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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campomoro-Rifugio Carate Brianza-Monte delle Forbici
3 h e 30 min.
1000
E
SINTESI. Saliamo in Valmalenco, a Lanzada, e proseguiamo sulla carozzabile che raggiunge Campo Franscia e prosegue terminando a Campomoro (m. 1990), presso l'omonima diga artificiale. Parcheggiamo all'ampio spiazzo ed attraversiamo il coronamento della diga, scendendo, sul lato opposto, su una pista sterrata che dopo pochi tornanti porta ad una piazzola. Di qui parte un largo sentiero che risale ripido l'aspro versante meridionale del Sasso Moro, verso ovest. Al termine della salita volge a destra (nord) ed inizia una lunga traversata, salendo molto moderatamente, verso nord-nord-ovest, sull'alto versante del bacino di Musella, prima fra radi larici, poi all'aperto, fino ad intercettare il sentiero della V tappa dell'Alta Via della Valmalenco. Il sentiero poi risale, ripido, una serie di dossi e conduce al rifugio Carate-Brianza (m. 2636). Vicino al rifugio, a sud, troviamo il cartello che indica la partenza del sentiero segnalato per il monte delle Forbici, dato a 50 minuti. Si tratta di un percorso agevole, ben segnalato, che si snoda sull’ampio crinale settentrionale della cima, dove si alternano formazioni rocciose ad incantevoli pianori. Saliamo, quindi, con qualche breve strappo, verso sud, mentre il panorama, alle nostre spalle, si allarga. Raggiungiamo alla fine facilmente il pianoro sommitale del monte delle Forbici (m. 2910).

Il monte delle Forbici è una cima che si può raggiungere assai facilmente partendo dalla bocchetta omonima, abbastanza nota ai frequentatori della Valmalenco perché si trova sul percorso che conduce al rifugio Marinelli, appena sopra il rifugio Carate Brianza. È anche una cima estremamente panoramica, in quanto abbastanza alta, con i suoi 2910 metri, da consentire un colpo d’occhio stupendo sull’intera testata della Valmalenco, sul gruppo Scalino-Painale, sulla catena orobica, sul Monte Disgrazia ("desgràzia") e sulla testata della Val Sissone (val de sisùm).
Il suo nome è legato ad un curioso errore: infatti localmente è chiamato "bar oolt", letteralmente "caprone alto", perché segna il confine superiore delle proprietà usufruibili per il pascolo da parte degli abitanti di Torre S. Maria, mentre il vero, anzi, i veri monti delle Forbici ("sas di fòrbes") sono le cime segnate sulle carte come cime di Musella (m. 2990, 3079, 3094; più ad est, la cima di Caspoggio, m. 3136; queste vette sono chiamate, però, localmente, nel loro complesso, “sas di fòrbes”). Ormai, però, questa trasposizione è entrata nell'uso, e difficilmente verrà corretta.
Il nostro monte, con il suo corpo massiccio, si pone sul confine fra l’alpe Musella (dal diminutivo della voce lombarda "mosa", luogo paludoso) ed il Vallone di Scerscen (il termine “Scérscen” deriva, probabilmente, da quello dialettale “scérsc”, “cerchio”, e si riferisce alla conformazione dell’ampio catino glaciale che si apre, con forma circolare, ai piedi dei colossi della testata occidentale della Valmalenco). C’è da aggiungere che vi si sale seguendo un facile percorso recentemente segnalato con segnavia biancorossi con il contributo della Comunità Montana di Sondrio. Si tratta, dunque, di un’escursione da prendere in considerazione, che richiede poco meno di tre ore per essere effettuata, partendo da Campomoro (il dislivello complessivo è di circa 970 metri).
Punto di partenza è, dunque, la diga di Campomoro (m. 1990), che si raggiunge salendo, da Chiesa Valmalenco (sgésa, a 15,5 km da Sondrio) verso Campo Franscia (dalla voce lombarda "fraccia", argine o terrapieno che contiene un torrente, m. 1550, 8 km da Chiesa Valmalenco; localmente solo “franscia”; l’aggiunta di “Campo-“ si deve ad una situazione curiosa: la Guardia di Finanza progettò di costruire a Campomoro una caserma; il progetto, però, mutò e la scelta cadde su Franscia, ma nei documenti, già pronti, venne cancellato solo –moro, sostituito con –franscia; così nacque il toponimo “Campofranscia”) e da qui, su strada interamente asfaltata, a Campomoro (cammòor, 6 km da Campo Franscia). Qui si trova ampia possibilità di parcheggio.
Lasciata l’automobile, iniziamo il cammino attraversando, sul camminamento, la corona della grande diga e portandoci sul suo lato settentrionale, dove troviamo una pista che scende ad uno spiazzo sottostante, a quota 1940. Qui parte il più frequentato sentiero per il rifugio Marinelli, che dovremo seguire fino alla bocchetta delle Forbici (buchèl di fòrbes). Nel primo tratto esso sale, ripido, sull’aspro versante meridionale del Sasso Moro (m. 3108), con qualche passaggio esposto protetto da corrimano.
Il sentiero volge, poi, gradualmente a destra (nord-ovest), raggiungendo un più tranquillo bosco di larici, che attraversiamo percorrendo un lungo tratto con andamento quasi pianeggiante. Usciti dal bosco, riconosciamo subito la bocchetta delle Forbici e, poco sotto, il rifugio Carate Brianza (m. 2636), per il quale passa il sentiero. Abbiamo l’impressione che sia lì, quasi a portata di mano, ma ci vorrà ancora un’ora e mezza circa di cammino per raggiungerla. A sinistra della bocchetta, la massiccia mole del monte che costituisce la nostra meta. Solo un po’ più avanti, guardando la sua cima, potremo scorgere quella formazione rocciosa a forma di forbice che ne giustifica il nome.
Al termine del tratto pianeggiante, intercettiamo, sulla nostra sinistra, il sentiero che sale dall’alpe Musella. Dobbiamo ora risalire una serrata sequenza di dossi (si tratta dei famosi “sette sospiri” - "set suspìir"), ai piedi del versante meridionale delle eleganti cime di Musella (m. 3088). Dopo due ore circa di cammino dalla partenza siamo, dunque, al rifugio carate Brianza ed alla bocchetta delle Forbici (m. 2660), che ci introduce al grandioso, selvaggio e bellissimo vallone di Scerscen.
Il rifugio ("la caràte") era, in origine, un deposito costruito, nel 1916, dagli Alpini che erano di stanza alla capanna Marinelli. Nel 1926 il comune di Torre S. Maria lo cedette all'Unione Escursionisti Caratesi, che lo ristrutturarono ed ampliarono e lo inaugurarono il 15 agosto 1927.
Ora, prima di salire alla cima, concediamoci un breve fuori-programma e, seguendo i segnavia bianco-rossi, che segnalano il percorso per la discesa nel Vallone di Scerscen, scendiamo al laghetto delle Forbici, che si trova in un’ampio pianoro poco sotto la bocchetta. La partenza di questo itinerario è segnalata su un masso, posto a sinistra del sentiero per la Marinelli, a poca distanza dalla bocchetta delle Forbici, con la scritta “Ponte-Cimitero Alpini”. In pochi minuti, eccoci sulla riva orientale del laghetto delle Forbici (m. 2618), nel quale, durante le belle giornate con calma di vento, si specchia l’imponente testata della Valmalenco. Uno spettacolo che lascia senza fiato. Poco oltre, troviamo un secondo e più piccolo laghetto (m. 2611). Da qui possiamo distinguere chiaramente la forca d’Entova (buchèta d’éntua, termine che significa, etimologicamente, posto fra due corsi d'acqua, dai termini lombardi "ent" ed "ova"), che si trova sul crinale che separa la valle di Scerscen dall’alta Valmalenco, a sinistra della marcata punta del Sasso d’Entova (sasa d’éntua), alla cui destra si distingue il pizzo Malenco. Guardando ancora più a destra, vediamo la vedretta di Scerscen inferiore, delimitata, a nord, dalla massiccia dorsale che comprende, da sinistra, il pizzo Glüschaint (m. 3594), La Sella (m. 3854), i pizzi Gemelli (m. 3500 e m. 3501) ed il pizzo Sella (m. 3511). Seguono i colossi della testata del Bernina, cioè i pizzi Roseg (da “rösa” o “rosa”, massa di ghiaccio, m. 3936), Scerscen (m. 3971) e Bernina (m. 4050), e la Cresta Güzza (m. 3869).
Torniamo, ora, alla bocchetta e ridiscendiamo al rifugio Carate Brianza. Vicino al rifugio, a sud, troviamo il cartello che indica la partenza del sentiero segnalato per il monte delle Forbici, dato a 50 minuti. Si tratta di un percorso agevole, ben segnalato, che si snoda sull’ampio crinale settentrionale della cima, dove si alternano formazioni rocciose ad incantevoli pianori. Saliamo, quindi, con qualche breve strappo, verso sud, mentre il panorama, alle nostre spalle, si allarga. Ecco comparire, a destra della Cresta Güzza, i pizzi Argient (forma dialettale per "Argento"; nell'ottocento veniva chiamato Piz Ladner, poi anche Piz Blondina, m. 3945) e Zupò (che significa “nascosto”, da “zuper”, nascondere, m. 3995), mentre le cime di Musella (m. 3079 e 3094) lasciano intravedere solo la cima del più orientale pizzo Palù (toponimo assai diffuso, che deriva da "palude"; m. 3906).
Dopo tre quarti d’ora circa, guadagniamo il breve pianoro sommitale, sorvegliato da un ometto. Grandioso il panorama. Alle già menzionate cime della testata della Valmalenco si aggiungono, ad ovest, il Monte Disgrazia (m. 3678), inconfondibile con la sua mole decisamente più imponente rispetto a quella delle cime che fanno da contorno (a sinistra il pizzo Cassandra, piz Casàndra o Casèndra, m. 3226, ed a destra il monte Pioda, sciöma da piöda, m. 3431).
Più a destra, la testata della Val Sissone, con le cime di Chiareggio (da "clarus", nel senso di spoglio di alberi), la punta Baroni (m. 3203) ed il Monte Sissone ("sisùn"in Val Masino, "còrgn de sisùm", in Valmalenco, m. 3331). A seguire, le cime di Rosso (m. 3369) e di Vazzeda (m. 3927) e la cima di Val Bona (m. 3033). In mezzo, fra quest’ultima e le precedenti, uno bello scorcio sul gruppo delle Sciore, in Svizzera.
Proseguendo verso destra, il monte del Forno (fùren, o fórn, ma anche munt rus) è nascosto dalla massiccia mole del Sasso Nero (umèt, m. 2921), che si propone in primo piano, ad occidente. Il massiccio del Sasso Nero è un po’ il gemello di quello del monte delle Forbici, e separa il Vallone di Scerscen dall’alta Valmalenco.
Guardiamo, ora, a sud: oltre la dorsale monte Caldenno (m. 2669)-Sasso Bianco (m. 2490)-monte Canale (m. 2523), ecco la sezione centrale della catena orobica. A nord-est, poi, a dominare la scena, in primo piano, è il massiccio Monte Moro (m. 3108), alle cui spalle, sulla destra, si distinguono bene i pizzi Canciano (m. 3073) e Scalino (m. 3323), fra i quali è ben visibile il ghiacciaio dello Scalino.
Più a destra, cioè ad est, dietro la dorsale che separa la Valmalenco dalla Val Painale (alta Val di Togno), compaiono la punta Painale (m. 3248) e la vetta di Ron (m. 3137). Tornando a guardare a nord, infine, godiamo di un superbo colpo d’occhio sul Vallone di Scerscen e, a destra, del nascosto e misterioso laghetto di Scarola, rinserrato fra le scure rocce strapiombanti del versante orientale del Sasso Nero.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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