CARTA DEL PERCORSO - GALLERIA DI IMMAGINI


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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Suretta-Lago degli Andossi-Stuetta-Suretta
2 h
260
T
SINTESI. Saliamo in Valchiavenna lungo la SS 36 dello Spluga, all'ultima rotonda di Chiavenna imbocchiamo la seconda uscita, a sinistra, e proseguiamo salendo in Valle Spluga. Superata San Giacomo-Filippo, attraversiamo Campodolcino ed all'uscita dal paese lasciamo a sinistra la strada per Isola e proseguiamo diritti salendo sugli arditi tornanti della strada che, dopo un'ultima galleria, esce a Pianazzo. Superato il paese, lasciamo a destra la strada per Madesimo e prendiamo a sinistra, proseguendo lungo la SS 36 che si porta all'ampio ripiano del lago di Montespluga. Al primo gruppo di baite sulla destra (Suretta, 1906) lasciamo l'automobile ad uno slargo e, ci incamminiamo seguendo le indicazioni del cartello che indica il rifugio Bertacchi ed il lago di Emet, su una pista sterrata che sale molto gradualmente, verso una cava, con alcuni tornanti. Dopo la prima sequenza di tornanti dx-sx-dx-sx-dx-sx-dx, troviamo un sentierino che taglia la pista ed abbrevia la salita. Giunti sulla soglia settentrionale degli Andossi, proseguamo fino a trovare una coppia di cartelli: il primo segnala che prendendo a destra si scende a Medesimo, il secondo segnala che andando diritti si prosegue per il rifugio Bertacchi (C6). Noi non seguiamo queste indicazioni, ma prendiamo a sinistra, in direzione di una bandiera verde, procedendo su una pista sterrata, che sale fin qui dalla ss. 36 dello Spluga. La seguiamo per un tratto, in discesa, fino a trovare, sulla sinistra, una stradina più stretta. Alla sua partenza, tre cartelli: uno indica che procedendo sulla strada principale si scende a Stuetta, un secondo segnala che la stradina porta a Medesimo. Imbocchiamo, dunque, quest’ultima stradina. Dopo un breve tratto, vediamo, un po’ più in basso, alla nostra destra, il laghetto degli Andossi (m. 2046). Più avanti passiamo a destra di una curiosa casetta isolata, poi a sinistra di un cadavere di laghetto, una piana regolare racchiusa in una conca. Qualche ampia curva ancora, e passiamo a destra di un masso che ricorda Emilio. Poi, in basso, gli Andossi si allargano. Alla nostra sinistra compare un lungo muro che delimita l’alpeggio ad est, alla nostra destra vediamo una conca dove si trova un ricovero per le bestie che vengono munte. La strada piega a destra e lo oltrepassa. Poi, siamo ad una svolta a sinistra,e ci affacciamo alla parte mediana degli Andossi. Quando la pista piega a sinistra, però, la lasciamo imboccando verso destra una pista che taglia a destra (sud-ovest), riaffacciandosi al bacino di Montespluga. Qui pieghiamo decisamente a destra (nord-nord-ovest) e procediamo nella discesa, diritti, fino ad intercettare la SS 36 dello Spluga in località Stuetta (m. 1890), dove si trova l'omonimo albergo-bar, appena sopra il tornante presso il quale vediamo una chiesetta. Ci riportiamo così sulla strada statale, che seguiamo verso il bacino di Montespluga, che costeggiamo poi per breve tratto, fino a tornare a Suretta, dove ritroviamo l'automobile.


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Per gli amanti della montagna aperta, dolce e solare gli Andossi di Madesimo rappresentano una meta di sicura soddisfazione, soprattutto se li possiamo visitare in periodi che non coincidano con quelli di massimo affollamento turistico della vicina Madesimo. Si tratta di una lunga dorsale di pascoli che separa il solco principale della Valle di Spluga dalla Val Scalcoggia (la conca di Medesimo). Giovanni De Simoni nel suo bel volumetto “Toponimia dell’alta valle Spluga” (CCIAA, Sondrio, 1966), spiega in questi termini l’origine del nome: “Vasta, tondeggiante dorsale che separa la valle dell'aqua granda dalla vallata principale del Liro, un tempo boscosa (come in genere molti degli attuali alpeggi) ed ora tenuta a prati nella parte più prossima a Madesimo, dove sorgono numerosi gruppi di cascine, e a pascolo più al nord. Altri ha pensato di vedere nel nome un composto di Alpe e Dossi, ma non ho esempi in questa zona di una siffatta contrazione del termine alpe, frequente per contro nella zona aostano-savoiarda. Neppure condivido «ai dossi». Ma poi che le regolari onde (per esempio dell'erba ottenute dalla falciatura) sono dette in forma accresc. ispregiativa «andann», riterrei piuttosto andòss=grosse ande, nome suggerito dalla regolare successione delle ondulazioni del terreno, quasi enormi «andàne».”


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Così li descrive la “Guida alla Valtellina” edita dal CAI di Sondrio nel 1884 (a cura di Fabio Besta): “Per dolce declivio a ponente dello stabilimento si sale all’ameno altipiano dell’alpe Andossi (1650 m.) verdeggiante di prati e pascoli. È un cumulo caotico e morenico ammassato nell’epoca glaciale, della quale il geologo trova qui, come in tutta la Valtellina, le tracce, oltrechè nelle morene, anche nelle rupi tondeggianti levigate e striate.” Diverso, infine, è lo sguardo di Giovanni Bertacchi, sguardo di poeta che coglie l’elegia del ritorno degli armenti dall’alpeggio ai ricoveri invernali:Scendendo la via
dietro un placido gregge Calano al piano dai ridenti Andossi,
dalle conche pasciute in Val di Lei.
dietro un lento squillar di bronzi mossi.
Cantilena più mesta io non potrei
trovar nel mondo, sul cui metro ondeggi
la tacita armonia de' sogni miei.
Oh, misurar la vita in su le leggi
dell'erbe e degli armenti; andar le belle
notti, seguendo un tintinnio di greggi;
salutare ogni dì forme novelle
d'ingenua vita; uscir della memoria
di ciò che fui, richiedere alle stelle
l'antico Iddio; l'avara arte e la gloria
travagliata depor lento, dal cuore;
dimenticar degli uomini la storia,
fino a trovarmi semplice pastore!

La pratica dell’alpeggio è qui ancora viva, ed arricchisce il fascino di uno scenario scandito dal dolce alternarsi di morbidi dossi.


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Gli itinerari dedicati ad una visita agli Andossi sono diversi. Quello che viene proposto, dunque, non è esaustivo, e rappresenta una camminata alla portata di tutti e di grande impatto panoramico.
Saliamo in Valchiavenna lungo la SS 36 dello Spluga, all'ultima rotonda di Chiavenna imbocchiamo la seconda uscita, a sinistra, e proseguiamo salendo in Valle Spluga. Superata San Giacomo-Filippo, attraversiamo Campodolcino ed all'uscita dal paese lasciamo a sinistra la strada per Isola e proseguiamo diritti salendo sugli arditi tornanti della strada che, dopo un'ultima galleria, esce a Pianazzo. Superato il paese, lasciamo a destra la strada per Madesimo e prendiamo a sinistra, proseguendo lungo la SS 36 che si porta all'ampio ripiano del lago di Montespluga. Al primo gruppo di baite sulla destra (Suretta, 1906) lasciamo l'automobile ad uno slargo e, ci incamminiamo seguendo le indicazioni del cartello che indica il rifugio Bertacchi ed il lago di Emet, su una pista sterrata che sale molto gradualmente, verso una cava, con alcuni tornanti. Dopo la prima sequenza di tornanti dx-sx-dx-sx-dx-sx-dx, troviamo un sentierino che taglia la pista ed abbrevia la salita.
Al termine ci ritroviamo sul limite settentrionale degli Andossi, a quota 2059.


Il bacino di Montesluga dalla pista che sale agli Andossi

Ci accoglie la superba sequenza delle cime del versante occidentale della Valle di Spluga, fra le quali spiccano, da sinistra, il pizzo Quadro (m. 3013), il pizzo dei Piani (o pizzi Piani, m. 3148 e 3158), il pizzo Ferrè (el farée, m. 3103), caratterizzata dal ghiacciaio che ne copre quasi interamente il versante settentrionale (vedrecc’ del farée), l’intera testata della Val Loga (vallöga) e della Val Schisarolo (sciüsaröö), con la poco pronunciata cima di Val Loga (m. 3004), ed infine la massiccia mole del pizzo Tambò (el tambò, m. 3274).
Qui troviamo una nuova coppia di cartelli: il primo segnala che imboccando un sentiero alla nostra destra si scende a Medesimo, il secondo segnala che andando diritti si prosegue per il rifugio Bertacchi (C6). Noi non seguiamo queste indicazioni, ma prendiamo a sinistra, in direzione di una bandiera verde, procedendo su una pista sterrata, che sale fin qui dalla ss. 36 dello Spluga. La seguiamo per un tratto, in discesa, fino a trovare, sulla sinistra, una stradina più stretta.


Il lago degli Andossi

Alla sua partenza, tre cartelli: uno indica che procedendo sulla strada principale si scende a Stuetta, un secondo segnala che la stradina porta a Medesimo. Imbocchiamo, dunque, quest’ultima stradina. È la parte più bella dell’escursione: ci sentiamo a pochi passi dal cielo, circondati da splendidi scenari. Alle nostra spalle domina la coppia di cime del lontano pizzo Suretta e del vicino ed onnipresente Spadolazzo. Alla nostra sinistra l’elegante e poderoso pizzo Emet, seguito dal meno pronunciato monte Mater. Dopo un breve tratto, vediamo, un po’ più in basso, alla nostra destra, il laghetto degli Andossi (m. 2046). Non scendiamo per via diretta, in modo da non rovinare i pascoli: procediamo superandolo, fino a trovare un largo sentiero che si stacca dalla stradina sulla destra, torna indietro e ci porta nei pressi della sua riva meridionale, dove un grande masso ci permette si sedere a contemplarne la quieta grazia. Una grazia delicata, aggredita dalle piante che silenziosamente lo stanno uccidendo. Il destino è segnato, l’interramento sarà la sua fine, ma non ora, non ancora. Fanno da corona al laghetto il gruppo del Suretta ed il pizzo Spadolazzo.


Ripiano agli Andossi, incorniciato dal gruppo del Suretta e dal pizzo Spadolazzo

Torniamo sui nostri passi, passando accanto ad una stele che commemora la prematura morte di Celsa Paggi. Riprendiamo la discesa. Davanti a noi, la fuga di quinte delle cime della Valchiavenna, chiusa, sul fondo, dal Legnone, estrema propaggine occidentale della catena orobica. Passiamo a destra di una curiosa casetta isolata, poi a sinistra di un cadavere di laghetto, una piana regolare racchiusa in una conca. Qualche ampia curva ancora, e passiamo a destra di un masso che ricorda Emilio. Poi, in basso, gli Andossi si allargano. Alla nostra sinistra compare un lungo muro che delimita l’alpeggio ad est, alla nostra destra vediamo una conca dove si trova un ricovero per le bestie che vengono munte. La strada piega a destra e lo oltrepassa. Poi, dopo una svolta a sinistra, ci affacciamo alla parte mediana degli Andossi.
A questa svolta a sinistra, però, lasciamo la pista imboccando verso destra una pista che taglia a destra (sud-ovest), riaffacciandosi al bacino di Montespluga. Qui pieghiamo decisamente a destra (nord-nord-ovest) e procediamo diritti nella discesa, fino ad intercettare la SS 36 dello Spluga in località Stuetta (m. 1890), dove si trova l'omonimo albergo-bar, appena sopra il tornante presso il quale vediamo una chiesetta. Ci riportiamo così sulla strada statale, che seguiamo verso il bacino di Montespluga, che costeggiamo poi per breve tratto, fino a tornare a Suretta, dove ritroviamo l'automobile.


La chiesetta di Stuetta


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