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Territorio

Pedesina (pedesìna) è, dopo Sacco e Rasura, il terzo centro abitato che incontra chi, da Morbegno, risalga la Val Gerola sull’ex strada statale 405 (ora provinciale), che ne percorre il fianco occidentale. Lo si raggiunge dopo aver percorso, da Morbegno, 11 km e mezzo ed aver superato l’impressionante galleria del Pic e l’orrido della Val Mala. Una scritta ben visibile su un muraglione in cemento ci regala una promettente accoglienza: “Pedesina – Località climatica – 992 metri”. In passato, infatti, una significativa presenza turistica giustificò l'apertura di due alberghi, l'antico albergo Pedesina, che vediamo sulla sinistra della provinciale, e l'albergo Belvedere, che domina il primo tratto di strada che sale alle case del paese.
Diversa è la situazione oggi: Pedesina detiene un singolare primato, che gli viene però conteso da Morterone, quello del comune con minor numero di abitanti in Italia. Nel 2005, dopo essere stato spodestato al censimento da Morterone, ha riconquistato il primato, battendo di due unità il Comune rivale (37 contro, si fa per dire, 39). Interesserà sapere che al terzo posto si colloca un altro comune della provincia di Sondrio, Menarola, in Valchiavenna, con i suoi 43 abitanti.
Il paese è fiero delle sue dimensioni, e non soffre di alcun complesso di inferiorità rispetto a quelli vicini: qui si soleva dire "Sàk taanc' maac'… - Resüra, terra scüra… - Pedesina aria fina... (Sacco, tanti matti, rasura, terra scura, Pedesina, aria fina...; cfr. www.prolocodipedesina.it ).
Il suo territorio (6,25 kmq in tutto) è interamente ritagliato sul versante occidentale della valle; modesto per estensione, non lo è affatto per bellezza, fascino ed importanza economica nel sistema degli alpeggi che hanno fatto della Val Gerola una delle più note vallate orobiche, anche e soprattutto per la produzione del formaggio Bitto. E proprio il Bitto, inteso però come torrente della valle (“bit” è termine dialettale che significa, genericamente, corso d’acqua), segna il confine orientale del comune, separandolo dal territorio di Bema (qui si trova, a 590 metri di quota, il punto più basso del territorio comunale). Il confine meridionale, che lo separa da Gerola, segue, invece, segue per buona parte il torrente della Val di Pai (val de pài), per poi staccarsene verso nord e salire alla cima del monte Rotondo (redùnt) che, con i suoi 2496 metri, è il punto più alto del territorio comunale (erroneamente la carta IGM lo porta invece alla bocchetta di Stavello, poco a sud di questa cima).
Dalla cima il confine volge verso nord, separando Pedesina, ad est, dalla Val Lesina (comune di Rogolo), ad ovest. In questo tratto esso tocca altre due cime significative, il monte Stavello (m. 2416, scìma de stavél) e la cima di Combàna (m. 2360, scìma de cumbàna, erroneamente indicata sulla carta IGM come monte Rosetta). Il confine settentrionale, infine, coincide in buona sostanza con il solco della Valmala, e scende dal crinale che separa la Val Gerola dalla Val Lesina fino al torrente Bitto. Entro i confini di Pedesina sono compresi i pregiati alpeggi di Combanina (cumbanìna) e Stavello (stavél); il suo territorio è, poi, solcato dal alcune valli minori, la Val Cumbàna e la Val del Bùr, che confluiscono, entrambe, nella Val di Pài.
Incerta è l’origine del nome: alcuni lo fanno risalire ad un nome personale e gentilizio, etrusco o latino, mentre l’Orsini propende per un “pe-de-cima”, cioè ai piedi della cima; l’Olivieri lo riconduce a “piodesina”, cioè piccola “pioda”, sasso piatto che serviva per coprire i tetti, ed infine il Salvioni parla di “pedicina", tronco che si gettava fra le due rive di un torrente per consentire il guado a piedi (la radice è, infatti, quella latina di “pedes”).

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La storia di Pedesina inizia nel cuore del medio-evo: la sua comunità appartenne, insieme a quelle di Delebio, Cosio, Rasura, Gerola, Dubino, Mantello, Cino, Cercino, Traona e Mello, alla pieve di Olonio, che, insieme alla pieve di Ardenno, costituì poi il terziere inferiore della Valtellina. La più antica notizia di Pedesina “in comune di Rasura” è rintracciabile in un documento trecentesco, nel quale si attesta che i Vicedomini di Domofole, la potente famiglia feudale che dominava il versante retico del terziere (l’attuale Costiera dei Cech), erano stati investiti dei beni acquistati dal monastero di Piona il 28 marzo 1244, e li avevano, a loro volta, ceduti a livello ai fratelli Orlando, Giovani e Vitale, figli di ser Gervaso di Taleggio. Dal documento si evince che l’origine del paese è legata all’insediamento in Val Gerola di famiglie che provenivano dalla Val Taleggio.
Nei documenti successivi il toponimo “Pedesina” si alterna a quello di “Pedexina”. Nel secolo XIV, al tempo della dominazione milanese dei Visconti in Valtellina, fra i rappresentanti delle comunità della squadra di Morbegno, eletti il 28 settembre figura tal Giacomino figlio del fu Martino, di Pedesina. Il paese apparteneva, allora, al comune di Rasura, dal quale, però, si staccò nel 1483, quando già si delinea una sua più precisa fisionomia e compaiono i primi cognomi (Tarabini e Fomasi). La separazione da Rasura comportò anche la necessità di dividere con atto notarile i gioielli di famiglia, per così dire, cioè gli alpeggi di Culino (Rasura) e Combana (Pedesina): la definizione del confine fra i due comuni nella parte alta della Valmala non era priva di risvolti economici, perché si trattava di assegnare all'uno o all'altro porzioni di pregiatissimo alpeggio. Solo il 20 agosto del 1488, cioè dopo 5 anni, la vertenza venne chiusa da un arbitrato del notaio Giovanni Maria Foppa di Bema.
Più di mezzo secolo prima, nel 1424, erano terminati i lavori della costruzione della chiesa dedicata a S. Antonio e consacrata il 30 novembre di quell’anno, alla presenza dei sacerdoti beneficiari di Cosio, Rasura e Gerola (ci vollero però più di due secoli perché la chiesa diventasse parrocchiale, nel 1634). La chiesa ed il suo sagrato panoramico sono, ancora oggi, il biglietto da visita più caratteristico del paese: la possiamo raggiungere per una stradina che parte un po' oltre lo svincolo della strada che sale al paese. Accanto ad essa la casa parrocchiale che riporta, sulla facciata, protetto da una teca, un dipinto quattrocentesco o cinquecentesco di Madonna con Bambino affiancata da San Rocco (alla nostra sinistra) e San Sebastiano.

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Nel 1512 iniziarono i quasi tre secoli di dominio delle Tre Leghe Grigie sulla Valtellina. I nuovi signori sentirono il bisogno, per poter calcolare quante esazioni ne potevano trarre, di stimare la ricchezza complessiva di ciascun comune della valle. Furono così stesi gli Estimi generali del 1531, che offrono uno spaccato interessantissimo della situazione economica della valle (cfr. la pubblicazione di una copia secentesca del documento che Antonio Boscacci ha curato per il Bollettino della Società Storica Valtellinese). Nel "communis Pedesinae " i prati hanno un'estensione complessiva di 420 pertiche e sono valutati 279 lire; pascoli e selve occupano 261 pertiche e sono valutati 15 lire; case e dimore hanno un valore complessivo di 190 lire (per avere un'idea comparativa, Forcola fa registrare un valore di 172 lire, Gerola 431, Tartano 47, Talamona 1050, Morbegno 3419); boschi e territori comuni sono valutati 15 lire; gli alpeggi, che caricano 115 mucche, vengono valutati 23 lire; viene registrata una segheria, per un valore di 5 lire; il valore complessivo dei beni è valutato 684 lire (sempre a titolo comparativo, per Tartano è 642, per Gerola 1805, per Forcola 2618, per Buglio 5082, per Talamona 8530 e per Morbegno 12163).
Sul finire del secolo successivo, e precisamente nel 1589, Pedesina venne visitata dal celebre vescovo di Como Feliciano Ninguarda, che vi conta 60 fuochi (una generazione dopo, nel 1624, si registravano a Pedesina 226 abitanti). Ecco, nel dettaglio, la relazione del Ninguarda (trad. dal latino a cura di don Lino Varischetti e Nando Cecini, pubblicata nel 1963 a cura del Credito Valtellinese): "Salendo (sc. oltre Rasura) per un miglio e mezzo si incontra un altro paese, Pedesina, con sessanta famiglie tutte cattoliche. La chiesa parrocchiale è dedicata a S. Antonio Abate e la presiede, come sostituto, fr. Girardo Barnarigia da Modena dell’ordine dei minori conventuali della provincia milanese, con esplicito permesso dei suoi superiori. Anche questa parrocchiale di Pedesina era soggetta a quella di Cosio come Rasura e fu separata con gli stessi obblighi” (cfr. quel che riferisce del parroco di Rasura: “è tenuto nelle solennità della consacrazione e della festa della chiesa di S. Martino di Cosio ad essere presente ai due vespri e alla messa solenne. Il curato di Cosio, però, a suo piacimento, potrà partecipare o funzionare alle sacre celebrazioni nelle feste della consacrazione e del patrono della chiesa di Rasura; qualora intervenga, ogni famiglia della comunità di Rasura sarà tenuta a dare al curato di Cosio due soldi per ogni festa in riconoscimento dell'antica sudditanza”).
Anche il diplomatico e uomo d'armi Giovanni Guler von Weineck, governatore per la Lega Grigia della Valtellina nel 1587-88, nella sua opera “Raetia” (Zurigo, 1616), fa menzione di Pedesina: “Proseguendo lungo il monte, sul quale sta Rasura, dentro per la valle, s’incontra il grosso villaggio di Pedesina; molti suoi abitanti esercitano vari mestieri a Venezia. Da Pedesina un sentiero valica il monte, scendendo nella Valsassina, che appartiene al ducato di Milano”. In queste brevi note sono da cogliere due importanti informazioni. Innanzitutto il rilievo strategico della Bocchetta di Stavello che, sulla testata della Val di Pai, appena a sud del monte Rotondo, congiunge la Val Gerola alla Val di Fràina, oggi in provincia di Lecco. In secondo luogo il cenno al fenomeno migratorio: nonostante l’economia del paese fosse complessivamente vivace (grazie agli alpeggi ed alla lavorazione dei panni di lana, cui pure fa cenno il von Weineck con riferimento a Rasura), il Seicento è il secolo nel quale si accentua l’emigrazione verso il fondovalle (Talamona, Morbegno e Delebio) o verso mete ben più lontane (Verona, Padova, Venezia ed Ancona).

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È anche un secolo travagliato e sofferto, soprattutto per le vicende belliche nel contesto della Guerra dei Trent’Anni, che posero la Valtellina per un certo periodo al centro dello scacchiere geopolitico europeo, sul quale la monarchia spagnola (che possedeva il milanese), alleata della casa imperiale degli Asburgo d’Austria, si contrapponeva alla monarchia francese, alleata, almeno all’inizio, con le Tre Leghe Grigie, che governavano la Valtellina dal 1512. L’episodio più tragico fu l’epidemia di peste del 1629-31 (non la prima nell’età moderna, ma senza dubbio la più virulenta) che inflisse un duro colpo alla popolazione Valtellinese, riducendola probabilmente a poco più della metà. L’edificazione a Pedesina, nel 1638, della chiesetta dedicata a San Rocco, il santo protettore degli appestati, testimonia di quanto fosse stata traumatica l’esperienza di quel morbo, di fronte al quale gli uomini erano completamente disarmati. Vicino alla chiesetta, il cimitero, nel quale probabilmente riposano le vittime del flagello.
Un quadro sintetico di Pedesina nella prima metà del Seicento è offerto dal prezioso manoscritto di don Giovanni Tuana (1589-1636, grosottino, parroco di Sernio e di Mazzo), intitolato “De rebus Vallistellinae” (Delle cose di Valtellina), databile probabilmente alla prima metà degli anni trenta del Seicento (edito nel 1998, per la Società Storica Valtellinese, a cura di Tarcisio Salice, con traduzione delle parti in latino di don Abramo Levi). Vi leggiamo: La Valle del Bitto, così chiamata dal fiume qual passa per quella, è molto longa, più di 15 miglia, dov'è strada commodissima per andare nel stato de Venetiani, tanto a piedi quanto a cavallo. Ha sette parocchie, duoi nel fianco diritto, quatro nel fianco sinistro, et una in un monticello che si leva tra l'un e l'altro fianco… Nel fianco sinistro… la seconda parocchia dista da Gerola duoi miglia, chiamata Pedesina; ha 70 fameglie et la chiesa è viceparochiale di S. Antonio sottoposta a Cosio, assai ben instrutta et ornata.. Da Pedesina v'è strada per la quale si va commodamente in Valle Sassina del stato di Milano”.

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Nel Settecento l’economia si riprese, anche grazie all’impulso della lavorazione dei pezzotti (per i quali rasura e Pedesina erano note in tutta la Valtellina), oltre che delle tele di canapa e di lino, che avevano sostituito quella dei panni di lana, menzionata dal Von Weineck (è interessante osservare che ancora nel 1890 si contavano, nei due paesi, 60 telai artigianali). Indizio importante di questa ripresa fu il rifacimento, economicamente assai impegnativo, della chiesa di S. Antonio, nell’ultimo trentennio del secolo.
Un quadro sintetico della situazione del paese a metà del settecento ci viene offerto dallo storico Francesco Saverio Quadrio, che, nell’opera “Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di qua dalle Alpi oggi detta Valtellina” (Edizione anastatica, Bologna, Forni, 1971), scrive: “Questo Luogo, onde si passa in Val Sassina dal Milanese Ducato, è la settima Comunità [della quadra di Morbegno].
Alla fine di quel secolo, e precisamente nel 1797, quando la bufera napoleonica spazzò via il dominio delle Tre Leghe Grigie, Pedesina contava 134 abitanti, cifra comunque sensibilmente inferiore a quella di 226, registrata nel 1624.
Al congedo degli ufficiali grigioni in Valtellina, avvenuto nel giugno del 1797, seguì un periodo piuttosto convulso di rivolgimenti politici ed istituzionali. In base al progetto di divisione in distretti della Valtellina e Bormio, del 2 dicembre 1797, il comune di Pedesina venne inserito nel primo distretto, con capoluogo Morbegno. Con l’assetto definitivo della Repubblica Cisalpina, del maggio del 1801 (legge 23 fiorile anno IX), Pedesina era uno dei settanta comuni che costituivano il terzo distretto di Sondrio, per poi tornare, nel 1803, al dipartimento di Morbegno. Alla Repubblica Cisalpina succedette, nel 1805, il Regno d’Italia e Pedesina, che contava allora 119 abitanti (saliti a 122 nel 1807), venne inserita nel quinto cantone di Morbegno. Seguì un periodo (dal 1809 al 1816) nel quale il comune di Pedesina venne aggregato a quello di Gerola, per poi tornare autonomo in base alla compartimentazione territoriale del Regno Lombardo-veneto.
Nel 1853 Pedesina figurava come comune del terzo distretto di Morbegno, con una popolazione di 206 abitanti, mentre alla proclamazione del Regno d’Italia, nel 1861, ne faceva registrare 3 in meno (203). Alla III Guerra d'Indipendenza, del 1866, combattura anche sul fronte dello Stelvio, parteciparono tre cittadini di Pedesina, Acquistapace Giovanni, Acquistapace Pietro e e Fomasi Giuseppe (che partecipò anche alla seconda Guerra d'Indipendenza, nel 1860).
La Guida alla Valtellina edita nel 1884 a cura dei CAI di Sondrio così tratteggia la situazione di Pedesina nella seconda metà dell'Ottocento: "La strada continua sul ciglio del burrone in fondo al quale scorre il torrente. Dall'altro lato è l'imponente frana di Bema, la quale scoscendendosi, dopo le grandi piogge dell'autunno del 1882, insieme all'altra frana di Pedesina, provocò la piena del Bitto che portò così gravi danni a Morbegno e alle sue campagne. Da Pedesina per il passo della Basetta si può scendere a Premana in Valsassina e di là uscire a Bellano. Proseguendo si giunge a Rasura (326 ab.), e poi a Pedesina (237 ab.), e al suo orrido, uno dei più belli che si possano ammirare e che è attraversato da tre ponti in muratura a considerevole altezza sul precipizio".
Nella seconda metà dell’Ottocento l’estensione degli alpeggi venne ampliata e ciò comportò una ripresa demografica, anche se si dovette fare i conti con l’altra faccia della medaglia, i problemi di dissesto comuni a gran parte del territorio montano. Ancora oggi, come ricorda Cirillo Ruffoni nella prefazione all’Inventario dei Toponimi di Pedesina (pubblicato nel 2001 a cura della Società Storica Valtellinese: ad esso è in buona misura debitrice la presente scheda), si celebra a Pedesina, in settembre, la festa della Madòna del Ruìni, cui la comunità implora protezione contro i pericoli di valanghe, frane e smottamenti. Del resto, come ci si rende ben conto visitando il paese, questo è arroccato su dosso di prati assai ripido, delimitato da due avvallamenti, la Valcurnàl, a nord, e la Val del Bur, a sud.

Dall’opera “La Valtellina (Provincia di Sondrio)”, di Ercole Bassi (Milano, Tipografia degli Operai, 1890), ricaviamo diverse interessanti notizie statistiche sul sistema degli alpeggi di Val Gerola, compresi quelli nel comune di Pedesina:

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L’incremento della popolazione proseguì incessante dall'unità d'Italia al 1911, quando venne toccato il picco. I diversi censimenti lo testimoniano: 218 abitanti nel 1871, 237 nel 1881, 263 nel 1891 e 281 nel 1911.
Poi la tragica esperienza delle guerre del Novecento per la prima volta segnò il paese: nella guerra di Libia morirono, nel 1912, Fomasi Angelo e Tarabini Gabriele. Sei furono i caduti di Pedesina nella Grande Guerra del '15-'18: Acquistapace Michele, Fomasi Giovanni, Tarabini Gioachino, Tarabini Plinio, Vitali Domenico e Vitali Giovanni. Nel periodo fra le due guerre cominciò il declino demografico: dai 231 abitanti del 1921 si passò ai 159 del 1931 ed ai 125 del 1936.
Ecco come Ercole Bassi, in “La Valtellina – Guida illustrata”, nel 1928 (V ed.), presenta il paese: “Più oltre trovasi Pedesina (m. 772 - ab. 232 - pen­sione Belvedere), ove vedesi un orrido pittoresco; è patria dei fratelli Cascina, buoni pittori del 700, che dipinsero in non poche chiese della Bassa Valtellina. Nel portico di casa Carolo vi è un bell'affresco di Simone d'Averara, con M. V., il B., S. Rocco e S. Sebastiano. Nella sala della casa parr. è dipinta una soave M. col B., del 1564, opera di C. Valorsa di Grosio, del cui valore si dirà al N. 74. Nella parr., in una cappella a destra vi è una Cena, opera pregevole del 1649 di Ant. Tarabini di Pedesina, che poi andò frate a Venezia, ove pure dipinse, morendo poi in patria. In un altare di fronte vi sono buoni intagli e statue. Sopra altro altare vi è un vetro dipinto del 600 con M. V. e il B. Sull'altar maggiore vi sono due buone tele, una del 1686 con Gesù Cristo giovane, l'altra del 1700 con S. Rocco. Una discreta tela .del 600 con S. Filippo Neri trovasi in sagrestia.”
Durante la seconda guerra mondiale, per la sua posizione strategica, il paese ospitò, dopo l'8 settembre 1943, un distaccamento delle SS, con il compito di stroncare le attività partigiane; per evitare di essere intercettata dai Nazisti la 55sima brigata Fratelli Rosselli, nel celebre ripiegamento dalla Valsassina alla Svizzera del novembre del 1944 attraversò, infatti, l’intero fianco occidentale della Val Gerola passando sui sentieri alti degli alpeggi. Pedesina dovette pagare un tributo di 6 vite a questa guerra (fra caduti e dispersi): Manni Giuseppe, Vitali Ermenegildo, Fomasi Giuseppe, Tarabini

Giovanni, Tarabini Giuseppe e Tarabini Fermo.
Nel secondo dopoguerra prosegue il declino demografico: gli abitanti nel 1951 sono 154, nel 1961 148, nel 1971 59, nel 1981 59, nel 1991 33 e nel 2001 34. Per questo dopo la morte, nel 1952, di don Angelo Gilardoni, per quarant'anni parroco di Pedesina, non è stato nominato alcun altro parroco. Il collasso demografico ha portato il paese ad essere, come si è detto in apertura di presentazione, l’ultimo in Italia per numero di abitanti. Last but not least, l’ultimo ma non il meno importante, si potrebbe dire con una celebre espressione inglese. Una visita a Pedesina varrà sicuramente a
confermare questa doverosa conclusione.

BIBLIOGRAFIA

Savonitto, Andrea, "Le Valli del Bitto - Escursionismo, arrampicata e cultura alpina nel Parco delle Orobie Valtellinesi", CDA Vivalda, Torino, 2000

Ruffoni, Cirillo (a cura di), “Inventario dei toponimi valtellinesi e valchiavennaschi. Territorio comunale di Pedesina”, Sondrio, Società storica valtellinese, 2004

AA. VV. (a cura di Guido Combi), "Alpi Orobie Valtellinesi, montagne da conoscere", Fondazione Luigi Bombardieri, Bonazzi, Sondrio, 2011

Per saperne di più: www.prolocodipedesina.it

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