CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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Il rifugio Chiavenna, che si raggiunge da Fraciscio, è un ottimo punto di appoggio non solo per l’ascensione al pizzo Stella (m. 3163), l’elegante cima che domina il paesaggio alpino di questi luoghi, ma anche per una facile traversata dalla valle Rabbiosa alla Val di Lei, dove si può trovare un secondo punto di appoggio al bivacco Pian del Nido.

Per salire a Fraciscio bisogna staccarsi dalla ss. 36 dello Spluga all’altezza di Campodolcino (m. 1062): la deviazione si trova, sulla destra, immediatamente dopo la chiesa parrocchiale. Percorsi tre chilometri, con numerosi tornanti, su una strada larga ed agevole, ed ignorata la deviazione, a destra, per Gualdera, raggiungiamo così il paese (m. 1341), la cui fama è legata al fatto di aver dato i natali al beato Luigi Guanella. Le case sono disposte sul lato settentrionale della valle Rabbiosa, il cui nome rimanda al corso tormentato e selvaggio dell’omonimo torrente.
Salendo lungo la strada che attraversa il paese, raggiungiamo la contrada più alta di Soste (m. 1442) e, poco sopra, una piazzola dove è possibile parcheggiare l'automobile, presso un bar-ristoro.
Qui parte una pista, carrozzabile, nel primo tratto, fino ad una seconda piazzola, che rimane sul lato settentrionale della valle (cioè sul lato sinistro, per chi sale).
Poi la pista diventa sentiero, che comincia ad inerpicarsi sul fianco montuoso. Incontriamo, così, sul nostro cammino un curioso ed imponente monolito, alla cui ombra è collocato un crocifisso, in una cornice resa meno severa dalla presenza di qualche rado larice.
Poco oltre, a quota 1624, ecco un bivio: mentre una traccia più debole prosegue inoltrandosi nella valle, il sentiero principale piega a sinistra (dalla direzione est alla direzione nord-est) ed inizia una faticosa risalita, con numerosi tornanti, sul versante montuoso che, fra due valloni, ci separa dalla bella conca dell’alpe Angeloga.
Nulla, per ora, fa presagire che oltre gli aspri contrafforti della valle si celi un alpeggio ameno: per ora dobbiamo faticosamente guadagnare metro dopo metro, inizialmente all'ombra di un rado bosco, poi in un terreno scoperto,
gettando qualche occhiata al pizzo Stella, che si intravede alla nostra destra (sud-est). Si tratta della cima più famosa della Valchiavenna, conquistata nel 1865 da John Ball, scalatore inglese che fu fra i primi ad esplorare queste montagne.
La salita si sviluppa per circa trecento metri, finché, dopo una serie più serrata di tornantini, pieghiamo a destra (in direzione sud-est), per superare le ultime gole che ci separano dall'alpe.
Oltrepassato un torrentello, ci infiliamo, infatti, nella gola dalla quale scende uno dei torrentelli che confluisce nel torrente principale, e che corre alla nostra destra.
Nell'ultimo tratto passiamo proprio a lato del torrente, prima che questo precipiti in una cascata,
e, dopo l’ultimo tratto, eccoci consegnati ad uno scenario più ampio e gentile,
quello dei verdeggianti pascoli dell’alpe Angeloga, riposta dolcemente in un'ampia conca.
Nel cuore dell'alpe, poi,
è riposto l'omonimo laghetto (m. 2036),
che guarda alle baite disposte a ridosso del limite settentrionale dei pascoli.
Accanto alle baite, a 2044 metri, il rifugio Chiavenna, presso il cui muricciolo di cinta sostano spesso, in estate, alcuni cavalli. Da Soste al rifugio sono necessarie sono necessarie un'ora e mezza o due di cammino, per superare i circa 600 metri di dislivello.
Durante la necessaria sosta, possiamo osservare, a destra del pizzo Stella, la lunga e sassosa cresta del Calcagnolo: non è difficile indovinare che la via che sale alla vetta del pizzo (ascensione non difficile) attraversa la vasta ganda ai piedi del suo versante occidentale, per guadagnare una boccettina sul crinale di di ovest-sud-ovest, e seguirlo fino alla cima. Lontano, infine, oltre l’apertura della valle Rabbiosa, possiamo intravedere alcune importanti cime del versante occidentale della Valle di Spluga, i pizzi Forato, Sevino e Quadro.
In prossimità del rifugio partono tre sentieri, quello sfruttato per l’ascensione al pizzo Stella, quello che, in direzione opposta, effettua una bella e facile traversata di mezza costa alla Motta di Madesimo (C10) e quello che sale diritto al ripiano del lago Nero (C3). Quest’ultimo si inerpica sull’erboso e ripido versante che scende all’alpe dall’ultimo gradino roccioso, che la separa dalla piana del passo di Angeloga.
Riprendiamo, quindi, il cammino in direzione nord-est, sfruttando diversi tornanti che ci portano proprio a ridosso delle formazioni rocciose terminali.
Poco prima di raggiungerle il sentiero ci propone anche un passaggio un po’ esposto, che va affrontato con concentrazione. Poi, ecco il corridoio che si apre fra le rocce, e nel quale si infila un piccolo corso d’acqua: alcuni gradini ed alcune corde fisse ci permettono di superare quest’ultimo ostacolo,
prima di uscire ad un nuovo ampio e bellissimo scenario, dominato dal lago Nero (m. 2352).
A dispetto del nome, questo lago non ha nulla di tetro, anzi, in una bella giornata, regala riflessi di un blu intenso.
Alla sua destra, è sempre il pizzo Stella a farla da padrone, anche se ora il suo primato è insidiato dal pizzo Peloso (m. 2780), dal profilo, oltre che dal nome, assai meno elegante.
Percorriamo, dunque, il lato settentrionale (di sinistra, per noi) del lago, seguendo il sentiero per il passo di Angeloga. Raggiunto il suo limite orientale, lasciamo per un po' il sentiero, piegando a destra e passando a valle di un piccolo specchio d'acqua: dopo una breve salita su un dosso erboso, giungiamo a scovare un secondo e più piccolo lago, il lago Caldera (m. 2369), che dal sentiero non si vede.
Questa breve digressione ci costa pochi minuti di cammino supplementare, ma ci regala uno scorcio panoramico di grande suggestione,
che coniuga le scure acque del lago allo svelto profilo del pizzo Stella, che occhieggia alle sue spalle.
Tornati al sentiero, lo percorriamo verso il passo, incontrando ancora un piccolo specchio d'acqua.
Il passo, a 2391 metri di quota,
non è altro che una piccola porta fra le rocce arrotondate:
probabilmente non ce ne accorgeremmo, se non vi fosse una piccola croce di legno che lo segnala. Eppure proprio qui passa lo spartiacque che separa il bacino del Po da quello del Reno.
 La Val di Lei, alla quale accediamo valicando il passo, appartiene infatti, idrograficamente, al territorio svizzero, anche se politicamente è ancora territorio italiano. La particolarità della valle è accresciuta dalla presenza di un enorme bacino artificiale, dalla capacità di oltre 200 milioni di metri cubi, il cui sbarramento rientra nel territorio della Svizzera, cui è riservato, quindi, lo sfruttamento idroelettrico.
La valle non appare improvvisamente, oltre il passo, ma si mostra gradualmente.
Appare, innanzitutto, la sua costiera orientale, che impressiona per il senso di solitudine suscitato dalla mancanza di segni di insediamento umano,
e cominciano a mostrarsi, alla nostra destra, anche le eleganti cime che costituiscono la testata est della val di Cà, prolungamento meridionale della Val di Lei: si tratta della cima di Lagh, o cima di Lago (m. 3083), la punta Rosso (m. 3053) ed il pizzo Bles (m. 3045), ai cui piedi si stendono alcune piccole vedrette.
Comincia ad intravedersi, ancora più a destra, anche il ghiacciaio ai piedi del versante settentrionale del pizzo Stella, chiamato ghiacciaio Ponciagna.
Appena valicato il passo, ecco, qualche decina di metri sotto di noi, un altro bel lago, il lago Ballone (m. 2321).
 Forse troveremo anche qualche capo di bestiame, perché i pascoli della Val di Lei sono particolarmente pregiati.
Ben presto incontriamo un bivio: pendendo a destra (C5) si scende facilmente all’alpe Mottala, sul fondo della valle, non lontano dal bivacco Pian del Nido; prendendo a sinistra, invece, si effettua una lunga traversata che rimane sulla parte alta del versante occidentale della valle, superando le laterali valle Caurga e valle Rebella, varcando poi il crinale per scendere in val Sterla (dalla quale la discesa prosegue fino alla val Scalcoggia, appena sopra Madesimo).
Pochi passi su l’uno o l’altro dei sentieri, ed ecco apparire anche il fondovalle, con il grande lago originato dallo sbarramento artificiale, costruito fra il 1958 ed il 1960. La valle si mostra ampia, aperta, luminosa, ma il senso di solitudine rimane: si intuisce la presenza umana, ma questa non cancella l’impressione di un luogo remoto, sconosciuto agli uomini. Tutto ciò, unito alla dolcezza del paesaggio, genera un fortissimo senso di pace e di armonia, che vale interamente le tre ore e mezza approssimativamente necessarie per giungere fin qui, superando i 950 metri circa di dislivello in salita.

         

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