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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bormio 2000-Cimino Valbella-Bormio 3000-
Monte Vallecetta
3 h
1020
E
Bormio 2000-Cimino Valbella-Bormio 3000- Monte Vallecetta-Bocca di Profa-Sobretta Alta-Monti Sobretta di Sotto-S. Caterina Valfurva
7 h e 30 min
1020
E
SINTESI. Entrati in Bormio salendo lungo la ss 38 dello Stelvio, prendiamo a destra (indicazioni per S. Caterina Valfurva) e poi ancora a destra, seguendo le indicazioni per Piatta, S. Pietro, il Ciuk e Bormio 2000. Saliamo sulla carozzabile ignorando le deviaizoni per Piatta, S. Pietro e Ciuk e giungiamo al parcheggio che serve il complesso di Bormio 2000. Qui termina la strada asfaltata, lasciando il posto ad una carrozzabile con fondo sterrato, che possiamo seguire fino all’indicazione di divieto di transito ai veicoli non autorizzati, a 2126 metri, alla località denominata “La Rocca”. Saliamo a piedi su una pista, ignoriamo al deviazione a destra per l'alpe Vallecetta e raggiungiamo Cimino Valbella (m. 2651). Proseguendo sulla pista raggiungiamo i 3012 metri della Cima Bianca, dove si trovano gli impianti di risalita di Bormio 3000. Seguendio le indicazioni di un cartello imbocchiamo la pista che passa appena sotto l’edificio, sul versante del Bormiese, e che si dirige a sud-ovest, portandoci, dopo una breve discesa, subito ad un largo e regolare sentiero, manufatto militare tracciato per consentire l’accesso alla Cima Bianca dalla val Sobretta. Ci troviamo subito ad un bivio, al quale andiamo a destra, sul sentiero chiamato da un cartello “Troit del Pic de Valeceta”. Il sentiero, non difficile, ma con qualche passaggio un po' esposto, è segnalato da alcuni segnavia bianco-rossi e sale, seguendo il crinale ad un primo sperone roccioso, aggirandolo facilmente sulla sinistra, cioè appoggiandosi sul versante della val Sobretta. Un secondo sperone, di maggiori dimensioni, viene aggirato anch’esso sulla sinistra. Poi la pista scende di qualche metro sotto il crinale, sempre sulla sinistra, risalendovi più avanti, per aggirare, questa volta sulla destra, un punto di stretta, e salire, con un ultimo strappo, ai 3148 metri della cima del monte Vallecetta.

Anche se la sua altezza è ragguardevole (m. 3148), il monte Vallecetta (il “valecéta”, la cui cima è chiamata “pich de la crosc” per la croce che la sovrasta) rappresenta la facile meta di un’escursione di medio impegno fisico, servita com’è per più di tre quarti dalla pista carrozzabile che raggiunge l’edificio di Bormio 3000 (sulla sommità della Cima Bianca), aperta al traffico fino ad una quota di 2126 metri.
Si tratta, quindi, di superare un dislivello di poco più di 1000 metri, sfruttando la carrozzabile e, nel tratto dalla Cima Bianca alla vetta del monte, un facile sentiero tracciato per scopi militari durante la Prima Guerra Mondiale. Un’ascensione, quindi, priva di molti degli elementi di fascino delle salite a vette più impegnative, ma assai interessante, innanzitutto per il suo valore panoramico: nella salita e, soprattutto, dalla vetta possiamo ammirare scenari ampissimi e, in una giornata limpida, difficilmente eguagliabili da cime della medesima altezza. La posizione del monte Vallecetta, infatti, è, sotto questo profilo, straordinariamente felice, isolata, com’è, da cime più alte che possano frapporsi alla visuale: si tratta, quindi, di un osservatorio ideali sui grandi comprensori della Valfurva, del Bormiese e del Livignasco. Al valore panoramico si aggiunge quello storico, perché anche questa cima venne utilizzata, durante la Prima Guerra Mondiale, come postazione-osservatorio nel contesto del complesso difensivo voluto dal generale Cadorna per arginare un eventuale sfondamento dell’esercito austo-ungarico sul vicino fronte dell’Ortles-Cevedale-Adamello.
C’è da osservare, infine, che gli amanti degli scenari propriamente escursionistici potranno sfruttare la salita a questa cima come prima parte di una suggestiva quanto poco conosciuta traversata da Bormio a S. Caterina Valfurva, sfruttando, nella seconda parte, la Val Sobretta, solitario e selvaggio, ma non aspro solco che si apre, splendido, ad ovest del monte, e che scende, come laterale meridionale, sul fondovalle della Valfurva. A questa valle il monte Vallecetta deve, forse, il suo stesso nome, che deriva dal longobardo “valegia", che significa “piccola valle”. Questa traversata ha anche il pregio di consentirci di scoprire angoli nascosti e bellissimi del comprensorio del Sobretta, come i Bei Laghetti.


Panorama su Bormio

Ovviamente, in questo caso, l’ideale è disporre di due automobili; lasciata l’una a S. Caterina, torniamo con l'altra a Bormio e saliamo con l’altra sull’ampio e dolce versante montuoso a sud-ovest di Bormio, utilizzato dai grandi e ben visibili impianti di risalita. Dobbiamo seguire le indicazioni per Piatta, S. Pietro, il Ciuk e Bormio 2000. Ignoriamo, nella salita, la deviazione a destra per Piatta (“Plata”), la piccola frazione di Valdisotto che si affaccia, sulla destra per chi sale, alla piana di Bormio, nota, in passato, per i suoi calzolai (“sciòber”), che emigravano anche nelle valli circostanti.


Panorama su Bormio

Più in alto, ignoriamo le deviazioni per la frazione di S. Pietro (“sampédru”, m. 1516) e Ciuk (“ciuch”, m. 1638), anch’esse nel territorio del comune di Valdisotto. Proseguendo lungo la strada ampia e comoda, giungiamo al parcheggio che serve il complesso di Bormio 2000.
Qui termina la strada asfaltata, lasciando il posto ad una carrozzabile con fondo sterrato, che possiamo seguire fino all’indicazione di divieto di transito ai veicoli non autorizzati, a 2126 metri, alla località denominata “La Rocca”. Inizia da qui la lunga ed un po’ monotona salita lungo la pista, che per un lungo tratto sale verso sud-sud-est (destra), fino alla deviazione (sulla destra) per l’alpe Vallecetta, che ignoriamo, poi prende gradualmente verso nord-ovest e poi sud-ovest, portando, con ampi tornanti, alla struttura di Cimino Valbella (m. 2651). Il panorama, verso est (cima Piazzi), e verso nord (conca di Bormio, Bormiese e Livignasco) è già molto ampio e stupendo. Quello sul gruppo dell’Ortles-Cevedale e sul ghiacciaio dei Forni si va, a sua volta, ampliando man mano che guadagniamo ulteriore quota, procedendo in direzione della Cima Bianca e del grande edificio al quale terminano gli impianti di risalita di Bormio 3000.
Edificio che sembra sempre lì, a portata di mano, ma poi l’impressione è che non ci si arrivi mai. Sono necessarie, a conti fatti, circa due ore e tre quarti di cammino per superare quasi 900 metri di dislivello e raggiungere i 3012 metri di questa cima, cammino reso più faticoso dall’altezza che, per la rarefazione dell’ossigeno, rende più difficoltoso ogni sforzo. Da qui si apre, infine, verso ovest, lo scenario forse più bello: non grandi cime, ma l’ampio solco della Val Sobretta, dominato, sul versante opposto al nostro, dai poderosi contrafforti del monte Sobretta, di cui si fatica a distinguere a cima, sull’ampio crinale dal quale scendono cascate di fresche acque e massi dalla tinta rossastra. Un’ultima mezzora di sforzi ci separa dalla cima più importante, di cui possiamo osservare bene, alla nostra destra, lo scuro profilo.
Vicino all’edificio troviamo tre cartelli che ci illustrano altrettante direttrici: quella dalla quale proveniamo porta alla Rocca in un’ora e 45 minuti, a Bormio 2000 in 2 ore e 15 minuti ed a Bormio in 3 ore e 30 minuti; le rimanenti, invece, portano alla cima del Vallecetta con la croce degli alpini di Piatta, in 30 minuti, oppure ai Bei Laghetti, in 30 minuti, al lago delle Tre Mote, in un’ora e 5 minuti ed a Profa Alta, in 2 ore e 30 minuti. Due osservazioni. La prima è che non si può non rimanere stupiti di fronte alla precisione svizzera di queste indicazioni temporali: cinque minuti sono sempre cinque minuti! La seconda è che viene segnalata una possibilità di discesa a Profa Alta (cioè all’alpeggio che guarda sulla sezione dell’Alta Valtellina fra Le Prese e Cepina, quella interessata dall’immane frana della Val Pola, per intenderci) niente affatto agevole, in quanto scarsamente segnalata e problematica per un grosso movimento franoso che interessa la parte medio-alta della valle delle Presure (per la quale si passa scendendo dalla Bocca di Profa verso sud-ovest). Viene, invece, ignorata la possibilità più semplice, la già menzionata traversata a S. Caterina che inizia con una discesa dalla Bocca di Profa nella direzione opposta (nord-est).
Prendiamo, dunque, la pista che passa appena sotto l’edificio, sul versante del Bormiese, e che si dirige a sud-ovest, portandoci, dopo una breve discesa, subito ad un largo e regolare sentiero, manufatto militare tracciato per consentire l’accesso alla Cima Bianca dalla val Sobretta. Ci troviamo subito ad un bivio: il sentiero prosegue, sulla sinistra, scendendo gradualmente verso sud, lungo il fianco orientale della val Sobretta, passando per i Bei Laghetti e raggiungendo la Bocca di Profa (lo utilizzeremo nella traversata a S. Caterina), mentre sulla destra si stacca un sentiero più stretto, ma sempre ben tracciato ed evidente, che sale, verso sud-ovest, in direzione della cima del Vallecetta. Un cartello, che si riferisce a questo sentiero, lo chiama “Troit del Pic de Valeceta” (“troit”, o “tröi”, significa, infatti, sentiero), e dà la Croce degli Alpini di Piatta (posta sulla vetta) a 40 minuti.
Il sentiero, segnalato anche da alcuni segnavia bianco-rossi, sale, seguendo il crinale (che segna il confine fra i comuni di Valdisotto e Valfurva), ad un primo sperone roccioso, che aggira facilmente sulla sinistra, cioè appoggiandosi sul versante della val Sobretta, di cui godiamo da qui di un colpo d’occhio spettacolare. Un secondo sperone, di maggiori dimensioni, viene aggirato anch’esso sulla sinistra. Poi la pista scende di qualche metro sotto il crinale, sempre sulla sinistra, risalendovi più avanti, per aggirare, questa volta sulla destra, un punto di stretta, e salire, con un ultimo strappo, ai 3148 metri della cima. Nessun problema, dunque, nella salita, se si eccettua un passaggio un po’ esposto.  Sulla cima ci accoglie la già citata croce, collocata dagli Alpini di Piatta, con il libro di vetta. Ma, oltre a questo segno di pace, ci accolgono anche i segni delle fortificazioni che risalgono alla Prima Guerra Mondiale.


La Val Sobretta vista dal monte Vallecetta

Ottimo il panorama. Partiamo da ovest, cercando di riconoscere alcune le più importanti cime che il nostro sguardo incontra in un giro completo in senso orario. In primo piano la regolare piramide della Cima Piazzi, alla cui sinistra, sul medesimo crinale, si susseguono i pizzi Campaccio e Coppetto, il monte Zandila e le cime di Redasco. Dietro questo crinale, sul fondo, si scorgono a destra le cime più alte della parte orientale della testata della Valmalenco, vale a dire, da destra, i pizzi Argient e Zupò (che significa “nascosto”, da “zuper”, nascondere) ed il pizzo Palù, ed a sinistra, rispettivamente, il monte Disgrazia, il pizzo Scalino e la punta Painale. In mezzo fra la testata della Valmalenco ed il monte Disgrazia, ed in posizione più avanzata, la cima Viola, riconoscibile per la vetta a forma di corno inclinato a sinistra. A destra della Cima Pizzai, sempre in primo piano, il corno di S. Colombano.
Proseguendo verso destra, lo sguardo scivola lontano, accompagnando una suggestiva fuga di quinte che propone cime della Val Viola Formina, della Valdidentro, della Valle di Livigno e dell’Engadina. A nord-ovest distinguiamo bene la Val Fraele e la Valle del Braulio; poi, a nord, ecco l’impressionante massiccia parete meridionale della Reit, che sovrasta Bormio. Proseguendo verso destra, vediamo il fianco meridionale della Val Zebrù, che culmina nei poderosi colossi del gruppo dell’Ortles-cevedale, la punta Thirwieser (che vediamo proprio sulla verticale dell’edificio di Bormio 3000), dello Zebrù e del Gran Zebrù (che, da qui, mostra un profilo decisamente diverso da quello, elegantissimo, di cui si gode dal passo di Cevedale e dal rifugio Casati). Alla sua destra, il monte Confinale, spostato più avanti, fra Val Zebrù e Valfurva, ci sottrae la vista del passo di Cevedale; poi, ecco il monte Cevedale, seguito dal Palon de la Mare e dal monte Vioz, fra i quali si frappone, in primo piano, il pizzo Tresero, che domina S. Caterina Valfurva.
Compare, quindi, ad est, il massiccio monte Sobretta, ai cui piedi si apre, splendida, la val Sobretta, che mostra, nella sua parte alta (a destra), la Bocca di Profa ed un laghetto che spicca per il suo colore di un azzurro chiaro, poco consueto fra i laghetti alpini: è il più bello fra i Bei Laghetti, ed avremo modo di conoscerlo più da vicino se scegliamo come via di ritorno la traversata a S. Caterina. Proseguendo verso destra, riconosciamo, sul fondo, il gruppo dell’Adamello. Ancora più a destra, in direzione sud, la cima gemella di pari quota (m. 3148) ci ruba buona parte della visuale sul gruppo delle Orobie, che si intravede sul fondo. Infine, chiudendo questo giro a 360 gradi, torniamo alle cime di Redasco ed al monte Zandila (sotto la cui cima scorgiamo la parte alta dell’immane frana della Val Pola).


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È tempo di tornare. Per la medesima via di salita oppure, se abbiamo ancora energie da spendere, per la val Sobretta. Se questa seconda è la nostra scelta, tornati al bivio scendiamo lungo il sentiero militare che taglia il fianco occidentale del monte Sobretta, occupato da una grande colata di sfasciumi. Il sentiero passa alto sopra il solitario lago della Lisa (m. 2615) e, piegando a sinistra, ci porta proprio sulle rive del laghetto azzurro (m. 2728), il più bello fra i Bei Laghetti, per il singolare colore delle sue acque, di un azzurro chiaro, che richiama assai più le spiagge dei tropici degli scenari di alta montagna.
Questi sono un sistema di dieci fra laghetti e microlaghetti che sono nascosti fra le balze rocciose che si trovano a nord-ovest del passo della Bocca di Profa. Per scovarli tutti, in verità, ci vuole un po’ di tempo: ce ne sono, però, due più piccoli, che incontriamo proseguendo verso sud (il sentiero, intanto, si fa assai più incerto). Un sistema analogo, con due microlaghetti ed un laghetto di dimensioni maggiori, si trova a sud-ovest di questo, ad una quota leggermente superiore (m. 2774 per il lago maggiore, 2788 e 2792 per i microlaghetti); un terzo laghetto di dimensioni analoghe a quello azzurro è, infine, quasi alla sua stessa altezza (m. 2738), e a nord-ovest rispetto a questo. A monte di quest’ultimo laghetto, in direzione ovest, se ne trovano altri due di dimensioni interessanti (il più alto è a quota 2845, per cui bisogna salire per circa un quarto d’ora). La ricerca di questi specchi d’acqua rappresenta una sorta di divertente caccia al tesoro, perché di altrettante perle si può certamente parlare. Ecco, poi, come scendere dai laghetti alla bocca di Profa: basta seguire, dai due microlaghetti satelliti di quello azzurro, il sentiero, che torna a farsi visibile e piega a sinistra, assumendo la direzione ovest-sud-ovest e scendendo dolcemente ai 2663 metri dell’ampia sella. Alla nostra destra, la valle delle Presure, che mostra il più alto dei tre laghetti di Profa, chiamato lago Stelù. Alla nostra sinistra, l’ampia val Sobretta, sul cui versante di destra proseguiremo la discesa.
Sul passo troviamo tre cartelli. Il primo si riferisce alla direzione dalla quale proveniamo, e dà Bormio 3000 ad un’ora, Bormio 2000 a 3 ore e 15 minuti e Bormio a 4 ore e 15 minuti. Il secondo si riferisce alla discesa in valle delle Presure (non facile, come abbiamo già visto), e dà il lago delle Tre Mote (il maggiore dei tre laghetti di Profa) a 25 minuti, l’alpe Profa ad un’ora e Profa alta ad un’ora e 30 minuti. Il terzo, infine, quello che ci interessa, indica la Baita dei Pastori ad un’ora, Bormio 2000 a 2 ore e 55 minuti e S. Caterina a 3 ore e 5 minuti. Si riferisce, per la verità, ad un percorso diverso da quello che prenderemo: non passeremo, infatti, da Bormio 2000.


I Bei Laghetti

La discesa non è difficile: una lunga serie di paletti con segnavia bianco-rosso la guida (altri segnavia sono posti su massi), ma, quand’anche li dovessimo perdere, possiamo procedere a vista, facendo solo attenzione a non finire sopra alcuni salti rocciosi che segnano i gradini di soglia dell’alta valle. Scendiamo verso nord-est, passando a sinistra di una pozza e di un corpo franoso, per poi raggiungere una serie di balze erbose poste in posizione intermedia fra i due rami centrali del torrente Sobretta. Il sentiero, che diventa qui più marcato, scende, zigzagando, il dosso fra questi due torrentelli, ed al suo termine piega leggermente a destra, guadando il modesto corso d’acqua. Attraversata una fascia di deposito morenico, ci ritroviamo sul limite di una bella piana erbosa, che attraversiamo, sempre guidati da paletti, fino a raggiungere, dopo qualche svolta (una ci porta a ridosso, sulla destra, della più profonda delle gole che il Sobretta ha scavato nell’alta valle), il ciglio del secondo gradino dell’alta valle. Con alcuno tornanti il sentiero, qui molto marcato, scende, tagliando anche una placca rocciosa, ad una seconda piana. Anche questa viene attraversata restando sul lato di destra. A sinistra, sul lato opposto rispetto al torrente, riconosciamo l’isolata baita quotata 2274 e denominata Baitìn dei Pastori.


I Bei Laghetti

Al termine della piana, troviamo i cartelli che segnalano un trivio. Nella direzione dalla quale proveniamo un cartello indica la Bocca di Profa (sentiero 18); nella direzione alla nostra destra due altri cartelli indicano Sclanera (alpeggio a monte di S. Caterina; potremmo scendere anche di qui – sentiero 20 -, ma il sentiero è meno evidente) e le località Malerbe, Pozzin e Sclanera (sentiero 22); il quarto cartello, che ci interessa (sentiero 18), indicano la direzione alla nostra sinistra, che porta  alla località Sant ed alla ss. 300 della Valfurva.
Dunque, invece di prendere a destra, prendiamo a sinistra. Un sentierino ci porta, in breve, al punto terminale di una pista sterrata. Alla nostra sinistra vediamo il ponte che serve per passare il torrente Sobretta e portarsi sul lato opposto della piana, dove si trova il Baitin del Pastore. Noi, invece, procediamo verso destra, seguendo la pista che per un tratto fiancheggia il ciglio sopra il torrente, poi piega a destra e scende ad attraversare un torrentello che scende dalle pendici del monte Sobretta, per poi tornare verso il torrente Sobretta (“rin da subréta”) ed attraversarlo sul ponte in legno di quota 2060. Oltre il ponte, la pista si allontana dal torrente, il cui fragore si smorza, senza però cessare, e propone alcuni saliscendi, prima di calare, decisa, alla parte alta dei prati di Sobretta alta (“subreta alta”, m. 2000).
La pista taglia la parte alta dei prati; ignorate due deviazioni sulla sinistra, scendiamo alla baita posta sul limite del bosco, in corrispondenza della quale essa confluisce in una pista sterrata che sale da destra. Alcuni cartelli segnalano che salendo verso sinistra ci si dirige verso Pozzo dell’Acqua, Bormio 2000, mentre scendendo verso destra si prosegue sul tracciato con numerazione 18, che porta alla località Sant ed alla ss. 300. Scendiamo, dunque, ignorando una deviazione a sinistra per le località Bagn da l’Ors, Calvarana e S. Antonio. Dopo alcuni tornanti, usciamo dal bosco ai prati dei Monti Sobretta di Sotto (“subréta basa”, m. 1815); qualche tornante ancora, ed intercettiamo, a 1750 metri circa, una pista che, con andamento pianeggiante, taglia la nostra da sinistra a destra. Alcuni cartelli ci indicano che proseguendo nella discesa restiamo sull’itinerario 18, per i Sant e la ss. 300, mentre imboccando la nuova pista ci innestiamo nell’itinerario 22, che porta verso sinistra a Calvarana e S. Antonio, verso destra al bosco di Cornogna ed a S. Caterina.
È quest’ultima la direzione da assumere: prendiamo, dunque, a destra, seguendo la nuova pista che ci propone la sgradita sorpresa di un tratto in salita, che ci porta a passare a valle delle baite di Sobretta bassa di dentro (“subréta basa d’int”, m 1780). Subito dopo, una breve discesa ci porta ad incontrare di nuovo il torrente Sobretta, che superiamo su un bel ponte in legno. Sul versante opposto, riprendiamo a salire, trovando ben presto, sulla destra, una sorgente segnalata, l’acqua di San Carlo (“aqua da san Carlo”), legata ad una leggenda che ha come protagonista la celebre figura di S. Carlo Borromeo, campione della controriforma cattolica, che, visitando la Valtellina, passò anche per la Valfurva. Qui sgorgava dal versante montuoso una vena di acqua limacciosa; S. Carlo vi sostò, assetato, vi bagnò le sue mani sante, ed ecco il miracolo: le acque divennero limpidissime, ed egli né poté trarre ristoro. Da allora i contadini le considerarono benedette. Un miracolo identico fu operato dal santo in località Sant (dove conduce la pista con numerazione 18, che abbiamo da poco lasciato) e, a molta maggiore distanza, all’Aprica.
Dopo esserci dissetati, se ne sentiamo il bisogno, riprendiamo a salire; la pista volge a destra e, dopo una breve discesa, propone un lungo tratto di salita, anche se con pendenza moderata. La fatica della salita è temperata dallo splendido scenario del bosco di Cornogna (“bosch da curnogna” o “pélé da curnogna”). Superata, prestando attenzione, una zona interessata da lavoro di movimentazione di tronchi, passiamo accanto ad alcuni slarghi con tavolini e panche in legno. È, questa, infatti, una zona assai frequentata da villeggianti che desiderano effettuare tranquille passeggiate alla fresca ombra dei boschi nei pressi di S. Caterina.
Oltrepassata una pista secondaria che si stacca sulla destra (è quella che sale a Sclanera), raggiungiamo il Ponte dei Sospiri, oltrepassato il quale usciamo dal bosco e, in breve, ci ritroviamo a S. Caterina. La discesa dal monte Vallecetta a S. Caterina richiede circa 3 ore e mezza di cammino, che sommate a quelle necessarie per la salita alla cima fanno 7 e mezza. Una faticaccia, ma, davvero, ampiamente ripagata dagli scenari che questo angolo poco conosciuto dell’alta valle ci elargisce generosamente.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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