Su YouTube: Piazzotti (cima dei)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pescegallo-Bocchetta di Salmurano-Rif. Benigni-Cima dei Piazzotti occ.-Bocchetta di Val Panella-Lago Zancone-Pescegallo
5 h
920
E

L’itinerario proposto, nella forma di un elegante anello che ha come base Pescegallo e passa per il rifugio Benigni, rappresenta uno dei modi più suggestivi per incontrare le bellezze della Val Geròla, effettuando anche una facile ascensione alla cima occidentale dei Piazzotti, a 2349 metri di quota.
Al villaggio di Pescegallo (m. 1450) giungiamo proseguendo sulla statale della Val Gerola, per altri 5,8 km oltre Gerola Alta. Alle spalle del punto di partenza degli impianti di risalita imbocchiamo una strada sterrata, chiusa al traffico, che sale nella valle di Pescegallo, cioè verso sud. Ad un bivio, proseguiamo sulla destra, lasciando sulla nostra sinistra la pista che si dirige al lago di Pescegallo. Saliamo ad oriente (sinistra) della formazione rocciosa dei Denti della Vecchia, o Rocca di Pescegallo, formazione costituita da cinque cime, la più elevata delle quali tocca i 2125 metri. Si tratta di un gruppo che ben riassume in sé le caratteristiche di queste montagne, costituite da un nucleo di gneiss con sovrapposizione di rocce sedimentarie costituite da conglomerati. Queste cime sono state paragonate a quelle più celebri delle Dolomiti, costituite, come sono, da un insieme quasi gotico di guglie e pinnacoli affilati. 
Dopo alcuni tornanti raggiungiamo l’alpe Salmurano, dove si trova il rifugio Salmurano, a 1830 metri. Il rifugio sorge proprio nei pressi del punto d’arrivo degli impianti di risalita: da qui si può dominare buona parte della Val Gerola. Proseguiamo risalendo l’alpe, seguendo una traccia al centro o un sentierino che ne taglia il lato occidentale: in breve raggiungiamo, così, il passo di Salmurano, posto, a 2017 metri, sul lato sud-occidentale della conca terminale della valle di Pescegallo. Una Madonnina lo sorveglia, mentre sullo sfondo sono ben visibili le cime del gruppo Masino-Bregaglia. Sul lato opposto un comodo sentiero percorre verso ovest la conca terminale della valle Salmurano, che scende ad Ornica, in Valtorta. Il panorama sul versante orobico è, qui, piuttosto limitato: scorgiamo, sotto di noi, la Baita del Piano, a 1855 metri, mentre intuiamo, più che vedere, oltre la strozzatura dell’alta valle, lo scenario della valle Salmurano.
Il sentiero, dunque, prende a destra e, superato qualche passaggino un po’ esposto, punta ad un canalone detritico che è ben visibile già dal passo. Visto da qui, esso sembra inaccessibile, ma quando raggiungiamo il suo piede scopriamo che fra i grandi massi che lo occupano ci si può districare. Inizia, quindi, la salita, prestando attenzione ai segnavia ed alle rocce che possono essere bagnate. In cima al canalone, troviamo un piccolo pianoro ed un nuovo versante da risalire, prima di raggiungere l’ampia e splendida balconata che ospita il rifugio Benigni, a 2222 metri. D’estate troveremo, qui, diverse persone, quasi tutte salite dalla bergamasca, soprattutto da Ornica.
Dal rifugio particolarmente felice è il colpo d’occhio sulle cime del gruppo Masino-Bregaglia, fra le quali si distingue, per la mole, il monte Disgrazia. Presso il rifugio, troviamo, poi, il lago dei Piazzotti, a 2224 metri, adagiato in una conca di arenaria e circondato a sud da rocce levigate, che nascondono fra le loro piege altri microlaghetti, ad est dalle cime del Valletto (m. 2371) e di Ponteranica (m. 2372) ed infine ad ovest dalla costiera che separa il piccolo altipiano dalla val Pianella.
Se, dal lago, guardiamo verso sud-ovest, cioè leggermente a destra, individuiamo facilmente un’elevazione sormontata da una croce metallica: si tratta della cima occidentale dei Piazzotti (m. 2349), che possiamo guadagnare facilmente salendo a vista, oppure seguendo una traccia di sentiero che ne percorre il crinale di sinistra. La cima si affaccia sulla val Pianella, che si apre interamente al nostro sguardo, mostrando le sue due gemme, i laghi Zancone e Trona (quest’ultimo generato da uno sbarramento artificiale). Bellissimo è anche il colpo d’occhio sull’inconfondibile cima conica del pizzo di Trona (m. 2510). Se guardiamo con attenzione, potremo intravedere, proprio sotto il pizzo, la conca che ospita il lago Rotondo (m. 2256), di cui potremo anche vedere la superficie. Si tratta della più bella fra le perle che la Val Gerola cela nel suo seno.
Alla val Pianella si può scendere direttamente seguendo un ampio canalone detritico che vediamo alla nostra destra, oppure, con percorso più lungo, seguendo per un tratto il sentiero per il rifugio Grassi (a tre ore e mezza dal rifugio Benigni; troviamo questo sentiero, che punta a sud-ovest ed aggira il fianco sud-orientale della cima dei Piazzotti occidentale, nei pressi del sentiero che abbiamo utilizzato per raggiungere il rifugio), superando una solitaria e desolata vallecola ed approdando ad un piccolo pianoro dove si trova la bocchetta di val Pianella (“buchéta de la val Pianèla”), o passo Bocca di Trona, a 2224 metri, dalla quale scendiamo nell’alta valle, in uno scenario lunare, di forte suggestione ed impatto emotivo.
Nella discesa, troviamo, su un masso, l’indicazione della deviazione, sulla nostra sinistra, per il lago Rotondo ("làch Redont"): la salita è abbastanza faticosa, perché il versante è ripido, ma la meta ripaga di ogni sforzo. Se torniamo al bivio e proseguiamo nella discesa, passiamo ad est (a destra) del lago Zancone ("làch Sancùn")(m. 1856) e di quello di Trona (m. 1805). Alla fine, superato lo sbarramento, intercettiamo il sentiero che dal Dossetto scende allo sbarramento della diga, per poi proseguire salendo all’altro grande sbarramento, a sud-ovest, la diga dell’Interno, nella valle omonima (m. 2085).
Seguiamo il sentiero verso destra, fino a raggiungere la bella radura del Dossetto (m. 1671), ingentilita anche da un microlaghetto. Il sentiero prosegue sul lato opposto (quello orientale) dell’ampio crinale che scende, verso nord, dal torrione di Tronella (m. 2311) e dal pizzo del Mezzodì (m. 2116). Dopo un tratto quasi pianeggiante, ignoriamo la deviazione, alla nostra destra, per il caratteristico torrione della Mezzaluna, e cominciamo una ripida discesa, fino a raggiungere l’ampio sbocco della val Tronella. Continuando a percorrere il sentiero segnalato (segnavia rosso-bianco-rossi), attraversiamo un bellissimo bosco di conifere, e ci affacciamo di nuovo alla piana del villaggio Pescegallo, raggiungendo, da ovest, la partenza degli impianti di risalita. L’anello, che richiede circa 5 ore di cammino per superare circa 920 metri di dislivello in salita, è così chiuso.
Esiste anche la possibilità di chiuderlo con un itinerario più breve, che però comporta un passaggio esposto, da affrontare con cautela e sulla scorta di un’adeguata esperienza escursionistica. Si tratta dell’itinerario che prevede la discesa diretta dal rifugio Benigni in val Tronella. Seguendo il torrentello che esce dallo specchio d’acqua nei pressi del rifugio, raggiungiamo la sommità del canalone che scende in val Tronella. I segnavia ci guidano nel superamento, sul lato destro, di quello che è il passaggio più delicato, la strozzatura finale del canalone, che ci permette di toccare luoghi più tranquilli. La successiva discesa in alta val Tronella avviene su una ripida traccia di sentiero, che si snoda con diversi tornantini, prima che la pendenza si faccia più mite.
Scendendo, possiamo di nuovo ammirare, questa volta sulla nostra destra, i Denti della Vecchia, che da qui mostrano tutta la loro bellezza, a dispetto del nome. Sulla nostra sinistra, invece, si impone l'inconfondibile profilo arcuato del torrione della Mezzaluna, uno dei simboli di queste montagne. La bassa val Tronella, ingentilita da radi larici, offre uno scenario di grande bellezza naturalistica.
Oltrepassata la sorgente di quota 1808, riconoscibile per il manufatto in cemento, proseguiamo fino ad intercettare il sentiero, già menzionato, che dal Dossetto scende al villaggio Pescegallo. Seguendolo verso destra, torniamo a Pescegallo dopo circa 3 ore e 45 minuti di cammino ed un dislivello superato in altezza di circa 880 metri. Se vogliamo optare per questa soluzione e, nel contempo, affrontare con maggiore sicurezza il passaggino al termine del canalino della val Tronella, possiamo percorrerlo in senso inverso rispetto a quello descritto, perché in salita incontreremo minori difficoltà.
Completiamo la descrizione degli itinerari in questa splendida zona menzionando una terza e più lunga possibilità per chiudere l’anello, una variante per grandi camminatori. Essa prevede la discesa in val Pianella dall’omonima bocchetta, la salita, già descritta, al lago Rotondo ed una salita aggiuntiva, seguendo i segnavia, alla sella di quota 2500, sul crinale che separa la val Pianella dalla valle dell’Inferno. Il tratto dal lago Rotondo alla sella è abbastanza impegnativo, perché è piuttosto ripido ed avviene su un terreno reso più faticoso da sassi mobili. Nel tratto terminale, poi, dobbiamo superare, con qualche cautela e seguendo il tracciato individuato dai segnavia, una fascia di roccette.
Il versante opposto è meno impegnativo, essendo costituito da un crinale altrettanto ripido, ma erboso. Sempre seguendo i segnavia, possiamo così calare, con un’ultima diagonale a destra seguita da una a sinistra, proprio sul punto terminale della valle dell’Inferno, vale a dire sulla bocchetta dell’Inferno (m. 2306), che giustifica il suo nome presentandoci lo spettacolo di una vasta distesa di pietre rossastre. L’intera valle è caratterizzata da queste rocce, soprattutto nel suo lato occidentale (di sinistra), occupato dai poderosi contrafforti rocciosi che scendono, verso nord, dal pizzo dei Tre Signori (m. 2553), il gigante della Val Gerola.
Non ci resta, ora, che scendere lungo la valle, fino all’ampio sbarramento della diga dell’Inferno. Il sentiero si porta alla sua sinistra (ovest), fino a raggiungere il camminamento dello sbarramento, che ci permette di tornare sul lato orientale. Iniziamo, poi, seguendo i segnavia, una ripida discesa, su terreno occupato da sfasciumi, fino ad intercettare un più tranquillo sentiero che, percorso verso destra, ci porta sopra la diga di Trona. Per scendere al camminamento della diga sfruttiamo la traccia intagliata nelle formazioni rocciose che sovrastano ad ovest la diga. Attraversiamo, poi, il camminamento della diga di Trona, portandoci sul suo lato orientale. Ci attende l’ultima fatica: dobbiamo guadagnare qualche decina di metri di quota, prima di raggiungere il tratto pianeggiante (è qui che giunge anche il sentiero che scende dalla bocchetta di val Pianella) che porta al Dossetto ed a Pescegallo.
Questo terzo anello può ben essere chiamato anello dei laghi della val Gerola, e richiede circa 7 ore di cammino, per superare un dislivello in salita di circa 1200 metri.

 

 

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