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Santuario di Grosotto

Grosotto (grósót, con entrambe le vocali rigorosamente chiuse) è uno dei più illustri ed antichi paesi del terziere superiore di Valtellina. La zona dei comuni di Grosio e Grosotto fu sicuramente frequentata fin da epoche remote e preistoriche. Lo provano le celebri incisioni rupestri (o petroglifi) scoperti dall’archeologo Davide Pace sulla cosiddetta Rupe Magna nel 1966, che risalgono a quattro fasi preistoriche principali, databili rispettivamente al IV-III millennio a.C. (Neolitico ed Età del Rame), al II millennio a.C. (Età del Bronzo), ai secoli XII-VIII a.C. ed infine ai secoli VIII-VI sec. a.C. (Età del Ferro). La rupe è posta presso il punto di confluenza della Val Grosina nell’alta Valtellina, in un’area che probabilmente ebbe un grande valore rituale in epoca preistorica e fino al VI sec. a.C., per poi diventare centro di insediamento permanente. Un’area di rilievo primario, crocevia delle direttrici sud-ovest-nord-est (solco principale della Valtellina) e sud-est-nord-ovest (passo del Mortirolo, che congiunge Valcamonica e Valtellina, e Val Grosina).
Per venire ad epoche più recenti, il ritrovamento di due tombe rupestri nella località anticamente chiamata Torraccia testimoniano della presenza longobarda. Intorno al Mille il borgo di Grosotto apparteneva alla pieve di Mazzo. Il castello di S. Faustino, di cui ora restano pochi ruderi ed il campanile romanico della chiesa Castellana, venne eretto fra X e XI secolo, non lontano dalla rupe. Immaginiamo lo scenario di quel tempo. La Valtellina era allora divisa nelle pievi, circoscrizioni religiose e civili dove gli arcipreti curavano le anime ed i capitani assicuravano il rispetto della legge con la forza delle armi.
Nel 1006 l’Imperatore Enrico II, per fronteggiare l’influenza di Milano, donò al Vescovo di Como, Everardo, che si contrapponeva a Milano, metà del viscontado di Valtellina, con le pievi di Ardenno, Berbenno, Tresivio, Villa e Mazzo (pieve, quest’ultima, alla quale apparteneva il territorio di Grosotto). Vassalla del vescovo di Como era potente famiglia dei Venosta. Nonostante successivi dissidi fra questa famiglia e Como, proprio ai Venosta venne affidata l’amministrazione del castello di S. Faustino, posto in posizione strategica per il controllo del transito dall’alta Valtellina verso Tirano. Il castello sorgeva sul colle di Groxio (termine che probabilmente deriva da quello di origine ligure “crös” - qualcuno ricorderà Creuza de mar di De Andrè -, cioè “incavo”, “solco”, “sentiero”, con riferimento alla forra del torrente Roasco che scorre immediatamente a sud). Due villaggi sorsero alle dipendenze del castello, Gros-sura e Gros-sotto: ecco spiegata l’origine dei nomi di Grosio e Grosotto, anche se un’antica leggenda vuole ricondurre, più romanticamente, quest’ultimo a “rosetum”.
Il toponimo di quest’ultimo paese si trova citato in un documento dell’anno 1080, nel quale si menzionano quattro massarizi nella pieve di Mazzo, “in Grausura” (Grosio), “in Grausuto” (Grosotto) e “in loco et fundo Serni”. In un atto del 1150 è menzionato il “castrum de Grosio cum villis de Grossura et de Grossupto”. Al 1257 risale la prima attestazione della chiesa di Sant'Eusebio, della pieve di Mazzo, in un documento dell'archivio parrocchiale di Mazzo La cura pastorale era affidata, in origine, a un canonico della collegiata di Mazzo. Di due anni precedenti, cioè del 1255, sono, invece, le prime testimonianze dell’esistenza del comune di Grosotto. A capo del comune stavano un decano ed un consiglio, eletti dai capifamiglia delle cinque contrade o cantoni in cui era suddiviso, vale a dire il cantone inferiore, poi Fanoga, il cantone del Buglio, poi Robustelli, il cantone di mezzo, il cantone su­periore, poi Lugo ed il cantone dei monti, comprendente le frazioni di Piazza, Maroni, Roncale, Prada.
Nel 1335 i Visconti signori di Milano estesero il loro dominio su Como e sulla Valtellina, che da essa dipende; negli Statuti di Como, che  ratificavano le situazione amministrativa della valle, figurava come “comune loci vicinantie de Grosuptus”, inserito nel Terziere Superiore della Valtellina Ai Visconti succedettero, a metà del Quattrocento, gli Sforza, che dovettero fronteggiare i primi tentativi di egemonia sulla Valtellina operati dalle Tre Leghe Grigie. Correva l’anno di grazia 1487. Un esercito proveniente da Coira (Lega Caddea, o della Casa di Dio) e dalla lega delle Dieci Diritture, in tutto sei o settemila fanti, con 400 cavalli ed una schiera di donne al seguito, scendendo dalla Valdidentro, si presentò, il 27 febbraio, alle porte di Bormio. Al loro comando Giovanni Loher, Ermanno Capaul e Nicola Buol. A quel tempo da circa un secolo e mezzo la Valtellina era sottoposta alla signoria dei Duchi di Milano, i Visconti prima, gli Sforza dalla metà del quattrocento. Le truppe del duca Ludovico il Moro rinunciarono a difendere la città, che venne saccheggiata. Era il primo di una serie di episodi destinati a ripetersi quasi in serie: gli invasori avevano in animo di fare bottino pieno discendendo per intero la valle, a titolo di risarcimento per la mancata esenzione dai dazi doganali da parte del governo ducale. Una debole difesa alla stretta di Serravalle fallì, costando la vita a quaranta soldati ducali. Ecco, dunque, i temutissimi fanti grigioni, con quelle facce arcigne che sembrava fatte della stessa lega degli elmetti e delle pancere di ferro, eccoli presentarsi di fronte a Grosotto, con le minacciose lance e balestre. Narrano, però, le cronache che le milizie degli invasori si mossero a pietà alla vista della dolente processione uscita dal paese per appellarsi alla cristiana misericordia. La minaccia sventata venne interpretata come grazia miracolosamente concessa dalla Beata Vergine Maria, alla quale si erano rivolte le ferventi preghiere dei grosottini. Si disse anche che la Madonna era apparsa ai fieri soldati, inducendoli a pietà (che peraltro non avrebbero nella successiva calata avuto per Tirano e Teglio). Si decise, quindi, in segno di ringraziamento, di edificare, quel medesimo anno, una chiesa dedicata alla Beata Vergine delle Grazie, che fu consacrata nel 1490 ed ampliata nel 1534. Tra il 1609 e il 1634 venne interamente rifatta, e divenne il santuario che ancora oggi è uno dei simboli del paese.
Nel 1512 le Tre Leghe iniziarono un dominio sulla Valtellina durato quasi tre secoli, ma Grosotto non subì più la minaccia di saccheggi. I nuovi signori sentirono il bisogno, per poter calcolare quante esazioni ne potevano trarre, di stimare la ricchezza complessiva di ciascun comune della valle. Furono così stesi gli Estimi generali del 1531, che offrono uno spaccato interessantissimo della situazione economica della valle (cfr. la pubblicazione di una copia secentesca del documento che Antonio Boscacci ha curato per il Bollettino della Società Storica Valtellinese). Nel "communis Grosubti" vengono registrate case e dimore per un valore complessivo di 1237 lire (per avere un'idea comparativa, Grosio fece registrare un valore di 1377 lire, Sondalo 1931, Mazzo 886); gli orti sono stimati 83 lire; prati e pascoli hanno un'estensione complessiva di poco più di 12090 pertiche e sono valutati 3651 lire; campi e selve, estesi 2548 pertiche, sono valutati 2149 lire; mulini ed una fucina sono stimati 35 lire; una segheria ed altre due fucine sono stimate 22 lire; boschi e terreni comuni sono stimati 35 lire; 733 pertiche di vigneti sono stimate 1047 lire; gli alpeggi, che caricano 260 mucche, vengono valutati 52 lire; il valore complessivo dei beni è valutato 8312 lire (per avere un'idea comparativa, Grosio fece registrare un valore di 7747 lire, Sondalo 10211, Mazzo 6527).
I motivi di contrasto e preoccupazione non venivano solo d’oltralpe: la definizione dei confini con la vicina Grosio fu motivo di lunghe contese, cui pose termine l’accordo firmato il 4 novembre 1540. L’accordo appianò le contese, ma non spense la secolare rivalità fra i due paesi, oggi ancor viva. Al 1544 risale, invece, la cui più antica edizione degli statuti comunali a noi giunta, articolata in 82 capitoli, anche se sicuramente ve ne furono di precedenti.
Sul finire del Cinquecento, nel 1589, il vescovo di Como di origine morbegnese, Feliciano Ninguarda, visitò il paese, e così scrisse nella sua relazione: “A destra di Mazzo, oltre l'Adda, salendo verso Bormio a un buon miglio da Mazzo, vi è un altro grande paese, Grosotto, con circa trecentosettantacinque famiglie di duemila anime tutte cattoliche, ad eccezione di due ex sacerdoti e di tre donne svizzere lì sposate; tra queste una nobile Margherita de Salis, moglie del nobile Taddeo Robustelli, che attirò all'eresia due figlie nubili avute dal marito dal precedente matrimonio. Lo stesso marito Taddeo è molto sospetto, quantunque dica di voler scegliere la religione cattolica e dichiari pubblicamente di voler morire in essa; a prova di ciò frequenta continuamente la chiesa cattolica e la messa. Vi è inoltre in questo paese un ex parroco ora eretico, Giovan Domenico Robustelli, che diventò apostata dopo sette anni di sacerdozio e si sposò. Ve n'è un altro oriundo di questo paese, di nome Martino Ponchierio che fu alunno del collegio Elvetico di Milano, il quale mentre era parroco di Poschiavo, si sposò con una moglie putativa, apostatò dalla fede cattolica ed ora fa il predicante eretico in val Bregaglia in territorio Svizzero. La sopra ricordata nobile svizzera si interessò ed ottenne dalle autorità svizzere un predicante eretico a spese della comunità del luogo; infatti venne mandato lì in qualità di predicante un certo Gian Domenico Raschiero, engadinese.
A Grosotto vi è la chiesa dedicata a S. Eusebio Vescovo e Martire; ne ha cura con decreto apostolico un religioso domenicano molto pio e zelante, oriundo del posto, fr. Paolo ha molto prestigio e fa del bene; per questo è motto gradito in tutta la comunità e nei paesi circonvicini. In questo paese vi sono inoltre i seguenti sacerdoti: prete Romerio Stoppani, nativo di lì; prete Floriano Venosta, nativo del luogo; prete Robustello de Robustelli, nativo di lì; prete Matteo Tuana, nativo di lì ma che serve in un'altra chiesa fuori del paese. Fuori del paese vi sono le seguenti chiese: una appena prima d'entrare in paese venendo da Mazzo, dedicata e consacrata a S. Martino Vescovo; un'altra all'ingresso del paese verso Bormio,dedicata e consacrata alla B. V. Maria, nel cui atrio o portico, davanti alla porta principale il predicatore eretico arringa i suoi. A sinistra sul monte vi è un'altra chiesa dedicata e consacrata ai SS. Fabiano e Sebastiano, distante dal paese un miglio.
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La comunità di Grosotto, dunque, nel 1589 contava circa 375 fuochi, vale a dire circa 1800-2000 anime; nel 1624 vi si contavano 1.863 abitanti.
Così, invece, scrive Giovanni Guler von Weineck, governatore della Valtellina per le Tre Leghe Grigie dal 1587-88, nella sua opera “Raetia”, pubblicata a Zurigo nel 1616: “Una mezz’ora a valle di Grosso, seguendo il corso dell’Adda, s’incontra Grossotto, capoluogo del terzo comune. Questo comprende il villaggio di Piazza, che sorge sul monte, e quello di Prada, che sta un quarto d’ora sotto Grossotto, alle falde del monte. Al comune di Grossotto appartengono pure entrambi i versanti montani al di qua e al di là dell’Adda, fitti di popolazione e di case...”
Il von Weineck parla anche del celebre castello dei Venosta: “Quasi a metà strada fra Grosso e Grossotto, sopra una collina, sorge il pittoresco e antico castello chiamato Venosta, il quale è da secoli una fra le sedi di questa famiglia; di lassù poi si protende una via coperta, munita di muro e di fosso, la quale da una parte scende sino all’Adda e dall’altra sale sino ai dirupi dell’alta montagna. Tale fortificazione è ai tempi nostri ormai diroccata ed anche il castello cade quasi in rovina.” Parlando della nobiltà locale, infine, egli aggiunge: “In Grossotto vivevano or non è molto due ragguardevolissimi gentiluomini, i fratelli Taddeo e G. Antonio Robustelli, che con signorile cortesia a molti hanno aperto le loro case; e le loro orme sono seguite dai figli che rimangono dell’uno e dell’altro ramo. Giacomo, figlio del predetto sig. G. Antonio Robustelli, è il gentiluomo più eminente di tutta la Valtellina e per i suoi meriti fu assunto al grado cavalleresco; de’ suoi figli poi uno si è sposato in una famiglia comitale. Egli è onore e lustro di tutta la valle, e continua nella splendida liberalità de’ suoi maggiori.
L’uomo d’armi e diplomatico Grigione fu, però, pessimo profeta: proprio da Grosotto e proprio per iniziativa di Giacomo Robustelli partì, nel luglio del 1620, la spedizione su Tirano che fu l’atto d’inizio della rivolta contro il governo grigione e della feroce caccia al protestante passata alla storia con l’infelice denominazione di “Sacro Macello valtellinese”, dovuta alla monografia dedicatale dallo storico Cesare Cantù (1832). Ma già nel 1587 erano scoppiati a Grosotto disordini tra cattolici e riformati, sinistro preludio a quanto sarebbe accaduto oltre trent’anni dopo. La convivenza fra cattolici e minoranza di riformati era qui, come nel resto della Valtellina, difficile e, per evitare che i riformati avanzassero pretese di culto sulla chiese esistenti, il comune acquistò un edificio per il loro culto.
Nel 1617, a Basilea, viene pubblicata l'opera "Pallas Rhaetica, armata et togata" di Fortunat Sprecher von Bernegg, podestà grigione di Teglio nel 1583 e commissario a Chiavenna nel 1617 e nel 1625; vi si legge (trad. di Cecilia Giacomelli, in Bollettino del Centro Studi Storici dell’Alta Valtellina, anno 2000): "A Grosotto, sul lato rivolto verso Grosio, scorre il ruscello Roasco. Grosotto è un grande paese, cui appartengono le contrade di Roncale, Prada, Piazza e S. Sebastiano. Il giorno dell'Ascensione del 1600, occasione in cui annualmente vengono distribuite le elemosine, un folla in cerca di obolo attraversò il ponte sull'Adda, che non resse l'enorme peso e crollò, causando la morte per annegamento di 23 persone. Nel 1599 una frana scese dalla montagna vicina sul paese, seppellendo 13 persone, molto bestiame e alcune case sotto un'imponente quantità di terra."

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Come s'è visto, erano tempi tutt’altro che tranquilli e si annunciava il fosco Seicento, il secolo per eccellenza della caccia alle streghe. Si annunciava già sul finire del Cinquecento, quando, tra il 1595 e il 1597, 18 abitanti del comune furono processati, a Tirano, da magistrati Grigioni, con l’accusa di stregoneria. Lo strascico dei processi fu una lunga serie di denunce, che contribuirono ad avvelenare il clima nel comune, creando una pesante cappa di sospetti e risentimenti. Nel 1614, Grosotto, nella pieve di Mazzo, venne visitata dal vescovo di Como Filippo Archinti: entro i confini della parrocchia di Sant'Eusebio di Grosotto trovò le chiese della Beata Maria Vergine e della Santa Croce di Roncale. Nella chiesa della Beata Maria Vergine esisteva la confraternita della Beata Maria delle Grazie, istituita nel 1614 dal vescovo Filippo Archinti. Fra il 1615 ed 1618 fu la carestia a colpire duro, e due anni dopo da Grosotto, come già detto, partì l’insurrezione contro i Grigioni e la caccia ai riformati, episodio che si inseriva nella fase Valtellinese della guerra dei Trent’anni.
Il conflitto vedeva contrapposti Spagnoli (che tenevano il Milanese) ed Imperiali, da una parte, Grigioni e Francesi, dall’altra. Grosotto non fu risparmiata dal passaggio degli eserciti, che non facevano certo complimenti quando si trattava di approvvigionarsi o di intimidire la popolazione locale. In questo travagliato periodo, e precisamente nel 1625, la chiesa di Sant'Eusebio fu eretta parrocchia, con decreto di separazione dalla giurisdizione della pieve di Mazzo, rogato da Melchiorre Raimondi. Nel 1690 fu elevata alla dignità di prepositura. Poco dopo il prevosto di Grosotto venne insignito del titolo di vicario foraneo, titolo che venne revocato nel 1885.
Un colpo terribile al paese ed all’intera Valtellina duro fu assestato dalla terribile epidemia di peste scoppiata in Valtellina nel biennio 1629-31 e causata dal passaggio e dall’alloggiamento temporaneo dei famigerati Lanzichenecchi, che scendevano dalla Valchiavenna per partecipare alla guerra di Successione del Ducato di Mantova. Secondo alcune stime perì quasi metà della popolazione valtellinese, ma altre stime parlano di una riduzione più drastica, da 150.000 a poco meno di 40.000 abitanti. A Grosotto, dal 1630 in poi, la peste fece più di 500 vittime. Come se non bastasse, nel 1635 Grosotto dovette alloggiare le truppe francesi del celebre duca di Rohan. Quattro anni dopo, nel 1639, per fortuna, il Capitolato di Milano pose termine alle campagne militari in Valtellina, che restava sotto la signoria dei Magnifici Signori Reti, i quali, però, si impegnavano ad impedire l’introduzione della fede riformata nella valle. Nella seconda metà del seicento e nel successivo settecento vi fu una lenta ma costante ripresa.
Un quadro sintetico di Grosotto nella prima metà del Seicento è offerto dal prezioso manoscritto di don Giovanni Tuana (1589-1636, grosottino, parroco di Sernio e di Mazzo), intitolato “De rebus Vallistellinae” (Delle cose di Valtellina), databile probabilmente alla prima metà degli anni trenta del Seicento (edito nel 1998, per la Società Storica Valtellinese, a cura di Tarcisio Salice, con traduzione delle parti in latino di don Abramo Levi). Vi leggiamo: “Grosotto, il più grosso dei paesi della pieve di Mazzo, conta millecinquecento abitanti; per vivacità di ingegno, per salubrità del clima, per purezza di acque non è secondo a nessuno: in particolare c'è abbondanza di vino, ma non dappertutto buono. Possiede inoltre una campagna ampia e fertile, ma ridotta assai dalle inondazioni dell'Adda; sulla montagna vi sono non spregevoli castagneti, i maggenghi sono vastissimi e dolcissimi. Il paese è addossato a una rupe aspra ed altissima, rivestita di folti vigneti. Il fiume che strepita presso il paese, specialmente quando folleggia per le piogge estive, turba la serenità del luogo, che sarebbe ancor più terribilmente inondato se ogni anno non fossero opposti a quella furia argini ottenuti col drenaggio del letto. È disturbato da una roggia che scende dalla sommità della montagna e spumeggia contro le abitazioni ad occidente e contro la chiesa. La chiesa, da poco sottratta all’arciprete di Mazzo, è parrocchiale, dedicata a S. Eusebio vescovo di Vercelli; ve n’è un’altra lontana dal Roasco, dedicata alla Madonna, la quale, da piccola cappella com’era, divenne successivamente una grande chiesa, di insigne struttura e assai ampia; per i miracoli divinamente manifestati essa è devotamente frequentata da gente del luogo a da forestieri. Vi sono altre due chiese minori, una dell’invenzione della Santa Croce, una dedicata a San Sebastiano, ambedue in montagna.


Alpe Piana

Un tempo il paese ebbe famosi letterati: Antonio di Grosotto, teologo del vescovo di Vigevano e suo oratore e assistente presso i tridentini, apparteneva all’ordine dei Predicatori, dal quale ne uscirono molti altri, così come non pochi dall’ordine dei Francescani; anche preti, tra i quali ci fu Giovan Pietro Stoppani versatissimo nelle discipline teologiche e nelle controversie, fino a poco tempo fa arciprete di Mazzo e precedentemente prevosto di Mesocco nella Rezia: uomo semplicissimo che, benché con il peso degli anni fosse divenuto meno abile a trattare favorevolmente le questioni ecclesiastiche, fu tuttavia tenuto sempre in grande onore e affetto da cardinali, pontefici e soprattutto da S. Carlo Borromeo. Il paese diede anche i natali, sotto faustissima stella, a quel Giacomo Robustelli che, per lealtà, abilità, regale magnanimità, fu in grande fama presso l’imperatore, re potentissimi, grandi principi; dai Valtellinesi fu poi celebratissimo per molti titoli, ma soprattutto perché si diede da fare per sottrarre dal giogo tirannico la patria, da lui strappata a una miserevole fine e rianimata al suo petto. Grosotto è distante due miglia da Grosio e altrettante ne dista da Mazzo.”
La situazione a metà del settecento è così sintetizzata dallo storico Francesco Saverio Quadrio, nelle “Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di qua dalle Alpi oggi detta Valtellina”, Edizione anastatica, Bologna, Forni, 1971:
"Grossoto, non ignobile Borgo, non solo posto è in un Terreno assai buono, e fertile; ma fu esso fecondo ancora d'Uomini illustri, come vedremo nel terzo Libro. Esso ha sotto se diverse Contrade, che sono Roncale, Prata, Piazza, e San Sebastiano. Quivi fioriscono ancora gli Omodei, i Rubustelli, gli Stoppani, i Tuana, ec."
Il settecento si concluse con la bufera napoleonica, che pose termine al dominio grigione sulla Valtellina: nel 1797, anno in cui furono congedati gli ufficiali grigioni, Grosotto contava 1.321 abitanti (cifra inferiore di oltre 500 unità rispetto a quella antecedente alla peste del 1629-30).

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Nella Repubblica cisalpina Grossotto era uno dei settanta comuni che costituivano il distretto III di Sondrio, del dipartimento del Lario. Nel successivo Regno d’Italia, sempre sotto il controllo napoleonico, il comune di Grosotto, con 1.059 abitanti totali, figurava composto dalle frazioni di Grosotto (856), Prada (18), San Martino (50), Roncale (90), Piazza (45).
Molto severo sul periodo della dominazione francese in Valtellina è Dario Benetti (cfr. l’articolo “I pascoli e gli insediamenti d’alta quota”, in “Sondrio e il suo territorio”, IntesaBci, Sondrio, 2001), il quale sostiene che esso rappresentò l’inizio di una crisi senza ritorno, legata alla cancellazione di quei margini di autonomia ed autogoverno per Valtellina e Valchiavenna riconosciuti durante i tre secoli di pur discutibile e discussa signoria delle Tre Leghe Grigie:”L’1 aprile 1806 entrò in vigore nelle nostre valli il nuovo codice civile, detto Codice Napoleone, promulgato nel 1804. A partire da questo momento si può dire che cessi, di fatto, l’ambito reale di autonomia delle comunità di villaggio che si poteva identificare negli aboliti statuti di valle. I contadini-pastori continueranno ad avere per lungo tempo una significativa influenza culturale, ma non potranno più recuperare le possibilità di un pur minimo autogoverno istituzionale, soffrendo delle scelte e delle imposizioni di uno Stato e di un potere centralizzati. Già l’annessione alla Repubblica Cisalpina, peraltro alcuni anni prima, il 10 ottobre 1797, dopo un primissimo momento di entusiasmo per la fine del contrastato legame di sudditanza con le Tre Leghe, aveva svelato la durezza del governo francese: esso si rivelò oppressivo e contrario alle radicate tradizioni delle valli; vennero confiscati i beni delle confraternite, furono proibiti i funerali di giorno, fu alzato il prezzo del sale e del pane, si introdusse la leva obbligatoria che portò alla rivolta e al brigantaggio e le tasse si rivelarono ben presto senza paragone con i tributi grigioni. Nel 1798 a centinaia i renitenti alla leva organizzarono veri e propri episodi di guerriglia, diffusi in tutta la valle: gli alberi della libertà furono ovunque abbattuti e sostituiti con croci. Nel 1797, dunque, la Valtellina e contadi perdono definitivamente le loro autonomie locali, entrano in una drammatica crisi economica e inizia la deriva di una provincializzazione, di una dipendenza dalla pianura metropolitana e di un isolamento culturale e sociale che solo gli anni del secondo dopoguerra hanno cominciato a invertire”.
Cadde anche Napoleone, lasciando ai posteri l’ardua sentenza sulla sua gloria, ed il dipartimento dell’Adda venne assoggettato al dominio della casa d’Austria, nel regno lombardo-veneto: nel 1815 Grosotto, con 1.300 abitanti, era comune aggregato al comune principale di Grosio, nel cantone III di Tirano.
Alla proclamazione del Regno d’Italia (1861) Grosotto contava 2061 abitanti. Durante la II Guerra d'Indipendenza del biennio 1859--1960 combatterono per la futura Italia i Grosottini Bonomi dott. Giovanni, Consoni Ferdinando, De Piazza Battista, De Piazza Gaspare, Fanti Biagio, Imperial Bortolo, Imperial Pietro, Imperial Antonio fu Pietro, Pini Giuseppe, Pini Antonio, Robustelli Giovanni, Robustelli Giacomo, Robustellini Giuseppe, Robustelli Giovanni, Rizzardi ing. Rodolfo, Stoppani Nicola, Sala Pietro, Scala bor. Antonio, Terrini Carlo, Trinca Stefano e Trinca Stefano. La patria italiana si era appena costituita, che già chiamava i suoi cittadini a servirla in armi nella III Guerra di Indipendenza, combattuta contro l’Impero Asburgico nel 1866. Vi parteciparono i Grosottini Consoni Ferdinando, De Piazza Battista, De Piazza Attilio, Dell'Acqua Giovanni, Garsetti Giacomo, Gatti Giuseppe, Imperial Pietro, Pini Battista, Pini Giuseppe, Robustelli Stefano, Robustelli Giovanni, Robustelli Test Pietro, Rizzardi ing. Rodolfo, Sala-Tenna Valentino, Sala-Crist Stefano, Tognoli Giacomo, Trinca Giovanni, Venosta Giovanni. Parteciparono, invece, alla guerra del 1870 che portò all'annessione di Roma al Regno d'Italia Nezzer Giovanni, Paolotti Battista, Pini Virgilio, Robustelli Della-Cuna Bernardo, Robustelli Test Pietro e Saladanna Giovanni. Gli abitanti crebbero nei decenni successivi (2130 nel 1871, 2203 nel 1881, 2391 nel 1901, 2404 nel 1911).
Ecco come la Guida alla Valtellina edita a cura della sezione valtellinese del CAI nel 1884 descrive il paese: “Dopo Mazzo la strada nazionale si volge verso l'Adda, e la passa sopra un nuovo ponte in ferro; poi, lasciando a sinistra alle falde del monte Vervio (950 ab), sale a Grosotto, (665 m.) (2203 ab.), grosso borgo di aspetto civile, capoluogo di Mandamento (Albergo Pini — Stazione del Club Alpino). Grossottoè patria del cav. Giacomo Robustelli, che fu l'anima della memorabile rivolta del 1620, e capodel governo che la Valtellina si diede dall'anno sopradetto al 1639. In Grossotto e nei suoi dintorni, come in tutta l'alta Valtellina, fiorisce l'allevamento dei bovini e dei suini. Le razze non hanno nulla da invidiare alle migliori della Svizzera. In Grossotto si preparano eccellenti salumi. Un Pini vi fabbrica un ottimo liquore amaro di sua invenzione, a cui diede il nome di Stelvio, e un Gilardi cuoce un ottimo pan biscotto di fior di farina di segale, che può conservarsi senza rnenomamente deteriorare per mesi ed anni.
Merita di essere visitato in Grossotto il bel Santuario della Madonna. Vuolsi edificato a commemorazione dell'efficace patrocinio, che, secondo una pia leggenda, la Vergine avrebbe esercitata sulla borgata durante il passaggio delle indisciplinate truppe di Berna e di Zurigo, chefurono poi battutea Tirano (1620). Il fatto è ricordato in un pregevole dipinto che sta dietro l'altare maggiore, dove gli abitanti del luogo sono rappresentati nei loro costumi d'allora. L'ancona di questo altare, notabile per le ampie dimensioni, e i copiosi ornamenti a intagli, è opera ardita di Pietro Robustelli di Grossotto e di Pietro Rumo di Edolo (1660); costò cinquantaduemila scudi. La cantoria dell'organo, attribuita al trentino Piazzo, per leggiadria d'intagli, per finezza di rabeschi, per inquisita armonia d'insieme, vuolsi allogare fra le più belle opre d'arti della Valtellina.”

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Nel 1902 vi fu una piccola rivoluzione nella vita del paese, che fu per la prima volta allacciato ad una rete di distribuzione dell’energia elettrica: l'Unione Elettrica Intercomunale di Grosio, Grosotto e Sondalo, infatti, costruì, ai Mulini di Tiolo, una centralina sul fiume Adda che forniva energia elettrica ai tre paesi. Se pensiamo a quanto sia per noi difficilmente immaginabile di poter vivere senza di essa, possiamo ben comprendere la portata di questo evento. Fra il 1907 ed il 1910, poi, l'AEM di Milano realizzò la centrale di Grosotto, che sfruttava le acque del torrente Adda e del torrente Rezzalasco.
Nell'atrio dell'edificio che ospita la Scuola dell'Infanzia di Grosotto si leggono i nomi dei Grosottini caduti nei due conflitti mondiali.
Nella Prima Guerra Mondiale o per le sue conseguenze morirono Saladanna Giovanni Pietro di Pietro (disperso), Saligari Pietro fu Giuseppe, Saligari Stefano di Stefano, Saligari Monegat Giuseppe di Bortolo, Stoppani Giuseppe di Giovanni (disperso), Stoppani Pietro di Giovanni, Stoppani Stefano Emilio di Giovanni (disperso), Stoppani Francesco fu Antonio, Stoppani Pietro fu Stefano, Trinca Colonel Giovanni Severino di Giovanni, Trinca Rampelin Paolo di Eusebio, Trinca Tornidor Andrea di Pietro, Trinca Tornidor Eusebio di Antonio, Trinca Tornidor Luigi fu Giuseppe, Tiana Giumel Bortolo di Martino, Tuana Giumel Pietro di Battista, Buzzetti Battista di Battista, Da Prada Bernardo fu Giuseppe, Da Prada Severino di Luigi, De Piazza Luigi di Andrea, Della Rodolfa Antonio fu Antonio, Fanti Antonio di Biagio, Garzetti Giuseppe di Eusebio, Osmetti Giovanni fu Giuseppe, Palotti Pietro Ernesto di Pietro, Robustelli Pietro fu Pietro, Robustelli Della Cuna Giovanni di Antonio, Robustelli Test Pietro di Giacomo, Salacrist Giacomo di Giacomo, Salacrist Taddeo di Giacomo, Saladanna Alfonso di Antonio.

APRI QUI L'IMMAGINE DEL MONUMENTO AI CADUTI

Nel primo dopoguerra l’andamento demografico fu meno lineare: ad una fase di flessione (2344 abitanti nel 1921 e 2148 nel 1931) seguì un nuovo aumento (2247 abitanti nel 1936).
Da “La Valtellina – Guida illustrata”, a cura di Ercole Bassi, 1928 (V ed.), leggiamo: “Dopo circa km. 2 si giunge al borgo di Grosótto, antico Grosuptus (m. 610 - ab. 2351 - P. T. telef. - R. C. - auto p. Bormio e Tirano, alb. Pini - med. cond. - farm. - asilo inf. - soc. M. S. - soc. di assic. best. - unione musicale - caffè - osterie - meccanico - circolo agricolo - staz. clim. est. - latt. turn. - coop. muratori e affini - coop. di cons. smobilitati - pic. ind. di gerli, canestri, rastrelli). Vi si ammira il grande impianto idroelettrico fatto dal comune di Milano, della forza di 30.000 cavalli. Fu già comune autonomo, bruciato dai Bernesi nel 1621. Vi si vedono molte case del 400, una bella chiesa della stessa epoca, e il Santuario della M. erette nel 1603 (consac. nel 1664 dal card. Fed. Borromeo) nel posto ove esisteva una cappella, di cui si conserva in parte l'abside con dipinti del 500, per commemorare l'apparizione, invocata nel 1487, a stornare l'invasione di una banda di saccheggiatori Bernesi che furono poi sconfitti, come si vede da un quadro; la cantoria dell'organo di Gio. Batt. del Piazzo, per leggiadria di intaglio, finezza di rabeschi e squisitezza d'insieme, è giudicatafra le più belle opere d'arte della Valtellina. Il pulpito è pure egregiamente intagliato. La colossale ancona dell'altar maggiore, coi suoi copiosi intagli, è opera di Pietro Robustelli da Grosotto e dei frat.Pietro e G.B. Ramus di Monno (Valcamonica) del 1677 e costò 52.000scudi. Il nome del Robustelli si vede intagliato in un fiore che esce da un vaso in pietra sopra l'altar maggiore. In questo Santuario si trova una piccola tela, molto pregevole, con la V. e il B., la stessa che è delicatamentefrescata dal pennello delValorsa sulla sua casa a Grosio. La volta fu di recente molto ben decorata dal pittore Eliseo Fumagalli di Delebio.
La parrocchiale, dedicata a S. Eusebio, fu costrutta nel 1705 al posto di altra demolita. È di stile classico basilicale, a tre navate, con sei colonne di pietra verde del luogo, con capitelli lavorati a fogliami da Pietro Robustelli. Vi sono tre pile per l'acqua santa di marmo bianco finemente scolpito. L'altar maggiore è ricco di marmi con lapislazzoli. La chiesa è divisa da una grande balaustra di ferro battuto. Vi si trova una tavola del 1549 di Cipriano Valorsa con la Sepoltura di Gesù in uno sfondo di paesaggio, Gerusalemme e il Calvario: la scena è simile alla Deposizione di Vione; vi sono altri quadri antichi di vario pregio, fra i quali una Adorazione dei Magi sopra l'ingresso principale. Notevoli sono pure il cancello di ferro dell'altar maggiore, e l'elegante pila dell'acqua santa in marmo del 1727. Nella sagrestia vi è un armadio intagliato del 600. La porta della casa parrocchiale è in pietra verde ben lavorata. Sopra la porta di casa Triaca merita di esser vista una rosta di ferro battuto, lavoro pregevole del secolo XVII. Nella casa già del cav. Giac. Robustelli, ora degli eredi della sig. Adele Da Prada, vi era una bella stufa artistica, venduta verso il 1890: ora si trova nel Kaiser Friedrik Museum di Magdeburgo.


Val Grosina

Il Santuario fu illustrato in un elegante opuscolo edito nel 1922 dalla Tip. S. Lega Bucar. di Milano da una commi s. prisied. da D. Ces. Franceschini parr. di Grosotto. il pittore, Eliseo Fumagalli di Delebio, è un buon allievo dell'Accademia di Milano della scuola del Mentessi.
A Grosotto nacquero: Antonio Stoppani del 1500, illustre medico; il filosofo Bono Stoppani, agostiniano; lo storico barnabita Gian Nicolò Stoppani; il teologo G. Pro. Stoppani, tutti dei 600, come pure Arnaldo Tuana, morto nel 1666, che fu vescovo a Neustad; il cav. Giacomo Robustelli, illustr. Capitano, che fu l’anima della rivoluzione  dei Valtellinesi del 1620; Pietro Robustelli, della metà del 700, arch., scultore e intagliatore; il gentile scrittore e poeta Giovanni Robustelli, morto sulla fine del secolo XIX; Pietro Mossini, patriota, che fu medico di reggimento nell’esercito di spedizione in Crimea, ove morì. Fu pure di Grosotto, come asserisce il Gavazzeni, Marcello Venosta, pittore del 500, robusto coloritore e compositore, che studiò a Mantova e a Roma alla scuola di Piero del Vago, e lasciò lavori nelle chiese di Roma e nelle gallerie di Spagna.

Morirono nella Seconda Guerra Mondiale Della Rodolfa Gabriele fu Giuseppe, Nolo Bruno fu Giuseppe, Nolo Giuseppe fu Giuseppe, Palotti Battista fu Pietro, Palotti Giuseppe di Bernardo, Pianta Giovanni battista di Giovanni Battista, Sala Mariet Giuseppe di Giacomo, Sala Mariet Vittorio di N. N., Saligari Battista di Antonio, Sala Veni Giuseppe di Stefano, Saligari Antonio di Stefano, Venosta Geremia di Antonio, Lucchini Florindo fu Costantino, Tuana Giumel Giovanni fu Felice, Robustelli Della Cuna Davide di Domenico, Tuana Franguel Agostino fu Giuseppe, Scala Bertolin Antonio di N. N. Furono dichiarati dispersi Dell'Acqua Carlo fu Stefano, De Maron Giuseppe di Stefano, Nolo Giuseppe fu Giuseppe, Sala Tenna Stefano di Stefano, Turcatti Severino di Antonio, Venosta Giacomo di Antonio, Venosta Carlo di Gioacchino.

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L’andamento demografico, fino agli anni settanta del secondo dopoguerra, mostra una sostanziale tenuta (2289 abitanti nel 1951, 2238 nel 1961 e 2117 nel 1971), cui fa seguito una progressiva flessione (1862 abitanti nel 1981, 1685 nel 1991), ed infine una nuova tenuta (1686 nel 2001 e 1653 nel 2006).
Vediamo, ora, di descrivere sommariamente il territorio del comune di Grosotto, che si estende su una superficie di 53,05 kmq e si articola in quattro sezioni: il fondovalle, il versante montuoso ad est del fondovalle (sul quale Grosotto si ritaglia  una significativa e regolare striscia che sale fino al crinale di confine con la provincia di Brescia), il versante montuoso ad ovest del fondovalle ed il versante meridionale della Val Grosina occidentale, con le importanti valli tributarie della Val Piana e della Val Guinzena. Partiamo da ovest, cioè dal crinale fra Valtellina e Valcamonica, nel punto in cui è posto di passo di Varàdega (pàs de varàdega, m. 2296): il confine comunale passa poco a valle rispetto al passo, che è posto nel territorio del comune di Monno (Brescia). In questi luoghi sono ancora ben visibili i resti delle fortificazioni militari volute dal generale Cadorna durante la prima guerra mondiale, nel timore di uno sfondamento del fronte dello Stelvio o di un’invasione dalla Valle di Poschiavo con la complicità delle autorità elvetiche. A sud del passo si trovano i pascoli della Varàdega, sfruttati, fino agli anni settanta del secolo scorso, come alpeggio. La striscia del comune di Grosotto scende, quindi, verso ovest, al fondovalle, seguendo la scoscesa val de talòga o val de bui, a sud (confine con il comune di Mazzo), e tagliando i maggenghi di mezza costa, a nord (confine con il comune di Grosio). In questa striscia di territorio, percorsa, al suo centro, dalla val de luìna, si trovano i nuclei di Chèmp (Campo, m. 1778), Piudèer (Piodaro, m. 1327) ed Iròla (i Rola, m. 1126).
Questo versante è poco conosciuto, ma merita di essere visitato, magari con una salita in mountain-bike fino a Campo, sfruttando la strada che porta al passo del Mortirolo. Se vogliamo effettuarla, procediamo così.  Raggiungiamo Grosio, staccandoci dalla ss. 38 all'ultimo svincolo utile, che ci porta al bivio per Grosotto o Grosio. Noi, però, non giungiamo fino al bivio, ma percorriamo un tratto del vecchio tracciato della ss. 38, che passa ad est di Grosio, fino a raggiungere il punto in cui la strada piega decisamente a destra (proseguendo diritti si raggiunge la frazione di Vernuga), imboccando un ponte sul fiume Adda. Circa seicento metri oltre il ponte, dopo aver oltrepassato la frazione Lago, troviamo una strada che si stacca sulla destra, con l'indicazione per Monno, Edolo e Passo del Mortirolo. Cominciamo, quindi, a percorrere la strada per il passo, che inizialmente, con una sede larga e comoda, sale all'ombra di un fitto bosco. Poi la strada passa accando ad alcuni maggenghi estremamente panoramici, dai quali si può godere di un ottimo colpo d'occhio sulla Val Grosina. Piazzo Martino (Piaz Martìn), innanzitutto, a 1003 metri, poi Le Baite (Bàiti), a 1057 metri, Bértàgna, a 1267 metri, fino al Piodaro (Piudéer), a 1327 metri. Qui troviamo anche, un poco sotto la strada, sulla destra, un agriturismo, che potrebbe rivelarsi un importante punto di appoggio: si tratta della Baita del Gufo, dove si può anche pernottare (per prenotazioni, telefonare al numero 0342 847048). Poco oltre l'agriturismo, ad 8 chilometri dall'inizio della strada per il Mortirolo, ce ne stacchiamo sulla sinistra, seguendo le indicazioni per Campo (Chemp). Possiamo scegliere di percorrere questo tratto anche a piedi, considerando che la strada, asfaltata per poco più di tre chilometri (cioè fino alla parte bassa dei prati di Campo), è stretta e ripida (in alcuni casi un'automobile di bassa cilindrata con più persone a bordo potrebbe avere qualche problema). Il primo tratto della strada sale all'ombra di una bellissima pineta. Incontriamo, dopo 300 metri, un primo bivio, al quale, sempre seguendo le indicazioni per Chemp, prendiamo a destra; lo stesso facciamo ad un secondo bivio, ad 1,7 km dal primo. Raggiunti i prati di Campo, proseguiamo sulla strada, che alterna tratti asfaltati e tratti in terra battuta, con un fondo un po' sconnesso. Alla fine, dopo 3,3, km dalla partenza della strada che si stacca da quella per il Mortirolo, raggiungiamo la baita più alta, con un cartello su cui sta scritto "Chemp - s/m 1790".


Valle Piana

Torniamo alla descrizione del territorio di Grosotto. Sul fondovalle si trova, ovviamente, il paese (m. 652): il confine con Grosio passa poco a nord della Centrale (la centràl, costruita fra il 1908 ed il 1910, dal Comune di Milano), ed a sud appena sotto la frazione di Prèda (confine con il comune di Mazzo). Il confine settentrionale si inerpica, poi, per breve tratto sul versante montuoso che porta ad affacciarsi alla soglia della forra del torrente Roasco, con direzione nord-ovest e nord. Rientra, quindi, nel territorio di Grosotto il castello di San Faustino (ora rudere), al culmine del versante terrazzato a vigneti chiamato “castèl”, mentre il vicino Castello di Grosio rientra nel comune di Grosio. Segue, quindi, il corso del torrente Roasco (al roasch), sul fondovalle della bassa Val Grosina, fino al punto nel quale si ha la confluenza del ramo occidentale del Roasco con quello principale. Qui piega ad ovest, seguendo il primo torrente, correndo lungo la Val Grosina occidentale, ed includendo due importanti laterali meridionali di questa valle, la Val Piana (valón de pièna), dove si trova anche il rifugio Casina di Piana (casina de pièna, m. 1883) e la Val Guinzena (valón de guinsèna). Piega, quindi, a sud-ovest, seguendo il crinale che separa la Val Guinzena dalla Val Pedruna, in territorio del comune di Grosio, fino alla punta Trevesina (trevesìna, m. 2822), dove raggiunge il confine di stato con il territorio elvetico, che segue per un tratto in direzione sud-sud-est, passando per il passo di Guinzena (pàs de guinsèna, m. 2628), la bocchetta di Piana (bochèta de pièna) e la bocchetta di Valuia (bochèta de valùia). Al pizzo l’Ometto piega, quindi, ad est ed est-nord-est, lasciando il confine di stato e toccando quello con i comuni di Pervio e Mazzo, fino a raggiungere la Val Cornìn, che segue, in direzione sud-est, tornando al fondovalle nei pressi della frazione Prèda.

BIBLIOGRAFIA

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"Grosotto - Appunti di storia", a cura del Gruppo storico locale, Tirano, 1968

"Grosotto - Piccola antologia storica", a cura del Gruppo storico locale, Tirano, 1969

Centro di Lettura di Grosotto e Biblioteca popolare (a cura di), "Racconti e leggende di Grosio, Grosotto, Mazzo" (Collana "Quaderni Valtellinesi", n. 1), febbraio 1974

 "Alta Valtellina da Grosio allo Stelvio - Guida escursionistica per valli e rifugi", CAI - TCI, Milano, 1984

Canetta, Nemo, "Grosio e Grosotto e le loro montagne", Sondrio, 1987

Da Prada, don Giovanni, "Debiti di guerra a Grosotto ed astuzie per procrastinare il pagamento" (in Bollettino della Società Storica Valtellinese, 1987)

Da Prada, don Giovanni, "L'ospizio di alcune truppe del Coeuvres a Grosotto e divagazioni storiche come contorno" (in Bollettino della Società Storica Valtellinese, 1990)

Da Prada, don Giovanni, "Incendi, peste e soprusi: macabra trilogia per gli alloggi ed i passaggi delle truppe del Rohan a Grosotto (1635-1637)", in Bollettino della Società Storica Valtellinese, 1991

Vannuccini, Mario, “Monti e valli della Comunità Montana Valtellina di Tirano ”, Lyasis edizioni, 2002

Dell'Acqua Gian Franca (a cura di), "Inventario dei toponimi valtellinesi e valchiavennaschi - Territorio comunale di Grosotto", edito dalla Società Storica Valtellinese (2006)

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