Il piz Orsera (piz Ursera sulla Carta Nazionale Svizzera, m. 3032) è posto sulla linea di confine italo-svizzera, fra Val Orsera e Val di Campo livignasca, sull’angolo sud-occidentale delle montagne di Livigno, nel gruppo del pizzo Paradisino. Si tratta di una cima alla quale si può salire senza eccessive difficoltà, con un’escursione di medio impegno dal passo della Forcola di Livigno, mentre più lunga è la salita dalla Val Nera e dalla Val di Campo. Appena nord del pizzo e separato da questo dalla sella di quota 2935 si trova la cima gemella della punta Orsera (m. 3017), anch’essa possibile meta della medesima escursione (anzi, i segnavia rosso-bianco-rossi sul percorso indirizzano proprio a questa cima). Possiamo quindi scegliere l’una o l’altra cima, senza sostanziali differenze di impegno e di gratificazione panoramica. Unica differenze è che dal pizzo possiamo senza difficoltà scendere sul lato opposto, al passo di Val Mera, alla Valletta ed alla Val di Campo livignasca, terminando la discesa per la Val Nera all’alpe Vago, dove si può chiudere, con due automobili, un bellissimo nello escursionistico. Vediamo raggiungere la cima partendo dal passo della Forcola o dall’alpe Vago.


Punta e piz Orsera (sul fondo)

DAL PASSO DELLA FORCOLA DI LIVIGNO AL PIZ O ALLA PUNTA ORSERA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Passo della Forcola di Livigno-Val Orsera-Sella di quota 2935-Piz Orsera
3 h e 30 min.
730
EE/F
Passo della Forcola di Livigno-Val Orsera-Punta Orsera
3 h e 15 min.
710
EE/F
SINTESI. PIZ ORSERA. Da Livigno saliamo al passo della Forcola (m. 2314), parcheggiando nei pressi del Rifugio Tridentina. Ci incamminiamo in direzione della guardiola della Guardia di Finanza per il controllo dei veicoli in ingresso in Italia (siamo al confine con la Confederazione Elvetica). Procediamo fino alla vicina sbarra di confine, sul lato di sinistra della strada (per noi): alla sua sinistra parte un marcato sentiero, segnalato dal cartello con numerazione 111. Il sentiero (segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi e da ometti) procede verso sud, passando a lato di un crocifisso in legno e di alcuni cippi di confine. Superate alcune roccette, siamo ad un bivio al quale prendiamo a destra (sentiero 111). Proseguiamo salendo gradualmente verso sud, a destra del torrente di Val Orsera, fra pietrame e chiazze erbose. A quota 2500 metri circa raggiungiamo un pianoro, pieghiamo leggermente a sinistra e ci portiamo a sinistra del torrente, proseguendo la salita verso sud-est. Comincia ad affacciarsi il fondo della Val Orsera, ma non riusciamo ancora a capire dove precisamente sia la nostra meta. La pendenza si accentua e, proseguendo diritti verso sud-est, raggiungiamo, a quota 2740 m., il cippo di confine n. 14, oltrepassato il quale entriamo nel territorio della Confederazione Elvetica, alla quale appartiene il circo terminale della Val Orsera. Ci stiamo approssimando alla seconda parte dell’escursione, che pone qualche problema di orientamento se la visibilità non è buona. Con il bel tempo, invece, possiamo prendere come riferimento una sella individuiamo, più o meno diritta davanti al nostro naso, sul crinale orientale della valle. Si tratta della sella che separa la punta Orsera, che resta alla sua sinistra, dal pizzo, sul lato opposto. Ma da qui entrambe le cime mostrano un profitto del tutto sfuggente. Ora dobbiamo stare attenti, perché poco dopo il cippo i due itinerari si separano. Mentre i segnavia ci fanno piegare a sinistra, per puntare al pizzo li ignoriamo e procediamo diritti verso est, puntando direttamente alla sella. Da qui in poi saranno gli ometti a costituire il nostro punto di riferimento. Raggiungiamo così un ripiano, a quota 2800 m., oltre il quale la pendenza si fa più marcata. Districandoci con attenzione fra pietrame e piccoli massi e passando a sinistra di una pozza raggiungiamo la sella di quota 2935 m., oltre la quale ci affacciamo all’alta Val di Campo, verso la quale scende una colata di sfasciumi rossastri. Non scendiamo verso la valle ma pieghiamo a destra e seguiamo verso sud-est la cresta che ci separa dalla vetta. Dobbiamo comunque procedere con prudenza e ad occhio, scegliendo la via più agevole fra lastroni e blocchi. Nella salita ci appoggiamo leggermente ad est (sul lato sinistro) ed alla fine senza troppi patemi d’animo raggiungiamo la cima del piz Ursera (m. 3032). Possiamo scendere per la medesima via di salita, oppure, se vogliamo effettuare un ampio anello e scendere per la Val di Campo e la Val Nera, procedere verso sud, cioè dalla cresta opposta rispetto a quella di salita, quella meridionale. Una cresta non difficile, che propone l’analogo scenario di lastre e blocchi. Appena possibile lasciamo la cresta piegando a sinistra (est) e scendendo, su una grande e fastidiosa colata di sfasciumi rossastri (attenzione ai sassi mobili!), ad una grande conca. Proseguendo sempre più o meno diritti, verso est, caliamo all’ampia sella del passo di Val Mera, in corrispondenza del maggiore dei due laghetti della Valletta, dal quale, prendendo a sinistra, scendiamo su sentiero con una diagonale verso sinistra lungo un gradino di soglia e ci portiamo sul fondo della Val di Campo. Seguiamo poi il facile sentiero che confluisce nella Val Nera e ci porta al suo sbocco, all’alpe Vago, dove abbiamo avuto l’accortezza di lasciare una seconda automobile (per evitare la noiosa risalita al passo della Forcola lungo la strada asfaltata).
PUNTA ORSERA. Vediamo ora come salire alla cima gemella della punta Orsera. Torniamo quindi al cippo n. 14. Seguiamo i segnavia rosso-bianco-rossi e pieghiamo a sinistra, restando in territorio italiano e salendo in diagonale verso nord-est lungo un versante di roccette e pietrame. Dopo un lungo traverso a sinistra, pieghiamo a destra e ci portiamo sul largo crestone occidentale della punta Orsera, a quota 2925. Ora dobbiamo prestare attenzione agli ometti. Pieghiamo a destra e seguendo verso est la cresta, fra semplici roccette, raggiungiamo una sella (cippo di confine n. 15).  Qui lasciamo il crinale scendendo di poco verso sinistra e proseguiamo stando leggermente più bassi, con un traverso che disegna un arco da destra a sinistra, su massi spesso instabili (attenzione!), e ci porta, dopo un saltino, alla cresta settentrionale della cima. La seguiamo verso destra con un po’ di attenzione e raggiungiamo infine la croce di cima della punta Orsera (m. 3017).


Il gruppo del Bernina visto dal sentiero per il piz Orsera

Da Livigno saliamo al passo della Forcola (m. 2314), parcheggiando nei pressi del Rifugio Tridentina. Ci incamminiamo in direzione della guardiola della Guardia di Finanza per il controllo dei veicoli in ingresso in Italia (siamo al confine con la Confederazione Elvetica). Procediamo fino alla vicina sbarra di confine, sul lato di sinistra della strada (per noi): alla sua sinistra parte un marcato sentiero, segnalato dal cartello con numerazione 111, che dà la Val Orsera a 30 minuti, il Piz Orsera a 2 ore e mezza ed il Vach (la nostra meta) a due ore e mezza. Il sentiero (segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi e da ometti) procede verso sud, passando a lato di un crocifisso in legno e di alcuni cippi di confine. Guadagniamo quota fra balze erbose, mentre alla nostra destra il gruppo del Bernina comincia a proporci il suo spettacolo superbo. Lasciate alla nostra sinistra, in basso, alcune pozze siamo ad ridosso di alcune roccette esposte che ci costringono a mettere le mani a terra per superarne la scalinatura.


Salita in Val Orsera

Tornati al tranquillo scenario dei pascoli, raggiungiamo un bivio (m. 2500) segnalato da cartelli. Mentre il sentiero di destra (111) prosegue addentrandosi in Val Orsera e portando al piz Orsera, quello di sinistra (112) porta in un'ora al lago Vago ed in due ore al Vach. Prendiamo quindi a destra (sentiero 111).
Proseguiamo salendo gradualmente verso sud, a destra del torrente di Val Orsera, fra pietrame e chiazze erbose. A quota 2500 metri circa raggiungiamo un pianoro, pieghiamo leggermente a sinistra e ci portiamo a sinistra del torrente, proseguendo la salita verso sud-est. Comincia ad affacciarsi il fondo della Val Orsera, ma non riusciamo ancora a capire dove precisamente sia la nostra meta. La pendenza si accentua e, proseguendo diritti verso sud-est, raggiungiamo, a quota 2740 m., il cippo di confine n. 14, oltrepassato il quale entriamo nel territorio della Confederazione Elvetica, alla quale appartiene il circo terminale della Val Orsera.


Il cippo di confine n. 14

Ci stiamo approssimando alla seconda parte dell’escursione, che pone qualche problema di orientamento se la visibilità non è buona. Con il bel tempo, invece, possiamo prendere come riferimento una sella individuiamo, più o meno diritta davanti al nostro naso, sul crinale orientale della valle. Si tratta della sella che separa la punta Orsera, che resta alla sua sinistra, dal pizzo, sul lato opposto. Ma da qui entrambe le cime mostrano un profitto del tutto sfuggente.


Itinerario di salita al piz Orsera

Ora dobbiamo stare attenti, perché poco dopo il cippo i due itinerari si separano. Mentre i segnavia ci fanno piegare a sinistra, per puntare al pizzo li ignoriamo e procediamo diritti verso est, puntando direttamente alla sella. Da qui in poi saranno gli ometti a costituire il nostro punto di riferimento. Raggiungiamo così un ripiano, a quota 2800 m., oltre il quale la pendenza si fa più marcata. Districandoci con attenzione fra pietrame e piccoli massi e passando a sinistra di una pozza raggiungiamo la sella di quota 2935 m., oltre la quale ci affacciamo all’alta Val di Campo, verso la quale scende una colata di sfasciumi rossastri.
Non scendiamo verso la valle ma pieghiamo a destra e seguiamo verso sud-est la cresta che ci separa dalla vetta. Dobbiamo comunque procedere con prudenza e ad occhio, scegliendo la via più agevole fra lastroni e blocchi. Nella salita ci appoggiamo leggermente ad est (sul lato sinistro) ed alla fine senza troppi patemi d’animo raggiungiamo la cima del piz Orsera (m. 3032).


Panorama occidentale dal piz Orsera

Possiamo quindi goderci il meritato panorama, che propone, ad est, in primo piano, l’inconfondibile Corno (o Corna) di Campo ed alla sua sinistra il pizzo Paradisino, la massima elevazione del livignasco. Ai loro piedi il passo di Val Mera ed i laghetti della Valletta.  Proseguendo verso destra lo sguardo si perde sul fondo della Valle di Poschiavo, sul cui lato destro (per noi) spicca una cima tanto pronunciata quanto lontana: è il pizzo Scalino. Più a destra ancora, ad ovest, si mostra un interessante scorcio del gruppo del Bernina, con i pizzi Palù, il piz Cambrena ed il piz Morteratsch. Ai loro piedi si vede bene la strada che sale al passo del Bernina ed il ripiano del passo, con il lago Bianco.


Gruppo del Bernina dal piz Orsera

Procedendo verso destra lo sguardo si smarrisce nel dedalo di cime dell’Engadina, interrotto dalla cima gemella della punta Orsera, in primo piano. Il giro d'orizzonte in senso orario si chiude con il primo piano della Val di Campo livignasca, che ci ripropone il piz Paradisin ed il Corno di Campo.


Itinenario di salita al piz Orsera per la cresta nord

Possiamo scendere per la medesima via di salita, oppure, se vogliamo effettuare un ampio anello e scendere per la Val di Campo e la Val Nera, procedere verso sud, cioè dalla cresta opposta rispetto a quella di salita, quella meridionale. Una cresta non difficile, che propone l’analogo scenario di lastre e blocchi. Appena possibile lasciamo la cresta piegando a sinistra (est) e scendendo, su una grande e fastidiosa colata di sfasciumi rossastri (attenzione ai sassi mobili!), ad una grande conca. Proseguendo sempre più o meno diritti, verso est, caliamo all’ampia sella del passo di Val Mera, in corrispondenza del maggiore dei due laghetti della Valletta, dal quale, prendendo a sinistra, scendiamo su sentiero con una diagonale verso sinistra lungo un gradino di soglia e ci portiamo sul fondo della Val di Campo. Seguiamo poi il facile sentiero che confluisce nella Val Nera e ci porta al suo sbocco, all’alpe Vago, dove abbiamo avuto l’accortezza di lasciare una seconda automobile (per evitare la noiosa risalita al passo della Forcola lungo la strada asfaltata).


Cresta della punta Orsera

Croce di vetta della punta Orsera

Vediamo ora come salire alla cima gemella della punta Orsera. Torniamo quindi al cippo n. 14. Seguiamo i segnavia rosso-bianco-rossi e pieghiamo a sinistra, restando in territorio italiano e salendo in diagonale verso nord-est lungo un versante di roccette e pietrame. Dopo un lungo traverso a sinistra, pieghiamo a destra e ci portiamo sul largo crestone occidentale della punta Orsera, a quota 2925.


Panorama orientale dalla punta Orsera

Ora dobbiamo prestare attenzione agli ometti. Pieghiamo a destra e seguendo verso est la cresta, fra semplici roccette, raggiungiamo una sella (cippo di confine n. 15).  Qui lasciamo il crinale scendendo di poco verso sinistra e proseguiamo stando leggermente più bassi, con un traverso che disegna un arco da destra a sinistra, su massi spesso instabili (attenzione!), e ci porta, dopo un saltino, alla cresta settentrionale della cima. La seguiamo verso destra con un po’ di attenzione e raggiungiamo infine la croce di cima della punta Orsera (m. 3017), che propone un panorama analogo rispetto al pizzo gemello.


Itinerario di salita alla punta Orsera

DALL'ALPE VAGO AL PIZ ORSERA - ANELLO DEL PIZ ORSERA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio Alpe Vago-Val di Campo-Valletta-Passo di Val Mera-Piz Orsera
4 h
1280
EE
Parcheggio Alpe Vago-Val di Campo-Valletta-Passo di Val Mera-Piz Orsera-Val Orsera-Passo della Forcola di Livigno
5 h e 30 min.
1280
EE
SINTESI. Da Livigno dobbiamo imboccare la strada per il passo della Forcola ed il confine svizzero. Lasciate alle spalle le ultime baite di Livigno, prestiamo attenzione ai cartelli: quando vediamo quello che dà il passo a 6 km, proseguiamo per breve tratto fino a trovare, sulla nostra sinistra, l’ampio parcheggio del park siglato P7 (area di sosta attrezzata per picnic). Proseguiamo sulla strada fino al successivo parcheggio, al quale lasciamo l'automobile, per imboccare la strada sterrata sulla nostra sinistra (est) che porta all'alpe Vago. Appena a monte delle baite dell'alpe Vago siamo ad un bivio, segnalato da cartelli: ignoriamo il sentiero di sinistra, che risale la Val Nera, e prendiamo a destra, per la Val di Campo, appunto. Attraversato il torrente di Val Nera, procediamo salendo alla sua destra, in quella che è segnata sulle carte come Valle Vago. Dopo qualche saliscendi incontriamo il cartello che annuncia la cascata del torrente di Val di Campo che si getta in quello di Val Nera. Vediamo la cascata raggiungendo la biforcazione della Valle Vago. Il sentiero piega a destra ed entra in Val di Campo, e sale verso sud-sud-ovest, restando sul lato destro (per noi) del torrente della valle, su sentiero ben visibile che ci fa giungere in vista del suo circo terminale, costituito da grandi colate di sfasciumi scaricate dai rossastri versante del monte Vago e del pizzo Orsera. Alla nostra sinistra scende il torrente che esce dai laghi della Valletta. Noi stiamo alla sua destra e, giunti a ridosso del versante di sfasciumi, prestiamo attenzione ai segnavia: la traccia piega a sinistra e taglia un versante di sfasciumi e nevaietti, fino a portarsi alla sommità del dosso che culmina nella quota 2647. Ci affacciamo così, in posizione rialzata, al corrodoio della Valletta. Sotto di noi, alla nostra sinistra, il lago settentrionale della Valletta (m. 2592), il più grande. La traccia non scende al lago, ma prosegue diritta, verso sud, quasi in piano, portandosi a ridosso del lago meridionale della Valletta (m. 2646). Tagliando gli sfasciumi appena a monte del lago, alla sua destra, in breve siamo al Passo di Val Mera (m. 2671), dove ci attende il cippo di confine n. 2. Ci affacciamo, infatti, all'elvetica Val Mera, tributaria della Val di Campo (Valle di Poschiavo). Per salire dal passo di Val Mera al piz Orsera pieghiamo a destra (ovest) e guadagniamo quota in direzione della sterminata colata di sfasciumi che si stende a valle della cresta meridionale del pizzo. Nel primo tratto il pietrame è minuto e poco faticoso, ma ben presto incontriamo una ganda con blocchi di diverse dimensioni e soprattutto poco assestata, per cui dobbiamo stare molto attenti ai massi instabili. Saliamo più o meno diritti, aggirando alcuni roccioni, e proseguiamo in direzione della cresta, alla quale ci portiamo procedendo con pazienza e cautela. Una volta raggiunta la cresta volgiamo a destra e la seguiamo verso nord, fra blocchi, pietrame e lastroni. Non ci sono passaggi particolarmente difficili, ma solo qualche elementare passo di arrampicata, prima di mettere piede sulla cima del piz Orsera (m. 3032). Se vogliamo effettuare una bella escursione ad anello dalla cima del piz Orsera possiamo con la dovuta attenzione scendere per la cresta opposta, quella settentrionale, che presenta difficoltà simili a quella meridionale. La discesa ci porta alla sella quotata 2985 m., dalla quale abbandoniamo il crinale scendendo verso sinistra, fra pietrame instabile. Procedendo verso ovest perdiamo quota in direzione del centro dell'alta Val Orsera, fino al cippo di confine n. 14, oltre il quale compaiono segnavia rosso-bianco-rossi. Scendiamo ancora in direzione del torrente di Val Orsera e, seguendo i segnavia rosso-bianco-rossi, ci portiamo alla sua sinistra. Su comodo sentiero ci portiamo allo sbocco della valle, intercettando un marcato sentiero che sale dal passo della Forcola di Livigno. Seguendolo verso sinistra in breve siamo al passo, dove, in previsione dell'anello, abbiamo lasciato l'automobile (in caso contrario ci tocca una monotona discesa lungo la strada asfaltata fino all'alpe Vago).

Apri qui una fotomappa della salita ai laghetti della Valletta

La salita al piz Orsera può avvenire anche per una via più lunga, ma anche più varia ed interessante, che può essere combinata ad anello con la precedente e che sfrutta la Val Nera e la Val di Campo.


Crocifisso all'alpe Vago

Alpe Vago

La Val di Campo non è fra le più frequentate valli del livignasco, per cui la probabilità di salire a visitarla senza incontrarvi nessuno è piuttosto elevata, con tutti i pro e i contro del caso (la gioia degli amanti della solitudine, la mancanza di aiuto in caso di difficoltà). La parte terminale della Val di Campo, sul lato orientale, è rappresentata da una breve valle, chiamata, appunto, Valletta, una sorta di corridoio che si apre ad ovest del pizzo Paradisino e che termina nel Colle o Varco di Campo (chiamato sul versante elvetico Passo di Val Mera), che si affaccia sulla Val Mera, tributaria della Val di Campo elvetica. La Valletta custodisce gelosamente due piccoli tesori, cioè due laghi di rara bellezza.


Il pizzo Paradisino

Da Livigno dobbiamo imboccare la strada per il passo della Forcola ed il confine svizzero. Lasciate alle spalle le ultime baite di Livigno, prestiamo attenzione ai cartelli: quando vediamo quello che dà il passo a 6 km, proseguiamo per breve tratto fino a trovare, sulla nostra sinistra, l’ampio parcheggio del park siglato P7 (area di sosta attrezzata per picnic). Proseguiamo sulla strada fino al successivo parcheggio, al quale lasciamo l'automobile, per imboccare la strada sterrata sulla nostra sinistra (est) che porta all'alpe Vago.


Pino cembro sul sentiero

Cascata di Val Nera

A monte dell'alpe è collocata una famosa croce, chiamata localmente Crosc' da Val Neira, legata ad una curiosa leggenda raccontata da Alfredo Martinelli ("La cerva, la volpe e Bepin de la Pipa", nella raccolta "L'erba della memoria - Leggende e racconti valtellinesi", Sondrio, 1964). Erano tempi duri, le due ondate di peste del 1629-30 e 1635-36 avevano arrecato gravi lutti anche in Alta Valtellina. Ma quella mattina la peste non c'entrava. Quella mattina, una fredda mattina d'inverno del 1642, diverse donne cacciarono un urlo tanto acuto e potente da richiamare l'attenzione di mezzo paese. La Maddalena, per prima, e subito, a ruota, Lucrezia del Canton, e, via via, molte altre.


Salita in Val Nera

Salita in Val Nera

Cosa c'era da strillare? Queste buone donne, alzandosi dal letto di buon'ora, perché le cose da fare in una casa sono sempre tante, e troppe, si accorsero, con raccapriccio, che i loro piedi non entravano nei grossi scarponi che calzavano per difendersi dai rigori del freddo. Non c'era proprio verso: per quanti sforzi facessero, i piedi non ne volevano sapere di entrare. Piedi gonfi? Scarponi ristretti? Macché! I piedi erano diventati più grandi, di almeno due dita. Lo si vedeva ad occhio nudo. E le dita, quelle erano tanto deformate, da ritorcersi l'una sull'altra. All'inizio ebbero tanta vergogna che si chiusero in casa e pregarono, tutto il giorno e tutta la notte successiva. Senza esito. Si fecero, quindi, coraggio ed uscirono in paese, dove constatarono che la stregoneria non aveva risparmiato nessuno.


Salita in Val di Campo

Val di Campo

Come, da chi e perché fosse venuta non ci fu modo di saperlo con sicurezza, anche se girarono voci diverse sul maligno visto su a li Steblina, su un gatto nero e su una lontra che avevano emesso versi diabolici, su una civetta a tre code che si era vista sul Ponte del Gallo. Si diede la colpa anche ai quei folletti dispettosi che di notte si intrufolano nelle baite attraverso gli “usciol” per il ricambio dell'aria, annidandosi nel petto di chi dorme e provocando gli incubi. Come annullare la stregoneria, però, questo era il problema più importante. Si decise di salire in pellegrinaggio all'alpe Vago e di piantarvi una croce come segno di penitenza e come supplica della misericordia divina. La quale non mancò di venire in soccorso dei Livignaschi, i cui piedi tornarono delle misure consuete.


Salita in Val di Campo

Il lago settentrionale della Valletta

Data, ad ogni buon conto, un'occhiata ai piedi, possiamo iniziare l'escursione. Appena a monte delle baite dell'alpe Vago siamo ad un bivio, segnalato da cartelli: ignoriamo il sentiero di sinistra, che risale la Val Nera, e prendiamo a destra, per la Val di Campo, appunto. Attraversato il torrente di Val Nera, procediamo salendo alla sua destra, in quella che è segnata sulle carte come Valle Vago. Dopo qualche saliscendi incontriamo il cartello che annuncia la cascata del torrente di Val di Campo che si getta in quello di Val Nera. Vediamo la cascata raggiungendo la biforcazione della Valle Vago.


Il lago settentrionale della Valletta

Il lago settentrionale della Valletta

Il sentiero piega a destra ed entra in Val di Campo, dove ci salutano due larici secolari. Saliamo verso sud-sud-ovest, restando sul lato destro (per noi) del torrente della valle, su sentiero ben visibile che sale fra i pascoli, fino a giungere in vista del ripiano ai piedi del circo terminale, costituito da grandi colate di sfasciumi scaricate dai rossastri versante del monte Vago e del pizzo Orsera. Alla nostra sinistra scende il torrente che esce dai laghi della Valletta.
Noi stiamo alla sua destra e, giunti a ridosso del versante di sfasciumi, prestiamo attenzione ai segnavia: la traccia piega a sinistra e taglia un versante di sfasciumi e nevaietti, fino a portarsi alla sommità del dosso che culmina nella quota 2647. Ci affacciamo così, in posizione rialzata, al corrodoio della Valletta. Sotto di noi, alla nostra sinistra, il lago settentrionale della Valletta (m. 2592), il più grande. La traccia non scende al lago, ma prosegue diritta, verso sud, quasi in piano, portandosi a ridosso del lago meridionale della Valletta (m. 2646). Tagliando gli sfasciumi appena a monte del lago, alla sua destra, in breve siamo al Passo di Val Mera o Colle di Campo (m. 2671), dove ci attende il cippo di confine n. 2. Ci affacciamo, infatti, all'elvetica Val Mera, tributaria della Val di Campo (Valle di Poschiavo).


Laghi della Valletta, di Val Mera e lago di Roan

L'itinerario descritto non è l'unico possibile, perché si può salire alla Valletta per via più diretta (ma anche più faticosa), salendo quasi a ridosso del torrente che scende dalla Valletta. In tal caso giunti in vista del circo terminale della valle, andiamo a sinistra, attraversiamo il torrente che scende da Pizzo Orsera e Monte Vago e ci avviciniamo al torrente che scende dalla Valletta. Iniziamo ora a salire, zigzagando con attenzione fra le roccette er magri pascoli, che ospitano la "primula latifolia" dai bei petali rosso-viola.


Val di Campo e Valletta visti dalla punta Orsera

Restiamo a destra del torrente, salendo il ripido versante fino a guadagnare la soglia della Valletta. Ci troviamo così faccia a faccia con la riva settentrionale del primo lago, e passiamo a ridosso della sua riva destra (per noi). Procedendo diritti verso sud, sul fondo del corridoio, raggiungiamo facilmente il secondo laghetto ed il passo, dove ci congiungiamo con l'itinerario precedente. In entrambi i casi giungiamo al passo dopo due ore e mezza circa di cammino (il dislivello approssimativo in altezza è 690 metri).


Il passo di Val Mera

Il passo di Val Mera

Per salire dal passo di Val Mera al piz Orsera pieghiamo a destra (ovest) e guadagniamo quota in direzione della sterminata colata di sfasciumi che si stende a valle della cresta meridionale del pizzo. Nel primo tratto il pietrame è minuto e poco faticoso, ma ben presto incontriamo una ganda con blocchi di diverse dimensioni e soprattutto poco assestata, per cui dobbiamo stare molto attenti ai massi instabili. Saliamo più o meno diritti, aggirando alcuni roccioni, e proseguiamo in direzione della cresta, alla quale ci portiamo procedendo con pazienza e cautela.
Una volta raggiunta la cresta meridionale volgiamo a destra e la seguiamo verso nord, fra blocchi, pietrame e lastroni. Non ci sono passaggi particolarmente difficili, ma solo qualche elementare passo di arrampicata, prima di mettere piede sulla cima del piz Orsera (m. 3032).


Cresta meridionale del piz Orsera

Se vogliamo effettuare una bella escursione ad anello dalla cima del piz Orsera possiamo con la dovuta attenzione scendere per la cresta opposta, quella settentrionale, che presenta difficoltà simili a quella meridionale. La discesa ci porta alla sella quotata 2985 m., dalla quale abbandoniamo il crinale scendendo verso sinistra, fra pietrame instabile. Procedendo verso ovest perdiamo quota in direzione del centro dell'alta Val Orsera, fino al cippo di confine n. 14, oltre il quale compaiono segnavia rosso-bianco-rossi. Scendiamo ancora in direzione del torrente di Val Orsera e, seguendo i segnavia rosso-bianco-rossi, ci portiamo alla sua sinistra. Su comodo sentiero ci portiamo allo sbocco della valle, intercettando un marcato sentiero che sale dal passo della Forcola di Livigno. Seguendolo verso sinistra in breve siamo al passo, dove, in previsione dell'anello, abbiamo lasciato l'automobile (in caso contrario ci tocca una monotona discesa lungo la strada asfaltata fino all'alpe Vago).

L'ANELLO DEL PIZ ORSERA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Passo della Forcola di Livigno-Val Orsera-Sella di quota 2935-Piz Orsera-Val di Campo-Val Nera-Alpe Vago
6 h
730
EE/F
SINTESI. Da Livigno saliamo al passo della Forcola (m. 2314), parcheggiando nei pressi del Rifugio Tridentina. Ci incamminiamo in direzione della guardiola della Guardia di Finanza per il controllo dei veicoli in ingresso in Italia (siamo al confine con la Confederazione Elvetica). Procediamo fino alla vicina sbarra di confine, sul lato di sinistra della strada (per noi): alla sua sinistra parte un marcato sentiero, segnalato dal cartello con numerazione 111. Il sentiero (segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi e da ometti) procede verso sud, passando a lato di un crocifisso in legno e di alcuni cippi di confine. Superate alcune roccette, siamo ad un bivio al quale prendiamo a destra (sentiero 111). Proseguiamo salendo gradualmente verso sud, a destra del torrente di Val Orsera, fra pietrame e chiazze erbose. A quota 2500 metri circa raggiungiamo un pianoro, pieghiamo leggermente a sinistra e ci portiamo a sinistra del torrente, proseguendo la salita verso sud-est. Comincia ad affacciarsi il fondo della Val Orsera, ma non riusciamo ancora a capire dove precisamente sia la nostra meta. La pendenza si accentua e, proseguendo diritti verso sud-est, raggiungiamo, a quota 2740 m., il cippo di confine n. 14, oltrepassato il quale entriamo nel territorio della Confederazione Elvetica, alla quale appartiene il circo terminale della Val Orsera. Ci stiamo approssimando alla seconda parte dell’escursione, che pone qualche problema di orientamento se la visibilità non è buona. Con il bel tempo, invece, possiamo prendere come riferimento una sella individuiamo, più o meno diritta davanti al nostro naso, sul crinale orientale della valle. Si tratta della sella che separa la punta Orsera, che resta alla sua sinistra, dal pizzo, sul lato opposto. Ma da qui entrambe le cime mostrano un profitto del tutto sfuggente. Ora dobbiamo stare attenti, perché poco dopo il cippo i due itinerari si separano. Mentre i segnavia ci fanno piegare a sinistra, per puntare al pizzo li ignoriamo e procediamo diritti verso est, puntando direttamente alla sella. Da qui in poi saranno gli ometti a costituire il nostro punto di riferimento. Raggiungiamo così un ripiano, a quota 2800 m., oltre il quale la pendenza si fa più marcata. Districandoci con attenzione fra pietrame e piccoli massi e passando a sinistra di una pozza raggiungiamo la sella di quota 2935 m., oltre la quale ci affacciamo all’alta Val di Campo, verso la quale scende una colata di sfasciumi rossastri. Non scendiamo verso la valle ma pieghiamo a destra e seguiamo verso sud-est la cresta che ci separa dalla vetta. Dobbiamo comunque procedere con prudenza e ad occhio, scegliendo la via più agevole fra lastroni e blocchi. Nella salita ci appoggiamo leggermente ad est (sul lato sinistro) ed alla fine senza troppi patemi d’animo raggiungiamo la cima del piz Ursera (m. 3032). Dalla cima procediamo verso sud, cioè dalla cresta opposta rispetto a quella di salita. Una cresta non difficile, che propone l’analogo scenario di lastre e blocchi. Appena possibile lasciamo la cresta piegando a sinistra (est) e scendendo, su una grande e fastidiosa colata di sfasciumi rossastri (attenzione ai sassi mobili!), ad una grande conca. Proseguendo sempre più o meno diritti, verso est, caliamo all’ampia sella del passo di Val Mera (m. 2671), dal quale, prendendo a sinistra, scendiamo lungo un gradino di soglia e ci portiamo sul fondo della Val di Campo. Seguiamo poi il facile sentiero che confluisce nella Val Nera e ci porta al suo sbocco, all’alpe Vago, dove abbiamo avuto l’accortezza di lasciare una seconda automobile (per evitare la noiosa risalita al passo della Forcola lungo la strada asfaltata).


Discesa dalla cresta meridionale del piz Orsera

Raggiunta la cima del piz Orsera come sopra descritto, procediamo verso sud, cioè dalla cresta meridionale, opposta rispetto a quella di salita. Una cresta non difficile, che propone l’analogo scenario di lastre e blocchi. Appena possibile lasciamo la cresta piegando a sinistra (est) e scendendo, su una grande e fastidiosa colata di sfasciumi rossastri (attenzione ai sassi mobili!), ad una grande conca. Proseguendo sempre più o meno diritti, verso est, caliamo all’ampia sella del passo di Val Mera (m. 2671).
Pieghiamo ora a sinistra (nord) e percorriamo l'ampio corridoio della Valletta. Scendendo leggermente passiamo a sinistra del lago meridionale della Valletta (m. 2646) e giungiamo in vista del secondo e più grande lago della Valletta, quello settentrionale (m. 2592). Non scendiamo verso il lago ma procediamo a mezza costa, verso nord, salendo al dosso di quota 2647. Siamo sul bordo di un ripido versante e dobbiamo cercare con attenzione la traccia che scende in diagonale verso sinistra (nord-ovest), fino alla piana ai piedi della testata della Val di Campo livignasca, dominata dalla triade del Pizzo Paradisino (m. 3302), ad est, dal pizzo Orsera (m. 3032), a sud, e del monte Vago (m. 3059), a nord. La tagliamo in diagonale verso destra, approssimandoci al torrente che esce più in alto dal lago settentrionale della Valletta e scende per un ripido canalone.


Laghi della Valletta

Il lago settentrionale della Valletta

La traccia, sempre debole, riprende la discesa diritta restando a sinistra del torrente, verso nord-nord-est, seguendo l’andamento della Val Di Campo, fino alla sua confluenza con la Val Nera, alla nostra destra, a quota 2196. Superati ue grandi larici secolari, seguiamo il marcato sentiero che piega a sinistra e, restando sul lato sinistro della Val Nera (denominata su alcune carte Valle Vago), diventa pista sterrata e scende tranquillamente fino al suo sbocco nel punto in cui la Valle della Forcola di Livigno confluisce nella Valle di Livigno, in corrispondenza dell’alpe Vago (m. 1981).


Apri qui una fotomappa della discesa dai laghetti della Valletta

A monte dell'alpe è collocata una famosa croce, chiamata localmente Crosc' da Val Neira, legata ad una curiosa leggenda raccontata da Alfredo Martinelli ("La cerva, la volpe e Bepin de la Pipa", nella raccolta "L'erba della memoria - Leggende e racconti valtellinesi", Sondrio, 1964). Erano tempi duri, le due ondate di peste del 1629-30 e 1635-36 avevano arrecato gravi lutti anche in Alta Valtellina. Ma quella mattina la peste non c'entrava. Quella mattina, una fredda mattina d'inverno del 1642, diverse donne cacciarono un urlo tanto acuto e potente da richiamare l'attenzione di mezzo paese. La Maddalena, per prima, e subito, a ruota, Lucrezia del Canton, e, via via, molte altre.


Val di Campo e Valletta

Cosa c'era da strillare? Queste buone donne, alzandosi dal letto di buon'ora, perché le cose da fare in una casa sono sempre tante, e troppe, si accorsero, con raccapriccio, che i loro piedi non entravano nei grossi scarponi che calzavano per difendersi dai rigori del freddo. Non c'era proprio verso: per quanti sforzi facessero, i piedi non ne volevano sapere di entrare. Piedi gonfi? Scarponi ristretti? Macché! I piedi erano diventati più grandi, di almeno due dita. Lo si vedeva ad occhio nudo. E le dita, quelle erano tanto deformate, da ritorcersi l'una sull'altra. All'inizio ebbero tanta vergogna che si chiusero in casa e pregarono, tutto il giorno e tutta la notte successiva. Senza esito. Si fecero, quindi, coraggio ed uscirono in paese, dove constatarono che la stregoneria non aveva risparmiato nessuno.


I laghi della Valletta

Come, da chi e perché fosse venuta non ci fu modo di saperlo con sicurezza, anche se girarono voci diverse sul maligno visto su a li Steblina, su un gatto nero e su una lontra che avevano emesso versi diabolici, su una civetta a tre code che si era vista sul Ponte del Gallo. Si diede la colpa anche ai quei folletti dispettosi che di notte si intrufolano nelle baite attraverso gli “usciol” per il ricambio dell'aria, annidandosi nel petto di chi dorme e provocando gli incubi. Come annullare la stregoneria, però, questo era il problema più importante. Si decise di salire in pellegrinaggio all'alpe Vago e di piantarvi una croce come segno di penitenza e come supplica della misericordia divina. La quale non mancò di venire in soccorso dei Livignaschi, i cui piedi tornarono delle misure consuete.


Val di Campo e Valletta dal monte Vago (clicca qui per ingrandire)

Controlliamo, dunque, ad ogni buon conto, lo stato dei nostri piedi e decidiamo la via più opportuno per raggiungere Livigno. Se vogliamo evitare il monotono percorso sulla carrozzabile che sale al passo della Forcola, non procediamo diritti, verso il parcheggio dell’alpe Vago (P7), ma prendiamo a destra, salendo alle Motte (m. 2008), proseguendo sul sentiero che scende al Pian del Verde (m. 1945). Qui troviamo l’antica carrozzabile (ora pista) e la seguiamo verso nord, passando per l’alpe Campaccio di Sopra e di Sotto (m. 1906). Restando sempre a destra del torrente Spöl, tagliamo la pista in località Tresenda e proseguiamo diritti, passando per i nuclei di Ponte Longo, Clus, Tee e Poz, prima di entrare in Livigno dal suo lato meridionale.


Il lago settentrionale della Valletta


CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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