Apri qui una panoramica del rifugio Donati e del passo Biorco dalla bocchetta di Reguzzo

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Briotti-S. Stefano-Baitone di Quai-Rifugio Donati
5 h
1480
E
SINTESI. Procedendo sulla ss 38 dello Stelvio verso Bormio, dopo Sondrio, prestiamo attenzione al cartello che indica il comune di Ponte in Valtellina. Dopo trecento metri circa troveremo, sulla destra, una deviazione per Casacce e Sazzo, che ci permette di valicare l'Adda su un ponte e di cominciare a salire sul versante orobico (indicazioni per Sazzo ed Arigna). Oltrepassiamo, così, Sazzo (m. 456), Albareda e Trìpolo (m. 804), prima di incontrare un bivioal quale andiamo a destra e proseguiamo per Briotti, che raggiungiamo dopo aver oltrepassato i nuclei di Berniga (m. 835) e Famlonga (m. 925). Ignorata la deviazione a destra per il centro ricreativo e sportivo del Dosso del Grillo, saliamo fino al centro di Briotti, dove troviamo un parcheggio, nei pressi dell'edicola del Parco delle Orobie, e qui, a circa 1020 metri, possiamo lasciare l'automobile. seguendo le indicazioni per la pista ciclabile che sfrutta l’ex-decauville Briotti-Armisa, imbocchiamo, quindi, la strada sterrata che, proprio di fronte al parcheggio, taglia decisamente a sinistra (est), superando su un ponte il torrente Tripolo e raggiungendo, subito dopo il ponte, un largo spiazzo; poco più avanti, ci ritroviamo sul limite inferiore dei ripidi prati orientali del maggengo. Qui, sulla destra, parte un tratturo, per un tratto con il fondo in cemento, che risale i prati, raggiunge i Prati di Torre (m. 1145) e lascia il posto ad un ripido sentiero. Oltrepassate le baite Bernè (m. 1236), ci immergiamo in un fresco bosco. Un cartello in legno segnala la duplice meta dei laghetti di S. Stefano e del rifugio Donati. Accompagnati da rari segnavia rosso-bianco-rossi, proseguiamo ignorando una deviazione a sinistra ed una a destra (il sentiero da mantenere è quello che continua a salire, più o meno sul filo del dosso); raggiungiamo così la radura con la baita Spanone (m. 1559). Il sentiero rientra nella pineta, con un lungo traverso verso sinistra, in direzione sud, dalla pendenza meno impegnativa. Poi piega leggermente a destra (sud-ovest), iniziando a risalire un ampio avvallamento che scende dalla grande conca che ospita l’invaso di S. Stefano. Usciamo, così, di nuovo dal bosco e raggiungiamo una radura. Qui ci portiamo a sinistra del ruscello e riprendiamo a salire, fra radi larici, fino a raggiungere la soglia del gradino roccioso presidiato dal muraglione dello sbarramento. Alla nostra destra vediamo la nuova chiesetta di S. Stefano. Ci portiamo alla chiesetta e proseguiamo sul sentiero che sale allo sbarramento del lago inferiore di Santo Stefano (m. 1839). Qui, ad un bivio segnalato, dobbiamo proseguire verso sinistra, passando sotto la casa dei guardiani: ci ritroviamo ben presto all'inzio di un lungo sentiero quasi pianeggiante che taglia il fianco orientale del pizzo Culdera. L'accesso è sbarrato, ma i guardiani, interpellati, non hanno difficoltà a concedere il permesso. Terminata la traversata ci si ritrova al baitone di Quai (m. 1890), alle spalle del quale il sentiero, ora segnalato con più frequenza, comincia a salire deciso nel selvaggio vallone di Quai. Nel primo tratto c'è la duplice possibilità di prendere a destra o a sinistra: l'alternativa di sinistra varca su un punte il torrente che scende dal vallone, risale un dosso erboso e torna a varcarlo verso destra, ricongiungendosi con l'altra. Continuamo a salire su un ampio dosso erboso, tenendoci non lontani dal fianco del vallone che sta alla nostra destra. Superiamo anche i cartelli indicatori che segnalano una possibile deviazione per il bivacco Corti e giungiamo presso le ultime rocce montonate che sbarrano l'accesso al pianoro terminale dell'alta valle di Quai. Aggirate a destra le rocce, ecco finalmente il rifugio Donati (m. 2497), collocato su un promontorio roccioso non lontano dall'incantevole laghetto di Reguzzo.

La val di Quai sarebbe forse uno sconosciuto recesso nell'alta e selvaggia valle d'Arigna (termine che deriva da “lariana” e, quindi, da “larix”, cioè larice), se non vi fosse presente il rifugio Donati, il più faticoso da raggiungere nell'intero arco orobico ed uno dei più faticosi in assoluto nella nostra provincia, in quanto richiede almeno quattro ore di cammino obbligato. Il percorso di accesso più classico parte da Briotti. Per giungere a questa località, se percorriamo la SS 38 dello Stelvio da Sondrio a Tirano, prestiamo attenzione, 5 km circa dopo il passaggio a livello con cui si conlcude la tangenziale di Sondrio, al cartello che indica il comune di Ponte in Valtellina.
Dopo trecento metri circa troveremo una deviazione per Casacce e Sazzo, che ci permette di valicare l'Adda su un ponte e di cominciare a salire sul versante orobico (indicazioni per Sazzo ed Arigna). Oltrepassate alcune frazioni, lasciamo alla nostra sinistra la deviazione per Armisa, la Resnati e la Corti, e proseguiamo per Briotti.
Proprio all'ingresso dell'abitato troviamo un parcheggio, nei pressi dell'edicola del Parco delle Orobie, e qui, a circa 1020 metri, possiamo lasciare l'automobile. Imbocchiamo poi una strada sterrata che, proprio di fronte al parcheggio, taglia decisamente a sinistra, raggiungendo il limite inferiore dei ripidi prati del maggengo. Qui parte un tratturo, per un tratto con il fondo in cemento, che risale i prati, diventando sentiero che entra nel bosco. Superata un'ultima baita, accompagnati da rari segnavia rosso-bianco-rossi, proseguiamo su un tracciato molto ripido, ignorando una deviazione a sinistra ed una a destra (il sentiero da mantenere è quello che continua a salire, più o meno sul filo del dosso). Dopo un'ora circa, ecco una radura con la baita Spanone (m. 1561): da qui non possiamo più sbagliare. Il sentiero prosegue verso sud, raggiungendo, risalito un vallone, il muraglione della diga di S. Stefano (m. 1839), ai piedi del quale è ben visibile l'omonima chiesetta. Qui dobbiamo proseguire verso sinistra, passando sotto la casa dei guardiani: ci ritroviamo ben presto all'inzio di un lungo sentiero quasi pianeggiante che taglia il fianco orientale del pizzo Culdera. L'accesso è sbarrato, ma i guardiani, interpellati, non hanno difficoltà a concedere il permesso.
Terminata la traversata ci si ritrova al baitone di Quai (m. 1890), alle spalle del quale il sentiero, ora segnalato con più frequenza, comincia a salire deciso nel selvaggio vallone di Quai. Nel primo tratto c'è la duplice possibilità di prendere a destra o a sinistra: l'alternativa di sinistra varca su un punte il torrente che scende dal vallone, risale un dosso erboso e torna a varcarlo verso destra, ricongiungendosi con l'altra. Continuamo a salire su un ampio dosso erboso, tenendoci non lontani dal fianco del vallone che sta alla nostra destra. Superiamo anche i cartelli indicatori che segnalano una possibile deviazione per il bivacco Corti e giungiamo presso le ultime rocce montonate che sbarrano l'accesso al pianoro terminale dell'alta valle di Quai.
Aggirate a destra le rocce, ecco finalmente il rifugio Donati, collocato su un promontorio roccioso non lontano dall'incantevole laghetto di Reguzzo, nel quale si specchia il pizzo Biorco. Sono passate quattro-cinque ore, ed abbiamo superato un dislivello di 1480 metri.
Dal rifugio, seguendo i segnavia, possiamo traversare al rifugio Mambretti per il passo di Biorco. Passiamo a destra del laghetto di Reguzzo e cominciamo a salire verso sud su terreno morenico, attraversando nevaietti che si possono trovare anche a stagiona avanzata.

Il rifugio è un ottimo appoggio per effettuare la traversata alla capanna Mambretti, uno degli itinerari più belli nelle Orobie centro-orientali, in due ore e mezza circa. Seguendo i segnavia verso destra (non quelli verso sinistra, che conducono verso il bivacco Corti), oltrepassiamo il laghetto di Reguzzo, che resta alla nostra sinistra, e, superando anche qualche nevaio (neve anche fino a tarda stagione), pieghiamo gradualmente a destra e ci dirigiamo verso il passo Biorco, a destra del ben visibile pizzo omonimo (m. 2749). La salita è nell'ultimo tratto un po' faticosa, perchè avviene su terreno instabile (sassi mobili, terriccio o neve); le code fisse ci permettono di superare le ultime roccette.
Siamo al passo Biorco (2641 metri), oltre il quale si scende in alta val Caronno. Il primo tratto è assistito da corde fisse, perchè si dipana su un versante erboso molto ripido; poi si toccano lidi più tranquilli, scendendo ad un pianoro dove presso un grande masso è scritto in caratteri cubitali l'indicazione per la Donati. La discesa prosegue (siamo sulla Gran Via delle Orobie) dapprima verso sud, poi piegando verso ovest, infine in direzione sud ovest (prestiamo molta attenzione ai segnavia e non lasciamo indurre dalla tentazione di scendere a vista, perché il versante è in diversi punti molto ripido). Il sentiero, che in più punti sembra perdersi, ci fa calare proprio alle spalle del rifugio Mambretti, con un ultimo tratto assai ripido. E' ovvio che, percorso a rovescio, questo itinerario diventa una possibilità alternativa di raggiungere il rifugio Donati.


Fotomappa della discesa dal passo Biorco al rifugio Mambretti

CARTA DEL PERCORSO SULLA BASE DI © GOOGLE MAP (FAIR USE)

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri).

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