Anello valle di Pescegallo-Val Bonimo per il passo del Forcellino

Gerola Alta

 

Bocchetta
di Stavello
 

Il Piazzo  

Monte Motta 

Monte Colombana 

Bocchetta di Trona

Cima di Fraina 

I laghetti di Ponteranica

Rifugio Benigni 

Anello dei laghi 

Torrione della Mezzaluna 

Traversata Gerola-Albaredo

Anello di Gerola 1, 2, 3

Pizzo dei Tre Signori 

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Nasoncio-Val Bomino-Bocchetta di Verrobbio
3 h e 30 min.
960
E
Nasoncio-Val Bomino-Passo di Verrobbio-Bocchetta del Forcellino-Lago di Pescegallo-Pescegallo-Nasoncio
7 h
1080
E

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Il passo del Forcellino consente di transitare dall’alta Val Bomino alla valle di Pescegallo, e può essere sfruttato per un interessante anello escursionistico che ha come punto di partenza ed arrivo Gerola.
Raggiungiamo, dunque, Gerola Alta (m. 1050), percorrendo la statale 404 della Val Gerola (per imboccarla, stacchiamoci a destra dalla SS 38 dello Stelvio al primo semaforo - per chi viene da Colico - di Morbegno).
Il primo segmento dell'itinerario ci porta a risalire l'intera valle di Bomino, la più orientale delle quattro valli nelle quali l'alta Val Gerola si divide (le altre sono, da est ad ovest, la valle di Pescegallo, la val Tronella e la
valle della Pietra - "val de la Préda"). Per farlo dobbiamo imboccare la strada asfaltata che si stacca da Gerola in direzione sud, raggiungendo, dopo Valle, la frazione di Nasoncio (m. 1080), collocata sulle propaggini dell'ampio dosso che scende dal monte Motta, a 2 km da Gerola.
Oltrepassata la parte alta della frazione, la strada diventa una carrozzabile sterrata; seguendola, ed ignorando la deviazione a sinistra che conduce al fianco occidentale del lungo dosso di Bema, ci adentirmao nella valle, fino alla prima baita dell'alpe Bomino Vago (m. 1524). Qui passiamo dal lato sinistro a quello destro orografico della valle (dal destro al sinistro per chi sale), seguiamo il sentiero che supera la baita inferiore del Solivo (m. 1601) e, superate due vallecole laterali, saliamo decisamente verso la ben visibile depressione del passo di Verrobbio (“buchéta de Bumìgn”, denominata, sul versante bergamasco, “pàs de Véròbi”, m. 2026), che raggiungiamo dopo 3 ore e mezza di cammino da Nasoncio.
Il passo merita una sosta prolungata, perchè presenta diversi motivi di interesse storico, naturalistico ed escursionistico. Innanzitutto qui troviamo numerosi segni delle opere di fortificazione costruite durante la Prima Guerra Mondiale, quando si temeva che un eventuale sfondamento degli Austriaci sul fronte dello Stelvio o un'invasione della neutrale Svizzera avrebbe fatto del crinale orobico un fronte di importanza strategica. Perlustrando l'ampia sella del passo, troveremo i resti dei camminamenti, degli edifici fortificati ed anche di una vera e propria grotta scavata nella roccia (lato est del passo), con feritoie per scrutare la valle di Bomino. Troviamo poi nei pressi del passo un grazioso microlaghetto.
Intercettiamo, infine, il sentiero che proviene dal passo del Forcellino e prosegue verso est, alla volta del passo di San Marco e dell'omonimo rifugio (siamo sulla Gran Via delle Orobie). Ora dobbiamo tagliare tutta l'alta val Bomino, percorrendo proprio questo sentiero, ma verso ovest: perdiamo così quota per un centinaio di metri, per poi riguadagnarla e, superato un tratto assistito da corde fisse (ma non pericoloso), raggiungiamo il passo del Forcellino (m. 2050), stretta porta scavata nel crinale roccioso che separa la valle di Bomino da quella di Pescegallo: qui una targa ci informa che siamo sul sentiero Andrea Paniga, che costituisce la parte occidentale della Gran Via delle Orobie.
Per ripide balze scendiamo quindi nella conca di Pescegallo, dominata dal grande lago artificiale, dalle cima di Ponteranica e dalla cima di Pescegallo.
Può essere interessante leggere, a distanza di oltre un secolo, le note che sul lago (quando era ancora bacino naturale) stese il dott. Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo “G. Piazzi” di Sondrio, nell’operetta “I laghi alpini valtellinesi”, edita a Padova nel 1894:
“Il lago Pescegallo o Pizzigallo è situato in una conca amena,che occupa la parte superiore d'una valletta del versante destro dellaValle di Pescegallo, la quale, unendosi, poco sotto le case di Fenile, colla Valle dell'Inferno, formail lungo ramo della Val Bitto di Gerola.A S. del lago s'innalzail monte Panteranica (2478 m.), a S.E.il monte Colombarolo (2141 m.) e ad E. il pizzo di Verobbio (2026 m.);a S. O. il monte Valletto (2374 m.) ed il pizzo di Salmurano (2376 m.). Dal monte Valletto e dal Colombarolo si distaccano due creste chepiegando verso e N.O. si continuano coi versanti della Valle di Pe­scegallo.
Il lago ha forma triangolare e quasi di cuore, colla punta cheguarda S.E. e colla parte opposta assai ottusa verso N.N.O. Ha sponde a lieve pendio e mollemente ondulate. le quali, verso E. eN.E. si continuano superiormente col versante erboso della Valle, mentre il fianco opposto è alquanto franoso. Le vette circostanti sono assai scoscese, brulle e biancheggianti, ai cui piedi s'estendono gliangolosi elementi detritici, che da quelle si staccano.
Fra questi detriti scorrono le acque che derivano dalla fusionedelle nevi e dalla lenta filtrazione, lo quali, unendosi più al basso,in piccoli ruscelli, alimentanoil lago, il quale a N. O. si scarica inun abbondante emissario, che piegando tosto ad O. va ad unirsi coltorrente della Valle di Pescegallo.
Circa la natura della roccia, che circondail lago, ho notato comeesso posi sopra due formazioni litologiche differenti. Nella sua metàverso S. le sponde ed i dintorni sono formati di arenaria a granafinissima, di un bel coloro rosso porporino, tempestata qua e là daqualche elemento più grosso e tondeggiante, che talora, per la maggior frequenza, impani) alla roccia un aspetto di vera puddinga. Nell'altra metà invece, verso N. e N.O. predomina una roccia molto schistosa e biancheggiante per abbondanza di moscovite, ed in cui campeggiano grandi noduli di quarzo bianco e giallognolo. Questa roccia ha strati bene evidenti, che s'innalzano quasi perpendicolarmente all'orizzonte, olla direzione da N. a S. Numerose diaclasi fendono perpendicolarmente quegli strati in massi di varie dimensioni, che rovinando albasso, rivestono poi i fianchi ed i piedi dei monti sopra accennati.
VersoN. eN.O. e specialmente presso l'emissario, la roccia inposto emerge sotto forma di cocuzzoli arrotondati, libera da qualunque detrito. Sono questi cocuzzoli che propriamente trattengono le ac­que del lago, onde esso appare di origine orografica. Situato all'altezza di 1855 m. s. m., come rilevo dalle cartelle topografiche dell'Istituto militare; ed ha una superficie di 31200 m. q. secondo il solito elenco dei laghi compilato dal Cetti.
Io lo visitai il giorno 7 Settembre 1892, e vi giunsi alle ore 2 pom. proveniente dalla Ca S. Marco, pel passo di Verobbio. Le sue acque presentavano un colore oscuro e quasi nero, vedute dall'alto, ed un bell'azzurro intenso, quale é dato dal num. III. della scala Forel, osservate da presso.
La temperatura interna mi risultò di 11°C e l'esterna di 13° 2 C.alle 2 e mezza pom. con cielo coperto e quasi piovoso. Sulla sponda erbosa di E. e di N.E. rinvenni abbondantissima laParnassia palustris L. e la Euphrasia officinalis L.
Nei seni delle sponde poco profondi vivevano pur copiosi igirini della Rana temporaria Lin. la maggior parte dei quali era d'un color grigiastro, per albinismo parziale, in stato di non troppo avanzatametamorfosi, avendo appena accennate le estremità posteriori.
Sotto i sassi della sponda verso N. trovai parecchi individui di Collus gobio Ag. e ne scorsi parecchi altri di Trutta fario L. i quali, per la gran calma, uscivano colla testa fuori delle acque, in altolago, ad abboccare degli insetti.
Presso l'emissario, gli strati della roccia in posto, sono tapezzati qua e là da fittissimo strato verdognolo, di conferve che talora si protendono in fili ramificati verticalmente, osotto piegati rinuosamente, presso l'emissario, dal moto della corrente. Il fondo del lago, nella parte più esterna della regione litorale, è formato di ghiaia, con poco sviluppo di feltro organico, piuttosto copioso di specie diatomologiche. La maggior parte di queste le rinvenni nel sottilissimo strato gelatinoso che, a guisa di patina,  ricopre i ciottoli, dai quali l'asportavo raschiando con una lama di coltello.”
Superiamo quindi la diga (m. 1865), percorrendone lo sbarramento e proseguiamo la discesa sulla pista sterrata che raggiunge la diga salendo dal villaggio Pescegallo. Possiamo seguirla fino al villaggio, oppure, per abbreviare la discesa, imboccare il sentiero che se ne stacca, sulla destra, in corrispondenza di un prato e di una fontana, scendendo per via più diretta a Pescegallo, nel cuore di un bel bosco.
Raggiunta Pescegallo (m. 1454), restano da coprire 6 km sulla strada asfaltata (o una distanza inferiore, se seguiamo le mulattiere laterali) per tornare a Gerola e da qui a Nasoncio. Se vogliamo evitare questa noiosa discesa, teniamo presente che esiste un servizio di autolinea che ci può venire in soccorso, con due partenze che potrebbero tornarci utili, previste per le 17.25 (16.40 nei giorni festivi) ed alle 18.55, o in orari prossimi a questi.
L’intero anello, se percorso integralmente a piedi, richiede circa 7 ore di cammino. Il dislivello da superare in salita è di 1080 metri.

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