CARTA DEL PERCORSO - APRI QUI UNA GALLERIA DI IMMAGINI - APPROFONDIMENTO


Laghi di Profa

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Strada per Fumero-Alpe Boero-Alpe Profa-Laghi e bocca di Profa
5h
1340
EE
SINTESI. Salendo verso Bormio, dopo Sondalo lasciamo la ss 38 dello Stelvio allo svincolo a destra per Le Prese. Da Le Prese saliamo in automobile a Frontale ed a Fumero (m. 1461), all'imbocco della Val di Rezzalo, dove parcheggiamo. Scendiamo verso la chiesetta di S. Antonio; prima di raggiugerla, e precisamente al termine della discesa, in corrispondenza di una fontana, imbocchiamo un ripido tratturo che si stacca sulla sinistra della strada e risale, diretto, una fascia di prati, portando alla contrada “la Pezza”. Qui, superate le prime baite, dobbiamo piegare a sinistra e passare davanti ad una baita, proseguendo su un sentiero che taglia i prati e porta ad un bel crocifisso in legno. Il sentiero piega leggermente a destra e poi a sinistra, raggiungendo il centro di un avvallamento che separa Pezze da un gruppo di baite più ad ovest. Qui dobbiamo ignorare il ramo che prosegue verso queste baite e volgere di nuovo a destra, imboccando la traccia che sale, diritta e ripida, lungo l’avvallamento, intercettando, poi, una traccia più marcata che proviene dal bosco alla nostra sinistra. Saliamo ancora, con andamento ripido, per un tratto, in direzione del punto nel quale la radura si va progressivamente chiudendo sul limite del bosco; prima di raggiungerlo, il sentiero, ben marcato ma non segnalato da alcun segnavia volge a sinistra ed entra nel bosco. Inizia così una saliota che ci porta ad uscire dal bosco in corrispondenza di una pista e del limite dei prati dell'alpe Boero (m. 1900), fra Boero di Sotto (alla nostra sinistra) e Boero di Sopra (alla nostra destra). Saliamo verso Boero di Sopra fino ad un tornante dx, al quale si stacca, sulla sinistra, una pista secondaria, anch'essa sterrata. Lasciamo dunque la pista principale, che sale a Boero di Sopra, ed imbocchiamo questa pista, trovando sulla destra, dopo un breve tratto, un cartello che dà Profa Alta a 45 minuti. Proediamo su un sentiewro quasi pianeggiante che taglia un versante scosceso e selvaggio, fra radi larici ed incombenti roccioni. Superata la Val Fine, dopo un bosco di larici siamo al limite dei prati di Profa Alta (m. 2041). Portiamoci all'altezza delle baite, seguendo una traccia di sentiero che resta un po' a monte: quando siamo più o meno sulla loro verticale, possiamo trovare, sulla soglia di una macchia di larici, la partenza del sentiero, che dopo il primo tratto si fa molto più chiaro. Ad un bivio stiamo a destra e seguiamo l'indicazione di due cartelli, che segnalano i laghi di Profa e la Bocchetta de Profa. Il sentiero guadagna quota e raggiunge una fascia franosa. Poi prosegue, con traccia più incerta, tagliando un versante brullo e portandosi sul ciglio della grande frana provocata dall'alluvione del luglio del 1987. Prima della frana traversata al versante opposto della valle, ma ora risale con ripide serpentine quasi sul suo bordo, raggiungendo una pietraia con radi rododentri e qualche larice (memorizziamo molto bene i luoghi per il ritorno). Intercettiamo un marcato sentiero che sale da sinistra, superiamo tre cartelli e saliamo lungo una facile china di prati fino ad una grande cupola erbosa. La aggiriamo, seguendo il sentiero, ed alle sue spalle scopriamo una grande pozza. Cominciamo poi a zigzagare salendo tra alcune roccette (segnavia rosso-bianco-rosso) a destra del torrente delle Presure. Passiamo accanto ad un grande ometto e raggiungiamo una pianetta in fondo alla quale su un grande masso è visibile un nuovo segnavia. Piegando a sinistra attraversiamo il torrente delle Presure e saliamo al Lago delle Tre Mote (m. 2576). Proseguiamo salendo a destra del lago, ed in breve passiamo a lato del lago Stelù (m. 2576). Il sentiero prosegue salendo ad un ulteriore dosso erboso; vediamo così, più basso, alla nostra destra, il terzo dei Laghi di Profa, il lago Brodeg (m. 2587). Siamo ora ai piedi di un dolce canalone erboso; il sentiero lo risale senza strappi, e ci porta alla bocca di Profa (m. 2663), che si affaccia sulla Val Sobretta. Scendendo di poco, sulla sinistra, troviamo i Bei Laghetti.

In alta valle delle Presure (territorio del comune di Valdisotto) si trova un gruppo di laghetti poco noto ed ancor meno frequentato. Si tratta dei laghi di Profa, a valle dell'omonima bocchetta che introduce alla Val Sobretta (tributaria della Valfurva), una delle due porte naturali (la seconda è il passo dell'Alpe, in cima alla Val di Rezzalo) fra Valdisotto e Valfurva. L'itinerario che raggiunge i laghetti costituisce il primo segmento di un percorso naturalistico battezzato “Sentiero dell'Abate Stoppani”, perché fu dall'insigne naturalista descritto nel suo “Il Balpaese”.
Punto di partenza è la strada che da Le Prese sale a Fumero, e precisamente il primo tornante dx che si trova dopo essersi lasciati alle spalle il paese di Frontale. Parcheggiamo al più vicino slargo utile l'automobile e portiamoci all'imbocco di una pista carozzabile, dove troviamo alcuni cartelli, i quali segnalano Pravadina, Asolo, Pecedo, Boero, profa, ed anche, su un cartello del Parco Nazionale dello Stelvio, la partenza del citato “Sentiero di profa e dell'Abate Stoppani”, definito “Sentiero privo di difficoltà” (ma, annoto, qualche difficoltà di orientamento la si può trovare, soprattutto con foschia), lungo 15 km e percorribile in 9 ore (numerazione 24-18).


Valle delle Presure

Ci incamminiamo in direzione nord-nord-ovest da una quota approssimativa di 1300 metri seguendo la pista che sale con andamento abbastanza deciso, passando per i prati di Pravadina (m. 1558) ed Asola (m. 1695). Davanti a noi si apre uno scenario che ci seguirà per buona parte della rimanente escursione, cioè la profonda ferita sul versante a valle del monte Zandila provocata dall'immane frana che si abbattè su S. Antonio Morignone ed Aquilone alle 7.47 della mattina del 28 luglio 1987.


Frana di Val Pola e cima Piazzi

Quel mattino uno schiocco simile ad un colpo di frusta si sentì fino a Bormio: venne giù un intero pezzo di montagna, l’immane frana della Val Pola o del monte Zandila (nota anche, ma impropriamente, come frana del pizzo Coppetto); vennero giù, in circa mezzo minuto, 40 milioni di metri cubi di materiale, che riempirono il fondovalle, si incastrarono, in basso, nella strozzatura della valle seppellendo il ponte del Diavolo, risalirono il versante opposto cancellando quattro abitati, S. Antonio, Morignone, Piazza (per fortuna evacuati) ed Aquilone (che non viene distrutta direttamente dalla massa franosa, ma dall’immane spostamento d’aria). Morirono i 7 operai al lavoro per ripristinare la ss. 38 dopo gli eventi alluvionali di dieci giorni prima e 28 abitanti di Aquilone, che non era stata evacuata perché non si immaginava che l’eventuale frana potesse avere dimensioni così apocalittiche. Non ci si fa mai l'abitudine, né allo scenario, né alla memoria. Alla sua destra la piramide regolare della cima Piazzi sembra suggerire, nel suo olimpico distacco, che questa è la natura.


Sentiero per Profa Alta

Dopo una serie di tornanti, la pista inverte la direzione e sale verso sud-est, raggiungendo il limite dell'ampia fascia di prati denominati Boero (Boero Bassa, o Boèer Desot, e Boero Alta, o Boéer de Soor). Un cartello segnala la quota di 1933 metri. Il panorama è molto suggestivo e raggiunge, a sud, le Orobie orientali, mentre a nord si distinguono le cime dell'Ortles e del Gran Zebrù. Passiamo a sinistra di un dosso e saliamo, sulla stradella con fondo lastricato, ad un pianoro con il nucleo centrale di baite, dal quale si scorge Sondalo.
Proseguiamo sulla stradella sterrata che sormonta alcuni dossi, fino ad un tornante dx, al quale si stacca, sulla sinistra, una pista secondaria, anch'essa sterrata. Lasciamo dunque la pista principale, che sale a Boero di Sopra, ed imbocchiamo questa pista, trovando sulla destra, dopo un breve tratto, un cartello che dà Profa Alta a 45 minuti, il Lago delle Tre Mote (cioè la nostra meta) a 2 ore e 45 minuti e Bormio 3000 a 4 ore e 5 minuti (dove sono i 5 minuti a colpire per la precisione più che elvetica). La pista termina ad un nucleo di baite (Cartello: Boero 1940 m.). Ora dobbiamo stare attenti ad imboccare il sentiero per l'alpe di Profa, segnalato da una coppia piuttosto malmessa di cartelli (si legge a malapena “Alpe Profa”).


Alpe Profa alta

Il sentiero (non segnalato su molte carte) procede quasi pianeggiante tagliando un versante scosceso e selvaggio, fra radi larici ed incombenti roccioni. La traccia sempre netta e l'andamento regolare denunciano la sua origine di manufatto militare (connesso con il complesso sistema difensivo voluto dal generale Cadorna durante la Prima Guerra Mondiale per arginare un'eventuale sfondamento delle truppe Austro-Ungariche dal fronte dello Stelvio o dalla Valle di Poschiavo. La frana di Val Pola è sempre lì, davanti ai nostri occhi. Più in basso, alla sua destra, scorgiamo i maggenghi di Profa Bassa e Profa di Mezzo.
In alcuni tratti il sentiero è quasi scavato nella roccia, ma procediamo sempre in sicurezza. Attraversiamo così l'impressionante Val Fine (Valfìin), un ripido solco che scende fino alla località dove si trovava il Ponte del Diavolo. Il nome denuncia che siamo ad un confine importante, non solo quello fra i comuni di Sondalo e Valdisotto, ma anche, in passato, fra il Terziere Superiore di Valtellina (quindi la Valtellina vera e propria) e la Contea di Bormio, o Magnifica Terra della Contea di Bormio. I prati brulli che attraversiamo denunciano invece che il versante montuoso è battuto da slavine, che talora raggiungono il fondovalle.


Apri qui una panoramica dell'alpe di Profa Alta

Poi rientriamo in un gentile bosco di larici, per uscirne in vista dei prati dello splendido alpeggio di Profa Alta (cartello del Parco Nazionale dello Stelvio: Profa Alta, 2041 metri s.l.m.). Il singolare nome ha la stessa radice di “Prese”, che rimanda, forse, al lombardo “prösa”, cioè luogo recintato, prato prosciugato con canali di drenaggio. Vediamo le baite raggruppate al centro dell'ampio pianoro, che sembra confini con il cielo. Il colpo d'occhio raggiunge le Orobie orientali a sud ed il monte Schumbraida a nord. In primo piano sempre la frana di Val Pola e l'olimpica cima Piazzi.
Il nome antico è Proffa, attestato in un documento del 1082. Esisteva un tempo anche il cognome Proffa, che poi si è perso. Il sistema di maggenghi costituito dai tre nuclei di Profa Bassa, Mezzana e Alta è arroccato sul ripido e selvaggio versante compreso fra la già citata Val Fine e la Valle delle Presure, ed apparteneva agli abitanti di Sant'Antonio Morignone. Ecco perché queste baite che sembrano aggrappate al cielo hanno un tocco di profonda mestizia. Le baite che vediamo sono tutte relativamente recenti, sono, infatti, la ricostruzione in muratura delle più antiche baite, in buona parte in legno, distrutte da un incendio causato da un fulmine. In una baita in legno superstite si legge la data 1758. Una curiosità: dopo l'incendio, nel 1906, fu costruito un unico ambiente che veniva usato da tutti gli alpigiani per accendere il fuoco che serviva per la produzione del formaggio.


Alpe Profa alta

Ma dobbiamo rimetterci in cammino, perché ci attende la parte meno semplice dell'escursione, Innanzitutto si tratta di trovare la partenza del sentiero che sale all'alta valle delle Presure. Portiamoci all'altezza delle baite, seguendo una traccia di sentiero che resta un po' a monte: quando siamo più o meno sulla loro verticale, possiamo trovare, sulla soglia di una macchia di larici, la partenza del sentiero, che dopo il primo tratto si fa molto più chiaro. Ad un bivio stiamo a destra e seguiamo l'indicazione di due cartelli, che segnalano i laghi di Profa e la Bocchetta de Profa. Il sentiero guadagna quota e raggiunge una fascia franosa. Poi prosegue, con traccia più incerta, tagliando un versante brullo e portandosi sul ciglio della grande frana provocata dall'alluvione del luglio del 1987. Prima della frana traversata al versante opposto della valle, ma ora risale con ripide serpentine quasi sul suo bordo, raggiungendo una pietraia con radi rododentri e qualche larice.
Ora vediamo la sezione terminale della valle delle Presure (Val de la Presùra). Questo è un punto che dobbiamo memorizzare bene, in vista del ritorno, perché qui il sentiero scompare e nella discesa dobbiamo evitare di stare troppo bassi. I radi larici possono aiutarci. Proseguiamo salendo in direzione ovest-nord-ovest. Superata la pietraia, saliamo più o meno diritti, raggiungendo un piccolo corso d'acqua e puntando ad un arrotondato dosso erboso.


Valle delle Presure

Intercettiamo così di nuovo in marcato sentiero, che sale da sinistra, e precisamente dall'alpe di Profa (alp de Profa). Seguendolo notiamo anche un segnavia rosso-bianco-rosso ed un ometto. Raggiunta la sommità del dosso, ecco tre cartelli. Nella direzione dalla quale proveniamo segnalano l'alpe di Profa (per la quale non siamo passati) a 15 minuti, Oultoir ad un'ora e 20 minuti e San Bartolomeo 3 ore e 10 minuti; segnalano anche (ed è la via che abbiamo seguito) Profa Alta a 45 minuti, le baite di Boero ad un'ora e 15 minuti e Frontale a 3 ore e 15 minuti. Ma a noi interessa il terzo cartello, quello per chi sale: dà il lago delle Tre Mote a 30 minuti, Bormio 3000 a 2 ore e 10 minuti e Santa Caterina a 4 ore e 10 minuti. Con la solita precisione svizzera, verrebbe da dire (e sempre che non ci sia traffico, verrebbe da aggiungere).
Salendo lungo una facile china di prati ci troviamo di fronte una grande cupola erbosa. La aggiriamo, seguendo il sentiero, ed alle sue spalle scopriamo una grande pozza. Cominciamo poi a zigzagare salendo tra alcune roccette (segnavia rosso-bianco-rosso). Alla nostra sinistra il torrente delle Presure scende scavando una piccola gola, mentre davanti a noi, in alto, scende con una cascata. Passiamo accanto ad un grande ometto e raggiungiamo una pianetta in fondo alla quale su un grande masso è visibile un nuovo segnavia. Piegando a sinistra attraversiamo il torrente delle Presure e saliamo ad un cartello che annuncia il primo dei Laghi di Profa, il Lago delle Tre Mote (“lach di Tré Mot”, m. 2576). Pochi metri più avanti, finalmente, ecco il lago, con i caratteristici isolotti rocciosi che spiegano il suo nome. Alle sue spalle, il severo versante del rosseggiante monte Mala (m. 2951).


Lago delle Tre Mote

Proseguiamo salendo a destra del lago, ed in breve passiamo a lato del secondo dei Laghi di Profa. Si tratta del lago Stelù (“Lac sc-telù” m. 2576), lago sterile, denominazione che gli fa un po’ un torto, e che si riferisce, probabilmente, alle gande ed agli sfasciumi dai quali è in buona parte circondato. Il laghetto è preceduto da un microlaghetto satellite.


Lago Stelù

Il sentiero prosegue salendo ad un ulteriore dosso erboso; vediamo così, più basso, alla nostra destra, il terzo dei Laghi di Profa, il lago Brodeg (“Lach Brodich”, m. 2587; è il più basso dei tre laghi, ma resta nascosto dietro un dosso a destra del sentiero che abbiamo percorso). Il nome coincide con il termine dialettale che sta per “sporco”, ma è piuttosto difficile capirne la ragione: le sue acque, infatti, ci appaiono verdi e pulitissime.


Lach Brodeg

Siamo ora ai piedi di un dolce canalone erboso; il sentiero lo risale senza strappi, e ci porta alla bocca di Profa (m. 2663, chiamata anche passo di Sobretta e, nel dialetto locale, “palét”). Davanti a noi un paletto con segnavia bianco-rosso, sul fondo lo splendido scenario delle montagna di Valfurva: si mostrano, da sinistra, le superbe cime del versante settentrionale della Val Zebrù, con la possente triade dell’Ortles, dello Zebrù e del Gran Zebrù; più a destra, l’isolata e nevosa cima del Cevedale. Il lato destro della Val Sobretta è invece presidiato da un gigante rosso, l'immane versante della cima di Sobretta. Se non fosse che la nostra automobile resta ad aspettarci poco sopra Frontale, varrebbe la pena di scendere per la facile Val Sobretta, portandosi al pianoro del Baitin del Pastore e traversando lì al lato sinistro, fino a trovare una pista carozzabile che porta fino a Santa Caterina Valfurva e chiudendo lì il sentiero dell'Abate Stoppani.


Bei Laghetti

Sarà per un'altra volta. Per oggi, se abbiamo tempo, basta andare a scovare un gruppo di 10 splendidi laghetti sulla sinistra appena sotto il passo, i Bei Laghetti, prima di tornare sui nostri passi, con particolare attenzione al passaggio sul bordo della frana della Valle delle Presure ed evitando rigorosamente di scendere al di fuori del sentiero (il versante che scende sul fondovalle è estremamente aspro e pericoloso). Anche a Profa ricordiamoci di cercare sul bordo dei prati il cartello sul quale si legge “Alpe Boero”.


Bei Laghetti e monte Sobretta

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

APPENDICE: Viene qui di seguito riportata la relazione di Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo “G. Piazzi” di Sondrio, sui laghi Brodec, delle Tre Mote e Stelù (nella raccolta “I laghi alpini valtellinesi”, Padova , 1894).








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