non è un'alpe, ma un insieme di due ricoveri – provvisori, più che temporanei – in grotta, sotto questi giganteschi massi addossati, con pochi interventi umani, tracce di muretto a secco, in un angolo un asse per servire da panca – strano che nessuno l'abbia ancora bruciato -), ovviamente innominata sulle carte, anzi neanche rappresentata. Nè c'è (più) alcun pastore cui chiedere informazioni… La roccia conglomeratica si erode in forme singolari, come fosse cariata o come un torrone che perda le nocciole. Cascano fuori i ciottoli già cementati nella sedimentazione di ere lontane, e si avviano forse ad altre cementazioni. In pochi altri siti si toccano con mano, come qui, l'indefesso lavoro che affatica anche la natura inanimata…


Il lago Rotondo

Quando giungiamo al lago, capisco di essere arrivato alla meta… Giù il lago è un “luogo naturale” per così dire “completo”, un po' come una vetta. Se la vetta è un vertex, un axis mundi,… il lago è sicuramente il complementare vortex, voragine e vertigine, spirale che trascina verso il basso. In pochi luoghi che io conosca questo è chiaro come qui, ai piedi del pur modesto pizzo di Trona, che si leva regolare ritlettendo le sue rossastre bastionate di roccia in questo cupo laghetto, tondo e concluso, come un occhio della Terra o forse come un imbocco di misteriose vie sotterranee (ha la regolarità dei laghi d'origine vulcanica, e la stessa opacità profonda dell'acqua). Mi pare di cogliere il senso di tante “fantasie di gorgo” (la mano che si sporge dall'acqua e trascina giù l'incauto pescatore o il fanciullo ignaro, le fate dell'acqua, le sirene di tutti i tempi, il popolo verdastro dei subacquei, col suo mondo completo simile al nostro; il cunicolo – il cammino – che collega le acque ad altre acque) e insieme mi meraviglio, di una più naturale ammirazione, per un lago rotondo che sta al centro (pressapoco) di un comprensorio rotondo, una gigantesca iterazione, il ribaltamento di un simbolismo che mi affascina anche se non riesco bene a comprenderlo…


Ricovero di pastori in Valle di Trona

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