CARTA DEL PERCORSO - ALTRE ESCURSIONI A LIVIGNO


Apri qui una fotomappa della traversata dal Carosello 3000 alla cima del Monte Cotschen

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Carosello 3000-Crestone di confine-Monte Cotschen
2 h e 40 min.
620
EE
SINTESI. Saliamo sfruttando gli impianti di risalita di Carosello 3000 (sul limite sud di Livigno, imbocco della Val Federia) alla sella di Carosello 3000 (m. 2740). Scendiamo al vicino laghetto di Blesaccia e di qui traversiamo in piano il versante alto della Val Federia, rimanendo in quota passando a monte del laghetto dei Gessi e sotto il cupolone del pizzo Cantone e la piramide del pizzo Campaccio, puntando poi al crestone che separa la Val Federia dalla Valle del Monte. Saliamo una rampa di pietrame puntando ad una sella sulla testata della valle che, da una quota di circa 2900 metri, fra il pizzo Campaccio, alla nostra sinistra (m. 3007) e l'erbosa cima quotata 2982 metri, alla nostra destra. Possiamo puntare al crestone anche più avanti. Dalla sella di quota 2900 percorriamo ora il crestone alla nostra destra, verso sud-ovest, salendo alla cima quotata 2982 m. Il crestone piega poi leggermente a destra (ovest-nord-ovest) e seguendolo tocchiamo le cime quotate 2918 e 2938 m. Nell'ultimo tratto saliamo ad intercettare il crestone principale sul quale corre il confine italo svizzero, al Matoc dal Mont (m. 2982), poco a sud della Forcola di Federia. Scendiamo ora da qui verso destra (nord), su crestone, alla Forcola di Federia (m. 2899), appena sopra il laghetto di Federia (m. 2863), che vediamo alla nostra destra. Davanti a noi, infine, la stretta cresta meridionale del monte Cotschen, costituita da roccette non difficili da scalare. Alla loro destra un ripido canalone permetterebbe di aggirarle, ma è davver troppo ripido. Per chi non avesse dimestichezza dell'arrampicata, per quanto semplice, non resta che aggirare la crestina sulla sinistra (ovest), cioè dal lato elvatico. Per farlo scendiamo dunque a sinistra, all'alta Val Chamuera, poi appena possibile deviamo a destra ed affrontiamo il ripido versante con strisce di pascolo e pietraie a lato della crestina. Salendo in diagonale con attenzione, verso sinistra, guadagniamo una sella che ci fa affacciare al lungo scivolo di sfasciumi a monte della crestina che abbiamo aggirato, e che da qui appare una modesta ma pronunciata punta. Volgiamo le spalle alla punta della crestina, seguiamo il declivio di sfasciumi, non ripido, un po' a destra rispetto al crinale, fino al grande ometto con bastone della cima del Monte Cotschen (m. 3104), che raggiungiamo facilmente.

Il Monte Cotschen (pronuncia: còccen) domina l'angolo sud-occidentale della Val Federia. Non è una cima difficile da raggiungere, ma viene salita in genere dal versante elvetico, perché da quello italiano risulta un po fuori mano, anche se la salita dal Carosello 3000 non è particolarmente faticosa. Si tratta del monte rosso per eccellenza, visto che il suo nome, in lingua romancia, deriva dal latino "coccinus", che significa, appunto, "rosso", dal colore rossastro delle rocce che lo costituiscono.


Apri qui una fotomappa della traversata dell'alta Val Federia

La via più breve di salita sfrutta la possibilità di partire da una quota di 2740 metri, dal Carosello 3000, traversando il limite alto della Val Federia. Gli impianti di risalita del Carosello 3000 sono aperti anche d'estate. Li troviamo sul limite meridionale di Livigno, quello all'imbocco della Valle della Forcola di Livigno, e ci portano all'ampia sella erbosa denominata, appunto, Carosello 3000, anche se la quota è di 2740 metri. Da qui scendiamo al vicino laghetto di Blesaccia (m. 2694). Da qui traversiamo in piano il versante alto della Val Federia, rimanendo in quota passando a monte del laghetto dei Gessi e sotto il cupolone del pizzo Cantone e la piramide del pizzo Campaccio, puntando poi al crestone che separa la Val Federia dalla Valle del Monte. Saliamo una rampa di pietrame puntando ad una sella sulla testata della valle che, da una quota di circa 2900 metri, fra il pizzo Campaccio, alla nostra sinistra (m. 3007) e l'erbosa cima quotata 2982 metri, alla nostra destra. Possiamo puntare al crestone anche più avanti.


La traversata dal laghetto di Federia al crestone Val Federia-Valle del Monte

Dalla sella di quota 2900 percorriamo ora il crestone alla nostra destra, verso sud-ovest, salendo alla cima quotata 2982 m. Il crestone piega poi leggermente a destra (ovest-nord-ovest) e seguendolo tocchiamo le cime quotate 2918 e 2938 m. Nell'ultimo tratto saliamo ad intercettare il crestone principale sul quale corre il confine italo svizzero, al Matoc dal Mont (m. 2982), poco a sud della Forcola di Federia, il valico che si affaccia sull'elvetica val Chamuera e che costituisce la massima depressione del crestone di confine fra il monte Cotschen, a nord, ed il monte Garone, a sud.


Dal Carosello 3000 al Monte Cotschen

Scendiamo ora dal Matoc dal Mont verso destra (nord), su crestone, alla Forcola di Federia (m. 2899), appena sopra il laghetto di Federia (m. 2863), che vediamo alla nostra destra. Alla nostra sinistra si apre un ampio ripiano alto nell'elvetica Val Chamuera, detto Plan da li Vachi. Probabilmente non vedremo alcuna mucca, bensì un edificio che pare un baitone, ma è in realtà una casermetta. Alla nostra destra, invece, scende la traccia di sentiero segnalata che passa per il laghetto di Federia e scende sul versante occidentale della Val Federia, con una lunga diagonale che porta al Baitél di Planòn (m. 2430), adibito a bvacco.


Salita dal Matoc dal Mont al Monte Cotschen

Davanti a noi, infine, la stretta cresta meridionale del monte Cotschen, costituita da roccette non difficili da scalare. Alla loro destra un ripido canalone permetterebbe di aggirarle, ma è davver troppo ripido. Per chi non avesse dimestichezza dell'arrampicata, per quanto semplice, non resta che aggirare la crestina sulla sinistra (ovest), cioè dal lato elvatico. Per farlo scendiamo dunque a sinistra, all'alta Val Chamuera, poi appena possibile deviamo a destra ed affrontiamo il ripido versante con strisce di pascolo e pietraie a lato della crestina. Salendo in diagonale con attenzione, verso sinistra, guadagniamo una sella che ci fa affacciare al lungo scivolo di sfasciumi a monte della crestina che abbiamo aggirato, e che da qui appare una modesta ma pronunciata punta. Volgiamo le spalle alla punta della crestina, seguiamo il declivio di sfasciumi, non ripido, un po' a destra rispetto al crinale, fino al grande ometto con bastone della cima del Monte Cotschen (m. 3104), che raggiungiamo facilmente.


La salita dal matoc dal Mont alla cima del monte Cotschen

Molto ampio il panorama. Ovviamente ad ovest si mostra, alle spalle del cupolone del Monte Breva, il gruppo del Bernina, che mostra, da sinistra, le tre poco pronunciate cime del piz Palù, i massici e quasi abbracciati piz Argient e Zupò, la Cresta Güzza, inconfondibilmente fedele al suo nome, con a destra alcune imponenti cime che dal versante della Valmalenco non si vedono, perché si staccano dal crinale principale verso nord, vale a dire i pizzi Morteratsch, Tschierva e Boval. Si vede appena, alle loro spalle, il Bernina.


Il gruppo del Bernina visto dal monte Cotschen

Proseguendo nella rassegna delle cime che chiudono l’orizzonte, in senso orario, vediamo in primo piano la val Chamuera e, sul fondo, un’ampia teoria di cime engadinesi; spicca, diritta, a nord, la massiccia cima della Margna, il monte simbolo di St. Moritz, mentre a destra si distingue la regolare e slanciata piramide del Piz Linard. L'occhio esperto riconoscerà anche l'affilato profilo del piz Buin. Davanti al pizzo la valle di S’chanf, storico corridoio di transito fra Engadina e Livignasco, perché da essa si sale facilmente al passo di Cassana, con successiva discesa alla Val Federia.


Le cime dell'Engadina viste dal monte Cotschen

Ad est inizia la lunga teoria di cime del bormiese e della Valfurva: l’occhio esperto riconosce la cima Schumbraida, la Reit, il ghiacciaio dello Stelvio, l’Ortles, il Gran Zebrù, il Cevedale, la cima Confinale, il pizzo Tresero ed il monte Gavia. A sud, dietro il crinale delle livignasche valle delle Mine e val Vago (che si biforca nella val Nera e nella val di Campo), si intravedono le cime della Val Grosina, fra le quali spicca la massiccia cima Piazzi, con il ghiacciaio del versante settentrionale. Proseguendo verso destra, vediamo bene il passo della Forcola, prima di tornare allo splendido gruppo del Bernina.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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