Il
monte Pisello è il monte di Talamona, e deve il suo nome non
alla presenza di piantagioni di legumi, ma all'italianizzazione del
termine dialettale "alpesèl", cioè piccola alpe:
infatti, ai piedi di entrambi i suoi versanti, quello che dà
su Talamona e quello che guarda alla Val Corta, nei pressi di Tartano,
si stendono due alpi dall'estensione non molto ampia. La sua cima è
facilmente raggiungibile sfruttando due itinerari, ed è, durante
il mese di luglio, meta di un piccolo pellegrinaggio della parrocchia
di Talamona, con la celebrazione della messa su un altare posto in occasione
del giubileo dell'anno 2000.
Il più breve e semplice itinerario per salire alla cima parte
dall'alpe Baitridana. Per raggiungerla dobbiamo salire, partendo dalla
piazza S. Antonio di Morbegno, la valle del Bitto di Albaredo, utilizzando
la strada per il passo di San marco, che rgala diversi scorsi panoramici
suggestivi, sulla chiesa di san Giovanni, a Morbegno, sul gruppo Cima
di Zocca-Cima di Castello-Punta Rasica-Pizzo Torrone occidentale, nel
cuore della Val di Mello, e, più ad est, sul monte Disgrazia.
Raggiungiamo, così, Albaredo:
una
breve sosta nella piazza del paese potrà permetterci di ammirare
il nuovo leone, che ricorda un antico legame con la Repubblica di Venezia.
Una pista che nel primo tratto è asfaltata, poi sterrata, si
stacca sulla sinistra della strada qualche chilometro oltre Albaredo
(seguire le indicazioni per il rifugio Alpe Pizza, la quota 2000 ed
il bivacco Legüi) e porta nei pressi dell'alpe Baitridana. Lasciata
l'automobile, raggiungiamo, in meno di mezzora di cammino, il rifugio
Alpe Piazza, a 1835 metri di quota.
Il sentiero prosegue in direzione dell'alpe Lago, ma, invece di seguirlo,
cerchiamo una debole traccia che sale sul versante montuoso alle spalle
del rifugio, guadagnandolo facilmente il crinale che separa la Valle
del Bitto di Albaredo dalla bassa Valtellina. Seguendo il crinale verso
destra, giungiamo ad una sorta di corridoio erboso, che ci introduce
al versante valtellinese, dove vediamo subito, di fronte a noi, l'alpe
Pedroria (m. 1929).
Raggiunge le baite dell'alpe, troviamo alcuni cartelli, che ci segnalano
la duplice possibilità di proseguire in direzione del monte Pisello
o di scendere all'alpe Madrera, e di qui a Talamona. La salita al monte
Pisello parte alle spalle delle baite ed è segnalata ometti,
frecce rosse e bandierine rosso-bianco-rosse. Il sentiero risale il
vallone a monte (sud) dell’alpe, per poi piegare decisamente a
sinistra (est), aggirando il fianco meridionale del monte Culino (“cülign”, toponimo che deriva da "aquilino"). Dal
sentiero si possono vedere le valli Roncaiola e Valena, sopra Talamona.
Aggirato
il fianco del monte, il sentiero sale verso la bocchetta del Pisello,
che dà sulla val Budria (dal termine bergamasco “büder”, che significa “vaso fatto di scorza di abete). Valicata la bocchetta, si ignora il
sentiero che scende in val Budria e si sale a sinistra, verso la cima
del monte Pisello. La cima (2272 m) è ormai prossima, e la raggiungiamo
facilmente, trovando un altare ed una croce. Dalla cima si vedono bene,
in val di Tartano, la val Lunga e la val di Lemma. Verso ovest si raggiunge
con lo sguardo l’alto Lario e verso nord-ovest si domina l’intera
costiera dei Cech. A nord, invece, è la Val Masino ad imporsi
allo sguardo. Più ad est si intravede anche qualche cima della
testata della Val Malenco. Guardando ad est, infine, si riconosce il
paese di Tartano, alla confluenza di Val Lunga e Val Corta. Dall'alpe
Baitridana alla cima sono necessarie circa due ore e mezza di cammino,
per superare 500 metri di dislivello.
Se, invece, vogliamo partire da Talamona, dobbiamo oltrepassare il cimitero
e raggiungere la strada che conduce ai maggenghi di Ronco, Foppa e La
Bianca. La strada oltrepassa il tempietto degli Alpini, per poi proseguire,
con tratti molto panoramici, fino ai 1275 metri della Bianca. Se torniamo
indietro di qualche tornante, troviamo, sulla sinistra (per chi scende)
una pista sterrata, che termina poco sotto l’alpe Madrera, a m.
1370. Questa pista rende, ovviamente, possibile anche una bella arrampicata
in mountain-bike, fin oltre la quota di 1300 metri.
Ma
torniamo all'escursione: percorriamo la pista a piedi e, un po’
prima del suo termine, lasciamola, seguendo le indicazioni di un cartello,
per salire, su un sentiero che si trova alla nostra sinistra, in un
bosco, raggiungendo dapprima ad una bellissima baita isolata, poi le
prime baite dell'alpe Madrera. Lasciamo alle spalle anche le baite inferiori
dell’alpe: dopo un breve tratto nel bosco, raggiungiamo la sua
parte superiore. Siamo a 1499 metri ed il colpo d’occhio sul gruppo
del Masino-Disgrazia è ottimo. Il monte Disgrazia, in particolare,
si mostra in tutta la sua eleganza, ma anche le cime del gruppo del
Masino, dal pizzo Badile al pizzo Torrone occidentale, si mostrano nell'armonia
delle loro forme.
Risalendo il ripido prato e giungendo in prossimità del suo limite
di sinistra ci si potrebbe inoltrare nel bosco, dove, rimanendo sul
dosso, si trova una traccia di sentiero che, dopo un tratto in cui diventa
assai difficile da trovare, fin quasi a pardersi per un buon tratto.
La
traccia, fra alte erbe ed ontani nani, porta al passo del Pisello, che
si affaccia sulla val Corta ed è presidiato da una croce in legno:
è però del tutto sconsigliabile cercarla, perché
è molto facile perdersi, ed in tal caso ritrovare la via del
ritorno all'alpe può risultare problematico. Ancor più
difficile, per chi non conosce bene i luoghi, sarebbe l'eventuale successiva
discesa dal passo alle frazioni di Tartano, all'inizio della Val Corta,
perché anche qui la traccia di sentiero è stata sommersa
dalla vegetazione che prolifera incolta da quando questo alpeggio spra
Tartano è stato abbandonato.
Torniamo, dunque, indietro ed imbocchiamo il ben più facile sentiero
segnalato che lascia l’alpe verso destra, poco sopra le baite.
Dopo una breve traversata, il sentiero, raggiunte alcune baite, prende
a salire ripido; qualche sosta ci permette di gustare l’ottimo
panorama della Val Masino e, di nuovo, il monte Disgrazia. Anche la
costiera dei Cech si mostra in tutta la sua ampiezza. Alla fine, raggiungiamo
il limite inferiore dell’alpe Pedroria (m. 1929), dalla quale
possiamo proseguire, secondo il percorso sopra descritto, per la cima.
Dall'inizio della pista sterrata alla cima sono necessarie circa tre
ore di cammino, per superare 1000 metri di dislivello.
Ovviamente
i due itinerari, se disponiamo di altrettante automobili, si possono
combinare in un elegante anello.