Panorama dai Prati di Aragno


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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
S. Giovanni di Bioggio - Prati di Aragno - Prati di Bioggio - Piazzo della Nave - Oratorio dei Sette Fratelli
4 h
1300
E
SINTESI. Saliti dalla provinciale Valeriana dei Cech a Cercino, proseguiamo nella salita verso destra, seguendo le indicazioni per San Giovanni, fino allo slargo alle spalle della chiesa di San Giovanni di Bioggio. Acquistando il pass giornaliero a Cercino possiamo proseguire in automobile sulla pista che sale ai prati di Aragno. Dopo un tornante sx sopra i prati, giungiamo ad uno slargo dove parcheggiamo, imboccando un sentierino sulla destra (presso un cippo in memoria di un giovane morto prematuamente; attenzione a non andare a destra, ma scegleiere la traccia di sinistra che nel rimo tratto non è evidentissima) che sale nel bosco fino al limite sud-orientale dei prati di Bioggio. Saliamo diritti intercettando una pista tagliafuoco; pochi metri a destra vediamo un sentiero che dopo un breve tratto diritto piega a destra sale in diagonale, passando a sinistra del recinto di una baita e portando alla fascia superiore dei prati, dove troviamo un cartello per l'Oratorio dei Sette Fratelli. Un tratturo sale con tornantini regolari, passando a destra della baita più alta, ed intercetta un sentiero che sale da destra. Procedendo a sinistra passiamo appena sopra la baita suddetta e troviamo un casello dell'acqua con l'indicazione di un bivio. Lasciamo il sentiero per la Brusada e prendiamo a destra (indicazione per l'Oratorio dei Sette Fratelli), salendo in diagonale verso dedtra alla baita isolata di quota 1445. Da qui prendiamo a sinistra, saliamo in una selva con tornantini, usciamo all'aperto ed effettuiamo un traverso prima verso dx, poi verso sx, fino a giungere al poggio del Piazzo della Nave (m. 1637). Dal poggio il sentiero riprende a salire, effettuando un traverso a destra, poi uno a sinistra che lo porta sul filo di un ampio dosso dove, con debole traccia e serrati tornantini, prosegue nella ripida salita in direzione nord, passando a sinistra di una fascia di abeti e pini, fra molti scheletri d'albero. A quota 2000 m. circa vediamo, sulla destra, il sentiero che traversa all'isolato Oratorio dei Setta Fratelli (m. 2000).


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Eremo: luogo appartato, lontano dal mondo, nel quale gli uomini che vogliono percorrere la strada della santità vivono di preghiere e rinunce, cercando nel silenzio la voce di Dio. In Valtellina c’è un luogo che sembra corrispondere, più di ogni altro, a questa definizione. Un luogo dove la solitudine ti circonda da ogni lato, e le finestre del tempo sembrano schiudersi su prospettive inattese, lasciando filtrare, come lame di luce, le atmosfere di un passato di cui si è persa la voce. È l’oratorio dei Sette Fratelli (più conosciuto fra i Cech come "Sant'Eufen", cioè Santa Eufemia). Un piccolo luogo di preghiera perso in un oceano di prati alti, appena sopra i duemila metri, ai piedi delle guglie di granito che separano la Costiera dei Cech dalla Valle dei Ratti. Un luogo misterioso, lontano dagli altri luoghi della presenza dell’uomo (il più vicino alpeggio, i prati Consiglio, se ne sta quasi 700 metri più in basso, a due ore di cammino). Cosa ci fa qui questo luogo di preghiera? Forse il suo significato è proprio legato all’idea di un ritiro dal mondo.
Salire fin qui è un’esperienza che lascia il segno. Qui lasciamo anche le parole che forse potrebbero dare corpo alla profonda emozione. Non riusciamo a portarle via. Restano qui, assorbite nel silenzio, che è più forte, qui. Vediamo, almeno, di raccontare come dirigere i nostri passi a questa dimora del silenzio.


I prati di Aragno

Punto di partenza è la chiesa di S. Giovanni di Bioggio (termine connesso con la voce dialettale “bedoia”, betulla, oppure con “Biogio”, soprannome personale), un altro luogo sacro, ma di segno diverso, una potente affermazione delle forze del bene a ridosso dell’oscuro e profondo salto del vallone di S. Giovanni. La raggiungiamo portandoci alla parte occidentale di Mello, cioè alle frazioni di Bernedo di Fuori e di Dentro. Qui parte una pista carrozzabile che, superata la cappella di S. Antonio ed il vallone di S. Giovanni, porta alle spalle della chiesa, dove possiamo lasciare l’automobile. Più comoda però è la strada asfaltata che sale fin qui da Cercino: la troviamo proseguendo oltre Cercino verso destra (indicazioni per San Giovanni).


Panorama dai Prati di Bioggio

La pista prosegue per i prati di Aragno, e possiamo salirvi in automobile previo acquisto di pass a Mello o Cercino. Se invece proseguiamo a piedi, non ci conviene seguirla, ma imboccare un sentiero, che si trova proprio alle spalle della chiesa, sul lato destro della pista, e che sale nel bosco di castagni (facciamo attenzione a non seguire la più evidente traccia che corre, verso destra, quasi pianeggiante, in direzione del solco del vallone, ma quella che sale, decisa, sul filo del dosso). Si tratta di un sentiero diritto e diretto, di quelli pensati per agevolare lo strascico del legname verso valle. Seguendolo, tagliamo per diverse volte la pista sterrata, risparmiando parecchio tempo.
Nell’ultimo tratto, però, non lo troviamo più, e dobbiamo seguire la più monotona e tranquilla pista, fino ai prati di Aragno (1146 metri), che dalla pista non si vedono (per vederli, dobbiamo lasciarla, sulla sinistra, raggiungendo il loro limite inferiore). Possiamo giungere fin qui anche con l’automobile: il fondo della pista non è buono, ma neppure pessimo. A monte delle baite, che se ne stanno nella parte alta dei prati, la pista termina in uno slargo, lasciando il posto ad un sentiero, in corrispondenza di un cippo che ricorda un giovane tragicamente morto collaborando al taglio di una pianta (dobbiamo imboccare, però, il sentiero che procede diritto, non quello che si addentra nel bosco, alla nostra destra).


I Prati di Bioggio

Dopo aver descritto una diagonale verso nord ovest, il sentiero ci fa passare dal territorio del comune di Mello (cui appartengono i prati di Aragno) a quello del comune di Traona, e conduce ai prati di Bioggio (m. 1258), ampio terrazzo estremamente panoramico, soprattutto in direzione della bassa Valtellina e dell’alto Lario. Guardando, invece, verso nord distinguiamo chiaramente il poggio che sta sulla verticale dei prati, denominato Piazzo della Nave: nella salita, passeremo di lì.
Salendo un poco, presso alcuni grandi massi disseminati nel prato, troviamo una sorpresa inattesa: invisibile da sotto, ecco una pista tagliafuoco, che proviene dalla lontana alpe Piazza, sul limite occidentale della Costiera dei Cech, sopra Cino, e prosegue ancora per un breve tratto verso est (alla nostra destra), prima di fermarsi a ridosso dei paurosi dirupi che, più in basso, precipitano nel vallone di S. Giovanni. Seguiamo la pista, verso destra (est), solo per pochi metri, finché troviamo, sulla sinistra, la partenza di un sentino che sale, in diagonale, verso destra (attenzione perché ce n'è un altro, qualche metro più a sinistra, cioè ad ovest, che sale in direzione opposta). Il sentiero passa in mezzo ad alcuni ruderi di baita e, superato un caratteristico masso levigato, porta ad una nuova fascia alta di prati, a 1348 metri, uno splendido terrazzo panoramico su buona parte della catena orobica. Fino a qualche tempo fa una simpatica bandiera gialla ci accoglieva nell’approdo a questi prati; ora non c’è più.


Il Piazzo della Nave visto dai Prati di Bioggio

Dobbiamo, ora, puntare alla baita nella parte alta dei prati (un cartello indica la direzione per l'Oratorio dei Sette Fratelli), seguendo un comodo tratturo che sale con qualche svolta, e proseguire sul sentiero che parte alle loro spalle. Cominciamo a trovare, su alcuni sassi, dei segnavia blu. Il primo è rappresentato da una freccia, sotto la quale è riportata la sigla 7 F, che sta per “Sette Fratelli”, cioè indica l'Oratorio dei Sette Fratelli, un piccolo oratorio isolato che sta a 2010 metri, a monte del Piazzo della Nave (il sentiero per il Piazzo prosegue, infatti, salendo a questo oratorio).
Passando a destra della baita più alta, intercettiamo un sentiero che sale da destra; scendendo per breve tratto a destra, incontriamo un piccolo trogolo, cioè vasca per la raccolta dell’acqua, problema essenziale in queste montagne particolarmente aride. Torniamo ora indietro e saliamo passando a monte della baita: troveremo subito una fontanella ed un casello dell'acqua, sul quale è segnalato un bivio: proseguendo diritti si traversa ai prati della Brusada, mentre prendendo a destra saliamo all'Oratorio dei Sette Fratelli. Prendiamo dunque a destra. Il sentiero inanella alcuni tornantini, e, salendo troviamo altri due trogoli, prima di un bivio segnalato, a poca distanza di una baita isolata, a monte dei prati. Su un masso la freccia blu ci indica che dobbiamo, ora piegare a destra (il sentiero che procede diritto effettua una lunga traversata fino ai prati Brusada, m. 1584, a monte di Cercino).
Una diagonale verso destra ci porta al rudere di baita quotato m. 1445, dove pieghiamo a sinistra. Sempre guidati dai segnavia e da qualche fettuccia blu sul tronco di alberi, inanelliamo alcuni tornanti in una rada selva, prima di uscire ad un terreno scoperto, occupato da rada boscaglia, effettuando prima una diagonale a destra, poi un’ultima a sinistra, che ci porta al terrazzo denominato Piazzo della Nave (m. 1637), che appartiene sempre al territorio del comune di Traona. Qui incontriamo un elemento fortemente mitico, anche se affonda le sue radici nel racconto veterotestamentario: la denominazione del luogo, infatti, si ricollega ad una leggenda, secondo la quale l'Arca di Noè sarebbe approdata, dopo la lunga navigazione nell'oceano desolato provocato dal diluvio universale, sulla terraferma proprio qui, attraccando ad un grosso masso arrotondato, ben visibile sul limite inferiore orientale del Piazzo (per vederlo, dobbiamo scendere di qualche metro, e guardare a sinistra). Forse un albero a poca distanza dal masso servì per assicurare la nave nei pressi di quello che doveva essere un grande scoglio. Forse. Quel che è certo è che l’albero si è prima rinsecchito, probabilmente colpito da un fulmine, ed ora non è più neppure lì, a vegliare presso il masso: lo hanno tagliato e lasciato a poca distanza. È altrettanto certo che questo ampio poggio, collocato approssimativamente al centro della Costiera dei Cech, ne è un po' come l'ombelico, il luogo in cui sembrano riassumersi le sue suggestioni ed il suo fascino.


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Lasciamoci prendere, dunque, dal gusto di questo fascino, immaginiamo il vegliardo Noè guardare compiaciute questa nuova terra, la terra della rinascita, immaginiamo tutte le specie animali scendere dall’arca e disperdersi fra queste montagna. Alcune per rimanervi e riprendere, dopo la pausa dell’epica navigazione, l’antichissima lotta (come la vipera e l’aquila), altre per lasciarle, alla ricerca di climi più adatti. E Noè? Il suo cuore è rimasto qui. Racconta, infatti, la leggenda che egli ami tornare, ogni anno, nelle notti di agosto, a visitare questi luoghi. Lo sanno i pastori, che in queste notti ne scorgono, per qualche istante appena, l’ombra, la quale si aggira, discreta e silenziosa, a ricercare i ricordi che rimandano al giorno in cui di nuovo tornò a baciare la terraferma. Ed i pastori amano ricordare questo, anche per tacitare i loro "colleghi" del versante orobico che fronteggia i Cech, cioè i Maroch, i quali pure vantano un Piazzo della Nave, nei boschi sopra Delebio. Immersi in questi pensieri, gustiamo per qualche attimo ancora l’ottimo panorama verso sud, che va dalle Orobie centrali all’alto Lario, prima di riprendere la salita.
Il sentiero riprende sul lato nord del terrazzo, alle spalle dei pochi pini solitari (una fettuccia su un albero aiuta ad individuare il punto), e sale quasi diritto, piegando poi leggermente a destra, fino a raggiungere un punto che vale la pena memorizzare in vista del ritorno (sopra il Piazzo della Nave, infatti, non ci sono più segnavia; ricordiamoci, scendendo, che qui dobbiamo piegare a destra): si tratta di una specie di punto di svolta, dal quale, per la prima volta, guardando in alto, a destra di una rada pineta persa nel mare d’erba, vediamo la meta, l’oratorio (poi scompare, e torneremo a vederlo solo quando saremo nei suoi pressi). Qui il sentiero piega a sinistra e, zigzagando, guadagna il filo di un largo dosso, sul cui fianco destro si stende la rada pineta, e sul quale corre anche, senza che ce ne accorgiamo, il confine fra i comuni di Traona, alla nostra sinistra, e Mello, alla nostra destra. Qualche parola sulla pineta, che, per quanto rada, è un piccolo gioiello. Si tratta di una pineta costituita da pini silvestri: il pino silvestre è un po' il signore della Costiera dei Cech, che ha colonizzato approfittando della situazione climatica particolare, che garantisce inverni assai miti.
La salita prosegue decisa, con poche serpentine, in uno scenario quasi surreale: numerosi scheletri d’albero, infatti, con i rami rinsecchiti protesi verso l’alto in modo bizzarro e quasi patetico, danno l’idea di una sorta di cimitero degli alberi, simile a quel mitico cimitero nel quale, si dice, gli elefanti si rechino a morire. L’oratorio, apparso per pochi istanti, già non si vede più. Si vede bene, invece, in alto, la cima del monte Sciesa (m. 2487), che sorveglia questo quadrante della Costiera dei Cech. Dobbiamo fiancheggiarla tutta, la pineta, fino al suo limite superiore, prima che il sentiero, raggiunti i 2010 metri, pieghi a destra, riportandoci, con un ultimo tratto in leggera salita, nel territorio del comune di Mello.


L'Oratorio dei Sette Fratelli

Eccolo, finalmente, l’oratorio dei Sette Fratelli, finalmente vicino, amico. Eccolo, dopo quasi 4 ore di cammino (il dislivello, se siamo partiti da S. Giovanni di Bioggio, è approssimativamente di 1300 metri). Eccolo, nella mistica compagnia di una grande croce lignea tridimensionale, con una campanella che ogni visitatore può far risuonare, per dar voce alla gioia che si libera, dopo tanta fatica. Purtroppo non possiamo entrare nell’oratorio, che, per impedire l’ingresso degli animali (è, questo, luogo di cui sono padrone capre errabonde ed impertinenti: fra gli ospiti dell'Arca di Noè, questi animali sono stati, senza dubbio, i più entusiasti dei luoghi cui essa è approdata), è sbarrato da assi di legno.
Nulla ci impedisce, invece, di ammirare il panorama, che, per la verità, è meno ampio di quello che si apre più in basso, perché le due costiere ad oriente e ad occidente chiudono un po' la visuale. Ad est, cioè alla nostra sinistra, osserviamo il lungo dosso che ospita, ad una quota pressoché identica a quella dell'oratorio, i Tre Cornini (chiamati anche i Tre Frati), e che chiude la visuale sulla media Valtellina. Si mostra, invece, quasi interamente la catena orobica, dalle sue propaggini orientali a metà circa della Val Lesina. Il dosso che abbiamo risalito, infine, chiude a destra la visuale, sottraendo ai nostri occhi il monte Legnone, la bassa Valtellina e l'alto Lario. Guadando verso il basso, vediamo, alla nostra sinistra, il solco che, da modesto avvallamento, si approfondisce gradualmente, man mano che scende, nell'oscuro vallone di S. Giovanni. A sinistra del vallone, vediamo tutta la bella piana di Poira, con Poira di Dentro e di Fuori. Sul fondovalle, infine, ottimo è il colpo d'occhio su Talamona e Morbegno, alle cui spalle si aprono le Valli del Bitto di Albaredo e Gerola.
Alle spalle dell'oratorio, sul crinale erboso, riusciamo a distinguere una traccia di sentiero, che scende per un buon tratto prima di scomparire alla nostra vista. Si tratta del sentiero che effettua una lunga traversata, intercettando il sentiero per l'alpe Visogno poco sopra il Pre Soccio, ad una quota, cioè di circa 1750 metri. Un sentiero, però, non segnalato, dalla traccia incerta, sconsigliabile, quindi, anche perché, se lo perdiamo, non abbiamo la possibilità di scendere a vista, dal momento che passiamo a monte dei dirupi che convergono nel vallone di S. Giovanni. All'oratorio scende (ma non lo si distingue) anche un secondo sentiero, che effettua una traversata alta (2100-2200 metri) fra gli ultimi pascoli e le formazioni rocciose della Costiera, fino al dosso a monte dei Tre Cornini. Si tratta di un sentiero altrettanto sconsigliabile, perché non segnato, incerto ed esposto.
E' tempo, però di dar voce ad una domanda, finora inespressa: perché questo nome? Chi sono i sette fratelli? L’oratorio, eretto nel 1761, è dedicato a S. Felicita, madre di sette figli, tutti martirizzati e canonizzati, quindi santi come lei, nei primi secoli dell’era cristiana. Ecco chi sono i sette fratelli: Gennaro, Felice, Filippo, Silano, Alessandro, Vitale e Marziale, martirizzati al tempo dell'Imperatore Antonino. Gennaro, dopo essere stato percosso con verghe nel carcere, fu ucciso con flagelli piombati; Felice e Filippo furono uccisi con bastoni; Silvano fu gettato in un precipizio; Alessandro, Vitale e Marziale furono puniti con sentenza capitale. Un dipinto li raffigura, insieme alla madre, sul fondo dell’oratorio.
Costei fu l'ultima ad essere uccisa, decapitata, dopo aver provato l'immenso dolore per il supplizio dei figli, ma anche la consolazione di averli visti tanto saldi nella fede da dare la vita per essa. La sua festa viene celebrata il 23 novembre, ma possiamo comunque rivolgerle una preghiera, tenendo anche presente che la devozione per questa santa è particolarmente viva fra le donne che non riescono ad avere figli e da lei implorano questa grazia.
Ma non c’è solo il riferimento alla storia della chiesa. Esiste anche un’antichissima leggenda, curiosa, un po’ enigmatica, assai meno tragica. E parla di una madre che aveva sette figli, inquieti, monelli. Una madre, intenta, in una baita dell’alta alpe, a “tarare” la polenta che stava cuocendo nel paiolo, ad un certo punto si spazientì, perché i suoi sette figli, intorno a lei, facevano troppo chiasso, non sapendo attendere tranquilli che la polenta fosse servita. Sembra che la donna sia sbottata gridando: “Via poch de bun, vün per cantùn”, cioè: “Via, poco di buono, uno per ogni angolo”, sottinteso di queste montagne. Ed in effetti i figli se ne andarono, proprio in sette angoli diversi della bassa Valtellina, tutti visibili dal luogo della dispersione, che poi divenne luogo di preghiera, l’Oratorio, da allora chiamato “dei Sette Fratelli”.
La sfuriata della madre, oltre a regalarle un po’ di pace, ebbe l’effetto di trasformare i figli indisciplinati in altrettanti eremiti devoti, che fondarono sette chiese: S. Antonio, S. Pietro in Vallate, San Giuliano sopra Dubino, S. Domenica a Delebio, S. Esfrà sull’alto versante retico sopra Mello, S. Maria in
Val Gerola e S. Giovanni di Bioggio. I sette fratelli non ebbero più modo di ritrovarsi, né di vedere la madre, ma un segno li legò sempre, un fuoco, acceso la sera, con il quale segnalavano ciascuno agli altri che erano ancora in vita. Ma venne per ciascuno il giorno della morte: e la sera di quel giorno non vide il fuoco consueto, ma una nuova stella accendersi in cielo.


Panorama dall'Oratorio dei Sette Fratelli

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
S. Giovanni di Bioggio - Prati di Aragno - Prati di Bioggio - Rifugio Prati della Brusada - Oratorio dei Sette Fratelli
4 h e 30 min.
1320
EE
SINTESI. Saliti dalla provinciale Valeriana dei Cech a Cercino, proseguiamo nella salita verso destra, seguendo le indicazioni per San Giovanni, fino allo slargo alle spalle della chiesa di San Giovanni di Bioggio. Acquistando il pass giornaliero a Cercino possiamo proseguire in automobile sulla pista che sale ai prati di Aragno. Dopo un tornante sx sopra i prati, giungiamo ad uno slargo dove parcheggiamo, imboccando un sentierino sulla destra (presso un cippo in memoria di un giovane morto prematuamente; attenzione a non andare a destra, ma scegleiere la traccia di sinistra che nel rimo tratto non è evidentissima) che sale nel bosco fino al limite sud-orientale dei prati di Bioggio. Saliamo diritti intercettando una pista tagliafuoco; pochi metri a destra vediamo un sentiero che dopo un breve tratto diritto piega a destra sale in diagonale, passando a sinistra del recinto di una baita e portando alla fascia superiore dei prati, dove troviamo un cartello per l'Oratorio dei Sette Fratelli. Un tratturo sale con tornantini regolari, passando a destra della baita più alta, ed intercetta un sentiero che sale da destra. Procedendo a sinistra passiamo appena sopra la baita suddetta e troviamo un casello dell'acqua con l'indicazione di un bivio. Ignoriamo il sentiero per L'Oratorio dei Sette Fratelli alla nostra destra e proseguiamo diritti (indicazioni per il rifugio Brusada). Il sentiero taglia il versante di boschi verso ovest.nord-ovest, passando per un cirpo franoso ed un vallone con tratto un po' esposto. Ad un bivio prendiamo a destra ed usciamo dal bosco al rifugio Consorzio Prati della Brusada (m. 1584). Non proseguiamo diritti, ma saliamo nel bosco fino ad una seconda baita con bandiera italiana. Alle sue spalle riprendiamo a salire in pineta, verso nord. La traccia si fa più marcata e visibile, e, piegando leggermente a destra, raggiunge, a quota 1780 circa, una fascia di massi, proseguendo sul suo limite sinistro (attenzione, qui, a non perderla proseguendo a salire diritti; anche in questo caso, però, si può salire a vista, in direzione del limite del bosco, che già si intravede). Ad una quota approssimativa di 1830 metri raggiungiamo il limite superiore destro della pineta. Ora dobbiamo traversare la Cunvula, su debole traccia di sentiero, portandoci sul versante opposto ad un ripiano, attraversato il quale siamo ad una fascia di pini. Qui intercettiamo il sentiero che sale da destra; lo seguiamo salendo fino a quota 2000, dove vediamo la traccia che piega a destra e porta all'Oratorio dei Sette Fratelli (m. 2010). Scendiamo infine per via più diretta sul sentiero intercettato, che procede sul largo dosso, poi piega a sinistra con molti tornantini, ed infine piega ancora a destra e scende al Piazzo della Nave. Qui riparte sl lato di sinistra, scende per buon tratto per poi piegare a destra, entrare in una selva e tornare al bivio del casello dell'acqua, alla parte alta del Prati di Bioggio.

Per completezza di relazione non si può non illustrare un secondo itinerario che consente di raggiungere l’Oratorio, partendo dai prati della Brüsada, alpeggio che si trova, in una fascia compresa fra i 1500 ed i 1580 metri, nel territorio del comune di Cercino. Lo si raggiunge salendo per un sentiero la cui partenza è segnalata a monte della pista tagliafuoco della costiera occidentale, nel tratto compreso fra i prati di Bioggio (sopra Traona) ed i prati Nestrelli (sopra Cino).
Saliamo alla baita più alta, di destra, dei prati, quotata m. 1584 (la distinguiamo anche per la bandiera italiana): da essa parte, sulla destra, il sentiero che, procedendo in direzione nord-est, attraversa la valle di Siro e si porta sul suo versante opposto. Qui troviamo, ben presto, un sentiero che si stacca, sulla sinistra, da quello che stiamo percorrendo, con una duplice segnalazione: Cunvula (1 ora) e Barac(h)ia di Partigiana (1 ora). Imbocchiamo questo nuovo sentiero che sale ad una baita, anch’essa con la bandiera italiana, a quota 1600 (si tratta del nuovo rifugio Consorzio Prati della Brusada). Nel prato sotto la baita vediamo un sentiero che prende a sinistra ed entra nel bosco, ma non è quello che ci interessa.
Dobbiamo cercare, invece, il sentiero che parte alle spalle della baita e comincia a salire, diritto, sul largo dosso boscoso a monte (direzione nord), nella splendida cornice di una delle pinete che si sono salvate dai disastrosi incendi che, nel 1948, 1952 e 1965, hanno martoriato la parte occidentale della costiera. Nella salita, passiamo a sinistra di una radura, ed incontriamo anche qualche scheletro d’albero che non è scampato al fuoco. Ma lo scenario è davvero bello: il bosco, aperto e luminoso, ha qualcosa di fiabesco. Superata una baita più alta, la traccia si fa più marcata e visibile, e raggiunge, a quota 1780 circa, una fascia di massi, proseguendo sul suo limite sinistro (attenzione, qui, a non perderla proseguendo diritti; anche in questo caso, però, si può salire a vista, in direzione del limite del bosco, che già si intravede).
Ad una quota approssimativa di 1830 metri raggiungiamo il limite superiore destro della pineta. Alla nostra destra vediamo il solco dell’alta val Cespedello: ora dobbiamo attraversarlo e portarci sull’erboso versante opposto. Procediamo, quindi, in terreno aperto. Il bel sentiero marcato ci abbandona, e dobbiamo cercare la debole traccia che descrive una diagonale, in leggera salita, verso il centro del vallone, che ci appare, nel suo insieme, come una sorta di deserto verde, punteggiato, qua e là, da qualche rado scheletro d’albero. Raggiungiamo il centro a quota 1860 (se non troviamo la traccia, possiamo procedere anche a vista: la pendenza del versante non è eccessiva, ma attenzione all’erba, scivolosa) e proseguiamo la leggera salita sul versante opposto, fino ad approdare, superata una porta costituita da due pini, ad una sorta di riposante pianetta-corridoio, molto bella, dove la pendenza si fa più modesta; lo percorriamo, quindi, in direzione est, con andamento pianeggiante.
La breve traversata si conclude in prossimità di una nuova pineta, sul cui limite intercettiamo un sentierino che sale da destra. Si tratta del sentierino, sopra descritto, che proviene dal Piazzo della Nave: percorrendolo, verso sinistra, in salita raggiungiamo, dopo circa un quarto d’ora, l’Oratorio dei Sette Fratelli (calcoliamo, dai prati della Brüsada, un’ora ed un quarto circa di cammino, per superare un dislivello approssimativo di 430 metri).

Ovviamente i due percorsi possono essere combinati in un elegante anello dei Sette Fratelli (ed in tal caso conviene utilizzare quello che passa dal rifugio Brusada per la salita e quello che passa per il Piazzo della Nale per la discesa).


Panorama dal sentiero sopra i Prati Brusada

Per concludere con una nota storica, cediamo la parola a Don Domenico Sondini, che, nel bel libro “Storie di Traona Terra Buona – II” (Sondrio, 2004), così racconta dell’edificazione ed intitolazione dell’oratorio: “Quando i costruttori dell'Oratorio arrivarono al tetto e assestarono la colmegna incidendovi l'anno 1761, - come sull'architrave della porta d'ingresso - secondo le tradizioni, festeggiarono l'evento sapendo già che il tempio sarebbe stato dedicato ai Santi Martiri di Roma.
I Martirologi, i cataloghi dei nomi di coloro che avevano testimoniato fino alla morte la fedeltà a Cristo, enumeravano un grandissimo numero di "martiri romani"; a quali di questi dedicare il nuovo Oratorio? I promotori della nuova chiesa reclamavano una festa nel mese di luglio, nella stagione in cui i Romani, oriundi della Costéra, lasciavano i miasmi e la calura di Roma e risalivano ai paesi d'origine per incontrare i parenti e per godere un periodo di vacanza.
Luglio poi era il mese nel pieno della stagione degli alpeggi, il mese della "pesa" del latte, operazione che richiamava una grande affluenza di allevatori, nella prima quindicina.
Il curato di Mello presentò varie alternative: "Il mese è ricco di memorie di Famiglie intere di martiri; 10 luglio: i Sette Fratelli figlioli di santa Felicita: Gennaro, Felice, Filippo, Silvano, Alessandro, Vitale, Marziale.
18 luglio: Sette Fratelli figlioli di santa Sinforosa: Crescenzio, Giuliano, Nemesio, Primitivo, Giustino, Stratteo, Eugenio.
Il 27 luglio il calendario segna la memoria dei Sette Fratelli Dormienti: Massimiano, Maico, Martiniano, Dionisio, Giovanni, Serapione, Costantino.
Tre date, tre famiglie numerose, tre famiglie di Santi Martiri che ricalcarono le orme dei Sette Fratelli Maccabei della Sacra Scrittura: che volete di più?
A meno che preferiate una famiglia ancora più numerosa: i Santi Dodici Fratelli, figli di san Marcello: Claudio, Luperzio, Vittorio, Facondo, Primitivo, Emeterio, Gianuario, Marziale, Servando, Germano; la festa è il ...".
"Basta, basta, la data migliore è il 10 luglio... e i Santi che preferiamo sono i Sette Fratelli Figli di Santa Felicita, il maggiore dei quali è san Gennaro". Così vollero i promotori ed il prevosto di Mello (il titolo di prevosto era stato concesso 4 anni prima, nel 1757) si adeguò alla volontà dei suoi parrocchiani senza entrare in disquisizioni critiche.
Anche al prevosto garbava la data: oltre tutto, la prima quindicina di luglio era il tempo di maggior produzione di latte. Non per nulla i proprietari "pesavano' il latte in quel giorno, alla quota di m, 2048, "la còrt da pisa": più era il latte e maggiore il compenso che i caricatori d'alpe dovevano corrispondere.

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CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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