Poggiridenti è il più piccolo comune della provincia di Sondrio, non per numero di abitanti (1848 nel 2005), ma per estensione (2,93 kmq). È, infatti, quasi incastonato in un fazzoletto della media e bassa montagna del versante retico, fra i comuni di Montagna in Valtellina, ad ovest e a nord, e di Tresivio, ad est. Il confine fra Poggiridenti e Montagna è la modesta valle dell’Albadina, mentre quello fra Poggiridenti e Tresivio è, nella parte alta, la ben più marcata Valle della Rogna (val de la rùgna). A sud, infine, il fiume Adda segna il confine fra Poggiridenti e Piateda. Dai 294 m. del piano il suo territorio si eleva fino alla quota di 750 metri, in corrispondenza della frazione di Surana (süràna), a monte della quale siamo già in territorio del comune di Montagna. Non possiede, dunque, alpeggi, ed ha un solo maggengo di dimensioni ridotte, i prati di Scens, ad est di Surana. In compenso comprende una buona fetta di quella pregiata fascia viti-vinicola legata alla produzione d.o.c.g. dell’Inferno (infèren).
I due principali nuclei di insediamento sono il centro di Poggiridenti e Poggiridenti Piano, a ridosso ed a nord della strada statale dello Stelvio. A Poggiridenti Piano si accede staccandosi dalla ss. 38, sulla sinistra, in corrispondenza del tirone che segue la prima semicurva a destra che chi la percorre da Sondrio a Tirano incontra dopo la tangenziale di Sondrio. Tre sono gli svincoli utilizzabili (non ben visibili, però, se si procede verso Tirano), che portano rispettivamente alle contrade Viseda, Formolli (cà furmòi) e Rogna. Al secondo svincolo (via Masoni), proseguendo oltre la contrada Formolli, si raggiunge la chiesa di Poggiridenti Piano (gésa dal ciàn), in contrada Masoni, dedicata alla Madonna del Lavoro ed inaugurata nel 1955, con un caratteristico campanile a vela. Nei suoi pressi, l’edificio delle Scuole Elementari, frequentato anche dai bambini el centro di Poggiridenti.
Per salire al centro di Poggiridenti, posto ad una quota compresa fra i 480 ed i 560 metri della chiesa parrocchiale di San Fedele (gésa de san fédé), che domina da un bel poggio alto sulle case del paese, si sfrutta di solito la strada provinciale Panoramica dei Castelli, che parte da Sondrio, sale a Montagna e prosegue, pianeggiante, fino a Poggiridenti, passando a sinistra della chiesa della Madonna del Carmine (gésa dal Càrmen, edificata fra il 1648 ed il 1651 ed ampliata nel secolo successivo), nei pressi del cimitero.
Lasciandola per svoltare, a sinistra, ed imboccare via San Fedele, si sale alla piazza del Buon Consiglio (ciàza del bun cunsìgliu), dove si trova la chiesetta dedicata alla Madonna del Buon Consiglio (gésa del bun cunsigliu), ampliamento di una cappelletta secentesca: l'edificio attuale è quel che resta di una più ampia chiesa settecentesca, in parte abbattuta nell'Ottocento. Se dalla piazza proseguiamo sulla strada principale, che volge a destra, saliamo, dopo un paio di tornanti, fin sotto il muraglione che sorregge il sagrato di San Fedele, sul dos de san fèdé. La strada prosegue, passando a monte della chiesa e volgendo a destra (est), con un tratto molto panoramico, per poi svoltare a sinistra e salire verso la contrada Surana (ma è possibile staccarsene sulla destra e, attraversato il torrente Rogna, portarsi a Tresivio); si conclude confluendo nella strada che da Montagna sale verso l’alpe Mara.
Se, invece, dalla piazza del Buon Consiglio prendiamo a sinistra (ovest), ci portiamo alle antiche contrade della Zocca (la zòca, dove si vede ancora la dimora dei Lavizzari) e di Nobili (ca’ nòbel, dalla denominazione attribuita, dalla fine del Cinquecento, al casato dei Pendolasco), dove si osservano ancora gli antichi edifici collegati internamente da portici (passaggi coperti) e cortili, in modo che si potesse passare dall’uno all’altro anche quando, in caso di pericolo, venivano sbarrati gli accessi all’esterno. Interessante è anche la fontana, denominata "büi da ca nòbel", ricavata da un unico blocco di pietra della Valmalenco.
È possibile salire al centro anche da Poggiridenti Piano, sfruttando una strada asfaltata (la via Inferno, strada provinciale 47, chiamata "strada dal ciàn") che parte poco oltre la chiesa, staccandosi sulla sinistra poco prima del ponte sul torrente Rogna, salendo con piccoli tornanti per un tratto verso nord, piegando poi ad ovest e proponendo poi una serie di tornanti dx-sx-dx-sx, prima di congiungersi con la panoramica dei Castelli (strada provinciale 21) appena sotto il centro di Poggiridenti, a sud-ovest del dosso di San Fedele.
Il centro ed le contrade di Masoncello e Torchio, ad ovest, si stendono sul dolce declivio che si apre, a mo’ di terrazzo, a monte del gradino originato dalla faglia del Tonale, la frattura tettonica che, correndo da est ad ovest, separa il settore alpino retico, che appartiene alla faglia continentale, da quello sub-alpino, che appartiene a quella africana. Sembra incredibile, ma nelle profondità oscure della terra, più o meno sotto la provinciale panoramica dei Castelli, le due enormi placche si incontrano, premendo l’una contro l’altra; a questa frattura, oltre che all’azione dei ghiacci, si devono, in Valtellina, quei caratteristici terrazzi di mezza costa che ospitano Teglio, Tresivio, Poggiridenti, appunto, e, ad ovest, Triangia, Castione, Postalesio e Berbenno. La separazione di faglia si manifesta nella diversa composizione rocciosa del territorio: a nord prevalgono gneiss del monte Tonale e micascisti, mentre a sud i cosiddetti scisti di Edolo, micascisti intercalati da rocce calcaree.
Il comune di Pendolasco è di costituzione assai recente (1816), ritagliato dalla parte orientale del territorio del comune di Montagna. Ancora più recente è la denominazione di Poggiridenti,  deliberata il 10 ottobre 1929 dal regio podestà Cesare Orsatti: il nuovo e più aulico nome, che alludeva alla luminosa bellezza dei terrazzamenti e dei poggi su cui è quietamente adagiato il paese, pareva, infatti, più consono e degno dell’antico Pendolasco (pendulàsc).
La storia del paese, dunque, è strettamente legata a quella di Montagna e di Tresivio. Nella sua opera Raetia, pubblicata a Zurigo nel 1616, Giovanni Guler von Weineck, che fu governatore della Valtellina per le Tre Leghe Grigie nel 1587-88, così accenna, infatti, a Pendolasco: “Dal comune di Tresivio in avanti, si stende una bella e fertile costiera montana sin oltre Sondrio; ed ivi sorgono parecchi villaggi che costituiscono il comune di Montagna. Il primo dopo Tresivio è il Dosso della Rogna…; segue Pendolasco con un castello che appartenne un giorno alla famiglia omonima; poi vengono S. Maria e Prada; quindi Montagna, capoluogo del comune…” 
Ma la storia del borgo ha, ovviamente, radici più antiche. Il nome stesso deriva probabilmente da una radice celtica che significa “pascolo di foglie della cima”. Nel Medio Evo esso apparteneva alla pieve di Tresivio, e viene citato per la prima volta in un documento del 1083. Nella prima metà del Trecento la pieve passò dalla signoria del Vescovo di Como a quella dei Visconti di Milano (1335), contro i quali, però, i Valtellinesi si sollevarono nel 1369-70, guidati da Tebaldo Capitanei di Sondrio, cui si unì, fra gli altri, anche la famiglia di Pendolasco, cui il borgo deve il suo nome storico. La successiva pace del 1373 garantì a questi ultimi, di parte guelfa, particolari condizioni di favore, che molto contribuirono alla successiva fortuna, di cui fu segno eloquente la quattrocentesca torre che ancora oggi si conserva sul dosso di San Fedele. Non fu, però, questo l’unico edificio fortificato: nel 1430 Giovanni Beccaria lasciò Tresivio ed edificò, al dosso della Rogna, ad ovest dell’omonimo torrente, una casa-torre fortificata.
All’inizio del Cinquecento si affacciarono in Valtellina nuovi signori: dapprima i Francesi,  che si fecero assai malvolere per avidità predatrice e soprusi, poi, dal 1512, le Tre Leghe Grigie, che inaugurarono un’egemonia destinata a durare quasi tre secoli. Il Cinquecento introdusse un elemento di notevole impulso per l'economia del paese, già legata fin dal secolo XI alla coltura della vita: la richiesta di vino per il mercato grigione stimolò molto la produzione e portò alla massima espansione delle colture e dei terrazzamenti.
Due anni dopo, nel 1514, la cura di San Fedele si staccò dalla chiesa madre di San Giorgio di Montagna. Intorno a San Fedele gravitavano tre contrade principali, Pendolasco, che nella seconda metà del Cinquecento contava 39 famiglie, Dosso Boisio (contrada a nord est della chiesa di San Fedele, chiamata anche "Dosso della Rogna", che comprendeva le attuali contrade del dòs, del turesèl, del ciaz, di ca farè e di ca butesìn), con 25 famiglie e Surana, con 22 famiglie: 82 famiglie in tutto, per un totale di circa 450 abitanti. Il Cinquecento fu un secolo segnato negativamente da due epidemie di peste, nel 1526 e nel 1553, e dall’alluvione  del 1558. Molta paura provocò anche il terremoto del 1561.
Nel 1589 si ebbe la visita pastorale del vescovo di Como Feliciano Ninguarda, che contò a Pendolasco circa 600 anime (90 famiglie, tutte cattoliche), raccolte intorno all’antica chiesa di San Fedele, già attestata nel Duecento, cui era annesso uno xenodochio. Ecco il suo sintetico resoconto: "A sinistra della chiesa arcipretale di Tresivio sulla strada per Sondrio, a un miglio da Tresivio sorge il paese chiamato Pendolasco, che conta circa novanta famiglie tutte cattoliche: vi è la chiesa curata, dedicata a San Fedele, in altri tempi unita alla chiesa curata di San Giorgio del borgo di Montagna, ed attualmente separata, coll'obbligo però che il fonte battesimale sia benedetto nella chiesa di San Giorgio e con l'offerta, ogni anno, di una libbra di cera lavorata: il parroco della chiesa parrocchiale di Pendolasco è il sac. Domenico de Menati."
Sotto auspici non migliori si presentò il Seicento: le tensioni fra cattolici e riformati, appoggiati dalle Tre Leghe, sfociarono nel massacro di questi ultimi nel 1620. Era già iniziata da due anni in Europa la Guerra dei Trent’Anni, nel cui contesto si collocò la tragica calata dei Lanzichenecchi che nel 1629-31 portarono in Valtellina la peste, che ne ridusse la popolazione probabilmente a poco più di un quarto. Non si sa quante furono le vittime a Pendolasco; nella vicina Montagna se ne contò un numero enorme, 900. Il colpo demografico fu forte: nel 1678 a Pendolasco vivevano 36 famiglie, 21 al Dosso della Rogna e 18 a Surana, in tutto 75, cioè 15 meno rispetto a circa un secolo prima. Solo verso la fine del Seicento si tornò sopra tale quota: nel 1697 il vescovo Bonesana, nella sua visita pastorale, registrava 98 famiglie e 514 abitanti. Il nefasto Seicento non mancò di congedarsi dalla scena della storia con un ultimo colpo di coda, la terribile alluvione del 25 luglio del 1699.
Il Settecento fu il secolo della ripresa più decisa, favorita dal diradarsi delle epidemie di peste e dalla diffusione della coltura del grano saraceno e del granoturco. Già nel 1703 i segni della ripresa erano evidenti: il numero complessivo delle famiglie era salito a 109. Non si interruppe, però, il flusso migratorio iniziato nei secoli precedenti. Alla fine del secolo la bufera napoleonica portò, nel 1797, alla fine della dominazione delle Tre Leghe Grigie. Passate la repubblica Cisalpina ed il regno d’Italia, dopo la caduta di Napoleone la Valtellina fu annessa ai domini della casa d’Austria.
Dopo il Congresso di Vienna, nel 1816, nacque il comune di Pendolasco, formato per smembramento della comunità di Montagna ed inserito nel primo distretto di Sondrio. Pendolasco potè giovarsi, in questo periodo, della bonifica del fondovalle, operata dalla dominazione asburgica, che favorì la coltivazione del granoturco e del foraggio. Altra favorevole novità fu la costruzione, fra il 1819 ed il 1820, della strada regia di fondovalle, da Sondrio a Tirano (si racconta che ai lavoratori veniva corrisposto come salario un compenso di 800 grammi di farina gialla per ciascuna giornata di lavoro, di 8-10 ore).
Solo l’epidemia di colera del 1836, che costò la vita ad 8 persone, sembro turbare l’andamento favorevole di quegli anni. A metà del secolo, però, l’economia di Pendolasco, che contava 626 abitanti, andò incontro ad una crisi drammatica. Il contributo di Pendolasco alle guerre risorgimentali (I e II guerra d'Indipendenza), non fu insignificante: vi parteciparono Cederna Gaudenzio fu altro (1848), Cederna Luigi fu Bernardo (1859), Sertorelli Antonio fu Giovanni (1859), Formolli prospero fu Domenico (1866) e Pizzatti Giovanni (1866).
Nel 1861 la proclamazione del regno d’Italia si inserì in uno scenario di crisi, determinato da epidemie di crittogama, peronospora e filossera che avevano, infatti, messo in ginocchio l’agricoltura, ed in particolare la viticoltura e la produzione del pregiatissimo Inferno (che subì un tracollo del 96%), determinando un aumento dell’emigrazione, con una linea di tendenza che durò fino al 1946. Per capire l'importanza di questo colpo si tenga presente che la coltura dei vitigni di chiavennasca, rossola, negrera, bressana, pignola, brugnola, bersamina, merlina, paganona e botasera occupava allora 97 ettari di territorio (non pochi, in rapporto all'estensione del comune; per un confronto, si tenga presente che a Montagna il totale era di 190 ettari ed a Tresivio di 200).
Nei primi anni del regno il prefetto Scelsi curò una statistica demografica, che registrò 155 famiglie (653 abitanti) ed un numero insolitamente elevato di disabili (14 sordomuti, 8 cretini ed un cieco). La seconda metà dell’Ottocento vide anche l’inizio dell’emigrazione verso le Americhe e l’Australia. Il Novecento si aprì, però, offrendo nuove prospettive opportunità di impiego: nel 1902 venne costruita la ferrovia Sondrio-Tirano, nel 1910 a monte della vicina Tresivio venne aperto il sanatorio di Prasomaso (cui si affiancò, nel 1927, quello dell’Alpina), mentre nella vicina Piateda veniva costruita la centrale della Falck.
Fra gli avvenimenti di segno decisamente negativo di quel periodo il primo posto va sicuramente assegnato alla rovinosa alluvione del 1911, che colpì l’intera valle ma infierì particolarmente nel comune. Il torrente Rogna, allora come altre volte in passato, mostrò tutta la sua furia, quasi a voler accreditare gli echi sinistri legati al suo nome (rogna è malattia della pelle, seccatura, bega, lite, sfortuna...). C'è però da ricordare che un antico e prezioso legame ha sempre unito la valle della Rogna alla comunità contadina: sul suo versante, infatti, si è raccolta per secoli legna da ardere, si è fatto pascolare il bestiame minuto, si sono raccolte le foglie per lo strame, si sono costruiti i preziosi mulini.
L'andamento della popolazione dall'unità d'Italia alla vigilia della prima guerra mondiale fece registrare una costante crescita: gli abitanti erano 619 nel 1861, 722 nel 1871, 800 nel 1881, 878 nel 1901 e 982 nel 1911 (anche se questi dati occultano il fenomeno degli emigrati temporanei che conservavano la residenza a Pendolasco).
Dolorosa fu anche l’esperienza della Prima Guerra Mondiale, che richiese un tributo numerose vittime, i soldati Pizzatti Giacomo, Piasini Eufrasio, Sciani Emilio, Pizzatti Silvio, Assestati Andrea, Sceresini Serafino, Pizzatti Ser. Alfredo, Formolli Abbondio, Testini Marino e Fomiatti Giovanni, il tenente Piazzatti Cas. Ottorino, il sergente Menatti Pietro ed il caporale Pizzatti Cas. Aurelio; morirono, invece, per malattia contratta in guerra il caporal maggiore Conforto Bardellini Giulio ed i soldati Cederna Battista, Cederna Luigi, Ferrari Donato e Fomiatti Abbondio.
Nel 1920, grazie alla centralina di Ponte, a Pendolasco arrivò l’energia elettrica. Alla fine degli anni venti, come già detto, l’antico e glorioso nome di Pendolasco venne pensionato, a favore di una nuova denominazione che voleva esaltare le bellezze dei luoghi.

Ecco come Ercole Bassi, ne "La Valtellina - Guida illustrata", del 1928 (V ed.), descrive, telegraficamente, il nuovo comune: "Dopo Montagna la rotabile lascia a d. la chiesa della Madonna del Carmine, e giunge a Pendolasco (m. 565 - ab. 1064. - P., telef. - coop. di cons. e l'«Elettrica», staz. ferr. a Tresivio - asilo inf.) congiunta con una rotabile alla provinciale. Ivi si produce lo squisito vino Inferno. All'esterno della parrocch. vi è un buon affresco del 1600 con la M. e due santi di corretto disegno e di vivaci colori. Altro bell'affresco colla B. V. e il B. si ammira all'esterno della chiesetta della M. del Buon Consiglio."
Nel periodo fra le due guerre la popolazione fece registrare una leggera flessione: dai 1084 abitanti del 1921 si passò ai 1018 del 1931 ed ai 1019 del 1936.
Anche la Seconda Guerra Mondiale comportò un pesante tributo di vittime di Poggiridenti, i giovani soldati Piasini Giko, Molinari Franco, Sceresini Lentito, Cantoni Ottorino, Mattaboni Antonio e Conforto Galli Elvino, i caporal- maggiore Farina Silvio e Cederna Bruno ed il partigiano Fomiatti Franco. Morirono, invece, in conseguenza di malattia contratta in guerra i soldati Prandi Michele, Prandi Fabio e ferrari Italo.
Nel secondo dopoguerra continuò la tendenza all’aumento della popolazione, iniziata nell’Ottocento e proseguita con la sola interruzione del periodo 1921-1936: gli abitanti erano 1157 nel 1951, 1236 nel 1961, 1289 nel 1971, 1559 nel 1981, 1649 nel 1991, 1807 nel 2001 e 1842 nel 2006.
Nel contempo si affermò la tendenza all’aumento della popolazione del piano, che vide un rapido sviluppo edilizio, a scapito di quella del monte. Fu soprattutto la vicina Sondrio ad attrarre, per le sue opportunità di lavoro nel terziario, molte famiglie. La tendenza all’aumento è ancora in atto: dai 1807 abitanti del 2001 si è, infatti, passati ai 1848 del 2005. Profondamente mutato, rispetto al passato, è l’assetto economico: l’allevamento è pressoché scomparso, mentre sono fortemente ridotte le colture, che si concentrano nel settore della viticoltura e della frutticoltura (produzione delle mele). Restano anche modeste zone coltivate a mais e destinate all’orticoltura. In alcune zone sono anche allevate le api e coltivati gli ulivi, che attecchiscono per la particolare mitezza del clima.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line



BIBLIOGRAFIA

Prandi, Franca (a cura di), "Inventario dei toponimi valtellinesi e valchiavennaschi - Territorio comunale di Poggiridenti ", edito dalla Società Storica Valtellinese nel 1975

Prandi, Franca, "La casa della torre di Pendolasco" (in Bollettino della Società Storica Valtellinese, 1999)

Prandi, Franca, "Il commercio di vino tra Bormio e la media Valtellina durante il Cinquecento: il caso di Poggiridenti" (in Bollettino del Centro di Studi Storici dell'Alta Valtellina, 2001)

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