Campane su YouTube: Gordona 1, 2, 3, 4, 5 - Chiesa di S. Martino


Gordona


Gordona

Gordona (Gurdùna) è, dopo Samolaco, il secondo comune che si incontra sul lato occidentale della Valchiavenna salendo dall’alto Lario. Il nome deriva forse da “cortona”, cioè “grande Corte”, oppure dalla radice prelatina “ghordt”, cioè “luogo recintato”. Più poetica l’ipotesi che derivi da “cor dona”, cioè “dona il cuore”, a significare la generosità degli abitanti.


La torre del Signame
Ha un’estensione complessiva di 48,98 kmq ed un nucleo principale posto a 298 m. s.l.m., bordo destro della piana di Chiavenna. Tale nucleo è diviso dal torrente Crezza (Créza), che scende dalla Valle della Forcola, nel centro, con la chiesa parrocchiale di San Martino, a sud, e nelle frazioni di Coloredo e Mondadizza, a nord. Estremo limite settentrionale del territorio comunale, al piano, è il torrente Rossedo, che divide Gordona da Mese, mentre a sud il confine fra Gordona e Samolaco passa per la ben visibile Torre del Signame (o Segname, m. 655), che domina la bassa Valchiavenna da un elevato poggio. Gran parte del territorio comunale è però rappresentato dalle valli Bodengo e Pilotera, nella catena delle Alpi Lepontine, che raggiungono il confine di stato che si affaccia sull’elvetica Mesolcina, in Canton Ticino. La Val Bodengo, in particolare, ben nota ad escursionisti amanti degli scenari che conservano ancora qualcosa dell’antica selvaggia solitudine, ma anche agli amanti del rafting lungo le gole del torrente Bodengo, è la prima tributaria importante, da sud-ovest, della bassa valle del Mera e si estende per una decina di chilometri dal piano al passo della Crocetta o alla vicina bocchetta della Coreggia, che si affaccia sulla comasca Val Darengo. Il significato storico ed economico della valle, nei secoli passati, è testimoniato dalla citazione dell’illustre storico Fortunato Sprecher, che la chiama “Vallis de Bodengo” (1633) e la definisce “montes de summa ruina”, a sottolinearne gli scoscendimenti e le slavine, legate anche all'eccezionale media di precipitazioni annue (3000 mm circa), dovuta alla presenza delle correnti umide che salgono dal lago di Como. Sfocia all'altezza di Gordona con una stretta gola dalla quale cadono le bianche acque del torrente Boggia (bögia), in una cascata suggestiva ed in passato assai nota per il suo fascino pittoresco e quindi attrazione turistica allo stesso livello delle cascate dell’Acquafraggia allo sbocco della Val Bregaglia (il 16 settembre del 1816 furono visitate, per esempio, dal vicerè Ranieri, futuro santo e fratello dell’imperatore d’Austria Francesco I). Oggi la captazione di buona parte delle acque per scopi idroelettrici ne ha ridotto drasticamente la portata, ma una visita alla forra terminale della Val Bodengo ed alla sottostante gentile piccola spiaggia riserva ancora emozioni interessanti.


Apri qui una panoramica di Gordona

Altrettanto interessanti sono le ipotesi sull’origine del toponimo, sviluppare nel volume “Terra di Gordona”, curato da Guido Scaramellini ed edito dal Comune di Gordona: “Il nome di Bodengo compare, almeno stando ai documenti conosciuti, a metà del Quattrocento insieme alla chiesetta. Quanto alla sua etimologia, chi lo fece derivare dalla voce celtica Bod o da base mediterranea bheudhe suffisso ligure -inko (fondo) o -in (senza), cioè fiume o valle senza fondo, profonda; chi da un nome personale germanico Boda con il suffisso -ing; chi dal tedesco Boden, cioè suolo, terra; chi infine dalla divinità alpina Budenicus. Altri non ritengono nemmeno fortuito l'incontro con il nome ligure del Po, che era Bodincus. In proposito Ottavio Lurati miscrive: "Non si deve mai (errore frequente e spesso fuorviante) studiare un nome di luogo da solo, isolato, ma vedere, con estensione geografica, quali paralleli sussistono. Allora si avvertono spazi ampi. È quanto vale pure per Bodengo, per il quale si deve pensare al tema bod, che veniva usato dalla gente di Lombardia, Piemonte, Trentino ecc. a indicare una parete che frana, che smotta e anche un avvallamento (che l'uomo sfruttava per far scorrere a valle i tronchi). Quanto a -engo, -ingo, esso è stato applicato anche a voci non germaniche, come in casalingo (che sta in casa), ramengo, ramingo (uccello che vola sul ramo, che va di ramo in ramo).”


La Val Bodengo

Sull’importanza di questa valle si legge, nel medesimo volume: “Certo è che la val Bodengo fu l'alpeggio per eccellenza dei Gordonesi, lunga una decina di chilometri, con diramazioni - a sud - della val Garzelli lunga quasi 5 chilometri e, sul versante opposto, della val Pilotera con gli alpeggi di Valle di sotto e di sopra, Lavorerio e Piodella; infine, all'altezza di Bodengo, esce la val Soée lunga circa 4 chilometri. Verso la metà del XV secolo, con il popolarsi delle terre alte, la valle cominciò ad essere abitata, non tutto l'anno come altri alpeggi, ma per metà di esso. Pur essendo nel Comune di Gordona, molti alpeggi erano proprietà di gente di Domaso e di Peglio… Una relazione, inviata nel 1813 dal medico Camillo Pestalozzi a Melchiorre Gioia, evidenzia che a Bodengo, "lungi dal miasma delle acque stagnanti" e dalle paludi del piano, la gente viveva più a lungo rispetto a Gordona, e aggiunge che "due robuste donne di Bodengo [...] furono prolifiche al di là de' cinquant'anni, quando normalmente la donna era sterile a 30 e l'uomo a 35. Inoltre – prosegue – a Bodengo, come a Paiedo, raggiungere i 60 anni d'età "non è miracoloso siccome al piano, e sono parecchi gli uomini che sostengono colla più ridente salute la decrepita età di settanta e più anni".


La chiesa di S. Bernardo a Bodengo

Dopo l'abbandono delle terre alte, nel 1968 è stato costituito il Consorzio Val Bodengo per costruire la strada Gordona-Bodengo, migliorare pascoli, maggenghi, prati e boschi, ammodernare le strutture agricole, costruire strade e acquedotti nei nuclei rurali. Negli ultimi decenni sono state realizzate molte opere di urbanizzazione in montagna: strade, acquedotti, sentieri.”
Tributaria della Val Bodengo è l’ampia Val Pilotera, che si addentra per sei chilometri prima di raggiungere il confine elvetico alla suggestiva Forcella di Strem. Prima del settecentesco distacco del comune di Menarola da quello di Gordona al secondo apparteneva anche la Val Pesciadello, a nord della Val Pilotera.

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Gordona

Assai antica la storia di Gordona. Sul modesto colle di Santa Caterina, presso il limite nord-orientale del comune di Gordona, sono state rinvenuti reperti che testimoniano la presenza umana nell’era Calcolitica e del Neolitico Avanzato (3500-2400 a. C.). Si tratta quindi del più antico insediamento in Provincia di Sondrio, favorito dalla posizione strategica: probabilmente a quell’epoca, infatti, l’alto Lago di Como giungeva fin qui, e da qui si controllavano i passaggi e gli scambi tra pianura e montagna.
In epoca pre-romana il territorio di Gordona venne successivamente abitato, secondo l’ipotesi dello storico settecentesco Quadrio, ripresa nel Novecento dal Festorazzi e dal De Simoni, dall’etnia dei Mesiati o Mesuaci, popolazione di ceppo celto-ligure che si era stanziata, forse già nel XIII sec. a. C., su entrambi i versanti della catena di confine, quindi nei territori italiani di Mese e Gordona e sulla rive della Moesa nella Val Mesolcina o di Mesocco, in Canton Ticino.


Gordona

Poi, fra il 16 ed il 15 a. C. giunse la conquista romana, che riorganizzò le strutture amministrative delle genti di montagna. Gordona era prossima alla "Clavenna" romana, stazione di una certa importanza sulle strade che salivano ai valichi per raggiungere il confine dell'impero nella Rezia e nel Norico. Ciò soprattutto quando Milano fu una delle capitali dell'impero. Su questo periodo le testimonianze sono scarse: oltre ai due riferimenti di itinerari, resta un coacervo di reperti trovati occasionalmente negli scavi fatti per gettare le fondamenta di edifici, per realizzare la rete dell'acquedotto, della fognatura, per posare cavi telefonici ed elettrici. Queste scoperte sono state fatte tra il corso della Mera e Pratogiano. Quando i barbari furono sempre più temibili ai confini, i passi alpini del settore centrale assunsero un ruolo importante: forse percorse due volte le nostre valli Stilicone per allontanare i barbari.

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Campanile della chiesa di San Martino e pizzo Galleggione

Del periodo successivo alla caduta dell'impero romano si sa ben poco. Si diffuse il cristianesimo e le terre convertite vennero organizzate in pievi. Gordona apparteneva alla pieve di San Fedele di Samolaco e fu integrata nei territorio dei Longobardi, che fecero di Chiavenna una delle principali dogane del regno e sede di un rinomato mercato. Alla dominazione longobarda si deve la diffusione delle “corti”; da una di queste, la “Curs magna” (corte grande) deriverebbe “Cortona”, da cui poi “Gordona”. Ai Longobardi succedettero i Franchi, che proprio dal passo dello Spluga passarono in una delle loro campagne militari. In epoca carolingia le corti già longobarde comprendevano anche terre allodiali, cioè comunità agricole sottratte a vincoli feudali, chiamate “loci et fundi”, da cui poi derivarono le “vicinie”, antenate dei successivi “comuni”, fra i quali quello di Gordona.


Chiesa prepositurale di San Martino a Gordona

Gordona entrò nella storia all’epoca dell’imperatore franco Carlo il Grosso (839-887), quando, secondo quanto riporta il cronista gravedonese G. Stampa (1865), il territorio delle Tre Pievi (Dongo, Gravedona e Sorico), giungeva “fino a Gordola, oggi Gordona”. Nel 931 è documentata una donazione alla chiesa di Gravedona operata dal conte Eriprando di Basilica, duce di un “massericium in Curte magna, in loco et fundo Pontis super Collovis”. Ora, Curs magna, come visto sopra, sarebbe all’origine del toponimo “Gordona”, mentre “Pons” sarebbe la contrada Ponte e “Collovis” sarebbe la contrada Colloredo. A quel tempo Gordona rientrava nella pieve di Samolaco, che però venne due secoli dopo divisa in due. Agli inizi del secolo XII, infatti, Gordona dipendeva direttamente dal Vescovo di Como, anzi, dal Vescovo imposto ai comaschi dai fieri rivali milanesi, che uscirono vincitori dalla guerra decennale (1118-1127), distruggendo la ribelle Como.


Gordona

Pochi anni dopo la Val Chiavenna si trovò al centro della contesa fra Sacro Romano Impero Germanico e comuni lombardi. La vicina Chiavenna sostenne l'imperatore Federico nella lotta contro i comuni lombardi e sul finire dell'inverno nel 1176, a Chiavenna, Federico Barbarossa si incontrò con il cugino Enrico il Leone, duca di Baviera e di Sassonia, per averne aiuti per la spedizione militare in Italia. Ne ebbe un rifiuto umiliante. Si era alla vigilia della battaglia di Legnano e Gordona era già posta sulla importante via Francisca (cioè “franca”, sicura), la via di comunicazione riadattata nel 1265, che da Chiavenna scendeva seguendo il versante occidentale della Valchiavenna, passando per Samolaco, salendo al passo della Francisca, a monte del lago di Mezzola, e scendendo ad innestarsi nella Via Regina a Sorico. Lungo la via Regina si poteva infine scendere fino a Como. I legami con la città lariana ebbero un peso rilevante nella storia di Gordona, di nuovo citata in un documento del 1197 con il quale il vescovo di Como Ardizzone investiva i de Piro di due parti della decima, di metà dei beni e dei diritti sulle acque nel tratto compreso tra Mezzola e Gordona, e di mezza masseria in Coloredo. Gordona era infatti feudo vescovile, e nel 1205 il vescovo di Como riscuoteva la decima sui mosti e vini di Coloredo. La dipendenza da Como sottraeva Gordona dalla dipendenza dalla vicina Chiavenna e garantiva ai Gordonesi il privilegio di nominare autonomamente il proprio parroco.


Val Bodengo

A questo periodo risale la prima attestazione di una delle icone di Gordona, la torre del Signame. La doppia denominazione Signame-Segname rimanda alla voce dialettale “signèm” ed alle voci attestate in documenti secentesci di “Segname” e “Segnam”. Viene ricordata anche come torre del Panperduto, con curiosa analogia con la fortificazione a monte di Montagna in Valtellina, detta castello di Mancapane (l’evidente riferimento è ai lunghi assedi che riducevano allo stremo le scorte di cibo degli assediati).
Assai antica è la sua origine; se non risale addirittura al secolo VI, quando, come scrive Cassiodoro, al tempo delle guerre gotiche le valli alpine si riempirono di torri di avvistamento, è da collocarsi nel cuore più oscuro del Medio Evo, al tempo delle terribili incursioni degli Ungari (secolo IX). Viene menzionata però per la prima volta, come Torre di Gordona, in un documento del 1213, che parla di una controversia fra il vescovo di Como ed il comune di Chiavenna per i diritti su di essa.


La chiesetta di Santa Caterina

Il nome ne rivela la funzione: si trattava di una torre di avvistamento, che doveva segnalare eventuali passaggi di truppe in pianura e che si inseriva in un più ampio sistema di strutture analoghe (ne dovevano sorgere altre a Montespluga, sul dosso Cigolino e, a sud del Segname, sul monte Berlinghera, ma di esse, purtroppo, oggi non resta traccia). Scrive, al riguardo, Giovanni Guler von Weineck, governatore di Valtellina e Valchiavenna nel 1587-88 per le Tre Leghe Grigie, nella sua opera Rhaetia (Zurigo, 1616): "Più avanti, al di sopra del torrente Bogia, sorge in cima ad un alto poggio una torre, che da tempi immemorabili porta il nome di Torre del pan perduto. Tutta la Valle, dal Castello di Chiavenna all'insù, sino al lago di Como ed a Milano, è munita di simili torri che si guardano di lontano, perché accadendo pericolosi eventi, venivano segnalati rapidamente dall'una all'altra: di giorno mediante fumate, e di notte con fuochi. Si dice che quando in passato i Tedeschi, o gli Svizzeri, od anche i Grigioni irrompevano dai monti con poderose forze, dal castello di Chiavenna se ne poteva dar notizia alla città di Milano in meno di un'ora".


Cappella della Via Crucis sul colle di Santa Caterina

Nel 1262 è attestato anche il castello che sorgeva sulla modesta collina di Santa Caterina, che domina la piana di Chiavenna. Caduto in rovina, il castello risorse a metà del Trecento, ad opera del Vescovo di Como Bonifacio Boccabadati o Bonifacio da Modena, per controllare la Valchiavenna, sulla quale la curia vescovile vantava diversi diritti. A lui si deve anche la costruzione della vicina chiesetta di Santa Caterina, che ancora oggi si conserva. Diroccato nel 1383, il castello fu ricostruito alla fine del Cinquecento a spese di Antonio Pestalozzi e venduto nel 1606 a Peverello de Peverelli, per poi passare alla parrocchia di San Martino. Gli Spagnoli, infine, lo smantellarono dopo il 1620. Rimase, invece, la chiesetta di Santa Caterina, rstaurata nel 1889 e nel 1974. Oggi vi si può accedere con una gradevole passeggiata lungo una pista che percorre le 14 cappelle della Via Crucis erette nel 1754 a spese di privati, fra cui 5 sacerdoti, passando a lato di un roccolo restaurato.

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Chiesa prepositurale di San Martino a Gordona

Nel 1335 i Visconti, signori di Milano, posero sotto la propria potestà la Valchiavenna, che poi infeudarono per denaro ai Balbiani di Varenna. Nel 1335 gli Statuti di Como menzionano il “comune loci de Cordona et Colloredo”. Al 1339 risale il documento in cui il vescovo di Como investiva del suo feudo il comune di Gordona, ottenendone in cambio vassallaggio e ventiquattro uomini armati in caso di bisogno. Vi si nomina per la prima volta la chiesa di San Martino.
Gordona era suddivisa in quattro quadre, ciascuna composta da due quartieri: la prima con i quartieri di Coloredo e Monti di Menarola, la seconda con Cimavilla e Gasparoni, la terza con Ponte e Pendoglia e la quarta con Piazzoli e Scogli.
Ai Visconti subentrarono, nel 1450, gli Sforza. Nel 1486 i Grigioni calarono in Valchiavenna e saccheggiarono Chiavenna, ritirandosi solo dopo che i ducali ebbero pagato un oneroso riscatto. Milano comprese che i confini settentrionali erano a rischio e si corse ai ripari con un progetto di fortificazione dei centri più importanti. Chiavenna fu cinta di mura, erette tra il 1488 e il 1497. Poco meno di 2 km, con quattordici torrioni e tre porte (da Milano-Como, per la Val S. Giacomo e per la Bregaglia). Il progetto era di Ambrogio Ferrari; furono presenti anche l'architetto Giovanni Antonio Amedeo e Leonardo da Vinci, che ricorda la valle di Chiavenna nel "Codice atlantico".
Anche per Gordona l’ultimo quarto del Quattrocento fu un periodo assai inquieto. Il Consiglio generale di Gordona, nel 1488, chiamò fra Lorenzo de Solario, perché svolgesse la funzione di inquisitore contro le eresie, e soprattutto contro le streghe. Non risulta ufficialmente alcun processo, ma la tradizione popolare conserva memoria del rogo nel quale arsero, in una stalla della contrada Piazzoli, tre disgraziate condannate come streghe, forse tre sorelle.


Gordona

A Ludovico il Moro successero, nel 1500, i Francesi, che lasciarono un ricordo tanto cattivo che quando i Grigioni nel 1512 si proclamarono signori di Valtellina e Valchiavenna non furono accolti con ostilità. La dominazione della repubblica delle Tre Leghe Grigie (che corrisponde all'attuale cantone elvetico dei Grigioni) durò fino al 1797, salvo una breve pausa dal 1620 al 1639.
I nuovi signori proclamavano di voler esercitare un dominio non rapace e prepotente, ma saggio e rispettoso delle autonomie dei valligiani, chiamati "cari e fedeli confederati" nel misterioso patto sottoscritto ad Ilanz (o Jante) il 13 aprile 1513 (di cui si conserva solo una copia secentesca, sulla cui validità gli storici nutrono dubbi); Valtellina e Valchiavenna figuravano come paesi confederati, con diritto perciò di essere rappresentati da deputati alle diete; le Tre Leghe promisero, inoltre,di conservare i nostri privilegi e le consuetudini locali, e di non pretendere se non ciò che fosse lecito e giusto. Ma, per mettere bene in chiaro che non avrebbero tollerato insubordinazioni, nel 1526 abbatterono tutti i castelli di Valtellina e Valchiavenna, anche perché non li potevano presidiare ed avevano dovuto subire, l'anno precedente, il tentativo, fallito, di riconquista della Valtellina messo in atto mediante un famoso avventuriero, Gian Giacomo Medici detto il Medeghino. Sulla natura di tale dominio è lapidario il Besta: "Nessun sollievo rispetto al passato; e men che meno un limite prestabilito alla pressione fiscale. Nuovi pesi si aggiunsero ai tradizionali... I Grigioni... ai primi di luglio del 1512... imponevano un taglione di 21.000 fiorini del Reno pel pagamento degli stipendiari del vescovo di Coira e delle Tre Leghe.... Per quanto si cerchi non si trova al potere dei Grigioni altro fondamento che la violenza. Sarà magari verissimo che i Grigioni non fecero alcuna promessa ai Valtellinesi; ma è anche vero che questi non promisero a loro una perpetua sudditanza".

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Gordona

Le Tre Leghe concessero, comunque, a Valtellina e Valchiavenna, pur nella subordinazione, un alto grado di autonomia. La Valle, sempre divisa in tre Terzieri, era amministrata da un consiglio detto di valle, con deputati nominati da ciascuna delle giurisdizioni, gli agenti di valle. Ogni deputato era nominato dal consiglio di una singola giurisdizione (a Sondrio ne erano riservati 3). I due contadi di Boprmio e Chiavenna si amministravano autonomamente, ma, per le questioni di comune interesse, mandavano il loro voto per iscritto, o deputati delegati a rappresentarne gli interessi.
Durante la dominazione grigione, Gordona, con Prata, Mese, Novate, Samolaco, appartenne come comune esteriore alla giurisdizione di Chiavenna. Gordona si reggeva allora su propri ordinamenti comunali, imperniati su congilio di giunta, consiglio ordinario, assemblea del popolo e console.


Gordona

Il consiglio di giunta (gionta) era formato da otto consiglieri, passati a sei dopo il distacco di Menarola nel 1756, eletti in rappresentanza dei singoli quartieri. Affiancava il consiglio ordinario per discutere le questioni più importanti, come l’incanto del dazio del pane e delle proprietà comunali, la predisposizione degli estimi, l’esecuzione di opere pubbliche, i provvedimenti di spesa e di ordine pubblico interessanti la comunità di Gordona, la giurisdizione e il contado di Chiavenna. La nomina del consiglio di giunta doveva essere approvata dal consiglio generale del popolo e degli uomini di Gordona, formato dai capifamiglia del comune, i quali si riunivano, oltre che per approvare l’elezione del console e le nomine dei consigli ordinario e di giunta, per ratificare le fondamentali decisioni nella vita della comunità, quali l’approvazione degli ordini comunali, degli estimi e delle rese dei conti consolari, l’incanto del dazio del pane, l’affitto dei beni comunali, la stipulazione dei contratti, la nomina del curato (poi prevosto, poi arciprete). L’assemblea del popolo di Gordona, che era convocata dal console dinanzi alla chiesa di San Martino, era valida quando era garantita la presenza di almeno due terzi degli aventi diritto.


Latteria Sociale di Gordona

Organo di governo comunale era il consiglio ordinario, formato in origine da otto consiglieri (due per squadra, cioè uno per quartiere), passati a sei nel 1756, dopo il distacco di Menarola. Ogni volta che si rendesse necessario discutere argomenti di particolare rilevanza per la vita della comunità, il consigli ordinario era affiancato dal consiglio di giunta, formato anch’esso da otto rappresentanti, eletti ciascuno all’interno del proprio quartiere. Ogni deliberazione del consiglio ordinario, così come quelle del consiglio generale di Gordona, era demandata alla convocazione e alla determinazione dei consigli di quartiere. Il consiglio ordinario era convocato e presieduto dal console, con una frequenza di una o più volte al mese; si riuniva a volte nella “stuva del console” ma più frequentemente nella “casa della comunità”, sita nel quartiere di Scogli accanto al cimitero della chiesa di San Martino. Nella sua prima riunione, il consiglio ordinario provvedeva all’elezione degli ufficiali di comunità, di chiesa (con l’intervento e l’approvazione del curato) e dei luoghi pii. I consiglieri, come il console e gli ufficiali di comunità, giuravano ogni anno davanti al commissario di Chiavenna.


Cascata del torrente Boggia

Il console del comune di Gordona, che durava in carica un anno, convocava e presiedeva il consiglio ordinario, riscuoteva ed amministrava le entrate, delle quali rendeva pubblicamente conto al termine del mandato, rappresentava il comune nei consigli di giurisdizione e di contado, dava giuramento, all’inizio di ogni anno, davanti al commissario di Chiavenna. La carica di console di Gordona spettava, a turno, per estrazione a sorte, ad una delle quattro squadre della comunità. L’esito della votazione veniva comunicato a viva voce al console prescelto “sulla porta maggiore della chiesa di San Martino”. Il neoeletto impegnava quindi ogni quartiere per l’elezione dei propri consiglieri e consiglieri di giunta.
I singoli quartieri corrispondevano ad altrettante piccole comunità, ciascuna con i propri consiglieri eletti ai consiglio ordinario e di giunta del comune, i propri sindicati, il proprio estimo. Ogni deliberazione dei consigli della comunità, inoltre, era demandata alla convocazione ed alla determinazione dei consigli dei quartieri di Coloredo, Monti di Menarola, Cimavilla, Gasperoni, Ponte, Pendoglia, Piazzoli, Scogli.

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La Cappella Donadivo

L’importanza di Gordona nell’età moderna era anche legata al fatto di esser posta anche allo sbocco della Valle della Forcola, per la quale saliva una via di comunicazione che varcava il passo della Forcola ed ebbe una discreta importanza in questo periodo. Si tratta della strada della Forcola, che venne chiamata dal 1680 al 1683 anche Strada Imperiale, un’antica via di comunicazione fra Valle di San Giacomo (o Valle Spluga) e Mesolcina, la più agevole e frequentata. Don Lucchinetti, nel Seicento, scriveva di qui passarono per ridiscendere ai loro paesi una quarantina di soldati della Mesolcina reduci dalla battaglia di Calven in Val Monastero, che si combatté il 24 maggio del 1499. Ad inizio del Cinquecento l’importanza di questa via venne esaltata dalla conquista di Valtellina e Valchiavenna da parte delle Tre Leghe Grigie, i cui domini si portarono al crinale orobico e quindi al confine con la Bergamasca, territorio della Serenissima Repubblica di Venezia. Venezia e le Tre Leghe Grigie avevano tutto l’interesse ad incrementare i commerci, ed in tale ottica venne tracciata nella seconda metà del Cinquecento la famosa Via Priula in Val Gerola (1592).


Il pizzo di Prata visto dalla Val Bodengo

Ma anche i baliaggi svizzeri del Ticino ambivano ad inserirsi in questi proficui commerci e premettero, non senza incontrare resistenze, perché l’antica mulattiera della Forcola fosse rimessa a nuovo. Il progetto si concretizzò sul finire del Seicento. Il valico della Forcola vide quindi un significativo incremento delle merci nell’una e nell’altra direzione: venivano trasportati verso la Mesolcina manufatti, il preziosissimo sale di Venezia, granaglie, vino, piombo, argento ed oro, mentre nella Contea di Chiavenna scendevano soprattutto sale e cotone. Il grande magazzino della famiglia Cargasacchi a Mese serviva a stoccare le merci in transito. L’epoca d’oro dei commerci conobbe il tramonto fra Settecento ed Ottocento.
La Valle della Forcola è anche legata ad una curiosità. Nel secolo XV venne scoperta una vena d’oro e d’argento nel torrente Crezza, “ad Subiam”, cioè in località Subii, sul lato destro (occidentale) della valle. I Balbiani, feudatari della Valchiavenna, assegnarono la concessione per lo sfruttamento ad una ditta costituita da Donato de Peverelli detto Serost di Chiavenna, Abbondio de Scogli di Gordona, Bernardo de Vertemate di Piuro e Giovanni detto Banzio di Scandolera. Non si hanno notizie dell’esito dell’impresa: molto probabilmente di metallo prezioso se ne trovò ben poco…


Mulattiera per la Val Bodengo

Un quadro sintetico della Gordona sul finire del secolo XVI ci viene offerto nell’opera Rhaetia” di Giovanni Guler von Weineck, publicata a Zurigo nel 1616: “Di qui, proseguendo in direzionecontraria alla Mera, si arriva sempre in piano aGordona: uno dei villaggi più grossi della contea.Sopra un colle. verso la Mera, sorgono una chiesuola ed un piccolo castello, chiamati entrambi diS. Caterina: il castello venne eretto da Bonifacio,vescovo di Como: ma la chiesa parrocchiale di questo villaggio e dei luoghi circostanti è S. Martino.In questo comune vi è una cava rinomata di belletegole. con cui si coprono case ed altri edifici; vengono vendute a Chiavenna e ne' paesi vicini che nesono privi. Da Gordona si può, per una via stretta escoscesa, attraverso il passo di Forcola, recarsi in sei ore a Soazza nella Val Mesocco, non solo a piedi,ma anche a cavallo: con cavalli, beninteso, sicuried abituati alla montagna, perché cogli altri occorre estrema prudenza. Il passo è chiuso d'invernoper la molta neve.”


Ponte in pietra sul torrente Boggia

Di lì a pochi decenni il quadro si fece decisamente più fosco, perché nel 1620 la Valtellina e la Valchiavenna vennero coinvolte nelle più ampie vicende belliche della complessa Guerra dei Trent’Anni, diventando terreno di scontro fra le Tre Leghe Grigie ed i Francesi loro alleati, da una parte, e la nobiltà cattolica valtellinese, sostenuta da Spagnoli ed Imperiali, dall’altra.
In Valtellina, nel 1620, scoppiò la rivolta tristemente passata alla storia come “Sacro Macello Valtellinese”, durante la quale furono trucidati centinaia di protestanti. La Valchiavenna venne risparmiata da tale orrore, ma non dalle vicende belliche e dal confronto fra Spagnoli e Grigioni. Le truppe spagnole avevano occupato nel 1620 la Valchiavenna salendo dal Forte di Fuentes, resistendo nel 1622 al tentativo di ritorno dei Grigioni. Il console di Gordona, Domenico Guglielmotto, fu imprigionato al forte di Fuentes perché sospettato di aver appoggiato i Grigioni, e lì morì di stenti dopo quattro mesi.

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Chiesetta della B. V. del Buon Consiglio a Bedolina

Il periodo più nero di questi anni coincise con il passaggio dei Lanzichenecchi diretti a Mantova ma bloccati da Milano, nel 1629: essi portarono la peste, che uccise circa un terzo della popolazione, depredarono i paesi della Valchiavenna e ridussero gli abitanti alla fame. Rimasero infatti di stanza in Valtellina e Valchiavenna nell’estate del 1630, e questo ebbe conseguenze tragiche per la diffusione della “morte nera”. Fu un’epidemia che flagellò anche Valtellina e Valchiavenna, mietendo un enorme numero di vittime, dall’estate del 1629 ai primi mesi del 1631. La morte nera, così veniva chiamata con un senso di profondo orrore, si diffuse dal fondovalle ai borghi di media montagna, fino a toccare alcuni alpeggi. Alle vicende belliche pose termine il trattato di Milano del 1639, che ripristinò la situazione di partenza, ponendo però fine al progetto grigione di diffusione della religione riformata nelle valli dell’Adda e della Mera.


Pizzo Galleggione visto da Bedolina

Un quadro sintetico di Gordona nella prima metà del Seicento è offerto dal prezioso manoscritto di don Giovanni Tuana (1589-1636, grosottino, parroco di Sernio e di Mazzo), intitolato De rebus Vallistellinae (Delle cose di Valtellina), databile probabilmente alla prima metà degli anni trenta del Seicento (edito nel 1998, per la Società Storica Valtellinese, a cura di Tarcisio Salice, con traduzione delle parti in latino di don Abramo Levi). Vi si legge: ”La seconda communità si chiama Gordona, lontana duoi miglia da Chiavena. Questa è la maggior terra di questa terza valle et di tutto il contado, eccetto Chiavena. La chiesa è parochiale di S. Martino; et ha alcune contrate, cioè Coloredo, Cioso, Cimavilla, Susparano, Valle di Bodengo: sì che, oltre la chiesa parochiale, vi sono alcuni oratorij: cioè S. Catharina del Castello, perché ivi altre volte v'era un castello delli vescovi di Como; S. Elisabetta di Menarola; S. Bernardo di Bodengo. Il territorio è malsano; abbonda però di grano, fieno et castagne; il vino è picciolo, né è molto. In questo territorio si cavano bellissime pietre da coprire li tetti quasi di tutto il contado.”


Vasca in pietra nella piazza del Municipio di Gordona

Questo invece il quadro del paese a metà del settecento tratteggiato dallo storico Francesco Saverio Quadrio, che, nell’opera “Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di qua dalle Alpi oggi detta Valtellina” (Edizione anastatica, Bologna, Forni, 1971), scrive: “Gordona, presso alla quale è il Castello di S. Catterina, è la quarta Comunità. Le Contrade ad essa aderenti sono Colcredo, Sciojo, Cusperano, Cimavilla, Ponto, la Val di Bodegno, e il Monte di Somma Rovina. Da questa Comunità per il Monte detto la Forcola si trapassa nella Val di Mesoco.”
Nel 1674 Gordona contava 800 abitanti, compresi 64 emigranti a Napoli, 12 in Francia, 11 a Roma, 9 a Palermo ed 1 a Reggio Emilia.
Nel 1684 Gordona ricevette la visita pastorale del Vescovo di Como Carlo Ciceri, che elevò la chiesa di San Martino a Prepositurale “a confusione degli eretici”, perché a Gordona, nel momento di massima diffusione della confessione riformata, fra metà del Cinquecento ed inizi del Seicento, non era mai stato segnalato alcun protestante.
Lo stato d’anime del 1690 ci da un quadro più dettagliato della popolazione del paese. Le famiglie più numerose, in quel periodo, erano, nell’ordine (fra parentesi il numero dei Gordonesi), i Tavasci (112), i Mazzina (78), i De Agostini (75), i Capelli (66), i Biavaschi (56), i Franchini (42), i Battistessa (37), i Dell’Anna (35), i Bara (32), i Giampedraglia (31), i Vostacchi (30), gli Scartaccini (29), i Bedina (28), i Gianoli (28), i Pedretti (28), i Brocchi 26), i Colori (26), i Guglielmotti (26) e i Pedocchi (26).

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Gordona

A partire dal Settecento la situazione economica migliorò progressivamente. La ripresa settecentesca non fu, però, priva di arresti e momenti difficili, legati soprattutto ad alcuni inverni eccezionalmente rigidi, primo fra tutti quello memorabile del 1709 (passato alla storia come “l’invernone”, “l’inverno del grande freddo”), quando, ad una serie di abbondanti nevicate ad inizio d’anno, seguì, dal giorno dell’Epifania, un massiccio afflusso di aria polare dall’est, che in una notte gelò il Mallero e parte dell’Adda. Ed ancora, nel 1738 si registrò una nevicata il 2 maggio, nel 1739 nevicò il 27 ed il 30 marzo con freddo intenso, nel 1740 nevicò il 3 maggio, con freddo intenso e nel 1741 nevicò a fine aprile, sempre con clima molto rigido e conseguenze disastrose per le colture e le viti. Gli abitanti di Gordona erano nel 1725 980.
Nel 1755 il quartiere di Monti di Menarola si staccò da Gordona, al termine di un’annosa controversia circa le contribuzioni per gli argini dei torrenti Boggia e Crezza. Nel 2005 il comune di Menarola è tornato ad integrarsi in quello di Gordona.


Il torrente Boggia a Gordona

Nel Settecento il malcontento contro il dominio delle Tre Leghe Grigie nelle due valli crebbe progressivamente, soprattutto per la loro pratica delle di mettere in vendita le cariche pubbliche. Tale vendita spettava a turno all'una o all'altra delle Leghe e chi desiderava una nomina doveva pagare una cospicua somma di denaro, di cui si sarebbe rifatto con gli interessi una volta insediato nella propria funzione, esercitandola spesso più per amore di lucro che di giustizia. Gli abusi di tanti funzionari retici, l'egemonia economica di alcune famiglie, come quelle dei Salis e dei Planta, che detenevano veri e propri monopoli, diventarono insopportabili ai sudditi. Il malcontento culminò, nell'aprile del 1787, con i Quindici articoli di gravami in cui i Valtellinesi (cui si unirono i Valchiavennaschi, ad eccezione del comune di S. Giacomo) lamentavano la situazione di sopruso e denunciavano la violazioni del Capitolato di Milano da parte dei Grigioni, alla Dieta delle Tre Leghe, ai governatori di Milano e, per quattro volte, fra il 1789 ed il 1796, alla corte di Vienna, senza, peraltro, esito alcuno. Per meglio comprendere l’insofferenza di valtellinesi e valchiavennaschi, si tenga presente che la popolazione delleTre Leghe, come risulta dal memoriale 1789 al conte di Cobeltzen per la Corte di Vienna, contava circa 75.000 abitanti, mentre la Valtellina, con le contee, superava i 100.000. Fu la bufera napoleonica a risolvere la situazione, con il congedo dei funzionari Grigioni e la fine del loro dominio, nel 1797.

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Laghetto in Val Piodella

Si trattò di una svolta importante, sulla quale il giudizio degli storici è controverso; assai severo è Dario Benetti (cfr. l’articolo “I pascoli e gli insediamenti d’alta quota”, in “Sondrio e il suo territorio”, IntesaBci, Sondrio, 2001), per il quale la dominazione francese rappresentò l’inizio di una crisi senza ritorno, legata alla cancellazione di quei margini di autonomia ed autogoverno riconosciuti durante i tre secoli di pur discutibile e discussa signoria delle Tre Leghe Grigie: ”L’1 aprile 1806 entrò in vigore nelle nostre valli il nuovo codice civile, detto Codice Napoleone, promulgato nel 1804. A partire da questo momento si può dire che cessi, di fatto, l’ambito reale di autonomia delle comunità di villaggio che si poteva identificare negli aboliti statuti di valle. I contadini-pastori continueranno ad avere per lungo tempo una significativa influenza culturale, ma non potranno più recuperare le possibilità di un pur minimo autogoverno istituzionale, soffrendo delle scelte e delle imposizioni di uno Stato e di un potere centralizzati. Già l’annessione alla Repubblica Cisalpina, peraltro alcuni anni prima, il 10 ottobre 1797, dopo un primissimo momento di entusiasmo per la fine del contrastato legame di sudditanza con le Tre Leghe, aveva svelato la durezza del governo francese: esso si rivelò oppressivo e contrario alle radicate tradizioni delle valli; vennero confiscati i beni delle confraternite, furono proibiti i funerali di giorno, fu alzato il prezzo del sale e del pane, si introdusse la leva obbligatoria che portò alla rivolta e al brigantaggio e le tasse si rivelarono ben presto senza paragone con i tributi grigioni. Nel 1798 a centinaia i renitenti alla leva organizzarono veri e propri episodi di guerriglia, diffusi in tutta la valle: gli alberi della libertà furono ovunque abbattuti e sostituiti con croci.. Nel 1797, dunque, la Valtellina e contadi perdono definitivamente le loro autonomie locali, entrano in una drammatica crisi economica e inizia la deriva di una provincializzazione, di una dipendenza dalla pianura metropolitana e di un isolamento culturale e sociale che solo gli anni del secondo dopoguerra hanno cominciato a invertire”.


Forcella di Strem

Nel marzo del 1798, il comune di Gordona con la Valle Bodegno e Monti di Menarola fu inserito come comune capoluogo di distretto nel dipartimento del Lario (legge 7 germinale anno VI).
Con l’organizzazione del dipartimento dell’Adda nel regno d’Italia (decreto 8 giugno 1805), il comune di Gordona, con le sue vicinanze, venne inserito nel cantone VI di Chiavenna come comune di III classe, con 991 abitanti.
Nel prospetto del numero, nome e popolazione dei comuni del dipartimento dell’Adda secondo il decreto 22 dicembre 1807, il comune di Gordona, con 950 abitanti totali, figurava composto dalle frazioni di Gordona (170), Coloredo (130), Gasparoni (143), Pendoglia (160), Cimavilla (107), Ponte (130), Fondo (110).
Dopo l’assoggettamento del dipartimento dell’Adda al dominio della casa d’Austria nel Regno Lombardo-veneto, il primo maggio 1815, Gordona figurava (con 1.351 abitanti totali e 771 da solo) come comune principale del cantone VI di Chiavenna, unitamente ai comuni aggregati di Menarola e Mese.

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Piazza del Municipio a Gordona

Il Congresso di Vienna stabilì dunque che la Valtellina e la Valchiavenna fossero annesse al regno del lombardo-veneto, rigettando le rivendicazioni su di esse avanzate dai Grigioni. La valle della Mera era ormai definitivamente legata alle sorti lombarde. Il dominio asburgico fu severo ma attento alle esigenze della buona amministrazione e di un’ordinata vita economica, garantita da un importante piano di interventi infrastutturali. Fra il 1845 ed il 1858 venne scavato un nuovo alveo artificiale per l'Adda tra Berbenno e Ardenno e, nel suo corso inferiore, tra Dubino e il Lario, che pose le basi per la bonifica ed il successivo ricupero agricolo della piana della Selvetta e del piano di Spagna. Venne tracciata la strada principale che percorreva bassa e media Valtellina, fino a Sondrio, poi prolungata fino a Bormio. Venne tracciata la carozzabile da Colico a Chiavenna, e, fra il 1818 ed il 1822, la strada dello Spluga, la prima grande strada che attraverso le Alpi centrali mettesse in comunicazione la pianura lombarda con la valle del Reno.


Gordona

Il periodo asburgico fu, però, anche segnato anche da eventi che incisero in misura pesantemente negativa sull’economia dell’intera valle. L’inverno del 1816 fu eccezionalmente rigido, e compromise i raccolti dell’anno successivo. Le scorte si esaurirono ed il 1817 è ricordato, nell’intera Valtellina, come l’anno della fame. Vent’anni dopo circa iniziarono le epidemie di colera, che colpirono la popolazione per ben quattro volte (1836, 1849, 1854 e 1855). Il Cantù, nella Storia della città e della Diocesi di Como, edita nel 1856, scrive: “Nella provincia di Sondrio arrivò il giugno 1836 e visi mantenne tutta l’estate, poco essendosi proveduto ai ripari e male ai rimedj. Meglio trovossi preparato il paese all’invasione del 1855; e le comunità restie alle precauzioni pagarono cara la negligenza, perché Ardenno, Montagna, Pendolasco, popolate di 1800, 1850, 630 abitanti, dal 29 luglio al 13 settembre deplorarono 40, 61 e 35 vittime, mentre Sondrio, Tirano, Morbegno, con 4800, 4860, 3250 anime, ebber soli 17, 9 e 11 casi: 50 Chiavenna; e tutta insieme la Provincia 428 casi, 259 morti: proporzione più favorevole che in ogni altra provincia.” Queste furono le premesse del movimento migratorio che interessò una parte consistente della popolazione nella seconda metà del secolo, sia di quella stagionale verso Francia e Svizzera, sia di quella spesso definitiva verso le Americhe e l’Australia.


Gordona

Alla proclamazione del Regno d'Italia, nel 1861, Gordona aveva 1182 abitanti, saliti a 1320 nel 1871. Nel 1881 gli abitanti erano 1314, saliti 1524 nel 1901. Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, nel 1911, Gordona contava 1514 abitanti.
La statistica curata dal prefetto Scelsi nel 1866 ci offre il seguente quadro del comune di Gordona:


Pesante, come per tutti i comuni della provincia, il contributo di vittime pagato Grande Guerra. Il monumento ai caduti presso la chiesa parrocchiale di Gordona riporta i seguenti nominativi di soldati morti nella prima guerra mondiale: Biavaschi Alfredo, Biavaschi Giovanni, Biavaschi Martino, Capelli Pietro, De Agostini Giacomo, De Agostini Giovanni, Dell'Anna Martino, Dell'Anna Samuele, Fogliada Giovanni, Mazzina Luigi, Pedretti Lorenzo, Ruffatti Franco, Tabacchi Giuseppe, Tavasci Antonio, Tavasci Domenico, Tavasci Giacomo, Tavasci Giovanni e Tavasci Natale.

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Autunno in Val Bodengo

Ecco lo spaccato che di Gordona ci offre, nel 1928, Ercole Bassi, in “La Valtellina – Guida illustrata”: “A destra del Mera, allo sbocco della Valle Bodengo, vi è l’ameno villaggio di Gordona (sede del comune alla frazione di Piazzoli – m. 393 – ab. 394-1373 – mutua assicurazione incendi – fam. Coop. e agric. - soc. La Idroelettrica). Gordona è ricordata in un documento del 1200. Nei secoli scorsi gli abitanti emigravano a Reggio Emilia, Roma, Napoli e Palermo, ove formavano società di lavoro delle Scuole. La collegiata di Gordona, dedicata a San Martino, e ricordata sino dal 1356, è ritenuta una delle più belle chiese della valle: ha tre navate divise da colonne di granito e tre altari con marmi ben lavorati, stucchi e pitture di pregio, pulpito coro, battistero e confessionali di fine intaglio, una bella pala all’altar maggiore con S. Martino, l’orchestra dell’organo con bei lavori. La sacristia è ricca di suppellettili, vasi, lampade ecc. Possiede un bel piviale con ricami d’oro, 6 candelieri d’argento del 1676, due bei calici del 700, un artistico calice di ottone, doni degli emigrati a Napoli.
A Gordona sbocca la Valle Bodengo bagnata dal fiume Boggia, risalendo la quale si giunge al villaggio di Bodengo (m. 1032) ove si può trovare modesto vitto e alloggio. In alto si trova l’oratorio di San Bernardo, eretto nel 1450, dove erano stati sepolti i morti di un’epidemia; fu ampliato nel 1606. Possiede un bellissimo ostensorio dono degli emigrati a Napoli. Da Bodengo si possono fare le ascensioni ai pizzi Cavregasco (m. 2536), Martello (m. 2457), in mezzo ai quali un passo permette la discesa al lago di Como, e al Roggione (m. 2576). A nord del pizzo Martello si apre la Forcella del Notaro (m. 2098), dalla quale si discende a Leggio in Mesolcina. Più in basso di Bodengo si apre a nord la Valle Pilotera, rimontando la quale si può fare l’ascensione al pizzo di Pavion (m. 2665), o pel passo di Pioda (m. 2540) calare nella Mesolcina sotto Buffalora. A sera di Gordona il Boggia fa una cascata in un baratro, alta m. 80, che si può ammirare da un ponte in pietra. A sud-ovest di Gordona trovasi l’altura di S. Caterina, ove vi sono le cappelle della Via Crucis, ed ove esisteva un castello. Ivi dimorò, dal 1340 al 1352, il vescovo Bonifacio da Modena, che curò l’esecuzione di opere importanti, menzionate da storici romanzi
.”


Spiaggetta allo sbocco del torrente Boggia a Gordona

Nel 1921 Gordona aveva 1376 abitanti, saliti a 1409 nel 1931 ed assestati a 1395 nel 1936.
La Seconda Guerra Mondiale, con le sue tragedie, non risparmiò Gordona. I soldati caduti nella seconda guerra mondiale sono i seguenti. Caduti e dispersi nei Balcani: Guglielmana Giovanni, Giampedraglia Guido, Battistessa Giovanni e Biavaschi Bernardo. In Francia: Dell'Anna Andrea. Caduti e dispersi in Germania: Battistessa Pietro, Biavaschi Giovanni, Lombardini Pietro, Tavasci Andrea e Tavasci Lorenzo. Grandi invalidi deceduti per causa di guerra: Tabacchi Battista, Tavasci Mario e Tavasci Ulisse.
Nel 1951 Gordona aveva 1544 abitanti, scesi a 1459 nel 1961. Inizia poi una progressione demografica che porta gli abitanti a 1503 nel 1971, 1621 nel 1981, 1637 nel 1991, 1751 nel 2001. Nel 2005, dopo la separazione settecentesca, il comune di Menarola si è ricongiunto con quello di Gordona.


Gordona

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Bibliografia

Crollalanza, G. B., “Storia del contado di Chiavenna”, Serafino Muggiani e comp., Milano, 1867

Buzzetti, Pietro, "Le origini del villaggio di Gordona di Chiavenna", in L'Ordine, Como, nn. 86, 88, 90, 92 del 1919

Anonimo, "Notizie chiavennasche del primo decennio del 1800" , con presentazione ed annotazioni di don Peppino Cerfoglia, in "Raccolta di studi storici sulla Valchiavenna", Sondrio, Tipografia Mevio Washington, 1960

Gogna A., Recalcati A., "Mesolcina - Spluga - Monti dell'alto Lario" Milano, 1999, nella collana “Guida dei monti d’Italia” del CAI-TCI

Libertini, Sandro, "Al besalìsch della Val Bodengo", in "La rivista del Club Alpino Italiano" - Suppl. di "Lo Scarpone", settembre-ottobre 1999

Libertini Sandro (a cura di), "Inventario dei toponimi valtellinesi e valchiavennaschi - Gordona ", edito dalla Società Storica Valtellinese nel 2008

Lisignoli, Guido, "Valchiavenna - Le più belle escursioni", Lyasis Edizioni, Sondrio, 2008

Scaramellini Guido, Terra di Gordona, ed, Comune di Gordona, 2008

 

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