Olmo e San Bernardo

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in salita/discesa
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Olmo - Alpe Lendine
2 h e 30 min.
670
E
Olmo - Alpe Lendine - Passo di Lendine
4 h e 45 min.
1300
E
Olmo - Alpe Lendine - Passo di Lendine - Pizzaccio
6 h
1530
EE
SINTESI. Saliamo sulla ss 36 dello Spluga in Valchiavenna. Alla seconda rotonda di Chiavenna prendiamo a sinistra, per il passo dello Spluga, e proseguiamo nella salita fino a giungere in vista della chiesa di San Giacomo-Filippo. Prima di raggiungerla troviamo, a sinistra della strada, lo svincolo per Olmo e San Bernardo. Lasciamo dunque la Statale e prendiamo a sinistra, superando su un ponte il torrente Liri e proseguendo sulla strada che dopo 18 tornanti raggiunge Olmo. Qui parcheggiamo presso la chiesetta della SS. Trinità (m. 1056). Saliamo sulla scalinata che passa accanto alla chiesetta e proseguiamo fra le baite vicine, fino al bivio segnalato. Entrambi i sentieri portando all’alpe Lendine. Prendiamo quello di destra (C26), che sale verso ovest al caratteristico nucleo di Zecca, dove il sentiero piega a destra e procede in direzione nord-ovest, entrando in un bosco di larici che si affaccia sul versante meridionale della Valle del Drogo. Procedendo verso est passiamo per il nucleo di Corseca (m. 1375). Ci raggiunge salendo da destra il sentiero che proviene dal versante opposto della Valle del Drogo (settentrionale), e precisamente dal nucleo di Caurga. Poi il sentiero piega gradualmente a sinistra e comincia a guadagnare quota verso sud-ovest. Attraversata una nuova valletta, ci portiamo ad un ponticello a quota 1477 metri, sul quale passiamo da sinistra a destra di un torrente. Proseguiamo fra splendidi larici, verso sud-ovest, su sentiero marcato e con diversi tornantini, superando un secondo ponticello ed uscendo alla parte bassa dei prati dell’alpe Lendine (m. 1710). Seguiamo le indicazioni del sentiero C9 che porta al lago di Lendine (dato ad un’ora e 20 minuti) e prosegue come Alta Via Lendine-Bodengo. Lasciate alle spalle le baite, ignoriamo il sentiero di sinistra che traversa all'alpe Lagazzuolo e pieghiamo a destra, verso ovest, seguendo i segnavia bianco-rossi ed attraversando da sinistra a destra il greto asciutto di un torrentello. Iniziamo poi a salire decisamente verso nord-ovest, seguendo il solco di un torrentello asciutto per poi portarci, più in alto, alla sua sinistra e proseguire lungo un costolone di rododendri (attenzione a non perdere la traccia ed i segnavia). Guadagniamo così un poggio erboso a quota 2000 metri. Pieghiamo leggermente a sinistra salendo verso ovest-nord-ovest ed attraversando un largo canalone franoso. Alla nostra sinistra vediamo le baite dell’Avert o alpe Valcapra, dove si trova il bivacco Val Capra (m. 2164), che possiamo sfruttare come struttura di appoggio traversando una valletta verso sud, quasi in piano. Se vogliamo salire diretti al passo, seguiamo i segnavia e passiamo alti rispetto al bivacco, proseguendo la salita verso sud-ovest, fra dossi erboso e vallette, fino a guadagnare la sella della Bocchetta o Passo di Lendine (m. 2328). Poco più avanti e poco più in basso vediamo il bellissimo lago Caprara (m. 2288), al quale possiamo scendere in una manciata di minuti. Lasciamo il sentiero C9 che traversa in territorio elvetico e seguiamo la cresta del Pizzaccio verso sud (oppure, per via più facile, procediamo stando più bassi, sul versante della Valle del Drogo, e risalendo un versante di sfasciumi). Il primo tratto della salita supera una placca e segue la cresta verso sud e poi sud-sud-est, su traccia di sentiero. Giungiamo così in vista della cuspide terminale e ci portiamo alla base del salto roccioso a nord-nord-est della cima. Qui dobbiamo prestare attenzione ed individuare una debole traccia di animali che taglia la parete est del Pizzaccio: è il tratto più delicato, perché esposto sul lato sinistro. La delicata traversata verso sud (che richiede esperienza, attenzione, buone condizioni di terreno) ci porta alla cresta che scende verso sud-est dalla cima. Qui giunti, andiamo a destra e, seguendo le non difficili roccette della cresta, in breve siamo ai grandi blocchi della cima del Pizzaccio (m. 2588) ed alla sua croce.


Il lago Caprara

La Bocchetta o Passo di Lendine (Buchéta de Lénden o anche Passo di Val Marina, dal nome della valletta scoscesa che si trova appena oltre la bocchetta) è una piccola sella che, a quota 2324, congiunge la Valle del Drogo alla Valle della Forcola elvetica. Si trova in mezzo a due altri passi, più importanti, il passo della Forcola a sud ed il passo di Baldiscio a nord, entrambi assai frequentati in passato dai commercianti che transitavano dalla Valle Spluga (Val di San Giacomo o, come si preferisce, non senza orgoglio, localmente, Val di Giüst) alla Mesolcina. La bocchetta di Lendine era invece valico secondario, sfruttato fra Ottocento e Novecento soprattutto da contrabbandieri. Nei suoi pressi si consumò infatti una tragedia ricordata da una croce presso la chiesetta di S. Antonio e da una seconda sul sentiero da Drogo a Scanabecco (sul fondovallle della Valle del Drogo): la valanga del gennaio 1910, ricordata come “Valanga Marina”, che seppellì 8 contrabbandieri.


La chiesetta della SS. Trinità ad Olmo

Ci si porta al passo dopo una lunga escursione, che parte dal borgo di Olmo, sospeso sopra la soglia occidentale della Valle Spluga. Per raggiungerlo saliamo sulla ss 36 dello Spluga in Valchiavenna. Alla seconda rotonda di Chiavenna prendiamo a sinistra, per il passo dello Spluga, e proseguiamo nella salita fino a giungere in vista della chiesa di San Giacomo-Filippo. Prima di raggiungerla troviamo, a sinistra della strada, lo svincolo per Olmo e San Bernardo. Lasciamo dunque la Statale e prendiamo a sinistra, superando su un ponte il torrente Liri e proseguendo sulla strada che dopo 18 tornanti raggiunge Olmo. Qui parcheggiamo presso la chiesetta della SS. Trinità (m. 1056), eretta nel 1652.
Olmo non è un paese qualunque: è uno dei nuclei più singolari della Valle Spluga. Per diversi motivi. Il principale è il Dubiu'n (probabilmente "doppione"), una parlata gergale che si differenzia dal dialetto pubblico e che veniva usata nei secoli passati per non farsi capire dai forestieri, soprattutto in occasione dei mercati, quando informazioni e commenti "riservati" potevano decidere di un buon affare. Il rimpianto prof. Luigi Festorazzi, appassionato cultore dei dialetti, ne ha scritto in un articolo su "Clavenna" del 1965. In un successivo articolo ha segnalato il singolare costume locale di offrire a tutti (ma proprio a tutti, bambini compresi) dell'acquavite in occasione dei matrimoni.


Le baite di Zecca

Sentiero per l'alpe Lendine

L'alpe Lendine

Oggi il Dubiu'n si è perso, ma non si è persa fra le baite del paese una certa aria d'antico che non vuol cedere il passo ai più impetuosi venti della modernità. La respiriamo salendo sulla scalinata che passa accanto alla chiesetta, a lato di un cartello che la segnala fra i luoghi guanelliano, perché anche qui san Luigi Guanella esercitò per alcuni mesi il suo ministero sacerdotale, dal 26 agosto del 1881. Proseguiamo fra le baite vicine, fino al bivio segnalato. Entrambi i sentieri portando all’alpe Lendine. Prendiamo quello di destra (C26), che sale verso ovest al caratteristico nucleo di Zecca, con le sue baite rinserrate in un antico abbraccio. Nessun riferimento al fastidioso e pericoloso parassita che purtroppo infesta anche alcune zone di Valtellina e Valchiavenna: il nome deriva probabilmente da "Séca", "secca", con riferimento ad una certa aridità del versante. Del resto stando al Dubiu'n siamo appena sopra la Mota séc'ia (Motta secca: tale era la denominazione di Olmo).
Seguendo il sentiero, lasciamo le baite alle spalle e proseguiamo in direzione nord-ovest, entrando in un bosco di larici che si affaccia sul versante meridionale della Valle del Drogo. Superato un curioso baitello isolato ed una valletta, proseguiamo verso nord-ovest, in leggera salita. Ci intercetta da destra un secondo sentiero che parte anch’esso da Olmo.


Alpe Lendine

Alpe Lendine

Alpe Lendine

Procedendo verso est superiamo un torrentello (m. 1287), traversando poi con tratti in leggera salita e tratti in piano fino alle baite diroccate di Corseca (m. 1375), maggengo abbandonato da tempo. Il nome deriva dall'antica denominazione di Corzéca ("Corte secca"). Nel Dubiu'n esso assume però anche un secondo inquietante significato: "altro mondo" (p. es. nel modo di dire: "l'è sgaé da Corzéca", "è andato all'altro mondo"). Rimandiamo, con tutti gli scongiuri di rito, la dipartita a futura data da destinarsi e proseguiamo in piano. Ci raggiunge salendo da destra il sentiero che proviene dal versante opposto della Valle del Drogo (settentrionale), e precisamente dal nucleo di Caurga. Poi il sentiero piega gradualmente a sinistra e comincia a guadagnare quota verso sud-ovest. Attraversata una nuova valletta, ci portiamo ad un ponticello a quota 1477 metri, sul quale passiamo da sinistra a destra di un torrente.
Proseguiamo fra splendidi larici, verso sud-ovest, su sentiero marcato e con diversi tornantini, superando un secondo ponticello ed uscendo alla parte bassa dei prati dell’alpe Lendine (m. 1710), angolo di rara bellezza dove il tempo sembra sospendere il suo crudele corso che divora ogni cosa. L’alpeggio, attestato già nel secolo XIV come alpe di Olmo, d’estate si ravviva per la gioiosa presenza delle tante persone che soggiornano nelle baite ristrutturate. Troviamo qui anche una piccola chiesetta dedicata alla B. V. Maria: qui verrà ricavata la Casa dell’Alpe, con funzione di bivacco. L'escursione potrebbe concludersi qui, ma se abbiamo tempo e forze vale la pena di prolungarla fino al passo di Lendine, anche se mancano ancora quasi due ore di cammino.


Alpe Lendine

Alpe Lendine

Salita al passo di Lendine

Qui troviamo alcuni cartelli escursionistici che indicano che andando a sinistra con il sentiero C27 si traversa a Laguzzola (o Lagazzuolo) in un'ora e 45 minuti e ad Olmo in 3 ore; andando a destra, sul sentiero C28 si traversa all'alpe Prostoin 50 minuti ed al Lago del Truzzo e al Rifugio Carlo Emilio in 2 ore; proseguendo diritti, sul sentiero C9 si sale al Lago Caprara in un'ora e 20 minuti e si può proseguire sull'Alta Via Lendine-Bodengo. Seguiamo le indicazioni del sentiero e proseguiamo diritti sul piano erboso. Lasciate alle spalle le baite, sul lato destro, ignoriamo il sentiero di sinistra che traversa all'alpe Lagazzuolo e pieghiamo a destra, verso ovest, seguendo i segnavia bianco-rossi. I sentieri di salita sono un realtà due: quello di destra segnalato da segnavia ed uno a sinistra segnalato da ometti.


Canalone franoso

Il bivacco Val Capra

Passo di Lendine e lago Caprara

Vediamo il primo. I segnavia ci fanno attraversare da sinistra a destra il greto asciutto di un torrentello. Iniziamo poi a salire decisamente verso nord-ovest, seguendo il solco di un torrentello asciutto per poi portarci, più in alto, alla sua sinistra e proseguire, su traccia di sentiero, lungo un costolone di rododendri e radi larici, fra due valloni (attenzione a non perdere la traccia ed i segnavia). Dopo una ripida salita con diversi tornanti (in alcuni punti ci aiutiamo mettendo le mani a terra) e dopo un traverso a sinistra guadagniamo il poggio erboso a quota 2000 metri, dove troviamo un paletto con segnavia.


Lago Caprara

Dopo un tornante dx, pieghiamo a sinistra salendo verso ovest-nord-ovest. Saliamo ancora con qualche tornante, seguendo i paletti con segnavia. Alla nostra sinistra vediamo le baite dell’Avert o alpe Valcapra, dove si trova il bivacco Val Capra (m. 2164), che possiamo sfruttare come struttura di appoggio traversando con attenzione una valletta verso sud, quasi in piano, ed attraversando un largo canalone franoso (il sentiero qui è eroso ed il terreno smosso. Superato il vallone, ci portiamo in breve al bivacco. La struttura è stata inaugurata nel luglio 2016, è sempre aperta ed segnalato anche da alcune bandiere sul poggio a valle del bivacco. Si trova nei pressi delle tre baite dell'alpe ed è stata ricavata dal CAI di Chiavenna dalla ristrutturazione di una quarta baita. Dispone di due locali con cucina con fornello due fuochi, mobile con stoviglie, tavolo, due panche, cassetta del pronto soccorso, otto posti letto, materassi, cuscini e coperte. Nei suoi pressi si può attingere acqua da una fontana. Può risultare molto utile a coloro che intendono percorrere l'alta via Lendine-Bodengo. Una curiosità: se dovessimo parlare in Dubiu'n, dovremmo chiamare la Val Capra "val cornüdéla" (questo è il nome della capra, con evidente riferimento alle corna; nel dialetto "pubblico" invece si direbbe "val chiévra").


Lago Caprara

Se vogliamo invece salire diretti al passo, seguiamo i segnavia e passiamo alti rispetto al bivacco, proseguendo la salita verso sud-ovest, fra dossi erboso e vallette, fino a guadagnare la sella della Bocchetta o Passo di Lendine (m. 2328). Poco più avanti e poco più in basso vediamo il bellissimo lago Caprara (m. 2288), al quale possiamo scendere in una manciata di minuti. Può essere questa la conclusione della lunga quanto splendida escursione.
Chi ha esperienza escursionistica, in una giornata di bel tempo e con buona visibilità, può però allungarla puntando al vicino Pizzaccio (m. 2591), chiamato localmente Pizasc’ (ma anche Pizzo Forcellina). Non è l’unica cima in Valchiacenna ad essersi meritata questo nome poco lusinghiero. Anche il più noto Pizzo di Prata, sulla testata della Val Schiesone è chiamata così, probabilmente per la sua fama sinistra e l’impressionante e repulsiva parete nord. Nel nostro caso, invece, l’unica spiegazione possibile è la forma tozza della cima, ben distinguibile dalla stessa ss 36 dello Spluga in quanto presidia il lato destro del passo della Forcola, a monte di Gordona. La la questione è abbastanza soggettiva, perché il Pizzaccio è stato anche denominato il "Cervino della Val Chiavenna". Sia come sia, la salita richiede grande cautela, come testimonia la tragedia del luglio del 2014, nella quale due escursionisti vi hanno perso la vita travolti da un masso proprio nel punto più delicato della traversata esposta.


Panorama dal Pizzaccio

Lasciamo il sentiero C9 che traversa in territorio elvetico e seguiamo la cresta verso sud (oppure, per via più facile, procediamo stando più bassi, sul versante della Valle del Drogo, e risalendo un versante di sfasciumi). Il primo tratto della salita supera una placca e segue la cresta verso sud e poi sud-sud-est, su traccia di sentiero. Giungiamo così in vista della cuspide terminale e ci portiamo alla base del salto roccioso a nord-nord-est della cima. Il salto scoraggia un po', ma non lo affrontiamo direttamente, anzi, lo aggiriamo per salire sul lato opposto. Per farlo però dobbiamo prestare attenzione ed individuare una debole traccia di animali che taglia la parete est del Pizzaccio (quella sul lato della Valle del Drogo): è il tratto più delicato, perché esposto sul lato sinistro. La delicata traversata verso sud (che richiede esperienza, attenzione, buone condizioni di terreno) ci porta alla cresta che scende verso sud-est dalla cima. Qui giunti, andiamo a destra e, seguendo le non difficili roccette della cresta, in breve siamo ai grandi blocchi della cima del Pizzaccio (m. 2588) ed alla sua croce.
Da qui il panorama è ottimo in tutte le direzioni. A nord si impone in primo piano l’aspra dorsale con il curioso picco del Campanìn, il pizzo di Val Marina ed il piz Papalìn, mentre alla sua destra si distingue il bacino artificiale del Truzzo. Più a destra si distinguono bene quelle del suo lato orientale, a partire dal gruppo del Suretta, con ottimo colpo d’occhio sul pizzo Stella. Più a destra si vede la Bregaglia italiana. Sul suo lato destro occhieggia qualche lontana cima del gruppo del Masino (i pizzi Badile e Cengalo, la cima di Castello), mentre ancora più a destra s distiguono le cime di Val Codera e Val dei Ratti. Davanti a tutte la testata della Val Schiesone, con l’affilato artiglio dell’altro Pizzasc’, il pizzo di Prata. Procedendo ancora a destra si apre, verso sud, l’ampio solco della Valchiavenna, chiuso dal monte Legnone e dalle estreme propaggini occidentali della catena orobica. Più a destra ancora si impone in primo piano l’imponente versante roccioso settentrionale della Punta della Forcola. In mezzo, proprio sotto di noi (ma da qui non lo vediamo) il passo della Forcola.


Salita dall'alpe Lendine al passo di Lendine

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line


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