Carte del percorso 1, 2


Il pizzo Stella

Il pizzo Stella è sicuramente la cima regina della Valle Spluga orientale ed altresì la più famosa cima di questa valle, anche se non la più alta, per via delle sue forme regolari, della posizione che la rende facilmente visibile e riconoscibile e del panorama eccezionale che regala. Il pizzo fu ufficialmente salito per la prima volta il 7 settembre 1865 dall'inglese John Ball, insieme ad Arconati ed Adamino, per la cresta sud-occidentale (la cosiddetta "via nornale"), anche se un ometto trovato sul ripiano della cima rese evidente che quella non era la prima salita effettiva. Qualche cacciatore di camosci aveva già raggiunto la vetta, oppure, proabilmente, i topografi che lavorarono alla carta del Lombardo-Veneto edita nel 1833.


La Val di Lei vista dalla cima del pizzo Stella

Luigi Brasca, nel suo lavoro "Le montagne di Val San Giacomo" (ed. CAI, Torino, 1907) così ne sintetizza il fascino: "Infine magnifico, sublime, l'isolato massiccio del PIzzo Stella, superbamente posto a cavaliere delle valli di San Giacomo e di Bregaglia, dai candidi ghiacciai, dalle nere pareti solcate da nevosi canaloni. L'ometto della cima tocca 3163 metri... Il massiccio del Pizzo Stella, compreso tra i Passi d'Angeloga e di Lei, forma l'angolo tra le valli di San Giacomo e di Bregaglia, ed il punto dove la cresta spartiacque volge di nuovo ad oriente, riprendendo la sua direzione consueta. Superba è la cima massima dello Stella (m. 3163), che guarda altezzosa giù nelle sue sottostanti vallate, sprofondate ai suoi piedi, quella di San Giacomo a 2000 ad ovest (presso Campodolcino), quella di Bregaglia a ben 2800 metri di dislivello immediato: dislivello questo non facile a trovare anche in montagne più elevate, tra due punti quasi direttamente situati si di una unica china (la strada di Bregaglia presso Prosto, punto da cui si vede la cresta ultima dello Stella, è all'altezza di soli 400 metri circa). Due notevoli ghiacciai coprono i fianchi settentrionali del pizzo: a NO il Ghiacciaio Mortee, a NE il grande Ghiacciaio Ponciagna, che versa le sue acque in Val di Lei." Descrizione che si conserva attualissima ad oltre un secolo di distanza, eccezion fatta per l'estensione dei ghiacciai, che non è stata risparmiata dalla generale tendenza al ritiro in atto da diversi decenni.


Crinale terminale del pizzo Stella con la croce di vetta

La popolarità del pizzo è legata anche al suo nome fascinoso, con quel che di celeste che non guasta. L'etimo riconduce però alla terra ed al termine dialettale "stéel", che indica i pascoli che si stendono ai piedi del suo versante settentrionale (nell'Ottocento è attestata anche la denominazione "pizzo Stelo"). Cosa significhi, poi, esattamente "Stéel" non lo si sa con certezza: non è da escludere il riferimento ad una "vacca stellata", con una macchia o fascia bianca sulla fronte, ed in tal caso il nome rimanderebbe all'evidente striscia bianca del canalone centrale ben visibile dai pascoli dell'Angeloga. Altre ipotesi rimandano alla voce "stellum", cioè "palizzata", "riparo per il bestiame", oppure alla voce bregagliotta "stelm", che indica le due o tre travi longitudinali che sorreggono le assi del soffitto di una stalla. Insomma, dalle stelle... alle stalle.


Il pizzo Stella

Ed a proposito di realtà molto poco celesti, non si può non citare una coloritissima allegrezza (cioè: imprecazione) assai in uso, un tempo, nella frazione di Portarezza a Campodolcino: "Pos tu vèes su in dal Piz Stéel in dal més de ginée, cun la camisa gagnèda, una livéra in méen, un candelòt in bocia, quand al bofa la bisa", cioè: "Possa tu essere sul Pizzo Sella nel mese di gennaio, con la camicia bagnata, un pezzo di ferro in mano ed un candelotto (di ghiaccio) in bocca quando soffia il vento gelato". Si può benissimo capire il senso dell'augurio senza bisogno di prova empirica alcuna!
Il pizzo si colloca sullo spartiacque della catena retica, ma non sul confine italo-svizzero, perché la settentrionale Val di Lei, che ricade idrograficamente nel bacino del Reno, è inclusa nel territorio italiano. Dal pizzo scendono dunque sui diversi versanti acque dal destino ben diverso: a sud il mare Adriatico, a nord il mare del Nord. E' circondato dalla Val d'Avero, a sud-ovest, dalla Valle della Rabbiosa, a nord-ovest, dalla Val de Cà e quindi dalla Val di Lei a nord-nord-est.
La salita al pizzo per la "via normale" richiede due giornate, con punto di appoggio al rifugio Chiavenna. Propone in un tratto semplici passi di arrampicata di I e II grado, che richiedono comunque esperienza. L'attraversata di un ripido nevaio richiede inoltre la dotazione di piccozza e ramponi. La vera insidia di questa salita è però costituita da eventuali cornici o dalla scarsa visibilità, già responsabili di incidenti mortali sul versante della Val d'Avero.


Il pizzo Stella

Una rapida incursione nell'immaginario chiude degnamente questa sintetica presentazione della fascinosa cima. Buzzetti Lino, in un ciclostilato prodotto dalla scuola media Bertacchi di Chiavenna nel 1959, riporta una leggenda legata alla disastrosa alluvione del torrente Rabbiosa nel 1927. Pare che il parroco avesse relegato sulla cima del pizzo Stella, nella festività dell'Assunta, tre anime di persone che erano morte nella condizione di scomunicati. Queste anime, però, si trasformarono in un masso, in un grosso tronco ed in un fascio di fieno: questa fu l'origine della rovinosa alluvione che portò le acque del torrente Rabbiosa a devastare la Val S. Giacomo. Solo quando masso, tronco e fieno furono rimossi, le acque del torrente tornarono, miracolosamente, dentro l'antico alveo. Forse tutto ciò accadde per volontà della superba cima, che mal sopportava di essere relegata al ruolo di ricettacolo dei nemici di Dio.


Panoramica dalla cima del pizzo Stella

DA FRACISCIO AL RIFUGIO CHIAVENNA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Soste (Fraciscio)-Rifugio Chiavenna
2 h
600
E
SINTESI. Alla chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino lasciamo la ss 36 dello Spluga prendendo a destra e salendo a Fraciscio. Proseguiamo portandoci oltre la parte alta del paese, fino al parcheggio di Soste (m. 1442). Incamminiamoci su una pista che lascia il posto ad un sentiero e ad un bivio andiamo a sinistra, risalendo verso nord-est il versante settentrionale della Val Rabbiosa. Dopo monti tornanti pieghiamo a destra (in direzione sud-est), per superare le ultime gole che ci separano dall’alpe. Oltrepassato un torrentello (attenzione ai massi bagnati), ci infiliamo nella gola dalla quale scende uno dei torrentelli che confluiscono nel torrente Rabbiosa. Nell’ultimo tratto passiamo proprio a lato del torrente, prima che questo precipiti in una cascata, e, dopo l’ultimo tratto, ci affacciamo ai pascoli dell’alpe Angeloga. Passando a sinistra del lago omonimo ci portiamo al rifugio Chiavenna (m. 2044), presso le baite dell'alpe.


Fraciscio

Il rifugio Chiavenna, che si raggiunge da Fraciscio, è un ottimo punto di appoggio non solo per l’ascensione al pizzo Stella (m. 3163), l’elegante cima che domina il paesaggio alpino di questi luoghi, ma anche per una facile traversata dalla valle Rabbiosa alla Val di Lei, dove si può trovare un secondo punto di appoggio al bivacco Pian del Nido.
Per salire a Fraciscio bisogna staccarsi dalla ss. 36 dello Spluga all’altezza di Campodolcino (m. 1062): la deviazione si trova, sulla destra, immediatamente dopo la chiesa parrocchiale. Percorsi tre chilometri, con numerosi tornanti, su una strada larga ed agevole, ed ignorata la deviazione, a destra, per Gualdera, raggiungiamo così il paese (m. 1341), la cui fama è legata al fatto di aver dato i natali al beato Luigi Guanella. Le case di Fraciscio sono disposte sul lato settentrionale della valle Rabbiosa, il cui nome rimanda al corso tormentato e selvaggio dell’omonimo torrente.


La Val Rabbiosa

Salendo lungo la strada che attraversa il paese, raggiungiamo la contrada più alta di Soste (m. 1442) e, poco sopra, una piazzola dove è possibile parcheggiare l’automobile, presso un bar-ristoro. Qui parte una pista, carrozzabile, nel primo tratto, fino ad una seconda piazzola, che rimane sul lato settentrionale della valle (cioè sul lato sinistro, per chi sale). Poi la pista diventa sentiero, che comincia ad inerpicarsi sul fianco montuoso. Incontriamo, così, sul nostro cammino un curioso ed imponente monolito, alla cui ombra è collocato un crocifisso, in una cornice resa meno severa dalla presenza di qualche rado larice.
Poco oltre, a quota 1624, ecco un bivio: mentre una traccia più debole prosegue inoltrandosi nella valle, il sentiero principale piega a sinistra (dalla direzione est alla direzione nord-est) ed inizia una faticosa risalita, con numerosi tornanti, sul versante montuoso che, fra due valloni, ci separa dalla bella conca dell’alpe Angeloga (termine che deriva da “angolo”, con riferimento alla forma o alla piega che la valle assume). Nulla, per ora, fa presagire che oltre gli aspri contrafforti della valle si celi un alpeggio ameno: per ora dobbiamo faticosamente guadagnare metro dopo metro, inizialmente all’ombra di un rado bosco, poi in un terreno scoperto, gettando qualche occhiata al pizzo Stella, che si intravede alla nostra destra (sud-est). Si tratta della cima più famosa della Valchiavenna, conquistata nel 1865 da John Ball, scalatore inglese che fu fra i primi ad esplorare queste montagne.


Il rifugio Chiavenna

Per attenuare la fatica, pensiamo ad una curiosa leggenda ispirata a questa cima e riportata dall'alunno Buzzetti Lino in un ciclostilato prodotto dalla scuola media Bertacchi di Chiavenna, nel 1959. Sfondo storico della leggenda, la disastrosa alluvione del torrente Rabbiosa nel 1927. Pare che il parroco avesse relegato sulla cima del pizzo Stella, nella festività dell'Assunta, tre anime di persone che erano morte nella condizione di scomunicati. Queste anime, però, si trasformarono in un masso, in un grosso tronco ed in un fascio di fieno: questa fu l'origine della rovinosa alluvione che portò le acque del torrente Rabbiosa a devastare la Val S. Giacomo. Solo quando masso, tronco e fieno furono rimossi, le acque del torrente tornarono, miracolosamente, dentro l'antico alveo.
La salita si sviluppa per circa trecento metri, finché, dopo una serie più serrata di tornantini, pieghiamo a destra (in direzione sud-est), per superare le ultime gole che ci separano dall’alpe. Oltrepassato un torrentello, ci infiliamo, infatti, nella gola dalla quale scende uno dei torrentelli che confluiscono nel torrente principale, e che corre alla nostra destra. Su uno spuntone di roccia, che cade a precipizio sulla forra del torrente, un crocifisso, come accade spesso nei luoghi montani più aspri, sorveglia i nostri passi.


Il lago dell'Angeloga

Nell’ultimo tratto passiamo proprio a lato del torrente, prima che questo precipiti in una cascata, e, dopo l’ultimo tratto, eccoci consegnati ad uno scenario più ampio e gentile, quello dei verdeggianti pascoli dell’alpe Angeloga, riposta dolcemente in un’ampia conca. Nel cuore dell’alpe, poi, è riposto l’omonimo lago (m. 2036), che guarda alle baite disposte a ridosso del limite settentrionale dei pascoli. Accanto alle baite, a 2044 metri, il rifugio Chiavenna, presso il cui muricciolo di cinta sostano spesso, in estate, alcuni cavalli. Da Soste al rifugio sono necessarie sono necessarie un’ora e mezza o due di cammino, per superare i circa 600 metri di dislivello.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

DAL RIFUGIO CHIAVENNA AL PIZZO STELLA PER LA VIA NORMALE

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rifugio Chiavenna-Pizzo Stella
4 h
1125
F (difficoltà alpinistica facile)
SINTESI. Lasciamo il rifugio Chiavenna e ci portiamo al lago dell'Angeloga, passando a lato della sua sponda orientale (sinistra) e seguendo una marcata traccia di sentiero verso est-sud-est. Superata una gobba ed un avvallamento, procediamo seguendo gli ometti ed i radi bolli di color arancione, fra i magri pascoli, sempre verso est-sud-est. A quota 2060 metri lasciamo alla nostra sinistra una traccia che procede diritta verso la base della parete occidentale del Pizzo Peloso e pieghiamo leggermente a destra, procedendo in leggera salita verso sud-est. A quota 2100 la pendenza si fa più marcata e la traccia piega ancora leggermente a destra, assumendo l'andamento sud e passando a sinistra di un corso d'acqua. Ci portiamo così, sempre seguendo attentamente gli ometti, ad un ampio vallone di sfasciumi, un tempo occupato dalla vedretta dei Mortée, che oggi è ridotta ai minimi termini. Alla nostra sinistra si riconoscono le elevazioni satelliti del Dente (m. 2806) e dello Stellino (m. 2898). Procedendo su terreno morenico in direzione della cresta ovest del Pizzo Stella e seguendo la traccia scavata dal ripetuto passaggio di alpinisti, passiamo ai piedi di una parete verticale che si erge alla nostra sinistra. Superata una pietraia, pieghiamo ancora leggermente a sinistra e per un tratto procediamo verso sud-sud-ovest, attraversando un ampio macereto. Vediamo ora in primo piano, alla nostra sinistra, l'impressionante canalone nord che scende dalla cima del pizzo Stella, ed alcuni ometti suggeriscono di piegare a sinistra e di procedere in quella direzione. Proseguiamo invece diritti, verso sud, attraversando una pietraia sulfurea e guadando, dopo breve discesa, un modesto corso d'acqua. Sostanzialmente il percorso compie una lunga diagonale verso destra (direzione sud-ovest). Seguiamo gli ometti verso sud sino a quando tracce di sentiero ci fanno piegare un po' a sinistra, verso, verso sud-est e poi ancora un po' a sinistra (sud), salendo direttamente, su terreno un po' faticoso per il minuto pietrame, verso la parete settentrionale della cresta Sud-Ovest del pizzo, denominata Cresta del Calcagnolo. Passiamo così a destra (per chi guarda a monte) di un marcato canale di scolo che a sua volta è a destra rispetto al canalone centrale nord del Pizzo Stella. A quota 2900 m. pieghiamo a sinistra (est-sud-est) e, procedendo sempre in forte pendenza, ci portiamo ad un nevaio ripido, che attraversiamo per sicurezza con l'ausilio dei ramponi. Piegando leggermente a destra saliamo ancora in direzione sud-sud-est in direzione della cresta del Calcagnolo, superando, con l'ausilio di segni e frecce di color arancione, il punto più delicato della salita, un traverso verso destra con passaggi su roccette di I e II grado. Il traverso porta alla cresta la seguiamo salendo verso sinistra (nord-nord-est), fra blocchi e sfasciumi che impongono attenzione. Passiamo così per la Croce Garlaschelli e proseguiamo su percorso che impone sempre attenzione fino alla croce di vetta del Pizzo Stella (m. 3136).


Salita dall'Angeloga al Pizzo Stella

Lasciamo il rifugio Chiavenna e ci portiamo al lago dell'Angeloga, passando a lato della sua sponda orientale (sinistra) e seguendo una marcata traccia di sentiero verso est-sud-est. Superata una gobba ed un avvallamento, procediamo seguendo gli ometti ed i radi bolli di color arancione, fra i magri pascoli, sempre verso est-sud-est.
A quota 2060 metri lasciamo alla nostra sinistra una traccia che procede diritta verso la base della parete occidentale del Pizzo Peloso e pieghiamo leggermente a destra, procedendo in leggera salita verso sud-est. A quota 2100 la pendenza si fa più marcata e la traccia piega ancora leggermente a destra, assumendo l'andamento sud e passando a sinistra di un corso d'acqua. Ci portiamo così, sempre seguendo attentamente gli ometti, ad un ampio vallone di sfasciumi, un tempo occupato dalla vedretta dei Mortée, che oggi è ridotta ai minimi termini. Alla nostra sinistra si riconoscono le elevazioni satelliti del Dente (m. 2806) e dello Stellino (m. 2898).


Verso la cresta del Calcagnolo

Verso la cresta del Calcagnolo

Nevaio (a sinistra)

Procedendo su terreno morenico in direzione della cresta ovest del Pizzo Stella e seguendo la traccia scavata dal ripetuto passaggio di alpinisti, passiamo ai piedi di una parete verticale che si erge alla nostra sinistra. Superata una pietraia, pieghiamo ancora leggermente a sinistra e per un tratto procediamo verso sud-sud-ovest, attraversando un ampio macereto. Vediamo ora in primo piano, alla nostra sinistra, l'impressionante canalone nord che scende dalla cima del pizzo Stella, ed alcuni ometti suggeriscono di piegare a sinistra e di procedere in quella direzione. Proseguiamo invece diritti, verso sud, attraversando una pietraia sulfurea e guadando, dopo breve discesa, un modesto corso d'acqua.


La croce Garlaschelli sul crinale

L'accesso al crinale

Crinale meridionale del pizzo Stella

Sostanzialmente il percorso compie una lunga diagonale verso destra (direzione sud-ovest). Seguiamo gli ometti verso sud sino a quando tracce di sentiero ci fanno piegare un po' a sinistra, verso, verso sud-est e poi ancora un po' a sinistra (sud), salendo direttamente, su terreno un po' faticoso per il minuto pietrame, verso la parete settentrionale della cresta Sud-Ovest del pizzo, denominata Cresta del Calcagnolo.
Passiamo così a destra (per chi guarda a monte) di un marcato canale di scolo che a sua volta è a destra rispetto al canalone centrale nord del Pizzo Stella. A quota 2900 m. pieghiamo a sinistra (est-sud-est) e, procedendo sempre in forte pendenza, ci portiamo ad un nevaio ripido, che attraversiamo per sicurezza con l'ausilio dei ramponi.


Panorama dalla cresta del Calcagnolo

Salita in cresta

Croce sulla vetta del Pizzo Stella

Piegando leggermente a destra saliamo ancora in direzione sud-sud-est in direzione della cresta del Calcagnolo, superando, con l'ausilio di segni e frecce di color arancione, il punto più delicato della salita, un traverso verso destra con passaggi su roccette di I e II grado. Il traverso porta ad un intaglio sulla cresta (intaglio Garlaschelli). Raggiunta la cresta, la seguiamo salendo verso sinistra (nord-nord-est), fra grandi blocchi e sfasciumi che impongono attenzione. Passiamo così per la piccola Croce Garlaschelli e proseguiamo su percorso che impone sempre attenzione fino alla croce di vetta del Pizzo Stella (m. 3136), dove è stata recentemente collocata una targa con una frase di San Luigi Guanella: "Tutto il mondo è patria vostra". Frase sicuramente suggestiva ed evocativa, soprattutto se letta da un osservatorio che sembra dispiegare se non proprio il mondo intero, un intero spettacolo di cime vicine, lontane e lontanissime.


Colpo d'occhio dalla vetta del Pizzo Stella su Val Bregaglia e Valchiavenna

Possiamo ora cedere la parola alla Guida della Valtellina edita dai CAI di Sondrio (1885, II ed., a cura di Fabio Besta): "Il pizzo Stella, in dialetto Steel, si eleva in fondo alla Valle Rabbiosa. Dallo stabilimento di Madesimo, passando per i villaggi di Motta e Franciscia, si sale in circa tre ore alle baite d'Angeloga, vicino al laghetto dello stesso nome, ricco di trote. Lì sarà bene di pernottare. Dalle baite di Angeloga alla vetta occorrono non meno di quattro ore. Per evitare le valanghe di pietra che scendono sovente dal ghiacciaio Mortée conviene costeggiare a nord e a est il lago, quindi abbassarsi nella valle per risalire poi la opposta pendice del monte Calcagnolo, di cui si seguirà il displuvio tenendosi alquanto più basso della cresta. Attraversato un campo di neve ed un erto e lungo macereto, incommodo perché non dà sicuro appoggio al piede, si arriva dopo non molto alla vetta, la quale ha uno splendido panorama, più vasto ancora, specialmente verso est e sud, di quello del Tambò. L'ascensione in tempi normali non è difficile, e ad alpinisti provetti possono bastare come guide i pastori dell'alpe Angeloga".

Grandioso il panorama. A sud-est, oltre la cresta occidentale della Cima di Lago, lo sguardo raggiunge la Val Bregaglia con le celeberrime cime dei pizzi Badile e Cengalo e con le caratteristiche Sciore, con l'inconfondibile Ago. Alle loro spalle, sulla sinistra, il celebre monte Disgrazia mostra un profilo inedito, perché, colto dallo spigolo occidentale, sembra un imponente torrione dalla forma insolitamente slanciata.


Zoon sul monte Disgrazia visto dal pizzo Stella

Procedendo in senso anti-orario si impone in primo piano il tondeggiante pizzo Galleggione, alle cui spalle si distinguono la cima di Castello e le cime di Rosso e di Vazzeda. Più a sinistra ancora si intravvede il gruppo del Bernina.


Zoon sul gruppo del Bernina visto dal pizzo Stella

Seguono, a nord-est, le note cime dell'Engadina, il piz Platta, il piz Fòrbesch ed il piz Arblatsch. A nord, in primo piano, la Val di Lei con il grande lago omonimo, con il piz Grisch sullo sfondo. Alla sua sinistra si distingue il gruppo del Suretta.


Valle e lago di Lei visti dal pizzo Stella

A nord-ovest si vedono lago Nero e pizzo Groppera, alle cui spalle si innalzano i pizzi Tambò e Ferrè. Alla loro sinistra i pizzi Piani ed il Pian dei Cavalli. Alle spalle del passo di Baldiscio si distinguono le cime dell'Adula e l'Oberland Bernese. Ad ovest si impongono in primo piano i pizi Quadro, Sevino e Forato. Più a sinistra in lontananza appaiono le cime del Vallese ed il monte Rosa.


Zoom sul massiccio del monte Rosa visto dal pizzo Stella

In primo piano, poi, la Valle del Drogo con i paesini di San Bernardo e Olmo. A sud-pvest lo sguardo raggiunge la piana di Chiavenna, chiusa dall'inconfondibile corno del monte Legnone. Una piccola finestra a destra del Legnone permette di scorgere, nelle giornate veramente limpide, Milano. Del resto in un disegno di Lenorado da Vinci, che riproduce il profilo alpino visibile da Milano, si riconosce, appunto, la piramide del Pizzo Stella (foglio 12410, conservato alla Royal Librery di Windsor).
Una raccomandazione conclusiva: attenzione a non farsi prendere troppo dall'emozione di questi scenari, per non far inavvertitamente cadere pietre dalla vetta lungo il versante nord-ovest, solcato da un canalone di ghiaccio percorso non di rado da cordate.


Valle e Lago di Lei dal Pizzo Stella

Cime di Val Bregaglia dal Pizzo Stella

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line


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