Clicca qui sotto per aprire panoramiche dal Motto dell'Orso - GALLERIA DI IMMAGINI - CARTA DEL PERCORSO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
San Cassiano-Motto dell'Orso
2 h
550
E

È tornato. Dopo oltre un secolo, è tornato l’orso in Valtellina e Valchiavenna. Vezzeggiato, monitorato, inseguito mediaticamente come una star. Ben diverso l’atteggiamento verso questo animale nei secoli scorsi: la sua comparsa suscitava molto più timore che curiosità. Numerosi i toponimi legati a luoghi nei quali la sua presenza era forse più frequente. Fra questi, il Motto dell’Orso, maggengo nascosto da un poggio boscoso al culmine di un orrido dirupo di circa 300 metri, a monte di San Cassiano. Dal Motto oggi si affaccia sulla bassa Valchiavenna una statua di Maria Regina della Pace, mentre, almeno per ora, di orsi redivivi non c'è traccia. Per il futuro, chissà. Intanto vediamo come raggiungere questo poggio che rappresenta un ottimo belvedere sulla bassa Valle della Mera. Percorriamo la ss. 36 dello Spluga in direzione di Chiavenna e, all’altezza di San Cassiano, la lasciamo prendendo a destra, portandoci subito al parcheggio del cimitero, dove possiamo lasciare l’automobile (m. 226 circa). Incamminiamoci in direzione del versante montuoso, percorrendo una strada che ben presto piega a sinistra. Proseguiamo per un buon tratto, finché, in vista delle sbarre del passaggio a livello, prendiamo a destra e poi di nuovo a sinistra, immettendoci in via Bruga. Cerchiamo, quindi, la traversa a destra del vicolo delle Rebbie, una stradina che termina a ridosso del bosco, dove lascia il posto ad una specie di pista che vi si inoltra verso nord-est. Nel primo tratto la pista è ben visibile, poi si restringe a sentierino assediato dalla vegetazione. Dopo un tratto nel quale sembra si debba perdere, torna a farsi evidente in un bosco più aperto, passando prima  destra, poi a sinistra di un muro a secco. Solo qualche bollo rosso funge da segnavia. Continuiamo a salire diritti, ed il sentiero diventa una chiara mulattiera. Troviamo ora i primi segnavia rosso-bianco-rossi, che ci accompagneranno, abbondanti, per il resto dell’escursione. Inizia una serie di tornanti, alternata strappi diritti, che non lascia tregua, perché la pendenza è sempre marcata. Attraversiamo una paleofrana, testimoniata da diversi grandi massi, scaricati dalla Vallascia, un vallone dal nome fin troppo eloquente. L’andamento gradualmente volge in direzione est e sud-est. Su alcuni massi rinveniamo inequivocabili tracce dell’antica presenza degli orsi. Su uno, in particolare, scorgiamo una sorta di porta-scodelle, che ha la forma di un’acquasantiera. Ci affacciamo al bordo settentrionale della Vallascia e, un po’ più in alto, il sentiero piega a destra e la attraversa (molto spesso il vallone è del tutto asciutto). Sul lato opposto la mulattiera mantiene il suo andamento sud-est, ed inanella una lunga serie di tornantini, senza concedere respiro. Ai grandi massi si sostituisce il più tradizionale scenario del bosco di castagni. Ad un certo punto il sentiero piega a destra e, dopo un ultimo traverso, porta ad una piana boscosa, nella quale si vedono alcune baite che la macchia stringe d’assedio. È il Motto dell’Orso (m. 758). Sulla destra vediamo subito un secondo inequivocabile segno della presenza di orsi, una classicissima sedia dell’orso (cioè un masso a forma di sedia). Presso l’ultima di un gruppo di baite troviamo anche un masso nel quale si nota il segno dell’impronta di una sua zampa. Un tempo quella piana era un maggengo prativo, ma decenni di abbandono lo stanno riconsegnando al dominio del bosco. Quel che ci interessa ora, però, è un cartello che vediamo presso la sedia dell’orso, e che ci invita a lasciare il sentiero piegando a destra, con l’indicazione “Verso la Madonnina”. In breve ci troviamo a monte di una radura, sul cui limite si vede una cappelletta, recentemente (2012) restaurata a cura del gruppo degli amici di San Pio di San Cassiano. A destra della cappelletta un nuovo cartello, “Alla statua della Madonna”, ci invita a seguire un sentiero che comincia a scendere nel bosco, con alcuni tornanti. Ben presto esce all’aperto e ci porta ad un poggiolo recintato, dove nel 2009 è stata collocata, sempre dal medesimo gruppo, la statua di Maria Regina della Pace. Eccellente il panorama che spazia dall’alto Lario alla piana di Gordona e San Cassiano, dalla testata della Val Bodengo, della Val Piodella e della valle della Forcola, con il passo della Forcola. Attenzione a non oltrepassare la recinzione: sotto si apre il baratro di uno strapiombo di circa 300 metri. Finisce qui, dopo circa due ore di cammino (il dislivello approssimativo è di 550 metri) un’escursione suggestiva e godibilissima, soprattutto in primavera ed in autunno. E gli orsi? Come nuovi divi della civiltà massmediatica, si fanno desiderare…

 

 

 

 

 

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