Salita in Val Pilotera

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in salita/discesa
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Cappella Donadivo-Alpe Orlo-Alpe e bocchetta di Piodella-Forcella di Strem-Alpe Gandaiole-Alpe Piazza-Bodengo-Bedolin-Cappella Donadivo
9-10 h
1670
EE
SINTESI. Usciti dalla seconda galleria della SS 36 dello Spluga che sale in Valchiavenna, a Novate Mezzola, percorriamo, in direzione di Chiavenna, circa 11 chilometri; dopo san Cassiano troveremo, sulla sinistra, la deviazione per Gordona. Raggiunto il paese, acquistiamo il pass di accesso alla valle (Bar Bal la Fuss). Imboccata nella parte alta del paese la carrozzabile per la Val Bodengo, sliamo per 3 chilometri e raggiungiamo la località Donadivo (m. 737), dove lasciamo l'automobile per salire su una mulattiera che parte in corrispondenza di una fontanella di legno e raggiunge l'Alpe Orlo, a 1165 metri. Qui, ad un bivio, prendiamo a sinistra, seguendo il cartello che indica la val Piodella. Dobbiamo ora effettuare una lunga traversata sul fianco sinistro idrografico della valle; nel primo tratto perdiamo un centinaio di metri di quota (ce ne accorgeremo al ritorno!), per poi ricominciare a salire, avvicinandoci al letto del torrente, fino ad attraversarlo su un ponte gettato su una bella marmitta dei giganti. Ci ritroviamo così all'Alpe Valle di Sotto (m. 1330), dalla quale, ignorato un secondo ponte, saliamo all'Alpe Valle di Sopra (m. 1486). I segnavia rosso-bianco-rossi sono abbastanza numerosi e ci permettono di procedere con tranquillità. Ora dobbiamo piegare decisamente a destra e risalire un ripido dosso erboso, per entrare poi in un bel bosco, aggirando sulla destra il gradino roccioso che ci separa dall'alta valle. Usciti dal bosco, percorriamo un breve tratto su un dosso erboso e raggiungiamo un terzo ponte. Ora dobbiamo ignorare i segnavia, che indicano il percorso per la superiore Alpe Piodella; attraversiamo il ponte e, sormontate alcune modeste formazioni rocciose, raggiungiamo le quattro baite dell'Alpe Lavorerio (m. 1862), la prima e più grande delle quali è stata (parzialmente) adattata a rifugio. Torniamo poi al ponte e ci portiamo sul lato opposto del torrente. Seguendo i segnavia (che si fanno più radi) risaliamo il versante meridionale della punta di Selag (qui di sentiero non c'è praticamente traccia), raggiungendo le baite dell'Alpe Piodella (m. 2045). Qui siamo ad un bivio, al quale andiamo a sinistra (indicazioni per "Strem"), innestandoci nell'alta via Lendine-Bodengo e salendo fra roccioni arrotondati e magri pascoli in direzione dell’ampia sella della bocchetta di Piodella. Passimo così accanto al laghetto di Piodella (m. 2202) e per facili roccette raggiungiamo la bocchetta o forcella di Piodella (m. 2271) che si affaccia sulla Valle di Strem. Non scendiamo verso valle, ma traversiamo a destra, su traccia di sentiero, tagliando un faticoso versante franoso, in leggera salita, verso sud-ovest, fino al ben visibile intaglio della Forcola di Strem (m. 2294, grande ometto) che dà accesso alla Val Gamba, in territorio elvetico. Scendiamo lungo la Val di Strem, verso sud-est, alle baite dell’alpe Gandaiole (m. 2078). La successiva discesa punta a sud, puntando al vallone centrale della valle, ma restando sempre sul suo lato sinistro (per noi che scendiamo: non portiamoci sulla destra in direzione dell'alpe Strem). Procediamo su un sentierino con traccia incerta, e dobbiamo prestare attenzione ai segnavia. Giunti ad un avvallamento secondario, a quota 1950 metri circa, dobbiamo piegare a destra (nord-est), tagliando con qualche saliscendi il dirupato versante settentrionale della valle, con passaggi esposti che richiedono attenzione. A metà circa della traversata il sentiero piega a destra (direzione sud-ovest) e prosegue scendendo sul versante sempre ripidissimo ed a tratti segnato da frane, attraversando un vallone e salendo sul lato opposto, su sentiero stretto ma ben marcato, al poggio erboso dove si trova la baita diroccata dell’alpe Piazza (m. 1668). Lasciamo il poggio dal lato sinistro, scendendo su un ripidissimo dosso, in una splendida pecceta, verso sud-est. Superato un valloncello, raggiungiamo un dosso più dolce, e proseguiamo nella discesa seguendone il filo, fino ad uscire in vista della piana della Val Bodengo. Qui il sentiero D9 termina ed intercettiamo la pista sul fondovalle. Scendendo verso sinistra in pochi minuti giungiamo a Bodengo (m. 1030). Seguiamo poi la carrozzabile che da Bodengo scende a Gordona, fino alle baite di Pra Pincée (m. 947), dove lasciamo la strada per imboccare il ponte alla nostra destra, sul quale superiamo il torrente Boggia. Sul lato opposto saliamo per un paio di tornanti su una strada asfaltata, fino alle baite di Bedolina (bedulìna, m. 946). Attraversiamo il piccolo nucleo e scendiamo fino al limite del bosco, imboccando il sentiero che prosegue nella discesa con rapidi tornantini, passando per una cappelletta e raggiungendo l'antico ponte in pietra sul torrente Boggia. Sul lato opposto saliamo su una mulattiera che con pochi tornanti ci porta alla carrozzabile Bodengo-Gordona, seguendo la quale verso valle in breve torniamo a Donadivo ed all'automobile.

Sul versante montuoso ad ovest di Gordona due grandi valli, la Val Bodengo e la Val Pilotera, costituiscono lo scenario ideale per escursionisti esigenti, che non temono gli itinerari impegnativi, purché siano ripagati da ambienti di particolare e selvaggia bellezza. Una lunga traversata ad anello fra queste due grandi valli incontrerà sicuramente il loro favore. Traversata priva di difficoltà tecniche, ma da affrontare cn attenzione a non perdere il sentiero soprattutto nella discesa della Valle di Strem. Punto d partenza ed arrivo la località Donadivo, sulla strada che da Gordona sale a Bodengo.



Alpe Lavorerio

Gordona è facilmente raggiungibile dalla SS 36 della Valchiavenna. Usciti dalla seconda galleria, a Novate Mezzola, percorriamo, in direzione di Chiavenna, circa 11 chilometri; dopo san Cassiano troveremo, sulla sinistra, la deviazione per Gordona. Raggiunto il paese, dobbiamo scegliere se percorrere la strada interamente a piedi (ed è una bella tirata), o se guadagnare circa trecento metri acquistando il permesso di transito sulla strada per la val Bodengo (estate 2002: 8 Euro, per un periodo compreso fra i mesi di aprile ed ottobre). In questo secondo caso, percorsi tre chilometri, ci ritroviamo alla località Donadivo (m. 737), dove lasciamo l'automobile per salire su una mulattiera (un piccolo gioiello) che parte in corrispondenza di una fontanella di legno e accanto ad una pista sterrata.
Non si tratta però di una mulattiera qualsiasi. Si tratta infatti di un pezzo della lunga mulattiera che da Gordona sale all'alpe Cermine, fra le più belle in Valchiavenna. Si tratta della cosiddetta mulattiera del benefattore (la denominazione locale è "strèda de scèrman", cioè strada di Cermine), uno splendido manufatto, realizzato a regola d'arte, che si sviluppa da Gordona a Cermine per circa 4 km e 1000 metri di dislivello. Prima degli anni settanta del Novecento, quando venne realizzata l'attuale carrozzabile che da Gordona raggiunge Bodengo, essa rappresentava la via principale di accesso agli alpeggi sopra Gordona ed alla Val Bodengo stessa.


La mulattiera del benefattore nel tratto Donadivo-Orlo

Fu finanziata dal benefattore Giovan Battista Mazzina ("Pin Mazzina") e realizzata, grazie al lavoro di molti Gordonesi, nel 1928-29. Il Mazzina, nato nel 1884, dopo un'infanzia da pastore sugli alpeggi sopra Gordona cercò e trovò fortuna nel settore alberghiero in Sud America, in particolare a Buenos Aires, dove lavorarono diversi gordonesi. Molteplici le sue iniziative benefiche, a Gordona, Mese e Chiavenna. In particolare restaurò anche la cappella dedicata alla Madonna del Rosario lungo la mulattiera, oltre al Monumento ai Caduti, al Municipio ed all'Acquedotto di Gordona. A lui sono state intitolate la scuola primaria e la scuola media di Gordona, dove morì il 19 maggio 1931. Percorrere interamente questa mulattiera è un'esperienza faticosa ma suggestiva. Si può toccare... con piede la sapiente gestione delle pietre e dei dislivelli che agevola per quanto possibile la fatica della salita. e raggiunge l'Alpe Orlo, a 1165 metri (raggiungibile anche mediante una strada sterrata di recente costruzione).

Funtèna de l'öör e capèla de l'öör

La mulattiera conserva la sua fattura accurata: sale gradualmente, con fondo riposante, all'ombra di un bosco, incrocia più in alto la pista sterrata e dopo qualche svolta porta all'alpe Orlo (m. 1165). Si tratta di un maggengo localmente chiamato "öör" menzionato nell'estimo del 1643 come Or di Sermone o Or di Scermen. Ci accoglie una fontana a due cannelle, la funtèna de l'öör, presso la quale parte il segnalato sentiero che prende a sinistra e si addentra in Val Pilotera. Vicino alla fontana si trova la cappella chiamata capèla de l'öör. Qui, ad un bivio, prendiamo a sinistra, seguendo il cartello che indica la val Piodella e lasciando la mulattiera del benefattore.
Dobbiamo ora effettuare una lunga traversata sul fianco sinistro idrografico della valle; nel primo tratto perdiamo un centinaio di metri di quota (ce ne accorgeremo al ritorno!), per poi ricominciare a salire, avvicinandoci al letto del torrente, fino ad attraversarlo su un ponte gettato su una bella marmitta dei giganti. Ci ritroviamo così all'Alpe Valle di Sotto (m. 1330), dalla quale, ignorato un secondo ponte, saliamo all'Alpe Valle di Sopra (m. 1486).


Alpe Lavorerio

I segnavia rosso-bianco-rossi sono abbastanza numerosi e ci permettono di procedere con tranquillità. Ora dobbiamo piegare decisamente a destra e risalire un ripido dosso erboso, per entrare poi in un bel bosco, aggirando sulla destra il gradino roccioso che ci separa dall'alta valle. Usciti dal bosco, percorriamo un breve tratto su un dosso erboso e raggiungiamo un terzo ponte. Ora dobbiamo seguire i segnavia, che indicano il percorso per la superiore Alpe Piodella (se invece attraversiamo il ponte, sormontate alcune modeste formazioni rocciose, raggiungiamo le quattro baite dell'Alpe Lavorerio, a m. 1862, la prima e più grande delle quali è stata parzialmente adattata a rifugio). Seguendo dunque i segnavia (che si fanno più radi) risaliamo il versante meridionale della punta di Setag' (qui di sentiero non c'è praticamente traccia), raggiungendo le baite dell'Alpe Piodella (m. 2045). In corrispondenza dell'ultima baita si trova un bivio, per Avert e per Strem. Qui ci innestiamo nell'alta via Lendine-Bodengo.


Alpe Piodella

Andiamo a sinistra e seguiamo quest'ultimo itinerario e compiamo un ampio arco verso sinistra, raggiungendo in breve il bellissimo laghetto della Piodella. Saliamo, poi, all'evidente sella a monte del laghetto (la sella di Piodella), posta ad est della punta di Piodella (m. 2397).
Lasciamo così la Val Piodella e ci affacciamo alla Valle di Strem (Val de Strèm e dal Gandaiöl, denominata Alpe Stremo già nel 1508 e nell’estimo del 1643). Non scendiamo verso valle, ma traversiamo a destra, su traccia di sentiero, tagliando un faticoso versante franoso, in leggera salita, verso sud-ovest, fino al ben visibile intaglio della Forcola di Strem (Fuscelign de Strèm, m. 2294), ai piedi della turrita Punta di Piodella (o Piz Gandaiole – Piz dal Gandaiöl).


Bivio all'alpe Piodella

Dalla forcella un ripido canalino scende in Val Gamba, in territorio elvetico. Presso il grande ometto del forcellino troviamo anche una gentile poesiola zen, su una targa collocata il 13 luglio 1996: “Haiku (Poesia Zen) del Forscelin de Strem. Solo sfidando la paura di sfiorare il cielo nel silenzio delle vette là dove siedono gli Dei l’uomo può comprendere le meraviglie della natura e sentire scorrere dentro di sé il senso dell’infinito e il suo spirito può raggiungere l’armonia del Tao. By Franz.” Un invito a guardare il cielo ed avvertirne il mistico respiro, ma ora si tratta di prestare molta attenzione alla terra ed ai suoi segni, cioè a segnavia ed ometti che dettano l’itinerario di discesa dalla Val di Strem al solco principale della Val Bodengo: nessun’altra via se non questa ci può consentire di raggiungere Bodengo, perché la valle vi si affaccia con ripidi e repulsivi versanti e con il famoso precipizo di Strem (Caürchia de Strem), salto verticale che, per semplice suggestione, induce a collegare il toponimo “Strem” alla voce dalettale “stremìzi”, cioè “paura”.


Laghetto di Piodella

Nella prima parte della discesa puntiamo, scendendo verso sud.est, alle baite dell’alpe Gandaiole (Alp dal Gandaiöl, m. 2078: il toponimo si riferisce ai corpi franosi che solcano il versante dell’alta Val di Strem). La successiva discesa punta a sud, cioè al vallone centrale della valle, ma restando sempre sul suo lato sinistro (per noi che scendiamo: non portiamo sulla destra in direzione dell'alpe Strem). Procediamo su un sentierino con traccia incerta, e dobbiamo prestare attenzione ai segnavia. Giunti ad un avvallamento secondario, a quota 1950 metri circa, dobbiamo piegare a destra (nord-est), tagliando con qualche saliscendi il dirupato versante settentrionale della valle, con passaggi esposti che richiedono attenzione.


Valle di Strem dalla bocchetta di Piodella

A metà circa della traversata il sentiero piega a destra (direzione sud-ovest) e prosegue scendendo sul versante sempre ripidissimo ed a tratti segnato da frane, attraversando un vallone e raggiungendo sul lato opposto, dopo breve risalita (la traccia di sentiero è stretta ma ben marcata) il poggio erboso dove si trova la baita diroccata dell’alpe Piazza (la Piàza, m. 1668), ai piedi del pizzo della Piazza.


Forcola di Strem

Qui possiamo finalmente tirare un po’ il fiato, ma anche la seconda parte della discesa richiede attenzione. Lasciamo il poggio dal lato sinistro, scendendo su un ripidissimo dosso, in una splendida pecceta, verso sud-est. Superato un valloncello, raggiungiamo un dosso più dolce, e proseguiamo nella discesa seguendone il filo, fino ad uscire in vista della piana della Val Bodengo. Qui il sentiero D9 termina ed intercettiamo la pista sul fondovalle, più o meno a metà strada fra Corte Terza (curt èrza, o semplicemente alp, m. 1190) e Bodengo (Budénch). Scendendo verso sinistra in pochi minuti giungiamo in vista del campanile della chiesa di san Bernardo e san Giovanni Battista a Bodengo (gésa de Budénch, m. 1030), dove la lunga traversata termina, nel suggestivo scenario di uno dei più singolari e pittoreschi borghi alpini, baricentro di una valle poco conosciuta, aspra ed insieme affascinante.


L'alpe Gandaiole

L'alpe Piazza

Precipizio di Strem

Oggi il Consorzio della Val Bodengo si prodiga per tener vivi questi monti, ma in passato la vita era qui, mentre il piano, per le sue insidie e la sua insalubrità, appariva ben più desolante. Basti leggere quanto scriveva nel 1813 il medico Camillo Pestalozzi a Melchiorre Gioia, segnalando che a Bodengo, "lungi dal miasma delle acque stagnanti" e dalle paludi del piano, la gente viveva più a lungo rispetto a Gordona, e "due robuste donne di Bodengo [...] furono prolifiche al di là de' cinquant'anni”, mentre normalmente la donna era sterile a 30 e l'uomo a 35.Inoltre a Bodengo raggiungere i 60 anni d'età "non è miracoloso siccome al piano, e sono parecchi gli uomini che sostengono colla più ridente salute la decrepita età di settanta e più anni". Traguardando verso est, cioè verso lo sbocco della valle il campanile della chiesa, che ha la singolarità di pendere in direzione della chiesa medesima, ritroviamo una nostra vecchia conoscenza, cioè l puntuto Pizzasc (Pizzo di Prata), che da oriente ha sorvegliato tutti i nostri passi. E ritroviamo anche la seconda automobile, rimasta fedele ad attendere l nostro ritorno.


La chiesa di San Bernardo a Bodengo

Per tornare alla Cappella Donadivo e recuperare l'automobile possiamo seguire la carrozzabile che da Bodengo scende a Gordona, ma, con percorso un po' più lungo madecisamente più affascinante, possiamo passare per l'antico e suggestivo borgo di Bedolina. In questo caso seguiamo per un buon tratto, diritto, la strada, fino alle baite di Pra Pincée (m. 947), dove lasciamo la strada per imboccare il ponte alla nostra destra (pónt nööv de bedulìna), sul quale superiamo il torrente Boggia. Sul lato opposto saliamo per un paio di tornanti su una strada asfaltata, fino alle baite di Bedolina (bedulìna, m. 946), il paese delle betulle (così vuole il suo nome), uno dei più singolari e fascinosi maggenghi alpini. Oggi la carozzabile che lo raggiunge da Bodengo molto contribuisce a far sbiadire questo fascino, ma fra le antiche baite ancora si ascoltano sommessi echi antichi.


Chiesetta di Bedolina

Ci portiamo alla graziosa chiesetta dedicata alla Madonna Incoronata e a San Gioacchino, suo padre (gésa de bedulìna). Di essa scrive lo storico Guido Scaramellini: ““La località è nominata nei documenti del XV secolo e appartenne alla pieve dì Samòlaco fino al 1541 quando furono mutati i confini. Oggi la data più antica incisa su un architrave è il 1676. Originariamente era un maggengo intermedio, dove ci si fermava con il bestiame in primavera, prima di raggiungere, dopo il primo fieno, gli alpeggi più in alto. Di nuovo vi si sostava con il bestiame al ritorno, in settembre.
La prima pietra della chiesetta, dedicata alla Madonna incoronata e a san Gioacchino sottoil titolo della Madonna della consolazione, fu posta il 2 agosto 1762. La benedizione seguì il 19 agosto 1764, come è inciso sull'architrave della porta in facciata. In quell'occasione la popolazione si impegnò, com'era richiesto in simili situazioni, a farvi celebrare dodici Messe all'anno.

Alla costruzione parteciparono anche gli alpigiani di Garzelli, Brüsada, Pra Pincée e Barzena. Due tele rappresentanti santa Maria Maddalena e san Francesco Saverio furono dona e nel 1765 dai benefattori di Napoli, cosìcome l'anno seguente l'ancona dell'altare con la Madonna incoronata e i santi Gioacchinoe Donato. L'unica campana sull'arco sopra il tetto venne fusa presso la collegiata di Chiavenna il 22 maggio 1767 da Domenico Morella di Bergamo.”
Sulla facciata della chiesetta una targa ricorda i caduti delle società Edison e Salci nella costruzione, fra il 1940 ed il 1951, della galleria Garzelli-Bodengo-Mese, che serve la centrale di Mese. Impressiona il numero. Sono riportati i nomi di Barola Costantino, di Chiavenna, Capelli Bruno Edoardo, di Gordona, Carli Guglielmo, di Edolo, Cavenoni Attilio, di Samolaco, Chierici Massimo, di Samolaco, Comensoli Ottorino, di Edolo, Dell'Anna Giuseppe, di Gordona, Ferrari Delfina, di Gordona, Fontana Cristoforo Battista, di Mese, Fontana Felice, di Mese, Fontana Lino, di Prata Camportaccio, Geronimi Guglielmo, di San Giacomo Filippo, Gheza Bortolo, di Fusine, Ghezzi Alberto, di Mese, Giopvanettoni Alberto, di Chiavenna, Greppi Luigi, di Chiavenna, Gusmeroli Renato, di Delebio, Mazzina Andrea, di Prata Camportaccio, Pedrini Ernesto, di Villa di Chiavenna, Ravioli Enrico, di Chiavenna, Rotamartire Abele, di Grumello Monte, Scandolera Vittorio, di Mese, Trapletti Isidoro, di Mese.
Bedolina è però anche il paese (anzi, uno dei numerosi paesi) che l'immaginazione popolare ha legato a storie di streghe. Dionigi Battistessa raccontò il 3 aprile 1977, alla veneranda età di 91 anni, questa leggenda a Maria Pantano (che la raccolse nella tesi di laurea  “... e al strii veran fö cura l'é nocc - Ricerca sulle leggende di Valtellina e Valchiavenna”, dattiloscritto, Biblioteca della Valchiavenna, Chiavenna, febbraio 1980). Si scatenò un giorno, in Val Bodengo, un furibondo nubifragio. Veniva giù un’acqua che faceva paura, tuoni e fulmini squassavano l’aria e sembravano voler seppellire l’intera valle sotto le sue montagne. A Bedolina un prete della Confraternita della Cintura stava pregando proprio sulla piazza della chiesa, incurante del maltempo, per implorare da Dio che la furia degli elementi avesse termine. Quand’ecco che si vide venire incontro due donne le quali, incuranti del maltempo, sembravano ridere e scherzare come se nulla fosse. Si trattava di donne chiacchierate, in odore non certo di santità, ma piuttosto di stregoneria. Si rivolsero a lui con sguardi tentatori, cercando di vincere ritrosia e castità che sono propri di un servo di Dio. Il prete sentì vacillare la sua determinazione, e, per resistere, strinse forte la cintura che gli cingeva la vita. Così superò lo smarrimento, pregò con maggior forza il Signore ed ottenne che le due donne scomparissero, e con loro anche la furia degli elementi. Tutto si placò. Tutto tornò quieto.
Attraversiamo il piccolo nucleo e scendiamo fino al limite del bosco, imboccando il sentiero che prosegue nella discesa con rapidi tornantini. Attraversiamo così l'ombrosa ed inquietante Val Scaravella (val scaravèla), anch'essa legata a leggende di streghe. Si racconta infatti che quella valle fosse frequentata da streghe che venivano fin lì, di notte, da Samolaco. Prova ne era quel che accadde un giorno, come raccontò il 3 aprile 1977, sempre a Maria Pantano, Maria Battistessa (cfr. “... e al strii veran fö cura l'é nocc - Ricerca sulle leggende di Valtellina e Valchiavenna”, cit.).  Da Samolaco era giunta una donna, per portare, come diceva, le sue bestie al pascolo in quella valle. Ogni tanto si fermava in paese. Aveva un’aria un po’ strana, niente di più, ma ciò che accadde un volta diede a tutti la convinzione che fosse una strega. Si era fermata sul sagrato della chiesa, apparentemente per riposare. Più d’una persona, però, aveva notato certi suoi gesti, senza senso, come se stesse descrivendo chissà quali figure nell’aria. Nel volgere di pochi istanti s’era scatenata una furibonda tempesta, senza preavviso alcuno. C’era bisogno di altre prove?
Sempre in Val Bodengo, non lontano da Scaravella,  troviamo quella valle Scura (Vals’chiüra) che, come suggerisce il nome stesso, non era neppure essa luogo raccomandabile. Ma, del resto, non si poteva evitare di portarci gli animali al pascolo. È quel che fece, un giorno (lo raccontano Donata Buzzetti e Fulvio Cerletti, alunni di classe IV della scuola elementare di Mese, nella raccolta “C’era una volta… usanze, leggende, proverbi, filastrocche”, Biblioteca di Mese, 1975) una bambina chiamata Matulania. Mentre teneva d’occhio le poche capre che le erano state affidate, udì un fruscio provenire dal bosco, vide i rami muoversi, aprirsi, ed una vecchina venirne fuori. Una vecchina magrissima, scarmigliata, sporca, malvestita. Da far pietà. Guardò la piccola con occhio mite e le disse, con tono suadente: “Vieni con me, vieni con me, che ti porto in un bel posto”. Ora, questa Matulania, a dispetto del soprannome, sciocca davvero non era. Sapeva bene che non si doveva dar retta agli sconosciuti. E poi quella vecchina, così debole e dimessa in apparenza, non le ispirava alcuna fiducia. Le streghe, si sa, non catturano le loro vittime impaurendole, ma ingannandole con una falsa debolezza. Prontamente, dunque, la bambina si fece il segno di croce, come le avevano insegnato a fare di fronte ad ogni minaccia. Proprio in quell’istante si udirono i rintocchi dell’angelus della chiesa di Bodengo, che annunciava il mezzogiorno ed invitava alla preghiera. Non fece in tempo ad iniziare la recita dell’angelus Domini, che la vecchia era già scomparsa. Tornò, quindi, a casa, con le sue capre, e raccontò tutto ai suoi genitori, che la lodarono per la prudenza e non la mandarono più a pascolare le capre in quella valle.


Il ponte in pietra sul torrente Boggia

Procedendo nella discesa passiamo accanto ad una cappelletta, dalla quale, gettando l'occhio sul versante opposto della valle, vediamo che la carrozzabile Gordona-Bodengo è letteralmente scavata nella roccia del versante che poi scende al precipizio denominato “paradìs di can” (perché neppure i cani, precipitando, potevano trovare scampo). Scendiamo ora su una mulattiera che dopo qualche torrente ci porta allo stupendo ponte in pietra a tre arcate sul torrente Boggia (pónt de la vàl), mentre alita su di noi il freddo respiro della valle. Il ponte, orgoglioso di essere stato l'unico a resistere alla furia degli elementi nell'estate del 1983, scavalca le concave marmitte che le acque del torrente hanno scavato nella loro circolare corsa verso il basso. Le gole della bassa Val Bodengo sono famose fra i cultori di canyoning, che vi trovano un ambiente ideale per discese da brivido. I cultori della camminata non potranno forse capire mai come si possa sfidare la furia delle acque lasciando la solida ed atavica alleanza dell’uomo con la madre terra.


Mulattiera per Bedolina

Sul lato opposto la mulattiera riprende il suo corso, questa volta salendo. Dopo una doppia sequenza di tornanti dx-sx, nei quali la mulattiera è protetta anche da corrimano metallici, raggiungiamo la carrozzabile Gordona-Bodengo, nei pressi di una cappelletta dedicata alla B. V. Maria, posta a destra della strada: si tratta della capèla dal cost, in località scìma còsta (m. 757). Procediamo ora sulla strada asfaltata e, dopo una semicurva a sinistra, scendiamo in breve al parcheggio di Donadivo, recuperando 'automobile e chiudendo, dopo 9 o 10 ore di cammino, questa lunga ma affascinante traversata.


Cappella Donadivo

CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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