FOTO-MAPPA DEL PERCORSO


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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Campo Tartano-Val Vicima-Alpe Vicima-
Baita Pertuso-Pizzo di Presio
4 h
1220
EE
SINTESI. Saliamo in Val Tartano e parcheggiamo a Campo Tartano, incamminandoci sulla carozzabile per Tartano fino a trovare, sulla sinistra, dopo una semicurva a sinistra, la partenza di della mulattiera della Val Vicima (segnalazione con cartello) che passa a monte della frazione Ronco e sale fino ad un poggio nel bosco posto all'ingresso della Val Vicima. La mulattiera si inoltra nella valle tagliandone il fianco, fino alle Baite Vicima (m. 1505), Saliamo ancoira, attraversiamo un piccolo corso d'acqua ed una fascia di ontani portandoci alle successive baite di quota 1619, che restano alla nostra destra (qui ignoriamo la deviazione a destra che attraversa la valle e porta al Barghèt). Stando sulla sinistra procediamo per breve tratto nel bosco, passando a destra di altre baite, poi usciamo all'aperto e raggiungiamo, a quota 1763, un terzo gruppo di baite, prima di scendere sulla destra ad attraversare il torrente e, superata un’ultima balza, giungere in vista dell’ampio pianoro terminale dell’alpe di Vicima, dove, a 1933, troviamo la baita utilizzata dai caricatori dell’alpe. Tenendo la sinistra (per noi) della valle senza però guadagnare quota, aggiriamo il recinto che delimita lo spazio riservato agli animali. Proseguiamo il cammino, tenendo la sinistra (per noi) della valle, senza però guadagnare quota, ed aggiriamo il recinto che delimita lo spazio riservato agli animali, percorrendo a vista il pianoro: manca, infatti, una vera e propria traccia di sentiero. Sulla sinistra riconosciamo facilmente due baite, quotate 1931 m. (una è costruita a ridosso di un enorme masso). Dobbiamo, ora, lasciare la traccia di sentiero che prosegue in direzione del ben visibile passo di Vicima (che porta al laghetto, all’alpe ed al rifugio di Bernasca), deviando a sinistra, per risalire il fianco settentrionale della valle, lungo un ampio versante erboso, alla cui cima si intuisce un pianoro. Dalle baite, dunque, iniziamo a salire verso nord-est (più o meno in verticale, tendendo molto leggermente a destra), seguendo l'ampio vallone che scende da un gradone terminale. C'è anche una traccia di sentiero, ma nella parte bassa è poco visibile. Alla fine raggiungiamo la soglia di una splendida conca solitaria, vegliata dalla baita Pertuso (m. 2113). Attraversiamo il vallone, tenendo la sinistra, un po’ a monte del suo fondo, su traccia di sentiero, e tagliando una fascia di massi scaricati dal versante montuoso. portandoci fino al fondo dell’ampia conca, per poi risalire un facile pendio erboso, sempre su traccia di sentiero, piegando leggermente a destra. Superata una fascia di massi, non andiamo a destra, verso il grande ometto della quota 2387, ma volgiamo a sinistra, tagliando in diagonale un ripido versante erboso, per poi affrontare una fascia di roccette, che si superiamo con un po’ di attenzione. C’è anche una debolissima traccia di sentiero che ci può guidare. Approdiamo, così, ad un ampio dosso erboso, che tagliamo, di nuovo, in diagonale verso sinistra; dopo un ultimo zig-zag fra qualche roccetta, piegando leggermente a destra raggiungiamo la sella erbosa posta immediatamente a destra (sud) del pizzo di Presio. Pochi passi ancora, ed abbiamo raggiunto i 2931 metri della cima erbosa. Attenzione: per l'esposizione sul salto di rocce sottostante, questa salita è da evitare con terreno bagnato o innevato.

Il pizzo di Presio (m. 2391) è la massima elevazione del comune di Colorina e domina, con il suo imponente salto roccioso settentrionale, il versante orobico a monte del paese della media Valtellina. Lo possiamo facilmente individuare guardando a questo versante dalla piana della Selvetta o da Berbenno. Riconosciamo due pizzi, che mostrano un salto roccioso verticale sotto la vetta. Quello di sinistra, che, da questa prospettiva, può apparire più alto, mostra anche una croce sommitale, che talvolta riflette i raggi del sole. Non è però il pizzo più alto, e neppure il pizzo di Presio: si tratta, invece, della vetta denominata “Pizzo” (m. 2298), più bassa e di accesso ben più difficile.
Il Presio, cui si può salire con un’escursione di medio impegno, è quello di sinistra. Sulla sua vetta si incontrano i confini dei comuni di Colorina, Forcola e Fusine. Il pizzo è collocato sul vertice sud-orientale della Val Vicima, la prima laterale orientale della Val di Tartano, alla quale guarda il suo versante sud-occidentale; il versante settentrionale, invece, guarda all’alpe omonima, nei monti sopra Colorina, mentre quello orientale, infine, si affaccia alla valle di Bernasca, laterale occidentale della Valmadre.
La salita al pizzo può avvenire per tre vie. Si può salire innanzitutto dall’alpe di Presio, sopra Colorina, per un ripido canalino ed una bocchetta intagliata fra il Presio ed il Pizzo (la parte terminale del canalino, piuttosto impegnativa, è servita da una corda fissa). Si può salire anche dall’alpe Bernasca, in Valmadre, dove si trova il rifugio Bernasca, sfruttando il crinale est-nord-est. Per raggiungerlo, scendiamo dal rifugio alla casera di Bernasca (m. 1982), imboccando poi un sentierino che, in direzione nord, porta al crinale, ad una quota approssimativa si 2220 metri. Seguendo il crinale, con cautela, raggiungiamo infine i 2391 metri della cima.
La via più agevole per salire alla cima (una via che richiede, comunque, esperienza escursionistica) è, però, quella che passa per la Val Vicima. La val Vicìma è la prima laterale orientale importante della Val di Tartano, ma appartiene interamente al comune di Forcola, e rappresenta un’interessantissima porta fra la bassa Val di Tartano e la Valmadre, perché, attraverso il passo di Vicima, posto in fondo alla valle, possiamo scendere all’alpe di Bernasca e, di qui, su una bella mulattiera, al versante orobico immediatamente a monte di Colorina.
Dobbiamo, quindi, salire in Val di Tartano. Per farlo, stacchiamoci dalla ss. 38, dopo il viadotto sul torrente Tartano e prima di quello sul fiume Adda nel tratto fra Talamona ed Ardenno (se proveniamo da Milano). Ci immettiamo, così, sulla strada provinciale Pedemontana Orobica, che lasciamo, però, ben presto, deviando a destra, per imboccare la strada, segnalata, per la Val di Tartano. La strada, costruita fra il 1956 ed il 1957, si snoda sull’aspro fianco occidentale del Crap del Mezzodì (m. 1031), inanellando 12 tornanti prima di raggiungere Campo Tartano (m. 1049).
Procedendo per circa mezzo chilometro oltre Campo, in direzione di Tartano, troviamo una piazzola a lato della strada, sulla destra, con un tavolo per la sosta. Pochi metri oltre parte, sulla sinistra, il sentiero per la Val Vicima. Possiamo anche procedere poco oltre, fino alla frazione di Ronco, salendo, sulla strada che si stacca sulla sinistra dalla principale, fino ad un parcheggio. Nei pressi di una chiesetta troviamo, quindi, il sentiero che si dirige alle case; alla prima deviazione a sinistra ce ne stacchiamo, risalendo un ripido prato ed entrando in una macchia. In pochi minuti, intercettiamo, così, la mulattiera che sale in Val Vicima.
Dal primo tratto della mulattiera si domina la bassa Val di Tartano, con Campo Tartano, mentre sul versante opposto della valle si vedono le case di Postareccio. La successiva salita conduce al crinale di un dosso, dove una piccola radura permette una piacevole sosta, rallegrata dal dolce profilo delle betulle. Dal dosso lo sguardo raggiunge, sul fondo della Val Lunga, il passo di Tartano, sormontato da una grande croce. Il sentiero si inoltra, quindi, sul fianco settentrionale della valle e raggiunge una cappelletta che sembra posta a guardia del pauroso dirupo che si apre, alla nostra destra, sul fondovalle. Il sentiero, infatti, è largo, comodo ed in questo tratto quasi pianeggiante, ma esposto su questo dirupo: da qui scorgiamo anche l’audace ponte di Vicima, che, sulla strada che porta a Tartano, supera la selvaggia forra della bassa Val Vicima. Sul lato opposto, cioè a monte, possiamo osservare, invece, la più rassicurante presenza di un bel bosco di abeti e faggi.
Riprendiamo la salita: ben presto si raggiungono le baite di Vicima (m 1505), a monte dei ripidi prati che la sapienza contadina ha saputo sfruttare da tempi immemorabili. Continuiamo, fino ad un secondo gruppo di baite (m. 1619), che raggiungiamo dopo aver superato un piccolo corso d’acqua ed aver attraversato una fascia di bassa vegetazione, dove ignoriamo una deviazione che si stacca dal sentiero sulla nostra destra, scende al torrente della valle e si porta sul suo lato opposto, per raggiungere l’alpeggio del Barghèt.
Usciamo, quindi, definitivamente allo scoperto e nella salita successiva incontriamo una fascia di bassa vegetazione, costituita soprattutto dagli ontani verdi (una presenza spesso temuta dall’escursionista, in quanto nasconde, in molti casi, la traccia di sentiero: non però, in questo caso). Ci stiamo affacciando all’alta valle, e troviamo, sulla nostra sinistra, a quota 1763, un primo gruppo di baite, prima di scendere sulla destra ad attraversare il torrente e, superata un’ultima balza, giungere in vista dell’ampio pianoro terminale dell’alpe di Vicima, dove, a 1933, troviamo la baita utilizzata dai caricatori dell’alpe.
Possiamo ora ammirare nella sua interezza la testata della valle, dominata, sul lato destro, dal roccioso versante settentrionale del pizzo Gerlo (m. 2470); alla sua sinistra, la più profonda depressione del crinale costituisce il passo di Vicima. Proseguiamo il cammino, tenendo la sinistra (per noi) della valle, senza però guadagnare quota, ed aggiriamo il recinto che delimita lo spazio riservato agli animali, percorrendo a vista il pianoro: manca, infatti, una vera e propria traccia di sentiero. Sulla sinistra riconosciamo facilmente due baite, quotate 1931 m. (una è costruita a ridosso di un enorme masso).
Dobbiamo, ora, lasciare la traccia di sentiero che prosegue in direzione del ben visibile passo di Vicima (che porta al laghetto, all’alpe ed al rifugio di Bernasca), deviando a sinistra, per risalire il fianco settentrionale della valle, lungo un ampio versante erboso, alla cui cima si intuisce un pianoro. Dalle baite, dunque, iniziamo a salire verso nord-est (più o meno in verticale, tendendo molto leggermente a destra), seguendo l'ampio vallone che scende da un gradone terminale. C'è anche una traccia di sentiero, ma nella parte bassa è poco visibile.
Alla fine raggiungiamo la soglia di una splendida conca solitaria, vegliata dalla baita Pertuso (m. 2113). Si chiude l'orizzonte alle nostre spalle, siamo nel regno della solitudine estrema. Guardiamo, ora, il fondo del vallone-conca: sul lato sinistro indoviniamo, senza però vederla, la marcata spaccatura del crinale costituita dalla bocchetta già menzionata, che guarda all’alpe del Presio, sopra Colorina; procedendo verso destra, vediamo un corno roccioso orientato a destra ed un’elevazione tondeggiante, poco pronunciata. È proprio quest’ultimo il pizzo di Presio. Alla sua destra, il crinale comincia a scendere, fino ad una sella, per poi risalire all’elevazione quotata 2387 metri, dal profilo più affilato e sormontata da un grande ometto. Chi non conoscesse i luoghi, scambierebbe facilmente quest’ultima per il pizzo. Ora osserviamo il versante sotto il crinale, per individuare il percorso di salita.
Intuiamo subito quello per salire alla sella a sinistra della quota 2387, mentre quello per il pizzo sembra più difficile, per la presenza di uno sperone alla sua destra, che termina in un salto roccioso. I due percorsi, per gran parte coincidono, prima di biforcarsi. Si tratta di attraversale il vallone, tenendosi a sinistra, un po’ a monte del suo fondo, su traccia di sentiero, tagliando una fascia di massi scaricati dal versante montuoso. Ben presto raggiungiamo la lingua d’erba che sale alla bocchetta già menzionata: chi sale al pizzo dall’alpe del Presio, sopra Colorina, la raggiunge e scende di qui, per congiungerci al nostro percorso.
Non risaliamo, dunque, il canalino che porta alla bocchetta, ma proseguiamo, portandoci fino al fondo dell’ampia conca, per poi risalire un facile pendio erboso, sempre su traccia di sentiero, piegando leggermente a destra. Alzando la testa, scorgiamo, sulla nostra verticale, l’ometto della quota 2387. Guardando verso sinistra, invece, possiamo ora vedere bene la croce che sormonta il Pizzo (m. 2298).
Superata una fascia di massi, i percorsi si dividono. Mentre per raggiungere la sella a sinistra della quota 2387 basta seguire la striscia del pascolo, per il pizzo di Presio si volge a sinistra, tagliando in diagonale un ripido versante erboso, per poi affrontare una fascia di roccette, che si supera con un po’ di attenzione. C’è anche una debolissima traccia di sentiero che ci può guidare. Approdiamo, così, ad un ampio dosso erboso, che tagliamo, di nuovo, in diagonale verso sinistra; dopo un ultimo zig-zag fra qualche roccetta, piegando leggermente a destra raggiungiamo la sella erbosa posta immediatamente a destra (sud) del pizzo di Presio. Pochi passi ancora, ed abbiamo raggiunto i 2931 metri della cima erbosa. Attenzione: per l'esposizione sul salto di rocce sottostante, questa salita è da evitare con terreno bagnato o innevato!
Sulla vetta, non troviamo nulla ad attenderci, se non un panorama di primissimo ordine. Essa, infatti, per la sua posizione particolare, è estremamente panoramica. Ad ovest, lo sguardo raggiunge, a destra del caratteristico corno del monte Legnone, la bassa Valtellina, l’alto Lario, le Alpi Lepontine e, sul fondo, il gruppo del monte Rosa. Più a destra, la Costiera dei Cech e le vette del gruppo del Masino, i pizzi Porcellizzo, Badile, Cengalo e del Ferro, le cime di Zocca e di Castello, la punta Rasica, i pizzi Torrone, il minte Sissone, il monte Disgrazia ed i Corni Bruciati. A nord, l’imponente parata della testata della Valmalenco, con i pizzi Roseg (da “rösa” o “rosa”, massa di ghiaccio), Scerscen, Bernina, Argient, Zupò (che significa “nascosto”, da “zuper”, nascondere) e Palù. Più a destra ancora, il gruppo Painale-Scalino, il pizzo Còmbolo, le montagne della Valle di Poschiavo e della Val Grosina, il gruppo dell’Adamello. Verso est possiamo ammirare, in un interessantissimo spaccato, le più alte cime della catena orobica centrale. A sud, infine, in primo piano il pizzo Gerlo ed il monte Seleron, sul crinale che separa la Val Tartano dalla Valmadre.
Le quattro ore necessarie per raggiungere la cima sono, quindi, ampiamente ripagate (il dislivello in salita è di circa 1220 metri). Un’ultima notazione: possiamo salire al pizzo anche raggiungendo, con percorso più facile, la sella a sinistra della cima quotata 2387 (che è altrettanto panoramica). Il difficile viene, però, dopo, nel senso che dobbiamo percorrere verso nord, su uno stretto sentierino esposto, il crinale, appoggiandoci al versante che guarda all’alpe Bernasca, un percorso non agevole (da evitare con terreno bagnato od innevato), che richiede esperienza.

Qui sotto: mappa-fotografia del vallone Pertuso e della via di salita al pizzo di Presio

ESCURSIONI A COLORINA

L'anello del Presio 1, 2


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