Una facile escursione sulla vetta (m. 2272) della montagna di Talamona

Il monte Pisello è il monte di Talamona, e deve il suo nome non alla presenza di piantagioni di legumi, ma all'italianizzazione del termine dialettale "alpesèl", cioè piccola alpe: infatti, ai piedi di entrambi i suoi versanti, quello che dà su Talamona e quello che guarda alla Val Corta, nei pressi di Tartano, si stendono due alpi dall'estensione non molto ampia. La sua cima è facilmente raggiungibile sfruttando due itinerari, ed è, durante il mese di luglio, meta di un piccolo pellegrinaggio della parrocchia di Talamona, con la celebrazione della messa su un altare posto in occasione del giubileo dell'anno 2000.
Il più breve e semplice itinerario per salire alla cima parte dall'alpe Baitridana. Per raggiungerla dobbiamo salire, partendo dalla piazza S. Antonio di Morbegno, la valle del Bitto di Albaredo, utilizzando la strada per il passo di San marco, che rgala diversi scorsi panoramici suggestivi, sulla chiesa di san Giovanni, a Morbegno, sul gruppo Cima di Zocca-Cima di Castello-Punta Rasica-Pizzo Torrone occidentale, nel cuore della
Val di Mello, e, più ad est, sul monte Disgrazia. Raggiungiamo, così, Albaredo: una breve sosta nella piazza del paese potrà permetterci di ammirare il nuovo leone, che ricorda un antico legame con la Repubblica di Venezia.
Una pista che nel primo tratto è asfaltata, poi sterrata, si stacca sulla sinistra della strada qualche chilometro oltre Albaredo (seguire le indicazioni per il rifugio Alpe Pizza, la quota 2000 ed il bivacco Legüi) e porta nei pressi dell'alpe Baitridana. Lasciata l'automobile, raggiungiamo, in meno di mezzora di cammino, il rifugio Alpe Piazza, a 1835 metri di quota.
Il sentiero prosegue in direzione dell'alpe Lago, ma, invece di seguirlo, cerchiamo una debole traccia che sale sul versante montuoso alle spalle del rifugio, guadagnandolo facilmente il crinale che separa la Valle del Bitto di Albaredo dalla bassa Valtellina. Seguendo il crinale verso destra, giungiamo ad una sorta di corridoio erboso, che ci introduce al versante valtellinese, dove vediamo subito, di fronte a noi, l'alpe Pedroria (m. 1929).
Raggiunge le baite dell'alpe, troviamo alcuni cartelli, che ci segnalano la duplice possibilità di proseguire in direzione del monte Pisello o di scendere all'alpe Madrera, e di qui a Talamona. La salita al monte Pisello parte alle spalle delle baite ed è segnalata ometti, frecce rosse e bandierine rosso-bianco-rosse. Il sentiero risale il vallone a monte (sud) dell’alpe, per poi piegare decisamente a sinistra (est), aggirando il fianco meridionale del monte Culino (“cülign”, toponimo che deriva da "aquilino"). Dal sentiero si possono vedere le valli Roncaiola e Valena, sopra Talamona.
Aggirato il fianco del monte, il sentiero sale verso la bocchetta del Pisello, che dà sulla val Budria (dal termine bergamasco “büder”, che significa “vaso fatto di scorza di abete). Valicata la bocchetta, si ignora il sentiero che scende in val Budria e si sale a sinistra, verso la cima del monte Pisello. La cima (2272 m) è ormai prossima, e la raggiungiamo facilmente, trovando un altare ed una croce. Dalla cima si vedono bene, in val di Tartano, la val Lunga e la val di Lemma. Verso ovest si raggiunge con lo sguardo l’alto Lario e verso nord-ovest si domina l’intera costiera dei Cech. A nord, invece, è la Val Masino ad imporsi allo sguardo. Più ad est si intravede anche qualche cima della testata della Val Malenco. Guardando ad est, infine, si riconosce il paese di Tartano, alla confluenza di Val Lunga e Val Corta. Dall'alpe Baitridana alla cima sono necessarie circa due ore e mezza di cammino, per superare 500 metri di dislivello.
Se, invece, vogliamo partire da Talamona, dobbiamo oltrepassare il cimitero e raggiungere la strada che conduce ai maggenghi di Ronco, Foppa e La Bianca. La strada oltrepassa il tempietto degli Alpini, per poi proseguire, con tratti molto panoramici, fino ai 1275 metri della Bianca. Se torniamo indietro di qualche tornante, troviamo, sulla sinistra (per chi scende) una pista sterrata, che termina poco sotto l’alpe Madrera, a m. 1370. Questa pista rende, ovviamente, possibile anche una bella arrampicata in mountain-bike, fin oltre la quota di 1300 metri.
Ma torniamo all'escursione: percorriamo la pista a piedi e, un po’ prima del suo termine, lasciamola, seguendo le indicazioni di un cartello, per salire, su un sentiero che si trova alla nostra sinistra, in un bosco, raggiungendo dapprima ad una bellissima baita isolata, poi le prime baite dell'alpe Madrera. Lasciamo alle spalle anche le baite inferiori dell’alpe: dopo un breve tratto nel bosco, raggiungiamo la sua parte superiore. Siamo a 1499 metri ed il colpo d’occhio sul gruppo del Masino-Disgrazia è ottimo. Il monte Disgrazia, in particolare, si mostra in tutta la sua eleganza, ma anche le cime del gruppo del Masino, dal pizzo Badile al pizzo Torrone occidentale, si mostrano nell'armonia delle loro forme.
Risalendo il ripido prato e giungendo in prossimità del suo limite di sinistra ci si potrebbe inoltrare nel bosco, dove, rimanendo sul dosso, si trova una traccia di sentiero che, dopo un tratto in cui diventa assai difficile da trovare, fin quasi a pardersi per un buon tratto. La traccia, fra alte erbe ed ontani nani, porta al passo del Pisello, che si affaccia sulla val Corta ed è presidiato da una croce in legno: è però del tutto sconsigliabile cercarla, perché è molto facile perdersi, ed in tal caso ritrovare la via del ritorno all'alpe può risultare problematico. Ancor più difficile, per chi non conosce bene i luoghi, sarebbe l'eventuale successiva discesa dal passo alle frazioni di Tartano, all'inizio della Val Corta, perché anche qui la traccia di sentiero è stata sommersa dalla vegetazione che prolifera incolta da quando questo alpeggio spra Tartano è stato abbandonato.
Torniamo, dunque, indietro ed imbocchiamo il ben più facile sentiero segnalato che lascia l’alpe verso destra, poco sopra le baite. Dopo una breve traversata, il sentiero, raggiunte alcune baite, prende a salire ripido; qualche sosta ci permette di gustare l’ottimo panorama della Val Masino e, di nuovo, il monte Disgrazia. Anche la costiera dei Cech si mostra in tutta la sua ampiezza. Alla fine, raggiungiamo il limite inferiore dell’alpe Pedroria (m. 1929), dalla quale possiamo proseguire, secondo il percorso sopra descritto, per la cima.
Dall'inizio della pista sterrata alla cima sono necessarie circa tre ore di cammino, per superare 1000 metri di dislivello. Ovviamente i due itinerari, se disponiamo di altrettante automobili, si possono combinare in un elegante anello.

 

 

 

 


Massimo Dei Cas
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