Su YouTube: Meriggio (pizzo)

Per chi comincia la pratica dello sci-alpinismo, oppure vuole iniziare la stagione con un percorso tranquillo, o, ancora, vuole effettuare un'escursione tranquilla ma di grande valore panoramico, la salita al pizzo Meriggio è senz’altro una delle più adatte. Si tratta di un itinerario classico, ben conosciuto non solo da coloro che amano questo sport, ma anche dagli escursionisti,
dal momento che il pizzo è una delle mete preferite di chi ama raggiungere, con una camminata di impegno medio-leggero, un punto di osservazione di eccezionale valore panoramico, sia sul versante retico che su quello orobico. Il punto di partenza, non lontano da Sondrio, è l’alpeggio di Campelli, sopra Albosaggia. Stacchiamoci, dunque, dalla tangenziale di Sondrio all’altezza dello svincolo per la via Vanoni
e, raggiunta la via, dirigiamoci verso la località Porto di Albosaggia, attraversando su un largo ponte il fiume Adda. Invece di proseguire sulla Pedemontana Orobica, deviamo a sinistra, per il centro di Albosaggia, che raggiungiamo dopo una salita di pochi chilometri. Il centro si trova poco oltre la ben visibile chiesa di Santa Caterina. Dalla piazza del municipio parte la strada per Campelli, che sale, con andamento regolare e con una carreggiata larga e comoda, fino ai 1296 metri dell’alpeggio, dove, poco oltre la piccola chiesetta,
si trovano alcune baite ben curate ed un impianto di risalita.
Lasciata qui l’automobile, saliamo decisamente lungo il tracciato degli impianti, cioè seguendo, in direzione sud-sud-est, la ripida radura. Proseguiamo fino ad intercettare
il tracciato di una carrozzabile, che sale anch’essa da Campelli verso l’alpe Meriggio.
A questo punto possiamo scegliere fra il più riposante, ma più lungo itinerario che segue il tracciato della strada e la più rapida ed anche ripida soluzione della mulattiera che sale nel bellissimo bosco di larici, tagliando regolarmente la carrozzabile. In entrambi i casi raggiungeremo, intorno a quota 2000, un punto, riconoscibile per un cartello di divieto di caccia, nel quale la strada passa fra il versante montuoso a sud ed un piccolo dosso a nord, cominciando a scendere leggermente.
Se la seguiamo, raggiungeremo l’alpe Meriggio,
che si stende all’ombra dell’omonimo pizzo,
dove troviamo alcune baite, osservatorio suggestivo sul versante retico. Da qui potremo salire, seguendo una pista che si stacca dalla carrozzabile, salire, in direzione sud-est, all’evidente sella che separa il pizzo Meriggio (m. 2346), a destra, dalla punta della Piada (m. 2122), a sinistra.
Alle medesima sella giungiamo anche proseguendo sulla mulattiera, che aggira la punta della Piada sul fianco orientale, con un tratto nel bosco, per uscire all’aperto in prossimità della sella medesima. Dalla sella siamo in breve alla baita Meriggio.
È, questo, un tratto estremamente panoramico, in quanto ci permette di dominare il grande complesso orobico delle valli di Scais e Venina,








con i due ben visibili bacini idroelettrici.
Poi comincia, in direzione sud-ovest, l’ultima salita, lungo la cresta che dal pizzo scender verso nord-est.
Dopo circa tre ore dalla partenza raggiungiamo la grande croce della vetta,
dalla quale si apre superbo il panorama orobico, ma anche quello retico, che mostra nettamente la solitaria piramide del monte Disgrazia (leggermente a sinistra) e la compatta testata della Valmalenco (proprio davanti a noi).
Buona è anche la visuale sulla media Valtellina da Sondrio ad Ardenno.
La discesa, oltre che per la via di salita, può avvenire, se disponiamo di due automobili, oppure se programmiamo un pernottamento al rifugio Saffratti, anche verso l’alpeggio di San Salvatore. In questo caso, tornati all’alpe Meriggio, invece di imboccare il tracciato della pista verso est, prendiamo in direzione opposta, aggirando il crinale che scende verso nord-ovest dalla punta di Portorella e raggiungendo
l’incantevole conca dei laghi delle Zocche (m. 2061).
La strada prosegue in direzione sud-ovest, e conduce alla conca sul cui limite inferiore è adagiato il lago della Casera (m. 1920). Se vogliamo abbreviare l’itinerario, possiamo scendere al laghetto e trovare facilmente, nei pressi della sua riva settentrionale, un sentierino che scende in un largo vallone, si addentra in un bel bosco di larici
 e conduce





al limite settentrionale dell’alpeggio. Se invece preferiamo continuare a seguire la strada, che ci impone qualche saliscendi, giungeremo all’alpeggio di Camp Cervè (m. 1954),
dal quale poi cominceremo a scendere, con diversi tornanti, alla volta di san Salvatore. Qui possiamo pernottare al rifugio Saffratti, oppure scendere, seguendo un tratturo che si presenta assai ripido nel primo tratto, per poi allargarsi a strada asfaltata e farsi più dolce nel prosieguo. Vale la pena di ricordare, infine, che gli itinerari proposti sono ottimi anche per gli amanti dell’alpin-bike, a condizione, ovviamente, che si segua sempre (tranne che nell’ultimo tratto di salita al pizzo) il tracciato della pista.

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