Apri qui una fotomappa della salita dalla bocchetta di Val Pianella alla cima di Giarolo

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pescegallo-Bocchetta di Salmurano-Bocchetta di Val Pianella- Cima di Giarolo-Val Pianella-Lagodi Trona-Pescegallo
6 h
740
EE
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendamo a destra ed alla successiva ancora a destra; dopo un ponte imbocchiamo la provinciale della Val Gerola, saliamo a Gerola Alta e proseguiamo fino al termine della strada, a Pescegallo (m. 1450). Parcheggiamo qui e ci incamminiamo sulla pista che sale verso sud. Ad un bivio stiamo a destra. La pista termina proprio davanti al rifugio Salmurano (m. 1848). Dal rifugio Salmurano (m. 1818), seguendo un sentierino alle sue spalle, ci portiamo verso destra, cioè il centro della conca, poi leggermente verso sinistra (est) e saliamo al passo di Salmurano (m. 2017), per poi volgere a destra e seguire il sentiero che raggiunge il canalone dei Piazzotti ("canalìgn di piazzòc'") e lo risale serpegiando fra roccette bagnate (attenzione; qualche semplice passo di arrampicata). Seguendo i segnavia risaliamo un ripido versante verso ovest, ad un bivio lasciamo la traccia che va a destra (segnalazione per il rif. Benigni) e proseguiamo diritti, Dopo una ripida salita, scendiamo per un tratto e tagliamo il fianco di un vallone, fino ad una bocchetta oltre la quale, dopo una breve piana, siamo alla bocchetta di Val Pianella (m. 2224). Qui proseguiamo diritti sul sentiero 101 che sale ripido sul fianco esposto del monte Giarolo. Dopo aver salito una ripida china erbosa siamo all'ometto della cima del monte Giarolo (m. 2314). Ridiscendiamo alla bocchetta di Val Pianella e prendiamo a sinistra, inziando a scendere verso nord, in Val Pianella. Dopo breve tratto ad un bivio prendiamo il sentiero di destra (148), proseguendo nella discesa sul fondovalle, fino ad un bivio segnalato (quota 2000), dove a sinistra parte il sentierino che sale al Lago Rotondo. Proseguiamo ancora diritti, seguendo il sentiero di fondovalle (148), che passa fra alcuni grandi massi erratici. Più in basso lo lasciamo per una traccia a sinistra che si porta al lago Zancone, di cui seguiamo la riva destra (orientale). Oltrepassato il lago, prendiamo a destra e saliamo ad intercettare il sentiero principale, che traversa e raggiunge il sentiero Pescegallo-Trona. Lo seguiamo verso destra, passiamo per il dosso con baita di quota 1835, volgiamo a destra e forniamo in vista della Val Tronella. Dopo un tratto quasi in piano, scendiamo diretti con pochi ripidi tornanti ai prati della bassa Val Tronella, prendiamo a sinistra e poi a destra, guadiamo il torrente di Val Tronella e torniamo alla baita del Dossetto e di qui a Pescegallo.

Il monte Giarolo (m. 2134) è una modesta elevazione posta appena a sud della bocchetta di Val Pianella, in fondo alla Val Pianella, Non va confuso con la più significativa cima di Giarolo, posta più a sud-ovest, ma ha il pregio di poter essere facilmente raggiunta e di costituire un bel poggio panoramico sulla Valcamonica, sulle Orobie Valtellinesi e sul versante retico a nord. L'accesso è facile anche perché vi passa il famoso sentiero 101, la traversata alta delle Orobie occidentali sul versante bergamasco.
Per chi vi sale dal versante valtellinese può essere il punto culminante di un interessante percorso ad anello che ha come base il Villaggio pescegallo. Vediamo come.


Salendo al passo di Salmurano

Al villaggio di Pescegallo (m. 1450) giungiamo proseguendo sulla strada provinciale della Val Gerola (che si imbocca a Morbegno), per altri 5,8 km oltre Gerola Alta. Alle spalle' cioè monte del punto di partenza degli impianti di risalita imbocchiamo una strada sterrata, chiusa al traffico, che sale nella valle di Pescegallo, cioè verso sud. Ad un bivio, proseguiamo sulla destra, lasciando sulla nostra sinistra la pista che si dirige al lago di Pescegallo. Saliamo ad oriente (sinistra) della formazione rocciosa dei Denti della Vecchia, o Rocca di Pescegallo, formazione costituita da cinque cime, la più elevata delle quali tocca i 2125 metri. Si tratta di un gruppo che ben riassume in sé le caratteristiche di queste montagne, costituite da un nucleo di gneiss con sovrapposizione di rocce sedimentarie costituite da conglomerati. Queste cime sono state paragonate a quelle più celebri delle Dolomiti, costituite, come sono, da un insieme quasi gotico di guglie e pinnacoli affilati. 


La bastionata che sorregge l'altipiano del Piazzoti con il rifugio Benigni, vista dal Sentiero 101

Dopo alcuni tornanti raggiungiamo l’alpe Salmurano, dove si trova il rifugio Salmurano, a 1830 metri. Il rifugio sorge proprio nei pressi del punto d’arrivo degli impianti di risalita: da qui si può dominare buona parte della Val Gerola. Proseguiamo risalendo l’alpe, seguendo una traccia al centro o un sentierino che ne taglia il lato occidentale: in breve raggiungiamo, così, il passo di Salmurano, posto, a 2017 metri, sul lato sud-occidentale della conca terminale della valle di Pescegallo. Una Madonnina lo sorveglia, mentre sullo sfondo sono ben visibili le cime del gruppo Masino-Bregaglia. Sul lato opposto un comodo sentiero percorre verso ovest la conca terminale della valle Salmurano, che scende ad Ornica, in Valtorta. Il panorama sul versante orobico è, qui, piuttosto limitato: scorgiamo, sotto di noi, la Baita del Piano, a 1855 metri, mentre intuiamo, più che vedere, oltre la strozzatura dell’alta valle, lo scenario della valle Salmurano.
Il sentiero, dunque, prende a destra e, superato qualche passaggino un po’ esposto, punta ad un canalone detritico che è ben visibile già dal passo (canalone dei Piazzotti). Visto da qui, esso sembra inaccessibile, ma quando raggiungiamo il suo piede scopriamo che fra i grandi massi che lo occupano ci si può districare. Inizia, quindi, la salita, prestando attenzione ai segnavia ed alle rocce che possono essere bagnate. In cima al canalone, troviamo un piccolo pianoro ed un nuovo versante da risalire, fino ad un bivio segnalato da cartelli escursionistici. Andando a destra si affronta l'ultimo stratto che ci permette di accedere all’ampia e splendida balconata che ospita il rifugio Benigni (m. 2224), posto nello splendido scenario dell'altipiano dei Piazzotti, impreziosito dalla presenza del lago dei Piazzotti.


Foto-mappa del percorso dal passo di Salmurano alla cima occidentale dei Piazzotti

Ovviamente può essere un'ottima idea salire a visitarlo, ma se vogliamo attenerci al solo percorso dell'anello al bivio di cui sopra andiamo a sinistra, rimanendo sul sentiero 101 delle Orobie Occidentali, per descrivere un ampio arco per aggirare il fianco sud-orientale della cima Occidentale dei Piazzotti. Ad un tratto in salita segue una discesa che ci porta ad un ampio ed un po' desolato vallone, dove si trova anche una baita solitaria e malinconica. Si tratta della baita della Mezzaluna, ai piedi del fianco meridionale del complesso di cime della Mezzaluna o dei pizzi di Mezzaluna (“li mezzalüni”, vale a dire il pizzo di Mezzaluna, m. 2333, la Cima di Mezzo ed il caratteristico ed inconfondibile uncino del torrione di Mezzaluna, m. 2247). Il nome significa "spianata a forma di luna", e si riferisce alla forma arcuata del vallone.


La Val Brembana vista dal monte Giarolo

Il sentiero, tagliato il fianco destro (per noi) del vallone porta, quindi, ad una prima bocchetta, che ci immette in un piccolo pianoro, attraversato il quale giungiamo alla bocchetta di val Pianella (“buchéta de la val Pianèla”), o passo Bocca di Trona, a 2224 metri. Qui siamo ad un nuovo bivio, segnalato da cartelli, Seguendo le indicazioni del sentiero 101 ignoriamo il sentiero di destra che scende in Val Pianella e proseguiamo diritti sul largo sentiero che taglia il ripido fianco orientale del monte Giarolo. Il primo tratto è esposto su un salto roccioso, ma il sentiero è molto largo. Dopo il primo stratto il sentiero piega un po' a destra e si porta sul crinale che si affaccia sulla Val Pianella. Lo seguiamo salendo una ripida china erbosa fino al poggio della cima del monte Giarolo (mm. 2134).


Val Pianella e laghi di Zancone e Trona vista dal monte Giarolo

Ci accolgono un grande ometto ed un panorama interessante e particolarmente ampio a sud (Val Brembana) e ad ovest (sezione centro-orientale della catema orobica). A nord in primo piano si mostra in tutta la sua selvaggia bellezza la Val Pianella, con le sue due costiere, quella di sinistra, signoreggiata dal pizzo di Trona (m. 2510), e quella di destra, sulla quale fanno capolino le caratteristiche cime del gruppo delle Mezzelune. Il gruppo del Masino e quello del Bernina si mostrano invece solo parzialmente, ma comunque quel tanto che basta per farne intuire la potenze bellezza.
Lasciamo ora il sentiero 101 che traversa scendendo al ripido versante meridionale del Pizzo dei Tre Signori e prosegue verso il rifugio Grassi, e torniamo sui nostri passo, alla bocchetta di Val Pianella.
Il percorso prosegue con la discesa in Val Pianella (o Valle di Trona) per la bocchetta di Val Pianella e, seguendo le indicazioni di un cartello che dà il lago di Trona ad un'ora e 10 minuti ed il lago Rotondo ad un'ora, prendiamo a sinistra e ci affacciamo alla Val Pianella (o Valle di Trona), cominciando a scendere su una traccia (sentiero 148) che serpeggia fra minuti sfasciumi.


Bocchetta di Val Pianella o di Trona

Appena sotto la bocchetta siamo ad un bivio: l'indicazione per i laghi di Zancone e Trona su un sasso ci indirizza alla traccia di destra, mentre il sentierino di sinistra traversa a mezza costa, sotto la cresta del Giarolo portandosi sotto il ripiano che ospita il lago Rotondo. Proseguiamo sulla traccia di destra, che dopo un tratto si affaccia ad un largo dosso di rododendri, proseguendo nella discesa sul lato destro della valle. Alzando la testa, alla nostra destra, distinguiamo bene la croce della cima dei Piazzotti occidentale. Davanti a noi, invece, sempre sul lato destro della valle spicca l'affilato e regolare profilo del pizzo di Tronella (m. 2311). Ci portiamo verso il centro della valle, in vista di un ripiano (che probabilmente le dà il nome) occupato da ciclopici massi. Su uno di questi, ma anche su un cartello, vediamo, ad una quota di circa 2000 metri, la segnalazione del sentiero che prende a sinistra e sale al lago Rotondo.


Val Pianella o valle di Trona

La discesa termina al bivio sopra menzionato, dove i cartelli del sentiero 148 danno la bocchetta di Val Pianella (direzione a destra) a 50 minuti, il lago di Trona (a sinistra) a 30 minuti. Scendiamo dunque verso l'ultimo ripiano della valle, che ospita il lago Zancone ed il lago di Trona. Il sentiero resta però a destra della colata di massi che occupa il centro della valle, massi talvolta singolarmente squadrati (uno, in particolare, ha una forma cubica), ma resta alto, a mezza costa, sopra il lago Zancone. Possiamo però prestare attenzione ad una deviazione a sinistra: una debole traccia si districa fra i massi e conduce alla riva meridionale del lago, passando poi alla sua destra. Questa seconda possibilità ci permette di vedere da vicino questa perla che non ha nulla da invidiare agli altri laghi del comprensorio.


Il lago Zancone

Lasciato alle spalle il lago, giungiamo in vista della riva meridionale del lago di Trona, chiuso da uno sbarramento idroelettrico. Poco più avanti dobbiamo prestare attenzione ad un bivio, al quale lasciamo la traccia che prosegue diritta seguendone la riva orientale, e prendere a destra, salendo su debole traccia fino ad intercettiae il sentierino già menzionato che traversa a mezza costa. Lasciamo così alle nostre spalle un curiosissimo enorme panettone roccioso. Sempre guardando in direzione dell'imbocco della Valle di Trona distinguiamo, alta sul lato destro, l'ormai familiare ogiva del pizzo di Trona (è, questa, una montagna coerente: da qualunque lato la si guardi, mostra il medesimo profilo), cui fa da corredo, alla sua sinistra, una curiosissima formazione rocciosa, chiamata cresta di San Stanislao.


Cresta di San Stanislao e pizzo di Trona

Il sentiero si allontana dalla valle e, dopo un ultimo traverso fra i detriti scaricati dai versanti del pizzo di Tronella, intercetta il più marcato sentiero che conduce alla diga di Trona. Alla nostra sinistra il sentiero scende verso il camminamento della diga, ma noi andiamo a destra, seguendo le indicazioni per la valle di Tronella (data a 30 minuti) ed il sentiero 148 per Pescegallo. Il sentiero, con fondo regolare e riposante, procede verso nord-est, nella gentile cornice di radi larici. Davanti a noi il gruppo del Masino ed il monte Disgrazia si mostrano una volta di più al nostro sguardo. Raggiungiamo così la radura con una baita solitaria, una pozza ed un tavolino in legno, a 1853 metri.


Torrione della Mezzaluna

Qui il sentiero gira a destra e prosegue traversando verso sud. Rivediamo la Val Tronella, ed alla sua sinistra le cime di Ponteranica che coronano la Valle di Pescegallo. Diritto davanti al nostro naso il misterioso uncino del torrione di Mezzaluna, che sembra il nume tutelare di questo comprensorio. Ignoriamo due deviazioni, per il torrione e per la Val Tronella, ed iniziamo una ripida discesa verso est. Il sentiero piega a sinistra e, con pochi tornanti, perde rapidamente quota, raggiungendo un ripiano di pascoli.


Pizzo di Tronella

Qui dobbiamo seguire i segnavia, perché la traccia si fa incerta. Pieghiamo a sinistra, superiamo un muretto a secco, poi pieghiamo a destra e scendiamo a guadare il torrente della Val Tronella. Rientrati nel bosco, in breve ci portiamo alla baita del Dossetto, dove, all'andata, abbiamo lasciato il sentiero da Pescegallo per salire in Val Tronella. Ora proseguiamo diritti e, dopo un'ultima ripida discesa nel bosco, usciamo dal bosco in vista degli impianti di risalita e dell'automobile.


Il monte Disgrazia visto dal sentiero che scende verso Pescegallo

PASSI E PENSIERI DI IVAN FASSIN


I gruppi del Masino e del Bernina visto dall'altipiano dei Piazzotti

Il 28 giugno del 2015 è scomparso Ivan Fassin, grande uomo di cultura che ha vissuto la passione per la montagna e quella per il pensiero e le scienze umane come dimensioni profondamente legate. Nel suo volumetto “Il conglomerato del diavolo – Fantasticherie alpine” (Sondrio, L'officina del Libro, 1991) così racconta una sua escursione in questi luoghi:
Il sentiero sale ingannevole nel bosco di abeti e larici, solo a tratti erto, fino al pianoro della bassa val di Tronella, tutto piastre montonate, praticelli stentati, acque di risorgiva. Un calécc apparentemente ancora in uso testimonia forme di pastorizia quasi del tutto abbandonate. Ritroveremo più in alto altri ricoveri provvisori, segno di un tempo in cui non era un problema il disagio del pastore, e le mucche erano un tesoro da non abbandonare neanche un momento. Un'erta scarpata, solcata da un sentiero che vorrebbe essere a tornanti dolci, ma è solo un serpentello sassoso, porta all'alpe Trona vaga…


Il lago Zancone

Da qui innanzi c'è un tratto pianeggiante che si addentra nella valle di Trona, e dopo un passaggio in un bosco di larici soprattutto gradito nei ritorni assolati, sale in costa un po' irregolarmente, lasciando in basso i due laghi di Trona (artificializzato con diga) e Zancone (senz'altro più suggestivo, benchè ormai in un ambiente spoglio e rupestre). Si passa per i resti delle baracche e impianti già ricordati…


Il lago Zancone

Mentre udiamo una ingiustificata caduta di sassi dalle pendici del Pizzo Tronella che rotolano fin sul tratto di sentiero che abbiamo appena percorso, mi vien fatto di pensare che qui, in questa soglia malcerta tra “domestico” (si fa per dire) e selvatico, doveva essere situato il regno dell'uomo selvatico, tra pascoli magri abitati da qualche capra, grandi massi e ricoveri di fortuna… Forse anche poco fa era lui che, invisibile, difendeva il suo territorio, imitando la natura (poiché lui non sa, come noi, forzarla, ma solo ne sfrutta le tendenze e le potenzialità, tanto che si dice abbia insegnato agli umani con cui in passato venne in contatto alcune arti casearie e perfino minerarie, da bonaccione quale in fondo doveva essere).


Massi ciclopici in Valle di Trona

Raggiungiamo il fondo della vallata, la via riprende a salire forte, poi piega a destra verso il pianoro sospeso in cui s'annida il lago Rotondo, lasciando il più noto tracciato che porta alla Bocchetta di Val Pianella… In un deserto sassoso (altrove a questa quota su falcia l'erba) pascolano poche muccherelle, del tutto abbandonate, presso uno dei numerosi affioramenti d'acqua (che per il resto sembra scorrere in gran parte in profondità). Prima di affrontare due erte balze, solcate da un sentiero ripido e sassoso ci fermiamo ad esaminare una piccola stazione d'alpeggio (non so come altrimenti chiamare questa che non è un'alpe, ma un insieme di due ricoveri – provvisori, più che temporanei – in grotta, sotto questi giganteschi massi addossati, con pochi interventi umani, tracce di muretto a secco, in un angolo un asse per servire da panca – strano che nessuno l'abbia ancora bruciato -), ovviamente innominata sulle carte, anzi neanche rappresentata. Nè c'è (più) alcun pastore cui chiedere informazioni… La roccia conglomeratica si erode in forme singolari, come fosse cariata o come un torrone che perda le nocciole. Cascano fuori i ciottoli già cementati nella sedimentazione di ere lontane, e si avviano forse ad altre cementazioni. In pochi altri siti si toccano con mano, come qui, l'indefesso lavoro che affatica anche la natura inanimata…


Il lago Rotondo

Quando giungiamo al lago, capisco di essere arrivato alla meta… Giù il lago è un “luogo naturale” per così dire “completo”, un po' come una vetta. Se la vetta è un vertex, un axis mundi,… il lago è sicuramente il complementare vortex, voragine e vertigine, spirale che trascina verso il basso. In pochi luoghi che io conosca questo è chiaro come qui, ai piedi del pur modesto pizzo di Trona, che si leva regolare ritlettendo le sue rossastre bastionate di roccia in questo cupo laghetto, tondo e concluso, come un occhio della Terra o forse come un imbocco di misteriose vie sotterranee (ha la regolarità dei laghi d'origine vulcanica, e la stessa opacità profonda dell'acqua). Mi pare di cogliere il senso di tante “fantasie di gorgo” (la mano che si sporge dall'acqua e trascina giù l'incauto pescatore o il fanciullo ignaro, le fate dell'acqua, le sirene di tutti i tempi, il popolo verdastro dei subacquei, col suo mondo completo simile al nostro; il cunicolo – il cammino – che collega le acque ad altre acque) e insieme mi meraviglio, di una più naturale ammirazione, per un lago rotondo che sta al centro (pressapoco) di un comprensorio rotondo, una gigantesca iterazione, il ribaltamento di un simbolismo che mi affascina anche se non riesco bene a comprenderlo…


Ricovero di pastori in Valle di Trona

Nel medesimo volume così racconta una sua escursione in questi luoghi (salita da Pescegallo, per il passo di Salmurano, all'altipiano dei Piazzotti ed alla cime dei Piazzotti occidentale, discesa alla boccehtta di Val Pianella e traversata alla bocchetta d'Inferno per il sentiero 101, discesa alla bocchetta di Varrone e traversata alla bocchetta di Trona, discesa al lago di Trona ed all'imbocco della Val Pianella o Val di Trona):


Rifugio Benigni

Sbuchiamo sul dosso delle Foppe di Pescegallo… Traversata in fondo la valle risaliremo per per il più diretto sentiero… sotto il costone della cima orientale di Piazzotti, all'aereo passo di Salmurano. Intanto già da un po' andavamo guardando i primi contrafforti del regno del conglomerato, vale a dire la costiera turrita dei Denti della Vecchia, illuminata dai primi raggi del sole, rosa.violacea come piccole dolomiti locali. Al passo, come accade, si presenta una situazione geografica del tutto diversa da quella immaginata: una fossa profonda, rotondeggiante, ancora in ombra, costituisce la testata della Val Salmurano… Ora il sentiero si sviluppa per un tratto pianeggiante o in leggera discesa, tagliando in costa i ripidi pendii erbosi sotto gli erti colonnati di conglomerato rossiccio che fanno da sostegno, su questo lato, alla Cima Piazzotti (est). La via poi si inerpica entro un singolare canale sassoso, in cui prosperano certi fiori gialli.. A quanto pare l'incertezza dei crinali e dei deflussi va fatta risalire almeno all'era glaciale, quando il ghiacciaietto sospeso sull'altopiano Piazzotti, intanto che scavava la piccola fossa in cui oggi si annida il lago, riversava le sue lingue sia verso la Val Tronella che su questo lato.


Laghetto superiore dei Piazzotti

Ci avviamo sul pendio tutto solcato da vallette che, sviluppandosi per qualche centinaio di metri (e cento in altitudine) porta alla cima Piazzotti occidentale. Saliamo ancora verso la croce, preceduti da un silenzioso giovane che punta a quella meta come un pellegrino frettoloso; dall'altra parte della valle, tra nebbie dense e grigiastre, un gregge sta abbarbicato in posizione impossibile sul torrione di Giacomo: belano e invocano forse sale o acqua, che scarseggia. Da queste parti sembrano comunicare più gli animali che gli uomini… Dalla vetta gettiamo uno sguardo nel grigiore opaco della valle di Trona, e una occhiata nostalgica al torrione della Mezzaluna, che appare come un miraggio, ancora illuminato dal sole, in un solco della cresta; poi ci affrettiamo a scendere, nella convinzione che il tempo precipiti.


Il sentiero 101 sotto la cima dei Piazzotti occidentale

Non però per ritornare al rifugetto Benigni esposto a tutti i venti sul piccolo altopiano là in fondo, né divallando su Trona lungo una enorme ganda che riempie un vasto canale, bensì calando cauti sulla bocchetta di val Pianella, tra l'erba scivolosa, su una traccia sommaria, ma distinta… Proseguiamo… su un bel percorso che va verso il rifugio Grassi, correndo in quota sul versante meridionale del gruppo. Ma ovviamente vediamo poco più che il sentiero, intuiamo un “sopra” tetro e incombente, un “sotto” che fugge via: il cammino esige qualche attenzione, correndo alto su pendii erbosi ripidi, e più di rado traversando scogli e crestoni rocciosi… In questa tetraggine avanziamo molto rapidamente, apprezzando però l'intelligenza del tracciato, e la sua “esposizione” (ce ne aveva resi avvertiti la pallidezza di un ragazzo che col padre lo percorreva in senso opposto al nostro, e che avevamo incontrato all'inizio sul dosso di Giarolo), finché approdiamo a un piccolo circo invaso da enormi massi e, dopo lo scavalcamento di un ennesimo crestone, ci infiliamo nel rettilineo vallone d'Inferno (bergamasco). A sinistra la Sfinge è invisibile nella nebbia…


Lago Zancone e Val Pianella (o Valle di Trona)

Così, dopo la bocchetta d'Inferno… andiamo di corsa su un sentierino che fa lievi saliscendi su canali e pascoli ripidi che scivolano verso il lago, alla bocchetta di Varrone, più un largo spiazzo che un passo, quasi uno svaso da cui l'antico ghiacciaio prendeva la via della Val Varrone. Anche noi ci affacciamo a guardare la testata di quella valle, il rifugetto FALK che sembra oggi deserto… Dall'altra parte di questa dorsale che fa da testata alla Val Varrone, sopra l'altro passo (Bocchetta di Trona) un piccolo bunker d'alta quota, resto forse di trinceramenti militari, poi chiesetta e poggi ridotto a rudere, porta ancora il nome, un po' incredibile, di Casa Pio XI. Nello squallore dell'interno (umido antro gelido), ancora una lapide ricorda la tragica vicenda di un giovane caduto sul Pizzo di Trona…


Bocchetta di Val Pianella (o di Val di Trona)

Dopo un altro tratto di costa, scendiamo cautamente alla diga e la traversiamo, un po' sorpresi di non trovare perentori divieti né arcigni custodi. Scivoliamo rapidamente giù per le pendici franose sotto i dentini di Trona, lungo una traccia non certo migliorata dalle discariche dei lavori, fino a una baita isolata su un dosso. Da lì, piegando verso la val Trona, aggiriamo verso monte il lago e andiamo a sostare… presso le casupole dell'alpe sotto il lago Zancone… Sul pianoro irregolare alcuni enormi massi erratici collocati in equilibrio precario sembrano minacciare la valle sottostante e il lago, verdeggiante in un raggio di sole. In fondo alla valle, grandi massi ora spaccati si devono essere scontrate scendendo da differenti postazioni, come fossero state fatte rovinare da un popolo di giganti in una contesa intestina…


Pizzo di Tronella

Mentre sosto trasognato e un po' incerto, un violento scampanio di rochi “zampugn” e urla scomposte di umani sull'altro versante della valle mi richiamano a una scena d'altri tempi. Una lunga fila di capre, seguire da un pastore vociante, si snoda controluce lungo un sentiero di mezzacosta, un sentiero apposito, una via di penetrazione in questo regno della pietra, diretta a chissà quale meta che non si indovina prossima. Questa immagine fa da contrappeso alla turba di turisti sparpagliati in cima al lago che, appostati da ore di attesa del sole che scarseggia, non la smettono di lanciare urla sguaiate.


Val Pianella (o Valle di Trona)

Nello scarto fra i due suoni si insinua una riflessione su quale doveva essere la vita quassù un tempo, nella pur breve stagione del pascolo. Luoghi, temo, non troppo amati, per la loro asprezza, la solitudine, la distanza dal fondovalle. Impossibile attribuire ai coloni una disinteressata contemplazione della selvaggia natura, presi com'erano dalla cruda necessità. Alla base di storie e leggende, che vi saranno state di certo, come sembrano attestare anche i sinistri toponimi, non la gioia del fantasticare, ma solo forse i terrori infantili e la noia dell'adulto nelle ore della sorveglianza al pascolo, e poi il tenace ricordare delle donne e l'ironica verbosità degli anziani.


Val Pianella (o Val di Trona)

Non credo vi fosse né più felicità (che talora si associa all'incoscienza) né più costanza, memoria continuità. Forse si partiva per l'alpe come poi per il lavoro nella Bassa o diretti in Merica: per tornare cioè muti, più allucinati dalla fatica e dall'isolamento…. Mi semra che che non sappiamo quasi nulla di ciò che veramente fu, di ciò che passò per le teste dei nostri antenati. E così è come se ci mancasse una chiave per intendere il vero spirito dei luoghi.


Lago di Trona

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