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Alpe e Corna Mara

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Alpe Mara-Rifugio Gugiatti Sertorelli-Crinale-Corna Mara
3 h e 30 min
1060
E
SINTESI. Saliamo da Sondrio a Montagna in Valtellina ed appena sopra la chiesa di San Giogrio ad un bivio andiamo a destra, seguendo le indicazini per l'alpe Mara e proseguendo sulla carozzabile che, con fondo un po' sconnesso nell'ultimo tratto, porta, dopo molti tornanti e brevissima discesa, al parcheggio dell'alpe Mara o di Arcino (m. 1748). Torniamo indietro per breve tratto, al punto in cui termina la salita della pista, per salire su un largo sentiero che se ne stacca, sulla sinistra, in corrispondenza di un singolare fusto di larice, incenerito. Il sentiero, segnalato da radi segnavia bianco-rossi e rosso-bianco-rossi, corre per un tratto verso sinistra, poi volge a destra, salendo parallelo, ma più alto rispetto alla pista che abbiamo lasciato, poi piega di nuovo a sinistra, attraversa una brevissima macchia di larici e, con un’ultima svolta a destra, raggiunge la solitaria casera di Mara (m. 1951). Pochi metri sopra intercettiamo la carozzabile che da Arcino sale fino al rifugio Gugiatti-Sertorelli, e la seguiamo per un brevissimo tratto: sulla verticale della casera, infatti, vediamo, a sinistra della carozzabile, la ripartenza della vecchia gippabile, che per un tratto corre parallela alla carozzabile, poi volge a sinistra e sale verso una fascia di larici, oltre la quale, dopo una svolta a destra, intercettiamo per la seconda volta la carozzabile Arcino-rifugio Gugiatti-Sertorelli, che ora seguiamo nel traverso verso ovest che ci porta al rifugio Gugiatti-Sertorelli. Se torniamo indietro per un breve tratto sulla strada che porta al rifugio, troviamo una fontana: incamminiamoci, su traccia di sentiero che parte nei suoi pressi, verso l'alpe della Piana dei Cavalli, dove si trovano i ruderi di alcune baite (m. 2180). Senza allontanarci troppo dal crinale di sinistra, giungiamo ben presto in vista di un'ampia e comoda sella, che vediamo alla nostra sinistra, ed alla quale sale, con qualche tornante, un evidente sentiero. Raggiunta la panoramica sella, a quota 2289. Seguiamo ora la traccia di sentiero che segue salendo il crinale, verso nord-nord-est. Dopo aver attraversato un breve corridoio, un'ampia e nascosta conca di sfasciumi. Seguiamo alcuni segnali che ci portano, con qualche saliscendi, ad attraversare la ganda in corrispondenza del suo limite occidentale (sinistra), poi percorriamone il limite settentrionale verso destra, sulle prime balze del pendio erboso, fino a giungere ai piedi di un evidente canalone che scende dal crinale posto appena ad ovest (sinistra) della cima. La salita del canalone non presenta particolari difficoltà, ma bisogna prestare attenzione, perché il terreno, a causa di terriccio e sassi mobili, è spesso instabile. Superate con un canalino a sinistra le ultime roccette, ci ritroviamo in cima al canalone, poco sotto il crinale. Prendendo a destra superiamo alcuni blocchi, e siamo alla croce della Corna Mara (m. 2807).


Apri qui una fotomappa del versante a monte di Montagna in Valtellina

I draghi, da tempo immemorabile hanno lasciato i cieli delle valli alpine. Dove si nascondono? Ormai solo i nomi, forse, ne custodiscono le ultime labili tracce, se è vero quel che ipotizza Remo Bracchi, quando scrive, a proposito dell'alpe Mara, a monte di Montagna in Valtellina, che il toponimo "nasconde forse la raffigurazione di un drago primordiale" (da "Inventario dei Topinimi Valtellinesi e Valchiavennaschi - Montagna"): esso deriverebbe, infatti, dalla radice prelatina "mara", che ha generato nomi di diversi insetti con caratteristiche demoniache, e che si trova anche in voci europee che significano "incubo" ("nightmare", in inglese, "cauchmare", in francese, "mara" nell'alto tedesco).
Se così è, allora la Corna Mara (o Corno di Mara - còrna màra -), la cima che, con i suoi 2807 metri, sovrasta l'alpe, non sarebbe altro che il gigantesco residuo fossile di un antichissimo drago di dimensioni colossali. O forse è il corno di un drago enorme che dorme il suo secolare sonno nelle viscere della terra. E' suggestivo pensarlo, tanto quanto è suggestiva la forma del monte, che presenta, visto dall'alpe, due singolati corni secondari a destra della sua cima. Del resto, sarà un caso che la chiesa parrocchiale di Montagna, eretta a debita distanza dalle presunte spoglie del drago, sia stata dedicata a quel San Giorgio la cui immagine è per sempre legata alla battaglia vittoriosa proprio con un drago, simbolo del male?
L'ascensione a questo misterioso monte non presenta eccessive difficoltà, anche se richiede esperienza escursionistica, per cui può essere un'interessante occasione per conoscere una cima che ha almeno due pregi, quello di far parte della storia delle prime ascensioni in Valtellina (era un classico, per i sondriesi almeno, fra Ottocento e Novecento) e quello di raggiungere un osservatorio estremamente panoramico sulle cime di Valmalenco e sulla catena orobica.
Ecco come la descrive la Guida alla Valtellina edita nel 1884 dal CAI di Sondrio: "Da Montagna si sale a S. Maria (m. 890) e per la ripida valle del Davaglione alle baite di Mara (m. 2150) a circa cinque ore da Sondrio. Di là è possibile per la ripida pendice ascendere direttamente allo sperone che è a mezzodì della Corna. Ma chi vuol avere più facile cammino prosegua a nord est fino alla bocchetta che mette alla Val Rogna, e quindi per questa valle, prima superando un lungo gandone poi un'erta china, si porti alla bocchetta che è a sud della vetta. Di là, per la cresta, la ascesa è facilissima. Dalle baite di Mara alla cima occorrono circa tre ore. La Corna Mara, sebbene sia la più bassa cima del gruppo che ha il suo punto culminante nel pizzo Painale, tuttavia, per la favorevolissima posizione in cui si trova, ha panorama superbo, che vince d'assai quello delle vette vicine, la Corna Nera e la Brutana." Infatti sulla sua vetta convergono valle del Davaglione, valle della Rogna e Val di Togno. Anche per questo essa fu scelta dal CAI valtellinese per inaugurare l'anno alpinistico del 1897.
Il punto di appoggio per la salita che segue la prima delle due soluzioni sopra delineate è il rifugio Gugiatti-Sertorelli, ma, se necessario, possiamo limitare il tempo necessario ad una giornata, salendo con l'automobile fino ai 1749 metri dell'Alpe Mara o Arcino (che si raggiunge da Montagna in Valtellina, seguendo le indicazioni, con una strada che, nell'ultimo tratto, diventa sterrata).
Dall'alpe saliamo facilmente, seguendo un comodo tratturo, al rifugio Gugiatti-Sertorelli, ben visibile, verso nord-ovest, nella sua solare solitudine, a 2137 metri, a sinistra della Piana dei Cavalli. Se torniamo indietro per un breve tratto sulla strada che porta al rifugio, troviamo una fontana: incamminiamoci, su traccia di sentiero che parte nei suoi pressi, verso l'alpe della Piana dei Cavalli, dove si trovano i ruderi di alcune baite (m. 2180). Senza allontanarci troppo dal crinale di sinistra, giungiamo ben presto in vista di un'ampia e comoda sella, che vediamo alla nostra sinistra, ed alla quale sale, con qualche tornante, un evidente sentiero. Raggiunta la panoramica sella, a quota 2289, fermiamoci per ammirare il panorama che, verso ovest, è già imponente: il monte Disgrazia, in particolare, si mostra, oltre il fianco occidentale della Val di Togno, in una prospettiva insolita ed affilata. Lo sguardo raggiunge, verso ovest, anche buona parte della bassa Valtellina.


Panorama occidentale dalla Corna Mara

Siamo sul largo crinale che separa la Val di Togno dalla Valtellina e cominciamo a salire, seguendo un sentiero abbastanza evidente. Poi la traccia si fa via via sempre meno marcata, soprattutto dopo un grande ometto, ma non si può sbagliare: basta proseguire lungo il crinale, fino a raggiungere, dopo aver attraversato un breve corridoio, un'ampia e nascosta conca, che si apre, inattesa, davanti ai nostri occhi.
La conca è occupata da massi di dimensioni medio-grandi ed è collocata a circa 2550 metri di quota. Mentre anche d'inverno la salita avviene spesso su un terreno sgombro dalla neve, data la sua esposizione a sud, qui probabilmente ne troveremo. A questo punto seguiamo alcuni segnali che ci portano, con qualche saliscendi, ad attraversare la ganda in corrispondenza del suo limite occidentale (sinistra), poi percorriamone il limite settentrionale verso destra, sulle prime balze del pendio erboso, fino a giungere ai piedi di un evidente canalone che scende dal crinale posto appena ad ovest (sinistra) della cima.
La salita del canalone non presenta particolari difficoltà, ma bisogna prestare attenzione, perché il terreno, a causa di terriccio e sassi mobili, è spesso instabile. Superate con un canalino a sinistra le ultime roccette, ci ritroviamo in cima al canalone, poco sotto il crinale, su un terreno erboso, dove giunge anche una traccia di sentiero da ovest.
Da qui possiamo fare una puntata al vicino crinale (esposto sul versante della Val di Togno), per ammirare il panorama imponente della testata della Valmalenco, che ci mostra tutta la sequenza delle sue famose cime. Poi, seguendo il sentierino per un breve tratto verso est, raggiungiamo gli ultimi grandi massi in vista della cima. Due grandi massi a forma di corni che si fronteggiano, in particolare, ci danno l'impressione della vetta; in realtà dobbiamo aggirarli ai piedi, muovendoci per un breve tratto fra altri grandi massi, fino a raggiungere, ad est, la croce nera che segna il punto della vetta della Corna Mara, a 2807 metri.
Da qui dominiamo l'intera catena orobica, la testata della Valmalenco, il gruppo del Disgrazia e quello dello Scalino-Painale. Guardando ad ovest e a nord ovest spiccano, in lontananza, da sinistra, il corno del monte Legnone, che chiude la compagine delle Orobie occidentali, la cima del Desenigo, sul lato sud-occidentale della Val Masino, i Corni Bruciati, il monte Disgrazia, le cime di Rosso e di Vazzeda ed il monte del Forno, sull'angolo nord-occidentale della Valmalenco. Poi, dopo la punta di Fora e la triade Tremogge-Malenco-Entova, proseguendo in senso orario riconosciamo, alle spalle del desolato e ripido versante occidentale della Val di Togno, la Valmalenco, che propone il pizzo Glüschaint (m. 3594), le gobbe gemelle della Sella (m. 3584 e 3564) e la punta di Sella (m. 3511), il pizzo Roseg (m. 3936), il pizzo Scerscen (m. 3971) il pizzo Bernina (m. 4049), la Cresta Güzza (m. 3869), i pizzi Argient (m. 3945) e pizzo Zupò (m. 3995), la triplice innevata cima del pizzo Palù (m. 3823, 3906 e 3882), a monte del ramo orientale della vedretta di Fellaria e, a chiudere la splendida carrellata, il più modesto pizzo Varuna (m. 3453).


Testata della Valmalenco dalla Corna Mara

Seguono, a nord e nord-est, il pizzo Scalino e le cime del gruppo Painale-Ron. Lontano, ad est, si scorge il gruppo dell'Adamello mentre a sud rispondono all'appello tutte le cime della catena orobica. Data la natura del terreno, il periodo migliore per compiere questa ascensione è l'autunno, anche inoltrato: se la giornata è bella e non c'è neve, sarà un'esperienza indimenticabile, in un bagno di luce.
È interessante leggere anche la descrizione che del panorama ci dà l’alpinista e naturalista Bruno Galli Valerio, fra i primi ad esplorare cime e passi del gruppo Scalino-Painale-Ron, che salì sulla cima della Corna Mara il 2 ottobre del 1890: “Era un giorno in cui le nebbie lottavano fra loro: si levavano dalle valli, si inseguivano, involgevano le cime, si innalzavano verso il cielo. Lo splendido panorama di cui godevamo dalla cima era alternativamente nascosto e scoperto. Si vedeva così tutta la catena delle Alpi Orobie col Pizzo del Diavolo ergentesi nell’aria simile a dente gigantesco di un animale scomparso; la massa enorme del Disgrazia, presentante da questa parte i suoi enormi ghicciai; la distesa immensa dei ghiacciai di Scerscen, da dove sembrano uscire tutte le bianche cime del gruppo del Bernina. Poi, vicinissimo, la piramide dello Scalino, le scoscese pareti nere del Painale, della Vicima, della Vetta di Ron e della Brutana. Sotto di noi, verso nord, si vedeva la valle di Togno, quasi a picco; a est i pascoli e le gande senza fine di Rogneda, che racchiudevano un laghetto azzurro; a sud, i pascoli di Mara, scendenti fino ai boschi di castagni, al di là dei quali si vedeva il fondo verdeggiante della valle dell’Adda, dove serpeggiava il fiume”. (B. Galli Valerio, Punte e passi, a cura di Luisa Angelici e Antonio Boscacci, Sondrio, 1998).


Corna Mara

Una descrizione corrispondente all’attuale, salvo che per un particolare, di non poco conto: oggi gli enormi ghiacciai del Disgrazia e la distesa immensa dei ghiacciai di Scerscen non sono più tali.
Diamo, infine, brevemente conto della seconda possibilità. più lunga ma anche più agevole. Si tratta, in questo caso, di raggiungere dall'alpe Mara la bocchetta omonima (lasciamo, quindi, la pista che sale al rifugio ad un casello dell'acqua prima che questi tagli il centro della valle del Davaglione, per salire facilmente, verso nord-est, alla bocchetta (m. 2342) che dà accesso all'alta valle della Rogna. Qui ci attende la pista che sale dall'alpe Rogneda, seguendo la quale scendiamo per un buon tratto, fino a trovare, sulla sinistra, i segnavia bianco-rossi che segnalano il sentierino che sale alla bocchetta del Torresello (m. 2642). Qui pieghiamo a sinistra e, con andamento est pri,a est-sud-est, poi, saliamo, seguendo approssimativamente il crinale, vincendo gli ultimi 150 metri circa che ci separano dalla croce della cima.


Corna Mara

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - elaborata su un particolare della tavola di Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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