SU YOUTUBE LE CAMPANE DI ARZO 1, 2

Arzo è una delle più simpatiche e caratteristiche frazioni di Morbegno. Il paesino è collocato in una posizione panoramicamente felicissima, a 721 metri, sul fianco orientale della bassa Valle del Bitto di Albaredo: da qui, infatti, lo sguardo raggiunge l'alto Lario, mentre verso ovest sono facilmente riconoscibili, sul lato occidentale della Val Gerola, la cima Rosetta ed i pizzi Olano e dei Galli. A nord, infine, si domina la Costiera dei Cech e si osserva un breve scorcio sul gruppo del Masino, con la cima di Castello ed i pizzi Torrone.
E' una frazione di Morbegno che fino agli anni cinquanta del secolo scorso era abitata permanentemente; in un passato più lontano era una tipica e vivace comunità contadina la cui economia era centrata sull’allevamento di mucche e capre. Caratteristica del paese erano anche i “castègn casinàdi”, cioè le castagne secche affumicate attraverso la combustione di erba verde.
Che l'identità di Arzo sia fortemente legata alla castagna è testimoniato anche dal soprannome che i suoi abitanti ebbero in passato: venivano chiamati, con intento un po' canzonatorio, "bàbi", termine che designa la castagna schiacciata e quindi inutilizzabile. Fra le attrattive del borgo figura sicuramente anche l'antica osteria con gioco delle bocce denominata "Crotto di Arzo " ("cròt de àars").
Il suo nome deriva da “arso”, “bruciato”, anche se la sua collocazione è amena e panoramica: ottimo il colpo d'occhio sull'alto Lario dalla bella chiesa dedicata a S. Giovanni Battista (sgésa de àars), che venne consacrata nel 1605 ed ampliata nel medesimo secolo, ma che ha origini più antiche (almeno quattrocentesche). La chiesa si staccò dalla giurisdizione di Valle, divenendo parrocchiale, nel 1805, e tale rimase fino al 1984, quando venne aggregata a Morbegno.
Il vescovo di Como Feliciano Ninguarda vi contò, nella sua celebre visita pastorale del 1589, 45 fuochi, corrispondenti a 200-250 abitanti. Ecco cosa scrive: "Sul monte sopra Morbegno lungo la strada verso la giurisdizione di Bergamo, distante due miglia da Morbegno c'è la frazione di Valle con quaranta famiglie tutte cattoliche, dove esiste la chiesa di S. Matteo apostolo, il cui rettore è il sacerdote Melchiorre di Appiano diocesi di Milano. A mezzo miglio a sinistra della frazione si trova Arzo con quarantacinque famiglie tutte cattoliche, con la chiesa di S. Giovanni Battista, unita alla chiesa di Valle. Vicino c'è Tertusei con sei famiglie cattoliche parimenti soggetto a detta chiesa e a destra non lontano dal villaggio di Valle c'è Campo Erbolo con circa trenta famiglie, soggetto alla ricordata chiesa di S. Matteo."
Ecco, invece, quel che scrive Giovanni Guler von Weineck, governatore per le Tre Leghe Grigie della Valtellina nel 1587-88, nell'opera "Raetia", pubblicata a Zurigo nel 1616: "Poco al di sopra di Morbegno sorgono sul monte tre piccole frazioni, Campoerbolo, Valle e Arzo, che appartengono al comune di Morbegno. Ciascuna di queste nomina un consigliere nell'assemblea dei dodici membri, detti sindaci, che amministrano il comune".
Anche qui giunse la peste nella terribile epidemia del 1629-31, nel contesto della guerra dei Trant'Anni, e la popolazione subì un tracollo, dalla quale non si riprese interamente neppure nel corso del secolo successivo: gli abitanti, nel 1807, risultavano 150, mentre, come abbiamo visto, nel 1589 erano probabilmente 250. Oggi il nucleo non è più abitato permanentemente, ma solo nella stagione estiva.

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MORBEGNO-ARZO

La salita da Morbegno ad Arzo, che segue per buona parte la storica Via Priula, può essere un'ottima passeggiata. Raggiunta Morbegno, lasciamo l’automobile al parcheggio di piazza S. Antonio (a quota 250 metri) e portiamoci al lato nord della piazza, proseguendo in direzione dell’inizio della strada provinciale n. 8 per Albaredo ed il passo di San Marco. Raggiunto il punto di partenza della provinciale, prendiamo a destra, lasciandola alla nostra sinistra, e percorriamo la strada San Marco, fino al punto in cui intercetta la viuzza che sale, da destra, da Via S. Marco e palazzo Malacrida. Qui prendiamo a sinistra (sud-est), seguendo l’indicazione del cartello della Via Priula (chiamata, a Morbegno, “strada de la cà”, con riferimento alla Ca’ San Marco), e cominciamo a salire sulla ripida viuzza con fondo in sassi arrotondati (grisc), circondati su entrambi i lati da alti muraglioni.
La stradina piega quindi a destra e sale ad intercettare la strada provinciale per Albaredo-S. Marco in prossimità del dosso della Lümàga, dove è posto il “Témpièt”, cioè il Tempietto votivo degli Alpini edificato nel 1962, su disegno dell’architetto Caccia Dominioni, dagli Alpini di Morbegno reduci dalla campagna di Russia nella seconda guerra mondiale, per onorare tutti i caduti di questo conflitto. Gli Alpini di Morbegno salgono qui tutti gli anni per celebrare il ricordo della battaglia di Warwarowka. Fin qui potremmo portarci anche con l’automobile, partendo da una quota leggermente più elevata (360 metri) e guadagnando quindi una ventina di minuti di cammino.
In corrispondenza del parcheggio del Tempietto, sulla strada per S. Marco, la Via Priula riprende, in direzione sud-sud-ovest, intercettando ancora la strada provinciale presso lo svincolo della strada per Bema, in località Cumèl. Poco oltre, se ne stacca di nuovo, sempre sulla destra, proseguendo verso sud. Troviamo, salendo, i segnavia bianco-gialli del trofeo Vanoni, di corsa in montagna, ma dobbiamo prestare un po’ di attenzione, perché poco sopra la strada provinciale, ad un primo bivio, i segnavia indicano il tratturo di sinistra, che sale alla località Belìn, mentre noi dobbiamo rimanere sulla via Pirula che prosegue a destra, senza, però, segnalazioni. Il fondo della via Priula è, in questo tratto, ancora assai bello e lastricato di pietre lisce. Proseguiamo conservando la direzione sud ed incontrando solo una doppia coppia di tornanti sinistrorso-destrorso che interrompono l’andamento rettilineo.
Dopo i tornanti, ignoriamo una deviazione sulla destra ed una mulattiera che ci raggiunge scendendo dal lato di sinistra, prima di arrivare al Dos del Barnabà, fascia di prati con alcune baite. Oltrepassato il maggengo, ci portiamo alle baite ed ai prati del Campiàa (Campiano, m. 572), che si trova proprio a monte della confluenza dei due rami del Bitto, di Albaredo e di Gerola (ma dalla Via Priula non si vede). La strada piega qui leggermente a sinistra (sud-sud-est) e raggiunge, ad un tornante sinistrorso, la cappelletta chiamata “Gésöö de Mezzavia”, con evidente riferimento alla sua collocazione, più o meno a metà strada fra Morbegno e Valle. Al suo interno troviamo raffigurata una Pietà.
Proseguendo nella salita, incontriamo un tornante destrorso e, poco oltre, uno sinistrorso, al quale si stacca una mulattiera che sale in direzione sud-est, con traccia un po’ sporca: si tratta della “strada di balabén”, che ci intercetterà anche più in alto. Noi saliamo, invece, verso  nord-nord-ovest, fino a trovare, sulla destra, la pista che volge di nuovo in direzione dell’interno della Valle di Albaredo, cioè verso sud-est. A questo punto dobbiamo lasciare la Via Priula, ignorando la deviazione a destra: rimanendo sulla pista principale, raggiungiamo, infine, Arzo, dopo circa un'ora e mezza di cammino (il dislivello in salita è di 470 metri).


Verso Faido di Arzo

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MONTE BAITRIDANA


Il gruppo del Masino visto dal sentiero per il monte Baitridana

Arzo può essere anche punto di partenza per una bella escursione che porta alla cima del monte Baitridana, che rappresenta, con i suoi 1890 metri, il punto culminante sul lungo crinale che separa la Valle del Bitto di Albaredo (val del bit de albarée) dalla bassa Valtellina orientale (monte di Talamona).
In tal caso saliamo ad Arzo in automobile, dalla piazza S. Antonio di Morbegno, dalla quale parte la panoramicissima strada provinciale che sale ad Albaredo e prosegue fino al passo di S. Marco. Dopo 7 km siamo al paese, dove ci accoglie la facciata secentesca della chiesa di S. Giovanni Battista.

Lasciamo l'automobile nel parcheggio vicino alla chiesa ed imbocchiamo la strada che si stacca, sulla sinistra, dalla provinciale, oltrepassando il piccolo cimitero del paese e proseguendo verso l'alpe Pitalone (pitalùn). Incontriamo, nella salita, i prati della tenuta Rusconi; poi, dopo una serie di tornanti in uno scenario di grande fascino visivo, raggiungiamo l'alpe Pitalone, a circa 950 metri. I prati dell'alpe, recentemente attrezzati, costituiscono un ottimo luogo nel quale effettuare una sosta ristoratrice.
Per proseguire l'escursione, dobbiamo cercare il sentierino che parte sul lato destro dei prati, non lontano dalla struttura per il barbecue, nei pressi della cabina in legno adibita a servizio. Qualche bollo rosso ci aiuta a non perdere il sentierino, che si dirige verso il crinale e, a quota 1040, lascia sulla destra una baita diroccata. Poco oltre, raggiungiamo un muretto a secco, e proseguiamo nella salita lasciandolo alla nostra destra. Quanto il sentiero piega a destra e comincia a scendere, dobbiamo prestare attenzione e, invece di seguirlo, continuare la salita, lasciandolo alla nostra destra, raggiungendo, in breve, un piccolo spiazzo, dove troviamo una fontana in cemento ed un cartello, poco sopra i 1040 metri. Proseguiamo verso destra, guadagnando il crinale in una rada boscaglia, resa più disordinata dalle conseguenze di un incendio. dopo un tratto un po' ripido, fra quota 1060 e quota 1100 circa, la vegetazione si fa più rada e, sulla nostra destra, possiamo scorgere la testata della Valle di Albaredo, con il passo di San Marco. Poco oltre, a quota 1140 circa, passiamo poco a sinistra di un valloncello, per poi raggiungere la piana del monte Pitalone, il monte di Morbegno (essendo, sul versante orobico, la maggiore elevazione visibile dalla cittadina), a m. 1334 ("pitalùn", termine che deriva probabilmente dalla radice onomatopeica "pitt", da cui "pitta", gallina).
Attraversata la piana, il sentiero rientra nel bosco. Raggiungiamo, poi, una fascia di ginestre e betulle, mentre di fronte a noi appare la meta, cioè la cime del monte. Attraversata una fascia di faggi, cominciamo ad incontrare le prime conifere. A quota 1400 circa troviamo una piccola radura e, sulla sinistra, un cartello che segnala la partenza del sentierino per Cavrèl e Luniga, una della alpi sopra Talamona.
A quota 1600 circa, superata una piccola strozzatura sul crinale, oltrepassiamo anche una deviazione a destra (poco visibile) che conduce ai maggenghi sopra Albaredo. La vegetazione comincia a diradarsi, regalando scorci di impressionante bellezza sul versante retico. Appaiono le cime del gruppo del Masino, fra le quali si distinguono, da sinistra, la cima di Castello, la punta Rasica, i pizzi Torrone ed il monte Sissone. Più a sinistra, ecco cime altrettanto celebri: i pizzi Badile, Cengalo e del Ferro. Più a destra, invece, l'elegante profilo del monte Disgrazia.
Camminando sul crinale, seguiamo, con un po' di approssimazione, il confine fra i comuni di Morbegno (lato destro) e Talamona (lato sinistro); poi, a quota 1735 metri, tocchiamo il punto più alto del territorio comunale di Morbegno: da qui in poi il crinale fa da confine fra i comuni di Albaredo e Talamona.
Lo spettacolo è di quelli che non si dimenticano: le cime si mostrano in tutta la loro massiccia imponenza. Gli ultimi duecento metri di salita si sviluppano nello scenario incantevole del largo crinale, sul quale si alternano brevi radure e tratti all'interno di macchie di abeti e larici. Gli ultimi sforzi sono mitigati dal panorama sempre più suggestivo sul lato settentrionale. ecco, infine (dopo circa tre ore e mezza di cammino, necessarie per superare oltre 1100 metri di dislivello in altezza), la cima, a 1890 metri: si tratta di una piccola radura, oltre la quale il crinale comincia a scendere leggermente. Un ultimo sguardo sul versante retico prima di scendere. Se le discesa avviene per la medesima via della salita, dobbiamo prestare molta attenzione a non perdere il sentiero, in molti tratti poco visibile. Possiamo anche scendere ad Albaredo, passando per l'alpe Baitridana o gli alpeggi sopra Albaredo.
Alla cime si può salire, per via più breve, da Albaredo, e precisamente dalla frazione di Case di Sopra. Dalle case parte una mulattiera, segnalata come "Sentiero del matusc", che sale, decisa, ai prati del Dosso Comune (m. 1333), piegando poi a destra e raggiungendo la località di Egolo (m. 1500).
Seguendo i cartelli ed i segnavia bianco-rossi, continuiamo a salire, fino ad intercettare la pista sterrata che sale verso la località Cornelli, a quota 1750 metri circa. La pista lascia poi il posto ad un sentiero, che passa a monte dell'alpe Baitridana (m. 1737) e si dirige verso l'alpe che si stende ai piedi del monte Lago. Ben presto, però, lo lasciamo, staccandocene sulla sinistra e seguendo le indicazioni di un cartello, per la Pozza Rossa: all'inizio il sentiero è poco evidente, poi si fa più marcato, econduce all'amena radura dove, a quota 1840 circa, si trova la pozza; dalla radura, salendo a vista verso sinistra, raggiungiamo la cima del monte Baitridana, dopo circa tre ore di cammino da Albaredo.

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L'ANELLO DEL MONTE PITALONE


Il monte Pitalone

Il Pitalone è il monte di Morbegno. In realtà non è niente più di un poggio boscoso, al quale culmina, a 1334 metri, il versante orobico che sovrasta Morbegno. Immediatamente a monte del Pitalone, sul lungo crinale che separa la Valle del Bitto di Albaredo dalla bassa Valtellina, si trova un'ampio catino di prati. Di qui il nome, assai poco poetico, per la verità: Pitalùn, grosso pitale, vaso da notte. I morbegnesi si sono permessi questa confidenza con un monte che evidentemente sentono come loro (ma è stata avanzata anche l'ipotesi che il nome derivi dall'onomatopeico "pitt", cioè "gallina"). Al di là della prosaicità del nome, i luoghi si prestano ad interessanti camminate, soprattutto nelle mezze stagioni, regalando angoli gentili e scorci interessanti. Non si direbbe che l'immaginazione popolare li abbia legati alla presenza di inquietanti streghe, annidate sul versante scosceso immediatamente a nord del Pitalone. Qui si trova una sorgente di acqua calda, l'acqua di Cofana, in una radura desolata che si credeva luogo del sabba delle streghe, le streghe di Cofana.


Apri qui una panoramica sul gruppo del Masino da Luniga

Da Arzo è possibile intraprendere un anello escursionistico che culmina proprio sul Pitalone.
Lasciamo l'automobile nel parcheggio vicino alla chiesa di Arzo ed imbocchiamo la strada che si stacca, sulla sinistra, dalla provinciale, oltrepassando il piccolo cimitero del paese e proseguendo verso l'alpe Pitalone (pitalùn).
Ad un bivio, però, lasciamo a destra la pista che sale all'alpe e proseguiamo diritti. passando per i prati della località Faido di Arzo (m. 963), fino ad una sbarra, che si trova a circa due chilometri da Arzo.


Faido di Arzo

Poco oltre i prati del Faido di Arzo la strada prosegue per un buon tratto oltre la sbarra, in direzione del Faido di Talamona, poi si interrompe ad una baita solitaria, prima di raggiungere il solco della valle del torrente Ranciga, lasciando il posto ad un sentiero. Lo seguiamo nella facile traversata quasi in piano che, superata la val Ranciga, termina alla parte alta (lato occidentale) di Faido di Sopra. Ci portiamo ora alla carozzabile (chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati) e la seguiamo in salita fino al suo termine, là dove, cioè, sul limite alto dei prati di Faido di sopra, lascia il posto ad una pista sterrata che sale con qualche tornante all'alpe Luniga (Lünìga, m. 1289).


Apri qui una panoramica da Faido di sopra

Dopo alcuni tornanti, passiamo per un luogo di sosta con una croce in legno. Poco sopra, ad un tornante dx troviamo un largo sentiero che se ne stacca sulla sinistra, e lo ignoriamo, portandoci al pannello del Parco delle Orobie. Ci affacciamo così alla parte bassa dei prati dell'alpe. La pista si restringe e termina appena sotto una baita, lasciando il posto ad un sentiero che sale ad intercettarne uno più largo, al quale prendiamo a destra, seguendo un cartello su un abete, che segnala la partenza del sentiero per il Cabrèl ed il monte Pitalone (il sentiero viene anche indicato come sentiero del monte Pisello). Si tratta di un sentierino poco marcato ma sempre visibile, segnalato da alcuni segnavia bianco-rossi, che traversa in direzione ovest, passando per alcuni ruderi di baita della località Cabrèl (il bosco si è ripreso i prati che nei secoli passati le circondavano). Pur avendo un fondo sempre buono, propone tratti esposti, per cui non si deve perdere la necessaria attenzione.


Apri qui una panoramica dall'alpe Luniga

Nell'ultimo tratto il sentiero supera una fascia di vegetazione disordinata, con i segni di un incendio che ha colpito questa zona. Poi esce all'aperto sul limite orientale dei prati del monte Pitalone (m. 1334). Dobbiamo ora prestare un po' di attenzione per afferrare il sentiero che percorre per intero il crinale che da Arzo sale fino al monte Baitridana. Attraversiamo dunque i prati e cerchiamo la traccia che passa a sinistra (per noi) del poggio boscoso del Pitalone (un segno rosso su una pianta ci aiuta), proseguendo nella discesa verso ovest.


L'alpe Pitalone

Il sentiero diventa ben visibile, e scende fino ad una vasca in cemento. Qui ignoriamo un sentiero che si stacca sul lato sinistro e proseguiamo diritti nella discesa, in un bosco di betulle, fino a raggiungere la parte alta dei prati dell'alpe Pitalone.
Qui scendiamo fino alla partenza di una pista sterrata, sulla quale ci incamminiamo. La pista intercetta una stradella che sale fin qui da Arzo: seguendola, torniamo ad Arzo.
L'anello descritto richiede circa 4 ore e mezza di cammino (il dislivello approssimativo in altezza è di 540 metri).


Apri qui una panoramica dall'alpe Luniga

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ESCURSIONI A MORBEGNO

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