Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Prato Valentino-Passo del Meden
2 h e 15 min.
710
E
Prato Valentino-Passo del Meden-Pizzo Cancano
2 h e 30 min.
710
E
Prato Valentino-Passo del Meden-Laghi della Regina e del Matt
3 h e 15 min.
820
E
SINTESI. Da Teglio saliamo a Prato Valentino, dove parcheggiamo (m. 1730), incamminandoci sulla pista sterrata che segue gli impianti di risalita. Ci portiamo dapprima alla sommità del dosso Laù (m. 2034), toccando poi la località Fontanacce (a 2100 m.) e l’edificio che rappresenta il primo punto di arrivo degli impianti di risalita di Prato Valentino (m. 2140). In corrispondenza di un’evidente rete rossa di contenimento, che troviamo a destra della pista, da essa si stacca, sulla destra, a quota 2291 m., la mulattiera per il passo del Méden. La seguiamo verso nord. Con qualche saliscendi ci porta sotto il passo del Meden: qui (segnalazione) la lasciamo per prendere il sentiero che in breve guadagna l'ampio ripiano del passo del Meden (m. 2438). Scendiamo, ora, molto gradualmente, fra facili balze, in direzione est-nord-est (diritti, piegando poi leggermente a sinistra), fino a raggiungere la soglia oltre la quale il versante assume una pendenza decisamente più ripida, affacciandosi all’alta Val Saiento. Proprio sull’angolo di sinistra, al limite delle formazioni rocciose che delimitano a nord il versante, troviamo la partenza di un sentiero che taglia il ripido versante, in territorio elvetico, procedendo in direzione nord-nord-ovest: dopo un primo tratto che richiede un minimo di attenzione per la presenza di qualche roccetta e l’esposizione, a destra, sul versante ripido, guadagniamo, in breve, la soglia dell’ampia conca che si apre ad est del pizzo Combolo. Il sentiero poi piega a sinistra e dopo breve traversata porta alla conce del lago della Regina (m. 2418). Dal lago prosegue verso nord-ovest, fra semplici balze, passa a destra di un microlaghetto e raggiunge la riva occidentale del Lach dal Mat (m. 2523), presidiato, sul lato opposto, dal caratteristico cocuzzolo. In alternativa alla traversata al Lach dal mat, possiamo dal passo del Meden salire alla facile cima del pizzo Cancano. In questo caso saliti al ripiano del passo prendiamo a destra, scendendo leggermente verso sud-est e restando più o meno alc entro del ripiano; poi, con facile salita, siamo alla cima erbosa del pizzo Cancano (m. 2435).

Il passo del Meden (o, con dizione più antica ed esatta, Medel) è una delle più classiche e facili mete escursionistiche scelte da chi assume Prato Valentino, sopra Teglio, come base di partenza per rilassanti ma non banali camminate. L'escursione, poi, può essere facilmente prolungata raggiungendo la facile cima del pizzo Cancano e due splendidi laghetti del comprensorio del Combolo, in territorio elvetico, il Lagh da la Regina ed il Lagh dal Mat, nell’alto circo della Val Saiento, in Val Saiento, o Saent, prima laterale occidentale della Val Poschiavo, quindi in territorio elvetico.
A Teglio (m. 900) si può salire dalla ss. 38 dello Spluga per tre vie, sfruttando cioè la panoramica dei Castelli (che possiamo intercettare salendo da Chiuro a Castionetto di Chiuro) oppure le due provinciali che partono da San Giacomo di Teglio e da Tresenda. Raggiunto il centro di Teglio, svoltiamo a destra, salendo per via Milano e proseguendo (guidati dalle indicazioni per Prato Valentino) lungo via Sagli, fino ad intercettare la strada per Prato Valentino. Se procediamo con due automobili, lasciamone una al tornante destrorso di quota 1272, in corrispondenza del quale troviamo un cartello che segnala la Baita del Sole ed una pista che si stacca sulla sinistra dalla strada. Percorsi 10 km da Teglio, raggiungiamo il limite inferiore della località, dove, poco oltre la chiesetta dedicata a S. Valentino, la strada asfaltata termina in corrispondenza dell’albergo-rifugio Baita del Sole (m. 1730).
Appena prima del parcheggio dell’albergo, proseguiamo svoltando a destra ed imboccando una stradina sterrata: al secondo tornante destrorso troveremo il cartello di divieto di accesso ai mezzi non autorizzati. Dobbiamo, quindi, lasciare l’automobile presso la piazzola che si trova percorrendo per breve tratto una pista che si stacca dalla principale proprio in corrispondenza di questo tornante.
La salita a piedi inizia, così, da una quota di circa 1770 metri. Seguendo la pista, troveremo sulla nostra destra, dopo un primo tratto, un casello dell’acqua con un segnavia rosso-bianco-rosso: possiamo, qui, lasciare la pista e proseguire su traccia di sentiero che sale tagliando una radura fra macchie di conifere sempre più rade. Nulla vieta, però, di continuare sulla pista. Percorrendo quest’ultima o tagliando, su tracce di sentiero, i prati del versante montuoso, ci portiamo dapprima alla sommità del dosso Laù (m. 2034), toccando poi la località Fontanacce (a 2100 m., dove, sulla sinistra, in corrispondenza di un recinto e di un casello dell’acqua, parte il sentiero denominato Viale della Formica, che taglia l’alta Val Rogna e raggiunge il lungo filo del dosso denominato Costa di San Gaetano) e l’edificio che rappresenta il primo punto di arrivo degli impianti di risalita di Prato Valentino (m. 2140). La pista si fa ora più ripida, per cui guadagniamo quota con maggiore rapidità. Qualche sosta, nella salita, ci permette di ammirare un panorama ampio e suggestivo, che abbraccia l’intera catena orobica centro-orientale, e buona parte della media Valtellina.
In corrispondenza di un’evidente rete rossa di contenimento, che troviamo a destra della pista, da essa si stacca, sulla destra, a quota 2291 m., la mulattiera per il passo del Méden. Si tratta di un tracciato militare, che porta ad uno dei più agevoli valichi di confine fra territorio italiano ed elvetico, dopo una bella e panoramica traversata dei ripidi versanti erbosi dell’alta Valle di Boalzo (denominata Val dei Cavalli). La costruzione della mulattiera si inserì nel sistema difensivo voluto dal generale Cadorna durante la Prima Guerra Mondiale: questi, infatti, diffidava della neutralità elvetica e temeva che la Valle di Poschiavo potesse essere utilizzata dall’esercito Austro-Ungarico per invadere la media Valtellina, tagliando fuori la linea del fronte Stelvio-Ortles-Cevedale e dilagando nel milanese. Fortunatamente così non accadde, ed ora di quel timore resta solo, insieme a numerosi altri sul versante orobico, questo comodo tracciato.
Dopo qualche saliscendi, esso ci porta alla conca dell’alpe Meden, dalla quale dominiamo le sottostanti baite, poste a quota 2204. Alla nostra sinistra appare la pronunciata bocchetta della Combolina, porta d’accesso all’alta Valle del Combolo, prima laterale orientale della Val Fontana: di qui passa anche la via più semplice per salire al pizzo Combolo. Noi, però, proseguiamo sulla mulattiera, raggiungendo, in breve, il piede di un’ampia sella, alla nostra sinistra: qui, a 2405 metri, dal Sentiero Italia, si stacca sulla sinistra una deviazione, segnalata, che sale alla sella, dove è posto il passo del Méden (o Medel), sul confine italo-svizzero (m. 2438).
Non dobbiamo, però, immaginarci il classico passo che introduce ad un versante più o meno ripido sul quale scollinare. Accediamo, infatti, ad un ampio e splendido pianoro, contrappuntato da dolci balze: di qui, probabilmente, l’origine del suo nome, che è diminutivo di “meda”, voce lombarda che significa “mucchio” ed anche “dosso”. L’altipiano scende gradualmente, verso sud-est (alla nostra destra), ed è chiuso dall’arrotondata e panoramica cima del pizzo Cancano (m. 2436: a dispetto del nome, è di accesso facilissimo e, per la sua panoramicità, può essere meta di un’escursione a sé stante). Questo passo, insieme al più orientale Colle d’Anzana (m. 2224) ed all’alpe Lughina (m. 1469), sul medesimo versante, costituì uno delle principali vie di fuga verso il territorio elvetico utilizzata da Ebrei nel 1944 per sfuggire alla cattura da parte delle forze nazifasciste. In passato vi transitavano, invece, gli abitanti di Teglio che possedevano terre nell’alto bacino della Val Saiento (Val Saent). Solo i cippi numerati, peraltro, ci consentono di capire dove termini il territorio italiano e dove cominci quello elvetico (nei pressi del passo troviamo il numero 3).
Percorrendo il lungo e rilassante crinale in direzione del pizzo Cancano, scendiamo per un buon tratto, fino a raggiungere il piede della modesta vetta: ci attende ora un breve strappo su terreno erboso, prima della cima, tanto facile da raggiungere quanto suggestiva per l'ampiezza del panorama che da essa si apre, sia in direzione dei giganti dell'alta valle e del Gruppo dell'Adamello, che a sud, dove l'intera catena orobica si mostra in una lunga teoria di valli e vette.
Torniamo, ora, indietro, al passo: se abbiamo tempo non possiamo mancare di prolunare l'escursione traversando ai bellissimi laghetti dell'alta Val Saiento, in territorio elvetico. Per farlo, però, non possiamo procedere a vista, ma dobbiamo individuare l'imbocco del sentiero che ci porta ai pianori dell'alta valle tagliando un ripido versante, imbocco che dal passo non si vede.
Dobbiamo, dunque, scendere a cercarlo, fra le facili balze che dal passo digradano dolcemente in territorio svizzero, in direzione est-nord-est (diritti, piegando poi leggermente a sinistra), fino a raggiungere la soglia oltre la quale il versante assume una pendenza decisamente più ripida, affacciandosi all’alta Val Saiento. Proprio sull’angolo di sinistra, al limite delle formazioni rocciose che delimitano a nord il versante e che costituiscono l’estrema propaggine del crinale sud-orientale del Combolo, troviamo la partenza di un sentiero che taglia il ripido versante, procedendo in direzione nord-nord-ovest: dopo un primo tratto che richiede un minimo di attenzione per la presenza di qualche roccetta e l’esposizione, a destra, sul versante ripido, guadagniamo, in breve, la soglia dell’ampia conca che si apre ad est del pizzo Combolo, sempre nell’alta Val Saiento.
Il Lago della Regina (Lagh da la Regina, m. 2417) si nasconde, finché può, dietro dossi poco pronunciati, ma alla fine si lascia scovare. Il nome è altisonante, lo scenario è estremamente suggestivo; il senso di solitudine, probabilmente, è attenuato dalla presenza di mandrie al pascolo che salgono fin qui dall’alpe di Pescia Alta. Continuiamo a salire, nella direzione indicata da un cartello del C.A.S. (Club Alpino Svizzero), seguendo l’incerta traccia di sentiero ed i pochi segnavia rosso-bianco-rossi, guadagnando gradualmente quota; possiamo, comunque, procedere senza difficoltà anche a vista, in direzione nord-nord-ovest, prendendo come punto di riferimento il passo di Malgina, evidente depressione a sinistra dell’omonimo pizzo.
Un sistema di tre microlaghetti (difficilmente, però, riusciremo a scovarli tutti) ci introduce al più grande dei laghi della zona, il Lago del Matt (“Lagh dal Mat”, m. 2523): anche in questo caso lo vediamo solo quando siamo ormai nei suoi pressi. Il nome del lago non rimanda ad alcuna persona priva di senno: “Matt”, infatti, è da “mat”, voce dialettale assai diffusa, che significa “ometto”, “piccola altura”, “dosso”, ed anche, nel diminutivo “matèl”, “bambino” e “ragazzo” (ma si può ricordare pure “matòc”, persona sciocca ed infantile). La sua denominazione è, quindi, dovuta al corno roccioso che lo chiude a nord-est. Assai interessante il panorama che si apre a sud-est, sul crinale Monte Padrio-Mortirolo-Vartegna e sul gruppo dell’Adamello.  Gettiamo, ora, un’occhiata alla nostra sinistra: sul lungo versante che separa la Val Fontana dalla Valle di Poschiavo notiamo facilmente, a nord-ovest, abbastanza vicina, la sella erbosa del passo della Malgina (m. 2618), appena a sinistra della punta quotata 2773 metri e del pizzo Malgina (m. 2802). Lo si può raggiungere facilmente, sfruttando una debole traccia di sentiero che, superata una breve fascia di massi, attacca l’ultimo ripido pendio erboso che ci separa dalla sella.
Dal passo ci si affaccia all’alta Val Malgina (etimologicamente, la valle della piccola malga, o alpeggio), la seconda laterale orientale, dopo la valle del Combolo, della Val Fontana. Ad ovest si apre un bello scorcio del versante occidentale della Val Fontana, che propone, da sinistra, al culmine della Val Vicima la vetta di Ron e la punta Corti, seguite dal curioso profilo del pizzo Calino, in primo piano, dietro al quale occhieggiano la cima Vicima e la Punta Painale.
Scendere per la Val Fontana, però, allungherebbe di molto il tempo necessario per il ritorno: scegliamo, quindi, di tornare a Prato Valentino tranquillamente per la medesima via dell'andata.
L'intera escursione, che comporta un dislivello complessivo di circa 880 metri, richiede, compreso il ritorno, più o meno 4 ore di cammino.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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