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MADESIMO 1 , 2


Apri qui una panoramica sull'alpe Motta

Il cosiddetto “Sentiero delle Scale” rappresenta un’interessante percorso escursionistico che porta dal nucleo di Campodolcino a Scalcoggia ed a Medesimo, oppure, in una variante di maggiore interesse, alle sue frazioni alte della Motta, di solito attribuite a Madesimo perché poste a monte di questo paese, in realtà nel territorio del comune di Campodolcino.
Un percorso di peculiare interesse storico, dal momento che rappresenta una variante alla storica via del Cardinello, percorso più basso, e quindi si innesta in una delle arterie di maggiore importanza nello storico sistema di comunicazione fra la pianura lombarda ed i paesi di lingua tedesca. La sua importanza è testimoniata anche dalla decisione del Comune di Chiavenna, in data 1226, di allargarne la sede a tre braccia (2 metri), in modo che fosse praticabile da carri a due ruote trainati da buoi. Lo scopo era quello di “affermare la sua influenza sull’alta valle del Liro, sul “prato di Madesimo”, sugli Andossi e sugli alpeggi dell’Emet”, come si legge nella bella guida di Marino Baratti e Guglielmo Scaramellini “Percorsi storici di Valchiavenna” (Chiavenna, 1995). In realtà questo progetto non fu mai posto in atto e su questa “strada” non passò mai alcun carro (possiamo facilmente rendercene contro percorrendola), anche se non dovettero mancare i mercanti che la percorsero.
Oggi restano pochi segni degli antichi traffici: la salita da Campodolcino a Medesimo o alla Motta avviene, quindi, nel silenzio tranquillo interrotto solo dall’incrocio con qualche escursionista alla ricerca di percorsi doc.

 


Apri qui una fotomappa della Val Rabbiosa e della Motta

CAMPODOLCINO-PIAN DEL LANZO-SCALCOGGIA-MADESIMO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campodolcino-Alpe Fontana-Pian del Lanzo-Madesimo
1 h e 45 min.
460
E

SINTESI. Portiamoci all’imbocco dello svincolo dalla ss 36, sulla destra (per chi sale da Chiavenna verso lo Spluga) della strada che sale a Fraciscio, immediatamente dopo il piazzale della chiesa parrocchiale di Campodolcino. Percorso un breve tratto, alla prima svolta a destra della strada vediamo, sulla sinistra, il bel ponte in pietra comunemente detto “Romano”, posto allo sbocco della val Rabbiosa. Davanti al ponte c’è una piazzola alla quale possiamo parcheggiare l’automobile, iniziando la camminata dai 1102 metri circa della frazione Acero. Alcuni cartelli indicano il percorso per il Belvedere, la via Spluga ed il sentiero per la Motta (data ad un’ora e 45 minuti) o per Madesimo (un’ora e 40 minuti), quello, appunto, che ci interessa. Superato il ponte, imbocchiamo il sentiero che quasi subito si biforca: prendendo a destra si sale a Fraciscio (cartello), mentre andando diritti si va verso la Motta o Medesimo (secondo cartello, sempre con numerazione 2, anche se quella ufficiale è la 22). Il sentiero inizia ora una lunga traversata nel fresco ed ombroso bosco dell’Ongéra. Dopo un tratto quasi pianeggiante, si sale con andamento moderato. Poi la salita si fa più decisa, ed alle nostre spalle di tanto in tanto si apre un ampio scorcio su Campodolcino. Eccoci, poi, alla parte più suggestiva della traversata, il tratto che affronta il solco severo della Valle delle Scale. Dopo una ripida scalinata, attraversiamo, da destra a sinistra, il modesto corso d’acqua del vallone, mentre alla nostra sinistra non manchiamo di notare, poco più in alto, un orrido dirupo che precipita dal piano dell’alpe Fontana. Ci infiliamo, quindi, in un ampio corridoio e torniamo a destra del corso d’acqua, prima di affacciarci al limite meridionale dell’ampio ed ondulato pianoro dell’alpe Fontana (m. 1483), insediamento permanente fino a qualche decennio fa. Il sentiero si avvicina, quindi, al bel bosco di conifere che delimita sulla destra l’alpe, e si biforca. Presso una cappelletta dedicata alla Madonna, una coppia di cartelli segnala che prendendo a sinistra (ramo principale) ci portiamo in 10 minuti a Pian del Lanzo ed in 35 minuti a Madesimo, mentre andando a destra saliamo in 40 minuti alla Motta. Prendendo a sinistra al bivio dell'alpe Fontana, procediamo in salita fino al belvedere di Pian del Lanzo (m. 1570), per poi scendere a Scalcoggia (m. 1506), che raggiungiamo dopo circa un’ora e mezza di cammino (il dislivello è di 520 metri, lo sviluppo di circa 4 km); da Scalcoggia a Madesimo (1538 m) il passo è breve.

Se desideriamo unirci a questi intenditori della camminata, portiamoci all’imbocco dello svincolo dalla ss 36, sulla destra (per chi sale da Chiavenna verso lo Spluga) della strada che sale a Fraciscio, immediatamente dopo il piazzale della chiesa parrocchiale di Campodolcino. Percorso un breve tratto, alla prima svolta a destra della strada vediamo, sulla sinistra, il bel ponte in pietra comunemente detto “Romano” (anche se risale ad epoca posteriore), posto allo sbocco della val Rabbiosa. Davanti al ponte c’è una piazzola alla quale possiamo parcheggiare l’automobile, iniziando la camminata dai 1102 metri circa della frazione Acero.
Alcuni cartelli indicano il percorso per il Belvedere, la via Spluga ed il sentiero per la Motta (data ad un’ora e 45 minuti) o per Madesimo (un’ora e 40 minuti), quello, appunto, che ci interessa. Superato il ponte, imbocchiamo il sentiero che quasi subito si biforca: prendendo a destra si sale a Fraciscio (cartello), mentre andando diritti si va verso la Motta o Medesimo (secondo cartello, sempre con numerazione 2, anche se quella ufficiale è la 22). Il sentiero inizia ora una lunga traversata nel fresco ed ombroso bosco dell’Ongéra, che di tanto in tanto regala, alla nostra sinistra, un bel colpo d’occhio su Starleggia e sulla soglia della piana di San Sisto. Dopo un tratto quasi pianeggiante, si sale con andamento moderato. Poi la salita si fa più decisa, ed alle nostre spalle di tanto in tanto si apre un ampio scorcio su Campodolcino. Eccoci, poi, alla parte più suggestiva della traversata, il tratto che affronta il solco severo della Valle delle Scale, dalla quale scende l’Acqua di Scal.
Dopo una ripida scalinata, attraversiamo, da destra a sinistra, il modesto corso d’acqua del vallone, mentre alla nostra sinistra non manchiamo di notare, poco più in alto, un orrido dirupo che precipita dal piano dell’alpe Fontana. Ci infiliamo, quindi, in un ampio corridoio e torniamo a destra del corso d’acqua, prima di affacciarci al limite meridionale dell’ampio ed ondulato pianoro dell’alpe Fontana (m. 1483), insediamento permanente fino a qualche decennio fa. A queste baite, dall’aspetto non proprio dimesso, anche se cadente, ci accompagnano gentilmente i due muretti a secco che delimitano il sentiero, mentre alla nostra sinistra si apre un bel colpo d’occhio sulla valle di Starleggia e sul pizzo Quadro. Accanto al sentiero una grande vasca di raccolta dell’acqua sembra in qualche modo legata al nome dell’alpeggio. Il fascino di questo luogo tanto appartato quanto bello è arricchito da un’interessante popolazione floriostica: con un po’ di attenzione vi si possono trovare alcune rare specie di orchidee.
Il sentiero si avvicina, quindi, al bel bosco di conifere che delimita sulla destra l’alpe, e si biforca. Presso una cappelletta dedicata alla Madonna, una coppia di cartelli segnala che prendendo a sinistra (ramo principale) ci portiamo in 10 minuti a Pian del Lanzo ed in 35 minuti a Madesimo, mentre andando a destra saliamo in 40 minuti alla Motta. Se optiamo per la prima soluzione procediamo in salita fino al belvedere di Pian del Lanzo (m. 1570), per poi scendere a Scalcoggia (m. 1506), che raggiungiamo dopo circa un’ora e mezza di cammino (il dislivello è di 520 metri, lo sviluppo di circa 4 km); da Scalcoggia a Madesimo (1538 m) il passo è breve.

CAMPODOLCINO-ALPE FONTANA-CASA ALPINA DI MOTTA-MOTTA ALTA-LAGO AZZURRO-MADONNA D'EUROPA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campodolcino-Alpe Fontana-Casa Alpina di Motta-Motta Alta-Lago Azzurro-Madonna d'Europa
5 h
900
E
SINTESI. Portiamoci all’imbocco dello svincolo dalla ss 36, sulla destra (per chi sale da Chiavenna verso lo Spluga) della strada che sale a Fraciscio, immediatamente dopo il piazzale della chiesa parrocchiale di Campodolcino. Percorso un breve tratto, alla prima svolta a destra della strada vediamo, sulla sinistra, il bel ponte in pietra comunemente detto “Romano”, posto allo sbocco della val Rabbiosa. Davanti al ponte c’è una piazzola alla quale possiamo parcheggiare l’automobile, iniziando la camminata dai 1102 metri circa della frazione Acero. Alcuni cartelli indicano il percorso per il Belvedere, la via Spluga ed il sentiero per la Motta (data ad un’ora e 45 minuti) o per Madesimo (un’ora e 40 minuti), quello, appunto, che ci interessa. Superato il ponte, imbocchiamo il sentiero che quasi subito si biforca: prendendo a destra si sale a Fraciscio (cartello), mentre andando diritti si va verso la Motta o Medesimo (secondo cartello, sempre con numerazione 2, anche se quella ufficiale è la 22). Il sentiero inizia ora una lunga traversata nel fresco ed ombroso bosco dell’Ongéra. Dopo un tratto quasi pianeggiante, si sale con andamento moderato. Poi la salita si fa più decisa, ed alle nostre spalle di tanto in tanto si apre un ampio scorcio su Campodolcino. Eccoci, poi, alla parte più suggestiva della traversata, il tratto che affronta il solco severo della Valle delle Scale. Dopo una ripida scalinata, attraversiamo, da destra a sinistra, il modesto corso d’acqua del vallone, mentre alla nostra sinistra non manchiamo di notare, poco più in alto, un orrido dirupo che precipita dal piano dell’alpe Fontana. Ci infiliamo, quindi, in un ampio corridoio e torniamo a destra del corso d’acqua, prima di affacciarci al limite meridionale dell’ampio ed ondulato pianoro dell’alpe Fontana (m. 1483), insediamento permanente fino a qualche decennio fa. Il sentiero si avvicina, quindi, al bel bosco di conifere che delimita sulla destra l’alpe, e si biforca. Presso una cappelletta dedicata alla Madonna, una coppia di cartelli segnala che prendendo a sinistra (ramo principale) ci portiamo in 10 minuti a Pian del Lanzo ed in 35 minuti a Madesimo, mentre andando a destra saliamo in 40 minuti alla Motta. Prendendo a destra al bivio dell'alpe Fontana, siamo subito nel cuore di un bel bosco di conifere, che risaliamo con diversi tornanti, passando anche presso una seconda cappelletta, sorvegliata da alti e snelli abeti. Alla fine, giunti sul limite della pecceta, intercettiamo un più largo sentiero. Qui prendiamo a sinistra e cominciamo a percorrere un sentierino che attraversa un’ampia conca di pascolo in direzione del ben visibile complesso della Casa Alpina della Motta. Superate un paio di baite, ci approssimiamo alla piccola rocca sovrastata dal complesso turistico. Il sentierino, non molto visibile, piega ora a destra ed approda, dopo un ultimo strappo, alla chiesetta di S. Ermagora della Casa Alpina della Motta (m. 1725). Dirigiamoci verso il punto di partenza della pista di sci denominata “Motta-Serenissima” e proseguire fino al piazzale dell’Albergo Bucaneve. Alla sua destra, appena a sinistra di un campo di bocce, parte un sentierino che risale i prati, poco a destra degli impianti di risalita. Il panorama è già stupendo: sulla sinistra, quasi alle nostre spalle, il pizzo Tambò, più a destra il gruppo del Suretta, davanti a noi il monte Mater. Superato un recinto in legno, ci immettiamo in una pista sterrata che diventa quasi subito stradina asfaltata e porta al nucleo del Mot di Castegna di Motta Alta (m. 1850). La stradina passa a destra, leggermente rialzata rispetto ai nuclei di baite di Motta Alta. Giunti a due cartelli che, sulla nostra destra, segnalano la deviazione per la capanna Chiavenna all’Angeloga (un’ora e 10 minuti) ed il pizzo Stella (4 ore e 30 minuti), proseguiamo ancora per breve tratto, fino ad indovinare, sulla destra (d’estate ci aiuterà il “traffico” dei villeggianti) il sentirino che porta alla conca nascosta del lago Azzurro (m. 1853), circondato da una macchia di conifere. Torniamo poi sui nostri passi ed imboccando la deviazione, sulla sinistra, per l’alpe Angeloga e la capanna Chiavenna. Ci incamminiamo, così, su una pista minore, che lasciamo prendendo a destra, su debole traccia di sentiero, in corrispondenza di un paletto con segnavia rosso-bianco-rosso. La traccia porta alla stazione d’arrivo-partenza degli impianti di risalita nel tratto Serenissima-Colmenetta. Oltrepassato l’impianto, proseguiamo nella graduale salita, sempre su debole traccia, sotto lo sguardo per nulla turbato del pizzo Groppera, che si mostra con elegante nonchalance alla nostra sinistra. Alla fine raggiungiamo la grande statua della Madonna d'Europa (m. 2000).

Non meno interessante è la seconda possibilità. Prendendo a destra al bivio dell'alpe Fontana, siamo subito nel cuore di un bel bosco di conifere, che risaliamo con diversi tornanti, passando anche presso una seconda cappelletta, sorvegliata da alti e snelli abeti. Alla fine, giunti sul limite della pecceta, intercettiamo un più largo sentiero, ed un cartello della Comunità Montana Val Chiavenna ci informa che prendendo a destra possiamo traversare in 40 minuti a Fraciscio (ma consideriamo che il sentiero per Fraciscio, detto del Cagarèl, è al momento interrotto - 2017 - e comunque per i tratti esposti ricvhiede esperienza, buone condizioni ambientali e prudenza).
Noi, invece, prendiamo a sinistra e cominciamo a percorrere un sentierino che attraversa un’ampia conca di pascolo in direzione del ben visibile complesso della Casa Alpina della Motta. Superate un paio di baite, ci approssimiamo alla piccola rocca sovrastata dal complesso turistico. Volgendo a destra lo sguardo, restiamo sorpresi dalla statua dorata della Madonna d’Europa, che fa capolino dalla sommità di un lungo declivio di pascoli. Alle sue spalle, il pizzo Groppera, famoso anche per gli impianti di risalita che rendono Medesimo una delle più note località sciistiche della Provincia di Sondrio. Il sentierino, non molto visibile, piega ora a destra ed approda, dopo un ultimo strappo, alla chiesetta di S. Ermagora della Casa Alpina della Motta (m. 1725). Siamo in cammino da poco meno di due ore ed il dislivello in salita superato è di circa 620 metri. Qui giunge anche, da Scalcoggia, una strada asfaltata (chiusa al traffico): percorrendola in discesa, possiamo iniziare il ritorno sfruttando, a rovescio, la prima opzione sopra raccontata, che passa per il belvedere di Pian del Lanzo e ci riporta all’alpe Fontana.


Casa Alpina di Motta

Sarebbe un peccato, però, non cogliere l’occasione di visitare due delle perle di Campodolcino (anche se di solito si pensa a Medesimo, essendo la Motta a monte della nota località), vale a dire il lago Azzurro (da non confondere con l’omonimo laghetto posto vicino al passo dello Spluga) e la già citata Madonna d’Europa. Per farlo, dobbiamo dirigerci verso il punto di partenza della pista di sci denominata “Motta-Serenissima” e proseguire fino al piazzale dell’Albergo Bucaneve. Alla sua destra, appena a sinistra di un campo di bocce, parte un sentierino che risale i prati, poco a destra degli impianti di risalita. Il panorama è già stupendo: sulla sinistra, quasi alle nostre spalle, il pizzo Tambò, più a destra il gruppo del Suretta, davanti a noi il monte Mater. Superato un recinto in legno, ci immettiamo in una pista sterrata che diventa quasi subito stradina asfaltata e porta al nucleo del Mot di Castegna di Motta Alta (m. 1850). La stradina passa a destra, leggermente rialzata rispetto ai nuclei di baite di Motta Alta. Giunti a due cartelli che, sulla nostra destra, segnalano la deviazione per la capanna Chiavenna all’Angeloga (un’ora e 10 minuti) ed il pizzo Stella (4 ore e 30 minuti), proseguiamo ancora per breve tratto, fino ad indovinare, sulla destra (d’estate ci aiuterà il “traffico” dei villeggianti) il sentirino che porta alla conca nascosta del lago Azzurro (m. 1853), circondato da una macchia di conifere. Il lago è davvero una perla di raro valore, soprattutto nella cornice del monte Mater, che chiude lo scenario a nord-est. Raggiungerlo da Campodolcino ha richiesto due ore e mezza di cammino (il dislivello in altezza è di circa 750 metri). Un sentierino ci permette di fare il periplo del lago, sorprendendone la bellezza da differenti prospettive. Bellezza che colpì particolarmente un grande appassionato di Madesimo, il celebre poeta Giosuè Carducci, il quale ad essa volle dedicare una sua lirica. Un pannello nei pressi della riva la riporta. Eccola.

Lago Azzurro

Né con un raggio di sole, né timida un’anima d’aura
rincrespa il velo puro de l’acque.
S’odea quando a quando lento tinnire
il campan de le vacche sparse nel pascol raro fra larici, alto.
Quando divenni io qui? Sospese già l’ora il suo passo?
O io già vissi, spirito errante, qui?

La lirica è datata 12-13 ottobre 1888. Vi traspare quel senso fortissimo di smarrimento temporale e di deja-vu che si accompagna ad una passeggiata solitaria presso le sue rive.
Impressione di spaesamento che si prova anche di fronte all’altro grande monumento, questa volta umano, vanto di questi luoghi, la già citata statua della Madonna d’Europa. La possiamo raggiungere facilmente tornando sui nostri passi ed imboccando la deviazione già menzionata, sulla sinistra, per l’alpe Angeloga e la capanna Chiavenna (si tratta di una traversata interessante e poco nota, che taglia gli scoscesi fianchi sud-orientali del pizzo Groppiera, prima di scendere all’amena conca dell’Angeloga ed al rifugio Chiavenna). Ci incamminiamo, così, su una pista minore, che lasciamo prendendo a destra, su debole traccia di sentiero, in corrispondenza di un paletto con segnavia rosso-bianco-rosso. La traccia porta alla stazione d’arrivo-partenza degli impianti di risalita nel tratto Serenissima-Colmenetta. Alle nostre spalle, splendido è il panorama sulla Motta, nell’incomparabile cornice delle più belle vette della Val San Giacomo, dai pizzi Piani, sulla sinistra, al Ferrè ed al Tambò, dal gruppo del Suretta al monte Mater. Oltrepassato l’impianto, proseguiamo nella graduale salita, sempre su debole traccia, sotto lo sguardo per nulla turbato del pizzo Groppera, che si mostra con elegante nonchalance alla nostra sinistra.
Alla fine eccola, la grande statua dorata, come una gemma di luce in un deserto verde. Si tratta infatti di una statua metallica, con rivestimento in lamine d’oro, alta 13 metri, del peso di 4 tonnellate, che sormonta un vero e proprio santuario all’aperto, sede del Centro Ecumenico Europeo per la Pace, a circa 2000 metri di altezza. Interessante la storia della sua realizzazione, dovuta all’iniziativa del Gruppo Alpini di Casatenovo Brianza e dell'amico don Luigi Re (fondatore della struttura della Casa Alpina), che convinse lo scultore Egidio Casagrande, di Borgo Valsugana, a farsi artefice della gigantesca opera, inaugurata al 15 ottobre 1957. Dopo poco più di un anno si decise di trasportarla alla Motta di Madesimo, dove fu messo in opera anche il rivestimento aureo. Dal recinto del santuario il panorama sull’intera valle di San Giacomo è grandioso. In particolare il pizzo Stella, ad est, sembra quasi sorgere, come da oceano d’erbe, dai pascoli silenti. Qualche ultimo conteggio: da Campodolcino alla Madonna d’Europa, passando per il lago Azzurro, mettiamo in contro circa tre ore di cammino (il dislivello approssimativo in altezza è di 900 metri).
Il ritorno, ora. Abbiamo diverse possibilità, oltre a quella di ripercorrere esattamente, a ritroso, i medesimi passi. Innanzitutto per scendere alla Motta possiamo proseguire diritti, su una pista con fondo in erba, in direzione opposta rispetto a quella dalla quale siamo giunti. Oltrepassati alcuni paravalanghe, la pista piega a destra e diventa stradina con fondo in cemento, che riporta alla Motta di Sotto. Di qui possiamo scegliere di imboccare la strada che scende a Scalcoggia, dove troviamo le indicazioni per la pista che effettua la panoramica traversata al Pian del Lanzo, dal quale poi scendiamo all’alpe Fontana ed infine a Campodolcino.
Interessante è però una seconda possibilità.

 


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Dalla Casa Alpina della Motta di Sotto imvocchiamo la pista che procede verso sud, quasi in piano, tagliando l’ampia fascia di pascoli sul versante occidentale del pizzo Groppera. Duecento metri più in alto, alla nostra sinistra, nascosta dalle balze erbose, si trova la grande statua della Madonna d’Europa (m. 1927). Dopo un buon tratto e due semicurve, raggiungiamo un bivio: mentre la pista sterrata prosegue diritta e porta alle baite del Monte (m. 1760), da essa si stacca, sulla destra, una pista minore che scende ripida. Un cartello segnala che questa seconda pista porta a Fraciscio.


La Val Rabbiosa ed il pizzo Stella

Superata la sbarra che si trova alla sua partenza, scendiamo passando a valle dei prati con le baite del Monte, e cominciamo ad inanellare alcuni tornanti, fino ad un nuovo bivio. Anche qui non proseguiamo diritti ma, seguendo un cartello, procediamo sulla pista che si stacca sulla destra e che prosegue decisa nella discesa. Ci affacciamo al versante settentrionale della Val Rabbiosa ed a tratti vediamo davanti a noi, ed est, oltre la linea di abeti e larici, l’elegante profilo del pizzo Stella. Alla sua sinistra il panorama è chiuso dai salti del versante meridionale del pizzo Groppera. La pista alterna tratti con fondo sterrato ad altri in cemento. Un tratto, protetto da corrimano, è particolarmente ripido e sicuramente non agevole per i bikers. Più in basso passiamo a valle di una nuova fascia di prati, con le baite del maggengo di Monte dell’Avo (m. 1558).  La pista propone ancora alcuni tornanti, poi esce all’aperto in vista delle case alte di Fraciscio e termina la discesa confluendo nella carrozzabile che sale dal paese verso la frazione di Soste.


La pista che scende a Fraciscio

La seguiamo scendendo verso destra. Al primo tornante sx passiamo a lato del cimitero del paese e scendiamo ancora fino a trovare, al successivo tornante dx, la stradina che se ne stacca a sinistra e sale alla chiesa di San Rocco (m. 1334), che vale la pena di visitare. Una recente statua in granito sul sagrato antistante raffigura la figura di San Luigi Guanella, che qui nacque il 19 dicembre 1842. Il paese conserva ancora parte del sapore antico, anche se oggi vive soprattutto come località di villeggiatura estiva ed invernale.


Il pizzo Stella

Torniamo sulla strada principale e riprendiamo la discesa. Dopo una sequenza di tornanti sx-dx-sx, prestiamo attenzione, sul lato destro, alla partenza, segnalata da un cartello, della mulattiera che per via più diretta, rispetto alla strada, scende a Campodolcino. La imbocchiamo entrando ben presto in una bella pecceta e scendendo verso nord-ovest, appena a monte delle gole che caratterizzano l’ultima parte del corso del torrente Rabbiosa. La mulattiera piega poi a sinistra (ovest), proponendo più di un colpo d’occhio suggestivo sulle forre scavate dall’impeto del torrente che si mostra all’altezza del proprio nome. Al termine intercettiamo la mulattiera che abbiamo percorso salendo da Campodolcino alla Motta e, dopo pochi metri verso sinistra, ci riportiamo al cosiddetto ponte romano, oltrepassato il quale ci riportiamo all’automobile, chiudendo l’anello escursionistico.


Fraciscio

CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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