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Il monte Piazzo (“Piaz”, m.
2269) è uno dei più panoramici ed insieme facilmente raggiungibili
dell’intera Val Gerola: due ottimi motivi per salirci.
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Aggiungiamone un terzo: fino
a quota 1865 possiamo salire in mountain-bike, sfruttando una pista
sterrata tracciata di recente, e quindi unire il piacere della
camminata a quello della pedalata ad alta quota. Base per
l’ascensione è Gerola Alta, nel cuore della Val Gerola. |
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La si raggiunge sfruttando
la strada statale 405 della Val Gerola, che si imbocca a Morbegno,
staccandosi dalla ss. 38 dello Stelvio, sulla destra, al primo
semaforo all’ingresso della cittadina (per chi proviene da Milano),
e seguendo le indicazioni.
Dopo 7 km di salita incontriamo il primo paese della valle, Sacco, e
dopo 9 il secondo, Rasura. Superata la galleria del Pic,
oltrepassiamo anche Pedesina (km 11,5) ed una seconda galleria nei
pressi della val di Pai, ed alla fine siamo a Gerola (m. 1050),
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a 14,5 km da Morbegno. |
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Possiamo cominciare da qui
la salita, a piedi o in mountain-bike, ma, volendo, è possibile
anche proseguire in automobile. In ogni caso dobbiamo imboccare la
stradina che sale a Castello e Laveggiolo: la troviamo sulla nostra
destra, all’uscita dal paese, poco oltre il cimitero. Salendo,
passiamo fra le case della contrada Foppa, prima di incontrare il
ponte che scavalca il torrente Vedrano, che si precipita con tutta
la sua furia da roccioni impressionanti. Poco oltre, troviamo, sulla
nostra sinistra, un cartello che indica Laveggiolo a 50 minuti di
cammino, in corrispondenza della partenza di un sentiero: se siamo a
piedi, possiamo sfruttarlo. Dopo un primo tratto verso sinistra,
volge a destra, oltrepassa una baita solitaria ed effettua una lunga
diagonale in una splendida pineta, prima di tornare ad intercettare
la strada asfaltata più in alto. L’unico problema è rappresentato
dall’attraversamento di una vallecola che, dopo un recente
smottamento, richiede attenzione. |
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Tornati sulla strada
asfaltata, proseguiamo fino al bivio per Castello; due stradine che
portano alla piccola frazione si staccano dalla strada principale
sulla sinistra, in corrispondenza di un tornante destrorso. La
frazione è posta a 1300.
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Da qui, guardando verso
sud-ovest, possiamo già vedere distintamente la meta, cioè la cima
del Piaz, che sembra ancora assai lontana. Ripresa la salita,
troviamo, sulla destra, la deviazione che, come segnala un cartello,
scende verso la località Case di Sopra: se siamo in mountain-bike,
potremo sfruttarla per chiudere un bell’anello, scendendo da Case di
Sopra a Ravizze, di qui alla statale 405 e tornando infine a Gerola.
Lo racconteremo più avanti. |
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Per ora ignoriamo la
deviazione, proseguendo sulla strada il cui fondo, da asfaltato, si
fa sterrato. Dopo un tornante sinistrorso e appena prima del
successivo destrorso, troviamo, appena a valle della strada, il
bell’oratorio di S. Rocco, edificato nel 1632 e restaurato nel 1959.
Sulla facciata possiamo leggere quest’iscrizione in lingua latina: |
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“Ora pro nobis beate Roche
ut mereatum preservari varia peste et epidemie”, cioè “Prega per
noi, beato Rocco, perché meritiamo di essere preservati dalle
diverse forme di peste ed epidemia”. In queste parole si esprime
tutta la paura per un flagello che per secoli, e soprattutto nel
Seicento, ha decimato le popolazioni contadine anche nelle nostre
valli. Molto bello è il panorama che si apre di fronte alla
facciata, soprattutto in direzione della valle della Pietra. |
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Avanti ancora, fino
all’ultimo tornante sinistrorso, in corrispondenza del quale si
stacca, sulla destra, una pista secondaria che porta alla località
di S. Giovanni. Ignorata la deviazione,
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eccoci finalmente alla
bellissima frazione di Laveggiolo (m. 1471), dopo circa un’ora di
cammino da Gerola (o 30-40 minuti se siamo saliti in mountain-bike).
Fino a qui, però possiamo giungere anche in automobile, che lasciamo
nel parcheggio nei pressi dell’edicola del parco delle Orobie
Valtellinesi. |
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La pista prosegue anche
oltre il paese, in direzione della val Vedrano, ma è chiusa al
traffico veicolare. Se siamo in mountain-bike, la seguiamo, fino
all’imbocco della valle, dove pieghiamo a sinistra ed attraversiamo
il torrente, per proseguire sul suo lato opposto. |
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Se, invece, siamo a piedi ci
conviene lasciarla alla prima deviazione segnalata sulla nostra
sinistra, per imboccare un sentiero che scende ad un gruppo di
baite, supera una bella fontana e conduce ad un ponticello in legno, |
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sul quale passiamo superando
il torrente Vedrano. Oltrepassato il torrente, troviamo sulla nostra
sinistra una splendida radura, con un tavolo e due panche, un luogo
ideale per una sosta all’insegna della quiete più profonda.
Ignoriamo, poi, il sentiero che scende verso sinistra |
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e cominciamo a salire, con
diversi tornanti, |
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fino ad intercettare la
pista sterrata, che lascia l’imbocco della val Vedrano. |
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Superata la baita di quota
1725, inanelliamo alcuni tornanti, |
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prima di raggiungere lo
spiazzo dove si trova la casera quotata 1865 metri, dove la pista
termina. |
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In questo tratto la
monotonia della salita è attenuata dal panorama, davvero splendido,
soprattutto in direzione nord: si mostra gran parte del gruppo del
Masino, dal pizzo Cengalo ai pizzi Torrone, dal monte Sissone al
monte Disgrazia. Guardando verso sud ovest dalla casera, vediamo,
ormai vicina, la cima del Piazzo, ma il versante che scende da essa
appare, da qui, aspro e difficilmente abbordabile. Lasciamo qui la
bici, se siamo saliti con questo mezzo, ed imbocchiamo un sentierino
che prosegue in direzione sud-est, per aggirare il dosso che scende,
in direzione nord-est, proprio dal Piazzo.
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Dopo aver oltrepassato
alcune barriere paravalanghe, dove è segnala l’indicazione per il
rifugio Trona (cui, infatti, si giunge seguendo il sentiero),
dobbiamo fare attenzione: più o meno sul filo del dosso, troviamo,
su un sasso alla destra del sentiero, un segnavia
bianco-rosso-bianco (che si distingue, quindi, da alcuni precedenti,
nei classici colori rosso-bianco-rosso). C’è anche una scritta,
piuttosto sbiadita ma ancora decifrabile: “Piaz”. È qui, dunque, che
dobbiamo lasciare il sentierino per cominciare la salita, che segue
la facile cresta di sud-est. |
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Non affatichiamoci troppo a
cercare una traccia di sentiero: in realtà se ne trova qualche
scampolo qua e là, ma in questo tratto si sale quasi a vista,
puntando verso il grande traliccio dell’energia elettrica che supera
di molto in altezza, nella sua alterigia d’acciaio, i miti e radi
larici.
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Questo primo tratto è
abbastanza ripido, ma, raggiunto il traliccio, la pendenza si fa
alquanto più mite. Dobbiamo proprio passare sotto il gigante
d’acciaio, che, visto dal basso, suscita una stranissima
impressione. Poi, dopo un tratto quasi pianeggiante, riprende la
salita, sempre sul filo del dosso, |
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che ci porta ad un secondo
grande traliccio. Fermiamoci un attimo: il panorama lascia senza
fiato. |
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Verso sud, ecco davanti a
noi, bellissima, la parte occidentale della testata della Val Gerola,
dal pizzo di Tronella, a sinistra, al pizzo di Trona (m. 2510), che,
scusate il gioco di parole, davvero troneggia, al centro di questa
possente sequenza di cime. Alla sua destra, arrotondato e meno
appariscente, il più famoso ed alto (ma da qui non si direbbe) pizzo
dei Tre Signori (m. 2585). Chiude la sequenza, sulla destra, il
pizzo Varrone (m. 2325), che mostra soprattutto il caratteristico
Dente del Varrone (che, visto da qui, si confonde con la cima del
pizzo). Ai piedi della testata, l’invaso di Trona. |
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Ci attende, ora, l’ultimo
tratto della salita, in direzione della croce, già ben visibile. |
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Oltrepassato un grande
ometto, |
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versiamo le ultime gocce di
sudore, prima di raggiungerla. |
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La croce, in realtà, non è
proprio sulla cima, ma leggermente più in basso: qualche minuto di
ulteriore cammino |
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ci porta alla sommità erbosa
del Piaz, a 2269 metri. |
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Guardiamo a nord, ora, e
lustriamoci gli occhi.
Cominciamo da sinistra. Fra le molte cime, una spicca per il profilo
affilato: è il Sasso Manduino (m. 2888), fra Valle dei Ratti e Val
Codera. Alla sua sinistra, assai meno pronunciato, il non meno
celebre pizzo di Prata (m. 2727), che sovrasta Prata Camportaccio,
presso Chiavenna. A destra del Sasso Manduino, si vede l’intera
testata della Valle dei Ratti, con le meno evidenti cime di Gavazzo
(m. 2920) e, al centro, il ben visibile pizzo Ligoncio (m. 3033),
dove si incontra lo spartiacque di tre valli, quella dei Ratti, la
Val Codera e la Val Ligoncio, in Val Masino. Proseguendo verso
destra, vediamo il monte Spluga (m. 2927) e la cima del Desenigo (m.
2845). |
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Ecco, poi, le celeberrime
cime del gruppo del Masino: il pizzo Badile (m. 3308), seminascosto
dalla cima del Desenigo, il pizzo Cengalo (m. 3367), i pizzi Gemelli
(m. 3261) ed il pizzo del Ferro occidentale, o cima della Bondasca
(m. 3267), sulla testata della Val Porcellizzo. Ancora, i pizzi del
Ferro centrale ed orientale, sulla testata della Valle del Ferro e
della Val Qualìdo. Quindi la cima di Zocca (m. 3175) e, ben visibile
ed imponente, |
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la cima di Castello, la più
elevata del gruppo, con i suoi 3386 metri; insieme alla punta Rasica
(m. 3305) ed al pizzo Torrone occidentale (m. 3349), queste cime
costituiscono la testata della valle di Zocca; ancora, i pizzi
Torrone centrale e orientale (m. 3333), sulla testata della val
Torrone, il monte Sissone (m. 3331), le cime di Chiareggio ed il
monte Disgrazia (m. 3678), sulla testata della val Cameraccio.
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Proseguendo verso destra,
appaiono alcune cime della testata della Val Malenco, cioè la Cresta
Güzza, i pizzi Argient e Zupò, il piz Palù ed il pizzo Varuna. |
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Ancora più a destra, sono
ben visibili il pizzo Scalino, la punta Painale e la vetta di Ron.
Verso ovest, invece, ci si propone in primo piano il crinale fra val
Vedrano e valle della Pietra, che, dalla cima del Piazzo, scende
bruscamente con un gruppo di rocce che ci impediscono di
percorrerlo, prima di risalire fino alla cima del pizzo Mellasc (m.
2465), che si mostra in tutta la sua bellezza in primo piano,
togliendoci, però, la visuale sulle Orobie occidentali. Dominiamo,
più a destra, anche la val Vedrano, e le cime del suo fianco
occidentale, cioè la cima di Fraina (m. 2288) e il monte Colombana
(m. 2835). |
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In direzione opposta, cioè
verso est, si mstra un bello spaccato delle Orobie centrali, dal
quale emergono la cima ed il passo di Pedena, fra Valle del Bitto di
Albaredo e val Budria (Val Tartano). Verso sud-est possiamo ammirare
la sezione orientale della testata della Val Gerola, con i monti
Ponteranica (m. 2378) e Valletto (m. 2371). Verso sud, infine, ecco
di nuovo la sezione occidentale della medesima testata, con i pizzi
di Trona, dei Tre Signori e Varrone. Ai loro piedi, la grande conca
dell’alpe di Trona, dove è collocato il rifugio omonimo.
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Le due ore circa di cammino
da Laveggiolo (con un dislivello approssimativo di 800 metri;
calcoliamo, invece, con il percorso misto di mountain-bike da Gerola
circa 2 ore ed un quarto) |
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sono, quindi, ampiamente
ripagate.
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Un suggerimento per chi
fosse salito in mountain-bike: al ritorno sfruttiamo la variante già
segnalata. Dopo il primo tornante destrorso che si incontra
scendendo da Laveggiolo, imbocchiamo la deviazione segnalata, sulla
sinistra, per la frazione di Case di Sopra: una comoda pista
sterrata ci porta alla frazione e qui termina, in corrispondenza di
una chiesetta e di un lavatoio (m. 1298). |
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La chiesetta è l’oratorio di
S. Giovanni Battista, di origine settecentesca. Sul suo campanile
troviamo la scritta “Dio mi vede, Dio mi guarda”, e la data 1745. In
realtà non possiamo trattenere il pensiero che Dio rivolga, insieme
a noi, lo sguardo a nord, verso la superba successione di cime del
gruppo del Masino, che anche da qui si mostrano splendidamente: non
potrà non essere rapito anche Lui, penseremo, da tanto splendore. O
forse la scritta va intesa diversamente: forse è l’oratorio stesso
che Dio guarda e veglia: la mano divina, infatti lo ha
miracolosamente preservato, in passato, dalle disastrose conseguenze
di una violenta valanga, scesa dai ripidi fianchi del versante
montuoso. Del resto la Val Gerola, per la sua posizione non lontana
dalle correnti umide lariane, è una delle più innevate della catena
orobica. |
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Proprio dalla chiesetta
parte un sentierino, non troppo ripido e con fondo abbastanza
regolare, sul quale, con un po’ di attenzione ma senza troppa
fatica, scendiamo alla sottostante frazione di Ravizze (m. 1209,
circa un km sotto), circondati da splendidi prati che, a primavera
inoltrata, ci abbagliano con un verde intenso e profumato.
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Qui troviamo una nuova
chiesetta, l’oratorio della Beata Vergine Assunta, anch’esso di
origine settecentesca.
Nei suoi pressi, la carrozzabile che ci riporterà, dopo 2 chilometri
e mezzo e qualche tornante, alla statale della Val Gerola,
alternando il fondo asfaltato a quello sterrato. Nella discesa
troviamo anche, ad un tornante destrorso, il cartello che indica la
partenza del sentiero per l’alpe Stavello, data a 2 ore e 10 minuti
di cammino, e la bocchetta di Stavello, data a 3 ore e 30 minuti,
base di partenza per la facile ed interessantissima ascensione al
monte Rotondo (m. 2469). Alla fine ci ritroviamo sulla strada
statale, poco sopra Pedesina: una pedalata di poco più di 2
chilometri ci riporta a Gerola, dove chiudiamo un anello che, nelle
belle giornate regala emozioni difficilmente dimenticabili. |
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