SU YOUTUBE CAMPANE DI MONTAGNA IN VALTELLINA 1, 2

Preistoria ed età romana


Apri qui una fotomappa del versante a monte di Montagna in Valtellina

Montagna in Valtellina è un comune che si stende sul versante retico a monte ed appena ad est di Sondrio, nel terziere di mezzo della Valtellina. Un territorio che, per la sua felice esposizione, fu abitato fin da epoche preistoriche (probabilmente dal III millennio a. C.), da tribù di Liguri. Nel I millennio a. C. si fece sentire l'influenza etrusca e, dopo il 600 a. C., quella dei Galli che, nelle loro invasioni della pianura padana, si affacciarono probabilmente anche alla Valtellina. Fra il 22 ed il 15 a. C. la Valtellina cadde sotto l'imperio di Roma, al tempo dell'imperatore Augusto, che se ne volle assicurare il controllo come porta di accesso alla Rezia. Essa fu posta sotto la giurisdizione del municipio di Como: furono così poste le basi di una dipendenza dalla città lariana, che proseguì per oltre un millennio, nel duplice risvolto feudale e religioso. Caduto l'impero Romano, la valle passò dalla dominazione dei Goti a quella dei Longobardi, che ne organizzarono il territorio dividendolo in "pagi" (villaggi), controllati da ecclesiastici o dalle comunità, e "corti", assegnate alla piccola nobiltà longobarda degli aldii. Tracce della dominazione longobarda in quel di Montagna restano in alcuni toponimi, come Studegarda (oggi Stodegarda) e Castaldo.
Venne poi il tempo della dominazione franca e del successivo assoggettamento al Sacro Romano Impero della Nazione Germanica, e con esso ci affacciamo alle soglie del secondo millennio, quando il nome del paese, nella forma “Montania”, si trova citato per la prima volta (anno 971), in un atto di vendita di due terreni; si trova, poi, in un altro atto di vendita datato 1016. Fin dalla fine del XIII secolo il culto presso la "capella" a Montagna, cioè il primo nucleo dell’attuale chiesa di San Giorgio (edificata probabilmente intorno alla metà del secolo), erano assicurati da un chierico delegato dall'arciprete di Tresivio, in quanto Montagna (come Chiuro, Ponte e Piateda) apparteneva a tale pieve, dalla quale si staccò nel 1429. In quel medesimo secolo Montagna risultava già costituita in comune, con un consiglio della comunità, composto dai decani eletti in rappresentanza di ogni singola quadra e presieduto da uno di loro; questi eleggevano, a loro volta, i funzionari preposti all’amministrazione, emanavano ordini, imponevano taglie ed amministravano la giustizia, applicando le sanzioni contenute negli statuti comunali. Il suo territorio era costituito da diverse contrade (Dosso, Dosso Boisio, Prata, Solera, Massarescia e Platea) e frazioni (Pendolasco, Faedo, Busteggia, Spriana con Marveggia e Scilironi), che nei secoli successivi se ne staccarono.
In quei secoli il comune ospitava anche insigni famiglie d’origine feudale, come i De Piro, i De Capitanei, gli Interiortoli, i Beccarla, i De Pendolasco, i Prata ed i Venosta. Non poté, quindi, sottrarsi alle lotte fra guelfi e ghibellini. Per la verità le due famiglia più potenti, i De Capitanei (che avevano la loro roccaforte nel castello di Mancapane, eretto nel XII secolo) ed i De Piro (che possedevano il castello gemino del Grumello, che fu fatto costruire, fra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento, da Tebaldo De Piro, o forse nel 1326 da Corrado De Piro, cui si deve sicuramente, nel medesimo anno, la costruzione della vicina chiesa di S. Antonio) erano entrambe guelfe. Nel castello Grumello, in particolare, si rifugiò il vescovo di Como Benedetto De Asinaghi (o De Asinago), costretto dai Ghibellini comaschi, capeggiati da Franchino Rusca, fra il 1328 e il 1335, ad abbandonare la sede episcopale. Capitanei e De Piro, divisi da una fiera rivalità per l'egemonia, vennero in urto, e nel 1372 Taddeo De Piro, sconfitto, dovette cedere a Tebaldo De Capitanei una torre del castello Grumello. Offre un succinto resoconto di queste vicende Giovanni Guler von Weineck, governatore della Valtellina per le Tre Leghe Grigie dal 1587 al 1588, così scrive nella sua opera Raetia, pubblicata a Zurigo nel 1616: “A metà strada fra Montagna e questo villaggio, sorge il diroccato castello di Grumello, rinomato in antico e dimora già un tempo della famiglia De Piro. Primo fondatore di questo castello fu, a quel che si dice, Corrado Del Pero; ma, poiché egli nel 1372 ivi diede rifugio al partito ghibellino e lasciò un presidio di Ghibellini vi si rafforzasse, i Capitani di Masegra e gli Interortuli di Sondrio assediarono e alla fine espugnarono il castello”.


Chiesa di San Giorgio

Qualche anno dopo la Valtellina passò dal dominio feudale comasco alla signoria dei Visconti di Milano, che ne fissarono gli ordinamenti amministrativi negli Statuti di Como (1335), nei quali Montagna fi­gurava come “comune loci vicinantie de Montanea”. Tre anni dopo accadde un fatto destinato a restare tristemente impresso nella memoria della popolazione. Ecco come lo racconta il medesimo von Weincek: “L’anno 1338, nel pomeriggio di un giovedì di agosto, cadde in questi dintorni una così tremenda grandinata e un tale rovescio di pioggia, che qui ed altrove, ma particolarmente nel comune di Montagna, precipitarono grandi e rovinose frane. Perdette allora la vita Ottone Interortuli, insieme con la consorte, con un figlio ancora celibe e con alcune nipotine; ben sette persone soggiacquero vittime a quella rovina…” Era il preludio di una ben più vasta tragedia, la terribile peste nera che infierì in Europa nel 1349. In un testamento di quel medesimo 1349 veniva nominata la quadra di San Fedele di Pendolasco, il che testimonia di una divisione in quadre del comune.

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Il secolo successivo vide, come sopra già accennato, il distacco dalla chiesa plebana di Tresivio, avvenuto nel 1429. Secondo lo storico Francesco Saverio Quadrio la prima sede della parrocchia di Montagna sarebbe stata chiesa di Sant'Antonio presso Castel Grumello, poi quella della Madonna del Carmine ed infine dal 1510 quella dedicata a San Giorgio. La sede della parrocchia fu, però, probabilmente fin dall’inizio la chiesa di San Giorgio. Separandosi dalla pieve di Tresivio, la parrocchia di Montagna portò con sé anche le cure di Pendolasco, Spriana e Faedo. Pendolasco, però, se ne staccò, a sua volta, nel 1514; lo stesso fecero Spriana, nel 1624, e Faedo, nel 1629. La separazione da Tresivio non fu priva, nei decenni successivi, di strascichi: il mancato versamento delle decime al capitolo di Tresivio attirò, nel Cinquecento, sul capo della comunità di Montagna addirittura una scomunica, che fu però tolta da papa Clemente VIII nel 1594. In quell'occasione la parrocchia di Montagna venne eretta in arcipretura, il che non mancò di suscitare malumori presso i parroci vicini.

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Nel 1512, dopo una breve parentesi di odioso dominio francese (1500-1512), iniziarono i quasi tre secoli di dominio delle Tre Leghe Grigie sulla Valtellina. I nuovi signori, dopo aver raso al suolo nel 1526 tutte le fortezze di Valtellina (compresi i castelli di Mancapane e Grumello), al fine di evitare che divenissero punti di appoggio per tentativi di riconquista della valle, lasciarono in vigore gli antichi statuti che consentivano alle comunità valtellinesi una relativa autonomia. Loro precipua preoccupazione era trarre il massimo vantaggio economico dal possesso della valle; di conseguenza sentirono il bisogno, per calcolare quante esazioni ne potevano trarre, di stimare la ricchezza complessiva di ciascun comune. Furono così stesi gli Estimi generali del 1531, che offrono uno spaccato interessantissimo della situazione economica della valle (cfr. la pubblicazione di una copia secentesca del documento che Antonio Boscacci ha curato per il Bollettino della Società Storica Valtellinese). Nel "communis Montaneae" vengono registrate case e dimore per un valore complessivo di 1512 lire (per avere un'idea comparativa, Tresivio fece registrare un valore di 386 lire, Ponte di 2702, Chiuro di 1438); gli orti, estesi 33 pertiche, valgono 119 lire; i prati ed i pascoli hanno un'estensione complessiva di poco più di 6925 pertiche e sono valutati 2879 lire; boschi e terreni comuni sono stimati 112 lire; campi e selve, estesi 4478 pertiche, sono valutati 3378 lire; 2713 pertiche di vigneti sono stimate 4975 lire; gli alpeggi, che caricano 1050 mucche, vengono valutati 210 lire; il valore complessivo dei beni è valutato 13400 lire (sempre a titolo comparativo, per Ponte è 13924, per Chiuro 13270 e per Tresivio 4259).
I Grigioni erano particolarmente interessati al commercio del vino che, transitando per il passo del Muretto, veniva esportato dalla Valtellina ai paesi di lingua tedesca. Ciò diede un notevole impulso all'estensione della coltivazione della vite, grazie ai terrazzamenti allestiti con pazienza e sapienza certosina dai contadini, che sfruttavano la felice esposizione solatia del versante retico di Montagna.
Nel 1542 si fissarono definitivamente i confini fra Montagna e Sondrio (cui apparteneva anche la Valmalenco), per porre fine a controversie sui pascoli, assegnando a ciascun comune i rispettivi monti e alpi. Rientravano nel comune di Montagna i pascoli della Val di Togno e Acqua Negra, in Valmalenco. Sempre nel 1542 sono attestate le quadre San Giovanni Battista, Prada, Pendolasco, mentre nel secolo successivo sono citate anche Spriana con Marveggia. Nel Seicento, infine, la comunità, secondo quanto scrive Fortunato Sprecher, è divisa così: "Montagna ha quattro quadre. La prima è dei nobili che abitano sparsi. La seconda è Surana e Santa Maria di Perlongo. La terza De Bono (dove c'è Pendolasco che aveva su un dosso una torre) e Dosso di Boisio. La quarta de "Leputiis" dove si trova S. Giovanni, Massaretia e Prata (qui scorre il torrente Davaglione), Paini, S. Antonio. A questa quadra appartengono anche Marveggia e Spriana in Valmalenco". Dunque è documentata anche la presenza di una squadra di Spriana, comprendente le contrade tra la Val del Pettine e quella di Scilironi, mentre le contrade tra la Valle di Scilironi e l’Antognasco facevano parte della contrada de Lepuzi (o di San Giovanni Battista). Ciascuna quadra aveva propri consigli, ed era rappresentata nel consiglio di comunità dal proprio decano; autonome erano anche l’amministrazione del bilancio e l’esazione delle taglie.


Castel Grumello

Al Cinquecento risalgono due testimonianze illustri. Il già citato Giovanni Guler von Weineck scrive: “Dal comune di Tresivio in avanti, si stende una bella e fertile costiera montana sin oltre Sondrio; ed ivi sorgono parecchi villaggi che costituiscono il comune di Montagna. Il primo dopo Tresivio è il Dosso della Rogna, dove hanno dimora i nobili San Benedetto; segue Pendolasco con un castello che appartenne un giorno alla famiglia omonima; poi vengono S. Maria e Prada; quindi Montagna, capoluogo del comune; e al disopra di questo S. Giovanni e Maseresca. Nelle guerre che i milanesi combatterono contro la città di Como, per l’uccisione di Landolfo Carcano, vescovo comasco di nomina imperiale, un dotto gentiluomo comense di nome Brunamondo cercò rifugio quassù a Montagna; e quivi scrisse versi elegiaci latini e componimenti storici secondo lo stile di quei tempi, commiserando le proprie miserie e quelle di tutto il genere umano; il libro da lui composto lo intitolava poi Montano, dal luogo in cui alla fine aveva trovato rifugio… Dal comune di Montagna, procedendo lungo la valle, sempre sulla sponda destra dell’Adda, s’incontra da prima il piccolo villaggio di Colda che appartiene al comune di Sondrio”.
Nel 1589 Montagna venne visitata dal famoso vescovo di Como, di origine morbegnese, Feliciano Ninguarda, che vi registrò 350 fuochi (1750-2000 abitanti circa), a cui si dovevano aggiungere le circa 90 famiglie di Pendolasco, le 65 di Susana, le 60 di Spriana e le 66 di Lepuzi. Ma cediamo a lui la parola: “A due miglia dall'arcipretale di Tresivio e a un miglio abbondante da Pendolasco vi è il sopraddetto borgo di Montagna di trecentocinquanta famiglie, disperso in molte contrade : vi è la chiesa parrocchiale dedicata a San Giorgio Martire di cui è parroco il sac. Francesco degli Intercioli di Sondrio, che mantiene come cappellano il sac. Domenico Beccaria: la comunità di questo borgo vanta l'esenzione completa dalla matrice di Tresivio, sia perchè nella parrocchiale stessa di San Giorgio si benedice il fonte battesimale nel Sabato Santo, sia perché abbraccia diverse altre chiese di cui una, nel predetto paese di Pendolasco, è curata. Quivi sorge un'altra chiesa attigua alla parrocchiale di San Giorgio, dedicata all'Assunzione della B. V. Maria.
Tutti gli abitanti d'ambo i sessi del borgo di Montagna sono cattolici, fatta eccezione di due donne Poschiavine vedove e già sposate in luogo e dei loro rispettivi figli che sono luterani. In un castello diroccato, che dista da Montagna mezzo miglio, in direzione dell'Adda e di Sondrio, vi è la chiesa di S. Antonio Abate, consacrata e dotata di beneficio, di cui ne ha possesso il sac. Vincenzo de Iure de Rosina di Ponte, canonico di Tresivio, che l'ottenne dai patroni della famiglia de Piro. Al di là dell'Adda, in alta montagna, vi è un villaggio di cinquanta famiglie tutte cattoliche: dista quattro miglia da Montagna e vi sorge la chiesa di San Bernardo Abate incorporata con la predetta parrocchiale di Montagna: non essendo possibile per la povertà degli abitanti mantenervi un sacerdote proprio, il parroco di Montagna, personalmente o per mezzo del suo cappellano, deve provvedere per l'amministrazione dei SS. Sacramenti
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Alpe Mara

In diverse località montane sopra il borgo di Montagna esistono altre contrade in cui vi sono varie chiese della stessa comunità di Montagna. Sul monte Susana, che dista da Montagna un miglio e mezzo, vi è un villaggio di sessantacinque famiglie tutte cattoliche, eccetto un abitante che è infermo di mente. In tal luogo vi è la chiesa dedicata alla natività della B. V. Maria. Sul monte dei Lepuzi, che dista da Montagna due miglia, vi è un villaggio di sessantasei famiglie, tutte cattoliche: vi sorge una chiesa dedicata a S. Giovanni Battista.”

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Il Seicento fu, almeno nella sua prima parte, un secolo nero per la storia della Valtellina, segnata dalle vicende alterne della Guerra dei Trent’anni e dalla terribile peste nera portata dai Lanzichenecchi, che ne ridusse la popolazione complessiva, dal 1630 al 1631, a poco più della metà (o, secondo alcuni, a poco più di un quarto). A Montagna i primi tre casi di contagio vennero registrati nel dicembre del 1629; il morbo, infierendo fino al novembre del 1631, si portò via circa 900 dei 2300 (o, secondo altre stime, 1800) abitanti del comune. Iniziò una lenta ripresa demografica nei decenni successivi, e soprattutto nel Settecento, secolo nel quale la vitalità delle attività agro-silvo-pastorali è testimoniata dalla ripartizione, nel 1761, degli alpeggi, goduti prima collettivamente, tra le quadre di San Giovanni di sopra, San Giovanni di sotto, Santa Maria di sopra, Santa Maria di sotto, de Vervi, Prada, San Giorgio, Pendolasco (o San Fedele), Spriana (o San Gottardo).
Lo storico Francesco Saverio Quadrio, nelle “Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di qua dalle Alpi oggi detta Valtellina” (Edizione anastatica, Bologna, Forni, 1971), ci offre, a metà del settecento, queste notizie del paese:
Montagna (Montanea). Montagna è una Comunità, che di quattro Quadre è costituita. La prima è da' Nobili, che sparsamente nelle loro Case qua e là vivono: la seconda è Surana, e Santa Maria di Perlongo: la terza è Pendolasco, dove era già Castello con Torre, detta del Baone, e il Dosso di Boisio: la quarta detta è Lepuccj, dove è Massarizia, Prata, i Paini, e Sant' Antonio. In Montagna un Castello fu celebre, di cui estano ancora i Rottami, detto Grumello, ch'era della illustre Famiglia di Piro: e un altro ne aveva più sopra in un Colle, a cui il Fiume Davaglione, che il circonda, gli serviva di Fossa, detto di Mancapane. Questo nome fu a' quelli attribuito, ch'ivi eran Padroni, i quali essendo de' Capitanei, detti con nome Greco Catapani, in occasione che da' Capitanei di Sondrio vi furon rinserrati e richiusi, il Volgo mutò loro il nome di Catapani, in Mancapani. A quest'ultima Quadra, s'aspettano pur le Contrade di Spriana, e Marvegia nella Valle di Malenco situate. In questa Comunità vi fiorirono già, i Capitanei, i Chiesa, gl'Interiortuli, i Paini, i Peri, i San Benedetti, i Somazj, i Venosta, ec. La Famiglia di Grumello, Gibellina di Fazione, che per sottarsi alle perpetue vessazioni, si trasportò poi a Bergamo, della quale fu celebre Simone, Presidente, e Capitano della Città di Genova, trasse pure da detto Luogo l'origine sua.”

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Carnale

Sul finire del secolo, e precisamente nel 1797, la bufera napoleonica spazzò via anche il dominio delle Tre Leghe Grigie. Fu, più in generale, una svolta importante anche per l’intera valle, perché il periodo della dominazione francese rappresentò, secondo quanto sostiene Dario Benetti (cfr. l’articolo “I pascoli e gli insediamenti d’alta quota”, in “Sondrio e il suo territorio”, IntesaBci, Sondrio, 2001), l’inizio di una crisi senza ritorno, legata alla cancellazione di quei margini di autonomia ed autogoverno per Valtellina e Valchiavenna riconosciuti durante i tre secoli di pur discutibile e discussa signoria delle Tre Leghe Grigie:”L’1 aprile 1806 entrò in vigore nelle nostre valli il nuovo codice civile, detto Codice Napoleone, promulgato nel 1804. A partire da questo momento si può dire che cessi, di fatto, l’ambito reale di autonomia delle comunità di villaggio che si poteva identificare negli aboliti statuti di valle. I contadini-pastori continueranno ad avere per lungo tempo una significativa influenza culturale, ma non potranno più recuperare le possibilità di un pur minimo autogoverno istituzionale, soffrendo delle scelte e delle imposizioni di uno Stato e di un potere centralizzati. Già l’annessione alla Repubblica Cisalpina, peraltro alcuni anni prima, il 10 ottobre 1797, dopo un primissimo momento di entusiasmo per la fine del contrastato legame di sudditanza con le Tre Leghe, aveva svelato la durezza del governo francese: esso si rivelò oppressivo e contrario alle radicate tradizioni delle valli; vennero confiscati i beni delle confraternite, furono proibiti i funerali di giorno, fu alzato il prezzo del sale e del pane, si introdusse la leva obbligatoria che portò alla rivolta e al brigantaggio e le tasse si rivelarono ben presto senza paragone con i tributi grigioni. Nel 1798 a centinaia i renitenti alla leva organizzarono veri e propri episodi di guerriglia, diffusi in tutta la valle: gli alberi della libertà furono ovunque abbattuti e sostituiti con croci.. Nel 1797, dunque, la Valtellina e contadi perdono definitivamente le loro autonomie locali, entrano in una drammatica crisi economica e inizia la deriva di una provincializzazione, di una dipendenza dalla pianura metropolitana e di un isolamento culturale e sociale che solo gli anni del secondo dopoguerra hanno cominciato a invertire”.
Montagna contava, nel 1797, 2.525 abitanti, ed era uno dei non molti comuni che avevano riguadagnato e superato la popolazione precedente alla citata epidemia di peste. Seguì un periodo piuttosto convulso dal punto di vista amministrativo.
Nella prima ripartizione del dipartimento d’Adda e Oglio il comune di Montagna apparteneva al distretto di Castione, poi venne inserito nel V distretto di Sondrio. Nell’assetto definitivo della repubblica cisalpina, era uno dei settanta comuni che costituivano il III distretto di Sondrio, del dipartimento del Lario. Nel Regno d’Italia (1805), il comune di Montagna rientrava nel I cantone di Sondrio, e contava 2.500 abitanti. Nel 1807 il prospetto dei comuni del dipartimento dell’Adda comprendeva Montagna, con 2.402 abitanti totali, composto dalle frazioni di San Giovanni di sopra (361), San Giovanni di sotto (397), Santa Maria (491), Prada (87), Vervio (124), Pendolasco (541), Spriana (401).
Caduto Napoleone, la Valtellina, nel 1815, venne assoggettata ai dominio della casa d’Austria nel Regno Lombardo-veneto; Montagna contava allora 2500 abitanti. L'anno successivo se ne staccarono i comuni di Pendolasco (l'attuale Poggiridenti) e Spriana, mentre le rimanenti quadre si ridussero a due, quella di S. Maria e quella di S. Giovanni. Nel 1853 Montagna era comune del I distretto di Sondrio, con consiglio comunale senza ufficio proprio e con una popolazione di 1.858 abitanti.
Il periodo della dominazione austriaca fu segnato da eventi che incisero in misura pesantemente negativa sull’economia dell’intera valle. L’inverno del 1816 fu eccezionalmente rigido, e compromise i raccolti dell’anno successivo. Le scorte si esaurirono ed il 1817 è ricordato, nell’intera Valtellina, come l’anno della fame. Vent’anni dopo circa iniziarono le epidemie di colera, che colpirono la popolazione per ben quattro volte (1836, 1849, 1854 e 1855). Il Cantù, nella Storia della città e della Diocesi di Como, edita nel 1856, scrive: “Nella provincia di Sondrio arrivò il giugno 1836 e visi mantenne tutta l’estate, poco essendosi proveduto ai ripari e male ai rimedj. Meglio trovossi preparato il paese all’invasione del 1855; e le comunità restie alle precauzioni pagarono cara la negligenza, perché Ardenno, Montagna, Pendolasco, popolate di 1800, 1850, 630 abitanti, dal 29 luglio al 13 settembre deplorarono 40, 61 e 35 vittime, mentre Sondrio, Tirano, Morbegno, con 4800, 4860, 3250 anime, ebber soli 17, 9 e 11 casi: 50 Chiavenna; e tutta insieme la Provincia 428 casi, 259 morti: proporzione più favorevole che in ogni altra provincia.”. Non meno duramente colpirono le malattie dei vitigni: l'epidemia della crittogama, negli anni cinquanta, mise in ginocchio la vitivinicoltura valtellinese. Queste furono le premesse del movimento migratorio che interessò una parte consistente della popolazione nella seconda metà del secolo, sia di quella stagionale verso Francia e Svizzera, sia di quella spesso definitiva verso le Americhe e l’Australia.
Alla proclamazione del Regno d’Italia, nel 1861, Montagna contava 1776 abitanti. Alla seconda guerra d'Indipendenza (1859-60), che portò all'unità d'Italia, parteciparono anche alcuni cittadini di Montagna, Baldini Agostino, Brenz Verca Maffeo fu Giovanni, Credaro Giorgio fu Giorgio, Gianatti Giorgio fu Antonio, Gandossi Maffeo fu Maffeo, Gianatti Giorgio fu Antonio, Gandossini Agostino fu Maffeo, Sceresini Giovanni fu Antonio, Testini Giovanni fu Giovanni, Testini Martino fu Pietro, Testini Pietro fu Pietro. Alla terza guerra d'Indipendenza, del 1866, parteciparono, invece, Bertola Giovanni, Bernardini Giovanni di Giovanni, Brenz Verca Maffeo fu Giovanni, Brenz Verca Andrea fu Giovanni, Credaro Antonio, Credaro Giovanni fu Giorgio, Del Zoppo Giorgio, Della Maddalena Agostino fu Agostino, Fomiatti Giorgio fu Stefano, Gianatti Antonio fu Giovanni, Gianatti Giovanni di Antonio, Gianatti Giovanni, Gianatti Battista, Leusciatti Pietro fu Giovanni, Leusciatti Andrea fu Giovanni, Mattaboni Giovanni, Pelizzatti Giovanni, Paini Giovanni, Paini Giovanni fu Giorgio, Plizzatti dell'Orsina Stefano, Parolo Antonio fu Giovanni e Testini Martino fu Pietro. Alla campagna del 1870 che portò all'annessione di Roma, infine, parteciparono Gianatti Giovanni, Gianatti Antonio fu Giovanni, Fomiatti Giorgio fu Stefano, Della Maddalena Agostino fu Agostino, Credaro Giovanni fu Giorgio e Benedetti Giovanni fu Stefano.

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Gli abitanti salirono a 2085 nel 1871, 2193 nel 1881, 2539 nel 1901 e  2732 nel 1911. Pesante il tributo del paese alla Prima Guerra Mondiale: il monumento ai caduti nella Piazza del Monumento (“ciàzza del monümént”) riporta i nomi di Baldini Antonio, Bongiascia Carlo, Credaro Attilio, Credaro Pietro, Della Maddalena Cirillo, Farina Angelo, Gandossini Rodolfo, Gianatti Attilio, Gianatti Candido, Gianatti Vincenzo, Gurini Renzo, Miotti Omobono, Morelli Luca, Rodigari Lodovico, Sceresini Abbondio, Gianatti Agostino, Brunalli Luigi, Ceriani Luigi, Credaro Omobono, Fomiatti Giovanni, Gandossini Guglielmo, Gianatti Giovanni, Morelli Adolfo, Sceresini Cesare, Scherini Paolo, Testini Stefano, Bongiascia Angelo, Della Maddalena Gaetano, Della Maddalena Luigi, Leoni Latino Emilio, Mattaboni Antonio, Battifuoco Antonio, Dell'Orsina Omobono, Fomiatti Abbondio, Gianatti Lodovico, Muffatti Angelo, Parolo Innocente, Paini Casimiro, Brusa Giuseppe, Parolo Ippolito, Paini Luigi e Menegola Fermo.
Il periodo fra le due guerre, invece, fece registrare, oltre alla defezione del nucleo di Boffetto, passato al comune di Piateda, anche una flessione, legata anche al movimento migratorio: dai 2612 abitanti del 1921 si passò a 2409 nel 1931 ed a 2353 nel 1936.
Agli inizi degli anni Venti la corrente elettrica fa la sua comparsa a Montagna: nel 1921, infatti, entra in funzione la centrale idroelettrica costruita dalla Cooperativa Elettrica (la "centralìnna").
Nel 1928 la quinta edizione de "La Valtellina - Guida illustrata" così presenta il comune di Montagna: "Poco più oltre si arriva all'antico paese di Montagna (m. 565 - ab. 2707 - P.T., telef. - alb. Grumello - osterie - med. cond. - cassa rur. - latt. turn. alla Madonnina - coop. famiglia agric. - coop. elett- - asilo infantile - circolo giov. cattolico), i cui abitanti vestono un costume caratteristico e molto somigliante a quello dei contadini del mandamento di Traona. Le donne portano in testa una pezzuola bianca ripiegata con piccoli fiocchi, abito scuro senza maniche, e stretto appena sotto il seno. Usano portare il secchio, ripieno di latte, in testa, appoggiato ad un cerchietto di paglia, e con esso scendono sino a Sondrio. Gli uomini indossano sopra la camicia di tela un panciotto di panno rosso, con calzoni scuri corti, e calze lunghe allacciate sopra i ginocchi con nastri a più colori".
Il monumento ai caduti riporta anche il nome delle vittime della Seconda Guerra Mondiale: Paini Francesco, Paini Mario, Pelizzatti Silvio Giovanni, Testini Guido, Gianola Giuseppe, Pelizzatti Cesare, Salvi Luigi, Credaro Giuseppe, Gorini Renzo Giuseppe, Credaro Ezio, Brusa Giuseppe, Menegola Rino, Credaro Giulio, Della Maddalena Elia, Della Maddalena Liberti Enrico, Gianatti Giulio, Pelizzatti Silvio, De Dosso Luigi, Della Maddalena Irmo, Della Maddalena Francesco, Credaro Arturo, Farina Basilio, Brenz Verca Angelo, Credaro Giulio e Noseda Vittorio.
Il secondo dopoguerra ha visto, infine, una nuova fase di crescita demografica, dapprima lenta (2452 abitanti nel 1951, 2464 nel 1961 e 2551 nel 1971), con una rapida impennata negli anni settanta (nel 1981 gli abitanti sono 2958), cui segue una situazione sostanzialmente stazionaria (3031 abitanti nel 1991, 2890 nel 2001, 1985 nel 2007).
Si è sviluppato soprattutto il nucleo di Montagna Piano, anche grazie a singnificativi insediamenti industriali, soprattutto legati alla produzione della bresaola. Accanto alla nuova anima industriale è rimasta, però, l'antica vocazione agricola, centrata sulla produzione vinicola nella pregiata zona dei vini a d.o.c.g. dell'Inferno e del Grumello.

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Il territorio del comune di Montagna in Valtellina ha una superficie di 48,60 kmq, di cui quasi metà con caratteristiche di alta montagna (quota superiore ai 2000 metri). Anche per questo la denominazione dei suoi abitanti, "muntagnùn", ha finito per assumere, soprattutto in quel di Sondrio, una connotazione lievemente canzonatoria, con allusione alle caratteristiche marcatamente contadine di questa gente, di cui peraltro non c'è che da lodare la fierezza unita ad uno spirito indomito, temprato dall'antichissima abitudine alle sfide della severa montagna. Tale territorio si estende per gran parte sulla sponda settentrionale della media Valtellina, anche se comprende una piccola fascia sulla sponda opposta, confinante con i comuni di Faedo Valtellino e Piateda (piano di Busteggia, 292 m. s.l.m.).
Verso nord il confine con il comune di Lanzada è rappresentato dallo spartiacque che dal monte Foppa (2.461 m), passando per il monte Palino (m. 2686), il monte Cavaglia (m. 2728), il monte Acquanera (m. 2806) ed il passo degli Ometti (m. 2769, porta di accesso alla Valmalenco), sale fino al pizzo Scalino (m. 3323), il punto più alto del territorio comunale (che quindi ha un dislivello, fra punto più basso e più alto, di oltre 3000 metri). Rientra, quindi, nel territorio di Montagna quasi tutta la Val di Togno e tutta la sua parte terminale, detta Val Painale. Il confine con il comune di Chiuro, invece, segue la dorsale che dal pizzo Scalino scende alla Vetta di Rhon (m 3136), passando per la cima di Val di Togno (m. 3054), il passo del Forame, che dà accesso all'alta Val Fontana (m. 2833), il pizzo o punta Painale (m. 3248), la punta Vicima (m. 3231), la cima Vicima (m. 3123), il passo di Gombaro, porta di accesso alla Val Vicima (m. 2901), e la punta Corti (m. 3074).
Il comune di Montagna confina poi, verso est, con quelli di Ponte in Valtellina e di Tresivio. Questo confine passa per la testata della Valle della Rogna, con la Corna Brutana (m. 3059), la Corna Nera (m. 2926), la Corna Rossa (m. 2916), la bocchetta del Torresello (m. 2642), e per il crinale che separa alpe Mara ed alpe Rogneda, con la bocchetta di Mara (m. 2342) ed il Dosso Liscio (m. 2387). Procedendo verso sud, resta per buona parte ad est del torrente Rogna, che attraversa, da est ad ovest, ad una quota di circa 750 metri. Procede, quindi, verso ovest, e separa Montagna da Poggiridenti. Prendendo di nuovo a sud, attraversa l'Adda e giunge alle soglie di Busteggia. Il lembo di territorio a sud dell'Adda confina con i comuni di Piateda, Faedo ed Albosaggia. Riattraversata l'Adda, con andamento nord-ovest, ecco il confine con Sondrio, che passa poco sotto Castel Grumello e poco sopra la frazione di Colda. Il torrente Antognasco, infine, segna, per buon tratto, il confine, ad ovest, fra Montagna e Spriana.
Montagna comprende, oltre al centro (m. 588), altri nuclei di una certa importanza: Montagna Piano, lungo la s.s. 38, a poco più di 2 Km dal centro abitato di Sondrio ed a 291 m.; la contrada della Madonnina (l'antica Massarescia), con la caratteristica chiesetta edificata fra il 1713 ed il 1731 e dedicata alla Beata Vergine delle Grazie di Caravaggio, a 556 m.; la contrada Cà Vervio, a 667 m.; la contrada Cà Paini, a 622 m.; la contrada di Ca' Mazza, sulla strada che sale dal centro all'alpe Mara ed a S. Giovanni, con la vicina chiesetta di S. Maria Perlungo (o Perlongo, 913 m.), di origine quattrocentesca, ristrutturata fra il 1588 ed il 1616. Da ricordare anche il nucleo di S. Giovanni, a 1002 m., con l'omonima chiesetta, e l'alpeggio di Carnale, a 1240 m., splendido terrazzo panoramico che si affaccia sulla Valmalenco.
L'accesso al centro di Montagna avviene, di solito, sfruttando la strada provinciale panoramica dei Castelli, che parte da Sondrio e sale passando da Colda e lasciando a destra il dosso del Castello Grumello; raggiunto il terzo semaforo, la si lascia prendendo a sinistra e, dopo pochi tornanti, ci si ritrova nel centro del paese.


Croce Salvà

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Nelle belle giornate primaverili o autunnali, però, non perdiamo l'occasione di salire al centro di Montagna dal piano con una bella camminata che parte dalla località Trippi (trìp, dal nome di una famiglia originaria di Brusio, che vi acquistò terreni e vigne per produrre vino che veniva smerciato in Svizzera). La si raggiunge staccandosi dalla ss. 38, per chi proviene da Tirano, appena prima del passaggio a livello oltre il quale inizia la tangenziale di Sondrio; per chi proviene da Morbegno, invece, si deve lasciare la tangenziale allo svincolo per via Vanoni ed attraversare la città, per portarsi al suo limite orientale). Qui (m. 291), in prossimità di un anfiteatro per rappresentazioni all’aperto, troviamo un parcheggio dove lasciare l’automobile. Iniziamo a camminare il leggera salita, verso destra (est), su strada asfaltata, fino a trovare, in breve, sulla sinistra, il punto di partenza della segnalata via Risc di Sassina (risc de sasìnna; nel punto di partenza c'è anche un cartello escursionistico - percorso 399 -, che dà il Castello Grumello a 30 minuti, il palazzo Paini-Credaro ad un'ora e 30 minuti ed il Castello Mancapane a 2 ore e 30 minuti). Si tratta di una bella mulattiera con fondo in risc che attraversa, con una sequenza di tornanti dx-sx-dx-sx, la fascia dei vigneti del Grumello (grümèl), con un'ottima veduta su Sondrio, Montagna piano e la media Valtellina fino a Teglio). Al termine della salita, ci troviamo al sagrato della chiesa di S. Antonio (sant'antòni, m. 414), che fu edificata, per volere della popolazione di Montagna, nella seconda metà del Seicento. Se prestiamo attenzione noteremo, nella piazzetta di fronte ala chiesa, che guarda a valle, un gelso (murunè) centenario.


Sant'Antonio e Castel Grumello

Lasciamo alla nostra sinistra la strada che porta al Castello Grumello (i castélàsc, o el castèl grümèl; ma una visita ai suoi ruderi non comporta un eccessivo ritardo sulla tabella di marcia e rappresenta un’esperienza di sicuro interesse) e proseguiamo, attraversando la strada che corre a nord del castello ed imboccando, secondo le indicazioni dei segnavia bianco-rossi, una stradina asfaltata a senso unico, che sale quasi diritta, in direzione del centro di Montagna. La stradina incrocia la strada provinciale Panoramica dei Castelli (panuràmica), tracciata agli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso; attraversata con attenzione la strada, proseguiamo, sul lato opposto, andando per breve tratto a destra ed imboccando, sulla sinistra, la via Ponte Prada, che ci fa riprendere la salita ci porta a scavalcare il torrente Davaglione (davaiùn), da sinistra a destra, sul Ponte di Prada (pùnt de pràda). Raggiungiamo, così, la contrada Prada (pràda, che contava 59 abitati nel 1861); qui, invece di seguire la via Prada, continuiamo a salire e, dopo una svolta a sinistra ed una a destra, i segnavia, ad un bivio, ci fanno piegare a sinistra. Valicato di nuovo il torrente, da destra a sinistra, imbocchiamo la strada in risc che porta proprio al sagrato della chiesa di S. Giorgio (il risc di mòrt; la denominazione si deve al fatto che appena prima di giungere al sagrato, passiamo davanti alla chiesa attigua, ad est, a quella di S. Giorgio, dedicata alla Beata Vergine Addolorata, popolarmente chiamata "gésa di mòrt" perché venne edificata, nel 1789, sopra l'antico cimitero di Montagna). Eccoci, dunque, alla contrada della ciàzza, il cuore del paese; siamo di fronte alla bella facciata, rivolta a nord, della chiesa di San Giorgio (san giòrsc, m. 569), il cui portale è sormontato dal dipinto che ritrae san Giorgio nell'atto di trafiggere il dragone. La passeggiata richiede circa tre quarti d'ora di cammino (il dislivello in altezza è di 270 metri).
Per chi volesse salire al centro del paese in mountain bike o comunque desiderasse tornare per altra via, segnaliamo che, tornati sulla Provinciale Panoramica, è possibile seguirla per breve tratto verso sinistra, in direzione di Poggiridenti, trovando, a detsra, la partenza della strada di rùnsc, cioè dei Ronchi, carozzabile asfaltata che scende, con qualche tornante, al piano, appena ad est del Davaglione. tagliando la fascia di vigneti dove si produce il celebre vino D.O.C.G. Inferno. Giunti al piano, procedendo diritti ci immettiamo nella via Valeriana e, prendendo a destra, ci portiamo al ponte sul Davaglione, oltre il quale, impegnata una curca a sinistra, torniamo al parcheggio di Montagna Piano.

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CARTA DEL TERRITORIO COUNALE sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line


Nota bibliografica

AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)

Galli Valerio, Bruno, “Punte e passi – Ascensioni e traversate tra le Alpi della Valtellina, dei Grigioni e del Tirolo”, trad. di Luisa Angelici ed Antonio Boscacci, ed. CAI di Sondrio, Sondrio, 1998

Canetta, Eliana, "Escursioni in Val Davaglione", Comune di Montagna in Valtellina, Sondrio, Polaris, 2003

Canetta, Eliana e Nemo, “Il versante retico - Dalla cima di Granda al monte Combolo”, CDA Vivalda, 2004

Sceresini, Elena, "Montagna in Valtellina: vigneti, chiese e castelli", in Alpes, ottobre 2005

Canetta, Eliana, "Escursioni dal centro storico al bosco di Bordighi", Comune di Montagna in Valtellina, Sondrio, Polaris, 2005

Prandi, Franca (a cura di), "Inventario dei toponimi valtellinesi e valchiavennaschi - Territorio comunale di Montagna", edito dalla Società Storica Valtellinese (Tirano, 2007), con introduzione storica di Patrizia Miotti e Profilo del Dialetto di Montagna di Remo Bracchi

Prandi, Franca, "Le alpi di Togno e Painale nel corso dei secoli", in Bollettino della Società Storica Valtellinese, 2008

ESCURSIONI E LEGGENDE A MONTAGNA IN VALTELLINA

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