Pizzo Pidocchio e monte Vespolo visti da Sondrio

La lunga costiera che separa la Val Cervia, ad ovest, dalla Valle del Livrio, ad est, termina, a nord, con due cime ravvicinate, il monte Vespolo ed il pizzo Pidocchio, accomunate anche dal singolare riferimento al mondo degli insetti, più o meno pericolosi o fastidiosi. Due cime che, per quanto poco pronunciate, rientrano a pieno titolo nei panorami sondriesi, perché incorniciano a sud-ovest gli scorci della cittadina. Il pizzo Pidocchio non gode però di gran fama presso gli abitanti di Caiolo, per il vasto fronte franoso che interessa il ripido versante settentrionale, poco al di sotto della cima, fronte che scarica a valle parecchio materiale in occasione di eventi alluvionali. Due cime, infine, la cui salita non è troppo lunga né difficile, e regala un panorama di prim’ordine. Le possibilità di salita sono in realtà due, una un po’ più lunga, dal maggengo di Scarì a monte di Caiolo, la seconda più breve, dai prati dei Fienili di Arale, all’imbocco della Val Cervia, a monte di Cedrasco. In entrambi i casi si sale con l’automobile su piste agro-silvo-pastorali che sono transitabili previo acquisto di pass presso gli uffici comunali o presso i bar di Cedrasco e Caiolo.


Pizzo Pidocchio e monte Vespolo (a sinistra)

DAI FIENILI ARALE AL MONTE VESPOLO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Fienili Arale-Prato dell'Acqua-Pizzo Pidocchio-Monte Vespolo
3 h
850
EE
SINTESI. Da Cedrasco, acquistato ad un bar il pass di transito sulla strada per la Val Cervia, la imbocchiamo salendo per 12 km fino ai Fienili Arale (m. 1560). Qui, ad un parcheggio poco sopra la strada, lasciamo l’automobile. Ci mettiamo in cammino seguendo la pista sterrata che si addentra in Val Cervia e lasciando alle spalle le ultime baite. Dopo circa 100 metri dal parcheggio prestiamo attenzione al lato sinistro della pista: distingueremo la partenza di un sentierino che sale verso est, in una bella pecceta. La traccia è malcerta, e se dovessimo perderla proseguiamo salendo diritti. La salita nel bosco non dura molto: dopo una ventina di minuti, infatti, usciamo alla parte inferiore della lunga fascia di prati del maggengo Prato dell’Acqua, a 1700 metri circa. Da qui saliamo puntando ad alcune baite (m. 1762) e proseguiamo piegando leggermente a sinistra. Seguendo una striscia di prati assediata dal bosco guadagniamo così, a quota 1800 m., il largo crinale che separa la Val Cervia dal dirupato versante che precipita nella Val Canale, a monte di Cedrasco. Alla nostra sinistra si apre la splendida conca di prati che ospita la solitaria baita Pomina (m. 1787), posta a sud del boscoso Dosso Morandi. Qui intercettiamo anche il sentiero che sale dalla Sponda, cioè dal versante a monte di Caiolo (itinerario di salita alternativo). Senza scendere alla baita, pieghiamo destra e seguiamo il malcerto sentierino che percorre il crinale, lungo una valletta sud-sud-est. Dopo un breve tratto su una striscia di prati all’aperto, ci immergiamo nella splendida cornice di un rado bosco di larici. Diritta davanti a noi si profila la cima del pizzo Pidocchio. Dopo una ventina di minuti pieghiamo decisamente a sinistra raggiungendo la sommità di un poggio dal quale si mostra l’impressionante salto di rocce che precipitano sul versante a monte di Caiolo. Pieghiamo quindi a destra e proseguiamo salendo verso sud. Usciti dal lariceto, approdiamo ad una pianetta con due panche in legno ed un tripode in metallo. Il crinale qui si impenna, e dobbiamo seguire la traccia che resta poco a destra del filo del crinale, che a sinistra precipita sulla grande frana che segna il culmine della Val Canale. Procediamo in terreno aperto, con un po’ di fatica, evitando di assecondare la tentazione di abbassarci un po’ a destra e, dopo qualche ultima elementare roccetta, mettiamo piede sulla cima del pizzo Pidocchio (m. 2330). Scendiamo per breve tratto, verso sud, dalla cima del pizzo Pidocchio ad una selletta erbosa e, invece di attaccare il crinale roccioso che ci sta di fronte, ne aggiriamo il piede tagliando a mezzacosta verso sud, su debole traccia, il ripido versante erboso (attenzione a non scivolare, perché si tratta dell’erba variamente conosciuta come paiosa, visega o cera, particolarmente insidiosa). Raggiunta così la cresta occidentale del monte, pieghiamo a sinistra (est) e ne seguiamo il filo, ripido ma non difficile, fino alla pianetta della cima del monte Vespolo (m. 2385).


Apri qui una fotomappa degli itinerari di salita a pizzo Pidocchio e monte Vespolo

Vediamo la prima possibilità. Se proveniamo da Milano, stacchiamoci dalla ss 38 dello Stelvio all’altezza di Berbenno, imboccando la prima deviazione a sinistra in località San Pietro. Dopo un breve tratto, siamo ad una rotonda ed imbocchiamo la terza uscita, salendo lungo il cavalcavia che scavalca la strada statale. Dopo una curva a sinistra ed una a destra, procediamo diritti verso Fusine. Non entriamo in paese ma, restando sulla strada provinciale pedemontana orobica lo lasciamo alla nostra destra, portandoci poi ad una salita che termina con un ponte sul torrente di Val Cervia. Oltre il ponte, siamo a Cedrasco. Imbocchiamo la seconda deviazione a destra e procediamo verso il centro del paese. Alla prima svolta prendiamo a destra e ci portiamo alla piazza centrale del paese, dove possiamo acquistare in un bar il pass di transito giornaliero sulla pista agro-silvo-pastorale della Val Cervia.


Pizzo Pidocchio e monte Vespolo (al centro)

A Cedrasco possiamo giungere anche lasciando la ss 38 dello Stelvio più avanti, in corrispondenza del ponte di Cedrasco, sul lato destro della strada in corrispondenza del tirone delimitato dalla zona commerciale di Castione Andevenno. Superato un passaggio a livello ed il successivo ponte sul fiume Adda, ci portiamo ad una rotonda a di qui al centro del paese. Riprendiamo la salita portandoci al limite alto orientale (a sinistra, per chi guarda a monte), del paese, dove una ripida rampa ci introduce alla strada che sale in Val Cervia. Si tratta di una strada asfaltata, con tratti in cemento, che richiede comunque attenzione perché è piuttosto stretta, a tratti ripida ed in qualche passaggio priva di protezione a valle. Dopo una sequenza di sette coppie di tornanti dx-sx passiamo per il maggengo delle Foppe. Dopo altre sei coppie di tornanti dx-sx raggiungiamo il punto nel quale dalla strada si stacca sulla sinistra la pista segnalata che sale ai Campelli. Restiamo sulla strada che, dopo un ultimo tornante dx, inizia un lungo traverso tagliando il ripido fianco orientale dello sbocco della Val Cervia. Procediamo verso sud, entrando nella valle, e dopo una coppia di tornanti sx-dx ci portiamo, dopo 12 km da Cedrasco, ai prati della località Fienili Arale (m. 1560).


I Fienili Arale e, sullo sfondo, Corni Bruciati e monte Disgrazia

Qui, ad un parcheggio poco sopra la strada, lasciamo l’automobile. Ci mettiamo in cammino seguendo la pista sterrata che si addentra in Val Cervia e lasciando alle spalle le ultime baite. Dopo circa 100 metri dal parcheggio prestiamo attenzione al lato sinistro della pista: distingueremo la partenza di un sentierino che sale verso est, in una bella pecceta. La traccia è malcerta, e se dovessimo perderla proseguiamo salendo diritti. La salita nel bosco non dura molto: dopo una ventina di minuti, infatti, usciamo alla parte inferiore della lunga fascia di prati del maggengo Prato dell’Acqua, a 1700 metri circa. Da qui saliamo puntando ad alcune baite (m. 1762) e proseguiamo piegando leggermente a sinistra. Seguendo una striscia di prati assediata dal bosco guadagniamo così, a quota 1800 m., il largo crinale che separa la Val Cervia dal dirupato versante che precipita nella Val Canale, a monte di Cedrasco. Alla nostra sinistra si apre la splendida conca di prati che ospita la solitaria baita Pomina (m. 1787), posta a sud del boscoso Dosso Morandi. Qui intercettiamo anche il sentiero che sale dalla Sponda, cioè dal versante a monte di Caiolo (itinerario di salita alternativo).


Sentiero sul crinale

La conca della Baita Pomina

Senza scendere alla baita, pieghiamo destra e seguiamo il malcerto sentierino che percorre il crinale, lungo una valletta sud-sud-est. Dopo un breve tratto su una striscia di prati all’aperto, ci immergiamo nella splendida cornice di un rado bosco di larici. Diritta davanti a noi si profila la cima del pizzo Pidocchio. Dopo una ventina di minuti pieghiamo decisamente a sinistra raggiungendo la sommità di un poggio dal quale si mostra l’impressionante salto di rocce che precipitano sul versante a monte di Caiolo. Pieghiamo quindi a destra e proseguiamo salendo verso sud. Usciti dal lariceto, approdiamo ad una pianetta con due panche in legno ed un tripode in metallo. Il crinale qui si impenna, e dobbiamo seguire la traccia che resta poco a destra del filo del crinale, che a sinistra precipita sulla grande frana che segna il culmine della Val Canale. Procediamo in terreno aperto, con un po’ di fatica, evitando di assecondare la tentazione di abbassarci un po’ a destra e, dopo qualche ultima elementare roccetta, mettiamo piede sulla cima del pizzo Pidocchio (m. 2330).


Salita al pizzo Pidocchio

Qui l’escursione potrebbe terminare, perché il panorama, a nord, è già superbo, ma con un supplemento di mezzora di salita possiamo guadagnare la cima del vicino monte Vespolo (m. 2385), che si erge imponente a sud. Vista da qui mostra il suo roccioso fianco settentrionale e sembra quasi inaccessibile, mentre in realtà la salita non pone problemi alpinistici. Scendiamo per breve tratto, verso sud, dalla cima del pizzo Pidocchio ad una selletta erbosa e, invece di attaccare il crinale roccioso che ci sta di fronte, ne aggiriamo il piede tagliando a mezzacosta verso sud, su debole traccia, il ripido versante erboso (attenzione a non scivolare, perché si tratta dell’erba variamente conosciuta come paiosa, visega o cera, particolarmente insidiosa). Raggiunta così la cresta occidentale del monte, pieghiamo a sinistra (est) e ne seguiamo il filo, ripido ma non difficile, fino alla pianetta della cima del monte Vespolo (m. 2385), dopo poco meno di 3 ore di cammino, per un dislivello in salita di circa 850 metri.


Crinale

Salita al pizzo Pidocchio

Il panorama è straordinariamente ampio, e verso nord propone, da sinistra, l’intero gruppo del Masino e l’intera testata della Valmalenco. Ecco così sfilare, da sinistra (nord-ovest) le cime della Costiera dei Cech, in rapida infilata, seguite dal gruppo del Masino-Disgrazia, che propone la cima del Desenigo (m. 2845), alla cui destra si aprono i passi gemelli di Primalpia (pàs de primalpia, m. 2477) e della bocchetta di Spluga o di Talamucca (bochèta de la möca, m. 2532), che congiungono l’alta Valle di Spluga alla Valle dei Ratti. Procedendo verso destra, notiamo, poi, l’affilata cima del monte Spluga o Cima del Calvo (m. 2967), posto all’incontro di Valle di Spluga, Val Ligoncio e Valle dei Ratti. I più modesti pizzi Ratti (m. 2919) e della Vedretta (m. 2909) preparano l’arrotondata cima del pizzo Ligoncio (Ligunc’, m. 3038), che si innalza sopra una larga base di granito, nel catino glaciale che si apre sopra i Bagni di Masino (Val Ligoncio e Valle dell’Oro). Alla sua destra, la punta della Sfinge (m. 2802) precede la larga depressione sul cui è posto il passo Ligoncio (m. 2575), fra la valle omonima e la Valle d’Arnasca (Val Codera). A nord del passo si distinguono i modesti pizzi dell’Oro (meridionale, m. 2695, centrale, m. 2703 e settentrionale, m. 2576), seguiti dall’affilata punta Milano (m. 2610), che precede di poco la costiera del Barbacan, fra Valle dell’Oro e Val Porcellizzo, la quale culmina nella cima del Barbacan (m. 2738).


Valle Spluga e costiera Cavislone-Lobbia dal monte Vespolo

Proseguendo verso nord, la testata della Val Porcellizzo propone le poco pronunciate cime d’Averta (meridionale, m. 2733, centrale, m. 2861 e settentrionale, m. 2947), alla cui destra si eleva il più massiccio pizzo Porcellizzo (il pèz, m. 3075), seguito dal passo Porcellizzo (m. 2950), che congiunge la valle omonima all’alta Val Codera. Ecco, poi, le più celebri cime della Val Porcellizzo: la punta Torelli (m. 3137) e la punta S. Anna (m. 3171) precedono il celeberrimo pizzo Badile (badì, m. 3308), cui fa da vassallo la punta Sertori (m. 3195). Segue il secondo signore della valle, il pizzo Cengalo (cìngol, m. 3367). Chiudono la testata i puntuti pizzi Gemelli (m. 3259 e 3221), il passo di Bondo (m. 3169), che dà sulla Val Bondasca, in territorio svizzero, ed il pizzo del Ferro occidentale o cima della Bondasca (m. 3267). Procedendo verso est, ecco il pizzo del Ferro centrale (m. 3287), il torrione del Ferro (m. 3070) ed il pizzo del Ferro orientale (m. 3200), che costituiscono la testata della Valle del Ferro (laterale della Val di Mello) e sono chiamati nel dialetto di Val Masino “sciöme do fèr”. Alla loro destra la poderosa cima di Zocca (m. 3175), sulla testata della valle omonima. Le altre cime della Valle di Zocca sono nascoste dai due Corni Bruciati (punta settentrionale, m. 3097, e punta centrale, m. 3114), dall’inconfondibile tonalità rossastra. Alla loro destra sbuca appena l’affilata ed esile cima del pizzo Torrone orientale (turùn orientale, m. 3333), seguita dalla cime più elegante, che spicca per la solitaria imponenza e per il profilo che, visto da qui, è singolarmente turrito, il monte Disgrazia (m. 3678).


Cima di Arcanzo dal crinale del pizzo Pidocchio

Procedendo in senso orario, distinguiamo la punta affilata del pizzo Ventina e, sul fondo, il monte del Forno. Dopo la triade dei pizzi Tremoggie, Malenco ed Entova, ecco la parata delle cime della testata della Valmalenco: si individuano, da sinistra (ovest) il pizzo Glüschaint (m. 3594), le gobbe gemelle della Sella (m. 3584 e 3564) e la punta di Sella (m. 3511), il pizzo Roseg (m. 3936), il pizzo Scerscen (m. 3971) il pizzo Bernina (m. 4049), la Cresta Güzza (m. 3869), i pizzi Argient (m. 3945) e pizzo Zupò (m. 3995), la triplice innevata cima del pizzo Palù (m. 3823, 3906 e 3882), a monte del ramo orientale della vedretta di Fellaria e, a chiudere la splendida carrellata, il più modesto pizzo Varuna (m. 3453). La serie delle cime malenche è chiusa dal pizzo Scalino (m. 3323), che occhieggia alle spalle della corna Mara. Più a destra, alle spalle del versante orientale della Val Fontana, si intravede la cima Viola. Ad est-nord-est, sul fondo, si scorge appena il gruppo Ortles-Gran Zebrù-Cevedale. Alla sua destra, ad est, il gruppo del Cevedale.


Testata della Val Porcellizzo dal crinale del pizzo Pidocchio

Ad est la scena propone un’altrettanto splendida carrellata di cime orobiche. In primo piano a costiera che chiude ad est la Valle del Livrio, con l’appena pronunciato pizzo Meriggio (m. 2348) ed il più massiccio pizzo Campaggio (m. 1502). Alle sue spalle i giganti delle Orobie centrali: da sinistra la regolare piramide del pizzo di Rodes (m. 2829), il quasi gemello pizzo degli Uomini (m. 2895), il più massiccio pizzo di Scotes (m. 2979) e la sequenza dei “tremila” orobici, la punta di Scais (m. 2028), il pizzo Redorta (m. 3038) ed il sovrano della catena, il pizzo di Coca (m. 3050). Poi si scende un po’, all’elegante cima Soliva (m. 2710). Appena a destra dell’erboso pizzo Campaggio riemergono, in rapida sequenza ascendente, i pizzi del Salto (m. 2665), dell’Omo (m. 2773) e del Diavolo di Tenda (m. 2918), elegante ed imperioso cono di roccia. Più a destra il meno pronunciato monte Aga (m. 2720), seguito dalle cime della Valle del Livrio, la cima di Soltador (m. 2562), la cima Venina (m. 2624), il monte Masoni (m. 2623) ed il pizzo di Zerna (m. 2572).


Gruppo del Masino e monte Disgrazia dal pizzo Pidocchio

La vicina cima di Pizzinversa (m. 2429), appena a sud del monte Vespolo, interrompe solo per un breve istante la sequenza delle cime più lontane. Ci siamo ormai orientati a sud e si apre un magnifico colpo d’occhio sulla Val Cervia, che sul fondo propone la cima Tonale (m. 2544), il Corno Stella (m. 2620) e, sul lato opposto, la regolare piramide del monte Toro (m. 2524). Poi, in primo piano, la lunga costiera che separa la Val Cervia dalla Valmadre, con la sponda Camoscera (m. 2462) e la cima Vitalengo (m. 2407). Oltre la costiera, ecco uno spaccato della Valmadre, sorvegliato dalla mole imponente della cima delle Cadelle (m. 2483). Alla sua destra le cime della costiera che separa la Valmadre dalla Val Tartano, con la cima Vallocci (m. 2510) ed il monte Seleron (m. 2518). Proseguendo verso ovest, il fianco occidentale della Val Tartano nasconde purtroppo le più lontane cime delle Orobie occidentali. Fa capolino solamente l’inconfondibile corno del monte Legnone (m. 2609). Appena a destra, un breve scorcio dei monti dell’alto Lario, prima che questa fantastica giostra ricominci con le cime della Costiera dei Cech.


Monte Disgrazia visto dal monte Vespolo

DA SCARI' AL MONTE VESPOLO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Baite Scarì-La Costa-Pizzo Pidocchio-Monte Vespolo
4 h
1185
EE
SINTESI. Acquistato in un bar a Caiolo il pass di transito per la pista San Bernardo-Scarì, portiamoci alla Casa Municipale di Caiolo. Di fronte ad essa, sulla sinistra (per chi procede verso ovest), parte la strada che conduce, salendo verso sud-ovest, a San Bernardo. Seguiamola, ignorando alcune deviazioni secondarie, e, dopo 3 chilometri, raggiungiamo, a 518 metri, la chiesetta. Imbocchiamo, ora, una stradina carrozzabile con fondo in asfalto, che parte nei pressi della chiesetta e comincia a salire sul fianco montuoso. Poco prima delle baite di Scarpatelli troviamo un bivio, al quale lasciamo la pista principale alla nostra sinistra ed imbocchiamo quella che va a destra, salendo alla località Ca’ dell’Angel, a 775 metri ed al maggengo di Ca’ Olt, a 1085 metri. Proseguiamo seguendo le indicazioni per La Costa e raggiungiamo il maggengo della Foppa (o Ca’ Scarì), a 1215 metri, posto alla sommità dei prati che partono da Ca’ Olt. Qui parcheggiamo ad uno slargo vicino ad una piccola stazione meteo, imboccando il sentiero contrassegnato da bolli azzurri (sentiero 216; un cartello ne indica la partenza e dà La Costa ad un'ora e 10 minuti ed il pizzo Pidocchio a 3 ore), che sale in una splendida pecceta di abeti rossi, verso sud ovest, con andamento regolare ed abbastanza ripido. Dopo circa un’ora di salita il sentiero esce dal bosco alla parte bassa della fascia dei prati della Costa. Salendo lungo una debole traccia ci portiamo alle baite dell’alpe (m. 1674) e poi, sempre seguendo il sentierino, pieghiamo leggermente a sinistra e raggiungiamo il limite della pecceta. Il sentiero vi si inoltra ma dopo una manciata di minuti di salita ci porta ad una selletta che si affaccia sul versante di Val Cervia (m. 1800). Davanti a noi, un po’ più in basso, la splendida conca di prati con la solitaria baita Pomina (m. 1787). La raggiungiamo e proseguiamo sulla traccia salendo lungo una fascia di prati. Ci raggiunge da destra il sentiero che sale fin qui dai Fienili Arale e dall’alpe Prato dell’Acqua in Val Cervia (itinerario di salita alternativo). Proseguiamo diritti verso sud-sud-est, seguendo l’ultima striscia di prati che precede un bosco di radi larici. Diritta davanti a noi si profila la cima del pizzo Pidocchio. Dopo una ventina di minuti pieghiamo decisamente a sinistra raggiungendo la sommità di un poggio dal quale si mostra l’impressionante salto di rocce che precipitano sul versante a monte di Caiolo. Pieghiamo quindi a destra e proseguiamo salendo verso sud. Usciti dal lariceto, approdiamo ad una pianetta con due panche in legno ed un tripode in metallo. Il crinale qui si impenna, e dobbiamo seguire la traccia che resta poco a destra del filo del crinale, che a sinistra precipita sulla grande frana che segna il culmine della Val Canale. Procediamo in terreno aperto, con un po’ di fatica, evitando di assecondare la tentazione di abbassarci un po’ a destra e, dopo qualche ultima elementare roccetta, mettiamo piede sulla cima del pizzo Pidocchio (m. 2330). Scendiamo per breve tratto, verso sud, dalla cima del pizzo Pidocchio ad una selletta erbosa e, invece di attaccare il crinale roccioso che ci sta di fronte, ne aggiriamo il piede tagliando a mezzacosta verso sud, su debole traccia, il ripido versante erboso (attenzione a non scivolare, perché si tratta dell’erba variamente conosciuta come paiosa, visega o cera, particolarmente insidiosa). Raggiunta così la cresta occidentale del monte, pieghiamo a sinistra (est) e ne seguiamo il filo erboso, ripido ma non difficile, fino alla pianetta della cima del monte Vespolo (m. 2385)


Scarì

Il secondo itinerario di salita parte da Caiolo. Per raggiungere il paese dobbiamo seguire il medesimo itinerario che porta a Cedrasco. Qui giunti, però, restiamo sulla strada provinciale Pedemontana Orobica, proseguendo verso est, fino ad una rotonda, dalla quale imbocchiamo la prima uscita che porta a Caiolo (m. 335). Anche qui dobbiamo acquistare ad un bar centrale o negli uffici comunali il pass di transito sulla pista agro-silvo-pastorale che da San Bernardo sale ai maggenghi di Ca’ Olt e Scarì.
Portiamoci alla Casa Municipale di Caiolo. Di fronte ad essa, sulla sinistra (per chi procede verso ovest), parte la strada che conduce, salendo verso sud-ovest, a San Bernardo. Seguiamola, ignorando alcune deviazioni secondarie, e, dopo 3 chilometri, raggiungiamo, a 518 metri, la chiesetta, di origine medievale, ristrutturata nei secoli XVII e XVIII. Imbocchiamo, ora, una stradina carrozzabile con fondo in asfalto, che parte nei pressi della chiesetta e comincia a salire sul fianco montuoso: in località Pranzera, a 710 metri, troveremo un cartello della Comunità Montana Valtellina di Sondrio che dà a 20 minuti di cammino la località Scarpatetti, a 50 la località Mistà e ad un’ora e 30 la località Sulini. Proseguiamo, superato il torrente Merdarolo, fino a Scarpatelli.


Sentiero per la Costa

La Costa

Poco prima delle baite di questa località troviamo un bivio, al quale lasciamo la pista principale alla nostra sinistra ed imbocchiamo quella che va a destra, salendo alla località Ca’ dell’Angel, a 775 metri (per raggiungere i prati e le baite bisogna percorrere una pista che si stacca, sulla sinistra, da quella principale). Poco sopra, troviamo le località Ca’ Gandini, ad 800 metri, e Mozzalli, ad 850 metri. Salendo ancora, raggiungiamo i prati di Masoni, a 910 metri, ed infine il maggengo di Ca’ Olt, a 1085 metri. Le baite del maggengo, poste sul limite inferiore dei prati ed il maggengo è estremamente panoramico: da qui si domina Sondrio, ed ottimo è il colpo d’occhio sul versante retico. I prati, a sud, sono dominati dal pizzo Pidocchio (m. 2329), in cui culmina il versante orobico sopra Caiolo. Torniamo alla pista principale e proseguiamo seguendo le indicazioni per La Costa. Qualche squarcio nella vegetazione a lato della pista ci permette di ammirare, sul versante retico, a sinistra, i Corni Bruciati ed il monte Disgrazia, che comincia a mostrarsi. La successiva tappa è rappresentata dal maggengo della Foppa (o Ca’ Scarì), a 1215 metri, posto alla sommità dei prati che partono da Ca’ Olt.


Baita Pomina

Traverso ai piedi del monte Vespolo

Qui parcheggiamo ad uno slargo vicino ad una piccola stazione meteo, imboccando il sentiero contrassegnato da bolli azzurri (sentiero 216; un cartello ne indica la partenza e dà La Costa ad un'ora e 10 minuti ed il pizzo Pidocchio a 3 ore), che sale in una splendida pecceta di abeti rossi, verso sud ovest, con andamento regolare ed abbastanza ripido. Dopo circa un’ora di salita il sentiero esce dal bosco alla parte bassa della fascia dei prati della Costa. Salendo lungo una debole traccia ci portiamo alle baite dell’alpe (m. 1674) e poi, sempre seguendo il sentierino, pieghiamo leggermente a sinistra e raggiungiamo il limite della pecceta. Il sentiero vi si inoltra ma dopo una manciata di minuti di salita ci porta ad una selletta che si affaccia sul versante di Val Cervia (m. 1800). Davanti a noi, un po’ più in basso, la splendida conca di prati con la solitaria baita Pomina (m. 1787). La raggiungiamo e proseguiamo sulla traccia salendo lungo una fascia di prati. Ci raggiunge da destra il sentiero che sale fin qui dai Fienili Arale e dall’alpe Prato dell’Acqua in Val Cervia (itinerario di salita alternativo).
Proseguiamo diritti verso sud-sud-est, seguendo l’ultima striscia di prati che precede un bosco di radi larici. Diritta davanti a noi si profila la cima del pizzo Pidocchio. Dopo una ventina di minuti pieghiamo decisamente a sinistra raggiungendo la sommità di un poggio dal quale si mostra l’impressionante salto di rocce che precipitano sul versante a monte di Caiolo. Pieghiamo quindi a destra e proseguiamo salendo verso sud. Usciti dal lariceto, approdiamo ad una pianetta con due panche in legno ed un tripode in metallo. Il crinale qui si impenna, e dobbiamo seguire la traccia che resta poco a destra del filo del crinale, che a sinistra precipita sulla grande frana che segna il culmine della Val Canale. Procediamo in terreno aperto, con un po’ di fatica, evitando di assecondare la tentazione di abbassarci un po’ a destra e, dopo qualche ultima elementare roccetta, mettiamo piede sulla cima del pizzo Pidocchio (m. 2330).


Apri qui una fotomappa dell'anello

Qui l’escursione potrebbe terminare, perché il panorama, a nord, è già superbo, ma con un supplemento di mezzora di salita possiamo guadagnare la cima del vicino monte Vespolo (m. 2385), che si erge imponente a sud. Vista da qui mostra il suo roccioso fianco settentrionale e sembra quasi inaccessibile, mentre in realtà la salita non pone problemi alpinistici. Scendiamo per breve tratto, verso nord, dalla cima del pizzo Pidocchio ad una selletta erbosa e, invece di attaccare il crinale roccioso che ci sta di fronte, ne aggiriamo il piede tagliando a mezzacosta verso sud, su debole traccia, il ripido versante erboso (attenzione a non scivolare, perché si tratta dell’erba variamente conosciuta come paiosa, visega o cera, particolarmente insidiosa). Raggiunta così la cresta occidentale del monte, pieghiamo a sinistra (est) e ne seguiamo il filo erboso, ripido ma non difficile, fino alla pianetta della cima del monte Vespolo (m. 2385), dopo poco meno di 4 ore di cammino, per un dislivello in salita di circa 1185 metri.

CARTA DEL PERCORSO

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