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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Poira di Civo - Alpe Visogno - Tre Cornini
2 h e 30 min
950
E
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendiamo a sinistra, superando un cavalcavia ed una rotonda e raggiungendo il ponte sull'Adda, oltre il quale prendiamo a destra e, dopo breve salita, ci immettiamo nella strada provinciale che sale a Dazio, procedendo a sinistra. Dopo un tornante dx, un lungo traverso ci porta a Dazio. Qui seguiamo la strada che volge a sinistra e sale a Serone, dove, presso la chiesa, prendiamo a destra (indicazioni per Naguarido e Caspano), salendo su una strada che passa per Naguarido e Chempo. Prestiamo attenzione alla deviazione a sinistra per Roncaglia e Poira, e la imbocchiamo. Oltrepassata Roncaglia, siamo alla conca di Poira e ci portiamo al termine della strada, dove parcheggiamo presso la chiesetta di S. Margherita (m. 1077). Ci incamminiamo tornando sulla strada per pochi metri e prendendo a destra (segnalazione del sentiero per i Tre Cornini ed il bivacco Bottani Cornaggia), seguendo una stradina che ci porta nella pineta, dove diventa largo sentiero che sale per un buon tratto diritto, per poi svoltare a destra ed inanellare una lunga serie di tornantini verso nord-est. Intercettata una pista tagliafuoco, riprende sul lato opposto, proponendo nuovi tornanti, fino al punto segnalato in cui volge a sinistra ed effettua un traverso verso ovest-sud-ovest, al termine del quale volge a destra e si porta al limite sud-occidentale dei prati del Pra' Sücc' (m. 1647). Il sentiero riprende alle spalle della baita più vicina e sale alle baite della parte alta dei prati. Qui, ignorata una deviazione a sinistra, proseguiamo (segnalazione) sul sentiero dei Tre Cornini, salendo verso destra (nord). Superato un piccolo corso d'acqua, il sentiero porta ad un ripiano-radura, oltre il quale sale ad un'ampia conca di sfasciumi, che viene tagliata verso sinistra. Con diversi tornantini saliamo sul dorso di un dosso che ci introduce all'alpe Visogno (m. 2003). Al cartello della Comuntà Montana di Morbegno lasciamo il sentiero per il bivacco Bottani-Cornaggia e prendiamo a sinistra. C’è qualche rado segnavia che ci aiuta. Alla nostra sinistra si apre un avvallamento, e possiamo osservare tre piccoli pini solitari. Passiamo a monte del primo e del secondo e, scendendo gradualmente in diagonale, ci portiamo al terzo, che si appoggia ad un grande masso sul quale si individua uno sbiadito segnavia. Appena oltre il masso, siamo nel cuore dell’avvallamento (un nuovo segnavia sbiadito è posto, qui, su un masso), e passiamo sul suo lato opposto, salendo per un breve tratto, fino ad una fascia di massi che superiamo con un po’ di cautela. Ci portiamo, così, a ridosso del fianco del crinale, ricoperto di massi e macereti. Sulla nostra verticale, i Tre Cornini. Seguendo i pochi segnavia, individuiamo la traccia di un sentierino che lo risale, zig-zagando, e ci porta a ridosso dei tre grandi gendarmi di granito (m. 2021).


Panorama dal dosso dei Tre Cornini (clicca qui per aprire)

I Tre Cornini (chiamati anche "tri frà" o "tri prèvet", cioè Tre Frati o Tre Preti) sono una delle più singolari e suggestive mete escursionistiche non solo nella Costiera dei Cech, ma nell'intera bassa Valtellina. Si tratta di tre conglomerati di massi erratici di granito, posti su un lungo dosso, quasi sospesi, a guardia del versante montuoso sottostante. Da loro prende il nome il sentiero n. 23, che da Poira di Civo sale a Pre Soccio ed all'alpe Visogno. Da qui ai cornini il passo è breve. Ma andiamo con ordine.


Apri qui una fotomappa degli alti bacini di Visogno e Toate


Apri qui una fotomappa della Costiera dei Cech

Lasciata l’automobile nel piazzale della chiesetta di Poira di Civo (m. 1077), mettiamoci, dunque, in cammino, seguendo le indicazioni relative al Sentiero dei Tre Cornini, identificato dal numero 23 (attenzione a non imbocccare la vicina pista, più a destra - itinerario 22 - che sale a Ledino ed all'alpe Pesc). Il punto di partenza è indicato da due cartelli della Comunità Montana Valtellina di Morbegno, che indicano il Pre Soccio (italianizzazione del Pre Sücc) ed il bivacco Bottani Cornaggia. Iniziamo, così, a percorrere per un breve tratto una pista fra alcune case di villeggiatura, e troviamo, alla nostra sinistra, anche il vecchio cartello del Sentiero dei Tre Cornini, che dà il Pra’ Succ ad un’ora, il bivacco Bottani Cornaggia a 3 ore, la croce GAM ed il passo di Vesogno a 4 ore. Poco più avanti alcuni cartelli della Comunità Montana Valtellina di Morbegno indicano il Pre Soccio, il bivacco Bottani Cornaggia, l’Oratorio dei Sette Fratelli ed i Tre Cornini.
Nel primo tratto il sentiero, largo, come una mulattiera, procede quasi diritto, in direzione del monte, ma con pendenza mite. Poi, ad un cartello che ci ricorda come la pulizia del sentiero sia nelle nostre mani, piega a sinistra e, con traccia più stretta, ma sempre molto bella e riposante (il fondo è davvero buono), risale, con molti tornanti, il versante boscoso sul lato occidentale del vallone che si apre, più in basso, fra Poira e Roncaglia di Sopra. I segnavia rosso-bianco-rossi sono pochi, ma non c’è pericolo di perdersi. A quota 1450 circa il sentiero è interrotto, per pochi metri, dalla nuova pista tagliafuoco che proviene da Poira di Mello e si dirige a Funtanin, in comune di Civo.
Scavalcata la pista, riprendiamo la salita, sempre all’ombra di un bel bosco, fra betulle e pini. Ignorata una deviazione a destra (il cartello “Sentiero per acqua” segnala la partenza di un sentiero secondario, che conduce anch’esso a Pre Sücc, ma al suo limite orientale, e passa per una sorgente alla quale si può sperare di trovare acqua, ovviando ad un problema assai frequente nella Costiera dei Cech), prendiamo a sinistra ed affrontiamo un lungo tratto all’aperto, in direzione ovest. In questo tratto il sentiero viene raggiunto, sulla sinistra, da quello, non segnalato, che sale a Pre Sücc partendo da Poira di Mello, e precisamente nei pressi della chiesetta di S. Margherita.
Proseguiamo sul nostro sentiero fino ad una svolta a destra: due rapidi tornantini ci portano sul limite inferiore di sinistra (ovest) dell’alpe Pre Sücc (m. 1650). Qui una nuova serie di cartelli segnala che il sentiero per i Tre Cornini, il bivacco Bottani Cornaggia e l’Oratorio dei Sette Fratelli non prosegue tagliando direttamente i prati, ma piegando per un breve tratto a sinistra e risalendo il loro limite occidentale. La traccia, per la verità, è poco evidente, per cui ci si può affidare ad una seconda traccia che parte dal gruppo di baite più basso, che incontriamo uscendo dal bosco, e sale verso sinistra. In ogni caso non possiamo sbagliare: dobbiamo salire alle baite più alte sulla sinistra del prati. Nella salita, abbastanza ripida, possiamo concederci almeno una sosta per ammirare il panorama, già da qui ottimo, sulla media Valtellina e l’intera catena orobica. Una curiosità: l’alpe è tagliata dal confine fra i comuni di Civo (a destra) e Mello (a sinistra). Le baite della parte bassa appartengono al primo, quelle della parte alta al secondo.
Nella parte alta dei prati, sulla sinistra, dunque, si trovano tre baite strette l’una all’altra, in un’antichissima comunanza così frequente per ovviare all’asprezza della montagna: lì troviamo la traccia di sentiero, che prende a destra, e poi svolta a sinistra, portandoci ad un vecchio cartello della Comunità Montana Valtellina di Morbegno che dà i Tre Cornini ad un’ora di cammino ed il bivacco Bottani Cornaggia ad un’ora e tre quarti. Superata, quindi, l’ultima e più alta baita (m. 1727), incontriamo, ad un bivio, i nuovi cartelli della Comunità Montana (che, a differenza dei vecchi, non danno indicazioni sui tempi): prendendo a sinistra si va all’Oratorio dei Sette Fratelli, mentre proseguendo a destra si va ai Tre Cornini ed al bivacco Bottani Cornaggia. Il sentiero prosegue, dunque, verso destra (nord-nord-est), superando anche un modesto corso d’acqua. Lo scenario è, qui, piuttosto mesto: attraversiamo una sorta di cimitero di alberi, quel che resta dopo un incendio che ha sfregiato una pineta che doveva essere davvero molto bella. Oltrepassato il corso d’acqua, prestiamo un po’ di attenzione, perché il sentiero principale prosegue sulla nostra sinistra, mentre a destra è raggiunto da una traccia secondaria (che rischiamo di scambiare per quella principale).
Dopo qualche tornante fra scheletri d’albero ed alberi ancora vivi e…vegeti, approdiamo, infine, ad una splendida radura, a 1850 metri di quota. La sosta ci consente di ammirare un bel panorama sulla media Valtellina e sulle Orobie centro-orientali; salendo ancora, però, avremo modo di goderne di migliori. Memorizziamo il punto di uscita nella radura, per non perdere tempo a cercare il sentiero quando torneremo, e proseguiamo, verso destra (indicazione su un masso), entrando in una piccola selva che ci permette di aggirare, da destra, appunto, una faticosa fascia di massi. Il sentiero piega, quindi, a sinistra, esce dalla selva e taglia in diagonale, verso sinistra, massi e pascoli. Ci troviamo nel cuore di un ampio vallone che scende dal ramo orientale dell’alpe Visogno.
Il sentiero, con qualche tornante, guadagna quota risalendo il fianco sinistro di questo vallone; seguendolo, tagliamo un ampio dosso, finché, improvviso ed emozionante, si apre di fronte ai nostri occhio lo splendido scenario dell’alpe Visogno, delimitato, a sinistra, dal lungo crinale sul cui limite inferiore sono riconoscibili i suoi guardiani di granito, i Tre Cornini. In alto, a nord, quasi sulla verticale del baitone dell’alpe, la cima di Malvedello, elevazione poco pronunciata sulla severa e gotica costiera di granito che separa la Costiera dei Cech dalla Valle dei Ratti. Guardando, invece, a destra, cioè a nord-est, distinguiamo, su una elevazione della costiera che separa l’alpe Visogno dalla Val Toate, la Croce di Roncaglia, o Ledino (m. 2093). Se, infine, guardiamo alle nostre spalle, a sud, ottimo è lo scenario orobico, che propone, in primo piano, le Valli del Bitto di Albaredo e di Gerola.
Comunque, sappiamo di dover raggiungere il crinale dei Tre Cornini. Potremmo farlo sfruttando i due sentieri che salgono dall’alpe e che sono visibili ad occhio nudo. Essi portano, però, a punti posti a monte dei Cornini. Se non vogliamo perdere l’occasione di un incontro ravvicinato con questi enigmatici guardiani del versante orientale dei Cech, procediamo così. Portiamoci alla pozza d’acqua nei pressi dei cartelli della Comunità Montana di Morbegno, che danno il bivacco Bottani Cornaggia ad un’ora ed i Tre Cornini, causa danneggiamento del cartello, ad un tempo imprecisato. Lasciamo, ora, il sentiero per il bivacco, che si porta al baitone dell’alpe ed alla splendida successiva piana, e prendiamo a sinistra. C’è qualche rado segnavia che ci aiuta. Regoliamoci così. Alla nostra sinistra si apre un avvallamento, e possiamo osservare tre piccoli pini solitari. Passiamo a monte del primo e del secondo e, scendendo gradualmente in diagonale, ci portiamo al terzo, che si appoggia ad un grande masso sul quale si individua uno sbiadito segnavia. Appena oltre il masso, siamo nel cuore dell’avvallamento (un nuovo segnavia sbiadito è posto, qui, su un masso), e passiamo sul suo lato opposto, salendo per un breve tratto, fino ad una fascia di massi che superiamo con un po’ di cautela.


Panorama dal dosso dei Tre Cornici (clicca qui per aprire)

Ci portiamo, così, a ridosso del fianco del crinale, ricoperto di massi e macereti. Sulla nostra verticale, i Tre Cornini. Seguendo i pochi segnavia, individuiamo la traccia di un sentierino che lo risale, zig-zagando, e ci porta a ridosso dei tre grandi gendarmi di granito (m. 2021). Non si tratta, come sembra da una certa distanza, di massi monolitici, ma di aggregati di massi, rivolti ad est, sud e nord e posti proprio nel punto in cui il crinale, con un brusco cambio di pendenza, scende ripido ai boschi sottostanti, a monte dei Prati Ovest. Li abbiamo raggiunti in circa due ore e mezza di cammino, necessarie per superare un dislivello approssimativo, in altezza, di 950 metri.
Questo luogo ha qualcosa di mitico, sembra richiamare un tempo lontanissimo nel quale giganti, titani o altri esseri di ciclopiche dimensioni si sono scontrati in epiche battaglie. L'atmosfera rimanda ad un denso mistero: i Tre Cornini sembrano vegliare, o forse incombere sulla bassa Valtellina, come un segno arcano che è difficile decifrare. Una leggenda, però, ci aiuta a comprendere.
I Tre Cornini sono chiamati anche Tre Frati, a ricordo di una vicenda che risale all'alto Medio-Evo. Si racconta che, nel VI secolo d.C., il grande monaco irlandese Colombano (il futuro S. Colombano), nelle sue peregrinazioni per l'Europa, pose, per qualche tempo, la sua dimora in una grotta dei monti sopra Traona, invitato dalla regina longobarda Teodolinda, che, di tanto in tanto, soggiornava nel castello di Domofole. Colombano accettò l'invito, venne in valtellina ed anche qui visse ritirato, in una grotta, conservando il suo stile fatto di silenzio, rinunce e e preghiere. La fama della sua santità si diffuse ben presto fra le genti locali. Lo seguivano tre monaci, desiderosi di imitarne lo stile di santità. Ma probabilmente ciò che più desideravano era la fama della santità, più che quella estrema semplificazione ed assimilazione a Dio che ne è l'essenza, per cui finirono per credere che essa fosse legata ad un qualche segreto.
Vollero, quindi, spiare il santo, per carpirgli quel segreto, e si appostarono sulla soglia del lungo dosso che si affaccia appunto al versante montuoso di Traona e Mello. Gettarono, dunque, lo sguardo a valle, e fu, questa, l'ultima cosa che fecero nella loro vicenda terrena: folgorante e terribile, piombò dal cielo la punizione divina per la loro curiosità ed arroganza. I loro corpi furono tramutati in torrioni di pietra; quel che accadde alle loro anima, solo Dio lo sa.
Superbi furono, dunque, i monaci (trasformati, nell'immaginario popolare, in frati). Superbo è anche il panorama che si apre da qui, e che spazia dal gruppo dell’Adamello, lontano, sul fondo, alla nostra sinistra, al monte Legnone ed all’alto Lario, alla nostra destra. Alle nostre spalle, cioè verso nord, il lungo crinale prosegue (ed è facilmante percorribile, su traccia di sentiero), fino a morire contro il versante che scende, ripido, dalla cima quotata 2585 (dove è collocata la croce G.A.M., che però è troppo piccola per essere vista). A destra di questa poco pronunciata cima, si distingue la cima di Malvedello (m. 2640), che veglia sull'alpe Visogno. Dai Cornini, fra l'altro, è assai suggestivo anche il colpo d'occhio sull'alpe, e sulla sua splendida piana che, in autunno, assume una suggestiva coloritura rossastra.


Panorama dal crinale dei Tre Cornini (clicca qui per aprire)

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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