Questa proposta di camminata fra i comuni di Mantello e Cino costituisce un’esperienza suggestiva e godibilissima, soprattutto a primavera avanzata ed in autunno. L’impegno è modesto, la soddisfazione ampia. Punto di partenza dell’anello è Ferzonico, la frazione che si trova sul limite occidentale del territorio comunale di Mantello. La raggiungiamo procedendo sulla strada provinciale pedemontana dei Cech occidentale, verso Dubino, lasciando alle spalle Mantello, dopo una semicurva a destra ed una a sinistra. Al cartello “Ferzonico” ci troviamo alla strada secondaria che si stacca dalla provinciale sulla destra e porta al paese.
Lasciata l’automobile al primo slargo utile della strada secondaria, iniziamo la camminata, da una quota approssimativa di 210 metri. La frazione è citata già anticamente. Diverse le ipotesi in campo sull’origine del suo nome: potrebbe derivare da un nome personale latino, quale “Frisonicus”, oppure da “frassino”; è anche possibile, dato che la forma antica è “Forzone”, che sia da ricollegarsi a “fortis”, genitivo di “fors”, forte. La strada piega a destra, attraversa su un ponticello una valle minore (la valle di Ferzonico) e procede per un tratto in leggera discesa. Dopo una semicurva a sinistra, intercettiamo, ad uno stop, una strada che si stacca dalla pedemontana, e prendiamo a destra, avvicinandoci al fianco montuoso che qui mostra alcuni imponenti roccioni. Impegnando un tornante a destra, lasciamo la via Ferzonico per imboccare la via Cantone (anch’essa si riferisce al nome di una frazione di Mantello). Segue una sequenza di tornanti sx-dx, che ci porta in vista del ponticello sulla Valle Oscura (che precede quello sul torrente Pusterla, alla frazione omonima).

Non ci portiamo, però, fino al ponticello, ma lasciamo la strada asfaltata per imboccare una pista che se ne stacca sulla sinistra. Un cartello al suo imbocco avverte che si tratta di una strada non collaudata, senza parapetti. Superato un primo rudere, sulla nostra destra, giungiamo al punto in cui al cemento si sostituisce lo sterrato. Ottimo il colpo d’occhio sulla piana di Dubino, la Val Lésina ed il monte Legnone che ne incorona il vertice sud-occidentale. Se procediamo a piedi, prestiamo attenzione ad un sentierino che lascia la pista sulla destra, e seguiamolo: ci porterà ai ruderi della località Moncucco (da “cucco”, altura torreggiante, nei dialetti lombardi), affascinanti, come ogni testimonianza di un tempo morto ma non ancora interamente inghiottito dai gorghi del tempo. Procedendo diritti (ignoriamo deviazione a destra), intercettiamo di nuovo la pista sterrata ad un tornante sx (abbiamo tagliato fuori, imboccando il sentiero, un tornante dx). Continuiamo, dunque, a salire, molto gradualmente, in direzione ovest-nord-ovest. Ben presto troviamo il successivo tornante dx, passiamo sotto un rudere e raggiungiamo una piazzola alla quale la pista termina, lasciando il posto ad una mulattiera che sale verso sinistra (ovest-nord-ovest), in una selva aperta, dove l’erica e le robinie la fanno da padrone. Dopo il primo tratto, piega a destra, assumendo l’andamento nord-est (ignoriamo un sentiero meno evidente, anche se segnalato da bolli rossi, che se ne stacca sulla sinistra).  Ad un bivio, prendiamo a sinistra, seguendo la traccia più marcata, che sale, ora, verso nord, passando a sinistra di un rudere e raggiungendo un’ampia conca, sempre nel bosco, sul cui lato alto di destra vediamo un secondo rudere. I castagni cominciano a fare la loro comparsa, sempre meno timida.
Passati una decina di metri a sinistra del rudere, descriviamo un arco verso destra, poi pieghiamo di nuovo a sinistra, riprendendo l’andamento nord, con pendenza a tratti severa. Ad un nuovo bivio proseguiamo diritti, ignorando un sentiero che volge a destra, e saliamo fino a ritrovarci a sinistra di un muretto a secco che delimita un ampio prato con una baita. Si tratta dell’ampio terrazzo di prati e selve denominato Pian dell’Asino (m. 450 circa). Il sentiero volge ora a sinistra, ma quasi subito ci propone l’ennesimo bivio: la traccia principale prosegue verso sinistra, ma noi prendiamo la traccia di destra, che descrive un arco verso destra che ci fa ripassare a monte del prato sul cui limite occidentale siamo appena passati. Poi il sentiero, sempre ben marcato, raggiunto il ciglio di una valle marcata (dal sinistro nome, sulla Carta Tematica Regionale, di Valle Oscura, che segna il confine fra i comuni di Mantello e Cino), volge a sinistra e procede verso nord, in parallelo con l’andamento della valle stessa. Ben presto ci porta ad intercettare la strada asfaltata (più in alto pista sterrata) che da Cino sale all’alpe Piazza.

Prendiamo, ora, a destra, portandoci al punto in cui la strada attraversa la Valle Oscura. Entrati nel territorio del comune di Cino, procediamo, quindi, fino al largo dosso della Gorla. Più avanti la strada attraversa la Valle dei Mulini (percorsa dal torrente Pusterla), oltrepassata la quale siamo al limite occidentale di Cino. Entrando in paese, lasciamoci guidare dal campanile, e raggiungiamo il sagrato della bella chiesa di San Giorgio (m. 487), dal quale si gode di uno spettacolare panorama sulla parte terminale della piana di Valtellina e sul versante orobico da Cosio e Delebio. Sulla facciata della chiesa, il gesto di San Giorgio che trafigge il dragone rimane sospeso per sempre nell’immaginario di un trionfo senza tempo del bene sul male.
Dalla chiesa scendiamo alla strada che passa sotto il suo muraglione, e che, suparata su un ponte la Val Chignolo da ovest ad est, scende ad intercettare la strada principale da Mantello a Cino. Inizia la seconda parte dell’anello, vale a dire la discesa con ritorno a Ferzonico. La monotonia del percorso è ripagata da scorci panoramici, profumi e rustici di grande fascino. Dopo un tratto, vedremo, sulla nostra destra, una mulattiera che lascia la strada e ci permette di tagliarne fuori un bel tratto, scendendo per via più diretta. Ripresa la strada, scavalchiamo la Val Chignolo da est ad ovest. Al successivo tornante sx, troviamo una strada che si stacca dalla principale sulla destra, e scende alla località Torchi.
Scendendo lungo questa strada, torniamo, così, nel territorio di Mantello ed attraversiamo una zona estremamente caratteristica. Il suo nome ci fa capire che terrazzamenti e vitivinicoltura sono da tempi immemorabili una vocazione ed un’identità. Vengono in mente, sullo sfondo di un passato remoto, i primi frati benedettini di San Colombano che aprirono la strada al paziente lavoro di terrazzamento di cui oggi ereditiamo lo splendore. Uno splendore un po’ intristito, considerando quanto sia sempre più difficile rimanere radicati alla terra.

Scendendo fra i rustici dei Torchi, ci portiamo, infine, alla contrada Pusterla, dove la strada si biforca: prendendo a sinistra ci si ricongiunge con la strada che scende a Mantello, mentre andando a destra ci si porta al ponticello sul torrente Pusterla. Nei pressi del bivio, sulla sinistra, un bell’oratorio, al cui interno si trova un dipinto di Santa Maria Maddalena. È, questa, la zona che un tempo ospitava l’elegante dimora della nobile famiglia dei Pusterla: una leggenda racconta che Iddio volle punite i balli licenziosi che vi si tenevano, e provocò una violenta alluvione che spazzò via la dimora. Portandoci al ponticello, vediamo ancora l’edificio di una piccola centrale costruita nel 1909 per fornire di illuminazione la zona e di energia elettrica alcune industrie. Oltrepassiamo, dunque, il torrente Pusterla e la successiva Valle Oscura, tornando all’imbocco della pista in cemento che abbiamo sfruttato salendo. Ora, ovviamente, continuiamo a scendere sulla strada asfaltata che, dopo un paio di tornanti, scende al piano. Prendendo a destra, torniamo a Ferzonico ed all’automobile, dopo poco meno di un paio d’ore di cammino (il dislivello in salita  è approssimativamente

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