Un'antica leggenda nata nel cuore della civiltà contadina di Samolaco

Testo tratto dal fascicolo "Storia di un uomo chiamato Pipetta", pubblicato a cura dell'associazione culturale Biblioteca di Samolaco).


Dedicato ai bambini
(e a tutti coloro che, un pochino, si sentono ancora tali)
Testo di Silvana Battistessa; illustrazioni di Massimo Vener.
La fiaba qui raccontata non si trova scritta su nessun libro: la raccontavano ai nipotini le nonne di una volta, nelle lunghe serate d'inverno intorno al focolare.
Non esistevano né il televisore, né il computer e nemmeno i bei libri illustrati che ci sono ora.
Ma le nonne raccontavano, i bambini sapevano ascoltare e se ne andavano a letto con gli occhi incantati e con la mente piena di magia.


Tanto, ma tanto tempo fa, vicino ad un paese piccolo, piccolo, viveva su questa terra un uomo chiamato Pipetta.
Questo naturalmente non era il suo vero nome: quello, il nome vero intendo, non lo ricordava più nessuno, forse neppure lui.
Il fatto è che, a memoria d'uomo, Pipetta aveva sempre tra le labbra una vecchia  nera e consumata, che era la sua amica più cara che teneva con sè giorno notte; e ogni tanto l'accendeva, le parlava, e non se ne separava mai per nessun motivo.
Sicuramente ora avete capito perché tutti lo chiamavano con quel soprannome.
Pipetta abitava in una casa di sassi piccola e antica, ma comoda e adatta a lui; aveva tutto quello che gli serviva: un bel fuoco nel vecchio camino annerito dal fumo, un tavolo che profumava di legno e che lui stesso aveva costruito, un bel sacco grande per metterci i suoi attrezzi, una bella panca vicino al camino e un'altra, appoggiata al muro della casetta, appena fuori dalla porta.
Su questa panchina prendeva il fresco di sera e chiacchierava con i suoi amici: tre cani randagi che si erano accasati presso di lui, quattro gatti, cinque galline e tanti, tanti uccellini del bosco, che becchettavano intorno ai suoi piedi; per non parlare di Fiocco, la pecorella bianca come la neve, e di Spinosa, la capretta dalle corna appuntite e dalla barba impertinente. 
Anche il bosco vicino alla sua casetta gli faceva compagnia, con i suoi fruscii e con il mormorio incessante degli animali che ci abitavano; e in più quanti regali da quel bosco: frutti saporiti, fiori profumati, legna per il camino…e ombra e frescura per le calde giornate d’estate.
Dall’altra parte della casa scorreva un torrente limpido e fresco, anche lui amico di Pipetta per le fresche acque e per i pesci saporiti che gli offriva.
Se non che, a volte, si arrabbiava per i fatti suoi, e allora erano guai!
Si gonfiava, s’anneriva, sbuffava, ruggiva, traboccava…poi, il giorno dopo, tornava limpido e chiacchierino come se niente fosse.
Ma Pipetta, che lo conosceva bene, lasciava che si sfogasse in santa pace e solo quando tornava buono e quieto lo andava a trovare.
Dietro la casetta c’era un altro amico: un grande annoso albero di fico, che produceva i fichi più buoni che si potessero immaginare; e quante volte Pipetta doveva fingere di arrabbiarsi con le bande di monelli che cercavano di rubacchiare quei buonissimi frutti!
Proprio giusto una sera d’estate, mentre Pipetta prende il fresco sotto il suo albero, che succede? Una cosa gravissima per il nostro amico: mentre, tutto contento, pensa di farsi una pipatine in pace (a quel tempo nessuno sapeva che il fumo fa tanto male), si accorge con terrore di non avere più nemmeno un pizzico di tabacco per la sua amata pipa.
Ah, che dispiacere! E, a farlo apposta, la voglia di una buona pipatine aumenta sempre di più e sembra che una vocina gli dica: “dai, carica la pipa, dai!”
Al che Pipetta esclama ad alta voce: “Oh, me disgraziato, per un pacchetto di buon tabacco da pipa, venderei l’anima al diavolo!”
Detto e fatto, che succede? Un rombo che sembra un tuono, una fiammata, ed ecco che, da un gran buco nel terreno, salta fuori un bellissimo, anzi, un bruttissimo diavolo, tutto rosso e nero, con tanto di corna e coda.
Pipetta, che pure era un uomo coraggioso, resta lì a bocca aperta e sta quasi, quasi per darsela a gambe, quando il diavolone gli dice: - Ho sentito bene?
Hai appena detto che mi daresti la tua anima per un buon rifornimento alla tua pipa? Ecco, io ti darò il più buon tabacco che tu abbia mai avuto, ma, quando sarà il momento, tu dovrai venire con me a casa mia, per tutta l'eternità. Pipetta, che nel frattempo ha smesso di tremare per la paura, non sta a pensarci troppo: - d'accordo- dice -affare fatto !-
E mentre il diavolo scompare in un nuvolone di fumo, lui si ritrova fra le mani una bella busta gonfia del più buon tabacco da pipa e ben presto s'accorge che, più ne prende, più la busta torna piena..................che bellezza!
Intanto passano i giorni e i mesi e gli anni e Pipetta, tutto preso dalle sue faccende, quasi non si ricorda più della promessa fatta al diavolo; arriva l'autunno con tante piogge e il torrente vicino alla casetta si gonfia e si fa impetuoso.
Durante la notte Pipetta viene svegliato da una voce che grida: - aiuto, aiuto!‑
Corre fuori e vede, in mezzo all'acqua scura e schiumosa, un vecchio dalla gran barba bianca che sta per essere travolto da tutta quell'acqua; Pipetta, senza pensarci due volte, salta dentro il fiume, prende l'uomo sulle spalle e lo porta sulla riva, proprio mentre si fa giorno.
E con grande meraviglia vede che il torrente si calma di colpo, diventa liscio come l'olio, e nel cielo spunta finalmente il sole, dopo tanti giorni di pioggia: sembra proprio un miracolo.
Il vecchio dalla barba bianca diventa tutto luminoso e gli dice: - grazie Pipetta per il tuo buon cuore; io sono San Pietro e volevo metterti alla prova, ma tu hai rischiato la tua vita per salvarmi, perciò io, per .ringraziarti; voglio concedere tre grazie: chiedi e avrai.
- Beh, io – dice Pipetta- non avrei bisogno di niente, ho tutto quello che mi serve, ma se proprio vuoi, ti chiedo questo: che chiunque si sieda sulla mia panchina non possa più alzarsi senza il mio permesso e che chi sale sul mio albero di fico non possa più scendere senza che glielo dica io‑
-Bene – risponde San Pietro- sia fatto; e meno male che hai lasciato indietro la terza grazia!
- Quando verrà la tua ora! sai che io ho le chiavi del grande portone del regno dei cieli‑
- Oh, per quello c'è tempo- risponde Pipetta- se proprio, proprio vuoi, fammi questa terza grazia: se io dico a qualcuno "entra nel sacco" fai che quello ci debba entrare per forza e non ne possa più uscire senza il mio consenso. ‑
San Pietro scuote la testa, scontento, e poi di colpo scompare e Pipetta resta lì un po' stordito, tutto bagnato e molto meravigliato per quella strana avventura; poi si dà una fregatina alle mani e torna alla sua solita vita.
E passa il tempo... un anno, poi due, poi dieci ....Pipetta ha la barba e i capelli un po' più bianchi, le gambe un po' più stanche, ma è sempre contento di vedere il sole sorgere e tramontare, di parlare con i suoi amici animali, di stringere fra le labbra la sua amata pipa sempre profumata col miglior tabacco del mondo......finchè un giorno, mentre sta rimescolando la sua polenta nel paiolo, sul fuoco del camino, sente un grande tonfo, vede una nuvola di scintille, e chi gli salta giù, proprio dalla cappa del camino? Il diavolo in persona, proprio quello che gli era apparso dieci anni prima e al quale aveva promesso la sua anima.
­- Oh bella, che ci fai tu qui? Guarda che io non ti ho chiamato- gli dice Pipetta.
- Sono venuto a ricordarti la tua promessa, caro Pipetta, è ora che tu venga con me, sono passati dieci anni! forza, andiamo - risponde il grosso diavolo rosso e nero.
E Pipetta, un po' preoccupato:- dici che è già venuta la mia ora? Beh, lasciami almeno gustarmi la mia ultima polenta; anzi, mettiti seduto lì fuori sulla mia panchina, che ne darò un bel piatto anche a te !‑
Al diavolo non sembra vero di prendersi un po' d'aria buona e di mangiarsi un buon pezzo di polenta, senza sentirsi intorno lo schiamazzo di tutti quei suoi dannati; si siede comodo, comodo, mangia di gusto fino all'ultima briciola, dà un buon sospiro soddisfatto e fa perfino un grosso rutto perché, si sa, i diavoli non conoscono la buona educazione.
Poi fa per alzarsi ma.... non riesce a muoversi di un centimetro! Tira di qua e tira di là, niente da fare.... - Pipetta, aiuto, che mi succede? La tua panchina non mi lascia andare, aiuto! - e Pipetta, sulla porta, beato con la sua pipa in bocca, lo guarda ridendo, felice di vedere le sue mosse buffe e scombinate.
Lo lascia agitare e urlare per un bel po', poi finalmente, verso sera:- Vuoi che io dica alla mia panchina di lasciarti andare? Benissimo, tu però mi devi promettere di andartene di corsa e di non farti mai più vedere da me -.
-Prometto, prometto, ma lasciami libero, chissà quante me ne sentirò dal mio capo!
Allora, ad un cenno di Pipetta, il diavolo può finalmente alzarsi e scappare via a gambe levate.
E Pipetta riprende la sua vita semplice e beata, e di nuovo passano giorni, le settimane e i mesi e gli anni ......altri dieci per l'esattezza, finché un bel giorno……  
Pipetta ha appena raccolto un bel cestino di fichi squisiti, ben maturi e profumati da far venire l'acquolina in bocca a chi li veda, e si siede beato per gustarseli in pace, quando....
- Ehi, Pipetta, alzati e vieni con me subito, subito! - chi ha parlato è un gran diavolaccio più grosso del primo: infatti si tratta niente meno che di Belzebù in persona, venuto a prendersi Pipetta, visto che i diavoli normali si erano tutti rifiutati di venire.
A dire il vero, il nostro Pipetta resta un bel po' impressionato nel vedere un simile diavolone, ma non fa finta di niente, anzi, risponde con calma, come se niente fosse: - Oh, ciao, prima assaggia qualcuno di questi buonissimi fichi, poi verrò con te; ti assicuro che a casa tua non ce ne sono di così gustosi! Anzi, siccome questi nel cestino sono piuttosto sciupati, sali pure sull'albero e mangiatene un po' ! -
Il diavolo ci pensa un attimino, si ricorda che. il suo collega gli ha raccomandato solo di non sedersi sulla panchina, quindi sale sull'albero e mangia mangia fino a scoppiare; poi fa per scendere ma....sembra che sui rami ci sia una colla potentissima che non lo lascia muovere e non riesce neppure ad agitare la lunga coda.
- Aiuto, aiuto che mi succede? Pipetta tirami giù! -
Anche questa volta Pipetta lo lascia urlare e dare in escandescenze per un bel po' poi, verso sera:
- Io ti farò scendere solo se tu te ne andrai immediatamente e ti dimenticherai di me ‑
-Si, te lo prometto! ‑  risponde Belzebù senza più fiato e, quando finalmente ha il permesso di scendere, se ne va di gran carriera senza neppure voltarsi indietro.
Passa il tempo e Pipetta diventa sempre più vecchio e anche un po' più stanco; ma è sempre felice del suo bosco, della sua casetta, dei suoi amici animali, delle stagioni che vanno e tornano.... Finché, un giorno............
E' una bella serata d'ottobre, di quelle sere in cui si sta volentieri in casa vicino al fuoco e per l'appunto Pipetta si sta cuocendo una bella padellata di bruciate, grosse, lucide e profumate da far venire l'acquolina in bocca. E già pregusta la sua cena, quando all'improvviso, tra una nuvola di scintille, salta giù dal camino ..... indovinate? Lucifero in persona, vale a dire il capo assoluto di tutti i diavoli! Eh già, stavolta era proprio dovuto venire lui stesso, perché nessuno dei suoi demoni voleva più avere nulla a che fare con Pipetta.
Dunque Lucifero, cercando di apparire più orribile di quello che è, sprizza fiamme
dagli occhi, dalla bocca e perfino dalle orecchie, poi agita orribilmente la coda, si mette le mani sui fianchi e : - Vieni qui Pipetta - dice con voce rauca  e cavernosa da far accapponare la pelle - ora ti porto via.-
Il povero Pipetta stavolta la pelle d'oca ce l'ha per davvero e deve fare un grande sforzo per non battere i denti dalla paura non capita certo tutti i giorni di vedersi davanti un diavolaccio di quel formato che ti dice "ti porto via con me"! Ma, da quell'uomo coraggioso che è, cerca di prendere tempo e: - certo che verrò con te, ormai sono vecchio e stanco, però prima mi piacerebbe tanto mangiarmi queste buonissime bruciate .....anzi, sai che ti dico? Ce le mangiamo insieme e poi ce ne andiamo almeno con la pancia bélla piena.-
A Lucifero non dispiace certo l'idea di starsene lì un momento tranquillo, lontano dagli schiamazzi dei suoi dannati; e poi, in fondo, il capo è lui e non deve rendere conto a nessuno dei suoi ritardi! Così si mette a tavola e mangia a più non posso e anzi, si beve anche qualche buon bicchiere di vino, di quello proprio buono. Infine soddisfatto dice:
- Ora Pipetta andiamo, e non dirmi di sedermi sulla tua panchina o di salire sul tuo albero di fichi, perché so benissimo quello che hai fatto ai miei diavoli. -
- No - risponde Pipetta- non ti dico né questo né quello, però ti ordino " entra nel sacco".
E nello stesso istante una forza misteriosa e violenta scaraventa Lucifero nel grosso sacco di Pipetta, in virtù della terza grazia che era stata chiesta a San Pietro; e Pipetta, veloce più che può, lega ben bene il sacco in alto, poi prende un grosso bastone e giù bastonate a più non posso, dove gli capita.
Il diavolone urla, strepita, minaccia, riurla fino a non avere più fiato....
Allora Pipetta si ferma un momento, perché in verità è bello stanco anche lui e chiede: - devo continuare, o preferisci tornartene a casa tua e lasciarmi qui in pace?- e Lucifero: - fammi uscire e ti prometto che me ne andrò e non mi farò mai più vedere da te!‑
Pipetta ordina al sacco di aprirsi e...............Che spettacolo ragazzi! Lucifero esce piano, piano, quatto, quatto, con un corno spezzato, la coda senza peli (il che è la massima umiliazione per un diavolo), un occhio gonfio e tutto nero, il naso a pomodoro che sembra quello di un pagliaccio, per non parlare dei lunghi artigli tutti spezzati           
Insomma è proprio ridotto un " povero diavolo"! e se ne va più in fretta che può, dritto, dritto all'inferno.
Arrivato nel suo regno, si trova in mezzo ai suoi diavoli i quali, vedendolo così malconcio, capiscono al volo che deve averle prese di santa ragione.....e cercano di trattenersi dal ridergli in faccia, perché, si sa, è pur sempre il loro capo; ma per un bel po' si divertono fra di loro e ai dannati non sembra vero di vedere i diavoli così allegri, invece che sempre arrabbiati.
Intanto sulla terra il tempo passa e il nostro Pipetta diventa sempre più vecchio, sempre più bianco, sempre più stanco; finché un bel giorno arriva anche per lui, come per tutti gli esseri viventi, il momento di andarsene all'altro mondo.
Pipetta si mette la sua pipa fra i denti, si prende il suo sacco sotto un braccio, e s'incammina verso quel mondo che non conosce ancora; però si sente leggero, contento, si vede circondato da una luce strana e bellissima, gli sembra quasi di volare e quanti fiori profumati, quanti alberi verdi......vede a destra un sentiero in salita, pieno di sassi e di spine, e a sinistra una larga strada maestosa, bella, comoda, in discesa.
Oh bella – si dice Pipetta – da che parte vado ora? Sarà meglio che io mi prenda la via più larga e meno faticosa- e comincia la discesa. Cammina e cammina, finalmente vede, là in fondo, un grandissimo portone massiccio, rosso e nero, con queste parole scritte col fuoco:


SEMPRE
MAI 

 

Che significa: chi entra qui ci resterà per sempre e non ne uscirà mai; ma Pipetta questo non lo sapeva.
Bussa al portone:  TOC, TOC, TOC……….si apre uno spioncino e si affaccia un occhio di fuoco, poi un vocione rauco gli chiede: - che vuoi? chi sei? Non aspettiamo nessuno in questo momento ‑
-Sono Pipetta e non so bene dove devo andare! Che cosa? Pipetta? Vai subito via di qui e non farti mai più rivedere!-perché dovete sapere che il diavolo portinaio è proprio quello che era rimasto appiccicato alla panchina e che per di più aveva preso un mucchio di castighi per non essere riuscito nella sua missione.
Ben presto fra tutti i diavoli si sparge la voce che Pipetta è venuto a bussare all'inferno e Lucifero, con la coda ancora piuttosto spelacchiata, dà subito ordine di non lasciarlo entrare per nessun motivo: lì non è davvero un ospite gradito.
Così, il nostro Pipetta fa dietro-front e s'incammina verso il sentiero scomodo e sassoso; sale pian piano, a fatica, ma sente lontano l'eco di una musica dolcissima, che gli fa dimenticare l'affanno della salita, e finalmente, in alto, vede un portone tutto splendente, dal quale escono quei suoni bellissimi, e la luce è così folgorante, che Pipetta si deve riparare gli occhi con la mano.
Si avvicina un po' guardingo...... e chi vede vicino al grande portale? Il vecchio maestoso dalla lunga barba bianca che lui stesso aveva salvato dal torrente in piena, ossia San Pietro in persona.
-Ma guarda, guarda chi si vede! Pipetta sulla soglia del paradiso? Che ci fai tu qui? Non ti ricordi che, quando io ti ho offerto tre grazie, non hai voluto chiedermi quella di entrare nel regno dei cieli? Dunque, via di qui!- gli dice San Pietro.
Il povero Pipetta vorrebbe dire e vorrebbe fare, ma in tutta sincerità deve ammettere che San Pietro ha proprio ragione; lui la grazia più importante non l'aveva voluta chiedere, ed ora eccolo li, in quel mondo sconosciuto, senza un posticino dove potersene stare in santa pace!
Quasi, quasi rimpiange la sua casetta, laggiù, in quell'angolino sulla terra.
Ma tant'è, Pipetta non è certo abituato a piangersi addosso, quindi fa un altro dietro-front e di nuovo, scende fino in fondo, lungo il sentiero, poi lungo là. strada larga e bella, fino trovarsi nuovamente davanti al portone infernale. Di nuovo bussa e di nuovo il diavolo portinaio gli ordina di andarsene immediatamente; anzi, gli butta contro una fiammata così bollente, che per poco non gli brucia la pipa.
-Oh povero me, nessuno mi vuole – dice Pipetta non accorgendosi neppure di parlare da solo- dove posso andare ora? quasi, quasi torno pian piano vicino al portone di San Pietro, dove posso almeno ascoltarmi un po' di buona musica- e, presa questa decisione, s'incammina verso l'alto.
Giunto nelle vicinanze del paradiso, Pipetta si fa piccolo, piccolo e si mette in un angolo, deciso a farsi venire qualche buona idea e sbirciando San Pietro che, sempre indaffarato, si fa incontro a un personaggio tutto splendente. – Chi sarà mai questo signore così maestoso e pieno di luce? Che sia un re, o il papa, o un imperatore?- si chiede Pipetta.
Lui non sa ancora che tutte le persone buone che arrivano in paradiso diventano importanti e splendenti, anche se sulla terra erano dei poveretti.
Ecco dunque San Pietro che tende una mano al nuovo venuto, mentre con l'altra prende una grossa chiave tutta d'oro e s'appresta ad aprire il grande portone; il battente si schiude dolcemente.... e Pipetta, veloce come il fulmine, butta dentro il suo sacco, proprio quello nel quale aveva chiuso e bastonato Lucifero.
- Ehi che succede? – chiede San Pietro tutto stupito- ancora tu Pipetta? Ti ho detto chiaro e tondo che qui dentro tu non puoi entrare, e neppure il tuo sacco!
-Riprenditelo e via di qui subito, subito.‑
Pipetta obbediente entra per riprendersi il sacco ma, invece che afferrarlo, ci si siede sopra tutto soddisfatto. San Pietro lo guarda spazientito e cerca in tutti i modi di convincerlo ad andarsene, ma Pipetta non si muove; anzi, si accorge di stare così bene, ma così bene, da essere disposto a restarsene lì, pur seduto per terra, per tutta l'eternità.
Ma i brontolamenti di San Pietro si alzano di tono, tanto da richiamare l'attenzione di un'infinità di beati che si trovano nei dintorni; e Pipetta si vede attorniato da esseri splendenti con tanto di aureola in testa e tutti vogliono sapere la sua storia. E, poiché tutti quanti, essendo in paradiso, sono buonissimi, pregano San Pietro di lasciare il povero Pipetta almeno in quell'angolo di cielo.
Proprio in quel momento si trova a passare da quelle parti  anche Gesù  che, vedendo tutto quell'assembramento, vuole sapere che cosa stia succedendo (anche se lui, naturalmente, sapeva già tutto). Pipetta gli ripete tutta la sua storia, senza trascurare niente, e Gesù, che sa bene di trovarsi di fronte a una persona buona, pensa che bisogna trovare il modo giusto di convincere San Pietro, il quale, quando si fissa nelle sue idee, è pur sempre un osso duro!
-Oh San Pietro- dice dunque Gesù - non ti pare che, in fin dei conti, Lucifero e la sua compagnia abbiano ricevuto una bella batosta? Pensa che, in tutta l'eternità, è la prima volta che rifiutano di fare entrare qualcuno all'inferno! E la coda spelacchiata di Lucifero è pur sempre uno spettacolo.....che ne diresti di tenerci qui con noi Pipetta con la sua pipa e il suo sacco? Certo, l'ultima decisione spetta a te......‑
San Pietro, tutto fiero d'aver salvato il suo orgoglio, fa cenno di sì con la testa.
E fu così che un uomo chiamato Pipetta entrò in paradiso e ancora adesso è là, beato, che, con la sua pipa in bocca, di tanto in tanto dà ancora una sbirciatina sul pianeta Terra.

 

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