Rifugio al Lago della Casera

SAN SALVATORE-LAGO DELLA CASERA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
San Salvatore-Lago della Casera-Rifugio al Lago della Casera-Bivacco Baita dei Sciüch-Laghi delle Zocche-San Salvatore
4 h
770
E
SINTESI. Stacchiamoci dalla tangenziale di Sondrio all'altezza dello svincolo per la via Vanoni (l'unico sulla destra per chi proviene da Milano) e, raggiunta la via, dirigiamoci verso la località Porto di Albosaggia (alla rotonda, a destra per chi proviene da Milano), attraversando su un largo ponte il fiume Adda. Invece di proseguire sulla Pedemontana Orobica, deviamo a sinistra, per il centro di Albosaggia, e ad un bivio prendiamo a destra, ignorando le indicazioni per la Moia. Oltrepassato il poderoso muraglione che sorregge la chiesa parrocchiale di S. Caterina, ci portiamo al centro, dove non saliamo alla piazzetta del municipio, ma proseguiamo, passando a sinistra della famosa torre Paribelli, con un brevissimo tratto in discesa. Ignorata la strada che scende a destra, prendiamo a sinistra, lasciando però subito la strada per prendere a destra, (cartello: San Salvatore), immettendoci su una stradina asfaltata che inizia una lunga salita, passando da S. Antonio e Cantone e termina, dopo un tratto molto ripido, a S. Salvatore (m. 1311). Parchaggiamo qui e dalla piazzetta di fronta alla chiesa torniamo indietro sulla stradina sterrata, lasciandola per imboccare a destra la ripida carrozzabile con fondo in cemento che prosegue, con qualche tornante, risalendo l'ampia fascia di prati, fino al parcheggio terminale in località alla Ca', m. 1516. Qui lasciamo la pista sterrata che prosegue a sinistra: un cartello indica la partenza di un sentiero, ben segnalato, che sale in un bosco di larici, fino a sbucare in un'ampia radura nel cuore della Valle della Casera. Qui oltrepassiamo una pista sterrata e proseguiamo ancora diritti per un breve tratto in salita, fino ad un secondo cartello, in corrispondenza di un bivio, ad una quota approssimativa di 1840 metri. Seguendo le indicazioni per il lago della Casera saliamo diritti, a sinistra di un corso d'acqua ed usciamo a sinistra del lago della Casera (m. 1920). Seguendo un sentierino saliamo alla pista carozzabile presso alcune baite (l'ultima a sinistra è il rifugio al Lago della Casera (m. 1966), con il bivacco V Alpini. Per il ritorno possiamo seguire la carozzabile sulla quale procediamo traversando verso sinistra, tagliando un dosso e portandoci all'alpe delle Zocche, in alta Valle della Chiesa. Continuiamo nella lunga discesa con ampi tornanti sulla carozzabile che ci riporta a San Salvatore.

Nei luminosi ripiani a settentrione del pizzo Meriggio (la montagna di Albosaggia) si trovano alcuni laghetti di grande bellezza, incastonati nel verde di ampi terrazzi panoramici dai quali, verso nord, si gode di una stupenda visuale sull'intero gruppo del Masino e su quello del Bernina. A far da spartiacque fra i due spicca, con un singolare profilo turrito rispetto alle più note immagini, il monte Disgrazia (m. 3678). Il più vicino e di facile accesso è il lago della Casera, appena a valle del rifugio al Lago della Casera. Vediamo come raggiungerlo con una semplice ma bellissima escursione.
Lasciata la ss. 38 dello Stelvio, al primo svincolo a destra – per chi viene da Milano – o all’ultimo svincolo a sinistra della tangenziale di Sondrio, svoltiamo a destra – o sinistra -, attraversando il ponte sull’Adda, piegando poi subito a sinistra e cominciando a salire fino al centro di Albosaggia, che si raggiunge dopo aver ignorato la deviazione a sinistra per la Moia. Raggiunto il centro, non saliamo alla piazzetta del municipio, ma proseguiamo, passando a sinistra della famosa torre Paribelli, con un brevissimo tratto in discesa. Ignorata la strada che scende a destra, prendiamo a sinistra, lasciando però subito la strada per prendere a destra (cartello: San Salvatore) per imboccare una stradina asfaltata. Nel primo tratto è tanto stretta che avremo l'impressione di avere sbagliato; poi si allarga un po', ma in diversi punti la carreggiata è alquanto stretta (e talora senza parapetti). La strada porta ad un primo bivio, al quale prendiamo a sinistra, poi ad un secondo, al quale prendiamo a destra. Passiamo per S. Antonio (a 5,2 km dal centro: qui troviamo una chiesetta recentemente restaurata), e Cantone (a 7 km dal centro), dove la valle comincia ad aprirsi. L’ultimo tratto prima di S. Salvatore è molto ripido: se siamo in molti su un’automobile poco potente, può essere che questa non ce la faccia. Siamo, infine, a S. Salvatore dopo 8,3 km dal centro di Albosaggia. Attenzione: dopo l'ultima lunga rampa, con fondo in cemento, dobbiamo impegnare una stradina sterrata che prosegue diritta e porta al piazzale della bella chiesa, non proseguire sulla sinistra.
Lasciata l’automobile a S. Salvatore, perché oltre non possiamo proseguire senza autorizzazione (ma nei finesettimana estivi può essere difficile trovare spazio per parcheggiare), sostiamo per un po’ presso l’antichissima chiesetta, una delle prime in terra di Valtellina, risalente, forse, al VI secolo, quando ancora in Valle del Livrio era presente il paganesimo e quando i cristiani del versante bergamasco venivano fin qui per seppellire i loro morti, data la prevalenza del paganesimo nelle loro zone. Nell'ossario sono conservati alcuni teschi di proporzioni superiori alla media, che hanno dato origine a diverse credenze; in particolare si credeva un tempo che due di questi teschi avessero il potere di regolare il tempo, per cui venivano accuratamente lavati per scongiurare le tempeste o i periodi prolungati di siccità. Annota, sul finire dell’Ottocento, Bruno Galli Valerio, alpinista e naturalista che molto amò queste montagne:
O meglio, se lo preferisce, per un'altra serie di passi, si porti verso ovest nella valle del Liri al romantico eremo di S. Salvatore. Troverà là ampio ristoro alle sue fatiche nella Pensione Alpina, le cui finestre apronsi sul gran panorama del Bernina e del Disgrazia. Se egli s'interessa di antropologia, troverà nell'ossario della chiesupola degli scheletri interessantissimi. Ne ho misurato un gran numero con il dott. Carini, molti anni fa. Il curato, autorizzandoci, ci aveva detto: - Per amor del cielo, non mischiate i due crani che trovansi sull'altare. I contadini li portano di quando in quando vicino al torrente, l'uno per far piovere, l'altro per avere il sole. Uno scambio potrebbe aver delle conseguenze funeste -. Il brav'uomo non aveva l'aria di credere all'azione miracolosa dei due crani, ma essendovi dei realisti più realisti del re, vi son dei credenti più credenti del loro curato. E noi li vedemmo infatti fissare i loro occhi luccicanti nel mentre misuravamo i crani in questione, per ben sorvegliare che li rimettavamo nuovamente ai loro rispettivi posti! Ci parve non esserci sbagliati!
Dei 108 crani che abbiamo esaminato, trovansi il 37.96 % di brachicefali; il 41.66 % presentante ossa Wormiens e il 61.48 % la sutura metopica. Di 101 crani di cui abbiamo analizzato il volume, 55.44 % aveva un volume inferiore a quello degli Europei attuali, 36.63 % circa uguale e 71.92 % un volume superiore. La dentatura era perfetta. Le misurazioni delle ossa, ci hanno dimostrato che trattavasi in generale di persone di grande taglia (da 1 m. e 70 a 1 m. e 90) e le grosse impronte muscolari hanno evidenziato una forte muscolatura.” ((Bruno Galli Valerio, “Punte e passi”, a cura di Luisa Angelici ed Antonio Boscacci, Sondrio, 1998).
Di fronte alla chiesa si trova anche l'ex-rifugio Saffratti, nell'edificio della locanda in cui un tempo si serviva un famoso prosciutto d'orso. San Salvatore è un po' la porta della Valle del Livrio (“val del Liri”), il cui nome deriva probabilmente da una radice assai antica, forse ligure, con riferimento all'acqua ed ai corsi d'acqua.
Tornati indietro dal piazzale della chiesa alla stradina sterrata, prendiamo a destra, seguendola . Si tratta di una ripida carrozzabile con fondo in cemento che prosegue, con qualche tornante, risalendo l'ampia fascia di prati, fino al parcheggio terminale in località alla Ca', (m. 1516; la località, nella grafia “Cha”, compare in un documento del 1722).
Qui lasciamo la pista sterrata che prosegue a sinistra: un cartello indica la partenza di un sentiero, ben segnalato, che sale nella magica atmosfera di un bellissimo bosco di larici, fino a sbucare in un'ampia radura nel cuore della Valle della Casera, localmente chiamata Val Nigra (è citata già in un documento del 1586, “ad vallem Nigram”). Qui oltrepassiamo una pista sterrata e proseguiamo ancora diritti per un breve tratto in salita, fino ad un secondo gruppo di cartelli, in corrispondenza di un bivio, all'ampia radura ad una quota approssimativa di 1840 metri. Alla nostra destra vediamo un casello dell'acqua.


Lago della Casera

I cartelli indicano che proseguendo diritti nella salita si raggiunge il bellissimo lago della Casera (dato a 30 minuti di cammino) e, poco sopra, il rifugio Baita Lago della Casera, mentre andando a destra ci si addentra in Valle del Livrio fino al rifugio Caprari ed al lago di Publino. Proseguiamo diritti, cioè verso sud-sud-est, salendo tra prati e radi larici, su sentiero che resta a sinistra del modesto corso d'acqua che scende proprio dal lago della Casera (laach de la Casera, m. 1920). Usciamo così dalla macchia di larici sul limite inferiore dell'alpeggio di Camp Cervè (Camp Scervér, l'antico campo dei cervi, o “Campus cervij”, venduto nel 1590 dagli uomini di Albosaggia al famoso nobile e diplomatico Giovanni Giacomo Paribelli). Vediamo il lago della Casera alla nostra destra, in una conca morenica posta sul gradino di soglia dell'alpe. Le acque sono di un intenso color verde e dietro la linea dei larici che fanno corona a nord si intravvede il monte Disgrazia, che sembra voler sbirciare fra le fronde. Sul lato opposto, cioè a sud, domina invece un altro torrione, il pizzo Campaggio.


Lago della Casera

Nulla turba l'idilliaca composizione di questi luoghi, e non si può dar torto a Bruno Galli Valerio che scrive “...il simpatico lago della Casera… va annoverato tra i più artistici delle nostre Alpi” (op. citata).
Passando dal versante artistico a quello naturalistico può essere interessante leggere, a distanza di oltre un secolo, le note che sul su di esso stese il dott. Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo “G. Piazzi” di Sondrio, nell’operetta “I laghi alpini valtellinesi”, edita a Padova nel 1894: “Sulla sponda destra della valle del Livrio, ad ovest del pizzo Meriggio (2317 m.), a metà circa della costa, si apre un'ampia ed assai amena conca, limitata da due creste montuose, che si distaccano dal pizzo suddetto verso S.O. e N.O. e che, degradando successivamente, si congiungono di nuovo per mezzo di alcuni cocuzzoli, i quali si continuano poi col versante proprio della valle. In questa concava superficie, variamente accidentata da piccole emergenze della roccia in posto, si trovano due piccoli laghi, il minore dei quali posto verso N. e alquanto poi in alto (2040 m.) è detto Lago di Zocca, il maggiore, più a S. e più in basso (1969 m.), è chiamato Lago della Casera, intorno al quale ho rivolto le mie solite ricerche. Esso occupa la parte più inferiore della conca sopra descritta, le cui minori balze lo chiudono a guisa d'ampio anfiteatro.


Rifugio al Lago della Casera

Ha forma alquanto oblunga diretta da N. a S. Le sponde sono poco inclinate, specialmente verso E. per l’abbondante detrito che viè trasportato dai poggi circostanti, soprattutto per opera del suo affluente, che vi ha costruito in quella parte un esteso delta. Un tappeto erboso riveste idintorni del lago fin presso Io acque, dove laspiaggia si trasforma talora in palude od in giacimenti di torba. Più lungi del lago si scorge in ogni parte la roccia in posto che emergo dal detrito. Essa è costituita dalla solita formazione del gneis micaceo bruno compatto, che si alterna con strati di micaschisto e di talcoschisto. Verso ovest la cerchia rocciosa s’interrompe, per una piccola dilacerazione perpendicolare agli strati, nella quale si apre l' emissario, che si scarica nel torrente Livrio presso S. Salvatore. Il lago è, dunque, d'origine, orografico.
La parte sommersa delle sponde è pure assai poco inclinata, sicché por un largo tratto all'ingiro si scorge il fondo, il quale ora é ricoperto di ciottoli angolosi, ora di melma finissima con abbondante feltro organico.
Ha l'altitudine di 1962 m. e la superficie di 13200 m. q. Le sue acque presentano un color verde sbiadito, quale è segnato dal num. VIII della scala Forel. La temperatura interna era di 11° C., e l'esterna di 20°, alle ore 11 ant. del 26 Luglio 1893.
Sulle balze che coronano il lago crescono pochi abeti e larici, per lo più sfrondati dalle valanghe che precipitano dal versante del pizzo Meriggio. Sulla sponda ovest abbondano cespugli diRododendro ferrugineum L., diluniperus communis L. e fittissimi intrecci di Vaccinium mirtillus L.”


Il lago della Casera

Chiudendo con l'aspetto economico, annotiamo che le acque del laghetto non sono sfuggite allo sfruttamento ideorelettrico: vengono convogliate attraverso un canale di gronda al lago di Venona della Edison.
Rimettiamoci ora in cammino. Dal lago il sentierino risale i prati a monte, verso sud-est, raggiungendo in breve la strada sterrata che sale da San Salvatore e che abbiamo lasciato circa 400 metri più in basso. A monte della strada si trovano alcune baite, fra cui l'agriturismo Stella Orobica e, ultima sulla sinistra, il rifugio al Lago della Casera (m. 1966), del Gruppo degli Alpini di Albosaggia, ricavato nell'antica Baita del Tòor, a lato della Casera. Sul retro del rifugio si trova un localino sempre aperto, senza strutture per il pernottamento, ma comunque con un caminetto, una stufa ed un tavolo con sedie, utile in caso di necessità.
Una targa ci dice che si tratta del bivacco “V Alpini”, aperto dall'Associazione Nazionale Alpini Sezione Valtellinese Gruppo di Albosaggia il 21 agosto 2011 “in memoria degli Alpini di queste valli ed Alpi orobiche che hanno immolato le loro giovani vite sotto la bandiera del V Reggimento Alpini, nel nome della nostra terra italiana.” A lato del rifugio un recinto, con una bandiera italiana ed una targa su un masso.

CARTA DEL PERCORSO SULLA BASE DELLA CARTA TECNICA REGIONALE DELLA REGIONE LOMBARDIA (http://www.geoportale.regione.lombardia.it/)

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CAMPELLI-LAGO DELLA CASERA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campelli-Alpe Meriggio-Alpe delle Zocche-Rif. al Lago della Casera-Lago della Casera
3 h
850
E
SINTESI. Stacchiamoci dalla tangenziale di Sondrio all'altezza dello svincolo per la via Vanoni (l'unico sulla destra per chi proviene da Milano) e, raggiunta la via, dirigiamoci verso la località Porto di Albosaggia (alla rotonda, a destra per chi proviene da Milano), attraversando su un largo ponte il fiume Adda. Invece di proseguire sulla Pedemontana Orobica, deviamo a sinistra, per il centro di Albosaggia, e ad un bivio prendiamo a destra, ignorando le indicazioni per la Moia. Oltrepassato il poderoso muraglione che sorregge la chiesa parrocchiale di S. Caterina, ci portiamo al centro, dove si trova la piazza del Municipio. Senza salire alla piazza, proseguiamo, fino a trovare, subito dopo, l'indicazione per i Campelli (sulla sinistra). La strada sale con andamento e tornanti regolari fino ai Campelli (m. 1296), dove parcheggiamo. Dai Campelli di Sotto ci portiamo ai Campelli di Sopra (m. 1440) e ci mettiamo in cammino sulla pista sterrata che sale all'alpe Meriggio (sbarra), oppure sul sentiero che sale per più via diretta, verso sud-est e sud, tagliandola in diversi punti (troviamo la sua partenza nella parte alta dei prati che un tempo venivano usati come pista di sci). Per l'una o per l'altra via giungiamo ad una porta intorno a quota 2000, un punto, riconoscibile per un cartello di divieto di caccia, nel quale la strada passa fra il versante montuoso a sud ed un piccolo dosso a nord, cominciando a scendere leggermente in direzione sud-ovest. Proseguiamo scendendo ed entrando nell'ampio catino dell'alpe Meriggio. Seguiamo la pista con qualche saliscendi ed ignoriamo le deviazioni a sinistra, fino a raggiungere l'estremo opposto dell'alpe, appena sotto la solitaria baita Meriggio (m. 2008). Appena oltre la baita imbocchiamo una pista più stretta, con fondo in erba, che scende verso destra e taglia il dosso di Portorella, per risalire sul versante opposto. Dopo una breve discesa intercettiamo la carozzabile che da San Salvatore sale all'alpe Camp Cervé. La seguiamo in salita ignorando una deviazione a sinistra. La pista traversa verso sud-sud-ovest e superato un dosso con qualche saliscendi si affaccia al rifugio al Lago della Casera (m. 1966), che vediamo all'ingresso dell'alpe Camp Scervér. Lasciamo la pista scendendo su sentierino verso destra ed in breve siamo al lago della Casera (m. 1920).

Una seconda soluzione prevede un percorso molto più lungo, che però vale la pena di effettuare per la sua panoramicità. In questo caso si parte dall'alpeggio Campelli (m. 1316), sempre raggiungibile da Albosaggia.
Stacchiamoci, dunque, dalla tangenziale di Sondrio all'altezza dello svincolo per la via Vanoni e, raggiunta la via, dirigiamoci verso la località Porto di Albosaggia, attraversando su un largo ponte il fiume Adda. Invece di proseguire sulla Pedemontana Orobica, deviamo a sinistra, per il centro di Albosaggia, e ad un bivio prendiamo a destra, ignorando le indicazioni per la Moia. Oltrepassato il poderoso muraglione che sorregge la chiesa parrocchiale di S. Caterina, ci portiamo al centro, dove si trova la piazza del Municipio. Senza salire alla piazza, proseguiamo, fino a trovare, subito dopo, l'indicazione per i Campelli (sulla sinistra). La strada per Campelli, larga ed in buone condizioni, sale, con andamento regolare e con una carreggiata larga e comoda, fino ai 1296 metri dell'alpeggio, a 10 km dal centro, dove si trova anche un impianto di risalita dismesso.


Apri qui una panoramica dall'alpe Meriggio

Prima di incamminarci, soffermiamoci per pochi istanti ad ascoltare una storia di orsi, che ci riporta agli scenari dell’alpeggio sul finire dell’ottocento. Ce la racconta Bruno Galli Valerio, alpinista e naturalista che molto amò queste montagne: “Ed io, io continuai e li condussi sull'alpe dei Campelli, verso un'altro grande rifugio di orsi. Una sera, il Domenico aveva udito una delle sue capre gridare disperatamente. Si sentì trafiggere il cuore e non poté più rimanere nella baita. Prese una scure e andò a vedere. Un orso aveva buttato per terra una capra e la stava divorando. Il Domenico afferrò una gamba della capra e tentò di strapparla all'orso. L'orso teneva ben saldo e l'altro continuava a tirare. Al fine Martino trovò la farsa un po' troppo lunga: con un colpo di zampa, fece rotolare per terra il Domenico, la schiena squarciata, e se ne andò colla sua capra. Il Domenico porta ancora il segno della carezza dell'orso, ma da buon filosofo, dice: - Se avesse voluto, avrebbe potuto mangiarmi come ha mangiato la mia capra -. E poiché Martino non lo fece, il Domenico ha conservato un ottimo ricordo degli orsi.” (Bruno Galli Valerio, “Punte e passi”, a cura di Luisa Angelici ed Antonio Boscacci, Sondrio, 1998).


Apri qui una panoramica della pista alpe Meriggio-alpe delle Zocche

Che i boschi a monte di Albosaggia fossero praticati spesso e volentieri da orsi è testimoniato da varie notizie; pare, fra l'altro, che ai primi del Novecento l'albergo Saffratti a S. Salvatore (ora rifugio) proponesse, fra le portate di maggior pregio, il ricercato prosciutto d'orso.
Ma lasciamo gli orsi alla loro lontanaza storica (anche se, in realtà, da qualche anno sono tornati a lasciare le loro impronte in Valtellina), e torniamo al racconto dell'escursione. Parcheggiata l'automobile, proseguiamo, dunque, a piedi fino a trovare la partenza della lunga pista che sale all'alpe Meriggio (una sbarra impedisce l'accesso ai veicoli non autorizzati). A questo punto possiamo scegliere fra il più riposante, ma più lungo itinerario che segue il tracciato della strada e la più rapida ed anche ripida soluzione della mulattiera che sale nel bellissimo bosco di larici, tagliando più volte la carrozzabile.


Pista Zocche-Camp Scervér

In entrambi i casi raggiungeremo, intorno a quota 2000, un punto, riconoscibile per un cartello di divieto di caccia, nel quale la strada passa fra il versante montuoso a sud ed un piccolo dosso a nord, cominciando a scendere leggermente.
La seguiamo e, dopo qualche saliscendi, raggiungiamo l'ampio circo dell'alpe Meriggio, che stende all'ombra dell'omonimo pizzo, con la solitaria baita. La pista volge a sinistra ed inverte la sua direzione, ma noi, appena sotto la baita, imbocchiamo una pista secondaria che se ne stacca destra, con fondo in erba. La pista, con un tratto in cemento, taglia il dosso di Portorella, per risalire sul versante opposto. Dopo una breve discesa intercettiamo la carozzabile che da San Salvatore sale all'alpe Camp Cervé. La seguiamo in salita ignorando una deviazione a sinistra. La pista traversa verso sud-sud-ovest e superato un dosso con qualche saliscendi si affaccia al rifugio al Lago della Casera (m. 1966), che vediamo all'ingresso dell'alpe Camp Scervé. lasciamo la pista scendendo su sentierino verso destra ed in breve siamo al lago della Casera (m. 1920).


Panorama dal rifugio al Lago della Casera

Il rifugio, infine, può essere base di partenza per diverse escursioni:
- al rifugio Caprari (m. 2130), scendendo al bivio sopra menzionato e percorrendo una lunga traversata nella costa medio alta della valle del Livrio (lato destro idrografico), su un sentiero che segue il canale di gronda della Sondel (attenzione: bisogna attraversare qualche galleria ed in un caso occorre una torcia). La traversata comporta 380 metri di dislivello e richiede circa un'ora e mezza.
- al vicino rifugio Baita del Sciüch (vedi la descrizione dell'itinerario per raggiungere il rifugio sopra esposta).
- al pizzo Meriggio (m. 2348), con due possibili itinerari. Il primo e più breve prevede la salita al passo di Portorella, facilmente raggiungibile dal Lago delle Zocche, il quale, a sua volta, si trova poche decine di metri sopra il rifugio Baita del Sciuch. Raggiunto il passo, a quota 2123, invece di scendere sul versante opposto, cioè all'alpe Meriggio, si percorre un sentierino che segue il crinale verso sud, cioè in direzione opposta rispetto alla cima di Portorella. Il sentiero non è ben visibile e risale il versante settentrionale del pizzo, fino alla cima (m. 2348).


Apri qui una panoramica sui laghetti delle Zocche

Più tranquillo ma anche più lungo è il secondo itinerario: seguendo il tratturo sopra menzionato in direzione dell'alpe Meriggio (quindi verso est), la si attraversa interamente, raggiungendo il dosso oltre il quale la strada comincia a scendere, con diversi tornanti, verso l'alpe Campelli. In prossimità di un cartello di Divieto di caccia ci si stacca dalla strada per imboccare un sentiero che aggira ad est la punta della Piada e raggiunge la baita Meriggio (m. 2107). Dalla baita si sale facilmente alla vetta su una comoda traccia di sentiero. Questa ascensione, oltre ad essere assai facile, ha il pregio di essere estremamente panoramica, sia sul versante retico che su quello orobico. Il dislivello è di 382 metri. La prima soluzione richiede circa un'ora e mezza, la seconda circa due ore e mezza.
- al pizzo Campaggio (m. 2502). Dal rifugio si sale verso sud est, raggiungendo la sommità di un dosso dove si trova una traccia di sentiero che conduce ai piedi della cresta collocata fra i pizzi Meriggio e Campaggio. Si sale quindi sulla cresta, puntando ad una bocchetta sulla quale si trova un grande masso a forma di gerlo (campacc, in dialetto; da qui la denominazione del pizzo). Dalla bocchetta, prestando molta attenzione, si sale alla vetta, in direzione sud-ovest. Il dislivello è di 536 metri, ed il tempo necessario è di circa un'ora e mezza.

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