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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Area di sosta Solena-Piani e malga di Pedenolo-Bocchetta di Pedenoletto-Bocchetta di Pedenolo-Piani e malga di Pedenolo-Area di sosta Solena
6 h
880
E
SINTESI. Oltrepassata Bormio in direzione della Valdidentro, ci si stacca sulla sinistra dalla ss. 38 dello Stelvio per immettersi sulla strada che sale al passo del Foscagno. Dopo aver superato il ponte allo sbocco della Valle del Braulio (qui si trova un’area picnic e da qui parte la pista che sale direttamente all’imbocco della Valle della Forcola, presso l’area di sosta di cui diremo), si giunge alla località di Fior d'Alpe Turripiano, dove, appena dopo la chiesa ed una semicurva a destra, si trova, segnalato, sulla destra lo svincolo per Pedenosso e Cancano. Si sale lungo la strada e ad un bivio si prende a destra (indicazioni per Cancano). Di qui in poi la strada, sempre abbastanza larga ed interamente asfaltata, porta ai piedi della muraglia rocciosa sul cui ciglio si affacciano le torri di Fraele e ci si affaccia alla Val Fraele. Dopo il lago delle Scale, ad un bivio si va a destra e si scende, con qualche tornante, al coronamento della diga di Cancano, lo si percorre interamente e, sul lato opposto della valle, si risale allo spiazzo del ristoro Solena. La pista prosegue fra i pini mughi, tocca l’alpeggio chiamato Grasso di Solena (alle falde del monte omonimo) e, dopo breve discesa, conduce all’area di sosta (Picnic Solena, 1993 m), dove dobbiamo parcheggiare. Ci incamminiamo sulla pista che si addentra in Valle della Forcola e superate due rogge porta alle Fornelle (m. 2025). Procediamo per un tratto ancora, fino a trovare sulla destra un ponte sul torrente: qui lasciamo la pista e ci portiamo sul lato destro (per noi) della valle, dove inizia una pista (con fondo piuttosto rovinato) che prende a destra (sud) e sale lungo il fianco orientale della valle. Dopo un lungo tratto diritto, la traccia (che in un punto è stata quasi cancellata da una slavina) volge a sinistra (est) ed inizia ad inanellare una lunga serie di tornanti, fino ad affacciarsi al ripiano di Pedenolo. Il sentiero prosegue in direzione della malga di Pedenolo, ma noi lo lasciamo a quota 2350 metri prendendo a destra e seguendo un sentierino (Troj de la Vena) che si dirige in piano verso sud, fino ad un bivio, al quale prendiamo decisamente a sinistra, risalendo il versante erboso verso nord-est. Oltrepassato il poggio quotato 2421 m., procediamo ancora diritti per un tratto, poi pieghimo a destra (sud-est), continuando la salita con alcuni tornanti, fino al poggio di quota 2650 metri. Inizia da qui il tratto più aereo (sconsigliato alle persone impressionabili) del sentiero, che volge a sinistra (est-nord-est) e taglia in leggera salita il versante dirupato che dalla quota 2719 precipita sul fondo della Valle del Braulio. Il colpo d'occhio sul salto e sulle vertiginose pareti rocciose è qui impressionante. Raggiunto il crinale che scende dalla quota 2719, pieghiamo a sinistra (nord-est) e tagliamo in piano un versante di sfasciumi, raggiungendo la soglia del piano di Pedenoletto (m. 2642). Sezan perdere quota, anzi salendo leggermente continuiamo s tagliare verso nord il versante di sfasciumi che chiude ad ovest il piano. Piegando leggermente a destra saliamo senza problemi alla ben visibile sella della bocchetta bocchetta di Pedenoletto, a quota 2790 metri. Ci affacciamo sull'alta Valle della Forcola di Rims ed intercettiamo una pista che traversa fin qui dalla bocchetta della Forcola di Rims, che si trova alla nostra destra (nord-est). Proseguiamo sulla pista in direzione opposta, verso ovest-nord-ovest, ma ben presto la troviamo interrotta da una frana, per cui, poco prima di un nevaietto, laddove il muro della pista termina, scendiamo, con cautela, per un canalone di sfasciumi, seguendo una labile traccia, fino alla parte bassa del nevaio, che si attraversiamo con facilità, quasi in piano, proseguendo, poi, a vista: attraversata una breve fascia di massi, saliamo, così, senza difficoltà, ad intercettare la pista per la bocchetta pochi tornanti sotto una bocchetta che introduce ad una specie di corridoio alto sospeso sul fianco orientale della Valle della Forcola. Poco più avanti, siamo alla bocchetta di Pedenolo (m. 2703), dalla quale, su regolare tracciato militare, scendiamo con diversi tornanti alla malga di Pedenolo (m. (m. 2384). Da qui torniamo al bivio trovato salendo e, volgendo a destra, ripercorriamo la via dell'andata imboccando il sentiero che scende con tornantini verso ovest e poi scarta a destra (nord), effettuando un traverso che si confluce ad un ponte sul fondovalle, oltrepassato il quale siamo sulla pista sfruttata per salire in Valle della Forcola; per questa pista scendiamo al parcheggio del Picnic Solena..


Valle della Forcola di Rims

Oltrepassata Bormio, ci si stacca sulla sinistra dalla ss. 38 dello Stelvio per immettersi sulla strada che sale al passo del Foscagno. Dopo aver superato il ponte allo sbocco della Valle del Braulio (qui si trova un’area picnic e da qui parte la pista che sale direttamente all’imbocco della Valle della Forcola, presso l’area di sosta di cui diremo), si giunge alla località di Fior d'Alpe Turripiano (3 km da Bormio), dove, appena dopo la chiesa ed una semicurva a destra, si trova, segnalato, sulla destra lo svincolo per Pedenosso e Cancano. Si sale lungo la strada e ad un bivio si prende a destra (indicazioni per Cancano). Di qui in poi la strada, sempre abbastanza larga ed interamente asfaltata, porta ai piedi della muraglia rocciosa sul cui ciglio si affacciano le torri di Fraele e con un'ultima serrata serie di tornanti affronta il traverso finale, con tratto in galleria, che termina proprio alle celebri torri. Si tratta solo del primo segno di una valle densa di storia, per la sua posizione strategica nell'antica Contea di Bormio. Queste torri sorvegliavano infatti gran parte della Magnifica Terra e permettevano di segnalare tempestivamente eventuali eserciti invasori.
Oltre le torri, la strada si fa pressoché pianeggiante, e conduce, in breve, al bellissimo laghetto delle Scale, l'unico naturale nella valle, ed al ristoro Monte Scale. Di qui, prendendo a destra ad un bivio, si scende, con qualche tornante, al coronamento della diga di Cancano, lo si percorre interamente e, sul lato opposto della valle, si risale allo spiazzo del ristoro Solena, dove si trova anche la bella chiesetta di S. Erasmo, dedicata ai caduti nella guerra partigiana e nei lavori di costruzione delle gigantesche dighe di Cancano e S. Giacomo. La pista prosegue fra i pini mughi, tocca l’alpeggio chiamato Grasso di Solena (alle falde del monte omonimo) e, dopo breve discesa, conduce all’area di sosta (Picnic Solena, 1993 m), dove dobbiamo parcheggiare (un pannello con carta escursionistica ci può aiutare, se non avessimo le idee del tutto chiare). Troviamo anche due cartelli escursionistici: uno indica la pista in discesa (sopra menzionata) che in 50 minuti porta alla località Boscopiano ed in un’ora e 10 minuti alla ss. 38 dello Stelvio); l’altro, quello che ci interessa, dà la Malga di Forcola ad un’ora e 20 minuti, la bocchetta di Forcola a 2 ore e 40 minuti  e la IV Cantoniera dello Stelvio a 3 ore e mezza. Un cartello del comune di Valdidentro segnala, infine, il divieto di transito sulla pista della Valle della Forcola.


La Reit vista dalla parte bassa della pista che si addentra in Valle della Forcola di Rims

Ci mettiamo, dunque, in cammino, accodandoci al corteo, magari fra quei balestrieri che Bormio volle come scorta d’onore alla Duchessa. L’antico sentiero, però, non c’è più: è stato sostituito da una pista militare, tracciata durante la prima guerra mondiale (poi allargata, nel primo tratto, come pista di servizio AEM), che ci accompagna fino al passo. Il primo tratto della pista che si addentra sul fianco sinistro (per noi) della valle è in leggera discesa; poi, dopo una semicurva a sinistra, cominciamo a salire, ma con pendenza modesta. Alla nostra sinistra un versante roccioso che può scaricare qualche masso: evitiamo di attardarci! Alla nostra destra cominciamo a vedere il lungo disegno della pista militare che sale sul ripido fianco della valle fino all’altipiano della malga di Pedenolo: di lì torneremo. Alle nostre spalle, invece, bel colpo d’occhio sul Monte delle Scale. Superiamo una roggia ed una pista secondaria AEM che si stacca alla nostra destra; la valle si mostra, ora, un po’ di più, ma da qui il suo volto trasmette un inquietante senso di pallida e profonda solitudine: detriti candidi sembrano averne preso possesso ed avervi cacciato la vita stessa. Questa pallida solitudine non può non evocare, nella nostra mente, un’immagine di Bianca Maria, la duchessa che, conformemente ai canoni estetici del tempo, proprio nel pallore della carnagione trovava il più prezioso elemento della sua bellezza. Si sarà sentita a casa sua, qui, anche se il volto della valle a lei apparve ben diverso, interamente coperto com’era dalle nevi.


La bassa Valle della Forcola di Rims

Superata una seconda roggia, siamo alle Fornelle (m. 2025), località chiamata così perché il ferro estratto ai piani di Pedenolo vi riceveva una prima lavorazione. In passato la Valle di Fraele era famosa, oltre che per le sue vie di comunicazione, per l’estrazione del ferro, che proseguì fino alla seconda metà dell’Ottocento (nella prima metà di quel secolo lavoravano ancora nel forno della località più di 250 persone). Si fatica ad immaginare l’animazione di quei tempi, il fuoco dei forni, ora che qui domina una mesta solitudine, stemperata solo, durante la piena stagione estiva, dal passaggio di qualche biker, che scende dal passo della Forcola. Poco oltre, un bivio: sulla destra si scende al torrente, lo si scavalca su un ponte in legno e ci si immette sulla pista militare per i piani di Pedenolo. Un cartello dà, su questo percorso, la malga di Pedenolo ad un’ora, la bocchetta di Pedenolo a 2 ore e 20 minuti e la bocchetta della Forcola a 3 ore. Noi invece, proseguiamo diritti (un altro cartello dà la malga di Forcola a 40 minuti, la bocchetta di Forcola a 2 ore e la IV Cantoniera dello Stelvio a 2 ore e 50 minuti). Proseguiamo nella salita, fino ad un punto nel quale slavine e smottamenti si sono mangiati un bel pezzo della pista. Guardando verso l’alto, alla nostra sinistra, possiamo ammirare l’articolato ed irsuto sistema di torri e guglie che scandisce il fianco orientale della punta di Schumbraida (m. 3124), che da qui resta nascosta. Siamo ormai prossimi alla stretta della valle, dove il suo corso piega verso destra, passando dall’andamento nord-est a quello est.


Malga di Pedenolo

Procediamo per un tratto ancora, fino a trovare sulla destra un ponte sul torrente: qui lasciamo la pista e ci portiamo sul lato destro (per noi) della valle, dove inizia una pista (con fondo piuttosto rovinato) che prende a destra (sud) e sale lungo il fianco orientale della valle. Dopo un lungo tratto diritto, la traccia (che in un punto è stata quasi cancellata da una slavina) volge a sinistra (est) ed inizia ad inanellare una lunga serie di tornanti, fino ad affacciarsi al ripiano di Pedenolo. Il sentiero prosegue in direzione della malga di Pedenolo, ma noi lo lasciamo a quota 2350 metri prendendo a destra e seguendo un sentierino (Troj de la Vena) che si dirige in piano verso sud, fino ad un bivio, al quale prendiamo decisamente a sinistra, risalendo il versante erboso verso nord-est.


Apri qui una panoramica dalla bocchetta di Pedenoletto

Oltrepassato il poggio quotato 2421 m., procediamo ancora diritti per un tratto, poi pieghimo a destra (sud-est), continuando la salita con alcuni tornanti, fino al poggio di quota 2650 metri. Inizia da qui il tratto più aereo (sconsigliato alle persone impressionabili) del sentiero, che volge a sinistra (est-nord-est) e taglia in leggera salita il versante dirupato che dalla quota 2719 precipita sul fondo della Valle del Braulio. Il colpo d'occhio sul salto e sulle vertiginose pareti rocciose è qui impressionante. Raggiunto il crinale che scende dalla quota 2719, pieghiamo a sinistra (nord-est) e tagliamo in piano un versante di sfasciumi, raggiungendo la soglia del piano di Pedenoletto (m. 2642), sospeso sul versante nord-occidentale della Valle del Braulio e delimitato, ad est (alla nostra sinistra) dal monte Radisca (m. 2970) e dalle Corne di Radisca (m. 2984). L'orizzonte è chiuso a sud dalla cima Piazzi.


Apri qui una fotomappa della Valle della Forcola di Rims

Senza perdere quota, anzi salendo leggermente continuiamo a tagliare verso nord il versante di sfasciumi che chiude ad ovest il piano. Piegando leggermente a destra saliamo senza problemi alla ben visibile sella della bocchetta bocchetta di Pedenoletto, a quota 2790 metri.


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Davanti a noi si apre uno scenario soprendente: l'alta Valle della Forcola di Rims si mostra ben diversa dalla sua sezione bassa: un dolce paesaggio scandito da collinette e da una composizione di colori grigio, verde, ocra, bianco. Quando ad essi si unisce il blu intenso del cielo la sinfonia cromatica raggiunge la sua compiutezza.
Alla bocchetta giunge una pista militare che proviene dalla bocchetta della Forcola di Rims, a nord-est. Noi la seguiamo in direzione opposta, cioè verso sinistra (nord-ovest). Purtroppo nel primo tratto è franata ed un ripido nevaio, presente anche a stagione avanzata, sconsiglia l’attraversamento alla parte intatta. Per questo conviene, poco prima del nevaietto, laddove il muro della pista termina, scendere, con cautela, per un canalone di sfasciumi, seguendo una labile traccia, fino alla parte bassa del nevaio, che si attraversa con facilità, quasi in piano, proseguendo, poi, a vista: attraversata una breve fascia di massi, saliamo, così, senza difficoltà, ad intercettare la pista per la bocchetta pochi tornanti sotto la stessa. Un attimo di sosta ci permette di ammirare, alle nostre spalle, le guglie gotiche di un intenso color ruggine del monte Braulio.


Apri qui una panoramica sull'alta Valle della Forcola di Rims dalla bocchetta di Pedenoletto

Eccoci, infine, alla bocchetta di Pedenolo, così almeno ci pare.
E invece no: siamo ad una bocchetta che introduce ad una specie di corridoio alto sospeso sul fianco orientale della Valle della Forcola. La bocchetta è un po’ più in là: la pista, con fondo ottimo, la raggiunge subito e si affaccia sui luminosi ed ampi piani di Pedenolo. Sul fondo, ci saluta la parete nord della cima Piazzi, con il suo ghiacciaio. Siamo a 2703 metri, ed inizia la discesa. Notiamo subito, alla nostra destra, una formazione rocciosa isolata, dalla forma singolare, probabilmente unica: sopra una base ristretta di eleva una sorta di stelo più ampio. Sicuramente avrà una denominazione particolare, ci avranno costruito sopra una qualche leggenda: sarà, che so, la sedia del diavolo, o il dito della strega. O chissà. Intanto eccoci al grande altipiano noto nei secoli passati per le miniere di ferro. Il luogo dei piedi, stando all’etimologia, il luogo cui si saliva a piedi, forse. Di fatto la pista militare, ancora ottimamente conservata, scende con andamento regolare e pendenza costante e dolce: abbiamo tutto il tempo di lasciarci avvolgere dall’intenda magia verde di questi spazi. Alla nostra destra, un declivio erboso non difficile sale alla cima del monte Pedenolo (m. 2780). Sul versante opposto, a sinistra, resta ancora qualche traccia delle antiche miniere, attive fino alla seconda metà dell’ottocento.
Sui piani di Pedenolo ed, in particolare, l’attività di estrazione del ferro cui furono interessati in passato, leggiamo, nel bel volumetto di Isella Bernardini e Giovanni Peretti "Itinerari storici e culturali in alta Valtellina", (Alpinia Editrice): “Una delle aree dove più intensa fu l'estrazione è proprio quella dei Piani di Pedenòlo e Pedenolètto, dove ancor oggi sono correnti toponimi che si rifanno a quei periodi, quale il Trój de la Véna, aereo sentiero pianeggiante che costeggia gli aggettanti strapiombi che dominano la val del Bràulio e la conca bormiria, o il Trój de Strósc per il quale, data la pendenza, era facile trascinare i carichi di minerale estratto (ir a strósc=trascinare). Oltre al ferro, vanno citati anche i tentativi di sfruttare estrazioni di argento… I piani di Pedenòlo sono anche interessanti per gli aspetti naturalistici: da osservare gli importanti fenomeni legati al carsismo di superficie, quali le doline, conche di assorbimento dell'acqua di pioggia e di fusione, inghiottitoi e piccole grotte, eccetera. Il panorama sulla piana di Bormio che da qui si gode è fantastico e mozzafiato.”


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Mentre scendiamo i numerosi tornanti, abbiamo tutto il tempo per lasciarci trasportare di nuovo nel regno dell’immaginario, con una leggenda legata alle miniere di ferro della zona. Diamo la parola di nuovo a Maria Pietrogiovanna:
Una nobile e bella tirolese, ospite del convento di Munster, venne rapita da un signore valtellinese invaghitosi di lei. Ne nacque tra Bormio ed Innsbruck una guerra diplomatica per i reclami del padre oltraggiato alla luogotenenza di Innsbruck. Bormio, minacciata dalla cittadina austriaca, ordinò al rapitore direstituire l'amata, ma il signore delle Miniere di Fraele e Premadio preferì rinunciare alle ricchezze e fuggì da Bormio conl'amata. Silenzio e rovina rimasero in quelle valli e la tradizione di un nuovo tesoro nascosto si aggiunse alla leggenda amorosa. La leggenda ha un fondamento storico.”


Scendendo dalla bocchetta di Pedenolo

Il silenzio, in effetti, c’è tutto. La rovina, non parrebbe affatto. Qualcosa luccica là, da qualche parte? Che sia il tesoro? Che sia un riflesso del sole che va a scendere proprio davanti a noi dietro il lontano versante retico? Dopo molti tornanti, la pista contorna un bel pianoro e ci porta ad una gobba erbosa, superata sulla sinistra la quale ci riaffacciamo alla malga di Pedenolo (m. 2384), alpeggio che viene ancora oggi caricato. Interessanti sono anche alcune doline, cioè conche con inghiottitoio carsico presenti nella zona. Passiamo a sinistra della baita della malga e scendiamo seguendo la pista che ormai si è ridotta a sentiero fra l’erba. Giungiamo alla sua soglia, delimitata da un cartello. Rivediamo il Monte delle Scale ed il lago di Cancano: la meta non è lontana. Il largo sentiero, già percorso all'andata, prende a destra e comincia una lunga discesa lungo l’impressionante dirupo che si apre ad ovest della malga. Inanelliamo così una lunga serie di tornanti; dopo il quindi tornante dx torniamo, con un po’ di disappunto, al punto in cui smottamenti e slavine si sono mangiati buona parte della pista. È stato tracciato sul corpo franoso un nuovo sentiero, ma è decisamente meno tranquillo e riposante. Intanto, dopo i tornanti dx, rivediamo la Valle della Forcola, dominando proprio la stretta che abbiamo superato nella prima parte della salita.


Scendendo alla malga di Pedenolo

Terminato l’ultimo lungo traverso che segue ad un tornante dx, siamo, infine, al ponte di legno sul torrente della valle; una breve salita, sul lato opposto, ci riconsegna alla comoda pista per la quale siamo saliti. Seguendola docilmente, in leggera discesa, dopo l’ultima modesta salita, siamo di nuovo al parcheggio dove, circa sei ore prima (o sette, se siamo saliti alla Punta di Rims) abbiamo lasciato l’automobile. Qui lasciamo il travestimento da balasterieri che ci è servito per accodarci al seguito di Bianca Maria e, rivolto un ultimo pensiero alle sue sorti nella lontana terra d’Austria ed alla bellezza del lago di Rims, intrappolata per sempre nel deserto della morte, ci riconsegnamo anche ai più banali e rassicuranti simboli della quotidianità.


La malga di Pedenolo

APPROFONDIMENTO STORICO

Nel 1493 il dominio degli Sforza sulla Valtellina e la Contea di Bormio era prossimo alla fine (nel 1500 sarebbero arrivati i Francesi, poi dal 1512 al 1797 le Tre Leghe Grigie), ma Ludovico il Moro, signore di Milano, pensava di essersi saldamente assicurato il potere alleandosi con l’Imperatore Massimiliano degli Asburgo d’Austria. A suggellare l’alleanza, il matrimonio della duchessa Bianca Maria Sforza con l’imperatore stesso. Bianca Maria venne in Valtellina dal Lago di Como, il suo corteo, spettacolo davvero inconsueto ed ammirato, la risalì interamente, fino alla Magnifica Terra. Scrive Enrico Besta (“Le Valli dell’Adda e della Mera nel corso dei secoli”, Milano, Giuffè, 1964): “A dicembre, sfidando impavidamente le nevi, poteva sicuramente salir verso lo Stelvio Bianca Maria, sorella di Gian Galeazzo, incontro al regale suo sposo. Quella, che già i Bormiesi chiamavano regina, era il grazioso pegno della amicizia poco prima suggellata fra Massimiliano e Ludovico il Moro…. Tutti avrebbero fatto certo del loro meglio per non sfigurare presso la bionda e diafana signora, “bianca di perle e bella più che il sole”, che sbattuta ancora per la tempesta del lago era tuttavia dolce dispensiera di sorrisi a coloro che le mostravano amore… Si pensa che accanto alla duchessa Bianca fosse anche Leonardo da Vinci e che da quella diretta visione della Valtellina traesse le impressioni che manifestò descrivendola.


Malga di Pedenolo

Fu fatta alla regina la migliore accoglienza quando partì, Bormio (aveva fatto riguardare a dovere la via dell'Umbrail) la volleanche accompagnata fino al giogo da ben arredati balestrieri.”
In che consisteva la via dell’Umbrail, detta anche “via dell’Ombraglio”, per il quale passò la futura consorte dell’Imperatore Massimiliano? Si trattava della “via breve di Val Venosta”. Ecco come la descrive, nel suo studio “Sentieri e strade storiche in Valtellina e nei Grigioni - Dalla preistoria all’epoca austro-ungarica” (ottobre 2004), Cristina Pedana, che offre un’efficace sintesi del sistema di comunicazioni fra Magnifica Terra e territori di lingua tedesca:


Valle della Forcola di Rims

In Alta valle i passi ed i percorsi più importanti verso l'Engadina e la Val Venosta, frequentati probabilmente anche in epoche preistoriche, ma comunque largamente utilizzati dal Medioevo fino agli inizi del XIX secolo furono il passo di Umbrail o Ombraglio denominato "via breve di Val Venosta" e il passo di Fraele o "via lunga di Val Venosta".
Entrambi avevano come punto di partenza Bormio dove si giungeva attraverso il passo del Gavia o seguendo la Valtellina per Bolladore, Serravalle, Cepina.
Il primo itinerario all'uscita da Bormio, oltrepassato il torrente Campello e raggiunto il bivio da cui si divideva la strada per Fraele, proseguiva a destra per Molina, attraversava il bosco di Morena (l'attuale parco dei Bagni Nuovi) raggiungeva il difficile passaggio delle "scale dei Bagni" sotto la chiesetta, costruita probabilmente in epoca carolingia, di San Martino dei Bagni; con un altro pericoloso tratto si portava sotto la torre detta Serra frontis, oggi scomparsa, che faceva parte di un sistema di fortificazioni citato per la prima volta in un documento del 1201, ma sistemato e reso sicuro nel 1391 per volontà di Gian Galeazzo Visconti.
Da lì la strada scendeva al ponte sul torrente Braulio, poi, senza tornanti ma con una ampia curva, risaliva il versante opposto per raggiungere l'imbocco della valle della Forcola di Rims, superato il passo omonimo, affacciato sulla valle del Braulio, attraverso il passo di Umbrail e la valle Muranza scendeva a Santa Maria in Val Monastero.Nei pressi del passo, poco prima dell'inizio della discesa c'era una "hostaria", storicamente documentata dal 1496, che costituiva un sicuro ricovero per i viandanti soprattutto in inverno. Essa venne distrutta e successivamente ricostruita due volte nel corso del '600.
Lungo questo itinerario passò Bianca Maria Sforza per andare incontro al suo sposo Massimiliano I d'Asburgo nel 1493, ancora vi passò Ludovico il Moro nel 1496, quando si recò a Mals per incontrare l'imperatore Massimiliano, probabilmente accompagnato da Leonardo da Vinci. Invece di scendere in Val Monastero, vi era la possibilità di salire fino al passo dello Stelvio e, con un percorso piuttosto accidentato, raggiungere Malles lungo la valle di Trafoi. Questo itinerario, percorribile solitamente solo alcuni mesi in estate, fu aperto nell'inverno del 1485, quando si scatenarono forti dissidi con gli abitanti della Val Monastero per ragioni commerciali. Fu utilizzato anche dal Duca di Feria nel 1633, quando, non volendo passare sul territorio dei Grigioni, con imponenti truppe raggiunse il Tirolo… Tra le merci trasportate era soprattutto il vino della Valtellina ad avere il posto d'onore nell'esportazione verso oltralpe, mentre veniva importato dal Tirolo il sale di Halstatt, considerato merce preziosissima, perché permetteva di conservare gli alimenti. Solo negli ultimi anni del XVIII secolo, anche a causa del clima più crudo, era infatti in atto la cosiddetta piccola glaciazione napoleonica, fu decretato ufficialmente l'abbandono della via di Umbrail a favore di quella di Fraele più comoda e sicura.”


La malga di Pedenolo

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