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Punti di partenza ed arrivo |
Tempo necessario |
Dislivello in altezza
in m. |
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti) |
Rif. Salmurano-Lago Pescegallo-Forcellino-Passo Verrobbio-Laghetti Ponteranica-Rif. Benigni |
7 h |
800 |
E |
Dal
rifugio Salmurano, nella seconda giornata, potremmo salire direttamente al passo
di Salmurano e di qui al rifugio Benigni, accorciando, anche in questo
modo, di un giorno la traversata; ma, immaginando di avere a disposizione
tre giorni, proseguiamo nel racconto della traversata integrale. In
questo caso non saliamo verso sud, ma proseguiamo verso nord-est, imboccando
il sentiero segnalato per la valle ed il lago di Pescegallo, che raggiungiamo
dopo una breve traversata. Anche questo lago, posto a 1862 metri, ha
una storia simile a quella del lago di Trona. L'originario laghetto
di origine glaciale, nei primi anni Quaranta, è stato ampliato,
sempre dalla Società Orobica, mediante uno sbarramento per lo
sfruttamento idroelettrico, ed ora ha una capacità a 1.105.000
metri cubi d’acqua, che, unendosi a quella di Trona, va ad alimentare
la centrale di Gerola. La conca di Salmurano è posta ai piedi
di alcune vette di elevazione modesta (il pizzo della Nebbia, m. 2243,
il monte Ponteranica, m. 2370, ed il monte Valletto, m. 2371), ma dalla
forma curiosa, a tratti bizzarra. Ora dobbiamo attraversare il camminamento
della diga ed imboccare il sentiero segnalato (101) per i passi del
Forcellino e di Verrobbio: siamo sempre sulla Gran Via delle Orobie.
Il sentiero sale alcune rapide balze erbose, prima di raggiungere il
Forcellino (m. 2050), stretto intaglio nella roccia che permette l’accesso
all’alta val Bomino.
Prima di raccontare la traversata al passo di Verrobbio, ricordiamo
che dal sentiero per il Forcellino si stacca sulla destra, ad un
tornante
sinistrorso, una traccia di sentiero che tocca una baita isolata e risale
l’ampio vallone posto a nord del monte Ponteranica. Procedendo
sulla parte destra del vallone è possibile salire ad una bocchetta
sul crinale (m. 2330 circa); la discesa del sottostante ripido crinale
erboso consente infine, dopo una deviazione a destra in corrispondenza
di una fascia di roccette, di scendere, per via più diretta,
ai laghetti di Ponteranica. Noi, invece, seguiamo un tracciato più
lungo, ma decisamente più tranquillo, anche perché non
vogliamo tagliar fuori, per amor di completezza, il laghetto
di Verrobbio.
Troviamo questo piccolo specchio d’acqua appena prima del passo
omonimo (2026), dopo aver traversato, su buon sentiero, il circo dell’alta
val Bomino. Chiara è l’origine del piccolo specchio d’acqua:
si tratta di un avvallamento di origine glaciale riempito d’acqua.
Sulle sue rive bivaccano, nella stagione estiva, numerosi escursionisti
che traversano fin qui dal passo di S. Marco. Un tempo la funzione principale
del laghetto era, invece, quella di fornire ristoro ai numerosi capi
di bestiame che caricavano gli alpeggi di Bomino. Proseguendo nella
traversata, ci affacciamo alla verdeggiante testata della Val Mora (Val
Brembana), su cui si trova l’ampia depressione del celebre passo
di S. Marco (m. 1985). In basso vediamo subito l’ampio lago di
Valmora. Con percorso piuttosto lungo, ma del tutto tranquillo, seguiamo,
ora, il sentiero in direzione del passo, fino ad intercettare il Sentiero
delle Orobie occidentali, che sale anch’esso al passo provenendo
da sud-ovest.
Sfruttando
questo secondo sentiero e rimanendo sul versante bergamasco, invertiamo
la direzione e prendiamo a destra, effettuando un ampio arco, che, con
direzione sud, taglia la valle di Ponteranica, piegando poi ad est e
portandoci all’ampia conca verde ai piedi del terrazzo che ospita
i laghetti di Ponteranica. Seguendo le indicazioni,
ci stacchiamo, sulla destra, dal Sentiero delle Orobie Occidentali e
saliamo al terrazzo dei laghetti (m. 2105), posto sul versante bergamasco
ai piedi del pronunciato torrione del monte Valletto. Si tratta di due
specchi d’acqua principali e di un terzo specchio più piccolo.
Evidente è anche la loro origine glaciale: occupano, infatti,
le conce scavate dai ghiacciai e delimitate da rocce arrotondate. L’origine
del loro nome è legata al comune di Ponteranica, che, fin dal
XVI secolo era proprietario dei pascoli che si estendono alla base della
montagna. Il luogo è davvero incantevole. Nelle giornate festive
della bella stagione è animato dalle voci di diversi escursionisti,
che salgono quasi tutti dai piani dell’Avaro. Nei giorni feriali,
invece, una profonda solitudine ne esalta l’impatto suggestivo
e, nonostante l’altezza relativamente modesta, una profonda atmosfera
di alta montagna. Quando la foschia la fa da padrona, infine, ci sembrerà
di essere in qualche remota landa scozzese.
Portiamoci, ora, sul lato opposto del terrazzo, rispetto a quello raggiunto,
cioè sulle rive del lago meridionale, dove troviamo il sentiero
109 (Piani dell’Avaro-laghetti Ponteranica), che scende fino ad
intercettare di nuovo il Sentiero delle Orobie Occidentali.
Riprendiamo
a calcare quest’ultimo, verso destra: ci porterà, in breve,
alla splendida conca erbosa compresa fra l’appena pronunciata
cima del monte Avaro, alla nostra sinistra (m. 2088) e la cima quotata
2200 metri, a sud del monte Valletto, alla nostra destra. Nei pressi
della sella, alla nostra sinistra, vediamo una grande pozza, assai preziosa
per gli armenti che caricavano quest’ampia fascia di pascoli.
Scendendo ancora, ci affacciamo alla verde e stupenda conca che si stende
ai piedi del monte Valletto. La conca è occupata da alcuni grandi
massi erratici, fra i quali sono stati ricavati dei ricoveri per pastori
e bestiame. Un ultimo tratto di sentiero taglia una fascia di vallecole
e ripidi versanti, e ci consente di tornare, per il passo di
Salmurano (m. 2017), ad affacciarci alla conca delle foppe
di Pescegallo, dove si trova il rifugio dal quale siamo partiti circa
5-6 ore prima.
Ci affacciamo solamente, però, non scendiamo: proseguiamo, invece,
sul sentiero, che taglia l’alta valle di Salmurano bergamasca,
dominata, a sud. Dal torrione e dal pizzo di Giacomo (m. 2184). Ci portiamo,
così, ai piedi di un ripido ed impressionante canalino, denominato
canalino dei Forni, di origine glaciale, percorso da un modesto rivo
d’acqua. È di lì che dobbiamo passare, nonostante
l’istintiva repulsione che proviamo guardandolo da una certa distanza.
In realtà la salita è meno difficile di quanto sembri,
anche se in alcuni punti richiede qualche elementare passo di arrampicata
(semplicemente: dobbiamo usare anche le mani), ed alla fine conduce
al ripido versante erboso che precede l’altipiano dei Piazzotti.
Seguendo le abbondanti segnalazioni per il rifugio Benigni,
risaliamo, quindi, il versante, fino allo splendido terrazzo glaciale
sospeso, come per un arcano incanto,
alle soglie del versante orobico valtellinese.

Qui si trova il rifugio
Benigni (m. 2222), punto d’appoggio per il secondo pernottamento.
Nei pressi del rifugio, appena oltre una pozza d’acqua, ecco il
magnifico lago dei Piazzotti, dalle acque di color scuro intenso. Purtroppo
nei giorni festivi della bella stagione vedremo le rive del lago degradate,
per così dire, a spiaggia sulla quale si consuma il rito modernissimo
della lenta rosolatura al sole. Ma proviamo a venire qui di primo autunno,
e troveremo un’atmosfera intrisa di un fascino senza nome. La
corrugata costiera che ospita il pizzo della Mezzaluna incornicia, ad
ovest., il lago.
Ma non ci fermiamo qui. Nei pressi del rifugio parte un largo sentiero
che punta, verso sud-ovest, all’arrotondata cima dei Piazzotti
occidentale (o cima di Valpianella, m. 2349), riconoscibile
per la croce che la sormonta). Salendo verso la cima, dopo pochi minuti
passiamo a monte dei due laghetti superiori dei Piazzotti, che dal rifugio
restano nascosti fra le pieghe delle rocce arrotondate: altre due perle
di incommensurabile valore. Scendiamo per un breve tratto e fermiamoci
sulle rive del laghetto di destra (orientale): a nord
occhieggia,
lontano e regale, il monte Disgrazia. Dalla cima dei Piazzotti, poi,
possiamo dominare con lo sguardo l’intera valle di Trona, con
il lago Zancone e la diga di Trona, che abbiamo visitato nella giornata
precedente. Vediamo anche, seminascosto ai piedi del pizzo di Trona,
ad ovest, il misteriosissimo lago Rotondo, la più preziosa, in
assoluto, fra le perle costituite dai laghi del Bitto. L’incontro
con questo lago costituirà il momento forte della terza giornata.
Per ora registriamo le circa 7 ore di cammino e l’approssimativo
dislivello in salita di 800 metri.