Apri qui una panoramica sul bacino di Gera-Fellaria dal sentiero per il passo Confinale

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Diga di Gera-Alpe Fembrè-Val Confinale-Bivacco Anghileri-Rusconi
2 h e 30 min.
750
E
SINTESI. Saliamo in Valmalenco e raggiungiamo Lanzada, proseguendo per Canpo Franscia e Campomoro e parcheggiando in fondo alla pista, sotto il muraglione della diga di Gera (m. 1990). Saliti al camminamento, stiamo sulla destra e percorriamo il sentiero che corre a destra del lago di Gera. Ignoriamo la deviazione a destra per la Val Poschiavina, scendiamo in un vallone e risaliamo fino a raggiungere l'alpe Gembrè (m. 2224). Prima di giungere all'alpe, dobbiamo superare due croci, una di ferro ed una di legno; pochi metri oltre le croci, lasciamo il sentiero principale per seguirne uno meno marcato, che raggiunge due baite ed una piccola fontana, proseguendo verso nord-est. Il sentiero ben marcato risale il ripido gradino erboso e roccioso, dapprima verso sinistra, poi con alcuni tornanti, e si affaccia al primo pianoro della Val Confinale (m. 2400). In mezzo al pianoro, un modesto ricovero diroccato per i caricatori d'alpe. Qui la traccia si fa molto debole, ma con un po' di attenzione riusciamo a seguirla, anche perché prosegue diritta verso il centro del pianoro, a sinistra della sommità di un dosso pratoso. Ci ritroviamo ai piedi di una formazione rocciosa arrotondata, presso un grande ometto. La aggiriamo sulla sinistra e ci ritroviamo nei pressi di un torrentello che scende da un grande vallone. Seguiamolo, lasciandolo sempre alla nostra sinistra: in breve ritroviamo il sentiero, segnalato anche da evidenti ometti. Risalito il canalone, raggiungiamo una bella spianata. Prendendo a sinistra saliamo facilmente al bivacco Anghileri-Rusconi (m. 2654).


Apri qui una panoramica dal bivacco Anghileri-Rusconi

Il passo Confinale, insieme ai passi di Ur e Cancian, costituisce una delle porte più agevoli per passare dall'alta Valmalenco orientale alla Val Poschiavina, in territorio svizzero. La salita al passo ha come punto di partenza la diga di Campomoro (dighe de cammòor), a 1990, facilmente raggiungibile salendo, oltre Lanzada, verso Campo Franscia e percorrendo una strada quasi interamente asfaltata che termina proprio nei pressi della diga. La strada, per la verità, prosegue, ma talora è chiusa al traffico per il pericolo di caduta sassi, per cui può accadere che il tratto dalla diga di Campomoro a quella di Gera vada percorso a piedi. In goni caso, l'automobile viene parcheggiata ad una quota di circa 1980 metri. Raggiunto il poderoso sbarramento di questa seconda diga, lo risaliamo sfruttando una stradina e ci troviamo di fronte ad un bivio.


Bacino di Gera

Se attraversiamo lo sbarramento, dirigendoci a sinistra, saliamo al rifugio Bignami, che un cartello dè ad un'ora di cammino. Noi dobbiamo invece seguire le indicazioni per Il giro del lago di Gera, L'alpe Gembrè e La val Poschiavina. Percorriamo così una pista che corre sul lato orientale della diga, con splendido colpo d'occhio sull'invaso ma anche sul ghiacciaio di Fellaria orientale, con i suoi seracchi e le cascate. La pista un certo punto, inizia a salire in val Poschiavina. La dobbiamo seguire solo per un tratto: non appena scorgiamo, alla nostra sinistra, un ponte sul torrente della valle, dobbiamo lasciarla e seguire un sentiero (cartello: A. Gembrè data a 50 minuti) che, valicato il torrente, sale fino alla soglia dell'alpe Poschiavina, che lasciamo alla nostra destra, per poi scendere bruscamente per una sessantina di metri, riavvicinandosi al bacino artificiale. Dopo essere passati sotto un impressionante artiglio roccioso, raggiungiamo, con un ultimo tratto pianeggiante le due croci che annunciano l'alpe Gembrè (m. 2224), dove, d'estate, troveremo sempre qualcuno disposto ad offrirci preziose indicazioni. L'alpe, chiamata localmente giumbréie o gembrée, venne assegnata alla quadra di Lanzada nella ripartizione del 1544, ed è caricata da alpeggiatori di Tornadri – Lanzada -; interessante la struttura delle 15 baite, alte, al centro, quanto una persona, coperte di lastroni di pietra, con il focolare in un angolo ed un rialzo per i pagliericci nell’altro.


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Prima di giungere all'alpe, dobbiamo superare, come detto, due croci, una di ferro ed una di legno; pochi metri oltre le croci, lasciamo il sentiero principale per seguirne uno meno marcato che se ne stacca sulla destra (cartello che dà il passo Confinale ad un'ora e 10 minuti ed il bivacco Anghileri-Rusconi ad un'ora e 20 minuti), che raggiunge due baite ed una piccola fontana, proseguendo verso nord-est. La traccia (strada di vàchi) è ben marcata, ma le segnalazioni (bolli rossi) sono rare. Comunque non possiamo sbagliare: il sentiero risale, dapprima verso sinistra, poi con alcuni tornanti, il ripido gradino erboso e roccioso, chiamato localmente Còsto de Giumbréie.


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Raggiungiamo così un bellissimo pianoro, a quota 2400. Memorizziamo bene il punto di aprodo, perché al ritorno, se non stiamo attenti, rischiamo di trovarci sul ciglio di un impressionante salto roccioso, il "sas de saguréte". Questo grande pianoro di pascoli è chiamato localmente “saguréte”, o "ciàn de saguréte”, ed è percorso dal torrentello chiamato "acqua di cagnòz", che scende dal passo Confinale. Qui la traccia si fa molto debole, ma con un po' di attenzione riusciamo a seguirla, anche perché prosegue diritta verso il centro del pianoro, a sinistra della sommità di un dosso prativo (sul lato opposto rimane nascosta al nostro sguardo una baita diroccata, mentre in alto a sinistra si vede bene lo scatolone arancione del bivacco Anghileri-Rusconi, collocato, in territorio italiano, poco distante dal passo).


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Dopo aver superato un cartello che indica la deviazione, a destra, per la Val Poschiavina ed i passi di Ur (un'ora e 40 minuti) e Canciano (2 ore), proseguendo diritti ci ritroviamo ai piedi di una formazione rocciosa arrotondata, presso un grande ometto, al gradino che ci separa dalla soglia del passo, localmente chiamato còsto da saguréte. Il sentiero la aggira sulla destra, presso un torrentello che scende da un grande vallone. Seguiamolo, lasciandolo sempre alla nostra destra. Risalito il canalone, la traccia ci porta diritta al secondo ampio terrazzo di pascoli a monte della conca dell’alpe Gembré, contrappuntato da modeste formazioni rocciose e tagliato dal confine con la Svizzera, è chiamato “saguréte zùra”.


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Qui è posto il passo Confinale (m. 2628), che immette in val Tempesta, laterale di destra della Val Poschiavina, in Svizzera. Una curiosità sul nome: esso è in realtà erroneo, perché la denominazione originaria è "canfinàal", dalla sottostante alpe Canfinale (etimologicamente, del campo finale, più alto), in territorio elvetico; la presenza del confine di stato, però, ha indotto a registrare l'attuale denominazione.ottimo il colpo d'occhio sul versante orientale della Valle di Poschiavo, sul quale spicca la massa candida del Sassalbo, che, di primo acchito, resituisce l'impressione di un innevamento fuori stagione.
Poco sotto il passo scorgiamo facilmente un piccolo specchio d'acqua. Per raggiungere il bivacco non dobbiamo però valicare il passo, ma piegare a sinistra e risalire un dosso erboso, fino alla quota di 2654 metri. Una targa sulla facciata reca scritto: "Organizzazione sportiva alpinisti - Valmadrera - Bivacco A. Anghileri G. Rusconi a.m. passo Confinale m. 2654 - 27 settembre 1992."


Apri qui una panoramica sulla Valle di Poschiavo

Dal momento della partenza sono trascorse due ore e mezza-tre, per un dislivello di circa 750 metri. A questo punto, se non possiamo scendere in val Poschiavina, non ci resta che tornare per la via di salita, senza mancare di osservare, verso nord-ovest, l'imponente mole dei pizzi Argient e Zupò (che significa “nascosto”, da “zuper”, nascondere, m. 3945 e 3995).
L'escursione non può, tuttavia, terinate qui. Riportiamoci al passo e risaliamo il versante opposto rispetto a quello del bivacoc, prendendo a destra, cioè in direzione della Val Confinale.


Il lago di saguréte zùra

Ci ritroveremo, infine, alla sommità di un ampio dosso di magri pascoli. Più in basso, in direzione della bassa valle, vedremo uno splendido laghetto che, salendo, non potevamo vedere. Non è nominato sulla carta IGM, mentre localmente è chiamato laghèt de saguréte sura. Il luogo, appartato e panoramico, è davvero incantevole: guardando alla testata della Valmalenco riconosceremo la diade che ci ha accompagnato nell'intera salita, i pizzi Argient e Zupò; alla loro sinistra occhieggia il piz Roseg. A destra, invece, il panorama è chiuso dalle poderose pareti della cima Fontana, localmente chiamala "pilastru".


Il bivacco Anghileri-Rusconi

Torniamo alla diga di gera per la medesima via di salita, oppure, se abbiamo sufficiente tempo ed energie, traversando alla Val Poschiavina, per il sentiero segnalato dal cartello di cui abbiamo detto. Vediamo come. Ridiscesi al pianoro di Saguréte, più o meno al suo inizio, in corrispondenza del cartello, prendiamo a sinistra, portandoci sul fianco meridionale della valle. Qui troviamo un sentierino che sale, in diagonale, una costa erbosa, passando a monte di alcune formazioni rocciose, fino ad una pianetta.


Il lago di saguréte zùra

Qui non dobbiamo proseguire diritti, ma piegare a sinistra (segnavia) e risalire una sorta di canalino, che ci fa guadagnare quota. Piegando poi a destra ci portiamo al terrazzo sul crinale che separe la Val Confinale dalla Val Poschiavina. Sempre seguendo i segnavia, pieghiamo ancora a sinistra (direzione sud-est), tagliando il versante meridionale dei Sassi Bianchi e scendendo allo splendido pianoro del Lach di Gianch (ignoriamo invece la deviazione, a sinistra, del sentiero alto che traversa l'intero versante settentrionale della Val Poschiavina). Proseguendo oltre il laghetto, il sentiero si affaccia ad un ampio versante che guarda al fondo della Val Poschiavina, cominciando una lunga discesa che ci porta, senza particolari problemi, al fondovalle, a monte dell'alpe Poschiavina. Intercettato il sentiero che risale la valle, prendiamo a destra, scendendo fino all'alpe Poschavina. Proseguiamo, infine, sulla pista che scende al bacino di Gera, tornando al punto in cui l'abbiamo lasciata salendo; prendendo a sinistra, ci riportiamo al coronamento della diga e scendiamo al parcheggio. Questa variante allunga l'escursione di quasi un'ora e mezza, ma è davvero spettacolare e panoramica.


Lach di Gianch

È interessante, infine, leggere come presenta il passo Bruno Galli Valerio, valente alpinista e naturalista (“Punte e passi”, Sondrio, 1998, trad. dal francese di Luisa Angelici ed Antonio Boscacci), che passò di qui il 20 agosto 1901:
Attraverso pascoli raggiungiamo il passo di Gembrè o del Confinale (2620 m.). E' uno dei passi più splendidi ch'io conosca. Sopra la vedretta di Fellaria, si erigono le belle cime della Crest'Aguzza, del Pizzo d'Argent, dello Ztipò, di Bellavista e di Sasso Rosso. Esse si rispecchiano nelle acque limpide di un laghetto alpino che sta vicino al passo. Giù in fondo l'alpe di Gembrè colle sue baite, simile a un villaggio di Esquimesi; poi il gran piano dell'alpe di Gera, la magnifica alpe di Campo Moro, che fra gli abeti lascia vedere uno dei più bei panorami del Disgrazia, l'alpe Foppa, tutta verde, giù in un cantuccio incantato, le scale e i prati di Franscia, le cave di amianto... Lanzada.”


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CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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